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Un tempo straniero, un thriller psicologico di Maria Lidia Petrulli

Un tempo straniero, un thriller psicologico di Maria Lidia Petrulli

Un tempo straniero, un thriller psicologico di Maria Lidia Petrulli

Libri Comunicato stampa. Un tempo straniero (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto), un thriller psicologico di Maria Lidia Petrulli. Ambientato nella Milano del 2020, un romanzo malinconico che scava nei meandri di una mente frammentata, ricordandoci che ognuno di noi possiede più volti e che, spesso, sono tutti terribilmente veri.

Il ragazzo cercò qualcosa nella sacca che portava di traverso sulle spalle. «Ti piace la cioccolata?»
Lei annuì e lui estrasse una busta colorata, prese due palline avvolte nella carta stagnola e gliele depositò in mano. Poi ne scartò un’altra e se la ficcò in bocca. «Adoro il cioccolato, è l’unica gioia che mi resta.»
La ragazza lo imitò, se le infilò entrambe in bocca. Faceva fatica a masticare e rise, coprendosi con una mano le labbra marroni di cacao. Il gusto del cioccolato nero si mescolò alla saliva: «Buone, hanno un retrogusto amarognolo, però mi piace». Mein rifletté che era proprio vero che la cioccolata rallegrava la vita.
«Serviti pure, guarda quante ne ho. Come ti chiami?»
«Mein.»
«Piacere, io sono Alighiero.»
«Che nome originale. Non ho mai conosciuto nessun Alighiero. Che fai, studi?»
«Al conservatorio – annuì. – E tu?»
Mein non rispose. Si sentiva strana. Si piegò in due, lo stomaco le faceva male, poi si afferrò la testa fra le mani. Lui non disse niente. La guardò. «La pancia» biascicò. Il petto affannava e lei cercava il respiro spalancando la bocca. Si alzò. La vista le si confuse. «Aiutami.»
Non riuscì a dire nient’altro. Le convulsioni la scossero come una scarica elettrica. L’aria le venne a mancare, poi sparì del tutto. Cadde in ginocchio, poi a terra, distesa, lo sguardo fisso sul giovane che non era venuto in suo soccorso. Alighiero, allontanandosi, mormorò qualcosa. Ma lei non poteva più udirlo. Maria Lidia Petrulli, Un tempo straniero


Un tempo straniero

di Maria Lidia Petrulli
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Thriller psicologico
Copertina flessibile | 412 pag
ISBN 979-1257262433

Quarta

Un serial killer ossessionato dalle regole, il silenzio del lockdown che diviene palcoscenico di morte, dove nessuno sfugge alle proprie colpe.

Milano, marzo 2020. La città è sotto una cappa di marmo, sospesa nel silenzio spettrale rotto solo dal grido lugubre delle sirene. Mentre la popolazione è rinchiusa nelle proprie paure, un’ombra scivola lungo le strade deserte del lockdown. Una giovane donna e cinque adolescenti vengono ritrovati senza vita nei parchi cittadini. Nessun segno di lotta, solo una bava scura agli angoli della bocca e l’inconfondibile profumo di mandorle amare. Accanto ai corpi, una firma enigmatica: un foglietto con una chiave di violino intrecciata alle iniziali A ed E. Il commissario Zanettin, un veneziano a un passo dalla pensione, viene coinvolto nell’indagine più complessa della sua carriera. Al suo fianco, l’ispettrice Alice Mancini, dotata di intuito finissimo, e la dottoressa Nora De Hortensi, una criminologa dal passato misterioso con la passione per le colte metafore. In un labirinto di citazioni dell’Orlando Furioso, spartiti musicali di Wagner e segreti sepolti, Zanetti, Mancini e De Hortensi dovranno dare la caccia a “un giustiziere” che colpisce chiunque osi sfidare il coprifuoco.

Un thriller psicologico malinconico e potente che scava nei meandri di una mente frammentata, ricordandoci che ognuno di noi possiede più volti e che, spesso, sono tutti terribilmente veri.

ESTRATTI E RECENSIONI




Maria Lidia Petrulli

Maria Lidia Petrulli è nata a Roma nel 1957, ma risiede in Sardegna, a Quartu Sant’Elena (CA).
Medico psichiatra e psicoterapeuta, ha lavorato molti anni all’estero, in Francia. Le piace viaggiare e leggere. Traduce, si occupa di editing, frequenta corsi che si occupano di editoria e ne ha tenuti sulla scrittura.
Fra le opere pubblicate, Il Collezionista di Clessidre, Il Volo Della Libellula (Edizioni Ensemble, 2019), Attraverso il Cristallo (Gruppo Utterson, 2023), Scrivere non Uccide abbastanza, versione italiana e francese (2024).


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La Diavolessa, un'antologia benefica di poesie e racconti che aiuta l'AIL

La Diavolessa, un'antologia benefica di poesie e racconti che aiuta l'AIL

La Diavolessa, un'antologia benefica di poesie e racconti a cura di Cultura al Femminile

Libri Comunicato stampa. La Diavolessa (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto), l'antologia benefica di poesie e racconti a cura di Cultura al Femminile, Emma Fenu e Pier Bruno Cosso che aiuta l'AIL. La leucemia chiamata con un nome intenso ed evocativo. Cronache di lotta e speranza, testimonianze di resilienza e rinascita.

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Voglia di fresco? 5 libri ambientati in inverno

Voglia di fresco? 5 libri ambientati in inverno

Voglia di fresco? 5 libri ambientati d'inverno

Professione lettore Di Stefania Bergo. Voglia di fresco in questa estate torrida? Ecco cinque romanzi ambientati in inverno, dove il freddo è specchio di solitudine e malinconia e la neve, legata a momenti tragici, diventa catarsi, purificazione, ma anche confine tra realtà e fantasia.

In questa estate torrida vittima di un cambiamento climatico sempre più evidente, un modo per trovare refrigerio, senza aumentare ulteriormente il calore del nostro pianeta, potrebbe essere quello di affidarci al potere evocativo di una buona lettura.
Il freddo, la neve e i paesaggi invernali non sono soltanto uno sfondo scenografico, in questi cinque romanzi: diventano veri e propri co-protagonisti in grado di trasformare la trama, amplificare la tensione emotiva e fermare il tempo. Che si tratti di un gelido inverno che stringe nella sua morsa antichi borghi, di tempeste sferzanti o di atmosfere sospese tra ghiaccio e mistero, il gelo ha la straordinaria capacità di isolare i personaggi, costringendoli a fare i conti con i propri segreti più nascosti.

Cinque libri ambientati d'inverno o in cui il freddo e la neve sono specchio di solitudine e malinconia, simboli di purificazione e rinascita o confine tra mondi.

  1. La Madre del Vento, un romanzo breve di Emma Fenu: il freddo e il vento come specchio della condizione interiore dei personaggi e della durezza della realtà in cui vivono.
  2. La Putina dele Strasse, un romanzo fantasy di Maurizio Spano: l'inverno e la neve non solo come cornice temporale, ma confine tra realtà e fantasia
  3. Il sogno dell'isola, un dramatic romance di Tamara Marcelli: inverno e neve, una "colonna sonora silenziosa" che accompagna la protagonista verso la sua catarsi finale
  4. Tutto in un minuto di Nicolò Maniscalco e Diego Piccardo: neve e freddo per sottolineare e dare intensità ai momenti di sofferenza o tensione della trama
  5. Il tesoro dentro di Elena Genero Santoro: un mistery romance ambientato nel cuore dell'inverno piemontese, a sottolineare l'atmosfera di solitudine e freddo interiore dei protagonisti

1) La Madre del Vento, un romanzo breve di Emma Fenu: il freddo e il vento come specchio della condizione interiore dei personaggi e della durezza della realtà in cui vivono

La Madre del Vento

La Madre del Vento

di Emma Fenu
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
Formato tascabile | 142 pagine
ISBN 979-1254587218
Cartaceo 13,00€
Ebook 2,99€
Un romanzo ambientato in Sardegna che esplora i temi del trauma, della follia e della condizione femminile nel dopoguerra. La narrazione segue Dalida, accusata di stregoneria e internata in un manicomio, convinta di possedere un legame maledetto con una divinità mitica che governa le tempeste. Attraverso l'incontro con la giovane infermiera Lucia, emerge un intreccio di segreti familiari e sofferenze legate a una società patriarcale oppressiva. Il romanzo fonde elementi psicologici junghiani con la cruda realtà dei manicomi prima della legge Basaglia, utilizzando la memoria come strumento di ricerca della verità. Le vicende personali delle protagoniste si fondono con la storia collettiva, rendendo omaggio a tutte le donne le cui voci sono state soffocate dal pregiudizio. Un viaggio verso l'individuazione e il perdono, cercando di sanare le ferite profonde lasciate dal tempo e dall'abbandono.
Il libro è ambientato prevalentemente in inverno. Il maestrale domina l'atmosfera: Dalida nasce in una notte di vento fortissimo e la sua vita è legata a una maledizione che le permette di prevedere le tempeste. Il freddo e il vento non sono solo una cornice meteorologica, ma riflettono la condizione interiore dei personaggi e la durezza della realtà in cui vivono.


2) La Putina dele Strasse, un romanzo fantasy di Maurizio Spano: l'inverno e la neve non solo come cornice temporale, ma confine tra realtà e fantasia

La Putina dele Strasse

La Putina dele Strasse (VOL. 1)
Il gioco del Fare e Disfar

di Maurizio Spano
PubMe - collana Gli scrittori della porta accanto
Narrativa Fantastica
Copertina flessibile | 564 pagine
ISBN 979-1257260835
ebook 3,99€
cartaceo 22,00€
Una storia fantastica che intreccia realtà e leggenda nel suggestivo scenario del Polesine. Franco, dopo un inaspettato incontro su un treno, si ritrova coinvolto in una ricerca spirituale e archeologica, legata a gioielli antichi e maledetti. Attraverso sogni condivisi e coincidenze inspiegabili, il protagonista scopre il tragico destino di Sara, una giovane in stato catatonico, la cui anima sembra prigioniera di un'altra dimensione. Un romanzo sul peso della memoria e sul confine sottile tra il mondo dei vivi e quello delle ombre, con una narrazione intrisa di tradizione orale e folklore, che trasforma il paesaggio del delta del Po in un teatro di misteri millenari.
Ambientato in gran parte durante la stagione invernale, la neve e la nebbia giocano un ruolo atmosferico e simbolico importante: non sono solo una cornice temporale, ma contribuiscono a creare quell'atmosfera di confine tra realtà e fantasia.


3) Il sogno dell'isola, un dramatic romance di Tamara Marcelli: inverno e neve, una "colonna sonora silenziosa" che accompagna la protagonista verso la sua catarsi finale

Il sogno dell'isola

Il sogno dell'isola

di Tamara Marcelli
PubMe – Collana Gli scrittori della porta accanto
Romance | Narrativa
Copertina flessibile | 240 pagine
ISBN 978-8833667584
Ebook 2,99€
Cartaceo 13,00€
Un romanzo che esplora la complessa evoluzione di un legame interpersonale. Una profonda analisi psicologica che si concentra sull'incontro tra la protagonista e un uomo carismatico ed enigmatico, una connessione emotiva travolgente e spaventosa che funge da catalizzatore per una radicale trasformazione personale. L'opera intreccia temi di introspezione e destino, evidenziando come l'amore possa scardinare le difese più ostinate dell'animo umano.
La neve e l'inverno ricoprono un ruolo fondamentale e altamente simbolico all'interno dell'opera. La neve non è solo un elemento meteorologico, ma una vera e propria metafora di rinascita e pulizia interiore, per la sua "capacità purificatrice" e il suo silenzio catartico.


4) Tutto in un minuto di Nicolò Maniscalco e Diego Piccardo: neve e freddo per sottolineare e dare intensità ai momenti di sofferenza o tensione della trama

Tutto in un minuto

Tutto in un minuto

di Nicolò Maniscalco e Diego Piccardo
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
ISBN 979-1254581681
cartaceo 16,00€
ebook 2,99€
Un romanzo, adatto anche a giovani lettori, che intreccia le vite di Catherine e Tom con la loro profonda passione per i cani e l'agility dog. La narrazione esplora il legame speciale tra la protagonista e il suo Border Collie, Billy, un cucciolo trovato casualmente in una grotta durante una fuga adolescenziale, in un continuo alternarsi di presente e passato. Emerge la figura carismatica di Hank, un anziano allevatore che diventa mentore di Catherine, introducendola al mondo delle competizioni. Il libro approfondisce temi di riscatto personale e resilienza, evidenziando come il rapporto con gli animali possa colmare vuoti affettivi e sanare ferite familiari.
La neve e il freddo giocano un ruolo fondamentale nei capitoli più drammatici e significativi della trama, spesso associati a momenti di sofferenza o tensione. L'inverno rappresenta la radice del dolore e di sfide emotive.


5) Il tesoro dentro di Elena Genero Santoro: un mistery romance ambientato nel cuore dell'inverno piemontese, a sottolineare l'atmosfera di solitudine e freddo interiore dei protagonisti

Il tesoro dentro, Elena Genero Santoro - Gli scrittori della porta accanto

Il tesoro dentro

di Elena Genero Santoro
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Mistery romance
ISBN 978-8833663265
cartaceo 12,50€
ebook 2,99€
Un romanzo che intreccia il tema della salute mentale con una narrazione carica di mistero e introspezione. Racconta di Anna, una giovane vedova che gestisce con difficoltà una libreria storica a Torino, e il suo incontro con Emil, un ricercatore danese in cerca di una nuova vita in Italia. Attraverso prospettive multiple, il testo esplora il senso di solitudine dei protagonisti e introduce figure ambigue come la contabile Amanda, le cui ossessioni suggeriscono una realtà distorta. Le riflessioni iniziali su Franco Basaglia sottolineano l'importanza della dignità umana, tema che fa da sfondo alle vicende personali dei personaggi.
La narrazione si svolge nel cuore dell'inverno piemontese. Il freddo non è solo una cornice climatica, ma un elemento psicologico fondamentale che riflette il senso di solitudine e il vuoto interiore della protagonista, un catalizzatore che la spinge a cercare quel "calore" umano e relazionale necessario per uscire dal proprio isolamento.


Stefania Bergo
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The Lady of colors, by Maurizio Spano

The Lady of colors, by Maurizio Spano

The Lady of colors, by Maurizio Spano

Books Press release. The Lady of colors (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto), a thriller by Maurizio Spano. A gripping, fast-paced thriller: a ruthless assassin, a mysterious organization obsessed with art and female beauty, and two ancient families bound by a centuries-old oath. It’s a race against time spanning Padua, Paris, Naples, Florence, and Venice.

Only the low hum of the refrigerator broke the unnatural silence. Like a persistent alarm, it followed me as I wandered through the quiet rooms, searching for someone who wasn’t there. The house was deserted, abandoned, as empty as my mind. I couldn’t think. I couldn’t come up with a plausible explanation, an answer to the endless questions crowding the rational corner of my brain. There was no trace of Anna. Nothing. She seemed to have vanished into a maze of impossible theories. The clock in the nearby bell tower struck six just as I noticed the window swaying in an unseen breeze, almost as if it could feel the tolling of the bell. It had probably been open all night. Fog was still drifting into the kitchen and had already coated the furniture with a damp film. Tiny drops of water kept falling from the edges of the table onto the floor. “Are you sure your mom didn’t tell you anything?” I asked Stefano. He was the one who had called me half an hour earlier to say that his mother hadn’t been seen or heard from in two days. Maurizio Spano, The Lady of colors


The Lady of colors

by Maurizio Spano
PubMe – Collana Gli scrittori della porta accanto
Thriller
Paperback | 442 pages
ISBN 979-1257262204

Plot

Alessandro Sebastiani leads a quiet life as a historian and university lecturer. Then, without warning, Anna – his closest friend – vanishes without a trace. The investigation falls to Police Inspector Attilio Assani, a longtime friend of them both. Within weeks, Anna is rescued, but what initially appears to be a straightforward kidnapping proves to be far more complex – and far from over.
Who is Lorenzo, her mysterious abductor? Is it mere coincidence that Anna is the exact image of Parmigianino’s Antea? And who is the enigmatic Lady of Colors? Why do the women she paints bear such an uncanny resemblance to the models in Renaissance masterpieces?
To unravel the mystery, an unlikely team must piece together a trail of elusive clues. Their search leads them through museums, castles, and the workshops of master armourers and tailors, from Padua to Paris, Naples, Florence, and Venice, as they pursue a ruthless killer and a shadowy organization obsessed with art and feminine beauty.
Slowly, a tragic and mesmerizing world emerges from the mists of time, poised between legend and reality, populated by characters forever balanced between passion and cruelty. Two ancient families bound by an oath that has endured for centuries, haunting secrets, a relentless race against time, and a gripping thriller that builds to a breathtaking finale.

PRESS


ITALIAN EDITIONMORE BOOKS BY MAURIZIO SPANO

Maurizio Spano


Maurizio Spano was born in 1960 in Adria, Italy. A painter, photographer, and novelist, he has held major solo exhibitions in cities across Italy. These artistic pursuits, combined with his professional experience, have given him a deep understanding of visual storytelling through the written word, allowing him to fulfill a lifelong ambition: to tell the story of humanity’s dreams. Published by PubMe in the Gli Scrittori della Porta Accanto series, his novels include La ricamatrice, Nato di domenica, Francesca, The Lady of Colors (originally published in Italian as La Signora dei colori), and La Putina dele Strasse.

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Divina mania, di Giovanna Pandolfelli: un estratto

Divina mania, di Giovanna Pandolfelli: un estratto

Divina mania, di Giovanna Pandolfelli: un estratto

#booktok Un estratto di Divina mania, un romanzo di Giovanna Pandolfelli (PubMe - Collana Gli Scrittori della Porta Accanto): «Per una bambina tranquilla come me, la controra era una risorsa, uno spazio senza tempo in cui ero sicura che nessuno mi avrebbe giudicata».

Amavo gironzolare in quella zona, un po’ fuori dalla confusione dell’ospedale. Passando davanti all’antro, scrutavo nella penombra per vedere se Mimì fosse dentro. Le scodelle vuote erano la traccia del suo passaggio. Inoltrandosi nel sentiero dietro la chiesetta, si giungeva al cancello del vivaio.
La prima volta che vi arrivai, per caso, inseguendo il gatto, il cancello era chiuso. Era un pomeriggio di mezza estate, il sole scottava sulla pelle, io indossavo un cappellino di paglia che mi prudeva in testa e minacciava di cadere a ogni mio movimento. Mi faceva però ombra sul viso e mi permetteva di guardare sull’asfalto senza il riverbero del sole, alla ricerca della povera bestiola impaurita.

Era la controra.

Quando tutto taceva, tutto rallentava, tutto era immerso in una bolla di calore e di luce accecante. Quel momento della giornata non mi dispiaceva, mi incuteva un senso misto di solitudine e di pace, di timore e di libertà. A volte mi annoiavo a non sentire neppure una voce in giro, eppure mi divertivo ad aggirarmi in anfratti che immaginavo segreti e che potevano essere scoperti solo in quel momento magico e sospeso del giorno. Per una bambina tranquilla come me, la controra era una risorsa, uno spazio senza tempo in cui ero sicura che nessuno mi avrebbe giudicata. Potevo aggirarmi tra i viali dell’ospedale indisturbata. Solo saltuariamente si sentivano lamenti, cantilene o urla che squarciavano la controra senza remore.
Mi avvicinai al cancello e afferrai due sbarre con le mani quasi a volerle scuotere perché si aprissero. Erano tiepide, anche loro pregne di controra. D’un tratto comparve Vito all’interno e mi sorprese con il naso tra le sbarre. Mi sentii colta in fallo e tentai di giustificarmi: «Cercavo Mimì».
Nel frattempo sbirciavo attratta dalle piante, rigogliose, colorate. Vito si mostrò particolarmente gentile in quell’occasione e fu così che scoprii che quell’angolo di giardino gli ridonava la parola. Giovanna Pandolfelli, Divina mania

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Divina Mania

Divina Mania

di Giovanna Pandolfelli
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
Copertina flessibile | 226 pag
ISBN 9791254587027
cartaceo 14,00€
ebook 2,99€

Quarta

Normalità e follia si fondono e si confondono, trovando spazio nella memoria di una bambina cresciuta all’ombra di una nonna speciale, a contatto con la sofferenza. Nel giardino di un ospedale psichiatrico di Palermo, La Real Casa de’ Matti, una bambina, nipote della direttrice, gioca tra le aiuole e condivide un legame silenzioso e profondo con gli ospiti della struttura. Con l’innocenza e la curiosità della sua età, si muove tra evocazioni e storie non dette. Da qui si dipana una trama di memorie e scoperte: dal vivaio dove Vito coltiva piante e frammenti del suo passato, fino ai corridoi della clinica, dove ogni volto racconta una storia di solitudine e speranza, come quella di Teresa, Germano, Ada e Carmela. La bambina impara a leggere le emozioni degli altri e a trovare un senso di appartenenza a un mondo che spesso non comprende, dove Donna Rosaria, la nonna, cerca di portare innovazione e cura attraverso l’arte e il lavoro manuale. Un mondo dove anche i muri possono parlare, se solo si sa ascoltare. Liberamente ispirato a una vicenda reale, il romanzo conduce nei meandri di una storia individuale e collettiva, ripercorrendo alcuni tratti della vita e della società degli anni Sessanta, alle soglie della promulgazione della legge Basaglia. Divina Mania è un viaggio delicato e potente nel cuore di un’umanità fragile, un inno alla capacità di guarire e unire, un omaggio alle voci che, seppur perdute, non smettono mai di raccontare la loro storia di emarginazione e isolamento che rendono l'ospedale psichiatrico un non-luogo, specchio di una realtà altra, una prospettiva rovesciata da cui guardare quel mondo considerato "normale".

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La fatica: riflessioni sul brano di Mario Calabresi, dalla Maturità 2026

La fatica: riflessioni sul brano di Mario Calabresi, dalla Maturità 2026

La fatica: riflessioni emerse dal brano di Mario Calabresi proposto alla Maturità 2026

Di Elena Genero Santoro. Riflessioni sull'idea di "fatica" emerse dal brano di Mario Calabresi, tratto dal libro Alzarsi all’alba, traccia C2 dell'esame di maturità 2026.

«Con lei [si riferisce alla nonna] ho parlato molto di come il Novecento fosse stato il secolo della liberazione da fatiche antiche e terribili… Restava però un’idea diversa della fatica, intesa come dedizione, costanza, pazienza, tenacia. La convinzione che non ci sono scorciatoie e che, se ci sono, sono un inganno. Poi, negli anni, ho visto la fatica passare di moda. I genitori augurarsi che i figli ne fossero liberati o vaccinati, come qualcosa da evitare, da rifuggire ogni volta che fosse possibile. Ho visto la parola «fatica» assumere un significato solo negativo e scomparire dal vocabolario quotidiano. Tanto da chiedermi se ci sia mai stato davvero un tempo in cui era interpretata in modo positivo. […] Si è fatta strada l’idea che sia possibile raggiungere risultati, conquistare traguardi, compiere imprese senza fare fatica. Non è mai stato chiaro come fosse possibile, ma l’illusione ha preso piede ed è stata abbondantemente coltivata. Nonostante questa utopia, molta gente che non può permettersi di affrancarsi continua a viverla, la fatica. Ad alzarsi all’alba, a fare lavori ripetitivi e sfinenti, a non avere orari, a prendersi cura di un pezzo di mondo senza sosta. Silenziosamente, pensando di stare dalla parte sbagliata della storia. Non solo affaticati, ma anche incompresi.»
Testo tratto da: Mario Calabresi, Alzarsi all’alba, Mondadori, Milano, 2025, pp. 10 -11.

Non fingerò che non siano trascorsi trentadue anni dal mio vero tema di maturità.

Non fingerò che per me la “fatica” abbia lo stesso sapore che può avere per un diciannovenne pieno di energia, con il destino in mano e tutte le strade aperte.
Intuisco la ragione per cui questa traccia è stata scelta dal Ministero: probabilmente si aspettava un excursus sulla semplificazione della vita dal Novecento in poi, con elettrodomestici sempre più performanti e dispositivi elettronici che accorciano i tempi e le distanze. E magari attendeva anche qualche riflessione sugli influencer che si vantano di guadagnare un sacco di soldi lavorando due ore al giorno, o sull’idea utopica che per avere successo il talento sia sufficiente. Che per diventare ricchi basti un bel faccino e un paio di piedi (o altro) su OnlyFans.
Aspettativa ministeriale lecita, beninteso. E allora parliamone.

La lavatrice a mia nonna cambiò la vita.

Oggi non ce lo immaginiamo neanche più di andare al fiume con una cesta di panni, immergere la roba nell’acqua fredda e sfregare col sapone di Marsiglia. Oppure porre grossi pentoloni in cortile e farli bollire con le lenzuola, pregando di non ustionarsi. Preistoria. Eppure si faceva così, ed era faticosissimo. O, meglio ancora, non ci si lavava e si conviveva con puzzo, grasso, unto e pulci.

Quella fatica ce la siamo bellamente scordata, ma ogni epoca ha le sue fatiche.

E persino i content creator seri, visto che abbiamo menzionato anche loro, se vogliono avere un seguito, devono postare con regolarità, mirando a un target ben definito, cosa che a me, che sono una Gen X, riesce malissimo.
E qui ci si riallaccia alla costanza, alla determinazione, alla metodicità che compaiono nell’estratto di Mario Calabresi. La fatica di cui parla, in quelle poche righe, odora più di “impegno” che di “sforzo”.
Su questo sono d’accordo, ed è il messaggio che cerco di passare ogni giorno ai miei figli: dalla fatica intesa come metodo, come coinvolgimento, come partecipazione, non si scappa. Un atleta che vince una maratona si è allenato a correre per mesi e anni. Una medaglia vale l’impegno di un’esistenza. Non si improvvisa un successo sportivo, un riconoscimento al lavoro, una vittoria canora senza la fatica della preparazione, altrimenti si è dei millantatori e si fa poca strada.

Tuttavia, volendo metterla in termini matematici, la fatica è condizione “necessaria, ma non sufficiente” per raggiungere i propri obiettivi.

Ci sono sportivi che non vinceranno mai una medaglia, lavoratori che non faranno mai carriera (non ho ancora visto Il diavolo veste Prada 2, ma mi hanno detto che uno dei temi centrali è questo: il disincanto. Ci hanno fatto credere che le nostre rinunce sarebbero state ricompensate e invece non è accaduto).
E qui arriviamo all’augurio dei genitori per i propri figli, come scrive Mario Calabresi: che possano non fare mai fatica.
Da madre, in questo caso, mi viene in mente un’altra fatica. In fisica e nella scienza dei materiali, la fatica è il progressivo degrado strutturale che un materiale subisce quando è sottoposto a carichi variabili o ciclici nel tempo (sollecitazioni dinamiche).

Leggi ancheStefania Bergo | La trappola del «se vuoi puoi»


La fatica è usurante, la fatica logora, la fatica porta al disincanto quando, nonostante l’impegno, il risultato sfiora lo zero.

Parliamo degli annunci di lavoro farlocchi, di impieghi da dieci ore al giorno retribuiti a pochi euro l’ora. Parliamo di stage non pagati perché intanto ti fai l’esperienza. Parliamo di flessibilità sempre richiesta e difficilmente concessa. E poi proviamo a buttarla sulla serietà, sull’importanza di fare gavetta, sull’indolenza di questa generazione che non ha voglia di lavorare. Se i giovani non ci sputano in un occhio siamo fortunati. E hanno ragione.
Ma anche noi over cinquanta non siamo messi tanto meglio: i nostri genitori alla nostra età erano già in pensione o comunque la stavano pregustando. A noi, quando abbiamo iniziato a lavorare, hanno imposto di pagare i contributi agli anziani, ma a noi chi li pagherà? La pensione è una chimera sempre più lontana.
Perché siamo costretti alla fatica di lavorare fino a settant’anni? Cosa otteniamo in cambio?

La fatica pizzica come formiche sulla schiena quando inizia a puzzare di ingiustizia e sfruttamento e a volte fatica e abuso non sono concetti tra loro così distanti.

Un caso eclatante è quello della Cina. Pare che ci siano qualcosa come quarantasette milioni di senza tetto. Homeless per scelta. Gente che è stufa di farsi prendere in giro dal Governo. In Cina, nei decenni passati, per uscire dalla povertà i cittadini si erano messi di grande impegno: tante ore di lavoro, vita con pochi svaghi, stipendi minimi, cintura stretta, tutto con l’idea che tale sforzo avrebbe portato benessere alle generazioni successive. Fatica per il bene dei figli. Invece il Governo si è arricchito con l’export, ma i guadagni pro capite non sono mai cresciuti. La popolazione è stata mantenuta povera pur continuando a lavorare in condizioni disagevoli. E adesso? I figli, che avrebbero dovuto beneficiare dei sacrifici dei padri e delle madri, conducono una stessa esistenza e molti di loro hanno iniziato a rifiutarsi. Per guadagnare poco o niente logorandosi in una fabbrica preferiscono non avere nulla ma almeno non stancarsi. Il Governo ha dapprima reagito con sdegno (shame on you) perché il valore del lavoro prima di tutto (lo diceva anche un mio ex capo tanti anni fa: il lavoro è il valore che viene prima di tutto. Lui girava con la BMW decappottabile, a me dava le briciole). Eppure, i senza tetto cinesi hanno continuato a non vergognarsi.
Fanno bene.

Puntare sul valore della fatica, della serietà, della dedizione, per manipolare la forza lavoro, la popolazione, la gioventù è ingiusto.

Nessun genitore può auspicarla per i propri figli.
Quindi, no, non tutta la fatica ha un significato positivo. Quella senza prospettive è immorale.



Elena Genero Santoro
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Canzoni come poesie: «Plus rien ne m'étonne» di Tiken Jah Fakoly

Canzoni come poesie: «Plus rien ne m'étonne» di Tiken Jah Fakoly

Canzoni come poesie: «Plus rien ne m'étonne» di Tiken Jah Fakoly

Musica Di Stefania Bergo. Dai versi alle note, quando le canzoni sono poesie: Plus rien ne m'étonne, dall'album Coup De Gueule di Tiken Jah Fakoly, cantante reggae ivoriano: un grido di denuncia politica e sociale contro il neocolonialismo, la corruzione politica e la rassegnazione di fronte alle continue ingiustizie subite dal continente africano.

Ci sono brani che, per la forza delle loro parole e la lucidità dello sguardo sulla realtà, diventano vera e propria poesia civile. È questo il caso di Plus rien ne m'étonneNulla mi stupisce più –, del cantante ivoriano Tiken Jah Fakoly.
Dietro il ritmo ipnotico e trascinante del reggae, Plus rien ne m'étonne cela un grido di denuncia potente, un testo che mette a nudo senza ipocrisie i meccanismi del neocolonialismo e la spartizione geopolitica dell'Africa – «Si sono spartiti l'Africa, senza consultarci / E poi si stupiscono se siamo divisi». Tiken Jah Fakoly canta la disillusione di chi ha visto troppe promesse infrante, ma lo fa con la dignità fiera di chi non ha alcuna intenzione di arrendersi al silenzio.

Nato il 23 giugno 1968 in Costa d'Avorio, Tiken Jah Fakoly è una delle voci più influenti e coraggiose della musica africana e internazionale.

Cresciuto nel mito di Bob Marley, il profeta del reggae ivoriano – all'anagrafe Doumbia Moussa Fakoly – ha ereditato dal ritmo in levare la sua missione originale: essere la voce degli oppressi. Nate in seno a un paese ferito da profonde tensioni politiche, le sue canzoni gli sono valse un enorme successo popolare, ma anche l'esilio forzato in Mali a causa delle sue aperte critiche contro la xenofobia del governo.

Considerato la voce di un popolo che resiste e prova ad alzare la testa, Fakoly usa il microfono come un'arma di consapevolezza, e Plus rien ne m'étonne è il suo manifesto più lucido.

La denuncia al neocolonialismo delle sue parole, sebbene siano state scritte oltre vent'anni fa, suona terribilmente attuale, anzi, universale – «Se mi passi un bel po' di soldi / Io scendo in guerra al tuo fianco / Se mi lasci estrarre il tuo oro / Io ti aiuto a fare fuori il generale». Ma il suo «Nulla mi stupisce più!» non è affatto una resa o una normalizzazione. Al contrario, sottintende la consapevolezza che il cambiamento deve partire da noi, il popolo, perché chi decide – banalmente, di dividere una terra non sua con una linea retta, infischiandosene degli indigeni che da sempre la abitano –, ormai è tristemente prevedibile.

Coup De Gueule: il settimo album di Tiken Jah Fakoly (2004)

  1. Plus rien ne m'étonne
  2. Quitte le pouvoir
  3. Alou maye
  4. Tonton d'America
  5. Démé
  6. Ça va faire mal
  7. Kuma
  8. Où veux-tu que j'aille
  9. L'Afrique doit du fric
  10. Sauver
  11. Imadjigui
  12. Allah



Plus rien ne m'étonne di Tiken Jah Fakoly

Compositore e autore: Tiken Jah Fakoly
Testo: ℗ 2004 Barclay
Sezione ritmica: Sly & Robbie
Prodotto da: Tyrone Downie
Etichetta: Barclay
Ils ont partagé le monde, plus rien ne m’étonne!
Plus rien ne m’étonne!
Plus rien ne m’étonne!

Si tu me laisses la Tchétchénie,
Moi je te laisse l’Arménie
Si tu me laisse l’afghanistan
Moi je te laisses le Pakistan
Si tu ne quittes pas Haïti,
Moi je t’embarque pour Bangui
Si tu m’aides à bombarder l’Irak
Moi je t’arrange le Kurdistan.

Ils ont partagé le monde, plus rien ne m’étonne!
Plus rien ne m’étonne!
Plus rien ne m’étonne!

Si tu me laisses l’uranium,
Moi je te laisse l’aluminium
Si tu me laisse tes gisements,
Moi je t’aides à chasser les Talibans
Si tu me donnes beaucoup de blé,
Moi je fais la guerre à tes côtés
Si tu me laisses extraire ton or,
Moi je t’aides à mettre le général dehors.

Ils ont partagé le monde, plus rien ne m’étonne!
Plus rien ne m’étonne!
Plus rien ne m’étonne!

Ils ont partagé Africa, sans nous consulter
Il s’étonnent que nous soyons désunis.
Une partie de l’empire Maldingue
Se trouva chez les Wollofs.
Une partie de l’empire Mossi,
Se trouva dans le Ghana.
Une partie de l’empire Soussou,
Se trouva dans l’empire Maldingue.
Une partie de l’empire Maldingue,
Se trouva chez les Mossi.

Ils ont partagé Africa, sans nous consulter!
Sans nous demander!
Sans nous aviser!

Ils ont partagé le monde, plus rien ne m’étonne!
Plus rien ne m’étonne!
Plus rien ne m’étonne!
Si sono spartiti il mondo, ormai non mi stupisce più nulla!
Nulla mi stupisce più!
Nulla mi stupisce più!

Se tu mi lasci via libera in Cecenia,
io ti lascio carta bianca in Armenia.
Se tu mi lasci l'Afghanistan,
io ti lascio il Pakistan.
Se non te ne vai da Haiti,
io ti trascino a Bangui.
Se mi dai una mano a bombardare l'Irak,
io ti sistemo la questione del Kurdistan.

Si sono spartiti il mondo, ormai non mi stupisce più nulla!
Nulla mi stupisce più!
Nulla mi stupisce più!

Se mi lasci il controllo dell'uranio,
io ti lascio quello dell'alluminio.
Se mi lasci i tuoi giacimenti,
io ti aiuto a cacciare i Talebani.
Se mi passi un bel po' di soldi,
io scendo in guerra al tuo fianco.
Se mi lasci estrarre il tuo oro,
io ti aiuto a fare fuori il generale.

Si sono spartiti il mondo, ormai non mi stupisce più nulla!
Nulla mi stupisce più!
Nulla mi stupisce più!

Si sono spartiti l'Africa, senza consultarci.
E poi si stupiscono se siamo divisi.
Un pezzo dell'impero Mandingo
è finito in terra Wolof.
Un pezzo dell'impero Mossi
è finito dentro il Ghana.
Un pezzo dell'impero Susu
è finito in mano ai Mandingo.
Un pezzo dell'impero Mandingo
è finito in mezzo ai Mossi.

Si sono spartiti l'Africa, senza consultarci!
Senza chiederci nulla!
Senza nemmeno avvisarci!

Si sono spartiti il mondo, ormai non mi stupisce più nulla!
Nulla mi stupisce più!
Nulla mi stupisce più!





Stefania Bergo
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