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Recensione: Il libro dell’apprendista samurai, di Yuzan Daidoji

Recensione: Il libro dell’apprendista samurai, di Yuzan Daidoji

Cover di: Il libro dell’apprendista samurai, di Yuzan Daidoji

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Il libro dell’apprendista samurai di Yuzan Daidoji, a cura di Tea Pecunia (Rizzoli). Un’interpretazione del bushido concepita per giovani samurai in tempo di pace, un saggio filosofico con un approccio pratico, capace di parlare a ciascuno di noi di lealtà, dignità, rettitudine e senso del dovere.

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Recensioni: Le magnifiche vite precedenti del Buddha, a cura di Genevienne e Tea Pecunia

Recensioni: Le magnifiche vite precedenti del Buddha, a cura di Genevienne e Tea Pecunia

Recensioni: Le magnifiche vite precedenti del Buddha, a cura di Genevienne e Tea Pecunia

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Le magnifiche vite precedenti del Buddha. I jataka a cura di Genevienne e Tea Pecunia (Rizzoli). Un libro che racconta il buddhismo in modo accessibile, originale, curioso, profondo per chi vuole conoscerne l'aspetto storico e dottrinale e soprattutto trarne insegnamenti necessari per vivere una vita più equilibrata e spirituale.

Il libro si apre con un’introduzione di Genevienne Pecunia, una delle due curatrici e traduttrici dell’opera, la quale spiega innanzitutto cosa sono i jataka, ovvero una raccolta di oltre cinquecento racconti in lingua pali racchiusi in vari volumi in cui si narrano le reincarnazioni passate del Buddha. Successivamente si sofferma su che cosa sono il Dharma e il Kamma, la struttura narrativa di ogni jataka ma soprattutto approfondisce la figura del Buddha, a partire dalle sue origini fino a quando è diventato un illuminato. Dopo una trentina di pagine di essenziali e necessarie precisazioni, si passa ai jakata veri e propri. O meglio, a una cinquantina di essi, selezionati tra quelli più brevi, interessanti e comprensibili.

Ogni jataka inizia con un dialogo tra il Buddha e i suoi interlocutori giunti al suo cospetto.

Per chiedergli un chiarimento, per trovare una soluzione a un problema o più semplicemente per ottenere un punto di vista illuminato su un episodio a loro accaduto o di cui sono stati testimoni.
Successivamente il Buddha narra un episodio accadutogli in una sua reincarnazione dimostrando come la stessa situazione l’ha vissuta anche in un’altra epoca e in altre vesti o sembianze a volte neppure umane: nelle sue vite passate è rinato non solo sotto forma di uomo ma anche di animale (per dirne alcuni: un toro, un bue, un cavallo volante, un topo e un leone), di piante e persino di divinità.

Ogni jataka si conclude con la “Guida alla lettura”, ovvero un'analisi profonda a opera delle curatrici.

Genevienne e Tea Pecunia forniscono parallelismi con la dottrina buddhista, li interpretano in chiave psicologica, spirituale e metaforica, chiariscono il significato di alcune parole in pali o spiegano usi e costumi storici e sociali sconosciuti a noi occidentali. Tutto ciò per fare in modo che il racconto non venga frainteso o che al lettore sfuggano i concetti importanti di questa affascinante filosofia. Ecco perché la “Guida alla lettura” si può considerare un vero e proprio valore aggiunto e prezioso di questa raccolta.

Ciò che più salta all’occhio durante la lettura dei jataka è quanto il Buddha fosse un uomo onesto, compassionevole, profondo, gentile e intelligente.

Ma soprattutto, quanto il Buddha fosse un grande maestro e una guida non solo per i propri monaci ma anche per le persone comuni. Si evince quanto avesse un profondo rispetto per l'anzianità monastica, apprezzasse il benessere interiore, adottasse la non violenza, desiderasse una società inclusiva, ripudiasse l'avidità, abbracciasse la condivisione e desse il giusto valore ai rapporti umani, all’onestà e alla compassione verso tutti gli esseri viventi.
Eppure, a volte, il Buddha nei racconti riveste anche ruoli spiazzanti e sconvolgenti, quali ad esempio quello di uno sciacallo che si fa strada nel corpo di un elefante morto per nutrirsi. Ma attenzione, perché ciò che sembra un episodio incoerente con la sua natura di illuminato ha una profonda e coerente ragione d'essere: il racconto, infatti, altro non è che una metafora incentrata sul concetto di avidità e brama.
Altre volte ancora, inaspettatamente, il Buddha riveste solo il ruolo di co-protagonista o di osservatore.

Che dire di Le magnifiche vite precedenti del Buddha, a cura di Genevienne e Tea Pecunia?

I jakata sono piacevoli da leggere, simpatici, drammatici, violenti e splatter (ma solo per mostrare le debolezze umane, in special modo la stupidità, la presunzione, l’arroganza, il desiderio di sopraffazione e di possesso) e fanno riflettere. Ma chiariamo: questi non si devono considerare episodi reali, storici e da prendere alla lettera ma solo letture simboliche, metafore, parabole e favole atte a veicolare un concetto fondamentale del buddhismo. Ecco perché ogni elemento, anche il più assurdo (dai personaggi al luogo al contesto), non è stato inserito a caso o per il mero piacere di stupire, divertire o sconvolgere ma ha una sua logica e importanza.

Ciò che accomuna tutti i jataka è il loro messaggio etico e morale condiviso con un linguaggio semplice, diretto, d'impatto e chiaro.

Ecco perché riescono a trasmettere concetti profondi, complessi e delicati in modo semplice ma al tempo stesso incisivo e mai scontato.
Non solo, offrono insegnamenti ad hoc soprattutto perché, per quanto scritti secoli addietro, riportano tematiche attuali e soprattutto principi adattabili a ogni generazione, età, nazionalità, cultura e ceto.
Senza contare che stimolano riflessioni atte a migliorare la propria vita, vivere in modo equilibrato, avere una linea di condotta civile se non addirittura spiritualmente elevata, affrontare gli ostacoli di ogni giorno in modo retto e prendere le distanze dalla superficialità del mondo contemporaneo. Soprattutto sono parabole che forniscono le chiavi per manifestare la propria compassione, generosità, disciplina morale e altruismo nonché per ricordarci come ogni nostra azione provoca una reazione che coinvolge non sono noi stessi ma anche chi ci circonda.

Le storie sono così variegate e toccano così tanti aspetti della vita comune che inevitabilmente il lettore si identificherà con alcuni personaggi o dinamiche narrate.

Ciò lo spronerà a mettersi in discussione anche quando gli insegnamenti del Buddha cozzano con le proprie credenze a volte superficiali, malsane, autodistruttive, antisociali e discutibili. Al tempo stesso, il giocoforza di molti racconti è che i personaggi, in quanto animali, creano quel giusto distacco emotivo nel lettore per non “chiudersi a riccio” di fronte a ciò che potrebbe toccarlo nel vivo, cosicché sarà più aperto a interiorizzare i messaggi in essi contenuti.
L'opera è stata curata da Genevienne e Tea Pecunia in modo tale da essere comprensibile e accessibile anche a chi non conosce la storia di Buddha o il buddhismo in generale. Al tempo stesso le curatrici, attraverso la loro “Guida alla lettura”, contribuiscono a far conoscere una cultura così lontana dalla nostra da risultare spesso misteriosa e difficile da comprendere.

A chi consiglio Le magnifiche vite precedenti del Buddha a cura di Genevienne e Tea Pecunia?

In definitiva, il libro è consigliato non solo a coloro che già conoscono il buddhismo o addirittura lo praticano, ma anche a tutti quelli che semplicemente vogliono conoscere in modo accessibile, originale, curioso ma soprattutto profondo non tanto l'aspetto storico o dottrinale di questa filosofia di vita quanto gli insegnamenti e i concetti necessari per vivere una vita più equilibrata e spirituale.


Le magnifiche vite precedenti del Buddha
I jataka


a cura di Genevienne e Tea Pecunia
Rizzoli
Buddismo | Biografie e autobiografie
ISBN 978-8817191494
Cartaceo 12,35€
Ebook 7,99€

Quarta

Il ciclo delle reincarnazioni è uno dei cardini del buddhismo, una catena che si può spezzare solo raggiungendo l'illuminazione. E quali esistenze ha vissuto il Buddha, l'Illuminato, prima di nascere come Siddhartha Gautama? È proprio a questo interrogativo che rispondono i jataka, racconti sapienziali contenuti nel Canone pali, la più importante raccolta di testi del buddhismo Theravada. In queste storie, basate su elementi favolistici del folklore indiano, vengono raccontati valori come la compassione, l'altruismo e la sincerità, incarnati nella figura del Buddha, che di volta in volta agisce nella storia come un mercante, un nobile, un mendicante o persino una antilope, un toro, una scimmia, una pernice, uno spirito arboreo. Questa raccolta, tradotta dal pali da Genevienne Pecunia e curata assieme a Tea Pecunia, fa scoprire al lettore testi affascinanti e divertenti, in cui gli insegnamenti che si dipanano sulla ruota dell'esistenza incontrano gli elementi più universali, freschi e vitali della narrativa popolare.



Andrea Pistoia
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Francesco Nucera presenta: 118 Codice rosso sangue

Francesco Nucera presenta: 118 Codice rosso sangue

Francesco Nucera presenta: 118 Codice rosso sangue

Presentazione Libri Intervista a cura di Andrea Pistoia. Da una live radiofonica su DeejayFox Radio Station, Francesco Nucera presenta: 118 Codice rosso sangue (Delos Digital | Scatole Parlanti). Stefano e Penny sarebbero una bella coppia: ridono, scherzano e si amano. Peccato solo che lei sia morta vent’anni prima e che, da quel momento, lui abbia sviluppato il potere di vedere gli spettri.

Francesco Nucera ha un buon curriculum di volumi pubblicati, tra cui spiccano Nerd AntiZombie e Grosso guaio a RozzAngeles, editi con Nero Press, Cambio vita: vado a fare il soccorritore, con Augh! Edizioni e, con Acheron Books, Gli Inutili, un romanzo sul filo dell'ironia che racconta la dura vita dei supereroi italiani. Da sempre lavora sulle ambulanze dove fa anche il volontario.
118 Codice rosso sangue è il secondo romanzo che ambienta in Bronzea Soccorso, un’Associazione immaginaria con sede a Rozzano (MI).


L'autore racconta



Ciao Francesco. Come ti descriveresti, a chi non ti conosce?

Grandioso, così mi sento rigettato in uno di quei video di inizi anni duemila, con la musica a palla sullo sfondo, il bicchiere di gin tonic in mano e la testa che ciondola fuori tempo come un idiota.
Ciao, mi chiamo Francesco Nucera, mi piacciono i gatti e i libri. Da bambino volevo diventare uno scrittore, ora lo sono diventato e vorrei tornare indietro per cambiare il mio sogno nel cassetto. Forse preferirei diventare assicuratore, o agente immobiliare. Se non si fosse capito sono uno a cui piace ironizzare per evitare le risposte scomode.

Ho colto il messaggio! Passiamo al tuo romanzo: 118 codice rosso sangue. Puoi spiegarci in breve la trama?

Il romanzo è ambientato nella periferia sud milanese. Il protagonista è Stefano, un soccorritore del 118, che da vent’anni convive con il fantasma della sua ragazza. Lui ci parla e ci scherza come fosse viva, ma così non è. Questa capacità di vedere i morti non si limita a Penny, lui percepisce i demoni. Così, il prete che lo segue da dopo la scomparsa di lei, lo usa nella caccia al male. In questo idilliaco quadretto si unisce Lara, una giovane soccorritrice. Stefano ne è da subito attratto, in maniera quasi maniacale, forse perché in lei c’è qualcosa di speciale.

Cosa ti ha spinto a scriverlo? Un'idea, un'emozione o un episodio che hai voluto sviluppare?

La spinta arriva da un’amica e dalla mia voglia di sperimentare. Polly (l’amica) è diventata la curatrice di una collana di romanzi dark romance e mi ha chiesto di scrivere un romanzo per lei. Io, dopo aver detto un secco no, almeno dieci volte, mi sono convinto che foirse il mondo era pronto a emozionarmi con un mio romanzo. E caspita, pare che ne sia uscita un’ottima storia.

Da dove nasce la caratterizzazione dei personaggi? Ti sei ispirato a qualcuno che conosci personalmente?

Sicuramente mi sono ispirato a qualcuno per entrambi. In particolare Lara nasce dalle chiacchierate con una giovane amica. Mi sarebbe stato impossibile descrivere le ragazze di questo millennio senza il suo aiuto.

Da una parte il paranormale, dall'altra la vita in ambulanza e dall'altra ancora l'amore (quello tossico, quello perduto e quello nascente). Come ti è venuta l'idea di amalgamare questi tre elementi così diversi tra loro e perché è proprio questi?

Nasce dalla voglia di scrivere del mondo delle ambulanza, ma da un punto di vista diverso da quello del soccorso puro. Attraverso le sue pagine vorrei che i lettori si interessassero di più a quelle persone che dedicano la propria vita per aiutare gli altri, che siano essi lavoratori stipendiati o volontari. E il resto vien da sé, amore e demoni viaggiano di pari passo da sempre.

Il titolo è decisamente accattivante. Perché hai scelto proprio questo? E quale altro hai scartato, pur ispirandoti particolarmente?

Non l’ho scelto io ma il popolo di Instagram. Ho lanciato un primo sondaggio da cui sono nate diverse proposte che poi abbiamo escluso fino a quando non è rimasto solo questo. In effetti gli altri erano terribili: Le sirene dell’inferno, Un amore infernale, Quattro salti in barella

118 codice rosso sangue è legato a qualche altro romanzo precedentemente o è una storia a sé stante? Ma soprattutto, è autoconclusivo o dobbiamo aspettarci un seguito?

Sull'autoconclusivo rispondo quello che rispondo per ogni singola storia che ho scritto: dipende da quanto i lettori vorranno un seguito. Le mie storie si concludono sempre, ma è altrettanto vero che ogni storia può continuare. Quindi, vediamo.
Il "fratello" maggiore, o minore per le intenzioni, è Cambio vita: vado a fare il soccorritore, romanzo da cui ho preso la Bronzea Soccorso (associazione immaginaria di Rozzano) e alcuni dei coprotagonisti. La storia d’amore che racconto qui prende spunto da uno dei protagonisti del vecchio romanzo, poi cambia tutto con l’innesto del fattore demoniaco.

Inevitabile quindi chiederti: hai già dei progetti (letterali) su cui stai già lavorando o ti stai dedicando per ora a far conoscere il più possibile il tuo attuale romanzo?

Progetti tanti, ma dovrei lavorare di più… Intanto a giugno 2025 è uscita un’antologia zombie, Mortimale. Benvenuti sullo Zombibus, di cui sono scrittore e curatore. Poi ho un romanzo da scrivere che catologherei sotto “fantascienza” e un'idea "giallesca" che mi attrae. Giusto per cambiare ancora genere letterario e confondere di più i miei lettori.

Concludiamo con una domanda fondamentale: dove possiamo trovare il tuo romanzo?

Sicuramente lo potete trovare su Amazon, ma se siete ancora più intrepidi ptreste provare a farlo ordinare dal vostro libraio, anche se non è scontato che riesca a reperirlo.

È giunta l’ora dei saluti. Grazie per averci tenuto compagnia in questa intervista.

Grazie a voi per avermi dato voce.


118 Codice rosso sangue

di Francesco Nucera
Delos Digital | Scatole Parlanti
Romance
ISBN 978-8825429282
Cartaceo 16,15€
Ebook 4,99€

Quarta

Stefano ufficialmente lavora in ambulanza, quello che gli altri non sanno è che aiuta don Guido, un prete esorcista, a combattere i demoni. Lo fa da quando Penny, la sua ex fidanzata, è morta per poi tornare sotto forma di spettro che può vedere solo lui.
Questi sono i suoi unici amici, non male per un uomo che spesso si scorda di mangiare e il cui obbiettivo è quello di morire il prima possibile. Almeno, lo è fin quando non incespica in Lara.
Lei, giovane e bella, è alla ricerca di un mentore che le insegni il lavoro da soccorritrice, ma ancora prima è in fuga da un amore tossico che la sta logorando. Si rende conto che la persona con cui sta le fa del male ma non ha la forza di mollarlo.
Quando si incontrano, nessuno dei due immagina che tra loro possa nascere qualcosa, ma il destino è infame, soprattutto se aiutato da un demone che ha messo sotto tiro Stefano e il suo gruppo.
Le forze in gioco sono spietate, demoni millenari cercano la loro vendetta e sono disposti a usare ogni arma in loro possesso.
In una Rozzano invasa dal male, potrà l’amore salvare entrambi o li consumerà fino a portarli alla rovina?



Andrea Pistoia
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Fiammetta Rossi presenta: Il fantasma del cambusiere

Fiammetta Rossi presenta: Il fantasma del cambusiere

Fiammetta Rossi presenta: Il fantasma del cambusiere

Presentazione Libri Intervista a cura di Andrea Pistoia. Da una live radiofonica su DeejayFox Radio Station, Fiammetta Rossi presenta: Il fantasma del cambusiere (Delos Digital): le vicissitudini di un fantasma scozzese scorbutico e misogino morto assassinato nel 1874 si legano a quelle di una bella donna inglese in fuga che prende in affitto il suo cottage abbandonato.

Fiammetta M. Rossi nasce a Roma nel 1972. Dopo aver trascorso l'infanzia in Sud Africa torna in Italia e si laurea in Economia e Commercio. Negli ultimi quindici anni ha frequentato i corsi di scrittura creativa con Franco Forte, direttore editoriale del Giallo Mondadori, e Francesco Trento, scrittore e sceneggiatore. Ha seguito corsi di specializzazione sul giallo e sul ritmo delle storie tenuti presso la Scuola Holden di Torino.
Attualmente vive a Vigevano, ha tenuto per diversi anni una rubrica radiofonica dedicata ai libri per DeejayFoxRadio ed è stata articolista per il MassaCarraraNews. Oggi lavora come editor free lance, insegna Scrittura Creativa nelle scuole primarie e secondarie di primo grado.
Con i bambini dell'Istituto Comprensivo Diaz e De Marchi di Milano ha curato le antologie di racconti Piccoli scrittori crescono e Emozioni e Brividi tra i banchi di quinta elementare, con l’Istituto Comprensivo Don T. Comelli di Vigevano ha curato l'antologia di racconti Le fantastiche storie dei ragazzi della Don Comelli (edizione 2022, 2023 e 2024), e con l’Istituto Comprensivo di Mede A. Massazza l’antologia Antogno lo gnomo e altre storie, tutte pubblicati con LAReditore di Torino.
Come autrice, ha pubblicato diversi racconti d'appendice con il Giallo Mondadori e per la collana Delitti di Lago con l'editore Morellini, oltre a una raccolta di favole dal titolo Ancora nonna! (Kimerik 2014), e i romanzi per ragazzi: La strana bottega del signor Balaji (Leucotea 2018), Breinen e il segreto della Fonte (Il seme bianco, 2019). Con Delos Digital Editore ha già pubblicato 200 ORE (vincitore del concorso Milano International 2023) e Il fantasma del cambusiere (menzione d’onore al festival Garfagnana in Giallo, 2023).


L'autrice racconta



Ciao Fiammetta. Innanzitutto, di che cosa parla Il fantasma del cambusiere?

Caro Andrea, intanto grazie per l’intervista. Dunque, il romanzo è un mystery thriller ambientato nel 1874. In un villaggio scozzese viene assassinato un cambusiere, Julian Moore, apparentemente senza motivo. Il poveretto, invece di passare a miglior vita, rimane incastrato nel suo cottage e, se da vivo aveva un carattere scorbutico e misogino, da morto è anche peggiorato. Finchè un giorno, casa sua viene affittata da una giovane e attraente fanciulla inglese con fratellino al seguito. Lì per lì, il fantasma pensa di sbarazzarsene spaventando la povera Margareth e quasi ci riesce, ma (c’è sempre un ma!) lei è testarda e non vuol saperne di andarsene soprattutto perché è in pericolo. Qualcuno minaccia di ucciderla. Non solo: qualcosa la lega fantasma visto che lei è l'unica che può sentirlo senza che lui lo voglia. Di sicuro c'è un segreto nella vita di Lady Margareth e un mistero attorno alla morte violenta di Julian Moore. Entrambi dovranno imparare a far conto uno sull'altra per riuscire a convivere e, soprattutto, a far luce sui troppi enigmi che li circondano.
Un giallo, un mistero da risolvere, un po' di humor che di questi tempi ci vuole!

Perché hai scelto questo titolo? Ne avevi altri il lista? Perché li hai scartati?

Il titolo è venuto da solo, non ne ho nemmeno pensati altri, questo mi ha catturato subito, anche perché così il lettore capisce bene di cosa si tratta e non è tratto in inganno: è un giallo, un po' ironico sul tipo di Oscar Wilde.

Dato il contesto in cui è ambientato Il fantasma del cambusiere, certamente hai fatto una ricerca certosina per non commettere errori storici. Dove hai recuperato tutto il materiale? È stato un lavoro che ti ha occupato molto tempo?

Assolutamente sì! Ho letto diversi libri e fatto ricerche geografiche per descrivere al meglio la zona e ricerche storiche per evitare strafalcioni; ad esempioall’inizio volevo usare il treno, ma prima di una certa data la ferrovia non esisteva da quelle parti, quindi ho dovuto “posticipare” il racconto.

Cos’è che ti piace di più del tuo romanzo? Un personaggio, una scena, uno scambio di battute… E perché?

A me piace l’umorismo, la leggerezza, un po' di ironia che non sono affatto sinonimi di superficialità, a patto di non abusarne. Se porto avanti una storia, un messaggio, mi piace anche far sorridere il lettore. A dar retta ai critici che hanno letto il romanzo, il pezzo forte sono i dialoghi; una serie di “botta e risposta” pepati e con ritmo. Ad esempio quando Margareth dichiara guerra al fantasma chiaro e tondo. E non è da lei; la mia eroina è sempre stata un po' succube di orribili parenti. E invece qui trova la forza di ribellarsi. E con un fantasma, per giunta!

Sempre restando sui tuoi gusti, ti riconosci nel protagonista o in qualche altro personaggio? E quello che ti appartiene meno o che proprio non sopporti?

Forse un pochino in Julian Moore, che ha sempre la battuta pronta. Il personaggio che mi è più distante, invece, è la perfida zia Ortensia, acida al punto giusto.

Il fantasma del cambusiere si fa portavoce di qualche messaggio particolare? Lo si scopre facilmente leggendo il romanzo o bisogna "leggere tra le righe" per scoprirlo?

Tra le righe si legge di un’amicizia particolare, della necessità di curare di più e meglio gli affetti. Cosa che Julian impara sulla sua pelle (si fa per dire).

Qual è stato l’episodio più bello che hai avuto legato a questo romanzo o il complimento più gradito?

Oh, questo romanzo mi ha dato tantissima soddisfazione, non solo per i premi vinti, ma anche per le recensioni. Una signora di Ancona mi ha scritto: "Ce ne fossero altri di libri così, capaci di distrarti e regalarti un momento di allegria!" e che vuoi di più?

Ricordiamo che, oltre a Il fantasma del cambusiere, hai pubblicato sia romanzi che racconti, sia thriller che libri per ragazzi. Come mai la scelta di portare avanti due generi così diversi?

Caro Andrea, avevo qualcosa da dire… E l’ho scritto. Probabilmente ero ancora in cerca della mia voce di scrittrice; oggi la mia passione sono i gialli, e i romanzi storici.

Avendo scritto tanti racconti e romanzi, quando ne inizi uno cosa nasce prima? La trama a grandi linee, il finale o un episodio su cui poi costruisci intorno tutta la storia? Ed è un modus operandi che adotti sempre o cambia di volta in volta, a seconda dell’ispirazione del momento?

Il modus è più o meno sempre lo stesso: ho in mente il cuore della trama. Nemmeno la trama… Ma quello che voglio raccontare. Ad esempio: una storia d’avventura durante il periodo coloniale, magari traendo spunto da un fatto realmente accaduto. È come vedere un terreno e immaginarsi la casa che vuoi costruire. Chiaro che poi non viene come te l’eri immaginata, magari anche meglio! L’importante è che appena ho un’idea, la scrivo sul "taccuino delle idee", poi ci rimugino un poco, e quando sono sicura, scrivo un super riassunto di quello che sarà il romanzo, lo divido in capitoli (questa operazione richiede un sacco di tempo) e poi comincia il divertimento!

Ultima domanda, quella di rito: adesso cosa bolle in pentola? Nel senso, stai già lavorandoa qualcosa, ad esempio un futuro racconto o romanzo? Lo stai già scrivendo o è ancora in stato embrionale? Ci puoi già dare un'anticipazione?

La pentola è grossa! Ci sono due romanzi al vaglio, ovviamente storici. Stanno per iniziare i miei corsi di scrittura creativa che tengo per i bambini di quinta elementare e seconda e terza media; che altro? Ah, la partecipazione a diverse antologie gialle: dai Delitti di Lago (Morellini editore) all’ultima uscita: 365 gialli thriller e noir di casa Delos e poi… Un’altra cosa, ma è troppo presto e io sono un filo scaramantica 😊

Grazie mille della disponibilità e in bocca al lupo!

Grazie a te!


Il fantasma del cambusiere

di Fiammetta Rossi
Delos Digital
Mistery thriller
ISBN 978-8825422788
Cartaceo 14,25€
Ebook 3,99€

Quarta


Il fantasma del cambusiere narra le vicissitudini di un fantasma scozzese scorbutico e misogino – Julian Moore – morto assassinato in casa, che vede all’improvviso il proprio cottage abbandonato preso in affitto da una bella donna inglese e dal fratello di dieci anni.
Lui, che in vita era un accreditato cambusiere sulle baleniere e con un carattere tutt'altro che socievole, dovrà fare i conti con inquilini rumorosi che, per colmo di sventura, sono persino incapaci di cucinare.
Il fantasma farà di tutto per mandarli via, però Lady Margareth è testarda e non vuole saperne di andarsene, soprattutto perché è in fuga. Qualcuno minaccia di ucciderla. Non solo: qualcosa tuttavia lega il fantasma alla donna visto che lei è l'unica che può sentirlo senza che lui lo voglia. Di sicuro c'è un segreto nella vita di Lady Margareth e un mistero attorno alla morte violenta di Julian Moore. Entrambi dovranno imparare a far conto uno sull'altra per riuscire a convivere e, soprattutto, a far luce sui troppi enigmi che li circondano.



Andrea Pistoia

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Recensione: Tea. Storia (quasi) vera della prima Messia, di Daniela Delle Foglie, Laura Grimaldi, Michela Giraud e Serena Tateo

Recensione: Tea. Storia (quasi) vera della prima Messia, di Daniela Delle Foglie, Laura Grimaldi, Michela Giraud e Serena Tateo

Recensione: Tea. Storia (quasi) vera della prima Messia, di Daniela Delle Foglie, Laura Grimaldi, Michela Giraud e Serena Tateo

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Tea. Storia (quasi) vera della prima Messia di Daniela Delle Foglie, Laura Grimaldi, Michela Giraud e Serena Tateo (HarperCollins Italia). Un libro dissacrante che mescola ironia e femminismo. Quattro racconti coraggiosi che esplorano il ruolo della donna nella società con ironia e intelligenza.

In primis, tra gli aspetti che più mi avevano incuriosito di questo libro c'era il fatto che fosse scritto a otto mani, quindi mi chiedevo come fosse stato possibile. Presto detto: il romanzo è composto da quattro racconti distinti, ognuno di un’autrice diversa. Non solo, ma ogni racconto ha una sua protagonista, la quale interagisce con questa fantomatica Messia, Tea, filo conduttore di tutti i racconti.
Detto questo, passiamo alla trama.

Di cosa parlano i quattro racocnti e chi sono le protagoniste?

Il primo racconto è scritto da Daniela Delle Foglie e parla di Caterina, un’influencer paladina della body positivity, ovvero, dell'accettazione del proprio corpo (specialmente quando questo possiede qualche chilo di troppo) ma anche dell'essere indipendente, libera e "libertina". Un giorno le appare Tea, una Messia decisamente alternativa e con poteri divini, la quale le chiede di aiutarla a convincere le sue follower a tornare servili, devote, casalinghe e dedite solo alla famiglia in cambio di un miracolo.
Il secondo racconto è scritto da Serena Tateo e la protagonista è Nora, una ragazza che rinuncia al suo lavoro da copywriter in quanto sfruttata e sottopagata, si ritrova disoccupata e sotto sfratto. Anche qui appare Tea che le proporrà un accordo: esaudirà un suo desiderio in cambio del suo aiuto nel ristabilire il patriarcato.
La terza storia è scritta da Michela Giraud e racconta di Flaminia, una borghese snob, arrogante e piena di sé in procinto di sposarsi. L’arrivo di Tea le sconvolgerà non solo la vita ma anche la sua zona di comfort altolocata.
Infine, l'ultimo racconto è scritto da Laura Grimaldi e narra di Lisa, la quale si ritrova in obitorio in quanto appena tornata in vita dopo giorni di morte clinica. Dopo lo shock iniziale, Lisa riprende la sua routine di sempre con il fidanzato, i suoi genitori ma soprattutto con la sorella con cui ha un rapporto travagliato. Ma cosa c'entra Tea in tutto questo? Non ci vuole molto a capirlo, no?

Una Messia ironica e fuori dagli schemi che sovverte le aspettative.

L'opera presenta numerosi elementi stimolanti e originali. Innanzitutto il fatto che Tea sia una Messia divertente, ingenua, pura, solare, ironica e alternativa ma anche testarda, infantile, folle e sprovveduta. Senza contare che è in grado di scatenare fulmini, prevedere il futuro, leggere la mente e, più in generale, fare miracoli. D'altro canto, non potrebbe essere altrimenti, dato che è nata e cresciuta sulla Terra e successivamente… non dico altro perché non voglio spoilerare nulla.
Ma ciò che mi ha spiazzato e stupito di più è che questo romanzo non si focalizza tanto su Tea, in quanto non è lei la protagonista principale ma solo una comprimaria che interviene a volte giusto per una toccata e fuga. Questo perché l'opera è incentrata sulle quattro ragazze e sulle loro difficoltà nel gestire l’amore, il lavoro, la famiglia e, più in generale, la vita di tutti i giorni.
Da ciò si evince che all'apparenza sembra una lettura leggera ma in realtà possiede molti momenti drammatici e tristi, dato che sono vissuti da donne fragili e alla deriva.
E ancora, mi sono piaciuti molto alcuni sviluppi narrativi sorprendenti che mi hanno disorientato. Soprattutto l'ultimo capitolo, il quale è un susseguirsi di rivelazioni impreviste che spronano a proseguire la lettura per scoprire in che modo si chiuderanno tutte le trame e sottotrame.

Un romanzo che intreccia elementi surreali e riflessioni profonde sulla vita e le relazioni familiari.

Tra l'altro, quest'ultima parte l'ho trovata avvincente anche perché si focalizza su alcune dinamiche familiari davvero singolari e sorprendenti (ma anche sulle implicazioni e domande esistenziali annesse alla resurrezione di Lisa).
Ho apprezzato gli espedienti narrativi che permettono alle protagoniste di incrociare le loro strade (anche solo per un istante e trasversalmente) e ho gradito anche certe trovate ingegnose, originali e inattese (in particolare quando la Messia sperimenta una certa cosa che la manda fuori di testa…).

Un racconto coraggioso e dissacrante che esplora il ruolo della donna nella società con ironia e intelligenza.

Ma soprattutto mi ha affascinato fin dall'inizio il modo in cui avrebbero sviluppato una storia incentrata su una Messia donna (con tutte le implicazioni religiose del caso) in un contesto femminile con ragazze alle prese con problemi reali e quotidiani da affrontare e superare.
Ammetto di essere stato colto di sorpresa dal fatto che ogni narrazione ha un suo finale (quindi fino all'ultimo mi sono chiesto se sarebbero stati racconti fini a se stessi o se ci sarebbe stata qualche convergenza di tutte le trame nel gran finale) ma anche da come si sarebbe concluso il libro. Per fortuna tutti i miei dubbi e perplessità hanno avuto una risposta negli ultimi capitoli, i quali sono un susseguirsi di svolte narrative imprevedibili che mi hanno spinto a divorare le ultime pagine.
Di conseguenza, vivamente consigliato!



Tea
Storia (quasi) vera della prima Messia

di Daniela Delle Foglie, Laura Grimaldi, Michela Giraud e Serena Tateo
HarperCollins Italia
Narrativa umoristica
ISBN: 978-8869055607
Cartaceo 14,00€
Ebook 6,99€
Ascolta l'audiolibro

Quarta  

Ci sono quattro ragazze. C’è Caterina che, senza nemmeno sapere bene come, è diventata una “influencer body positive”. Posta le sue foto sui social, e grazie a lei molte ragazze e donne hanno iniziato ad accettare il proprio corpo. Finché un giorno, a un evento a cui sta partecipando, si presenta una follower un po’ particolare, Tea…
C’è Nora, copywriter pubblicitaria, che lotta nella selva oscura del precariato, tra capi inaffidabili, diritti mancanti e bong. Finché un giorno non risponde a uno strano annuncio e incontra la sua potenziale nuova datrice di lavoro: Tea…
C’è Flaminia, sangue al cento per cento pariolino, bionda, bella, laureata in storia dell’arte e pronta a sposare Alberto, sangue al cento per cento pariolino, rugbista, buono, ricco, bello. Finché un giorno non conosce la prima fidanzatina del suo promesso sposo, una ragazza stralunata e bislacca di nome Tea…
E infine c’è Lisa, che un giorno si risveglia in obitorio, dopo essere morta senza ricordare né come né quando. Ed è così che, dopo tanti anni, incontra la sua sorellastra, creatura egoista e indisponente che non riesce a sopportare: Tea…
Ma chi è Tea, che sembra venire da un altro pianeta e, nonostante la sua irritante vaghezza, le sue idee assurde (come organizzare una campagna marketing per ricordare alle donne che il loro posto è in cucina e al tavolo da stiro, sempre un passo indietro ai loro mariti), è così irresistibile?
Quattro giovani autrici comiche si sono unite per scrivere un romanzo ironico, surreale e divertentissimo che parla di tante cose serie, dal ruolo della donna nel XXI secolo al precariato giovanile, dalle aspettative sociali alla depressione. E sono partite da una domanda fondamentale: che cosa succederebbe al mondo se all’improvviso arrivasse la prima messia donna?



Andrea Pistoia
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Recensione: Carlos Castaneda e i navigatori dell'infinito, di Manolo Bertuccioli

Recensione: Carlos Castaneda e i navigatori dell'infinito, di Manolo Bertuccioli

Recensione: Carlos Castaneda e i navigatori dell'infinito, di Manolo Bertuccioli

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Carlos Castaneda e i navigatori dell'infinito di Manolo Bertuccioli (Editoriale Jouvence). Un testo rigoroso e accessibile che affianca antropologia, filosofia e psicologia per penetrare la complessità del pensiero sciamanico.

Avendo letto tutti i libri di Carlos Castaneda, non potevo non leggere con interesse questo saggio che analizza le sue opere da molteplici prospettive. Ma andiamo con ordine.

Le prime cinquanta pagine fanno un sunto di tutti i romanzi, non tanto a livello di trama quanto di azioni e di concetti che hanno guidato Castaneda nel suo apprendistato.

Le centinaia di pagine seguenti, invece, sono un’analisi delle sue opere dal punto di vista metafisico e della psicologia analitica (o, per essere più precisi, dell’analisi junghiana) ma anche, ad esempio, da quello di Freud, Tenzin, Aristotele, Kant e Nietzsche.
Tutto ciò per mostrare sia i punti in comune che le differenze tra le loro deduzioni e il mondo di Castaneda. Oltre a tutto questo, l’autore tira in ballo anche il sufismo, le religioni monoteiste e la cultura tibetana per dimostrare come certi concetti sciamanici siano presenti anche in altre culture.

Soprattutto, Manolo Bertuccioli spiega in modo approfondito alcuni concetti.

Ad esempio: il "fermare il mondo", l'uovo luminoso, il Nagual e il Tonal, l'arte di sognare, il doppio, il concetto di Aquila, cosa significa animismo e sciamanesimo nero. Vengono affrontati anche temi comprensibili a un pubblico più vasto, quali: come si diventa sciamani, adottare particolari comportamenti etici, sconfiggere la paura, diventare un uomo di conoscenza, il delicato rapporto tra allievo e maestro, soprattutto l’arduo percorso che deve fare il primo e la responsabilità del secondo sull'allievo.
Una sezione interessante è dedicata all'uso delle droghe nelle varie culture sciamaniche, usate non per scopi ludici ma in chiave spirituale – vi ricordo che, soprattutto nel primo romanzo, Don Juan fa provare a Castaneda il Peyote per indurgli stati alterati di coscienza.

Non manca un’indagine sulle fonti storiche e culturali delle opere di Castaneda, volta a verificare l’esistenza di Don Juan e del suo gruppo di allievi.

La postfazione, infine, Manolo Bertuccioli mette a confronto alcune pratiche di Castaneda con la psicologia transpersonale – la cancellazione della storia personale e la ricapitolazione –, la Gestalt e l’ipnosi di Erickson.

Che dire di Carlos Castaneda e i navigatori dell'infinito?

Innanzitutto che il saggio è scritto con un linguaggio preciso e ricercato, ma sempre leggibile. Ogni parte è chiara, fluida, comprensibile e scorre che è un piacere.
Manolo Bertuccioli arricchisce il testo con citazioni da opere antiche, confronti tra scuole di pensiero e opinioni di esperti — psicologi, antropologi, sciamani, saggisti e scienziati — a sostegno o in contestazione delle tesi castanediane.
Tutto ciò dimostra quanto l'autore abbia una cultura ampia su tutto ciò che orbita intorno a Castaneda e allo sciamanesimo. Senza contare che tira in ballo decine, se non addirittura centinaia, di professionisti dei settori più disparati – dagli psicologi agli antropologi, dagli esperti di cultura messicana agli sciamani attuali, dai saggisti che trattano tematiche similari agli scienziati – per chiarire meglio, o mettere in discussione, un universo tanto affascinante quanto complesso com'è quello di Castaneda.

Manolo Bertuccioli è riuscito ad analizzare in modo certosino e accademico un mondo così complesso e misterioso quanto quello di Castaneda fornendo chiavi di lettura nuove sulle sue opere e curiosità che arricchiscono il bagaglio culturale del lettore.

Prima di concludere preciso che questo libro è un saggio che esamina le (tante) opere di Castaneda focalizzandosi più che altro sui concetti sciamanici in esse contenute. Per apprezzarlo al meglio è consigliabile avere familiarità con i suoi romanzi, così da coglierne le sfumature. Solo chi ha letto l’intero corpus castanediano potrà apprezzare la portata del lavoro svolto da Bertuccioli.
In definitiva, soprattutto per chi è appassionato di Castaneda, questo saggio è un must, un libro imprescindibile: un vero e proprio strumento di comprensione e approfondimento che merita un posto nella propria libreria.


Carlos Castaneda
e i navigatori dell'infinito

di Manolo Bertuccioli
Editoriale Jouvence
Saggio filosofico, psicologico e antropologico
ISBN 9788878018150
Brossura | 360 pagine
cartaceo 16,00€
ebook 13,99€

Quarta

«In Castaneda il vero viaggio inizia dalla morte simbolica e finisce, in un certo senso, con la totalità.
Castaneda che ha fatto del suo discepolato con don Juan un’opera letteraria stimata in tutto il mondo, una strabiliante strada del cuore.»

L’incontro con lo stregonesco e lo sciamanesimo, l’esperienza delle droghe e degli stati alterati di coscienza, lo studio del mondo dei sogni.
Questi sono i temi che hanno affascinato Carlos Castaneda e che ritroviamo in questo libro, volto a ripercorrere la vita e le opere di un autore straordinario.
Un affresco che viene presentato al lettore anche attraverso un serrato confronto con altre tradizioni culturali: la psicologia analitica, lo yoga tibetano, il pensiero metafisico occidentale.



Andrea Pistoia
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Recensione: La misteriosa tecnica della vecchia gatta, di Issai Chozanshi

Recensione: La misteriosa tecnica della vecchia gatta, di Issai Chozanshi

Recensione: La misteriosa tecnica della vecchia gatta, di Issai Chozanshi

Libri Recensione di Andrea Pistoia. La misteriosa tecnica della vecchia gatta e Il discorso del demone sulle arti marziali (Rizzoli) di Issai Chozanshi, a cura di Tea Pecunia. Due racconti dello scrittore samurai vissuto tra il 1659 e il 1741, un susseguirsi di insegnamenti Zen (e non) sulla giusta mentalità per approcciare la vita.

Il libro comincia con una lunga introduzione di Tea Pecunia, la curatrice, la quale spiega innanzitutto chi è colui che ha scritto i due racconti presenti all’interno, ovvero Issai Chozanshi, un samurai vissuto tra il 1659 e il 1741. Lui non fu un maestro d'armi (anche se ne conobbe lo spirito, l'essenza e la filosofia); in realtà fu uno scrittore con un'immensa cultura su: Zen, Tao, Confucianesimo e, ovviamente, arte della spada.

Tea Pecunia spiega in breve la trama dei due racconti.

Ma ne fa giusto un accenno, in quanto preferisce focalizzarsi sul loro background, a partire dal periodo storico, sociale e politico in cui sono stati scritti fino all'insegnamento controcorrente di Issai Chozanshi, il quale non si concentra sulla tecnica dell’arte della spada ma sull'essenza di questa e sull’utilizzarla come mezzo per raggiungere la Via.
Tra l'altro, l'autore è un neo confuciano. Di conseguenza, per Tea Pecunia è inevitabile soffermarsi anche sull'origine del confucianesimo, sulle sue regole, sul suo fondatore ma anche sul neo confucianesimo e sul buddhismo. E ancora, essendo i due libri legati all'arte della spada, la curatrice non può esimersi dal fare cenni storici su quest'arma e sulla sua evoluzione, dalla spada antica a quella nuova e nuovissima fino al divieto di produrla dopo la Seconda Guerra Mondiale.
I concetti e le spiegazioni dell'introduzione sono sufficienti ad arricchire il lettore di informazioni utili e interessanti sull'affascinante mondo dei samurai e della spada. Ma passiamo ora ai due racconti.

Il primo racconto è La misteriosa tecnica della vecchia gatta, in cui si narra di uno spadaccino che chiede aiuto a dei gatti per catturare un topo tanto feroce quanto elusivo.

Ognuno descrive l'addestramento ricevuto nelle arti marziali e la tecnica che userà per catturarlo; uno userà la forza, un altro il Chi (cioè l'energia vitale), un terzo l’arrendevolezza e infine l'ultimo, una gatta, la non-mente (ovvero la scomparsa del pensiero).
Per quanto questo racconto in un primo momento appaia come una favola, in realtà è un testo profondo e illuminante in quanto l’atmosfera fiabesca compare giusto nelle prime righe per poi lasciare il passo a un lungo botta e risposta in cui la saggia gatta spiega agli altri felini non solo gli errori che hanno commesso mentre affrontavano l'avversario, dato che hanno usato tecniche poco efficaci, ma anche quale sarebbe stato il modo migliore per ottenere la vittoria. Il tutto fino a che non si giunge alla fine dell'opera con un ultimo, prezioso insegnamento: “La trasmissione da mente a mente”.

Il racconto non si focalizza sulle tecniche per maneggiare la spada (come dice l’autore stesso, le si può apprendere solo con la pratica) ma insegna la mentalità con cui approcciarsi a quest'arte e, più in generale, alla vita.

Le risposte della gatta saggia sono in sostanza discorsi motivazionali, spirituali e finalizzati a mostrare quali siano gli elementi e gli stati mentali necessari per elevare interiormente il lettore.
Ecco perché non bisogna prendere nessun passaggio del racconto alla leggera ma concentrarsi non solo sul concetto in sé ma anche sulle singole parole.

Il secondo racconto, Il discorso del demone sulle arti marziali, è invece un trattato in quattro parti con una prefazione e un epilogo.

La prefazione si focalizza sul fatto che se un uomo non si muove verso il bene andrà verso l'opposto. Poi si passa alla storia vera e propria, narrata in prima persona, in cui un uomo è alla ricerca della verità ultima sull'arte della spada. Va così tra i monti alla ricerca dei Tengu (demoni delle montagne mezzo uomini e mezzo uccelli) per imparare le tecniche sulle arti marziali e la filosofia in esse contenute.
Così, quando li trova, i Tengu condividono con lui la loro saggezza.
In pratica si ha un susseguirsi di domande dell’uomo riguardanti non solo l'essenza dell'arte della spada ma anche la vita, la morte, l’esistenza e ciò che le governa. Ognuna di queste ottiene una risposta che miscela spiritualità e concretezza.
Ecco perché il protagonista viene a conoscenza anche della non-mente, di come affrontare l’avversario con la spada, dell’importanza di avere un Chi calmo e della necessità di possedere la tecnica adatta nelle arti marziali. E ancora, apprende cos’è: la reincarnazione, l'egoismo insito nell'attaccamento, “La mancanza di coscienza”, “La mente che si confonde”, “L’affidarsi al cielo” e “L’essere in errore” ma soprattutto la differenza tra restare immobili e in movimento, tra conoscenza superficiale e innata, tra morbidezza e debolezza, tra attività e pigrizia, tra Yin e Yang e tra purezza interiore ed esteriore.

Che dire di questo secondo racconto?

Innanzitutto che non è fine a se stesso ma un susseguirsi di insegnamenti Zen (e non) scaturiti da una saggezza profonda che trascende il mero insegnamento sull'arte della spada. Ed è proprio questo il suo punto di forza: abbonda di una miriade di verità che si possono anche adattare alla vita di tutti i giorni per affrontare quest’ultima in modo più sereno, consapevole ed equilibrato.
Senza contare che alcune considerazioni dell’autore sono, a volte anche tristemente, attuali (come il fatto che i giovani vogliono tutto e subito).
Mi sono infine altresì piaciute le metafore che ha usato Issai Chozanshi per chiarire certi concetti, che sarebbero potuti essere altrimenti di difficile comprensione per i suoi connazionali (figuriamoci per noi occidentali).
In definitiva, cosa ne penso di questi racconti e dell’introduzione? Che meritano di essere letti, più e più volte, perché hanno tanto da insegnare.
Ergo, libro vivamente consigliato.


La misteriosa tecnica della vecchia gatta
e Il discorso del demone sulle arti marziali

di Issai Chozanshi
traduzione di Yoko Dozaki
a cura di Tea Pecunia
Rizzoli
Filosofia orientale
ISBN: 978-8817185141
Cartaceo 11,88€
Ebook 6,99€


Quarta


Issai Chozanshi è un autore a lungo ignorato nel nostro Paese, forse perché della sua vita sappiamo poco: samurai del feudo di Sekiyado, alla profonda conoscenza delle arti del combattimento univa una vasta cultura fondata su una felice sintesi di zen, taoismo, confucianesimo e shintoismo. Nei due testi qui raccolti non prescrive regole pratiche di scherma, ma ci offre una visione suggestiva dello spirito profondo delle arti marziali. In queste storie siamo continuamente richiamati ad agire senza spirito di ottenimento e senza aspettativa, a "fare senza fare", a brandire la katana come se non avessimo nulla in mano. Perché, come ci ricorda Tea Pecunia nella sua introduzione: "Lo scopo ultimo non è sconfiggere l'avversario. Il vero obiettivo consiste nel saper vivere la trasformazione e comprendere il senso della vita e della morte". Questo è l'insegnamento trasmesso dalla vecchia gatta e dal demone.


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