Gli scrittori della porta accanto
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Recensione: Le tre vite del mio cuore, di Elena Genero Santoro

Recensione: Le tre vite del mio cuore, di Elena Genero Santoro

Recensione: Le tre vite del mio cuore, di Elena Genero Santoro

Libri Recensione di Emma Fenu. Le tre vite del mio cuore: il mio battito a corrente alternata di Elena Genero Santoro (Collana Gli scrittori della porta accanto - PubMe). Un libro di grande spessore umano narrato con abilità, un bell'esempio di medicina narrativa che racconta la patologia cardiaca.

Le tre vite del mio cuore di Elena Genero Santoro, edito da Gli scrittori della porta accanto, non è una storia d’amore, ma in un certo senso, a sorpresa, lo è.
Non si raccontano tre relazioni, ma è una narrazione autobiografica concentrata su quanto una patologia, nello specifico cardiaca, possa non solo influire sull’esistenza del paziente ma determinarne traumi, scelte, riflessioni, rinascite e considerazioni sul senso della vita.

Elena era una bambina vivace e di spiccata intelligenza che è diventata una studentessa di ingegneria determinata, capace, bella e piena di amici e di attività che rendevano la sua vita intensa e, al contempo, attraversata dai sogni, anche amorosi, di ogni ragazza.

E come in tutte le belle storie, Elena, la donna "perfetta", si è affermata nel lavoro, è convolata a felici nozze e ha concepito una bambina. Eppure, in tutti questi anni, ha manifestato frequenti episodi di tachicardia, ansia e insonnia, sintomi che non hanno trovato una spiegazione fino al periodo finale della prima gravidanza.
Elena, la ragazza con il pancione e le trecce rosse, ha bisogno di un pacemaker e viene operata d'urgenza, soprattutto per salvaguardare la salute del feto.

Una cicatrice le ricorderà ogni giorno la patologia, l’ingiustizia del trattamento a cui sono sottoposti i cardiopatici, la diagnosi arrivata dopo anni di sofferenze.

È finita qui? Non direi, perché i pacemaker richiedono sostituzione e l’evoluzione tecnologica non è sempre garanzia di successo.
Ma io non vi dirò nulla della terza vita di questo cuore e di questa donna straordinaria: lo leggerete e, insieme al colpo di scena, godrete di un libro di grande spessore umano, narrato con abilità e non rivolto solo a chi ha il pacemaker.

Ho letto con emozione, rabbia, gioia, commozione e identificazione Le tre vite del mio cuore di Elena Genero Santoro, un esempio di medicina narrativa, che all’estero è una branca di studio più avanzata rispetto all’Italia.

La storia di una donna, una professionista, una madre materna non solo con i propri figli biologici, capace di coraggio, di consapevolezza e di autoanalisi nel coniugare la formazione scientifica con il mistero dell’amore.
Un libro coinvolgente, da leggere senza riuscire a smettere per poi domandarsi se tutti noi non abbiamo più vite in un solo cuore, in ambito metaforico.
Io forse ne ho ancora di più e le ho intrecciate con quelle di Elena.






Le tre vite del mio cuore
Il mio battito a corrente alternata

di Elena Genero Santoro
Collana Gli scrittori della porta accanto - PubMe
Memoir
ISBN: 979-1254587126
cartaceo 13,00€
ebook 2,99€

Quarta

Un battito cardiaco irregolare, una cicatrice che brucia sulla pelle e nell’anima.

«La prima volta che feci un bagno dopo l’intervento, non riuscivo a guardare la ferita. Era brutta, imbastita di punti neri: mi deturpava. Il mio sguardo sopra di essa scivolava via in fretta, come l’acqua strizzata dalla spugna.»

Questa è la storia di una donna che ha dovuto imparare a convivere con un pacemaker che le ha ridato la vita, ma che, in qualche modo, le ha anche tolto qualcosa. Un memoir potente, ironico e disarmante. Attraverso una narrazione che mescola le reminiscenze dell’infanzia con le sfide della malattia e le riflessioni dell’età adulta, l’autrice intreccia determinazione e forza di volontà con la delicatezza delle emozioni umane più profonde. Ne emerge l’intima relazione tra mente, corpo, emozioni e spiritualità, ma anche tra fragilità e resilienza dell’animo umano.
Un’infanzia piena di energia, sempre in movimento tra danza, ginnastica, nuoto, escursioni in montagna, una vitalità che spinge a non fermarsi mai, un rifugio dal caos interiore, un modo per spingere sé stessa oltre i limiti, per dimostrare che niente può fermarla, nemmeno quando è costretta cambiare direzione. Poi gli studi universitari, le notti insonni, lo stress, l’ansia che si accumula, le stanze di ospedale, le visite, la diagnosi, l’intervento, le battaglie vinte.
Prospettiva autentica sul tema della salute fisica e mentale, sono pagine che si fanno invito a trovare la bellezza persino nella propria fragilità, un tributo alla perseveranza, un incoraggiamento a non mollare, un inno alla vita in tutte le sue sfumature.



Emma Fenu

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Amanda e il suo tesoro dentro: una storia che ne racchiude molte altre

Amanda e il suo tesoro dentro: una storia che ne racchiude molte altre

Amanda e il suo tesoro dentro: una storia che ne racchiude molte altre

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. Amanda e il suo tesoro dentro. Avvolta in vesti scure, è la protagonista indimenticabile di un romanzo che non si libra fra le nuvole del fantastico ma ricorda i racconti di ancestrale memoria popolare.

Amanda è seduta davanti a me, avvolta in vesti scure, con un cappellino calato sulla fronte. Fra una boccata e l’altra di sigaretta mi racconta una fiaba. No, non beve il tè che le offro, né accetta i pasticcini. Suppone che li abbiano avvelenati i suoi nemici, che è convinta siano ovunque, perfino nel mio salotto.
Appoggio la testa sull'avambraccio che avvolge lo schienale del divano e mi accingo ad ascoltare, in silenzio.
C’era una volta una principessa triste, Anna, che viveva in un castello bello, ma ogni giorno più vuoto e decadente.
L’unica compagnia della fanciulla era una buffa strega vestita di nero, sempre china sui suoi esperimenti di laboratorio.
A volte, per le sale del palazzo, risuonavano i passi di pretendenti mentitori, falsi principi dall’aspetto seducente che erano bestie diaboliche nell’anima.

Il tesoro dentro

Il tesoro dentro

di Elena Genero Santoro
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa | Romanzo psicologico
ISBN 978-8833663265
cartaceo 12,50€
ebook 2,99€

La principessa aveva un cuore adagiato fra i petali di rose.

Mentre la strega aveva un cuore troppo circondato di spine: nessuna delle due poteva difendere il tesoro nascosto nei sotterranei del castello.
Finché, un bel giorno, un principe a cavallo arrivò dalle lontane terre del Nord…
«E poi?» domando impaziente, ma Amanda non può svelare altro o sottrarrebbe magia alle pagine. Si porta l’indice sulle labbra e mi porge un libro dalla copertina incantevole.

Il tesoro dentro, scritto da Elena Genero Santoro ed edito da PubMe, non è una fiaba: è un giallo psicologico dallo stile accattivante, che si divora in fretta, come una torta farcita di crema rosa.

Tuttavia, alcuni elementi fondamentali della struttura narrativa ricordano i racconti di ancestrale memoria popolare: i buoni che restano buoni; i cattivi che restano cattivi; le peripezie del protagonista attorniato da aiutanti e protagonisti; l’agnizione finale; la ricerca di un gioiello nascosto; l’incantesimo crudele ai danni di un bambino innocente.
Quest’ultimo punto è di importanza notevole. In un romanzo che non si libra fra le nuvole del fantastico, non ci sono pozioni malefiche, ma storie reali e difficili che portano alla malattia mentale, tema che la scrittrice affronta con estrema delicatezza. Se è vero che non si può guarire con un colpo di bacchetta di fata, esiste però un’altra magia, quella dell’Amore, che può tutto. Basta crederci.


Emma Fenu

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Sa levadora: storia di una madre di madri

Sa levadora: storia di una madre di madri

Sa levadora: storia di una madre di madri

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. Profumo di miele, di erba bagnata di rugiada e di olio benedetto. Entra Pietrina Murtas, sa levadora, madre di madri in una Sardegna che continua ad esistere, seppur solo nella memoria.

«Si sieda, Pietrina».
La donna si accosta a me, puntandomi sulla pelle bianca le sue iridi di carbone. Quasi mi brucia, con l’intensità del suo sguardo senza età.
«Prego…» aggiungo, indicando cupcakes e macarons disposti sul tavolino davanti a noi.
La donna fa cenno di no, dolcemente, e accompagna il movimento ciondolante del capo con uno più deciso della mano, piccola e ruvida, che le fa quasi da schermo.
Schiocco le dita: so che il mio è un salotto magico.
Ed ecco che compaiono acciuleddos, pabassinos e pirichittos.

Io arriccio il naso, godendomi l’effluvio di miele; Pietrina sorride calma, perché nulla la meraviglia.

«Mi dica, come era la vita di una levatrice in Sardegna, allora, quando lei era giovane?»
«Ero madre delle madri. Madre dei bambini. Madre dei padri. Madre della vita e, a volte, della morte
Il profumo di Pietrina si mischia a quello del miele: sento le esalazioni dell’erba bagnata di rugiada e dell’olio benedetto che si fa stantio e del legno che si consuma avvolto dal fuoco e del sapone di Marsiglia per pulire i panni e le chiome.

«La comunità la considerava una donna potente e giusta, dunque?»

«Non sempre, figlia mia. Se fai partorire, fai uscire tutto quello che c’è dentro le viscere nascoste, quello che si teme, quello che si desidera, quello che non si vorrebbe né temere né desiderare…»
Schiocco le dita e faccio diffondere le note di una fisarmonica.
Pietrina comincia a ballare, muovendo i piccoli piedi a ritmo veloce ma non angoscioso, padrona del tempo e dello spazio.
Io la osservo e, in quella musica, mi perdo a cercare l’origine di tutto, da cui tutto fu partorito e da cui l’oggi trova senso.
Sa Levadora. La maestra di parto sarda

Sa Levadora
La maestra di parto sarda

di Ivan Murgana e Carmen Salis
Amicolibro
ISBN 978-8898738403
cartaceo 8,50€
ebook 1,49€

Sa Levadora. La maestra di parto sarda è un romanzo di Ivan Murgana e Carmen Salis edito da Amicolibro nel 2014.
Ispirato alla storia vera di Pietrina Murtas, il libro racconta la ricerca delle proprie origini da parte di Peppino, nato in Sardegna da una fanciulla non sposata e, perciò, dato in adozione subito. Fu una ragazza, alla propria prima esperienza di levatrice, a salvarlo, neonato, quando versava in condizioni critiche: da questo tassello l’uomo, ormai adulto, inizia a costruire la propria vicenda personale.
Il finale a sorpresa, un po’ forzato, non toglie interesse ad un romanzo che fa rivivere una Sardegna che continua ad esistere, seppur solo nella memoria.

Emma Fenu
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La Dama in Verde, il terzo libro della trilogia Regency di Antonia Romagnoli

La Dama in Verde, il terzo libro della trilogia Regency di Antonia Romagnoli

La Dama in Verde, il terzo libro della trilogia Regency di Antonia Romagnoli

Il salotto di Emma Recensione di Emma Fenu. La Dama in Verde, il terzo libro della trilogia Regency di Antonia Romagnoli: indizi funesti, passioni brucianti e riflessioni etiche implicite nella reinterpretazione di un'antica leggenda, un percorso interiore da fare a ritmo incalzato.

Una Dama vestita di verde si aggira per il piccolo cimitero adiacente ad un maniero, fondendo nella brina la stoffa leggera della gonna. Ha lunghi capelli corvini, sguardo di fuoco e mani sporche di fango, con unghie orrendamente spezzate.
È uno spettro assetato di vendetta?
È l’incubo di chi non merita notti serene?
È la proiezione di timori e desideri inconsci?
È presagio di morte e tragedie?
Chi è? Cosa cerca? Cosa pretende?
Se lo domandano, a volte increduli, in una Londra fredda e lontana, nel 1816, i protagonisti del terzo libro della trilogia di Antonia Romagnoli.
Il romanzo, curato nei dettagli storici e ricco di suspense, è ambientato in epoca Regency, quando lo spiritismo non era ancora stato decodificato ma cominciava a suscitare interesse e curiosità, perché il lato oscuro dell’umanità, si sa e si sapeva, non ha confini certi.
Il male, e la conseguente paura di esso, si sfuma nella nebbia della coscienza, imbratta di sangue neve che non si scioglie, strangola con dita gelate e non si palesa con il vero nome e a volto scoperto.


La storia di Elspeth, fanciulla orfana cresciuta con odio dalla zia e divenuta indipendente, volitiva e ribelle ad ogni convenzione, simboleggia l’iter iniziatico che dall’immaginifico della fantasia infantile porta all’illuminato raziocinio pervaso di dubbio dell’età adulta.

La Dama in Verde richiama a sé, come una calamita, non solo la giovane Elspeth, per metà di sangue scozzese, un sangue denso e vermiglio come il colore sul pennello di un pittore.
Ci sono altri individui, tutti in tormentato cammino verso sogni ritenuti propri sogni.
C’è Honoria, bionda, bella e algida come una bambola, che accetta un matrimonio d’interesse con uno sconosciuto, mostrando apparentemente pragmatismo.
C’è Lord Hemsworth, soprannominato il Barone Nero per via del carattere a tratti ombroso, per l’aspetto fuori moda e, soprattutto, per le dicerie che lo vogliono coinvolto in storiacce di cui sussurrare a mezza voce.
Storiacce in cui le colpe dei padri ricadono sui figli, condannati a strapparsi gli occhi, metaforicamente, per non vedere o a morire, realmente, sulla pira del rimpianto e della vendetta, per non trovare mai pace, neppure nel regno delle ombre, dove tutto dovrebbe avere un senso e un ordine.
Dovrebbe…
Ma che fare se perfino da sotto le zolle benedette si sente il grido del dolore?
Che fare se a minacciare di morte è chi la morte la conosce fin troppo bene?
Che fare se non si distingue chi ci vuole abbracciare e proteggere da chi ci vuole, invece, ghermire e condannare all’espiazione?

La Dama in Verde di Antonia Romagnoli

La Dama in Verde

di Antonia Romagnoli
Independently published
ISBN 978-1097445806
Romanzo storico | Paranormal
ebook 1,99€
cartaceo 11,99€

A fare da substrato filosofico al romanzo La Dama in Verde di Antonia Romagnoli, pur senza disvelarsi, tale e quale a uno spettro, è il senso dell’onore.

Dettato da codici sociali spesso intrisi di ipocrisia, inteso come negazione della sana libertà di essere se stessi oltre modelli, stereotipi e comportamenti che, lungi dall’essere indiscutibilmente giusti, sono solo figli del tentativo umano di dare forma chiusa ad un mondo misterioso.
Tutti i personaggi de La Dama in Verde apprendono, invece, che l’onore è la pace della coscienza e la raggiunta consapevolezza che i vivi possono costruirsi tombe di dolore e che il mistero è la materia di cui è fatta la storia di ciascuno.
Ben dosando correlativo oggettivo, indizi funesti, passioni brucianti e riflessioni etiche implicite, Antonia Romagnoli reinterpreta l’antica leggenda della Dama in Verde rendendo la propria opera non solo un testo narrativo di evasione e immersione in un contesto storico affascinante, ma anche un percorso interiore da fare a ritmo incalzato, come inseguiti da un vento gelido di pathos.



Emma Fenu

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La Dama in Bianco, un romanzo in bilico fra eros e thanatos

La Dama in Bianco, un romanzo in bilico fra eros e thanatos

La Dama in Bianco, un romanzo in bilico fra eros e thanatos

Il salotto di Emma Recensione di Emma Fenu. La Dama in Bianco, l’ultimo romanzo di Antonia Romagnoli, sequel di La Dama in Grigio: una giovane signora dai modi impeccabili, un'appassionante storia di fantasmi e amore.

Il fuoco danza dentro il camino: gioioso e impaziente si prepara a scaldare i nostri racconti, illuminando appena i contorni del mio salotto, stavolta magicamente collocato in un castello dell’epoca Regency. Strette in scialli di lana morbida, io e Lady Amelia sorseggiamo tè bollente, avide di calore nelle viscere e di brividi sulla pelle.
La mia ospite, infatti, è un’appassionata di fantasmi e una vera pioniera dell’interesse verso lo spiritismo, nonché un’abile narratrice. Io la ascolto seguendo le curve dei riccioli biondi attorno al volto eburneo, in cui spiccano gli occhi cerulei cerchiati di rosso. Forse un’indisposizione stagionale? Forse un pianto di dolore? Forse un passeggero cedimento di nervi? Non mi pare rispettoso delle regole del bon ton, ossia dell’aristocrazia, formulare domande troppo sfacciate ad una giovane signora dai modi impeccabili!
Resterò con il dubbio da sciogliere fra i nodi delle frange del mio scialle color panna.


“Vorrei essere un uomo, a volte”, sospira Amelia, lasciando trapelare un animo ribelle, coraggioso e passionale dietro ad un aspetto di imperturbabile decenza e bellezza. Essere un uomo concede, infatti, il prezioso dono di una piccola porzione di libertà in un periodo in cui i codici sociali pretendono che la torta dell’apparenza sia intonsa.
“Conoscete storie di fantasmi?”, mi chiede, in un soffio. Sì, ne conosco. Noi donne siamo eredi di racconti attorno al focolare e di serate in cui si tessevano arazzi e miti, dando un nome proprio all’amore e alla morte. Noi donne siamo dee, parche, sibille, fate e streghe capaci di aprire la porta che separa i mondi dei vivi da quelli degli spiriti e di camminare in punta di piedi sul confine fra eros e thanatos, senza troppa paura.
Inizio a parlare per prima, descrivendo le panas, fantasmi di puerpere vestite di bianco che, nottetempo, secondo la tradizione sarda, lavano i panni dei propri bambini presso il fiume. Lady Amelia mi ascolta con interesse, annuendo impercettibilmente con il capo: conosce anche lei storie di donne morte a seguito del parto; conosce anche lei dame candide che possono essere pericolose, se non accolte nel giusto modo.
Un rumore ci fa girare di scatto. La porta del salotto si apre sua sponte e intravediamo una luce, oltre essa. È ora di alzarci e invitare le nuove ospiti, stavolta fatte solo di fumo e voce, a presentarsi.

La Dama in Bianco

La Dama in Bianco

di Antonia Romagnoli
Independently published
ISBN 978-1973480525
ebook 1,99€
cartaceo 8,99€

La Dama in Bianco” è l’ultimo romanzo di Antonia Romagnoli il quale, pur potendosi leggere a sé, autonomamente, è il proseguimento cronologico degli eventi narrati ne “La Dama in Grigio”. I protagonisti della vicenda sono Lady Amelia, giovane dama ancora non sposata ma già responsabile, in quanto orfana, delle questioni familiari, e Richard Mills, vedovo quarantenne dall’animo tormentato. Cosa accadrà quando oscure presenze chiederanno udienza manifestandosi in modo inequivocabile? A voi il piacere di una lettura coinvolgente.


Emma Fenu

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Cristallo: storia della vittima di una violenza psicologica,

Cristallo: storia della vittima di una violenza psicologica,

cristallo-recensione

Il salotto di Emma | Di Emma Fenu. Cristallo, di Federica D’Ascani, CreateSpace, 2015. Violenza psicologica in una relazione di coppia malata, per riflettere sul significato di amore, possesso e autostima.

Vera è di cristallo. Fragile e preziosa. Ma non sa di avere valore.
Vera è trasparente, la pelle e i muscoli non ne celano il dolore interiore.
Vera si chiude in una bolla di cristallo, fatta della sua stessa materia, ma ogni refolo la fa implodere, sprigionando mille schegge taglienti.
Vera ha occhi di cristallo, limpidi e solcati da lacrime che si irrigidiscono come lame conficcate nel volto.
Mi racconta, in un sospiro, la sua storia con Vittorio, dagli occhi grigi di metallo.
Non ha dimenticato le umiliazioni, le offese, le mortificazioni. Non ha dimenticato le ripicche, la gelosia ossessiva, i giochi di potere, il sesso senza anima, la frustrazione. Sente, tuttavia, il peso della colpa e, da vittima, diventa complice del proprio carnefice.
Non ci sono schiaffi e botte in questa relazione, ma il perpetuarsi quotidiano e sadico di una violenza psicologica che annienta fino a condurre sull’orlo del suicidio.
Ma Vera non è morta. Si è, però, chiusa nella bara di Biancaneve anche se neppure il bacio del principe può destarla e farle sputare i troppi bocconi avvelenati ingoiati in anni. Può risorgere solo con le proprie forze, riempiendo calici di cristallo, prima vuoti o colmi di fiele, con il nettare dell’amore. Amore verso se stessa, in primis.
Vera mi guarda e mi sorride.
La luce la attraversa e la fa brillare, riflettendosi su tutte le sfaccettature della sua anima ora libera.
Bentornata, Vera.

Cristallo

Cristallo

di Federica D’Ascani
CreateSpace
ISBN 978-1532867248
ebook 2,49€
cartaceo 8,09€

Cristallo è un romanzo scritto dalla giovane Federica D’Ascani ed edito nel 2015. In esso si affronta, senza eufemismi, la drammaticità che scaturisce dalla violenza psicologica esercitata contro le donne all’interno di una relazione di coppia malata.
Vittorio, dopo aver collezionato fallimenti nelle proprie ambizioni personali e professionali, diventa l’aguzzino di Vera che, pur soffrendo e subendo ogni genere di mancanza di rispetto, non riesce a troncare un legame che avverte, paradossalmente, come vitale.
Indagando con attenzione le dinamiche psicologiche che guidano le azioni e le non-azioni dei personaggi, l’autrice porta a riflettere sul significato di amore, di preteso possesso e di autostima.

Emma-Fenu

Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.
Il segreto delle principesse, Milena Edizioni.
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Progetto Aranjuez: diario di bordo di una madre adottiva

Progetto Aranjuez: diario di bordo di una madre adottiva

Progetto Aranjuez: diario di bordo di una madre adottiva

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. La fantasia fa una capriola. È il primo giorno di giugno e siamo insieme nel mio salotto virtuale. Paola mi racconta il suo progetto di genitorialità.

La memoria fa una capriola.
È di nuovo l’11 di maggio e sono in un
salotto caldo di arancione, con stelle di carta che pendono dal soffitto, libri e cd senza respiro nelle librerie, tappeti della mia Isola che hanno intrappolato nelle trame il profumo del lago di Como.

Paola, la padrona di casa, è bellissima.

Occhi di cielo e capelli di sole circondano un sorriso di chi lo sa quanto la vita è bella. E chi lo sa, spesso, ha appreso lezioni difficili, ha colmato vuoti, ha tinto di colore acceso il grigio, ha ballato sotto la pioggia, ha sferrato un pugno contro giganti di pietra.
Il suo è un salotto vero, non virtuale, così come la torta alla vaniglia e la tisana alle erbe che mi offre, mentre mi sento quasi a casa, quasi con un’amica di lunga data. E mi viene voglia di rivederla ancora, questa Paola luminosa, di organizzare incontri ed eventi, di provare a cambiare il mondo.
Ci siamo incontrate non per caso, mi dico. E so di avere ragione. E sorrido, perché lo so anche io quanto la vita è bella.

La fantasia fa una capriola.

È il primo giorno di giugno e siamo di nuovo insieme, stavolta nel mio salotto virtuale. Schiocco le dita, invocando la magia, e ci avvolge il profumo di magnolie e il cinguettio di uccelli interrotto dallo scrosciare dell’acqua che si libera dalle fontane. Sedute su una panchina, ammiriamo il palazzo di Aranjuez, a Madrid, dove Filippo II trascorreva i mesi primaverili e dove, nel 1940, Joaquin Rodrigo compose un bellissimo concerto per chitarra e orchestra.

Da qui, nell’agosto 2001, Paola e suo marito iniziarono a immaginare un progetto di genitorialità.

Un progetto che dal luogo prese il nome, il quale li avrebbe condotti lungo il percorso dell’adozione fino al ricciolo nero della meravigliosa Lucia, la loro primogenita.
Non è stato semplice affrontare la cavillosa burocrazia e, soprattutto, l’abuso di potere che, a volte, in essa si insinua, protetto dal silenzio di quanti, in nome di un sogno, ingoiano la dignità.
Non è stato semplice attendere, fra speranze e dubbi, e crescere, scoprendosi, giorno dopo giorno, come mamma e papà di un figlio sconosciuto ma che c’è già, prima ancora di stringerlo fra le braccia.
È stato semplice amare.
È stato semplice sorridere.

Progetto Aranjuez: Diario di bordo di una madre adottiva

Progetto Aranjuez
Diario di bordo di una madre adottiva

di Paola Minussi
ETS Edizioni
ISBN 978-8846720368
cartaceo 10,20€

Le parole fanno mille capriole.

Paola Minussi, musicista, concertista, docente a Basilea di chitarra classica, membro dell’associazione “Genitori si diventa onlus” e fondatrice e organizzatrice della Women in White Society, si è, con bravura, cimentata anche nella stesura di un libro-testimonianza sulla propria esperienza lungo il percorso, spesso ad ostacoli, che culmina nell’adozione.
Con uno stile convincente e sincero e con un taglio ironico e arguto, il testo, intitolato “Progetto Aranjuez” ed edito da ETS nel 2008, conduce il lettore a immedesimarsi nel racconto, provando ansia, rabbia, indignazione, speranza e, infine, gioia.
Il cuore fa una capriola.

Emma Fenu
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