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Zanzibar: 10 motivi per visitarla con i bambini

Zanzibar: 10 motivi per visitarla con i bambini

Zanzibar: 10 motivi per visitarla con i bambini - Viaggi, Gli scrittori della porta accanto

Mamme in viaggio Di Valentina Gerini. Zanzibar, l'isola delle spezie, dei tramonti incantevoli, della spiaggia bianca come la neve e dei Masai.

Quando si pensa a Zanzibar si pensa alle sue interminabili spiagge bianche, con la sabbia così fina da sembrare farina, alle palme, altissime e verdi, alle spezie e ai mille odori dei banchi del mercato.
Zanzibar è un'isola a largo della Tanzania, raggiungibile con voli charter diretti da Milano Malpensa o Roma Fiumicino oppure con voli di linea con scalo.
La moneta ufficiale è lo scellino tanzaniano ma i dollari statunitensi sono accettati come seconda valuta. Negli hotel accettano anche euro, ma i piccoli B&B non accettano carte di credito e bancomat. La lingua ufficiale è lo Swahili ma è ben compreso e parlato l'inglese. Ha un fuso orario di 2 ore in più rispetto all'Italia (il paese non adotta l'ora legale). C’è un visto d’ingresso da pagare di circa 50 dollari e uno di uscita che varia a seconda della compagnia aerea (40/50 dollari).
Già mettendo piede all'aeroporto di Zanzibar si capisce di aver cambiato continente: il panorama, l'"organizzazione", l'afa. Le temperature sono sempre intorno ai 29-30 gradi, talvolta insopportabili per l'alta umidità che si registra soprattutto nei mesi più caldi che vanno da dicembre a febbraio. Il clima è un clima tropicale con una stagione detta "delle lunghe piogge" da marzo a maggio e una stagione "delle brevi piogge" da ottobre a dicembre.
La cultura è prettamente africana, così come lo sono le strutture delle case, i mercati, le strade di terra rossa... Cristiani e musulmani convivono pacificamente, le donne portano il velo ma è un'usanza non un'imposizione religiosa, la cucina è povera ma ricca di frutta, spezie e cibi freschi, la pulizia generale lascia a desiderare. In molti villaggi, quasi tutti direi, manca l'acqua corrente e l'energia elettrica è scarsa. Ma stanno lavorando per mettere la fibra. Questo lascia pensare molto, non credete? La tecnologia e internet oggi sono considerati beni primari anche se le priorità sull'isola sarebbero ben altre!
L'oceano è influenzato dalle maree che ciclicamente, ogni giorno, si presentano e seccano letteralmente il mare portando alla luce depositi di alghe infiniti.
Si possono trovare hotel lussuosi o piccoli agglomerati di bungalow costruiti direttamente in spiaggia.

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Con i dovuti accorgimenti come protezione solare 50+, attenzione nel bere sempre acqua in bottiglia ed eventuale profilassi antimalarica (anche se, giunti sull'isola, si viene bombardati di notizie che rassicurano il turista: il governo dice di aver investito tempo e soldi per la disinfestazione di bagni pubblici e privati nonché aree ad alto rischio e di aver regalato tre tende da letto per zanzara ad ogni famiglia del paese, riducendo del 70% la presenza della malattia) Zanzibar si presta benissimo ad essere visitata con i bambini. Ne apprezzeranno le bellezze, gli abitanti e i Masai.
Per chi, come me, viaggia con figli ma non vuole chiudersi in un resort all inclusive, segnalo piccoli alberghi dove entrare più in contatto con la popolazione locale: Dreams Hotel a Stone Town, Palumbo Kendwa a Kendwa e Blue Earth Bungalow a Jambiani. Per spostarsi da un luogo all'altro, con i piccoli, è sempre meglio utilizzare trasporti organizzati anziché quelli pubblici. A tal proposito segnalo una piccola agenzia locale di fiducia: Zanzibar Vacation & Leisure. Khamis, il responsabile, sarà ben felice di aiutarvi organizzando trasferimenti, tour giornalieri e prenotando l'alloggio.
Ora che avete tutte le informazioni generali, passiamo al dettaglio. Perché visitare Zanzibar e perché farlo con i bambini?

10 buoni motivi per cui vale la pena visitare Zanzibar.

  1. Le spiagge e i tramonti. Selvagge, lunghissime e bianchissime, quelle di Zanzibar sono tra le più belle che si possano vedere. La vita zanzibarina, fuori dalla città, si svolge prettamente in spiaggia: pescatori, venditori, bambini che giocano, Masai. Tutti passano gran parte della giornata in spiaggia, scalzi. Lì verrete letteralmente assaliti dai Beach Boys, ragazzi,  Masai e non, che si guadagnano da vivere facendo la qualunque: organizzano escursioni, intagliano portachiavi, fanno collane e bracciali. Non infastiditevi, lo fanno perché tentano di guadagnare in qualche modo e perché è nella loro cultura contrattare e vendere in stile mercato, basta rispondere che non si è interessati e vi lasceranno in pace. Le spiagge sono un po' curate nella zona di Kendwa e Nunguwi, meno nelle altre aree. Sono tutte bellissime, l'unica cosa da tenere presente è che quelle che si affacciano a ovest, sull'Oceano Indiano, sono penalizzate dalle maree, mentre quelle che guardano la Tanzania ne risentono meno. È consigliato passeggiare con delle infradito o scarpe da scoglio se non si vogliono avere brutte sorprese, come i ricci di mare. I tramonti di Zanzibar sono qualcosa di meraviglioso e il miglior luogo in cui osservarli è la spiaggia di Kendwa.
  2. Snorkeling. Oltre alle stelle marine e ai delfini - prevalentemente presenti a sud dell'isola - a soli 3 km da Zanzibar c'è una riserva marina meravigliosa, facilmente raggiungibile da Nungwi: l'isola di Mnemba. La sua barriera corallina misura diversi chilometri e rende felici grandi e piccini.
  3. L'acquario naturale di Nungwi. A nord dell'isola, si trova un acquario nel quale vengono curate e accudite le tartarughe di mare. Dimenticate le immense e fittizie vasche dei nostri acquari, quello zanzibarino è composto da vasche naturali di acqua di mare che sgorga dal sottosuolo e detiene due specie di testuggini e alcune tartarughe di terra. Circa 10 dollari è il costo dell'entrata. I bambini si divertiranno a dare da mangiare alle tartarughe e magari vedere dei cuccioli nati da poche settimane. Per i più interessati, l'acquario raccoglie anche scheletri e resti di differenti pesci e mammiferi come delfini e balene. Mia figlia è impazzita quando ha avuto la possibilità di nutrire le tartarughe e ha avuto la fortuna di vedere piccole testuggini che avevano soltanto una settimana di vita.

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  1. Jozani Forest. Jozani Chwaka Bay National Park è l'unico parco nazionale di Zanzibar, 35 km a sud-est di Stone Town, e comprende la foresta Jozani e Chwaka Bay. Entrando nella "reception" della foresta, dopo aver pagato l'entrata (10 dollari) si viene accompagnati a piedi da una guida del parco che ci scorterà durante l'avvistamento delle scimmie Colobo Rosso - ce ne sono circa 500 esemplari - e di altri animali come granchi, il martin pescatore delle mangrovie e il pappagallo testabruna. Se si desidera, la visita continua per vedere le mangrovie e può essere associata ad un'uscita in barca per l'avvistamento dei delfini.
  2. Stone Town. La parte più antica di Zanzibar City, è un misto di culture e architetture (araba, persiana, indiana, europea). Patrimonio dell'UNESCO dal 2000, Stone Town è un groviglio di strade dai portoni lavorati, un miscuglio di odori, un accozzaglia di bazar e moschee. Da non perdere sono il Palazzo delle Meraviglie, antica residenza del sultano, i moderni giardini Forodhani - di fronte al Palazzo delle Meraviglie - e la casa di Freddy Mercury, nato proprio lì nel 1946. Assolutamente consigliato l'aperitivo vista mare presso l'African House.
  3. Nakupenda e Safari Blu. Tra le escursioni più gettonate ci sono queste due giornate di mare dove si può prendere una tintarella niente male sulla lingua di sabbia che emerge a largo di Stone Town durante il giorno, chiamata Nakupenda, vedere le tartarughe di terra di Prison Island dopo aver visitato le prigioni che un tempo erano riservate agli schiavi, mangiare cibo locale sotto a dei gazebo improvvisati, vedere le mangrovie, nuotare - se si è fortunati - con i delfini.

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  1. I Masai. Negli hotel è quasi certo che troverete i Masai come addetti alla sicurezza di giorno e di notte, addetti alla spiaggia, per esibirsi in meravigliosi spettacoli danzanti, medici improvvisati e, se necessario, baby sitter! Questi ragazzi, che raramente hanno frequentato la scuola, giungono dalla Tanzania per guadagnare qualcosa e imparano velocemente altre lingue per comunicare con i turisti, oltre che i nostri usi. Così, è facile vedere un Masai avvolto da drappi colorati ma con occhiali da sole e smartphone. Sono persone cordiali, gentili, disponibili e pronte ad aiutarti. Mia figlia se ne è innamorata, tanto che non li lasciava in pace. Erano i suoi compagni di gioco, in spiaggia e in hotel. E loro si divertivano con lei. Non vi dico le lacrime che sono scese alla partenza!
  2. Cucina zanzibarina. Combinando sapori cucina araba, inglese, indiana, portoghese e cinese, ricca di spezie, cocco e riso, la cucina di Zanzibar è deliziosa. Uno dei piatti tipici è il riso pilau speziato. A Zanzibar ho mangiato un pwewa wa nazi (polpo con cocco) così buono da svenire. Mia figlia divorava il pesce, sempre fresco, il chapati (pane indiano), la frutta e i frullati di frutta. Ottime anche le birre locali come la Safari e la Kilimanjaro.
  3. Hakuna matata. La vita zanzibarina è lontana anni luce da quella italiana. Pole pole (piano piano) è uno dei motti degli abitanti di Zanzibar, anche perché ad aver fretta che cosa si guadagna? Quindi hakuna matata (senza pensieri/nessun problema) se va via la luce, se il dalla dalla (mezzo di trasporto pubblico) non passa in orario, se il cielo è nuvoloso. Siamo vivi e questo è ciò che conta. Vivere a Zanzibar, anche solo per pochi giorni di vacanza, ci riporta indietro nel tempo. Camminare sempre scalzi in spiaggia, osservare la luna e le stelle di notte, essere in costante contatto con la natura. Mia figlia adorava andare in spiaggia attraversando il villaggio di Kendwa, osservare la realtà che si nasconde oltre le mura degli hotel, giocare a pallone con i ragazzi del posto. Lei ha quattro anni e un pomeriggio, mentre stavo chiacchierando con alcuni miei amici Masai, si è messa a giocare a calcio con dei ragazzini che avevano dai nove ai 13 anni. Un match assolutamente fantastico! Attenzione: non tutti amano essere fotografati. Molti bambini, quando vedono un turista con il telefono in mano, gridano spesso «No picture!». E alla fine hanno ragione... Piacerebbe a noi essere fotografati ogni giorno da sconosciuti?
  4. Full moon party. Con i figli le uscite notturne non sono consigliate, ma è doveroso menzionare la famosa festa della luna piena che da anni si tiene ogni mese, quando c'è la luna piena ovviamente, al Kendwa Rocks, sulla spiaggia di Kendwa. Conosciuta in tutta l'isola, è un evento seguito e frequentato da turisti e locali.

Cosa ascoltare a Zanzibar?

Tra le canzoni che, stando sull'isola, rimangono inevitabilmente in testa, nel mio ultimo viaggio ho avuto modo di ascoltare alcune novità come "Hakuna Matata" di Country Boy, un artista tanzaniano.



Cosa leggere a Zanzibar?

Per entrare nell'atmosfera e vivere le avventure di un'assistente turistica alle prese con le strambe richieste dei turisti che alloggiano in un villaggio turistico a Zanzibar, suggerisco alcuni miei racconti pubblicati sul questo sito, che verranno presto raccolti in un libro: Storie di un'assistente turistica.

Storie di un'assistente turistica

Storie di un'assistente turistica

di Valentina Gerini
PubMe | Collana Gli scrittori della porta accanto
ISBN 9788827575192
Racconti | Narrativa di viaggio
ebook 2,99€
cartaceo 15,00€

Valentina-Gerini

Valentina Gerini
Ho due grandi passioni: i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ho fatto la mia professione, diventando accompagnatrice turistica. La scrittura è il mio hobby. Mi piace avere una vita piena di cose da fare: sono una mamma, lavoro, collaboro con un mensile toscano, mi impegno a portare avanti il progetto Gli scrittori della porta accanto e scrivo libri.
Volevo un marito nero, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione)
La notte delle stelle cadenti, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
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Zanzibar a luglio: in paradiso per un giorno

Zanzibar a luglio: in paradiso per un giorno

Zanzibar a luglio: in paradiso per un giorno - Gli scrittori della porta accanto, Viaggi

Mamme in viaggio Di Stefania Bergo. Zanzibar a luglio con Emma, sette anni: il paradiso a mezz'ora di volo dalla Tanzania. 

Vi ho già raccontato del viaggio in autobus da Iringa a Dar Es Salaam e della nostra voglia di spendere almeno un giorno a Zanzibar, dopo tre settimane trascorse all'ospedale di Tosamaganga, prima di rientrare in Italia. Ebbene, dopo quasi un giorno intero di mezzi locali, ma destinati alle lunghe tratte quindi assolutamente confortevoli, trascorriamo qualche ora nella casa del Cuamm per poi farci riaccompagnare all'aeroporto. Alle 7:00 del mattino ci attende il volo charter che ci porterà a Zanzibar. Il che ci permette di poterci godere comunque un'intera giornata sull'isola dei miei sogni, per ora il posto più bello visto in vita mia.
Per arrivare a Zanzibar da Dar Es Salaam si può prendere il traghetto, che porta sull'isola in due, tre ore, a seconda della compagnia (si va dai ferryboat delux veloci, al peschereccio per merci, locali e turisti squattrinati), o contare su un servizio di voli charter, che impiega 25 minuti. Il costo del biglietto per i traghetti è di 35$ in classe economica, mentre i voli hanno un costo variabile a seconda della compagnia: si va da un minimo di 35$ one-way ticket della Flightlink a 75$ di Auric Air (i residenti pagano la metà) e Coastal Aviation, che ha prezzo ridotto per i bambini (60$), mentre altre compagnie hanno prezzi variabili a seconda degli orari di partenza, come PrecisionAir (da 39$ a 110$). In ogni caso, meglio prenotare direttamente dal sito della compagnia aerea per non avere sovrapprezzi.
Ovviamente, noi abbiamo acquistato i biglietti più economici con Flightlink, anche se, lo ammetto, all'inizio mi ha preso un po' d'ansia, dopo aver letto alcuni commenti di turisti non soddisfatti della compagnia, che facevano comunque riferimento solo al fatto che i voli non fossero sempre in orario o che venissero cancellati senza preavviso, solo qualcuno ha messo in dubbio la manutenzione, non avvallata, peraltro, da alcuna constatazione oggettiva. Ma, come mi ha fatto notare una pediatra che lavora a Tosamaganga (e che vi presenterò presto), per quanto economiche siano, non hanno alcun interesse le compagnie aeree a non fare manutenzione sui voli, non gioverebbe certo un incidente con il grande afflusso di turisti che quotidianamente raggiungono l'isola.
Dopo il controllo della prenotazione e dei passaporti, ci mettiamo in attesa di salire sul nostro charter insieme ad altri turisti diretti a Zanzibar. I primi voli del mattino sono infatti i più gettonati e ce ne sono circa uno ogni ora e mezza, per ogni compagnia (in pratica lo stesso charter fa avanti e indietro tutta la mattina). Attendiamo appena una mezz'oretta in più del previsto al piccolo aeroporto destinato ai voli interni e finalmente lo steward ci accompagna, a piedi, al nostro volo. Siamo in 12, tutti turisti, un paio di famiglie. L'aereo è davvero piccolo, c'è un'unica fila di sedili per ogni lato e il corridoio in mezzo è percorribile solo stando accucciati e di sbieco, ma almeno c'è un divisorio che ci separa dalla "cabina" di pilotaggio (che invece non ci sarà al ritorno, avendo preso un aereo ancora più piccolo, con sei posti. E, seduti proprio dietro il pilota, il volo offrirà nuove meraviglie ed emozioni). Ovviamente, per Emma è una nuova esperienza di viaggio e tutto diventa entusiasmante, un ricordo unico da raccontare.
SERVE IL VISTO PER ANDARE DALLA TANZANIA A ZANZIBAR? QUALI VACCINAZIONI?
No, non serve il visto, dato che l'isola fa parte della stessa giurisdizione, basta quindi un visto valido per la Tanzania. E non sono richieste particolari vaccinazioni, se non quelle dettate dal buon senso. A Emma ho fatto sin dalla prima volta in cui l'ho portata in Africa, il vaccino contro la febbre gialla (fino a qualche anno fa, in Tanzania era obbligatorio), l'antiepatite A, l'antitifo e la profilassi antimalarica con Malarone pediatrico. Preferisco non avere brutte sorprese ma nemmeno vincoli sui posti da visitare o i luoghi in cui mangiare (pur non abbassando mai la guardia ed evitando il ghiaccio nelle bibite e la frutta già sbucciata e lavata con acqua non controllata, ad esempio). Poi, porto sempre con me qualche bustina orosolubile di paracetamolo, antiemetici e antidiarroici, oltre a fermenti lattici da conservare chiaramente fuori dal frigorifero e integratori di sali minerali.


Zanzibar: sabbia bianca, oceano e conchiglie - Paradiso, viaggi, bambini, Gli scrittori della porta accanto

In 25 minuti arriviamo a Stone Town.

Sbarchiamo e respiro forte il profumo dell'isola, riempiendomi gli occhi, mentre il mio stomaco balla l'hip hop per l'emozione. Ci attende l'autista della struttura che ho prenotato... casualmente, la stessa in cui sono stata nel 2009, prima da sola, una seconda volta con Alessandro e ora con nostra figlia. E la casualità mi fa venire i brividi e mi commuove, pare quasi un segno, il proseguimento di un discorso iniziato anni fa. Casualmente, perché ora la struttura ha cambiato nome, quindi non l'avevo riconosciuta, e si è allargata. Si tratta di Uhuru Beach Hotel a Jambiani, nel sud-est dell'isola, ex Shehe guest house, una delle prime strutture, aperta vent'anni fa in una zona ancora poco turistica, più selvaggia, adatta a viaggiatori on the road come noi. Quando ci sono stata la prima volta, in giugno, ero l'unica muzungu nel raggio di chilometri, c'erano solo i pescatori del villaggio e i gestori della struttura, che allora era davvero minimale.
Ora la struttura è gestita da una signora europea (mi pare Olandese) e si è allargata con nuove stanze, sempre sulla spiaggia, oltre ad aver inglobato una scuola di kitesurf che pare, negli anni recenti, essere divenuto un richiamo per questa parte dell'isola. Oltre all'acqua dolce nei bagni, non più salmastra quindi, è evidente la ricercatezza dei dettagli nella struttura, più vicino ai gusti del viaggiatore straniero medio, pur mantenendo un ottimo rapporto qualità/prezzo e il giusto grado di ruralità, che personalmente continuo a prediligere. Dal sito si legge:
We have 17 sea facing traditional bungalows that are directly on the beach. Each room has its own small patio. The rooms all have own bathroom, mosquito nets and fans and are simply decorated. We offer single, double and triple and can also put an extra bed in a room.To book a room simply email info@uhurubeach.com with your enquiry and we will get back to you as soon as possible.
QUANTO COSTA?
I letti sono davvero ampi e volendo, se viaggiate in coppia con un bambino piccolo starete comodissimi anche in una doppia, o se viaggiate da sole, mamme, starete comode anche in una singola. La doppia costa intorno ai 30$, con prima colazione, a stanza.

Zanzibar a luglio: in paradiso per un giorno - Gli scrittori della porta accanto, Viaggi

Appena arriviamo e mettiamo finalmente piede sulla sabbia, seta in polvere, candida, Emma ed io ci liberiamo delle infradito, di cui ci scorderemo per il resto della giornata. 

Lei è estasiata, addirittura commossa quando il sole esce dalle nuvole e fa risplendere tutta la spiaggia e soprattutto l'oceano. Il riflesso è talmente forte che non è possibile stare senza occhiali da sole. Ci accoglie uno dei Masai, che generalmente presiedono le strutture alberghiere non solo come nota folkloristica ma anche per coordinare il lavoro dello staff e proteggere i turisti da eventuali approcci indesiderati e dubbi, cosa che qui accade raramente, proprio perché, come dicevo, non è (ancora) una zona molto turistica. In attesa che ci preparino la stanza (sono solo le 10 e la coppia che vi alloggiava prima di noi ha appena fatto il check-out), approfittiamo del bungalow dei nostri amici per infilarci il costume e correre a tuffarci prima che l'oceano si ritiri a causa della marea. Ed è come tuffarsi tra i ricordi e i sogni che, per me, su quell'isola si mescolano e amplificano a vicenda.
Usciamo dall'acqua e portiamo finalmente le nostre cose nel bungalow, che apre direttamente sulla spiaggia e ha un piccolo patio sopraelevato e la classica porta zanzibarina con la parte inferiore dell'intelaiatura alta circa una trentina di centimetri. La stanza è una tripla, con un gigantesco letto matrimoniale e due letti singoli che paiono doppi, tutti a baldacchino. Il pavimento è di cemento colorato, non ci sono vetri alle finestre, solo scuri di legno grezzo. Il bagno è molto ampio, con un lavandino incastonato nel piano di pietra e due vani, uno per il water (ovviamente non c'è il bidè) e uno per la doccia, chiusa con una porta di legno. L'acqua non è riscaldata ma esce ugualmente tiepida e piacevole pure per i bambini.
Restiamo tutta la mattina sulla spiaggia, anche perché abbiamo a disposizione un solo giorno di paradiso e vogliamo godercelo tutto. Dentro e fuori dall'acqua, fino all'ora di pranzo.
Il ristorante è lo stesso di otto anni fa, ma rimodernato. La cucina è a vista e i tavoli in legno di recupero. L'incantevole terrazza sull'oceano ha mantenuto intatta tutta la sua magia. Sospesi sul sogno, ordiniamo dei samosa con tonno al lime, pesce a tocchetti con crema di cocco e spaghetti con gamberoni.
QUANTO COSTA?
Anche i prezzi della cucina sono contenuti, vanno dai 2$ dei samosa al tonno e lime ai 12$ dell'aragosta. Quello che costa di più sono le bevande, come spesso accade qui, dove la materia prima nel piatto è a portata di mano, basta uscire con una barca di legno e pescare.

Dopo un caffè sulla spiaggia, spalmo Emma di crema solare protezione 50, le infilo una maglietta di cotone bianca e iniziamo a camminare in direzione dell'oceano che nel frattempo si è ritirato.


Uhuru Beach Hotel a Jambiani: vista dal ristorante - Viaggiare, bambini, mamme, Gli scrittori della porta accanto

Avanziamo per quasi un chilometro tra piccole pozzanghere, sulla sabbia cremosa, piacevole come un massaggio, circondati dal bianco come fossimo su un'immacolata pista da snowboard. Il fondale è tempestato di stelle marine che cercano riparo sotto le alghe rade. Emma si diverte a spaventare alcuni "animaletti" che appaiono come piccole anemoni aperte ma che, appena avvertono una vibrazione vicina, si rintanano con una sorta di risucchio istantaneo. E giocando con le stelle marine e i paguri, arriviamo al blu, intenso, uno stacco netto dal bianco della sabbia. Un'acqua trasparente, calda, da non uscirne più. Ma il sole è alto e dobbiamo rientrare, altrimenti tra il riflesso dell'oceano, il bianco della sabbia e il sole a picco rischiamo, soprattutto Emma, di ustionarci.
IL CLIMA E LE MAREE
A luglio ci può essere qualche precipitazione, ma verso la fine del mese le piogge iniziano a lasciare il passo al sereno e i pochi rovesci sono comunque brevi. Le giornate sono per lo più soleggiate. Sempre meglio proteggere la pelle dei nostri bambini con schermi totali e, nel caso si prevedano lunghe passeggiate sulla spiaggia o un tuffo al largo per lo snorkeling, sarebbe bene far loro indossare anche una maglietta di cotone chiaro che schermi anche fisicamente i raggi, soprattutto sulla schiena e sulle spalle, oltre ovviamente a qualcosa per riparare la testa, come una bandana, anche mentre si fa il bagno.
Il fenomeno dell'alternarsi delle maree ha un ciclo di circa sei ore, a Zanzibar, ed è più visibile a sud, dato il fondale più basso, arrivando fino a quattro metri di dislivello tra alta e bassa marea durante gli equinozi. A luglio, la marea è alta al mattino, dall'alba fino alle 13 circa, poi l'oceano si ritira.
Tornando verso la riva, incontriamo Maya, la figlia di una signora rumena, Cezarina, in viaggio da sola con la mamma da ormai nove mesi, attraverso il Sud America, l'Oriente e ora l'Africa (ovviamente vi racconterò di lei la prossima volta). E con le quattro parole d'inglese che Emma conosce, complice la natura circostante, le bambine cominciano a giocare e conversare. E resteranno inseme fino a sera.
Prima di cena, ci impaniamo nella sabbia che, contrariamente a quella delle nostre spiagge, non è affatto fastidiosa, nemmeno quando si infila nei vestiti. È fresca, morbida. Vorrei restare così per sempre.
Un aperitivo al bar della guest house, nella penombra dell'imbrunire, sedute su vecchie barche riadattate e impreziosite da cuscini colorati. L'aria calda dall'oceano è inebriante, porta con sé profumi esotici e un senso di pace di cui ho bisogno. Di cui ognuno di noi avrebbe bisogno.
A cena ci uniamo ai nostri amici, sulla terrazza del ristorante, spazzata dalla brezza che fa danzare le fiammelle delle candele, le uniche luci nel buio oltre alle stelle sopra le nostre teste. Sempre a piedi scalzi. Magia. Suggestioni dell'isola.

Uhuru Beach Hotel a Jambiani, alba e colazione

Mi sveglio lentamente, quasi ancora nel buio, eppure sento il richiamo dell'oceano, musicale, ritmico, ipnotico. È l'alba. 

Lo staff è già al lavoro per sistemare tutto prima del risveglio dei clienti, ma la spiaggia è comunque quasi deserta. Si sentono gli uccelli cantare tra il verde e la brezza dell'oceano giocare con le fronde delle palme, che dondolano come ballassero una rumba. Sì, il paradiso deve essere così. Il paradiso è questo. Rientro e sveglio Emma per viverlo con lei che, ad occhi chiusi (è la terza mattina di seguito che si sveglia prima del sole), si fa portare in braccio fino alla sabbia. E la prima cosa che vede quando li apre è l'oceano. Ed è allora che il paradiso si completa, perché vedo sorgere il sole riflesso nei suoi occhi meravigliati...
L'aria è appena appena fresca e attendiamo l'ora della colazione, che inizia alle 7:00, giocando a disegnare il nostro saluto all'isola sulla battigia. È il momento ideale per fare il primo tuffo, dato che la marea è alta a quest'ora, ma non riusciamo ad andare oltre i fianchi, è ancora presto per noi, l'acqua non è abbastanza calda.
La colazione è abbondante, consumata sempre sulla terrazza che piano piano viene inondata dal sole.  Comprende frutta fresca (anguria, banana, ananas, papaia), spremuta d'arancia, caffè, tè o cappuccino, e il resto su ordinazione: Emma sceglie i pancake con il cioccolato fuso, io pane tostato con scrambled eggs (ebbene sì), che mi servono con una marmellata di banana e zenzero deliziosa.
Ancora qualche ora di Paradiso, con i piedi che continuano a vagare liberi sulla sabbia leggera e gli occhi che si riempiono di colori.
Salutiamo gli amici, quelli conosciuti a Iringa, mentre dividiamo il taxi (35$) con Cezarina e Maya, dirette anche loro a Stone Town. Loro per restare qualche altro giorno, noi per prendere il volo che ci porterà prima a Dar Es Salaam e poi in Italia. E l'unica cosa che lo rende tollerabile, oltre al pensiero dell'imminente viaggio a Bari per trascorrere qualche settimana in Salento con i nonni di Emma, è che ho portato la mia bambina nel paradiso di Zanzibar, mostrandole ancora una volta quanto la natura sia incantevole, quanto sia emozionante scoprire posti nuovi, conoscere persone che parlano altre lingue ma che, in fondo, hanno i nostri stessi sogni (e l'idioma differente è solo un ostacolo apparente, perché se si vuole comunicare il modo lo si trova), quanti sapori si possano assaggiare in giro per il mondo e quali siano le regole cui attenersi per viaggiare sicuri, rispettando persone e luoghi, senza perdersi il meglio (che non è di certo la baby dance sulla spiaggia o la TV nella hall di un albergo a quattro stelle). Infine, la certezza che possiamo sempre tornare, ecco cosa rende davvero tollerabile il fatto di lasciare l'isola: «Mamma, ci dobbiamo tornare! Non si può stare solo un giorno a Zanzibar... almeno tre!» (ecco, ho insegnato a mia figlia pure ad accontentarsi... e non è poco, no?).

Stefania Bergo

Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto.
La stanza numero cinque, Gli scrittori della porta accanto.
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