Gli scrittori della porta accanto
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Intervista a Enzo Fornione, musicista e poeta: «La parola colora il tratto della musica»

Intervista a Enzo Fornione, musicista e poeta: «La parola colora il tratto della musica»

Intervista a Enzo Fornione, musicista e poeta: «La parola colora il tratto della musica»

People A cura di Elena Genero Santoro. Intervista a Enzo Fornione, cantante, compositore, pianista e poeta: «Scrivendo canzoni, la parola, la poesia e la musica camminano l’una vicina all’altra. La parola colora il tratto della musica»

Oggi abbiamo il piacere di ospitare un artista a tutto tondo: Enzo Fornione, cantante, compositore, pianista, poeta, insegnante. Andiamo a scoprire tutti i suoi progetti.
Nella sua biografia, pubblicata sul sito www.istitutomusicaledronero.it, si legge che Enzo Fornione si è diplomato al conservatorio di Torino ed ha studiato jazz e composizione con Palmino Pia. Nel panorama della musica jazz è stato leader del gruppo New Swing Quartet.it (piano e voce) con il quale ha inciso un cd doppio live e ha vinto il primo premio al Festival di Voghera 2004, oltre ad essere stato ospite su RAI 1 nel programma “Periferie” ed essersi esibito in Italia e Francia.
Come Pianista si è esibito in vari concerti in tutta Italia. Con Luca Allievi ha registrato il cd “Milo” (Piano/Chitarra), un lavoro di sapore latin jazz con brani originali.
Ha collaborato con gli attori Corrado Vallerotti e Mario Bois presentando uno spettacolo musico/teatrale tratto dal film Novecento - La leggenda del pianista sull’oceano. Compone brani per rappresentazioni teatrali, film documentari, audio libri, collabora come arrangiatore e pianista in vari CD. È docente presso la FFM di Fossano (IT). Autore del libro Ladro di Parole, poesie a tema spirituale vincitore del premio giuria al Concorso Letterario Europeo “Penna D’Autore”.

Benvenuto nel nostro spazio virtuale, Enzo Fornione. Sei noto per essere un pianista, ma hai iniziato da ragazzino a suonare la fisarmonica. Ci racconti come è nato il tuo interesse per la musica e cosa ti ha spinto a spaziare tra più strumenti e più generi?


Da piccolo mi chiudevo nella macchina di mio padre poi mettevo le cassette audio e cantavo a squarciatola per ore finché mio padre decise di mandarmi a studiare musica in un paese li vicino. A mio padre piaceva molto la fisarmonica e io non conoscevo molto il mondo musicale e quindi iniziai da lì, avevo dieci anni. A tredici anni decisi, su suggerimento del mio insegnante delle medie, di studiare pianoforte. A vent'anni iniziai a scrivere canzoni e per accompagnarmi ed aiutarmi nella composizione pop iniziai a studiare la chitarra. Amo la musica classica ma il pop mi ha permesso di dire quello che avevo dentro.

Uno strumento che hai usato spesso è la tua voce: sei anche un cantante. Sei stato leader del gruppo New Swing Quartet, in cui eri voce e piano. Hai dei progetti futuri che ti vedono come cantante?

Ho un progetto musicale che si chiama “Via con me” un quartetto composto da piano/voce sax contrabbasso e batteria e proponiamo un concerto completamente dedicato a Paolo Conte.

Sei anche un compositore, nel 2016 hai inciso "The Orange Side", un album dove il pianoforte regna sovrano. Per me che l’ho ascoltato, il brano “Emission” è uno specchio d’acqua in cui il sole si riflette mentre “Resus” è pioggia sottile e persistente. Come è nata l'ispirazione per questo album? È corretto definirla un'opera intimista?

Intimista mi piace, la ricerca del lato arancione ( colore della meditazione e della creazione ) che è dentro di noi, comunicare il nostro mondo con le cose che ci circondano, senza paura. Dalla natura alla vita, dalla strada verso l’infinito al fermarsi nel respiro presente.




Hai inciso un disco, “Milo”, dal sapore latin jazz, Enzo Fornione e Luca Allievi (piano e chitarra). Come nasce l'idea di creare un album a più mani? Come si riesce a fondere diverse ispirazioni in un'unica opera? 
È stato tutto molto naturale, Luca è un mio grande amico ed abbiamo deciso di “regalarci” un lavoro insieme. Io in quel periodo avevo delle composizioni latin ed anche lui aveva appena scritto un progetto sullo stile, abbiamo deciso di arrangiare i brani dandogli un’ impronta conforme al nostro modo di scrivere.

La tua musica si è fusa con altri generi artistici, perché hai composto anche dei brani per il teatro. Vuoi raccontarci qualcosa di questa esperienza?

Comporre musica strumentale per il teatro è molto affascinante, personalmente amo prima improvvisare guardando gli attori durante le prove e in un secondo momento portare l’improvvisazione alla composizione. Un fattore importante è la collaborazione con il regista. Un’intenso scambio di idee e confronti permette di lavorare meglio e più rapidamente.

Il tuo lato creativo si manifesta nella composizione di brani musicali, ma anche di testi letterari, infatti hai pubblicato una silloge poetica, Ladro di parole, a tema spirituale. Quanto sono distanti la poesia e la musica per te?

Scrivendo canzoni ritengo che la parola, la poesia e la musica, camminino l’una vicina all’altra. La parola colora il tratto della musica.

Sei un compositore e anche un insegnante di composizione musicale. Nel processo creativo, quanto conta l'ispirazione e quanto la tecnica? Quanto il talento e quanto l'applicazione? Che cosa consigli ai ragazzi che vogliono diventare musicisti e compositori?

Ispirazione, tecnica, sensibilità, conoscenza, e poi lasciarsi trasportare da quello che dice il cuore, tutte cose fondamentali. Il talento è importante ma se non c’ è la conoscenza si può andare incontro ad errori che creano insicurezze che distraggono facendo svanire tutto. Il consiglio più importante è quello di studiare, ma soprattutto di confrontarsi perché aiuta a crescere, comprendere il nostro livello e capire come fare per migliorarci ogni giorno, è fondamentale perché si può sempre migliorare.

Enzo Fornione, hai dei progetti futuri che ci vuoi anticipare?

Sto lavorando ad un secondo disco che avrà come “attori” il pianoforte e il violoncello. Un CD più romantico che intimista. Spero che tra qualche mese possa essere inciso e pubblicato.

Grazie per essere stato con noi!

Grazie a voi.



Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Il tesoro dentro, PubMe Collana Gli Scrittori della Porta Accanto (terza edizione).
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.
Ovunque per te, PubMe.
Claire nella tempesta, Leucotea.
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Night Market of Ghosts, il progetto musicale di Graziana Mirabella e Federico Mele

Night Market of Ghosts, il progetto musicale di Graziana Mirabella e Federico Mele

Night Market of Ghosts, il progetto musicale di Graziana Mirabella e Federico Mele

People A cura di Andrea Pistoia. Intervista ai Night Market of Ghosts, il progetto musicale di Graziana Mirabella e Federico Mele: il punk rock per parlare di società, immigrazione e precariato.

I Night Market Of Ghosts nascono come progetto post punk parallelo dopo una lite di coppia su chi avesse lasciato i piatti sporchi nel lavello per giorni.
I Night Market of Ghosts nascono come progetto musicale di Graziana Mirabella e Federico Mele, entrambi residenti a Milano.

Benvenuti a Graziana Mirabella e Federico Mele, innanzitutto parlateci un po’ di voi. Ovvero chi siete, qual è stata la vostra crescita artistica personale e quali i vostri esordi.

Ciao, prima di tutto grazie per l’invito.
Il nostro progetto nasce nei primi mesi del 2017, quando abbiamo deciso di raccogliere tutte le varie idee e i pezzi che avevo abbozzato e di dare loro un’impronta più seria e attuale. All’inizio scrivevo principalmente musica acustica, dopo aver provato inutilmente a formare una band dopo l’altra. Ma vuoi per divergenze artistiche, vuoi per differenti priorità, mi sono ritrovato con in mano la chitarra acustica.

Fino al momento in cui avete deciso di realizzare un progetto insieme. Com’è nato questo vostro sodalizio?

Beh, il fatto di vivere insieme ha indubbiamente aiutato. Passavo molto tempo nello studio a provare i miei pezzi, e Graziana ha iniziato a dare consigli e pareri molto interessanti, fino a quando abbiamo capito e deciso che il progetto funziona meglio come duo, dove ognuno porta le sue idee ed il proprio bagaglio di esperienza.

Come avete scelto il nome del gruppo, Night Market of Ghosts? Cosa volevate comunicare?

In realtà il nome del progetto è nato in maniera abbastanza casuale. Pensavamo a qualcosa che riassumesse quelli che sono i temi trattati dalle nostre canzoni, ma non trovavamo la chiave corretta. Un giorno ci venne in aiuto Werner Herzog, che in un suo documentario parlava di questo “mercato notturno di spettri” e la definizione ci ha colpito tanto da decidere di utilizzarla come nome della band.

Graziana Mirabella e Federico Mele, siete un duo. Ma, mi chiedevo, ognuno ha una sua mansione, un suo ruolo specifico, o vi interscambiate a seconda dell’ispirazione del momento?

Sostanzialmente entrambe le cose! Ovviamente io sono molto più ferrato sulla parte musicale. I riff di chitarra e i vari giri di accordi sono in genere un compito mio, Graziana ha scritto molti dei nostri testi e ha contribuito molto agli arrangiamenti. Non possiamo non citare il nostro produttore Gabriele che con la sua esperienza e il suo gusto ha dato un suono molto più completo e definito a tutto l’album.

Parliamo adesso del vostro EP, interamente auto prodotto: si può ricondurre a un genere specifico? In tal caso, sieste stati influenzati da qualche gruppo musicale o artista? È stata una scelta voluta o ‘scoperta’ solo a lavoro terminato?

Inquadrarci in un unico genere mi risulta difficile (ride, NdR). In realtà ci siamo trovati a partire dal classico rock acustico, ma con il tempo durante le registrazioni ci siamo accorti che quello non era proprio il sound che stavamo cercando; così abbiamo fatto degli esperimenti, contaminato con altri generi, fino a raggiungere il risultato che potete sentire.

C’è un messaggio di fondo nel vostro album? Lo si scopre ascoltando una canzone specifica o bisogna ‘leggere tra le righe’ per scoprirlo?

Ovviamente sì, quando scrivi lo fai sempre per dare una tua interpretazione di un argomento, e noi non facciamo eccezione.
Le nostre canzoni parlano delle condizioni in cui si trova la società oggigiorno. Principalmente ci siamo concentrati sulla condizione dei lavoratori, e su come il fatto di essere solo dei numeri sacrificabili e sacrificati al profitto influisca sulle vite delle persone: dal mero trattamento economico alla gabbia vestita da libertà che è la vita quotidiana, alle ripercussioni che questo ha sui rapporti interpersonali, fino alla brutalizzazione che subiamo dai social, usati come sedativo e valvola di sfogo per le nostre frustrazioni. Tutto teso a scollarci dalla realtà per essere lavoratori sempre più produttivi e consumatori sempre più influenzabili e controllabili.

Restiamo sempre sulla ‘genesi’ di una canzone: realizzate prima la musica e poi il testo oppure non avete un iter fisso?

Non esiste un percorso specifico per scrivere una canzone, tutto dipende dall’idea. Se ad esempio Graziana scrive un testo a proposito di un argomento, a seconda del tema trattato e dell’idea alla base del testo io cerco di dare alla musica un’atmosfera che rafforzi le parole e le emozioni che queste devono suscitare in chi ascolta. Viceversa nel momento in cui io presento un giro di accordi o una traccia musicale, ci sediamo e riflettiamo su quello che la musica ci suscita, e da quel punto ragioniamo sul tema da trattare per rendere il brano più efficace possibile.

Ogni pezzo è come un figlio per l’autore, ma ce n’è uno (o più di uno) in particolare che identifica i Night Market of Ghosts, che vi mette a nudo e che sentite particolarmente vostro? Una canzone, insomma, in cui ci avete messo il cuore?

Non credo ci sia un brano che sentiamo più nostro di altri, sinceramente. Ogni canzone è nata dal momento in cui è stata scritta, e porta dentro quello che eravamo nel momento del suo concepimento. È come una fotografia; quando riguardi le vecchie foto raramente ne hai una alla quale sei più affezionato, perché ognuna ti riporta al momento in cui è stata scattata, a quelle sensazioni e alla situazione nella quale ti trovavi. Ecco, per i nostri brani sento qualcosa di simile.


Veniamo ai brani che possiamo già ascoltare: volete parlarcene un po’?

Per il momento sono usciti solo un paio di singoli. Il primo lo abbiamo intitolato Famagosta M2 perché tratta proprio dell’argomento di cui discutevamo prima, cioè il senso di alienazione e la paradossalità in cui la società attuale ci costringe a vivere. Per farti un esempio da scritta sul muro: ti trovi un lavoro per comprarti la macchina per andare al lavoro; questo è il paradosso di cui ti parlo, un continuo stimolo a guadagnare di più per poterti permettere uno stile di vita che in realtà non potresti comunque mantenere, perché sacrificherai la maggior parte del tempo al lavoro che ti permetta il denaro per sostenere quello stesso stile di vita che brami. Anche solo dirlo è paradossale, un cane che si morde la coda. Prova a controllare tutte le pubblicità delle auto che trovi in tv o sui giornali: distese sconfinate e solo tu alla guida del tuo SUV lungo una strada tortuosa verso la libertà… poi dozzine di quegli stessi SUV sono incolonnati in tangenziale alle 8 del mattino e il concetto di libertà viene relegato al sabato, magari, o a quei quindici giorni di ferie dove sarai comunque incolonnato con altri come te ansiosi di sfuggire dalla città e che alla fine si ritroveranno come te nello stesso caos ma in posti diversi, stressati dal fatto di dover spremere al massimo quelle poche ore che sono concesse per essere davvero se stessi. Il risultato non cambia.
Il secondo singolo, DOA – Born in the wrong part of sea, tratta di un altro argomento che ci sta molto a cuore: il fenomeno migranti. Abbiamo avuto la fortuna di conoscere alcuni ragazzi che hanno effettuato questi viaggio e abbiamo iniziato a immaginare come possa essere prendere una decisione del genere: abbandonare la propria casa, i propri affetti, e partire consapevoli che se siamo fortunati potremo non morire durante il viaggio, in mano a gente senza alcun rispetto per la vita umana. Il protagonista del brano lascia una casa in fiamme per mettere la propria vita su una di quelle maledette bare galleggianti che solcano il mediterraneo. Abbiamo deciso di trattare questo argomento perché ci siamo stancati di vedere queste vite prese e sfruttate in ogni circostanza. Sono sfruttati quando sono nelle loro case, vittime di guerre decise da altri, o da politiche che svendono le risorse delle loro nazioni per puro tornaconto personale senza investire sul benessere del popolo; sono sfruttati dai delinquenti che li spingono a vendere ogni cosa, o magari a promettere anni di lavoro per pagarsi traversate che durano spesso anni, non mesi ma anni, per raggiungere una speranza; sono sfruttati anche da chi li utilizza come bandiera o slogan elettorali, e nel dire questo non sto accusando una sola parte politica o dell’opinione pubblica, ma l’intero carrozzone, da destra a sinistra. Noi ci siamo limitati ad immaginare una storia, che di immaginario ha ben poco, basandoci sui racconti dei ragazzi che abbiamo conosciuto, e di portarla in musica, e speriamo che questa canzone non venga strumentalizzata da nessuno, ma aiuti a comprendere la situazione di questi ragazzi.

Ho apprezzato molto i video che avete realizzato per far conoscere i brani su youtube. Raccontateci un po’ la loro genesi e tutto ciò che ci sta intorno.

Volevamo fare qualcosa di nuovo, fondamentalmente. Il video di Famagosta M2 è a tutti gli effetti un videogioco, un classico platform in stile retrogaming. Abbiamo pensato a quello che la canzone dice, e abbiamo strutturato il gioco in modo tale che trasmettesse le sensazioni che il pezzo suscita. Su YouTube abbiamo caricato il video di una sessione di gioco, ma il platform è caricato e giocabile sul nostro sito www.nightmarketofghosts.com.
Per quanto riguarda il video di DOA – Born in the wrong part of sea, semplicemente ci siamo limitati a ribaltare le parti, con le immagini di un piccolo profugo italiano che lascia casa e affetti in cerca di un futuro migliore. Tutto questo viene raccontato attraverso la pagina di un social network, dove personaggi “inventati” che si scambiano like e commenti sotto i vari post. Ci siamo ovviamente limitati a rappresentare tre. Grandi macro categorie di utente social, ma che crediamo rappresentino abbastanza fedelmente la situazione italiana attuale; si parte da quello che oggi viene definito “radical chic”, persona che si ritiene di pensiero libero e aperto ma che non indugia mai a far notare e mettere in risalto l’alta opinione che ha di se, cercando sempre di ridicolizzare le idee altrui, e si arriva al classico “leone da tastiera” che non aspetta altro che di sfogare le proprie frustrazioni attraverso i social, preferibilmente dando la colpa a qualcun altro, e cercando di dare un’immagine di se come quella di persona retta e di buon cuore, quando poi i suoi commenti e le sue azioni social rivelano l’esatto opposto. Ovviamente tra queste figure spicca quella che per noi rimane la peggiore e più pericolosa e dannosa: l’uomo di potere, il politico che sfrutta queste vicende per accaparrarsi voti, da un lato e dall’altro.

Passiamo all’album: dateci qualche informazione in più a riguardo.

Per ora stiamo finendo di registrare le ultime parti, credo che entro la fine di novembre saremo pronti a rilasciarlo. Comprenderà i due singoli di cui abbiamo parlato e altri tre o quattro brani; forse anche una cover, ma questo sarà un elemento da valutare a registrazioni finite. Per ora purtroppo non posso dire di più.

Abbiamo parlato del presente ma non del futuro: cosa succederà nei prossimi mesi ai Night Market of Ghosts? Avete già qualche data o progetto inerente all’album?

Per ora la priorità è quella di finire l’EP, ma stiamo prendendo contatti per suonare dal vivo. Comunque anche per quanto riguarda i live, cercheremo di mettere in piedi uno spettacolo che non sia il solito concerto, ma è troppo presto per dirlo. Per ora ci godiamo il momento dell’uscita del disco e della preparazione del tour, ma faremo avere nostre notizie!

Graziana Mirabella e Federico Mele, grazie e in bocca al lupo per il vostro progetto.

Grazie a te per la chiacchierata, alla prossima.



Andrea-Pistoia

Andrea Pistoia
Nasco in una solare giornata di luglio a Vigevano. A dodici anni scoppia l’amore per la letteratura. Affronto la scuola come un condannato a morte. In compenso la mia cultura extra-scolastica cresce esponenzialmente. Dopo due anni vissuti a Londra, torno in Italia come blogger, giornalista, recensore di fumetti e sceneggiatore di un fumetto online per una nota casa editrice. Chitarrista dei ‘Panama Road’, direttore editoriale di una fanzine online.
Ancora e mai più (nelle mutande), Youcanprint.
Di donne, di amori e di altre catastrofi, Youcanprint.
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Intervista ad Andrea Franco, musicista e scrittore

Intervista ad Andrea Franco, musicista e scrittore

Intervista ad Andrea Franco, musicista e scrittore

People A cura di Loriana Lucciarini Andrea Franco, compositore e autore, fondatore di Tosca Enoteca Bistrot, per diffondere la cultura a 360°.

Andrea Franco, classe 1977, inizia a suonare il pianoforte a 5 anni. La passione diventa un lavoro a partire dal 1993 quando inizia a esibirsi in locali, ristoranti, balere, piazze, suonando le tastiere, a volte come solista a volte come leader di gruppi più o meno complessi.
Iscritto alla SIAE con la qualifica di compositore e autore, ha scritto oltre 50 brani per voce o strumentali, per accompagnare le sue serate danzanti. Si è esibito in oltre 700 live e, ultimamente, ha suonato in due rock band (una tribute band di Elisa), ma i progetti per il momento sono fermi.
Sta però lavorando a un testo teatrale per il quale scriverà anche le linee melodiche. Vorrebbe lavorare maggiormente con le compagnie teatrali, portando in giro per l'Italia la sua musica realizzata appositamente per le scene.
È un grande appassionato di Opera Lirica e ha pubblicato alcuni fascicoli digitali su alcune delle più famose: Tosca (che è anche il nome del nuovo risto-pub che ha aperto), Il Barbiere di Siviglia, La Traviata e L'Elisir d'Amore.
Tra i progetti in corso d’opera, non posso non menzionare Tosca Enoteca Bistrot, il nuovo locale inaugurato a ottobre, che vuole essere un luogo polifunzionale di degustazioni gourmet, di incontri di narrativa e musicali, per diffondere la cultura a 360 gradi.

Intervista ad Andrea Franco, compositore e autore di canzoni e testi teatrali

Ciao Andrea, grazie per essere qui! È davvero un onore ospitarti nel salotto de Gli Scrittori della porta accanto. Partiamo subito con le domande: parlaci del tuo ultimo lavoro: quali tematiche affronti? In che modo è stato concepito l’album? Ti sei avvalso di qualche collaborazione particolare?

Ho lavorato con la musica per oltre quindici anni. Quando avevo cinque anni chiesi ai miei di studiare pianoforte e mi assecondarono. Così, oggi, pur senza aver mai eccelso con lo studio, mi ritrovo trentacinque anni di dita gettate a far musica sulla tastiera! 
Non compongo con regolarità da molti anni, ma ultimamente, complice l’esperienza con una band rock per la quale ero pianista/tastierista, avevo ripreso a definire qualcosa. Nulla che io abbia portato a termine. Tematiche? Diverse da quelle che mi prendevano da adolescente. Ora vado nell’intimo, nei dubbi, nei percorsi, nelle scelte. Ecco, provo a scavare a fondo, raccontando l’io. 
Collaborazioni? Quella della mia band, che mi ha aiutato a definire, di volta in volta l’arrangiamento e l’atmosfera giusta.
Adesso sto lavorando a un nuovo progetto teatrale, quindi le prossime composizioni saranno il tema di accompagnamento per un monologo. Ma è presto per parlarne…

Quale aspetto della vita comune ti permea nella composizione dei pezzi musicali?

Le difficoltà, le scelte, appunto. La ricerca del domani in contrapposizione col passato. E la semplicità, perché è la cosa più difficile da spiegare con completezza.

La parola scritta e la parola musicata. Il lavoro dello scrittore e quello del compositore non è poi così differente: lo scrittore tesse storie fatte di parole e inchiostro; il musicista tesse storie tenute insieme da note e emozioni. Ti senti vicino a qualche scrittore del passato o contemporaneo, per il modo di comunicare?

Be’, se dovessi scegliere uno scrittore forse direi il vecchio Baricco. Ma in fin dei conti, da amante dell’opera lirica ti dico che vorrei essere bravo come i librettisti delle opere di Puccini, Verdi, Donizetti. Ecco, l’opera è l’unione perfetta tra le varie arti, quindi è lì che vorrei trovare la giusta ispirazione.


A quale genere letterario assoceresti la tua produzione musicale?

A nessuno, non per quella passata, perlomeno. Quella del futuro… fantascienza, perché mi piacerebbe lavorare sulle atmosfere.

C’è un libro o un film tratto da un'opera letteraria che ti hanno ispirato un brano o parte di esso? Anche solo per l'atmosfera, l'ambientazione, la storia, le situazioni o i dialoghi tra i personaggi?

Be’, qui la risposta è semplice. Il libro è La principessa sposa di William Goldman, trasformato nel bellissimo film “La storia fantastica”, con le musiche di Mark Knopfler!

C'è un protagonista letterario che ti ha colpito così tanto, da ispirarti in passato o su cui baserai parte del tuo lavoro nel prossimo futuro?

In passato forse Aragorn e Il Signore degli anelli. C’è un mio valzer lento, che suonavo spesso nelle mie serata quando lavoravo solo come musicista, che si intitola Lorien. 
In futuro prenderò spunto dalle vicende di Stevanin, serial killer italiano, di cui ho scritto il romanzo (Lungo la via del pensiero) e che vorrei trasporre per il teatro.

Una domanda personale: cosa c’è nella tua playlist? Quali libri sono sul tuo comodino? E quali serie tv o film sono caricate sul portatile?

Nella playlist ci sono Elton John, Dire Straits, Puccini, Verdi, Bellini, Donizetti… 
I libri sul comodino, meglio non contarli!
Serie tv? Ora devo vedere la seconda serie di Stranger Things, con la mia amata Winona Ryder!

Ringrazio Andrea Franco per averci dato il punto di vista, prima di scrittore e poi di musicista, nella doppia intervista pubblicata su questo sito. 


Alla persona eclettica qual è, esprimo da parte di tutto il team de Gli scrittori della porta accanto il più grande in bocca al lupo per le sue mille attività; perché Andrea è uno che non si ferma mai e una ne pensa e… cento ne scrive, ne musica e ne fa! :-D



Loriana Lucciarini
Impiegata di professione, scrittrice per passione. Spazia tra poesia e narrativa. Molte pubblicazioni self e un romanzo “Il Cielo d'Inghilterra” con Arpeggio Libero. È l'ideatrice e curatrice delle due antologie solidali per Arpeggio Libero, la prima di favole per Emergency “Di favole e di gioia” nonché autrice con la fiaba “Si può volare senza ali” e la seconda di “4 Petali Rossi – frammenti di storie spezzate”, racconti contro il femminicidio per BeFree. È fondatrice e admin di “Magla-l'isola del libro”.
Una felicità leggera leggera, Le Mezzelane, è il suo ultimo romanzo.
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Intervista a Emiliano Guiducci, voce e basso dei Kriya

Intervista a Emiliano Guiducci, voce e basso dei Kriya

Intervista a Emiliano Guiducci, voce e basso dei Kriya - People, Musica
Foto di repertorio di Cristina Aruffo, con Emiliano Guiducci, Fabio Pellegrini e Daniele Zangara, sostituito nell'attuale formazione da Giorgio Natangeli

People | A cura di Loriana Lucciarini. Emiliano Guiducci, voce e basso dei Kriya. Un cammino durato 5 anni, una tappa di arrivo: l'Ep Ordine ed autodisciplina del 2011, ancora oggi sui palchi di Roma con successo, in attesa del nuovo album.


I Kriya nascono a novembre del 2007 e sono il frutto di una selezione durata cinque anni. Un laboratorio artistico, un'open project che ha visto confrontarsi in sala prove e sul palco diversi musicisti della scena romana, dai più sconosciuti e talentuosi a molti già affermati, compresi turnisti e professionisti del settore. Un progetto nato dall'iniziativa di Emiliano Guiducci, poli strumentista e compositore che dopo anni di esperienze, sia in studio che sui palchi più importanti della capitale decide di mettersi in gioco in prima persona e di iniziare un percorso che lo porterà alla formazione di una sua band; dopo anni di sperimentazione, infatti, la formazione si cristallizza nell'attuale line-up con Emiliano, basso e voce solista, Fabio Pellegrini,chitarra e cori, e Daniele Zangara, batteria, percussioni e cori [l'attuale batterista è invece Giorgio Natangeli, ndr] .
Il periodo che precede la nascita ufficiale della band vede la pubblicazione di un cd singolo (Sovraccarico) ed il raggiungimento di importanti traguardi come le semifinali nazionali di Rock targato Italia, nel frattempo radio e tv locali accendono microfoni e riflettori su un esperimento musicale che, giorno dopo giorno, assume un carattere sempre più deciso.
da www.kriyarock.com
L'attuale formazione dei Kriya prevede Emiliano Guiducci, basso e voce solista, Giorgio Natangeli alla batteria, Fabio Pellegrini chitarra e Paola Cimellaro cori.



Intervista a Emiliano Guiducci


Emiliano Guiducci
Ciao Emiliano Guiducci, grazie per essere qui! Benvenuto, assieme ai Kriya di cui sei il portavoce, nel salotto de Gli Scrittori della porta accanto. Partiamo subito con le domande, parlaci del tuo ultimo lavoro: quali tematiche affronti? In che modo è stato concepito l’album? Ti sei avvalso di qualche collaborazione particolare?
In Non innamorarti di lei descrivo il dolore e la delusione scaturiti per un amore mancato, Orizzonte degli eventi racconta la stessa storia a distanza di un anno, e descrive la fase del superamento e della comprensione. Emergono danzando e Come l’acqua come il fuoco raccontano il coronamento di una ricerca interiore durata più di un decennio e sfociata nella mia conversione al Buddismo. Esma è il brano a cui tengo di più, è il pezzo più cattivo che i Kriya abbiano mai composto, è dedicato ad Adolfo Pérez Esquivel, ed è basato sulle testimonianze dei sopravvissuti alla dittatura di Videla.
Poi c’è Lei non è pazza che è una storia a parte: è il brano che ho scritto per La Bilancia dei mondi divisi (Youcanprint), un romanzo che ho contribuito a scrivere insieme a Veronica C. Aguilar che, bontà sua, mi ha voluto nel progetto. Il pezzo è una descrizione della condizione psicologica della protagonista, dilaniata tra le visioni che lei vive come reali e quello che le viene detto dalla famiglia che la fa curare da uno psicologo.

Quale aspetto della vita comune ti permea nella composizione dei pezzi musicali?
Tutti, mi piace scrivere soprattutto di tematiche filosofiche ma quando una storia mi squarcia il ventre da dentro come Alien non mi tiro indietro ed esco fuori dalle mie consuetudini.

La parola scritta e la parola musicata. Il lavoro dello scrittore e quello del compositore non è poi così differente: lo scrittore tesse storie fatte di parole e inchiostro; il musicista tesse storie tenute insieme da note e emozioni. Ti senti vicino a qualche scrittore del passato o contemporaneo, per il modo di comunicare?
Assolutamente mi sento vicino a Nicolai Lilin, adoro la sua scrittura cruda, senza fronzoli, quasi brutale.

A quale genere letterario assoceresti la tua produzione musicale?
Con questa domanda potrei scriverci un trattato; limitandomi a parlare dei Kriya posso paragonarli ai romanzi di Edgar Allan Poe: abbiamo sempre usato la musica per esorcizzare le nostre rispettive oscurità fondamentali.



C’è un libro o un film tratto da un'opera letteraria che ti hanno ispirato un brano o parte di esso? Anche solo per l'atmosfera, l'ambientazione, la storia, le situazioni o i dialoghi tra i personaggi?
Alla regina - il brano di Ordine ed autodisciplina, il nostro precedente EP - è ispirata a una principessa guerriera mongola, di cui si parla nel Milione di Marco Polo.

C'è un protagonista letterario che ti ha colpito così tanto, da ispirarti in passato (se sì, cosa e in che modo?) o su cui baserai parte del tuo lavoro nel prossimo futuro?
C’è ne sono svariati ma io rilancio con un pittore: sono affascinato da Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio e, sicuramente, in futuro scriverò su di lui.



Una domanda personale: cosa c’è nella tua playlist? Quali libri sono sul tuo comodino? E quali serie tv o film sono caricate sul portatile?
Nella mia chiavetta trovi di tutto, dai Korn a Ivano Fossati passando per i Depeche Mode, i Cream e John Lee Hooker. Trovo che la ricchezza e la pluralità di stimoli nutra l’intelletto e sono contro ogni forma di omologazione culturale.
Libri: ora c’è Murakami, me lo hanno regalato e mi sta piacendo molto, ma c’è anche Un tappeto di boschi selvaggi di Nicolai Lilin, Confucio, L’arte della guerra di Sun Tzu, Così parlò Zaratustra di Nietzsche. Vale lo stesso discorso fatto per la musica: nessuna omologazione.
Serie tv? Game of Thrones, Vikigs, Davinci’s Deamons, Black Sails, Narchos.

Ringrazio Emiliano dei Kriya per l’intervista. Esprimo da parte di tutto il team de Gli scrittori della porta accanto il più grande in bocca al lupo per la pubblicazione del nuovo EP, vi seguiremo, ragazzi!




Loriana Lucciarini
Impiegata di professione, scrittrice per passione. Spazia tra poesia e narrativa. Molte pubblicazioni self e un romanzo “Il Cielo d'Inghilterra” con Arpeggio Libero. È l'ideatrice e curatrice delle due antologie solidali per Arpeggio Libero, la prima di favole per Emergency “Di favole e di gioia” nonché autrice con la fiaba “Si può volare senza ali” e la seconda di “4 Petali Rossi – frammenti di storie spezzate”, racconti contro il femminicidio per BeFree. È fondatrice e admin di “Magla-l'isola del libro”. Una felicità leggera leggera, Le Mezzelane, è il suo ultimo romanzo.
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Intervista a Gino Marchitelli, compositore, musicista e scrittore

Intervista a Gino Marchitelli, compositore, musicista e scrittore

Intervista a Gino Marchitelli, compositore, musicista e scrittore

People | A cura di Loriana Lucciarini. Le mille anime di Gino Marchitelli, compositore, musicista, scrittore ma anche di più. Autore di racconti per bambini a favore delle popolazioni colpite dal terremoto e di testi sulle grandi Stragi italiane.

L’ospite di oggi ha talento per le parole, siano quelle che danno vita a storie d’inchiostro, sia quelle che vibrano di musica: Luigi Pietro Romano Marchitelli detto “Gino”, compositore, musicista e scrittore, finalista al concorso Il Camaleonte 2013 al Salone del Libro di Torino con un pezzo dedicato agli operai morti alla Thyssen Krupp. Nato a Milano, classe 1959, politicamente impegnato, presidente dell’associazione culturale “Il Picchio” di San Giuliano Milanese. Componente del direttivo A.N.P.I. di San Giuliano Milanese, è attivo anche con pubblicazioni di tipo sociale e storico. Nel maggio 2017 ha pubblicato il racconto illustrato per bambini “Ben, Tondo & Gatto Peppone” (Vento di Zephiro Editore), legato al progetto di viaggio in bicicletta per raccogliere fondi per i paesi colpiti dal terremoto: 1.200Km, da Milano alla provincia di Brindisi. Il progetto ha ottenuto un ottimo successo e partecipazione, raggiungendo la cifra di 10.000€ che serviranno a realizzare dei laboratori didattici a favore dei bimbi. Di questo viaggio, racconterà nel nuovo lavoro di prossima pubblicazione: “Il diario della bicicletta”.



Gino Marchitelli esordisce nel 2012 con il noir “Morte nel Trullo”, a cui seguono “Qvimera” e “Il Pittore”, romanzo pluripremiato tradotto in inglese in formato e-book e distribuito in tutti i Paesi di lingua anglofona. Per quest’ultimo romanzo Marchitelli è premiato con il diploma d’onore all’opera inedita 2013 al Premio internazionale di letteratura Il Molinello, menzione speciale alla Provincia in Giallo 2014 di Garlasco (PV). Nel 2014 firma un contratto editoriale con la Fratelli Frilli Editori per la realizzazione di tre romanzi noir e, a fine ottobre, esce “Milano non ha memoria” ottenendo un buon successo editoriale, cui seguono “Sangue nel Redefossi” nel 2015 e “Milano, il segreto di piazza Napoli” nel 2016.
A questa produzione letteraria se ne associa un’altra di auto pubblicazione: il libro di testimonianza “Una storia di tutti” sulle Stragi, da piazza Fontana e l’assassinio di Pino Pinelli alla strage della Stazione di Bologna; “Il Barbiere zoppo – 1969 Una ragazza e la scoperta della Resistenza” che narra la storia di resistenza partigiana nella provincia di Macerata (inizialmente pubblicato in crowdfunding è stato poi edito da Infinito Edizioni). Nel 2017 esce “Milano tra utopia e rivoluzione”, ambientato tra il 69 e il 74, che prosegue la storia di Lidia, conosciuta nel primo volume. Ha inoltre realizzato e prodotto il dvd “Siamo i ribelli della montagna”, videointervista ai partigiani protagonisti della liberazione della Val D’Ossola nel 1944. 


Intervista a Gino Marchitelli

Marchitelli è scrittore, compositore e musicista. Approfitterò della sua doppia veste per fargli un’intervista andata e ritorno: la prima come scrittore, l’altra come compositore musicale. Nell’intervista che segue si affronterà il tema dal punto di vista del musicista, con domande specifiche.

Siamo pronti per partire, prima però voglio ringraziare Gino per essere qui con noi nel salotto de Gli Scrittori della porta accanto. E ora, le domande. Parlaci del tuo ultimo lavoro: quali tematiche affronti? In che modo è stato concepito l’album? Ti sei avvalso di qualche collaborazione particolare?
In realtà scrivo e musico canzoni da molto tempo, così come suono la chitarra da almeno trentacinque anni – anche se non sono un espertissimo – e strimpello il pianoforte da sei. Però non ho mai prodotto un album anche se pare essere giunto il momento dopo le due ultime canzoni che ho scritto e dedicato a Pino Pinelli, il ferroviere “caduto” da una finestra della Questura di Milano nel 1969 e l’ultima a Peppino Impastato. I tempi sono maturi… prima però realizzo un cd di canzoni per bambini tratte dal mio libro “Ben, Tondo e gatto Peppone”….
Per la musica collaboro con Giorgio Fassi della Brigata Puglisi.

Quale aspetto della vita comune ti permea nella composizione dei pezzi musicali?
In particolare l’amore e i sentimenti “d’amore” in genere – per i figli, per gli anziani, per la classe operaia che va scomparendo inesorabilmente… e poi le stesse cose che metto nei miei romanzi. I temi sociali forti, ciò che vedo intorno a me e che non condivido, il mondo migliore per il quale mi impegno e lotto tutti i giorni.

La parola scritta e la parola musicata. Il lavoro dello scrittore e quello del compositore non è poi così differente: lo scrittore tesse storie fatte di parole e inchiostro; il musicista tesse storie tenute insieme da note e emozioni. Ti senti vicino a qualche scrittore del passato o contemporaneo, per il modo di comunicare?
Amo la musica prog quindi mi ritrovo molto nei testi e nelle emozioni, spesso velate, di quel genere di musica che cercava di portare messaggi ed emozioni in poche frasi con musiche eccellenti come contenitore. Oggi trovo che le parole e i testi più importanti – a parte l’inarrivabile Francesco Guccini – le propongano e mettano in musica alcuni gruppi e autori Rap come gli Assalti Frontali e Kento di Roma. La parte musicale è per me meno interessante, ma i testi sono notevoli. Credo di ritrovare qualcosa del mio comunicare in musica prendendo spunto un po’ dagli scritti di Ignazio Silone ma in realtà per me è il contrario, io scrivo romanzi, amo la musica, ma parto dalla scrittura.

A quale genere letterario assoceresti la tua produzione musicale?

Forse più che il genere parlerei di singoli autori tipo Kerouac per le ambientazioni, Vasco Pratolini per la descrizione umana di grande sensibilità della gente comune.

C’è un libro o un film tratto da un'opera letteraria che ti ha ispirato un brano o parte di esso? Anche solo per l'atmosfera, l'ambientazione, la storia, le situazioni o i dialoghi tra i personaggi?
No. Come dicevo prima è il contrario, sono io che scrivo (romanzi). Altresì, mi portano ispirazione ai testi e brani che compongo le situazioni di viaggio e l’osservare ciò ce mi circonda.

C'è un protagonista letterario che ti ha colpito così tanto, da ispirarti in passato o su cui baserai parte del tuo lavoro nel prossimo futuro?
Un protagonista vero e proprio no. Negli ultimi tempi mi viene sempre più spesso voglia di mettermi a leggere Jack London, ho come la sensazione che da lì troverò o ri-troverò qualcosa che mi farà riprendere a comporre musica. Se mi chiedi il perché non te lo so dire… è una sensazione forte sotto pelle.


Una domanda personale: cosa c’è nella tua playlist? Quali libri sono sul tuo comodino? E quali serie tv o film sono caricate sul portatile?
Per iniziare niente film o serie tv sul portatile. I film amo vederli soprattutto al cinema o rivederli al nostro circolo letterario quando organizziamo momenti di proiezione privata, ho voglia però di rivedere una rassegna che avevo visto da studente in IV superiore al cinema Leonardo nella zona universitaria di Milano Lambrate, città studi: Woodstock, Yessongs, Abbey road, Pink Floyd at Pompeii...
Sul comodino ho diversi noir da leggere, soprattutto i nordici e della Fratelli Frilli Editori e un bel rientro su Jack London e Maupassant.
Nella mia playlist – non ci posso far nulla – ritornano sempre e costantemente gli autori prog italiani e internazionali per cui Genesis, ELP, Led Zeppelin, Jethro Tull, Pentangle, Deep Purple, Procol Harum, Jefferson Airplane, Jimy Hendrix, Doors, Gentle Giant, Van Der Graaf Generator, King Crimson, Premiata Forneria Marconi, Banco del Mutuo Soccorso. Tra i cantautori Guccini e De Gregori e, ultimamente un certo Gino Marchitelli, di cui spero sentirete, nel piccolo infinitesimale, parlare presto!

Ringrazio Gino Marchitelli a nome di tutto lo staff per la disponibilità a rilasciare questa intervista. Ci hai fornito un elenco interessante di gruppi e band di spessore importante nel panorama mondiale e italiano e ci hai dato gustose anticipazioni sulla tua attività letteraria. Ora che abbiamo scoperto che vulcano di iniziative e idee sei, ti invitiamo a passare da noi, Gli Scrittori della Porta Accanto, per illustrarci i nuovi progetti: ti ospiteremo con molto piacere!




Loriana Lucciarini
Impiegata di professione, scrittrice per passione. Spazia tra poesia e narrativa. Molte pubblicazioni self e un romanzo “Il Cielo d'Inghilterra” con Arpeggio Libero. È l'ideatrice e curatrice delle due antologie solidali per Arpeggio Libero, la prima di favole per Emergency “Di favole e di gioia” nonché autrice con la fiaba “Si può volare senza ali” e la seconda di “4 Petali Rossi – frammenti di storie spezzate”, racconti contro il femminicidio per BeFree. È fondatrice e admin di “Magla-l'isola del libro”. Una felicità leggera leggera, Le Mezzelane, è il suo ultimo romanzo.
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Intervista a Domenico Imperato: rock, pop e world music nel nuovo album Bellavista

Intervista a Domenico Imperato: rock, pop e world music nel nuovo album Bellavista

Intervista a Domenico Imperato: rock, pop, elettronica e world music nel suo nuovo album Bellavista

People |  A cura di Ornella Nalon. Esce oggi "Bellavista", il secondo album di Domenico Imperato: minimale nella scrittura e sensibile verso i suoi sconfitti, essenzialità di scrittura quasi alla Raymond Carver con il senso di nostalgia di De Gregori e la solidarietà umana di De Andrè.

Ciao e benvenuto sul nostro web magazine. Più avanti parliamo di Domenico Imperato musicista, ma ora ci fai conoscere un po' dell'uomo che ci sta dietro?
Sono nato ad Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, da madre pugliese e padre napoletano, ma poi sono cresciuto in Abruzzo, a Pescara. A diciannove anni mi sono trasferito a Roma dove ho vissuto per cinque anni. Poi per un anno a Lisbona in Portogallo e alla fine sono sbarcato a San Paolo del Brasile, dove ho vissuto per quasi tre anni. Provo ad essere un buon uomo e a sfruttare al meglio questa unica vita che ci è concessa cercando un po’ di bellezza in quello che faccio e che mi capita. La musica credo mi abbia aiutato e forse in qualche modo salvato. Ho una testa particolare, un po’ tempestosa, una testaTempesta suona bene. Da sempre sono molto curioso e pieno di voglia di giocare e inventare cose nuove, altrimenti mi annoio. Non so se sarei stato in grado di fare altro; forse il pittore, o forse l’attore, oppure ancor meglio mi sarei potuto mettere in viaggio con qualche compagnia circense in giro per il mondo e dividermi tra i violini, i trapezi e il naso rosso da clown. Ma in realtà, nei tre minuti di una canzone sola, ci può stare po’ tutto questo, quindi credo che alla fine sia andata bene così.


Nella tua nota biografica si legge che sei «metà uomo e metà chitarra», poiché dall'età di dodici anni non hai mai smesso di suonarla.

In quale occasione ti è stata regalata e su tua richiesta? È stato un amore ereditato da qualcuno in famiglia, oppure è qualcosa di soltanto tuo?
La mia prima chitarra, classica per l’esattezza, mi è stata regalata a 12 anni da mio padre, su mia insistente richiesta. Non ne potevo più del flauto dolce… non riuscivo a suonarlo, mi era antipatico come strumento. Facevo le medie e ogni alunno doveva impara uno strumento per la lezione di educazione musicale. Alcuni miei compagni avevano le chitarre ed io le avevo provate qualche volta. Alla fine mio padre su invito anche della professoressa me ne comprò una. Nessuno suonava strumenti in casa, ma mio padre è un talentuoso tenore napoletano da cerimonia. Ha un gran dono vocale ereditato da suo nonno e ha sempre cantato nelle feste di famiglia e tra amici, ma mai al livello professionistico. Il suo repertorio è composto principalmente da canzoni napoletane tradizionali a cappella. Lui mi faceva cantare da piccolo e mi registrava su delle cassette con un piccolo stereo. La chitarra rimase invece qualcosa di solo mio.
Un episodio che ricordo in particolare è che poco dopo aver imparato i primi tre o quattro accordi, presi carta e penna e scrissi due canzoni. Scrissi il testo con una melodia e gli accordi. Fu una cosa che feci dal nulla, per gioco… ma i miei genitori non erano artisti e quando cantai loro i brani rimasero interdetti come a dire: "ma come gli è venuto a questo di scrivere delle canzoni a soli 12 anni?"
Abbandonai la carriera prematura del cantautore e tornai a correre per strada dietro al pallone. Solo verso i 18/19 anni ho ricominciato a scrivere canzoni.

Domenico, qual è stato il momento in cui hai deciso che avresti fatto il cantante? Quant'è difficile vivere di musica ai nostri tempi e nel nostro paese?
Ci sono stati vari momenti, non credo solo uno specifico. È stato un percorso lento, di anni. Forse durante l’anno vissuto a Lisbona si è messa in moto un'accelerazione brusca tra me e la passione musicale. Ho iniziato a suonare chitarra e voce nei locali della città cantando in portoghese, italiano e inglese e sono arrivati i primi cachet. A metà anno suonavo fisso ogni settimana in tre posti diversi del Bairro Alto. Praticamente suonavo tutti i mercoledì, giovedì e venerdì. Cercavo di risparmiare qualcosa da quei primi cachet per comprare una nuova chitarra più professionale che avevo provato in un negozio appena ero arrivato a Lisbona. A fine anno la riuscii a comprare e la uso ancora oggi, insieme però ad altre tre!
È molto difficile vivere di musica, lo era già prima ma con la situazione attuale è diventata una piccola impresa per masochisti e avventurieri. Oggigiorno è dura per tutti, il precariato ci divora e inoltre credo che la deriva culturale sia ben visibile agli occhi di tutti. Se decidi di provare a fare musica di qualità, nel mio caso musica d’autore, diventa ancora più difficile. Ma come direbbe un mio amico: il cantautore deve soffrire! La sofferenza fa parte della sua deontologia e va accettata. La cosa bella è che anche se si fa fatica, alla fine, si fa musica. Ti alzi e ti metti al piano o alla chitarra a studiare un pezzo oppure a rileggere dei versi, a pensarci su e trovare una nuova canzone. Non facciamo i minatori e quindi non possiamo lamentarci. Di questa impresa di fare il cantautore ne ho parlato proprio nel testo di “Bellavista”, la canzone che chiude il disco:
tocca andare, tocca partire, macinare, calpestare / bere vini piemontesi e sfidare i peggiori / i peggiori bevitori, gli scassaminchia dei paesi / masochismo speso a iosa con il rischio della resa / che ci si arrende al tempo e al viaggio, ma tra i denti riesci ancora / a cantarla un’altra nota, a cantarne un’altra ancora / ci vorrebbero tre vite per farla tutta questa vita / che una sola è troppo poca e non si riesce mica
Mi sembra che tu abbia reso perfettamente l'idea!



Sei un artista poliedrico, non solo canti ma componi anche i testi delle tue canzoni e scrivi le musiche. 

Come nascono le tue canzoni? Parti dal testo o dalle musiche? Hai qualche altra alchimia di combinazioni?
Le ispirazioni sono tante, passano e bisogna saperle cogliere. A volte rimangono anche per un po’ nella testa e poi esplodono. È Il caso di alcune storie, soggetti, personaggi particolari su cui magari ti ritrovi a pensare e interrogarti per giorni fino a quando capisci che è il caso di scriverci una canzone. Altre volte una canzone nasce di getto, dettata da una forte emozione che hai dentro, sono le canzoni che escono di pancia e forse in realtà sono le migliori, ma sono anche un po’ più rare. In questo caso scrivi insieme testo e musica. Secondo me è il metodo migliore ma anche il più difficile. Poi si può partire dalla musica, mi è successo più volte, questo metodo è quello preferito dal Maestro Paolo Conte ad esempio. La terza traccia del disco “Nino” è nata così. La musica è stata composta quando vivevo in Brasile ed è rimasta per anni senza un testo. La melodia e armonia si muovono in maniera jazzistica, elaborata, con varie modulazioni, su una metrica precisa e curiosa che complica un po’ il lavoro del paroliere. Alla fine, dopo vari tentativi, sull’ostinato melodico è spuntato fuori:
Nino lui, lui già lo sa! Lui guarda il rosso in cielo e spera!
In altri casi si parte dal testo, magari appunti dei versi o delle pagine intere di quaderno in prosa, oppure in un mix libero di prosa e poesia, poi prendi lo strumento e provi a musicare un verso interessante. Diciamo che il cantautore è lì che strimpella la chitarra o il piano, appunta pensieri, aspetta, cerca, fiuta fin quando non esce quel verso con quella melodia precisa che dà il via alla scrittura.


Come ti arrivano le ispirazioni per comporre le tue melodie? Hai degli orari oppure dei posti particolari in cui la musa ti raggiunge?
Se il testo è qualcosa di più pensato e ragionato, forse la melodia è qualcosa di molto istintivo e viscerale. Mi sembra come se sia qualcosa che arrivi da molto più lontano. Non ho degli orari prestabiliti. Devi essere come un'antenna pronta a captare. Ci sono giorni e periodi in cui senti maggiormente un fermento creativo. Ecco forse più che gli orari ci sono lune favorevoli… la luna un po’ ci aiuta. Ultimamente ci ho fatto caso di più. Negli ultimi tre anni, dopo molto vagare e dopo tante case cambiate, mi sono stabilito in una casa/studio dove si è creata una bella energia e le ultime canzoni sono nate quasi tutte qui.

Quanto c'è di te e quanto invece della realtà che ti circonda nei tuoi testi? 
C’è molto di me e del mio vissuto chiaramente. Poi c’è tanto anche di quello che osservo intorno. Il cantautore deve descrivere anche la realtà che lo circonda e andare a fondo, cercare di emozionare le persone ma forse ancora di più dare coraggio attraverso l’arte. Deve dire la verità sulle cose cercando la forma più bella possibile in canzone.



Le tue musiche hanno una sonorità che riconduce alla musica popolare brasiliana, grazie alla tua permanenza di tre anni in Brasile, per l'appunto, ma per quanto riguarda il genere dei tuoi testi, Domenico, presumi di avere subito l'influsso di qualche cantautore?

Sicuramente. In realtà anche in Brasile la canzone d’autore è molto sviluppata e ci sono alcuni Maestri enormi che hanno scritto capolavori, penso a Chico Buarque, Caetano Veloso, Cartola e molti altri. Sono entrato nei testi brasiliani in un secondo momento quando ho imparato la lingua portoghese a Lisbona e sono ricchi di Poesia e spunti. Però è un mondo poetico a tratti un po’ diverso dal nostro, forse in alcuni passaggi più antico e ancestrale.
Nel mio primo disco si sente l’influenza di questo mondo nei testi delle canzoni, c’è qualcosa di epico in alcuni brani. Questo tipo di scrittura appartiene soprattutto al mondo più popolare e del folklore, un universo molto ricco, che a me piace molto, in Italia penserei a un Modugno o tra i cantautori più recenti a Capossela. Nel secondo disco ho fatto di più i conti con la forma canzone italiana. In passato ho ascoltato molto De Andrè, Pino Daniele, Ivan Graziani e in questi ultimi anni mi sono scontrato anche con la scrittura di Paolo Conte, ma anche di Dalla, Battisti e De Gregori. Questi per me sono i nostri grandi maestri. Poi ci sono alcuni cantautori più recenti che secondo me hanno influenzato la mia generazione intera, in primis Vinicio Capossela, all’inizio degli anni zero tutti i giovani cantautori volevano scrivere come lui. Negli ultimi anni anche Niccolò Fabi ha fatto dei lavori strepitosi e delineato una linea cantautorale che molti giovani credo stiano seguendo. Poi c’è il mondo indie, ma lì come si sa è odio e amore, il discorso diventa complicato... Mi piacciono però Brunori, Colapesce e ho adorato l’ultimo album di Dimartino. Sicuramente si sente l’influenza di tutto questo mondo della canzone italiana quando vai a scrivere un brano tuo ma poi ci sono anche le letture che formano tanto. Credo siano fondamentali per un cantautore. Negli ultimi anni il vizio della lettura è ritornato più di prima, ho letto tanto Fante, Hemingway, Celine, Calvino e Dostoevskij.

Il genere di musica che fai è anche quello che preferibilmente ascolti? Quali sono i tuoi cantanti preferiti?
Suono quello che ascolto, ma in realtà anche no… nel senso che poi ascolto anche tanta altra musica che magari non ho occasione di suonare o suono poco: elettronica, musica classica, jazz, musica africana... Sono onnivoro musicalmente. Sento musica che passa per vari generi e soprattutto parecchia musica straniera. Durante il lavoro di Bellavista ho consumato First Mind il primo disco capolavoro di Nick Malvey, e poi ho ascoltato molto i Calexico, Jorge Drexler, Hindi Zahra, Avishai Cohen, Lucas Santanna e Castelo Branco. Non mi ispiro mai a qualche artista in particolare, se intuisco una somiglianza troppo forte con qualcuno cerco di scappare. Gli ascolti aiutano a crescere, ad arricchirsi di idee e donano spunti interessanti, ma poi credo che il tentativo debba essere quello di creare una proprio firma, una propria originalità diversa da tutti gli altri, e questa è anche la cosa più difficile.

Proprio oggi, 2 febbraio, per Lapilla Records/Ponderosa uscirà “Bellavista”, il tuo nuovo album. 

BellavistaC'è un filo conduttore che collega tutti i brani? Quanto ti è costato in termini di impegno e di tempo? Ce ne vuoi parlare un po'?
Postura Libera è stato il disco del mare: protagonista era l’uomo e il suo percorso esistenziale. “Bellavista” è invece un disco terreno, dove c’è una volontà precisa di spostare la posizione dello sguardo, di andare a scavare a fondo in maniera diversa, utilizzando una lente che va ad osservare e raccontare storie minime, storie quotidiane, storie comuni. I protagonisti di queste canzoni sono personaggi ben ancorati alla realtà quotidiana, presentati fin dall’inizio con i loro nomi propri di persona: “Nino”, “Stefano”, “Adele” e il suo cane, o con un nomignolo come nel caso del brano “Il nano”. Il filo conduttore che lega i brani è proprio questa coralità, questo voler parlare di vari personaggi, questo susseguirsi di undici storie-canzoni. Parallelamente a questi personaggi si muove inoltre nel disco una coppia di amanti e la disillusione per la fine della loro storia d’amore. “Bellavista” è un disco duro, a tratti rabbioso, un disco di presa di coscienza della inevitabile disfatta, ma che allo stesso tempo non abbandona la voglia di una ripartenza di slancio. È costato molto impegno e molta fatica, ma devo dire che ne è valsa la pena. È stata una bella avventura e nonostante il grande sforzo si è lavorato in un regime di grande armonia e crescita.
Tutto il lavoro di produzione artistica e arrangiamento è stato realizzato insieme al polistrumentista Francesco Arcuri. Abbiamo cercato di realizzare un lavoro più completo e maturo del precedente, in cui il rock incontrasse il pop e l’elettronica danzasse insieme alla world music. 
“Bellavista” supera i confini ristretti del Tropicalismo in chiave mediterranea di “Postura Libera”. Dopo un lungo periodo di pre-produzione, realizzato in home studio, il lavoro è stato poi registrato e mixato da Angelo Scogno presso Sonus-Factor ad Atessa, un piccolo paesino dell’entroterra abruzzese. In questo spazio intimo, quasi segreto e nascosto, c’è stata la possibilità di lavorare con un fonico giovane e preparato con la giusta voglia e tempo per sperimentare nuove soluzioni e possibilità. Credo di essere cresciuto molto con questo disco, grazie soprattutto all’amicizia e allo scambio reciproco con Francesco, “Bellavista” mi ha lasciato tanta voglia di fare, di nuova musica e di nuove canzoni… 

Il disco lo potremmo trovare ovunque, ma dove e quando possiamo venire ad ascoltarti dal vivo? 
Sono state fissate le prime date del tour che partirà il 10 febbraio da L’Aquila presso l’Auditorium del Parco per la rassegna Paesaggi Sonori. 
Saremo poi in concerto il 17 febbraio a Pescara, nella mia città, allo Scumm e poi il primo marzo a Roma a ‘Na Cosetta. 
Sono poi in arrivo altre date e basta seguirmi sui miei canali social (ad esempio la pagina Facebook) o sul sito per restare aggiornati. 


A nome di tutto lo staff di questo web magazine, Ringrazio Domenico Imperato per essere stato con noi e gli rivolgo un grosso in bocca al lupo. 
Viva il lupo e grazie a voi!


Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
“Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
“Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
“Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
“Non tutto è come sembra”, da 0111 Edizioni.
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Intervista a Francesco Baccini: 30 anni di swing, blues e rock'n'roll

Intervista a Francesco Baccini: 30 anni di swing, blues e rock'n'roll

Intervista a Francesco Baccini: 30 anni di swing, blues e rock'n'roll

People | A cura di Loriana Lucciarini. Musicista, cantautore e attore, in trent’anni di carriera Francesco Baccini ha collezionato album e collaborazioni importanti, tra cui De Andrè, Caputo, Belli e Jannacci. I suoi autori preferiti? Calvino, Steinbeck, Guareschi e Platone.

Torna l'appuntamento con la musica e i libri: ispirazione trasversale e contaminazioni. L’ospite di oggi compie tra pochissimo trent’anni di carriera nel panorama musicale italiano. Personaggio istrionico, controcorrente, schietto e originale, ha duettato con artisti di calibro fra i quali citiamo De André, Caputo, Belli, Jannacci. Musicista ma non solo, anche attore: nel 2008 partecipa al Giffoni film festival con una pellicola fuori concorso, Zoè, di cui è protagonista. Cantautore della scuola genovese tra i più eclettici del panorama musicale italiano, Francesco Baccini inizia a studiare pianoforte da bambino e, dopo essersi dedicato ai grandi compositori del passato, a vent’anni scopre anche la musica leggera e il rock, alternando questa passione al suo lavoro di camallo al porto della sua città, scaricando la merce dai container, lavoro che ha ereditato dal padre e che svolgerà con scarsa convinzione, rassegnandone le dimissioni nel 1993.
Dopo alcuni tentativi di farsi notare nel mondo discografico, per il primo singolo del 1988 si nasconde dietro lo pseudonimo "Espressione Musica", dall’anno successivo firma i brani con nome e cognome. Una lunga carriera, che ha visto Francesco Baccini creare sodalizi con colleghi cantautori italiani quali: Fabrizio De André, Sergio Caputo, Gianluca Grignani, Paolo Belli, Enzo Jannacci, Alessandro Haber, Angelo Branduardi, Davide Van der Sfroos, Povia, Cristiano De Andrè, Zero Plastica.


Ecco la sua discografia in breve: 1989 - Cartoons (CGD); 1990 - Il pianoforte non è il mio forte (CGD); 1992 - Nomi e cognomi (CGD); 1993 - Nudo (CGD); 1996 - Baccini a colori (CGD); 1999 - Nostra signora degli autogrill; 2001 - Forza Francesco!; 2005 - Stasera teatro!; 2006 - Fra..gi..le; 2007 - Dalla parte di Caino; 2008 - Uniti (con Povia); 2011 - Baccini canta Tenco (Edel Music); 2017 - Chewing gum blues (con Sergio Caputo)  Biografia completa su wikipedia.org


Francesco Baccini: l'intervista

Francesco, inizio con il ringraziarti per la disponibilità a questa intervista, anche a nome del team de Gli Scrittori della porta accanto, è un piacere per noi averti qui come ospite.
Partiamo subito con le domande. Parlaci del tuo ultimo lavoro: quali tematiche affronti? In che modo è stato concepito l’album? Ti sei avvalso di qualche collaborazione particolare?
Beh, è un album a quattro mani con Sergio Caputo. Abbiamo fatto un album di genere, non a caso il titolo è Chewing-gum blues. Ci siamo divertiti molto a giocare con swing, blues e rock'n'roll. I temi dei testi sono quasi tutti intimisti.

Quale aspetto della vita comune ti permea nella composizione dei pezzi musicali?
Dipende quando scrivo vado molto a ruota libera, quindi le mie canzoni sono molto differenti tra loro. Esattamente come la vita che non è mai uguale.



A quale genere letterario assoceresti la tua produzione musicale?

Sicuramente non sono un neoclassico né un manierista. Direi che cerco di essere minimalista, anche perché con la forma canzone hai poche parole per tratteggiare un’atmosfera, una storia, una sensazione. A volte invece uso immagini iconografiche per prendere in giro un certo modo di scrivere retorico, l’esempio più chiaro di questo modo di comporre è la canzone “Margherita Baldacci”.

C’è un libro o un film tratto da un'opera letteraria che ti hanno ispirato un brano o parte di esso? Anche solo per l'atmosfera, l'ambientazione, la storia, le situazioni o i dialoghi tra i personaggi?
Sì, il brano “Renato Curcio” è nato dopo aver letto il libro Mara Renato e io di Alberto Franceschini, che era un co-fondatore delle Br. Ho cercato di parlare dell'uomo Curcio e non dell'immagine di sé che aveva creato.

C'è un protagonista letterario che ti ha colpito così tanto, da ispirarti in passato (se sì, cosa e in che modo?) o su cui baserai parte del tuo lavoro nel prossimo futuro?
I tanti scrittori che ho letto, così come i tanti musicisti che ho ascoltato fanno di me la somma di tutto questo. Il mio prossimo lavoro, che dovrebbe uscire per i 30 anni di carriera nel 2018 – e trent’anni è un numero importante -, è fatto di canzoni prettamente cantautorali sul senso della vita.

Intanto davvero complimenti per la tua lunga carriera e per questo importante giro di boa! Adesso ti rivolgo una domanda personale: cosa c’è nella tua playlist? Quali libri sono sul tuo comodino? E quali serie tv o film sono caricate sul portatile?
Nella mia playlist c’è una lunga lista: da Chopin ai Police passando da Joe Jackson ai Queen, da Clapton a Jannacci. Roba nuova? Boh… io son rimasto ai Talking Heads .... mi son perso qualche cosa?
Libri? Calvino (tutto), Steinbeck, Guareschi, Bulgakov, ma anche Platone. Adoro la filosofia!

Francesco, la nostra intervista si conclude qui, ma prima di lasciarci volevo esprimerti i nostri migliori in bocca al lupo per il nuovo album e, soprattutto, le più sincere congratulazioni per il traguardo così importante raggiunto in ambito professionale: 30 anni e non sentirli!
Applausi!





Loriana Lucciarini
Impiegata di professione, scrittrice per passione. Spazia tra poesia e narrativa. Molte pubblicazioni self e un romanzo “Il Cielo d'Inghilterra” con Arpeggio Libero. È l'ideatrice e curatrice delle due antologie solidali per Arpeggio Libero, la prima di favole per Emergency “Di favole e di gioia” nonché autrice con la fiaba “Si può volare senza ali” e la seconda di “4 Petali Rossi – frammenti di storie spezzate”, racconti contro il femminicidio per BeFree. È fondatrice e admin di “Magla-l'isola del libro”.
Una felicità leggera leggera, Le Mezzelane, è il suo ultimo romanzo.
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Intervista a Massimo Ghiacci, basso e voce dei Modena City Ramblers

Intervista a Massimo Ghiacci, basso e voce dei Modena City Ramblers

Intervista a Massimo Ghiacci, basso e voce dei Modena City Ramblers

People | A cura di Loriana Lucciarini. Il folk italiano dei Modena City Ramblers: energia e impegno in oltre vent’anni di carriera.

Rappresentare in una stringata biografia la storia e la estesa produzione di questa band è compito arduo: i Modena City Ramblers hanno alle spalle oltre vent’anni di carriera, mescolamenti professionali e elaborazioni musicali che partono dalle influenze del folk irlandese, per catturare il sound della musica balcanica, arrivando a contaminazioni oltre oceano, combinando il tutto con nuove sperimentazioni.
I Modena City Ramblers nascono nel 1991 e, dopo lo storico Combat Folk (1993) e una collaborazione con i Gang, l’anno successivo pubblicano il loro primo album: Riportando tutto a casa. Il 1996 è l’anno de La grande famiglia, poi Terra e libertà, Raccolti, l’unico album live, Fuori campo e Radio Rebelde. Nel 2004 esce ¡Viva la vida, muera la muerte!, l’ultimo album targato Black Out-Universal, prodotto da Max Casacci dei Subsonica che diventerà disco d’oro con oltre 50.000 copie vendute. L’anno successivo bissano successo di pubblico e critica, con un nuovo disco d’oro, pubblicando per la Universal Appunti partigiani, che conta la partecipazione, tra gli altri, di Billy Bragg Moni Ovadia, Francesco Guccini, Piero Pelù, Goran Bregovic. Negli anni precedenti avevano avuto collaborazioni con altri big della musica e della letteratura, tra cui Bob Geldof, Paolo Rossi, Paco Taibo II e Luis Sepulveda.



Il 2005 segna una data importante per la band: Stefano “Cisco” Bellotti, voce e frontman storico, lascia il gruppo per percorrere la carriera da solista. La band ha nuovi avvicendamenti: si aggiungono Davide “Dudu” Morandi e Betty Vezzani. Nel 2006 muore Luca “Gabibbo” Giacometti, componente fin dal 2002.
Bella Ciao-Italian Combat Folk for the Masses (2008) e l’album del 2009, Onda libera, escono targati Mescal. Con questo cd i Ramblers, assieme a Libera, l’associazione creata da Don Luigi Ciotti, portano in giro per l’Italia “Onda Libera in Libera Terra”, un tour unico, che vede la band e i suoi ospiti esibirsi all’interno di luoghi confiscati alle mafie ( dvd “Onda libera”, Giunti).
Negli anni successivi, i Modena City Ramblers fanno tour, spettacoli teatrali ma escono anche con nuovi album: Sul tetto del mondo, Battaglione Alleato, Niente di nuovo sul fronte occidentale. Nel 2014, per celebrare una carriera lunga vent’anni, esce 1994-2014 Venti e la band parte per l’omonimo tour. Nel 2015 esce Tracce clandestine, album che si avvale di prestigiose collaborazioni, fra i tanti citiamo Finardi. Mani come rami, ai piedi radici è il loro ultimo album (2017).

La formazione attuale dei Modena City Ramblers

Davide “Dudu” Morandi (voce), Roberto “Robby” Zeno (batteria, percussioni), Franco “Franchino” D’Aniello (tin whistle, flauti), Francesco “Fry” Moneti (violino, chitarra elettrica), Massimo “Ice” Ghiacci (voce e basso), Luca Serio Bertolini (chitarra acustica), Leonardo “Leo” Sgavetti (fisarmonica, tastiere). D’Aniello, Ghiacci e Zeno sono gli elementi “storici”, D’Aniello è nei Modena addirittura dalla fondazione. La band, così composta, suona da sette anni, ha all’attivo cinque album e più di cinquecento concerti live.


Massimo "Ice" Ghiacci

Massimo Ghiacci, basso e voce dei Modena City Ramblers. Personaggio storico della band, in forza già dai primi anni, sempre presente nella lunga carriera musicale del gruppo. Reggiano, classe ’67, laureato in economia e commercio, musicista e bassista italiano, è anche deejay. Ha suonato fino al 1991 con i Plutonium 99. Dal gennaio 1992 entra nei Modena City Ramblers. Con Luca “Gabibbo” Giacometti partecipa al progetto Gaby and the Batmacumba, il gruppo però si scioglie alla morte prematura di quest’ultimo. Da solista ha pubblicato nel 2008 l’album Come un mantra luminoso. Nel 2015 è la volta di Roba Lieve, pubblicato con i La Rosta, band da lui fondata assieme a Marco Ambrosi.

Massimo "Ice" Ghiacci

Massimo "Ice" Ghiacci: l'intervista

Abbiamo qui con noi un ospite straordinario: Massimo è un onore per noi averti nel salotto de Gli Scrittori della porta accanto. Partiamo subito con le domande. Parlaci del vostro ultimo lavoro: quali tematiche affrontate? In che modo è stato concepito l’album? Vi siete avvalsi di qualche collaborazione particolare?
«Mani come rami, ai piedi radici» è un album che ha avuto, rispetto ai nostri precedenti lavori, una genesi particolare. Alcune delle sue canzoni sono nate, con testi in inglese, per un progetto condiviso con la Fanfara Tirana, una formazione albanese di world music, disco che poi non ha purtroppo visto la luce. Abbiamo allora rimesso mano ai testi, trasportandoli definitivamente nel “nostro” mondo, lasciandone giusto uno in inglese, quello della collaborazione con gli americani Calexico, “My ghost town”, l’unica del disco.
I temi delle canzoni hanno poco a che fare con l’attualità e la politica, almeno a livello diretto, sono più legati alle emozioni e alle esperienze di vita quotidiana, sia a livello individuale che collettivo. Questo perché il precedente nostro cd, “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, era invece un album che raccoglieva solo canzoni legate ad accadimenti storici e di cronaca. Ci è quindi venuto naturale trovare questa volta un’ispirazione diversa.

Quale aspetto della vita comune permea la vostra band nella composizione dei pezzi musicali?
L’immaginario delle composizioni dei Ramblers ha da sempre un respiro più “collettivo” che squisitamente individuale.
C’è dentro tanto: l’epica di una narrazione influenzata dalla storia e dalla attualità, la voglia condivisa di conoscere e viaggiare, la coscienza civile e l’anelito rivoluzionario a scandire una possibilità alternativa di vita pacifica e nel rispetto gli uni degli altri.
La vita in comune quindi è sempre alla base della nostra ispirazione, intesa come rete di rapporti interpersonali, di sogni, lavoro, rivendicazioni, lotte e affetti.

La parola scritta e la parola musicata. Il lavoro dello scrittore e quello del compositore non è poi così differente: lo scrittore tesse storie fatte di parole e inchiostro; il musicista tesse storie tenute insieme da note e emozioni. Come band vi sentite vicini a qualche scrittore del passato o contemporaneo, per il modo di comunicare?
La scrittura dei Ramblers finisce sempre per presentarsi come scrittura collettiva. Possiamo anche presentare alla band singolarmente una canzone fatta e finita e non toccarla più da un punto di vista compositivo, ma fin dall’inizio la sua genesi è stata in qualche modo decisamente più influenzata dalla identità del gruppo che da quella del compositore originale.
Alcune canzoni mantengono una certa impronta di chi ci ha messo le mani dall’inizio, altre molto meno, è un processo creativo molto soddisfacente, che da anni è il nostro modo di lavorare e in cui, ognuno di noi, si riconosce pienamente. Difficile dunque poter fare paragoni con scrittori. L’attinenza forse è con i Wu Ming, ma non tanto per il tipo di comunicazione, quanto per il comune modo di presentarsi: in un certo senso loro sono e si comportano, nel panorama letterario, proprio come una ‘band’, non c’è un solista, ma tanti componenti che scrivono assieme…




Massimo, a quale genere letterario assoceresti la vostra produzione musicale?
Domanda difficile, non saprei proprio… Ci riteniamo degli artigiani della canzone e, di base, ci ispiriamo nel modo di suonare e comporre sia alla grande tradizione delle folk songs che a quella iconoclasta del punk. Sicuramente da “Terra e libertà” in poi abbiamo guardato tanto al latinoamerica e ai suoi scrittori, ma non saprei trovare un parallelismo con uno specifico genere letterario!

Questa domanda è ispirata alla vostra produzione musicale, cito “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, l’album che richiama l’omonimo romanzo di Erich Maria Remarque e, quindi, te la pongo con molta curiosità: c’è un libro o un film tratto da un'opera letteraria che vi ha ispirato un brano o parte di esso? Anche solo per l'atmosfera, l'ambientazione, la storia, le situazioni o i dialoghi tra i personaggi...
Ce ne sono diversi! Per restare all’ultimo disco, il brano “Sogneremo pecore elettriche?” sin dal titolo cita l’opera di Philip Dick. Anche “Terra e libertà”, disco del ’97, è colmo di citazioni di Garcia Marquez, soprattutto di “Cent’anni di solitudine”.
Direi che questo è decisamente il nostro disco più legato alla letteratura.

C'è un protagonista letterario che ti/vi ha colpito così tanto, da ispirare in passato (e, se sì, cosa e in che modo?) o su cui baserai/baserete parte del futuro lavoro?
Come detto prima, la lettura di Garcia Marquez, il suo realismo magico, ci ha portato a immaginare un modo per noi nuovo di scrivere canzoni. Abbiamo avuto poi il privilegio di avere conosciuto e frequentato Sépulveda e Paco Taibo II, questa esperienza ci ha aiutato non poco nell’affinare diverse possibilità di percorso narrativo-musicale.

Una domanda personale, Massimo: cosa c’è nella tua playlist? Quali libri sono sul tuo comodino? E quali serie tv o film sono caricate sul portatile?
Musicalmente, da bravo appassionato e deejay a tempo perso, sono decisamente un ‘onnivoro’; con l’avvento delle piattaforme streaming poi non devo più girare con chili di cd in tasca e in macchina: basta un clic e posso felicemente passare dai Beatles ai Pogues, da una folk song irlandese alla ballad di Springsteen.
Ascolto di tutto, forse arrivo a fatica al rap e al metal estremo!
Sul comodino ora ho Margherita Dolcevita di Benni e un libro di Chuck Palahniuk, Invisible monsters, che dici, spazio abbastanza?
Per le serie tv, oggi molto più gettonate che i canonici film, ti cito quelle che sto seguendo, Walking dead e Stranger things… direi che sto nella media popolare, vero?


Ringrazio Massimo Ghiacci a nome di tutto lo staff di questo web magazine per essere stato con noi e aver portato la voce della band folk italiana più importante nel panorama musicale nostrano, i Modena City Ramblers. Una band che ha superato il traguardo di oltre vent’anni di carriera, con riconoscimenti importanti, 2 dischi d’oro e altri prestigiosi premi.
Massimo, la nostra è stata una bella chiacchierata che ci ha permesso di comprendere meglio la nascita creativa di un brano e come questo viene gestito in una band dove coesistono, s’intrecciano i pareri e l’esperienza di tutti i componenti e, soprattutto – l’aspetto che più ci interessava e che anima questa rubrica – il percorso che vi lega alla narrativa e alla letteratura. Ci hai fornito titoli che meritano il nostro approfondimento, così ora ti salutiamo facendoti in nostri più calorosi in bocca al lupo per il nuovo album e il futuro tour, per correre il libreria!
Palahniuk, Benni, Sepulveda, Marquez, Dick, Paco Taibo II, che dici? C’è tutto nella lista? :-P


Loriana Lucciarini
Impiegata di professione, scrittrice per passione. Spazia tra poesia e narrativa. Molte pubblicazioni self e un romanzo “Il Cielo d'Inghilterra” con Arpeggio Libero. È l'ideatrice e curatrice delle due antologie solidali per Arpeggio Libero, la prima di favole per Emergency “Di favole e di gioia” nonché autrice con la fiaba “Si può volare senza ali” e la seconda di “4 Petali Rossi – frammenti di storie spezzate”, racconti contro il femminicidio per BeFree. È fondatrice e admin di “Magla-l'isola del libro”.
Una felicità leggera leggera, Le Mezzelane, è il suo ultimo romanzo.
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