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Recensione: La casa sull'estuario, di Daphne Du Maurier

Recensione: La casa sull'estuario, di Daphne Du Maurier

Recensione: La casa sull'estuario, di Daphne Du Maurier

Libri Recensione di Franco Mieli. La casa sull'estuario di Daphne Du Maurier (Beat editore). Dall'autrice di Rebecca, la prima moglie e Gli uccelli, trasposti sul grande schermo da Alfred Hitchcock, un thriller del '69, tra storia e fantascienza.

È il primo libro che leggo di Daphne Du Maurier, scrittrice inglese, di origini francesi del secolo scorso (è morta nel 1989). Ho avuto una piacevole sorpresa. Una storia che inizia lenta ma sale di tono e suspense di pagina in pagina.
Dirk Youg, inglese, sposato con una effervescente donna americana già divorziata e con due figli, ha da poco lasciato un lavoro che non lo soddisfa in una casa editrice. Deciso a prendersi un periodo sabbatico, accetta l’invito di un vecchio compagno di studi, Magnus Lane, a trascorrere un periodo di vacanza nella sua magione in Cornovaglia. Magnus Lane, divenuto un famoso scienziato nel campo della biofisica, gli fa una sconcertante proposta: assumere una droga sintetica di sua realizzazione che permette di tornare indietro nel tempo anche se per brevissimo tempo. Dirk accetta, e viene catapultato nella Cornovaglia del XIV secolo a seguire, da spettatore inosservato, le vicende, le atrocità, i tradimenti e le vendette di famiglie nobiliari che vivevano allora in quella regione. Ben presto gli eventi sfuggono di mano. A ogni successivo viaggio nel tempo che Dirk compirà, le due epoche cominceranno a confondersi e a sovrapporsi, con terribili conseguenze sulla salute e l’incolumità di Dirk e la sua famiglia, che nel frattempo lo ha raggiunto.

La casa sull'estuario di Daphne Du Maurier è un romanzo davvero avvincente che ricorda Timeline, ai confini del tempo di Crichton.

Con la differenza che La casa sull'estuario di Daphne Du Maurier è stato scritto nel 1969, mentre quello di Crichton ha visto la luce ben trent’anni dopo.
Credibili e realistiche le descrizioni paesaggistiche dell’epoca e attuali raccontate abilmente dalla scrittrice che rende edotto il lettore anche sui mutamenti climatici e dello stesso paesaggio rispetto a sei secoli prima e fa venire davvero desiderio di sperimentare questi viaggi nel tempo.
Daphne Du Maurier è autrice tra l’altro di altri due libri, Rebecca, la prima moglie e Gli uccelli trasposti sul grande schermo da Alfred Hitchcock.


La casa sull'estuario

di Daphne Du Maurier
Beat editore
Fantascienza | Thriller
ISBN 978-8865595039
Ebook 9,99€
Cartaceo 14,45€

Sinossi: 
Dick Young è un giovane inglese con un modesto e banale impiego in una casa editrice londinese e un'ambiziosa moglie americana che lo vorrebbe a New York, a lavorare nella fiorente impresa editoriale di suo fratello. Un giorno Dick viene invitato a cena dall'amico storico dei tempi di Cambridge, Magnus Lane, divenuto nel frattempo un luminare della biofisica. Durante la cena Magnus accenna quasi di sfuggita alla possibilità di poter ospitare l'amico e la sua famiglia a Kilmarth, nella casa in Cornovaglia ereditata dai genitori. Un'offerta allettante. Il miraggio di lunghe, incantevoli giornate passate a poltrire in un giardino o a veleggiare in una baia è certamente preferibile, per Dick, alla prospettiva di un fastidioso trasferimento a New York. Dopo qualche bicchiere di brandy, Magnus raddoppia la sua offerta: nel laboratorio di Kilmarth ricavato nella vecchia lavanderia seminterrata, Dick potrebbe sperimentare qualcosa di straordinario: una droga, ottenuta mescolando una certa pianta con delle sostanze chimiche, che non trasporta come la mescalina o lsd in un luogo fantastico popolato di meravigliosi fiori esotici, ma in un mondo reale, fatto di esseri altrettanto reali: il passato. Soggiogato dalla personalità di Magnus, Dick accetta. Una volta nella casa sull'estuario, nel macabro laboratorio popolato di embrioni sotto vetro e di teste di scimmia, beve la pozione preparata da Magnus e si ritrova nella Cornovaglia del XIV secolo, al cospetto di dame e cavalieri, spettatore invisibile di drammatiche vicende di nobili famiglie, di intrighi e aperte rivalità, di amori e segreti inconfessabili. La scoperta di Magnus Lane potrebbe cambiare le sorti del mondo se, nell'uso prolungato della sua pozione, passato e presente non cominciassero a sovrapporsi in una pericolosa spirale, e il gioco del tempo non si mutasse inesorabilmente in dramma.


Franco Mieli
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Recensione: Intrigo a Ischia, di Piera Carlomagno

Recensione: Intrigo a Ischia, di Piera Carlomagno

Intrigo a Ischia, di Piera Carlomagno - Recensione, Libri, Scrittori

Libri Recensione di Franco Mieli. Intrigo a Ischia di Piera Carlomagno, Centauria Edizioni, 2017. Un giallo che trasmette veracità e schiettezza, dalla dura realtà di Napoli agli agi e vizi delle famiglie più fortunate che vivono a Ischia.

La trama inizia con il delitto su cui si articolerà tutta la vicenda: quello di Mina Miranda, vedova del capostipite della famiglia Scotto De Falco, che ha fatto fortuna con le speculazioni immobiliari e successivamente con il turismo, proprietaria di uno degli hotel più lussuosi dell’isola verde. Trovata morta nella piscina dell’hotel. A indagare, i carabinieri di Ischia e poi, per la Polizia, il commissario Baricco, torinese trapiantato a Napoli.
Ben presto il commissario scopre un legame tra il delitto di Ischia e il presunto suicidio di Patrizia la Spagnola, uno dei più bei femminielli di Napoli, avvenuto in una casa d’appuntamenti gestita da Candida, un’ambigua maitresse.
Le indagini prendono una piega inaspettata quando Baricco scopre un legame tra due boss della camorra, la casa d’appuntamenti in cui lavorava Patrizia e un membro della famiglia Scotto De Falco, concludendo l’indagine dopo una drammatica esplorazione nei sotterranei di Napoli.


I personaggi sono accattivanti, catturano l’attenzione. Per primo ovviamente il commissario Ernesto Baricco, uomo del nord ma innamorato di Napoli, dei suoi abitanti, dei suoi colori e dei suoi odori e sapori. Poi c’è Annaluce Savino, giornalista d’assalto e impicciona, ma con grande fiuto che spesso mette Baricco sulla strada giusta per risolvere i casi criminali. Donna Flora, affittacamere piacente presso cui abita il commissario, di cui lei è nemmeno tanto segretamente innamorata. I componenti della famiglia Scotto De Falco, nessuno dei quali privi di lati nascosti.
Su tutto l’ambiente grava la presenza pesante e ingombrante della camorra sulla vita di ognuno degli abitanti.
Lo definirei, con i dovuti distinguo, un giallo alla Agata Christie, con tanti possibili sospetti tra i membri della famiglia Scotto De Falco, ognuno con un buon motivo per assassinare Mina Miranda e Patrizia. Sospetti che man mano si restringono durante il proseguimento delle indagini di Baricco, abile a stringere il cerchio e ad avere l’intuizione determinante.



Intrigo a Ischia

di Piera Carlomagno
Centauria edizioni
Giallo
ISBN 978-8869212130
Cartaceo 14,77€
Ebook 7,99€

Sinossi
Mina Scotto De Falco, matriarca di una dinastia di costruttori e proprietaria del lussuoso Hotel Makadi a Ischia, viene trovata morta in piscina in una notte di inizio estate. I sospettati? Quasi tutti i familiari che risiedono nello stesso albergo: i cognati avidi, le cognate pettegole, una nipote troppo affascinante, il secondo marito giovane e sciupafemmine... Passano solo poche ore e nei Quartieri Spagnoli di Napoli, viene uccisa Patrizia, il più bel femminiello della casa da gioco e di piacere della signora Candida. Due mondi lontanissimi, due casi diversi. Oppure no? Indaga Annaluce Savino, spregiudicata cronista locale avvezza alle luci e alle ombre del bel mondo ischitano. Indaga il commissario Baricco, affascinante torinese trapiantato tra le insidie della malavita napoletana. E inaspettatamente le loro ricerche si intrecciano e si rincorrono, facendo scintille... Un giallo che è una festa dei sensi: la luce dell'estate del Sud, il respiro cupo della «città sotto la città», i profumi e le voci del mondo inquieto delle donne. Perché la Napoli di Piera Carlomagno è femmina, tra signore dell'alta società, ragazze perdute, madri e sorelle di camorra e seduttrici che non hanno paura di rischiare. Femmina e irresistibile. Femmina e affamata. Femmina e vendicativa. E non concede quiete né certezze, fino allo sconcertante finale.

Franco Mieli

Franco Mieli
Da ragazzo scrivevo nel giornalino della scuola. Poi per decenni le varie fasi della vita mi hanno fatto abbandonare questa mia passione. Da circa 10 anni, con i figli ormai grandi, ho deciso di riprendere la scrittura. Coltivo la passione per l’archeologia e il trekking di cui ho trasferito le esperienze nei miei racconti.
Ombre pagane, Montecovello.
Lupi nella nebbia-Zanne, Montecovello.
La conquista dell'Etiopia del 1935-1936, Monetti Editore.
Dieci agosto, Monetti Editore.
10 agosto, Manetti Editore.
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È così che si uccide, di Mirko Zilahy

È così che si uccide, di Mirko Zilahy

È così che si uccide, di Mirko Zilahy

Libri | Recensione di Franco Mieli. È così che si uccide, il noir di Mirko Zilahy, Longanesi, 2016, ambientato in una Roma di fine estate.

È così che si uccide, il noir di Mirko Zilahy, è stato l’ultimo libro che ho letto nel 2017. Terminato esattamente il 31 dicembre.
La storia inizia con il ritrovamento del cadavere di una donna orribilmente squartato nei pressi della Basilica di San Paolo. A seguire quello di un frate nel vecchio mattatoio del Testaccio e poi quello di un chirurgo nelle vicinanze del Gazometro.
Delle indagini viene incaricato il commissario Enrico Mancini, vecchia leggenda della Polizia, proveniente dalla scuola di profiler di Quantico, negli Stati Uniti. Ma Enrico Mancini non è più lo stesso, da quando un anno prima un cancro si è portata via l’amata Marisa. Contemporaneamente sta conducendo una indagine personale sulla scomparsa di Mauro Carnevali, oncologo di fama che era stato proprio il medico di riferimento di Marisa durante la sua malattia.
Mentre il killer continua a mietere vittime seguendo uno schema ben preciso, appare chiaro che anche il commissario è tra i suoi obiettivi.
Mi fermo qui con la trama, perché andando oltre svelerei dettagli significativi.
Il noir è ambientato in una Roma di fine estate insolitamente grigia e piovosa da assomigliare a una grande metropoli del nord. Le scene dei delitti e i teatri di azione dei personaggi sono luoghi che da romano conosco bene. L’ex mattatoio del Testaccio, la Basilica di San Paolo, il Gazometro, scheletro metallico che con la sua altezza domina i quartieri a sud della Capitale, il Mitreo di Ostia Antica, la piana Pontina. Perciò mi è venuto facile seguire gli spostamenti del commissario e dell’assassino, ma l’impresa non dovrebbe essere difficile anche per un esterno, vista la minuziosità e la precisione con cui vengono descritti i luoghi, da cui si deduce una presenza dell’autore sul posto per documentarsi e vedere con i propri occhi.
I personaggi sono ben descritti e approfonditi, il commissario Mancini ma anche il temibile killer in misura maggiore, ovviamente.


È così che si uccide

di Mirko Zilahy
Longanesi
Thriller
ISBN 978-8830442009
ebook 9,99€
cartaceo 13,94€

SINOSSI
La pioggia di fine estate è implacabile e lava via ogni traccia: ecco perché stavolta la scena del crimine è un enigma indecifrabile. Una sola cosa è chiara: chiunque abbia ucciso la donna, ancora non identificata, l’ha fatto con la cura meticolosa di un chirurgo, usando i propri affilati strumenti per mettere in scena una morte.
Perché la morte è uno spettacolo.
Lo sa bene, Enrico Mancini. Lui non è un commissario come gli altri. Lui sa nascondere perfettamente i suoi dolori, le sue fragilità. Si è specializzato a Quantico, lui, in crimini seriali. È un duro. Se non fosse per quella inconfessabile debolezza nel posare gli occhi sui poveri corpi vittime della cieca violenza altrui. È uno spettacolo a cui non riesce a riabituarsi. E quell’odore. L’odore dell’inferno, pensa ogni volta. 
Così, Mancini rifiuta il caso. 
Rifiuta l’idea stessa che a colpire sia un killer seriale. Anche se il suo istinto, dopo un solo omicidio, ne è certo. E l’istinto di Mancini non sbaglia: è con il secondo omicidio che la città piomba nell’incubo.
Messo alle strette, il commissario è costretto ad accettare l’indagine... E accettare anche l’idea che forse non riuscirà a fermare l’omicida prima che il suo disegno si compia. Prima che il killer mostri a tutti – soprattutto a lui – che è così che si uccide.



Franco Mieli

Franco Mieli
Da ragazzo scrivevo nel giornalino della scuola. Poi per decenni le varie fasi della vita mi hanno fatto abbandonare questa mia passione. Da circa 10 anni, con i figli ormai grandi, ho deciso di riprendere la scrittura. Coltivo la passione per l’archeologia e il trekking di cui ho trasferito le esperienze nei miei racconti.
Ombre pagane, Montecovello.
Lupi nella nebbia-Zanne, Montecovello.
La conquista dell'Etiopia del 1935-1936, Monetti Editore.
Dieci agosto, Monetti Editore.
10 agosto, Manetti Editore.
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Il rituale del male, di Jean Christophe Grangè

Il rituale del male, di Jean Christophe Grangè

Libri | Recensione di Franco Mieli. Il rituale del male, un thriller di Jean Christophe Grangè, Garzanti, 2016. Una sfida che oltrepassa le leggi dello spazio e del tempo, in cui nessuno è senza colpa e nessuno conosce la verità.

Sull’isola di Sirling, al largo della costa bretone, durante un rito di iniziazione alle reclute della base aeronavale di Kaerverec, un cadetto viene trovato morto all’interno di un bunker. Un missile, durante un’esercitazione che si stava svolgendo in contemporanea, ha colpito il bunker. Sembrerebbe una morte casuale dovuta a un incidente. Ma Erwan Morwan, della Omicidi di Parigi scopre che non è così. Il cadetto era stato ucciso prima per mezzo di un terribile rituale.
Erwan è figlio di Gregoire Morwan, leggenda vivente della Polizia, ancora in servizio. È proprio Gregoire che lo manda laggiù a risolvere il caso di omicidio. Erwan si trova a indagare stretto tra il muro di omertà della base navale e le reticenze e le mezze verità del genitore sul suo passato.
Con il passare dei giorni, il numero delle vittime, uccise con il medesimo modus operandi, aumenta ed Erwan Moran scopre un collegamento con i delitti avvenuti in Congo quarant’anni prima a opera dell’Uomo Chiodo, uno psicopatico assassino che proprio suo padre catturò e fece processare dopo una drammatica caccia all’uomo all’interno della selvaggia giungla congolese.
Ma chi uccide ancora con lo stesso metodo se l’Uomo Chiodo è morto qualche anno prima in un carcere di massima sicurezza francese, guarda caso proprio vicino alla base di Kaerverec?
Anche Gregoire Morwan nasconde un terribile segreto, nato proprio nell’Africa Centrale, dove ancora oggi suo padre ha interessi economici legati a una società che estrae un prezioso minerale utilizzato nella tecnologia telefonica.
Un clan, quello guidato da Gregoir Morwan, che, dietro l’apparenza di una ricca famiglia borghese, cela terribili segreti: la moglie di Gregoire e madre di Erwan, Maggie, donna silenziosa e apparentemente succube del marito; la sorella Gaelle, attricetta e prostituta d’alto bordo; il fratello Loic, cocainomane e sposato con una ricca italiana dalla quale sta per divorziare.
Erwan continua a indagare, mentre contemporaneamente deve, su ordine del padre, riparare i danni e i problemi nei quali si vanno a infilare i suoi familiari. La sua tenacia lo porterà vicinissimo alla verità e all’identità del serial killer, il quale ora sta minacciando proprio la sua famiglia. Ma non ha fatto i conti con qualcosa di totalmente inaspettato…

È un Jean Christophe Grangé apparentemente diverso dalle opere che conoscevamo, quello che leggiamo nel “Il rituale del male”. 

Una trama che prende l’avvio lentamente, per poi aumentare progressivamente di velocità e tensione fino ai colpi di scena finali che si susseguono, capovolgono e ribaltano la conclusione fin quasi all’ultima pagina. All’inizio non credevo sarebbe stato così. Quando ho finito, però, ho lasciato il libro a malincuore. E questo è testimone della bontà dell’opera.
I personaggi, anche quelli di contorno, sono tracciati con maestria. Dalla famiglia Morwan, delineata a tutto tondo e con ampiezza di particolari, ai poliziotti partecipanti all’indagine e al colpevole o i colpevoli. Di tutti abbiamo una visione chiara e particolareggiata, come se fossero davanti ai nostri occhi.
L’ambientazione è classica dei romanzi di  Jean Christophe Grangè. Natura selvaggia, nemica, dai grandi spazi quella della Bretagna. Cupa, sporca, quella di Parigi. Dolente, con una natura indomita ma che lentamente si sta piegando all’aggressione umana degli europei, quella del Congo Francese. 
Giudizio positivo, anche se di parte, essendo un appassionato dei romanzi dello scrittore francese.

Il rituale del male

di Jean Christophe Grangè
Garzanti
Thriller
ISBN 978-8811675778
ebook 11,99€
cartaceo 11,90€

SINOSSI
L’aria è malvagia sull’isola di Sirling, al largo della costa bretone. Un’aria salmastra, appiccicosa, in cui l’odore del mare si mescola alle immagini di un macabro rituale, al ricordo di un uomo, uno spietato serial killer dalla firma inconfondibile. L’Uomo Chiodo, però, ha smesso di colpire da più di quarant’anni. Nel 1971. A Lontano, nel cuore del Congo. Ma i segni di quei terribili omicidi emergono ora dal limbo del tempo in una base militare di fulgida tradizione. Il corpo di un giovane cadetto, dilaniato da un’esplosione, viene ritrovato all’interno di un bunker. I rilievi del medico legale non lasciano dubbi: il corpo è stato trafitto da centinaia di chiodi arrugginiti, gli organi asportati, gli arti orrendamente mutilati. A occuparsi del caso, stranamente, non è la polizia militare, ma la prestigiosa squadra Omicidi di Parigi, guidata dal comandante Erwan Morvan. Erwan è figlio di quel Grégoire Morvan che, proprio a Lontano, aveva messo fine alla scia di sangue dell’Uomo Chiodo, quello che sulle risorse minerarie del Congo ha costruito la propria fortuna e che ora, da una posizione defilata, comanda le leve della polizia francese. E mentre le vittime si moltiplicano e gli indizi si fanno via via più evanescenti, il fantasma dell’Uomo Chiodo torna a braccare i Morvan e a scuotere dalle fondamenta il buon nome di una famiglia in apparenza inattaccabile. Ben presto l’indagine costringe Erwan sulle tracce delle più oscure gesta di suo padre in Africa, trasformandosi in una sfida che oltrepassa le leggi dello spazio e del tempo, in cui nessuno è senza colpa e nessuno conosce la verità. Una corsa sfrenata per salvare chi ama, che condurrà Erwan lontano dalla Francia, nel cuore del Congo oscuro e sanguinoso che ha tenuto a battesimo la sua stessa esistenza.

Franco Mieli

Franco Mieli
Da ragazzo scrivevo nel giornalino della scuola. Poi per decenni le varie fasi della vita mi hanno fatto abbandonare questa mia passione. Da circa 10 anni, con i figli ormai grandi, ho deciso di riprendere la scrittura. Coltivo la passione per l’archeologia e il trekking di cui ho trasferito le esperienze nei miei racconti.
Ombre pagane, Montecovello.
Lupi nella nebbia-Zanne, Montecovello.
La conquista dell'Etiopia del 1935-1936, Monetti Editore.
10 agosto, Manetti Editore.
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[Libri] I boss di stato, di Roberta Ruscica, recensione di Franco Mieli

[Libri] I boss di stato, di Roberta Ruscica, recensione di Franco Mieli

I boss di stato, di Roberta Ruscica - recensione, libri, scrittori

I Boss di Stato. I protagonisti, gli intrecci e gli interessi dietro la trattativa Stato-mafia, di Roberta Ruscica, Sperling&Kupfer, 2015. Una ricostruzione puntigliosa basata su interviste e atti processuali.

Nell’inverno del ’92 nelle campagne sperdute della provincia di Enna venne presa una decisione. Una tragica decisione destinata a cambiare le strategie future della lotta alla mafia. Quel giorno, Totò Riina, d’accordo con il resto della Cupola, deliberò di eliminare l’onorevole Salvo Lima e il giudice Falcone.
In quegli anni era in corso la trattativa tra lo Stato e la mafia che voleva un ammorbidimento sostanziale dell’art.41bis a cui erano sottoposti alcuni dei grandi padrini della mafia come Pippo Calò, Luciano Liggio, Bernardo Brusca.
La morte di Salvo Lima, la strage di Capaci e la successiva di via D’Amelio in cui perirono il giudice Borsellino e la sua scorta furono un chiaro segnale allo Stato con il quale la mafia manifestava il suo grande scontento per l’esito del Maxiprocesso di Palermo in Cassazione e premeva per la cancellazione del 41bis. La mafia si aspettava miti condanne. Ma non fu così e la cupola reagì con la politica stragista del 92/93 (Gli Scrittori della Porta Accanto - La presunta “trattativa Stato mafia”, dagli anni '70 alle indagini delle tre procure).
Roberta Ruscica ricostruisce attraverso le sue fonti, gli atti processuali, testimonianze e interviste le vicende connesse alla Trattativa tra Stato e mafia che precedette e seguì la stagione delle stragi.
Uomini dello Stato, politici noti e meno noti, superpoliziotti e investigatori dell’Arma, pentiti e uomini d’onore. Tutti, chi più chi meno coinvolti in una macabra danza che ha fatto decine e decine di morti, che ha reso vedove e orfani persone innocenti.
La ricostruzione puntigliosa della giornalista basata come già detto su interviste e atti processuali non fa sconti a nessuno. Alcune di quelle persone stanno tuttora pagando il loro debito con la giustizia. Altre sono state assolte dall’infamante accusa con formula piena o con beneficio di dubbio.
Per giudicare chi sia veramente colpevole e chi no ci si deve attenere ai fatti e solo a questi. Roberta Ruscica ci espone le interviste, le dichiarazioni dei pentiti, così come sono state depositate, senza fare commenti o dichiarazioni. A noi lettori sta l’interpretazione e il giudizio.

I Boss di Stato I protagonisti, gli intrecci e gli interessi dietro la trattativa Stato-mafia - Libri, scrittori

I Boss di Stato
I protagonisti, gli intrecci e gli interessi dietro la trattativa Stato-mafia

Il 30 gennaio 1992 fu una calda giornata d'inverno, a Palermo. Ma al celebre Maxiprocesso il gelo avvolse gli imputati di Cosa Nostra, che ricevettero condanne in Cassazione tanto dure quanto inaspettate. Non doveva andare in quel modo, non secondo gli accordi. Nessun giudice, nessun politico, nessuno avrebbe dovuto voltare loro le spalle. Inizia così uno dei periodi più cupi della storia italiana: quello delle stragi di Capaci e di via D'Amelio, delle vittime innocenti della lotta contro il sistema criminale più pericoloso. La morte dei giudici Falcone e Borsellino lanciò un forte segnale alle istituzioni: la mafia non voleva essere sottomessa dallo Stato, e avrebbe eliminato ogni ostacolo sulla sua strada. Per questo qualcuno scelse di scendere a patti con il nemico, di trattare piuttosto che combattere contro l'illegalità. Ma c'è stata davvero la Trattativa? Ce n'è stata solo una? Chi mercanteggiò con Cosa Nostra? In questo libro Roberta Ruscica ricostruisce intrecci, accordi, contatti, l'affaire mafia-appalti e descrive, attraverso le parole dei pentiti, i retroscena più inquietanti della Cupola, da come vennero prese le decisioni più infauste alla progettazione di piani destabilizzanti, attuati e non. Dai boss di Cosa Nostra ai boss di Stato, un libro inchiesta che apre nuovi e documentati scenari. Con un'intervista esclusiva a Teresa Principato, il procuratore aggiunto di Palermo in prima linea nella caccia al superlatitante Matteo Messina Denaro.

Roberta Ruscica | Sperling&Kupfer | Saggio
ISBN 978-8820058746 | ebook 9,90€ | cartaceo 14,57€ 

Franco Mieli

Franco Mieli
Da ragazzo scrivevo nel giornalino della scuola. Poi per decenni le varie fasi della vita mi hanno fatto abbandonare questa mia passione. Da circa 10 anni, con i figli ormai grandi, ho deciso di riprendere la scrittura. Coltivo la passione per l’archeologia e il trekking di cui ho trasferito le esperienze nei miei racconti.
Ombre pagane, Montecovello.
Lupi nella nebbia-Zanne, Montecovello.
La conquista dell'Etiopia del 1935-1936, Monetti Editore.
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[Libri]  Oro bianco, di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, recensione di Franco Mieli

[Libri] Oro bianco, di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, recensione di Franco Mieli

Oro bianco. Storie di uomini, traffici e denaro dall'impero della cocaina, di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, Mondadori, 2016. Un libro sul traffico di cocaina, dalla foglia ai tossicodipendenti. Un'inchiesta che fa pura. Perché di droga si muore ancora. Troppo.

Un libro d’inchiesta che mette paura, quello di Nicola Gratteri, procuratore antimafia a Reggio Calabria, e Antonio Nicaso, giornalista e storico delle organizzazioni criminali. Un’analisi minuziosa e spietata del mercato internazionale della cocaina, dalla raccolta nei maggiori stati del Sudamerica, come Bolivia, Venezuela, Colombia, Perù, Argentina, passando per gli stati dove viene spacciata, come Brasile e Messico, all’Africa, dove viene stoccata in attesa di portare la morte in Europa e nel resto del mondo.
Un’organizzazione criminale, la ndrangheta, che partita dalla Calabria ha messo radici in tutto il mondo. Canada, Stati Uniti, Germania, Belgio, Olanda per finire nella lontana Australia, non c’è nazione al mondo che non sia toccata da questo funesto traffico e da coloro che lo dirigono.
I due autori percorrono tutta la filiera. Dalla raccolta della foglia, alla sua lavorazione, mescolata con le peggiori sostanze tossiche al fine di ottenere la pasta di coca che viene poi esportata dalle organizzazioni criminali e consegnata in dosi ai consumatori europei e americani. Ci fanno vedere come lievita il prezzo nei diversi passaggi, dai 2 euro al chilo per le foglie di coca ai 45000-60000 euro al chilo del prodotto finito. Ne consegue un fiume di denaro che finisce nelle tasche dei narcotrafficanti, di chi si occupa del trasporto, di chi provvede a farla uscire dai porti e aeroporti, coinvolgendo migliaia di persone in un sistema basato sulla corruzione e sulla paura. Ovviamente questo flusso continuo di denaro viene reinvestito in attività pulite come ristorazione, centri sportivi, edilizia, centri e attività commerciali e sportive, ripulendolo e immettendolo nel circuito economico. Tutto ciò ha bisogno, ovviamente della connivenza di politici, banchieri, commercialisti e imprenditori corrotti e coinvolti in egual misura nel girone infernale. Tutta ricchezza che drena risorse e distrugge la salute dei tossicodipendenti, i consumatori finali.

Un’inchiesta, che, come dicevo all’inizio, mette paura. 

Mette paura, perché si ha la sensazione che sarà quasi impossibile venir fuori da una situazione che negli anni si è incancrenita e che tocca tutti i gangli del vivere civile, dalla politica all’economia, dalle istituzioni alle banche. La crisi economica degli ultimi anni ha peggiorato ulteriormente la situazione impoverendo le aziende, poi comprate dalla ndrangheta con i proventi dello spaccio della cocaina.
La malapolitica ci ha messo nel 2014 il carico da undici. Eurostat, l’agenzia statistica dell’Unione Europea, ha deciso di inserire nel calcolo del Pil alcune forme di economia criminale (contrabbando, prostituzione e droga cfr.pg.245/246). La Francia si è rifiutata di farlo, l’Italia no. Il paradosso è che con il Pil più alto, saremmo costretti a contribuire di più al bilancio dell’UE. E quello che preoccupa è che il dramma della droga sembra diventato marginale, una cosa da poveri dalla quale distogliere lo sguardo e da nascondere sotto il tappeto. Invece di droga si muore ancora. E tanto. Troppo. Ancora oggi.
Un libro che invito tutti a leggere, in particolar modo i genitori di giovani ragazzi e adolescenti.


Oro bianco Storie di uomini, traffici e denaro dall'impero della cocaina - Copertina

Oro bianco
Storie di uomini, traffici e denaro dall'impero della cocaina

Secondo l'Unodc, l'ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, nel 2012 nel mondo 243 milioni di persone fra i 15 e i 64 anni hanno assunto almeno una volta sostanze illecite. Fra tutte, la cocaina è la più richiesta e la più venduta dalla 'ndrangheta. Per i boss della mafia calabrese, la "neve" è profitto, guadagno, flusso costante di liquidità che capovolge il pensiero economico classico, secondo cui la criminalità non "produce" perché distrugge, e non genera ricchezza. In queste pagine, frutto di un lavoro di ricerca e sul campo senza precedenti, Nicola Gratteri e Antonio Nicaso ricostruiscono i grandi traffici di cocaina nel mondo in un viaggio che dalla Colombia ci porta fino in Calabria, seguendo le tappe del business planetario che arricchisce i narcotrafficanti, impoverisce e uccide i tossicodipendenti, contamina il sistema bancario, corrompe le classi dirigenti. Hanno visitato le piantagioni di coca in Colombia e sono entrati nei laboratori dove dalla foglia della pianta viene ricavata la "pasta base", sono stati in Bolivia, Perú, Argentina, Brasile, Canada, Messico, Stati Uniti, ma anche in Africa e in Australia. E poi in Germania, Austria, Spagna, Portogallo, Irlanda, Belgio, Olanda, per ricostruire le rotte di aria, mare e terra lungo le quali la cocaina passa dal produttore al consumatore. Un libro tragicamente vero ma, al tempo stesso, capace di riaccendere la speranza di poter debellare, prima o poi, questo vero e proprio flagello mondiale.

di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso | Mondadori | Inchiesta
ISBN 978-8804659631 | cartaceo 11,05€ | ebook 6,99€


Franco Mieli

Franco Mieli
Da ragazzo scrivevo nel giornalino della scuola. Poi per decenni le varie fasi della vita mi hanno fatto abbandonare questa mia passione. Da circa 10 anni, con i figli ormai grandi, ho deciso di riprendere la scrittura. Coltivo la passione per l’archeologia e il trekking di cui ho trasferito le esperienze nei miei racconti.
Ombre pagane, Montecovello.
Lupi nella nebbia-Zanne, Montecovello.
La conquista dell'Etiopia del 1935-1936, Monetti Editore.
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[Libri] "L'istinto del sangue" e "Il respiro della cenere" di Jean Christophe Grange, recensioni di Franco Mieli

[Libri] "L'istinto del sangue" e "Il respiro della cenere" di Jean Christophe Grange, recensioni di Franco Mieli

[Mini Book Review]

L'istinto del sangue, di Jean Christophe Grange, Garzanti, 2010. Dall’autore di thriller più amato dai francesi, una storia che conduce fino alle motivazioni che rendono l’uomo l’unica specie che uccide per il piacere di farlo.

Un serial killer cannibale che sembra provenire dagli abissi della preistoria insanguina Parigi. Le vittime vengono sgozzate, squartate e parzialmente mangiate in un contesto che evoca riti primordiali di iniziazione e sacrificio.
Quando l’assassino uccide anche il suo amico e giudice che si stava occupando del caso e che forse si stava avvicinando troppo alla verità, Jenne Korowa, giudice istruttore del distretto di Nanterre, si butta a capofitto nelle indagini, spinta dal desiderio di giustizia e da quello di dimenticare una cocente delusione amorosa. Insieme a un affascinante psichiatra al cui studio sembrano collegate alcune delle vittime e un suo giovane paziente autistico, segue con determinazione e coraggio la sua personale indagine, che li porterà in Nicaragua, poi in Guatemala per finire nella foresta pluviale argentina ai confini col Paraguay, dove si trova una fazenda adibita alla tortura e allo sterminio dei prigionieri politici dell’epoca della dittatura. Lì, nella misteriosa e paurosa foresta pluviale, Jeanne verrà a conoscenza dell’incredibile verità che si cela dietro il massacro avvenuto in Francia e continuato in Sudamerica, dove il pazzo omicida l’ha preceduta.
Un thriller inquietante, pauroso, questo di Jean Christophe Grangè, che ci fa guardare come in un nero abisso, fino a che punto può arrivare la regressione dell’animo umano, quando si cresce in un contesto di violenza primitiva e feroce. I delitti, così come i colpi di scena sull’identità dello scaltro e misterioso cannibale si susseguono non lasciando respiro al lettore che alla fine, come è successo a me, sente il bisogno di alzarsi in piena notte per andarsi a leggere le ultime terrificanti trenta pagine che sveleranno una verità impossibile da immaginare. Consigliato per gli amanti del genere, una vera chicca.

L'istinto del sangue
Parigi. Nel parcheggio sotterraneo di una casa di cura, le fioche luci al neon illuminano il corpo orribilmente dilaniato di Marion Cantelau, un’infermiera. Intorno al cadavere fatto a pezzi, impronte di mani e piedi nudi. Sulle pareti, vergati con sangue misto a polvere d’ocra, disegni simili a graffiti preistorici. Un macabro rituale, perpetrato più e più volte nel corso degli anni. Per questo Jeanne Korowa, giovane giudice istruttore di Nanterre, non può fare a meno di gettarsi a capofitto in un’indagine parallela. Tutte donne, tutte collegate in qualche modo allo studio di uno psicoanalista, Antoine Féraud, e a un suo giovane e psicotico paziente. Una pista che la conduce fino in Nicaragua, Guatemala, nelle paludi argentine e infine a Campo Alegre, nella terrificante Foresta delle Anime. Un luogo dove i misteri di un’antica civiltà gettano un’ombra crudele e inquietante su tutti coloro che vi si avventurano. E quando Jeanne Korowa lo capisce, forse è ormai troppo tardi... 

di Iain Levison | Garzanti | Thriller, Horror
ISBN 978-8811670339 | ebook 7,99€ | cartaceo 16,60€

Il respiro della cenere, di Jean Christophe Grange, Garzanti, 2013. Una trama avvincente, sullo sfondo una Parigi scossa da delitti spietati che incontra il fascino antico del Giappone.

Parigi ai giorni nostri. La capitale francese fa da sfondo agli efferati delitti di un killer che prende di mira donne in stato di gravidanza e reparti di maternità degli ospedali. Filo conduttore di questi atroci delitti è sempre il fuoco. Le indagini, condotte dall’ispettore Olivier Passan ben presto si incentrano su un personaggio singolare, un ermafrodita, Patrick Guillard, abbandonato alla nascita dalla madre, che sentendosi perseguitato prende di mira Passan e la sua famiglia. La moglie giapponese di quest’ultimo, Naoko e i loro due figli.
Al termine di un rocambolesco inseguimento per i quartieri di Parigi, Guillard si dà fuoco, coinvolgendo nel rogo anche Passan, che riuscirà a salvarsi a caro prezzo.
L’incubo sembra finito per Passan, quando un evento imprevedibile e violento coinvolge i suoi figli e Naoko, proprio nella loro casa. Il mostro è ancora vivo e libero di colpire la sua famiglia. Naoko che è stata ferita nella lotta con il mostro, fugge dall’ospedale in cui è ricoverata, e con i due figli vola in Giappone, lontana da tutto quell’orrore. Ma il mostro è feroce e determinato a ottenere la sua vendetta e a Passan non resterà che volare in Giappone per mettere la parola fine all’incubo. 
Non si fa mai l’abitudine a leggere i romanzi di Jean Christophe Grangè. La sorpresa è sempre dietro l’angolo, anzi dietro la pagina. Un ritmo narrativo veloce, incalzante che raggiunge il parossismo nel finale e costringe il lettore a non abbandonare il libro neanche per un minuto, soprattutto quando si è in prossimità delle ultime pagine. Nonostante la crudezza delle scene, emerge prepotente l’amore dell’ispettore Passan per la sua famiglia e per Naoko, malgrado stiano divorziando. Il fortissimo istinto di protezione innato in lui lo porta a lottare per la sua famiglia e a rivedere certe sue convinzioni che lo stavano allontanando. Consiglio di legggerlo.

Il respiro della cenere
Parigi. Nel buio di un garage viene ritrovato il corpo di una donna brutalmente assassinata. Nei paraggi, un paio di guanti da chirurgo ancora intrisi di sangue. L’ennesimo spietato delitto del serial killer che da mesi spaventa la città. La sola persona in grado di occuparsi di un’indagine così complessa è il solitario ispettore Olivier Passan. L’uomo sta attraversando il periodo più difficile della sua vita: la separazione dalla moglie giapponese Naoko, la madre dei suoi due figli. Eppure non può permettersi distrazioni, perché il modus operandi dell’assassino fa pensare a una mente malata e pericolosa. Tutto porta verso un unico sospettato: Patrick Guillard, un ermafrodito abbandonato dalla madre alla nascita. Passan è convinto che il colpevole sia lui. Ma ha tra le mani pochi indizi, non c’è nessuna prova schiacciante. Proprio quando sta per incastrarlo, Guillard si dà fuoco, portando a termine il suo piano folle, che si ispira alla leggenda mitologica dell’Araba Fenice: l’uccello che una volta morto rinasce dalle proprie ceneri. Il caso non è affatto concluso e una minaccia incombe su ciò che ha di più caro: i suoi figli. L’ispettore ha bisogno di risposte. Risposte che solo Naoko, fuggita in Giappone, può dargli. Risposte che affondano le radici in quella tradizione millenaria che li univa: l’arte dei samurai. 

di Jean Christophe Grange | Garzanti | Thriller, Horror
ISBN 978-8811684800 | cartaceo 15,81€ | ebook 7,99€



Franco Mieli
Da ragazzo scrivevo nel giornalino della scuola. Poi per decenni le varie fasi della vita mi hanno fatto abbandonare questa mia passione. Da circa 10 anni, con i figli ormai grandi, ho deciso di riprendere la scrittura. Coltivo la passione per l’archeologia e il trekking di cui ho trasferito le esperienze nei miei racconti.
Ombre pagane, Montecovello.
Lupi nella nebbia-Zanne, Montecovello.
La conquista dell'Etiopia del 1935-1936, Monetti Editore.
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[Libri] “Il giallo di ponte vecchio” di Letizia Triches, recensione di Franco Mieli

[Libri] “Il giallo di ponte vecchio” di Letizia Triches, recensione di Franco Mieli

Il giallo di ponte vecchio, di Letizia Triches, Newton Compton, 2015. Una serie di misteriosi delitti turba Firenze: un caso indecifrabile, un enigma da svelare legato a una celebre opera d'arte.

Un giovane allievo dell’Opificio delle Pietre Dure, prestigiosa accademia del restauro e della manutenzione delle opere d’arte fiorentina, viene trovato barbaramente assassinato nel garage dello studio di Giuliano Neri, famoso esperto d’arte e restauratore che aveva posto sotto la sua ala protettrice la vittima e il suo amico, Fabio Bechi. 
Giuliano, dapprima impegnato a scagionarsi dai primi inevitabili sospetti che ricadono su di lui, successivamente inizia a indagare per assicurare il colpevole alla giustizia, sospinto dal giudice Lapo Treschi, suo amico ed estimatore sia professionale che delle sue indubbie capacità di analisi e nello scoprire anche i minimi dettagli che si annidano dietro al caso. 
Per Lapo, che contemporaneamente deve fronteggiare una grave crisi nei rapporti con la moglie e la figlia, tutto sembra ruotare intorno a un quadro che lui stesso sta restaurando, forse dipinto dal Rosso Fiorentino, un esponente del manierismo vissuto a Firenze nel XVI secolo e che nasconderebbe un misterioso enigma. 
Giuliano Neri e il giudice Lapo Treschi addentrandosi sempre più nell’indagine, mentre si susseguono nuovi delitti, si troveranno di fronte a una verità dalla quale difficilmente usciranno senza conseguenze.
Ambientato a Firenze, come si intuisce dal titolo, il giallo si inoltra nello strano e contorto mondo dell’antiquariato e del commercio di opere d’arte. Mondo che Letizia Triches, da storica dell’arte conosce molto bene e nel quale fa muovere senza sbavature i vari personaggi che si alternano nella storia. 
La trama, ricca di colpi di scena e di rivelazioni che si susseguono così come i delitti, conduce il lettore, non senza rimpianti per la fine del libro, alla svolta finale. 
I personaggi, dai principali ai secondari, sono tutti ben caratterizzati, tanto che riusciamo tranquillamente a immaginarne le fattezze e i comportamenti e questo è un pregio che non si riscontra molto spesso.

giallo-ponte-vecchio-Letizia-Triches

Il giallo di ponte vecchio

Il giudice Lapo Treschi è nei guai. 
Firenze, infatti, è turbata da una serie di misteriosi delitti e trovare il colpevole e rassicurare la gente non è certo un compito semplice. Soprattutto perché tra gli omicidi non ci sono legami precisi e l'assassino non lascia tracce.
Un caso indecifrabile, all'apparenza.
Eppure ci deve essere un particolare che sfugge, qualcosa che è sotto gli occhi di tutti e che nessuno riesce ancora a vedere.
È per questo che Lapo si rivolge all'esperto d'arte Giuliano Neri, suo amico di vecchia data. Uomo estremamente curioso e meticoloso, Neri è un restauratore, famoso per la sua abilità nel ritrovare nelle tele indizi anche minuscoli e per la capacità di scandagliare ogni dettaglio fino a scoprire il mistero che si cela dietro un'opera.
E proprio davanti al restauro di un quadro attribuito a Rosso Fiorentino, che nasconde un enigma da svelare, i due si troveranno intrappolati in un labirinto da cui sarà difficile uscire...

di Letizia Triches | Newton Compton | Giallo
ISBN 978-8854174825 | cartaceo 4,43€ | ebook 4,99€


Franco Mieli
Da ragazzo scrivevo nel giornalino della scuola. Poi per decenni le varie fasi della vita mi hanno fatto abbandonare questa mia passione. Da circa 10 anni, con i figli ormai grandi, ho deciso di riprendere la scrittura. Coltivo la passione per l’archeologia e il trekking di cui ho trasferito le esperienze nei miei racconti.
Ombre pagane, Montecovello.
Lupi nella nebbia-Zanne, Montecovello.
La conquista dell'Etiopia del 1935-1936, Monetti Editore.
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[Libri] “Miserere” di Jean Christophe Grangé, recensione di Franco Mieli

[Libri] “Miserere” di Jean Christophe Grangé, recensione di Franco Mieli

Miserere, di Jean Christophe Grangé, Garzanti, 2010. Un labirinto che conduce al cuore dell'inferno. Un canto polifonico e sanguinario.

Nella chiesa armena di San Giovanni Battista a Parigi viene trovato il corpo di Wilhelm Goetz, direttore del coro delle voci bianche. Goetz, profugo cileno è stato assassinato mentre stava preparando le prove del coro, in maniera orribile mediante perforazione dei timpani. Una perforazione così violenta e dolorosa da provocarne l’arresto cardiaco.
Per caso arriva sul posto dopo la scoperta del cadavere Lionel Kasdan, frequentatore della parrocchia nonché poliziotto in pensione. Contemporaneamente si interessa al caso Cedric Volokine, di origini russe, con il vizietto della droga e agente della Squadra Protezione Minori.
Ben presto i due investigatori, sorvegliati e controllati dalle forze regolari di polizia che li usa come “cavalli di troia”, si accorgono di avere a che fare con qualcosa di molto più grande di un caso di pedofilia come avevano sospettato all’inizio. Le indagini li conducono sulle tracce di una potente organizzazione che aveva già operato e prosperato nel Cile di Pinochet e che ora, insediatasi nel cuore della Francia, mira a minare le fondamenta stessa dello Stato, mediante il possesso di un’arma di straordinaria potenza.
Proprio per preservare il segreto di questa arma, l’organizzazione elimina ferocemente chi vorrebbe svelarne l’esistenza.
Scritto con grande maestria, questo thriller ci immerge in un’atmosfera cupa e opprimente nella quale si muovono i protagonisti, guidandoci attraverso le intuizioni e gli errori di questi, alla scoperta di una verità inimmaginabile.
La trama si sviluppa inesorabilmente in un crescendo di colpi di scena, trasportando il lettore dai quartieri e i boulevard di Parigi fino in Linguadoca, nel sud della Francia dove la terribile setta ha stabilito il suo quartier generale. È proprio lì, nella terra di nessuno dove l’organizzazione ha instaurato una specie di stato indipendente, che Kasdan e Volokine lanceranno l’ultima sfida agli efferati assassini.

Miserere

Miserere

Parigi, chiesa armena di Saint-Jean-Baptiste. 
Nell’aria riecheggiano ancora le terrificanti grida dell’esule cileno Wilhelm Goetz, organista e direttore del coro di voci bianche, appassionato cultore del Miserere di Gregorio Allegri. Il corpo dell’uomo giace ormai inerte in una pozza di sangue, i timpani perforati con indicibile violenza. 
Lionel Kasdan, parrocchiano di quella chiesa e poliziotto in pensione, segugio d’altri tempi, testardo quanto acuto, è il primo ad accorrere sulla scena del delitto. Un delitto apparentemente inspiegabile, considerata la reputazione di Goetz, un uomo tranquillo e riservato, dedito solo alla musica. Ma ben presto Kasdan, insieme a Cédric Volokine, poliziotto della Squadra protezione minori, capisce che dietro quell’immagine immacolata c’è ben altro. Ci sono rapporti ambigui e oscuri che Goetz instaurava con gli allievi del coro. E ferite mai sanate risalenti agli anni della dittatura in Cile. 
La verità va svelata, e in fretta. Perché i delitti si susseguono nelle chiese di Parigi... 
Uno dei romanzi meglio riusciti di Jean-Christophe Grangé e anche uno dei più inquietanti, grazie all’atmosfera cupa e barocca che unisce terrore puro e suspense, perfettamente orchestrati in uno spartito diabolico.

di Jean Christophe Grangé | Garzanti | Thriller, Horror
ISBN 978-8811679646 | cartaceo 10,12€ | ebook 7,99€




Franco Mieli
Da ragazzo scrivevo nel giornalino della scuola. Poi per decenni le varie fasi della vita mi hanno fatto abbandonare questa mia passione. Da circa 10 anni, con i figli ormai grandi, ho deciso di riprendere la scrittura. Coltivo la passione per l’archeologia e il trekking di cui ho trasferito le esperienze nei miei racconti.
Ombre pagane, Montecovello.
Lupi nella nebbia-Zanne, Montecovello.
La conquista dell'Etiopia del 1935-1936, Monetti Editore.
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Recensione: Pane, di Maurizio De Giovanni

Recensione: Pane, di Maurizio De Giovanni

Libri Recensione di Franco Mieli. Pane. Per i bastardi di Pizzofalcone, di Maurizio De Giovanni, Einaudi, 2016. L'assassinio di un panettiere di Napoli, le indagini parallele della procura antimafia e dei Bastardi.

Altro libro della serie dei Bastardi di Pizzofalcone, commissariato di Napoli che doveva essere chiuso a causa delle accuse di corruzione ai suoi poliziotti. A sostituirli sono stati mandati altri poliziotti scomodi. Lojacono detto il cinese, sospettato di passare informazioni alla mafia. Romano, detto Hulk, allontanato da altro commissariato per la sua condotta violenta. Marco Aragona, detto Serpico. Alessandra Di Nardo detta Alex. I superstiti, l’anziano Pisanelli e Ottavia Calabrese detta Mammina. Alla loro testa il commissario Palma.
La storia si apre con l’assassinio di uno storico panettiere dei vicoli di Napoli. L’uomo viene trovato morto, ucciso con un colpo di pistola alle spalle, con ancora in mano la rosetta che stava mangiando.
Il procuratore antimafia Buffardi decide di prendere subito in mano le indagini. Pasquale Granato, il fornaio poco tempo prima era stato testimone di un delitto di camorra e aveva deciso di testimoniare. Testimonianza poi ritrattata. Ma la camorra, si sa, non perdona.
L’ispettore Lojacono, che era stato tra i primi ad accorrere sul luogo del delitto, non è d’accordo. Per lui non si tratta di un delitto di camorra. Anzitutto l’arma usata, di piccolo calibro, non è un’arma usata per tale tipo di delitti. Poi, l’assassino ha sparato quattro colpi dei quali tre andati a vuoto. Infine la vittima, al momento dello sparo aveva voltato le spalle all’assassino. Insomma, per Lojacono ci sono tutti gli elementi per attribuire questo delitto a chiunque fuorché alla camorra. Lojacono riesce a convincere il procuratore Laura Piras, con la quale ha una relazione segreta, e il commissario Palma ad aprire un’indagine parallela a quella della procura antimafia.

Le indagini del commissariato di Pizzofalcone e della procura antimafia procedono tra collaborazioni forzate, depistaggi e informazioni nascoste. 

Se Lojacono avesse torto, il commissariato di Pizzofalcone rischierebbe la chiusura, ma sia Palma che il procuratore Laura Piras credono in lui…
Altro episodio dedicato ai bastardi di Pizzofalcone, questo di Maurizio De Giovanni. Originale, la storia del pane e del lievito madre con il quale il fornaio assassinato si ostinava a farlo, condannando di fatto il forno a subire la concorrenza di altri operatori in grado di fornire una maggiore quantità di pane con metodi industriali ed entrando di fatto in contrasto con il cognato che sosteneva la modernizzazione del forno. Devo ammettere che la storia e lo sviluppo della trama, pur uscendone sufficienti per il mestiere e la professionalità ormai consolidata di Maurizio De Giovanni, non mi ha completamente soddisfatto. La trama scorre senza particolari intoppi verso il finale, però manca a mio avviso di quell’effervescenza e vivacità caratteristica di altri suoi lavori. Comunque il voto è buono.

Pane

Pane. Per i bastardi di Pizzofalcone

di Maurizio De Giovanni
Einaudi
Giallo
ISBN 978-8806222314
ebook 9,99€
cartaceo 16,15€

Sinossi
Quanta vita, quante vite. E quanto buon odore di pane, in città. Se non ci fosse anche il delitto.
Quando un omicidio divide in due le forze di polizia, il gioco si fa davvero duro per i Bastardi, che per molti devono ancora dimostrare di esserlo davvero, dei bravi poliziotti.
Da un lato ci sono loro, che seguono l'odore del pane. E del delitto. Ma dall'altra ci sono i tosti superdetective della Dda, che sentono odore di crimine organizzato.
Mentre i sentimenti e le passioni di ogni personaggio si intrecciano con l'azione e determinano svolte sorprendenti, la città intera sembra trattenere il fiato. Per poi prendere voce. A volte c'è bisogno di un avversario agguerrito, per riuscire a capire chi sei davvero. Forse i Bastardi l'hanno trovato. E per dimostrare di essere i migliori sono disposti a tutto. Perfino a diventare davvero una squadra.
Buona caccia, Bastardi.



Franco Mieli
Da ragazzo scrivevo nel giornalino della scuola. Poi per decenni le varie fasi della vita mi hanno fatto abbandonare questa mia passione. Da circa 10 anni, con i figli ormai grandi, ho deciso di riprendere la scrittura. Coltivo la passione per l’archeologia e il trekking di cui ho trasferito le esperienze nei miei racconti.
Ombre pagane, Montecovello.
Lupi nella nebbia-Zanne, Montecovello.
La conquista dell'Etiopia del 1935-1936, Monetti Editore.
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[Libri] “Il lupo rosso” di Liza Marklund, recensione di Franco Mieli

[Libri] “Il lupo rosso” di Liza Marklund, recensione di Franco Mieli

Il lupo rosso, di Liza Marklund, Marsilio, 2010. La quinta inchiesta di Annika Bengtzon: il terrorismo e il movimento maoista in Svezia negli anni 70. 

Agli inizi del 2000, una giornalista d’inchiesta, Annika Bergtzon, viene a conoscenza di alcuni fatti verificatisi in quegli anni, primo fra tutti l’attentato a una base aerea di F21 in cui perse la vita un giovane militare.
La giornalista, già vittima in passato e prigioniera di una serial killer, detta la Bombarola, episodio che ha lasciato nella sua mente pericolosi fantasmi, inizia a indagare. L’indagine non è facile, dovendosi destreggiare tra gli ostacoli frapposti dalla sua stessa redazione, da potenti politici e manipolatori di mass media, che tentano di nascondere l’appartenenza alla cellula maoista di allora di un politico, nome di battaglia di Lupo Rosso, con importanti cariche nel governo attuale.
Intanto, il capo dell’organizzazione di un tempo, dopo trent’anni di latitanza, sembra sia tornato a colpire, uccidendo vecchi membri della banda e un ragazzino che aveva assistito all’omicidio di uno di loro.
Anche la vita privata di Annika sembra andare in pezzi quando, per caso, scopre che il marito, stanco delle sue continue assenze, la tradisce con una giovane collega.
Ma Annika, dotata di una forza d’animo e intraprendenza non comuni, saprà combattere su entrambi i fronti, quello professionale e quello privato, con determinazione ed efficacia.
Oltre, essendo un giallo non possiamo dire.
Liza Marklund, che fa parte della ormai nutrita schiera dei giallisti nordici, dipinge con assoluto realismo l’atmosfera e le strade di Stoccolma così come i paesaggi suburbani e a nord della capitale, dove la fanno da padrone il gelo e le fantastiche aurore boreali.
I suoi personaggi, si muovono ben disegnati e modellati dall’ambiente in cui vivono, ambiente che, a volte, li rende cupi e privi di allegria.
La lettura è senz’altro consigliata per i cultori del genere.


Il-lupo-rosso-Liza-Marklund

Il lupo rosso

Annika Bengtzon, reporter di punta della Stampa della sera di Stoccolma, parte per Luleå, non lontano dal circolo polare artico, per incontrare un collega giornalista che le ha promesso informazioni su un vecchio attentato terroristico rimasto irrisolto su cui lei sta indagando. Ma quando arriva, viene a sapere che qualcuno lo ha ucciso. Le ricerche di Annika, trentacinque anni, un matrimonio in difficoltà e due bambini da accudire, conducono a un uomo che è tornato nel profondo nord della Svezia per ritrovare le sue radici e riunirsi al gruppo di cui un tempo aveva assunto il comando. 
«Liza Marklund si iscrive a pieno titolo nel panorama del poliziesco nordico che da tempo occupa i primi posti fra i bestseller» Brunella Schisa, Il Venerdì di Repubblica 
«Con la giornalista Annika Bengtzon, Liza Marklund ha dato vita a un personaggio originale, simpatico e assolutamente umano», Der Spiegel

 di Liza Marklund | Marsilio | Thriller
ISBN 978-8831706438 | ebook 7,99€ | cartaceo 10,63€


Franco Mieli
Da ragazzo scrivevo nel giornalino della scuola. Poi per decenni le varie fasi della vita mi hanno fatto abbandonare questa mia passione. Da circa 10 anni, con i figli ormai grandi, ho deciso di riprendere la scrittura. Coltivo la passione per l’archeologia e il trekking di cui ho trasferito le esperienze nei miei racconti.
Ombre pagane, Montecovello.
Lupi nella nebbia-Zanne, Montecovello.
La conquista dell'Etiopia del 1935-1936, Monetti Editore.
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[Libri] "Il ponte delle Vivene" di Davide Dotto, recensione di Franco Mieli

[Libri] "Il ponte delle Vivene" di Davide Dotto, recensione di Franco Mieli

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Il ponte delle Vivene, di Davide Dotto, Ciesse Edizioni, 2015. La leggenda trentina della Vivena, donna e spirito insieme, in equilibrio tra lo storico e il fantastico.

Davide Dotto, riprendendo leggende e antiche fiabe della Val di Fassa e del Trentino, ci racconta la storia della Vivena attraverso le vicende delle famiglie che abitano la Val di Chiese durante i secoli.
La Vivena è lo spirito della montagna che veglia e protegge gli abitanti della valle e del borgo di Valchiusa, attraversando secoli e guerre. Ha sempre le sembianze di una donna, iniziata ai misteri e al culto delle erbe dalla Vivena precedente, scelta tra le bambine predestinate del paese.
La sua casa è nel castello in cima alla montagna, dove gli abitanti, soprattutto le donne vengono a chiederle le grazie. Per questo possiamo paragonarla se non assimilarla a Diana, a Cerere, a Proserpina, le antiche dee madri dei pagani che presiedevano agli ancestrali culti della Terra, della maternità e dei poteri curatrici delle erbe.

Un romanzo tra lo storico e il fantastico, dove il fantastico è l'evoluzione naturale della storia.

Vincenzina, Giuseppina, Marlena, la Gisella, Zoe, queste alcune delle Vivene che nei secoli hanno perpetuato la leggenda degli spiriti della montagna. Spiriti, streghe, donne che si innamorano e fanno innamorare, testimoni degli avvenimenti del loro tempo anche nei confini ristretti della valle, dal passaggio degli eserciti napoleonici ai Cacciatori delle Alpi di Giuseppe Garibaldi. Fino alla prima guerra mondiale, dove le armi letali inventate dall’uomo, gli aerei e le bombe distruggeranno per sempre il castello e il ponte delle Vivene.
La Vivena indossa e appare agli abitanti sempre con un mantello scuro, fatto cucire per lei da Andreas, un principe che ne era innamorato, che fece edificare il castello e lo abitò per primo nel XIII secolo . Un mantello che vestirà le Vivene e ne rafforzerà i poteri nei secoli a venire. 
Davide Dotto ha scritto un romanzo tra lo storico e il fantastico, ma facendo apparire il fantastico come una evoluzione naturale della storia, accettato dagli abitanti della valle, che riescono a convivere e interagire con questo essere, donna e spirito insieme e accettato anche da noi lettori, ai quali ci sembra naturale che quelle valli chiuse, quelle forre percorse da torrenti impetuosi e ricoperte di boschi scuri e senza luce siano abitate da un essere fantastico e misterioso.

Il-ponte-delle-Vivene-Davide-Dotto

Il ponte delle Vivene

XIX secolo. Valchiusa è un paese sperduto della Valle del Chiese. Un antico castello incastonato nella roccia ne domina la piazza, mentre lo strapiombo sul retro è attraversato da un ponte di corda pencolante.
Da secoli i montanari convivono con la Vivena, spirito ineffabile che ha membra e tratto di donna, memoria e destino della valle. Non sarà facile per Giuseppina, proveniente dalle campagne trevigiane, integrarsi in un mondo di cui non conosce le tradizioni. Sposata da anni con Oreste, sente la mancanza di un figlio che la leghi per sempre a luoghi così nuovi per lei. Non esiterà a incalzare la Vivena per ottenere la tanto agognata grazia.
Imparerà a sue spese che, se la Vivena è capace di grandi slanci d’amore nei confronti della comunità cui dà protezione, non esiterà a pretendere, a tempo debito, il prezzo di quanto accordato.

di Davide Dotto | CIESSE Edizioni | Romanzo storico
ISBN 978-8866601777 | cartaceo 12,75€


Franco Mieli
Da ragazzo scrivevo nel giornalino della scuola. Poi per decenni le varie fasi della vita mi hanno fatto abbandonare questa mia passione. Da circa 10 anni, con i figli ormai grandi, ho deciso di riprendere la scrittura. Coltivo la passione per l’archeologia e il trekking di cui ho trasferito le esperienze nei miei racconti.
Ombre pagane, Montecovello.
Lupi nella nebbia-Zanne, Montecovello.
La conquista dell'Etiopia del 1935-1936, Monetti Editore.
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[Libri] “Il seme del male” di Domenico Caputo, recensione di Franco Mieli

[Libri] “Il seme del male” di Domenico Caputo, recensione di Franco Mieli

Il-seme-del-male-Domenico-Caputo-recensione

Il Seme del Male, di Domenico Caputo, Lettere Animate, 2016. Un duplice omicidio, il rapimento del figlio della coppia assassinata:  un intricato caso da risolvere per il commissario Albanese.

Davvero un buon esordio, questo di Domenico Caputo. Un autore che riesce a distinguersi nell’universo degli emergenti.
“Il seme del male” è un giallo dalla trama avvincente e non priva di sorprese.
Due coniugi vengono torturati e uccisi nel loro casolare di campagna mentre il figlio adolescente, Roberto, è scomparso, probabilmente rapito dall’assassino dei suoi genitori. A indagare è chiamato il commissario Albanese coadiuvato dal giovane agente Donati.
Il delitto presenta connotazioni particolari, per cui Albanese chiede la collaborazione di Rosario Corsi, un agente sospeso dal servizio per i suoi comportamenti poco ortodossi. Corsi si sta lasciando andare, abbrutendosi con alcool e droga, suscitando la riprovazione del giovane Donati. Solo più tardi questi capirà che la marijuana serve per attenuare i dolori provocati dal cancro che sta uccidendo Rosario.
Le indagini proseguono portando all’individuazione dell’efferato mostro che in verità sta colpendo da molti anni, protetto da qualcuno che conta, fino al colpo di scena finale.
La trama è avvincente, il libro si legge velocemente, alternando colpi di scena e flashback dosati sapientemente e ben inseriti nell’intreccio del romanzo.
I personaggi sono ben delineati e approfonditi, in special modo la figura di Rosario Corsi .
Buone le ambientazioni, con alcune atmosfere a tratti gotiche.
Bravo Domenico, prosegui su questa strada, stai andando bene.

Il-seme-del-male

Il seme del male

I coniugi Russo vengono ritrovati nella loro abitazione brutalmente torturati e uccisi, insieme al loro carnefice, disteso sul pavimento con un colpo d’arma da fuoco in fronte. 
Del piccolo Roberto, figlio dei Russo, non si ha più traccia dopo l’accaduto. 
L’ex agente Rosario Corsi verrà richiamato dal suo amico e superiore Albanese per aiutarlo a risolvere il caso lavorando sotto copertura. 
Bugie e segreti, paure e ricordi, fantasmi di una vita passata porteranno Rosario a scontrarsi con mostri ed eventi già vissuti. Verrà avvolto dall’oscurità, catapultato nel cuore del male più puro, dove il coraggio viene a mancare e le vie di uscita diventano minime. 
Benvenuti nel suo mondo.


di Domenico Caputo | Lettere Animate | Thriller
ISBN 978-8868828561 | ebook 2,99€ | cartaceo 9,00€


Franco Mieli
Da ragazzo scrivevo nel giornalino della scuola. Poi per decenni le varie fasi della vita mi hanno fatto abbandonare questa mia passione. Da circa 10 anni, con i figli ormai grandi, ho deciso di riprendere la scrittura. Coltivo la passione per l’archeologia e il trekking di cui ho trasferito le esperienze nei miei racconti.
Ombre pagane, Montecovello.

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[Libri] “Il sangue versato” di Åsa Larsson, recensione di Franco Mieli

[Libri] “Il sangue versato” di Åsa Larsson, recensione di Franco Mieli

IlrsanguerversatorÅsarLarsson-recensione

Il sangue versato, di Åsa Larsson, Marsilio, 2010. Splendido poliziesco di natura, silenzi, segreti illuminati dalla breve estate senza notte della Scandinavia.

Classico giallo nordico, questo di Åsa Larsson avvocato fiscalista svedese e autrice della serie che ha per protagonista Rebecka Martinsson, collaboratrice di uno studio legale. 
Il thriller è ambientato a Kiruna, città natale dell’autrice, che si trova a cento chilometri dal confine con la Norvegia, dove per mesi il sole è uno sconosciuto.
La notte del solstizio d’estate, il corpo di una donna, il pastore protestante Mildred Nilsson viene trovato appeso nella sua chiesa, il viso orribilmente sfigurato da colpi di bastone. Rebecka Martinsson, incaricata dal suo studio, si trova a indagare sull’efferato omicidio insieme all’ispettrice di polizia Anna Maria Mella, appena rientrata in servizio dalla sua quarta maternità. 
Le due donne, dapprima frenate da una reciproca diffidenza, si troveranno a collaborare, scoprendo sotto una coltre di rispettabilità, il marcio che pervade l’ambiente ristretto della provincia. 
In parallelo, l’autrice Åsa Larsson ci fa seguire le peripezie di una lupa solitaria, scacciata dal branco, che alla fine troverà l’amore, un altro lupo solitario vagante nella foresta. La lupa è protetta da una associazione, fondata dallo stesso pastore Mildred Nilsson e ora, con la sua morte corre il pericolo di venire uccisa dai cacciatori della zona, ai quali Mildred era cordialmente invisa per le sue prese di posizione inflessibili e autoritarie. 
Le indagini sembrano ristagnare, quando un’intuizione di Rebecka, che per seguire il suo istinto mette in pericolo la sua stessa vita, permette all’ispettrice e ai suoi collaboratori di scoprire il colpevole.
Åsa Larsson ci fa vivere in una piccola cittadina del nord della Svezia, dove il freddo, la neve e il gelo la fanno da padroni per gran parte dell’anno. E questo gelo sembra impregnare anche la vita e gli animi di coloro che vivono in queste terre di confine, dure e a volte crudeli. 
Attraverso la lupa, chiamata Zampe Gialle percorriamo invece le sconfinate foreste di conifere e betulle del nord scandinavo, assaporando i silenzi che le pervadono e le rendono uniche agli occhi di chi le percorre.
Nonostante le quasi quattrocento pagine si legge tutto d’un fiato per il desiderio di sapere come andrà a finire. E questo è l’importante per un libro.

Il-sangue-versato

Il sangue versato

Notte di solstizio a Jukkasjärvi, piccola località nei pressi di Kiruna, luogo solitario e primitivo, dove per mesi non compare mai il sole.
Nella chiesa viene ritrovato il corpo del pastore Mildred Nilsson, donna che con le sue posizioni inflessibili aveva diviso le anime del paese, attirando odio e venerazione.
Rebecka Martinsson, tornata a casa per tutt’altre ragioni, indaga con l’ispettrice di polizia Anna-Maria Mella, rientrata in anticipo dalla sua quarta maternità.
Premio dell’Accademia svedese del Poliziesco come miglior giallo.

di Åsa Larsson | Marsilio | Giallo
ISBN 978-8831705882 | ebook 7,99€ | cartaceo 10,63€ Acquista





Franco Mieli
Da ragazzo scrivevo nel giornalino della scuola. Poi per decenni le varie fasi della vita mi hanno fatto abbandonare questa mia passione. Da circa 10 anni, con i figli ormai grandi, ho deciso di riprendere la scrittura. Coltivo la passione per l’archeologia e il trekking di cui ho trasferito le esperienze nei miei racconti.
Ombre pagane, Montecovello.

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