Gli scrittori della porta accanto
PostNicoloManiscalco
PostNicoloManiscalco
L'agility dog e gli altri sport cinofili

L'agility dog e gli altri sport cinofili

L'agility dog e gli altri sport cinofili

Lifestyle Di Nicolò Maniscalco. Gli sport cinofili consolidano la millenaria coesistenza tra l’Homo sapiens e il Canis lupus familiaris.

In un mio articolo di qualche tempo fa, ho descritto l’antico rapporto tra uomo e cane. Rapporto nato nel periodo mesolitico [1], quando tra i lupi e gli umani è iniziata una proficua collaborazione nell’attività venatoria. Per molti antropologi e biologi è stata proprio questa che ha dato la direzione all’evoluzione sia umana sia canina (prima quella naturale, poi quella prodotta dall’uomo nella formazione delle razze). Via via che il sodalizio si rafforzava si aggiungevano molte altre attività che affiancavano i vari mestieri.

L’uomo nel tempo ha sostituito molte di queste attività con altre traslate da quelle originarie.

Nasce così tutta una serie di sport legati a mestieri via via meno praticati nella vita di tutti i giorni: il tiro con l’arco e, secoli dopo, il tiro a segno, il tiro al piattello, l’equitazione moderna. Per non parlare di quelle ereditate dagli antichi greci e romani: il pugilato, la lotta, la maratona e le varie specialità dell’atletica.
Anche i lavori che per secoli hanno coinvolto l’uomo e il cane non esulano da questo contesto, la pastorizia in primis ha donato gare di Sheepdogs con trials europei nel Continental Sheepdog Championship.
Dalla storia venatoria provengono molte discipline cinofilo-sportive, attività che utilizzano l’olfatto e la vista del cane e il suo istinto predatorio.

Ci sono sport cinofili che derivano da altre competizioni, come l’Agility dog che nasce in Inghilterra come esibizione tra una manche di Equitazione e l’altra, utilizzando ostacoli ridotti traslati dal campo di Salto.

Ma ora veniamo al “binomio moderno”, quella coppia che negli sport cinofili si chiama generalmente conduttore e cane.
Un punto fermo, quando si parla di attività cinofilo-sportive, è il divertimento che dev’essere principalmente del cane! Un cane non motivato a fare una qualunque attività o non la fa o la fa per far piacere all’umano, quindi non la fa volentieri.
Non cadiamo in equivoci: quando un cane non è motivato si percepisce benissimo ed è innaturale forzarlo a fare un’attività che non gli è congeniale.

In genere le cosiddette razze da lavoro, selezionate per i più svariati compiti, sono le più indicate per esercitare queste mansioni sportive.

Perché geneticamente e culturalmente [2] sono atte ad affiancare l’uomo nei suoi mestieri, ma nulla toglie che esponenti di qualunque razza possano diventare atleti, purché si divertano e traggano beneficio dallo sport. La diversificazione razziale canina ha obbligato le varie Federazioni e Associazioni cinofilo-sportive a dividere per equità gli individui in taglie in base all’altezza al garrese. Esiste poi una divisione in classi in base all’esperienza del cane.

Sono molti gli sport cinofili, molto più di quelli che normalmente si pensi e spaziano sull’intero universo-cane, esaltando le varie caratteristiche di questa specie.

Prima di descrivere le più frequentate tracciamone un elenco legato alle caratteristiche dell’animale.
La caccia (non quella umana, ma quella originaria dei branchi di lupi), quindi l’istinto predatorio e l’inseguimento con le tecniche di cattura della preda, sono sfruttate come traslato nelle competizioni di Sheepdog, dove il compito del cane è quello di condurre un gregge dall’ovile ai pascoli e viceversa, radunando tutte le pecore seguendo i segnali del pastore (conduttore). Ma deve anche isolare singoli capi, ad esempio, per la tosatura o per altre attività umane. 

Tutto questo il cane lo fa esattamente come lo facevano i suoi avi e come lo fanno tuttora i lupi attaccando una mandria. 

Ovviamente di tutte le fasi verrà a mancare la consumazione, la povera pecora è salva! A questo proposito occorre esaltare il rispetto dei concorrenti dei trials nei confronti di entrambe gli animali: cane e pecora.
La socialità canina è rappresentata nel lavoro di gruppo, ecco che l’uomo ha inventato uno sport che sfrutta questa caratteristica: il Flyball, dove una squadra di quattro cani ne sfida un’altra in una staffetta mozza fiato avanti e indietro su un percorso rettilineo che vede vincitrice la squadra più veloce.
Tutto in un minuto

Tutto in un minuto

di Nicolò Maniscalco e Diego Piccardo
PubMe – Collana Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Saggio
ISBN 1254581681
Narrativa
ebook 2,99€
Cartaceo 15,00€

Il più conosciuto sport cinofilo, e più antico dopo quelli venatori e lo Sheepdog, è l’Agility dog, dove il binomio si cimenta in un percorso a ostacoli.

Conduttore e cane corrono fianco a fianco, il primo impartisce segnali verbali e posturali indicatori degli ostacoli da affrontare. Vince la competizione chi termina il percorso senza errori e nel minor tempo.
Derivati dall’Agility dog e in versione acquatica c’è il Freestyle all’interno dei Water Games: circuito e ostacoli in piscina!

Un altro sport conosciuto e nato più o meno negli anni dell’Agility dog è l'Obedience.

Disciplina nata per valutare le capacità di un binomio uomo-cane di eseguire una routine di esercizi via via più elaborati salendo con le classi.
Recentemente è stato importato dal centro Europa un nuovo sport, l’Hoopers, che sfrutta le capacità del cane di ascoltare e ragionare (si ho scritto "ragionare", perché il cane è in grado di farlo) sulle indicazioni date da un conduttore, che in questo caso si chiama “navigatore” perché proprio come quello dell’auto indica al cane un percorso su un terreno che può essere vasto come un campo di calcio, la difficoltà sta nel fatto che il navigatore umano resta confinato un cerchio di due metri di diametro, facendo correre il cane tra vari ostacoli sull’intera area di gioco indicandogli la strada da percorrere.
Il cane si muoverà all’interno del percorso ascoltando queste indicazioni.
Secondo me questo è di gran lunga il più difficile sport cinofilo.
Quelli descritti sono solo cinque della quarantina di discipline cinofilo-sportive, nate e sviluppate dall’uomo, per vivere momenti spensierati con il proprio cane. Ecco perché si può affermare che questi sport si sono diffusi per consolidare la millenaria coesistenza tra l’Homo sapiens e il Canis lupus familiaris.

[1]Il mesolitico è il periodo centrale dell’età della pietra (circa da 12.000 a 10.000 anni fa); alcuni studiosi fanno risalire l’inizio della domesticazione anche prima, ma la maggioranza concorda con questo periodo.
[2]Il termine “culturale” abbinato alle caratteristiche del cane l’ho già utilizzato nell’articolo precedente.

Immagine di copertina: © Nicolò Maniscalco | Honey durante una competizione di Agility Dog.

Nicolò Maniscalco
Leggi >
Recensione: Da zero a 69, di Andrea Pistoia

Recensione: Da zero a 69, di Andrea Pistoia

Recensione: Da zero a 69, di Andrea Pistoia

Libri Recensione di Nicolò Maniscalco. Da zero a 69 di Andrea Pistoia (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Quattro amici trentenni in continua ricerca del divertimento, del sesso e dell’amore.

Da zero a sessantanove di Andrea Pistoia si legge tutto d’un fiato.
È un romanzo breve, una lettura piacevole raccontata in prima persona.
È la storia di quattro amici trentenni in continua ricerca del divertimento, del sesso e dell’amore secondo le caratteristiche di ognuno. Odino, il personaggio narrante, ricerca nelle ragazze l’avventura puramente sessuale, ma c’è anche chi mostra una certa serietà come Hermes, il suo miglior amico e fidanzatissimo di Chiara che non compare mai, ma è sempre presente nei discorsi del ragazzo. Certo in quel contesto il termine serio è un po’ azzardato, il ragazzo in passato aveva come animale domestico una pantegana...

Sono proprio questi paradossi il filo conduttore del romanzo di Andrea Pistoia.

Tra gli amici c’è Jeremiah che predilige le ragazze brutte, forse più facili da conquistare o, forse, perché è semplicemente «un estimatore delle ragazze diversamente belle» – come dice l’autore. Fatto sta che questa scelta è dettata da un trauma infantile con una ragazzina. Un po’ come l’amore di Charlie Brown per Heater, la ragazza dai capelli rossi.
Il quarto è Anacleto che ha deciso di evitare le faticose conquiste ripiegando sulle donnine allegre, con le quali ha un rapporto così stretto che spesso sono loro a sfogarsi con lui.

L’ironia è presente fin dal primo capitolo intitolato: All’origine fu il caos.

Poi fu peggio. Prosegue poi nei capitoli seguenti con: Se gli amici sono tutto… siamo fottuti! Per finire con la definizione di sé e degli amici come: Guerrieri, dei, supereroi. Praticamente buffoni.
La combriccola passa i fine settimana nel solito bar per bere birra e programmare conquiste femminili e fare chiacchiere di autocompiacimento per essere dei maschi Alpha. La caccia continuerà in discoteca, dove ognuno avrà la sua avventura.
Il finale è una fantasia che lascio scoprire al lettore.
Consiglio questa lettura per trascorrere un po’ di tempo senza pensieri stando immersi nel sarcasmo di Andrea Pistoia.


Da zero a 69

di Andrea Pistoia
PubMe
Narrativa
ISBN: 978-8833663241
Cartaceo 9,00 €
Ebook 2,99€

Sinossi 

Esistono ancora ragazzi volgari e maschilisti o sono solo personaggi di film politicamente scorretti? Esistono. Anzi, proliferano, specialmente nei locali notturni durante i week end, quando uomini seri ed equilibrati si trasformano in dei Mister Hyde con un unico chiodo fisso in testa. Ne è dimostrazione lampante Odino che, dopo un incontro amoroso concluso nel peggiore dei modi, senza un appagante e glorioso happy ending, si libera dei pochi freni inibitori rimasti per seguire la propria megalomania. Gli danno man forte i suoi bislacchi amici: un estimatore delle “diversamente sexy”, un assiduo frequentatore di prostitute e un “cuore puro” tanto monogamo quanto sottomesso alla propria bella. Contro una società che li vorrebbe adulti e responsabili, loro non possono che reagire da eterni Peter Pan perennemente sovreccitati. Goliardiche nottate tra bar di periferia e discoteche, alcool a fiumi e sesso usa e getta sono il miraggio che indica loro la strada verso quella che ritengono essere la Felicità... mostrando una volta di più la loro natura di odiosi antieroi, cinici maschilisti, ridicoli playboy.
Nicolò Maniscalco Gli scrittori della porta accanto

Nicolò Maniscalco
Leggi >
Recensione: Sotto le nuvole, di Loriana Lucciarini

Recensione: Sotto le nuvole, di Loriana Lucciarini

Recensione: Sotto le nuvole, di Loriana Lucciarini

Libri Recensione di Nicolò Maniscalco. Sotto le nuvole di Loriana Lucciarini (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Un percorso doloroso attraverso le poesie, per raggiungere un nuova dimensione.

Ho letto la silloge poetica Sotto le nuvole di Loriana Lucciarini e proverò a trascriverne l’emozione e, soprattutto, il messaggio che l’autrice ha voluto regalarci. Innanzi tutto, occorre dire che Loriana Lucciarini si è ispirata alla musica e alle bellissime parole di Cisco Bellotti nella sua canzone Sotto le nuvole ed io ho voluto sperimentare quest’emozione leggendo alcune poesie ascoltando la musica di Cisco. Devo dire che il mood emotivo c’è stato.
Ma ora veniamo all’opera di Loriana Lucciarini che, come la canzone, ha voluto intitolare Sotto le nuvole. Attraverso le sue poesie l’autrice fa un percorso doloroso fino a raggiungere un nuova dimensione.

Il filo conduttore è la rinascita dell’anima e questa non può avvenire senza un travaglio. 

Quindi l’anima, per rinascere, deve patire una devastazione per poi, tramite la sofferenza, sbocciare a nuova vita.
La rinascita presuppone un cambiamento, appunto una nuova nascita, con nuove speranze, ma con la possibilità di nuovi travagli e nulla sarà più come prima, infatti, Marilena Ferrante, nella prefazione dell’opera, fa questa riflessione.
Mai torneranno le giornate di sole se solo l’inverno inciderà i suoi petali nodosi sulla sfera delle insicurezze, dei dubbi, delle verità mai accettate, delle incursioni di facili percorsi, divenuti catene di intenti e disperate caverne di solitudine.
Loriana Lucciarini, Sotto le nuvole
Sarà l’autrice a cercare il ritorno a quelle giornate assolate, tramite una reazione alle traversie della vita.

La Lucciarini sa che c’è una possibilità di uscire dal vortice del dolore, ma sarà un cambiamento tormentato perché non c’è cambiamento senza tormento.

Dovrà accettare la sofferenza per armonizzare se stessa con la propria anima e compiere le proprie scelte anche fossero dolorose.
Durante la lettura delle poesie, ho avuto l’impressione che la ricerca del dolore, per poi trovare la salvezza, faccia parte dell’animo di Loriana, infatti, nella lirica conclusiva si evince quanto dolorosa, ma luminosa sia questa ricerca.
Non sono solo un essere di luce, amore, gioia,
dentro di me c’è anche il buio,
avanzi di nero pece, fredda stanza senza appigli,
senza finestre, senza niente a me caro.
Se sorrido, a volte, è solo per andare avanti,
ma, dentro, questo mostro mi divora,
brandelli di luce e speranza,
spazza via ricordi e fotografie.
Dilaniata,
vedo volare via ansiti di gioia,
sogni trasformarsi in illusioni,
illusioni congelarsi in delusioni,
delusioni produrre dolore,
dolore incendiarmi dentro,
finché niente più c’è,
finché non rimane solo freddo e buio.

Ma poi, lentamente, riprende a filtrare la luce
E la mia anima vi si aggrappa
la mia anima è fatta per la gioia
Come una fenice risorgo dalle ceneri
Forse più forte, forse più leggera.
Si è sempre più leggeri
quando i sogni non ci impediscono più di vivere,
quando abbiamo nuovamente liberato noi stessi.
Ecco… io non sono solo un essere di luce,
ma è proprio dalla luce che rinasco,
sempre.
Loriana Lucciarini, Sotto le nuvole

La mia impressione è confermata dal titolo della lirica: Io, Loriana, infatti, rappresenta proprio lei, l’autrice.
La poesia è divisa in due parti che testimoniano benissimo l’uscita dal tunnel – per dirlo con termine abusato – e il ritorno alla luce: «Ma poi, lentamente, riprende a filtrare la luce E la mia anima vi si aggrappa»

Il percorso fatto da Loriana Lucciarini si evince fin dalle prime poesie.

Tra queste c’è: Hai ragione dove traspare l’assoluta assenza di speranza nel futuro, fino a una distruzione interiore in Crolla tutto dentro di me e Lentamente muore. Poi subentra la rassegnazione e la perdita nelle poetiche Quando l’amore fa male e Una felicità troppo facile. Infine, la rinuncia, la rottura in Broken.

I sogni… che ci fai con i sogni
quando la realtà ti sbatte in faccia a 250 km orari
e le fragili certezze che prima avevi
si disgregano in mille pezzi
mille pezzi di te?
Loriana Lucciarini, Sotto le nuvole

Con la domanda finale che dà incertezza.

Man mano, le poesie che seguono danno quiete, ricordi e anche pillole di speranza, di salvezza.

Ma soprattutto consapevolezza seppur in piena solitudine, fino a fermare i pensieri… che è il titolo di quest’altra lirica:
Fermare i pensieri,
che impazziti rimbalzano nella mia testa,
per potermi godere l’ora - l’adesso!
Loriana Lucciarini, Sotto le nuvole
Dove traspare una nuova leggerezza che porterà fino alla lettura delle ultime poesie testimoni della rinascita dell’anima, ma sempre con una grandissima sofferenza.


Sotto le nuvole

di Loriana Lucciarini
PubMe - Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Poesia
ISBN 978-8833665511
cartaceo 9,50€

Sinossi

«Loriana Lucciarini nelle sue liriche riporta il valore della forza dell’abbandono emotivo, della emancipazione della donna dalla schiavitù della mediocrità, dalla calunnia delle folle affamate di tristezza e disegna una grammatica dell’amore e della sofferenza che si aggancia alla forza della riconoscenza verso se stessa, quella creatura amata, respinta, ma protagonista assoluta delle sue scelte. Indomita, istintuale creatura che afferra, deforma, contorce e poi riannoda la fiamma della sua intima creatività di donna votata alla vita, quella intensa che si riesce a vivere solo se si posseggono gli strumenti adeguati quelli del coraggio, della consapevolezza di sé e dell’amore per se stessi, mascherato di tormentata passione di vivere.»
– dalla prefazione di Marilena Ferrante

Il percorso di rinascita, le evoluzioni di un’anima, che affronta la realtà della vita e del cambiamento con il coraggio di ricercare la propria serenità, anche a costo di fatica e dolore.Nulla è più appagante del poter abbracciare il proprio destino, dopo aver pagato personalmente ogni scelta che ha portato ad esso.Il mood della silloge si ispira alle note di “Sotto le nuvole”, di Cisco.
Nicolò Maniscalco Gli scrittori della porta accanto

Nicolò Maniscalco
Leggi >
I libri: la trasmissione del sapere nei secoli

I libri: la trasmissione del sapere nei secoli

I libri: la trasmissione del sapere nei secoli

Professione lettore Di Nicolò Maniscalco. I libri: la comunicazione scritta e la trasmissione del sapere nei secoli.

Verba volant scripta manent disse un giorno Caio Tito al senato romano.
Lui lo fece per consigliare la prudenza nello scrivere perché ciò che è messo per iscritto rimane leggibile nel tempo ed è inconfutabile. Facendo una riflessione su quella frase latina, però, si può affermare che la storia dell’uomo, nel passaggio dalla tradizione orale a quella scritta è alquanto cambiata.

Tutti gli esseri viventi, in qualche maniera, hanno bisogno di comunicare tra loro per la propria sopravvivenza. 

C’è chi lo fa in modo molto semplice – anche se a volte ricorre a meccanismi di una certa complessità – chi in modo complesso.
Nel primo caso ciò avviene tra le radici di piante diverse nello scambiarsi i segnali di pericolo. Si pensi, nel secondo, alla cosiddetta danza dell'otto delle api: con questo complesso stratagemma l'ape esploratrice comunica alle compagne dove si trova – a quale distanza e in quale direzione – una riserva di cibo rispetto all'alveare e al sole.
Queste, però, sono tutte comunicazioni destinate a replicarsi sempre con lo stesso cliché.
L’uomo invece, grazie all'evoluzione, ha raggiunto una capacità cognitiva che lo mette in grado di sfruttare il cervello, oltremodo sviluppato rispetto agli altri animali; e le mani, capaci tramite il pollice opponibile di fare cose mirabolanti. Da qui la necessità di elaborare ciò che vede, le proprie esperienze di vita rappresentandole sulle pareti delle grotte, dove vive.

Come essere vivente, quindi, è insita anche nell'uomo, l'esigenza di comunicare con i propri simili. 

Nei secoli, lo fa con regole e strumenti via via più complessi, partendo appunto dall'arte rupestre, alla scrittura cuneiforme, passando per i geroglifici, l’alfabeto – e alla loro espressione nella scrittura moderna – fino a arrivare alla contemporaneità di Internet.
A questo punto occorre porre l’accento su quello che lega tutti questi aspetti evolutivi. È proprio la scrittura, un’azione convenzionale per la quale un uomo scrive una frase che un altro uomo potrà leggere e interpretare. Manca da menzionare il supporto utilizzato. Dopo le pareti naturali delle grotte ne inventa di artificiali: tavolette da incidere, foglie di papiro sulle quali dipingere segni, fino ad arrivare all'invenzione della carta e, finalmente, il libro – non a caso scrivo tutto questo nel mese dedicato ai libri: Il Maggio dei Libri.

È noto che un ruolo fondamentale, nella storia del libro, l’ebbe Gutenberg nel 1452, con l’invenzione dei caratteri mobili per la stampa. Ma spesso ci si dimentica di secoli di tradizione amanuense.

Mi ha colpito quest’aspetto leggendo Il nome della Rosa di Umberto Eco, romanzo nel quale, com'è noto, la storia si svolge in un Monastero Benedettino di frati amanuensi e miniatori.
Mi è parso del tutto evidente che se oggi possiamo leggere quello che altri nostri simili scrivono e vivere con loro le emozioni che hanno voluto trasmettere, un po’ – ma un bel po’ – lo dobbiamo proprio a questi frati che per secoli hanno scritto con le loro mani la nostra storia.
Il bene di un libro sta nell'essere letto. Un libro è fatto di segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose. Senza un occhio che lo legga, un libro reca segni che non producono concetti, e quindi è muto.
Umberto Eco, Il nome della Rosa


Immagine di copertina: © Thomas Kelley
Nicolò Maniscalco Gli scrittori della porta accanto

Nicolò Maniscalco
L'infinita quantità dei suoi hobbies li rende assolutamente non tutti elencabili, tra questi: l'Agility Dog, che pratica con i suoi amati Border Collie, e la lettura di libri e fumetti.Dopo anni d’indecisione, inizia a scrivere un po' per gioco un po’ per mettersi alla prova.
Il Labirinto della Memoria, Zerounoundici Edizioni.
Nucleo operativo A5, Selfpublished.
Il confronto, Zerounoundici Edizioni.
I segreti di Adelita, Zeroundici Edizioni.
Il buio di Etiopa, PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto.
Leggi >
Thriller: 3 best seller di Amazon

Thriller: 3 best seller di Amazon

Thriller: 3 best seller di Amazon

Professione lettore Di Nicolò Maniscalco. #iorestoacasa, leggere in quarantena: tre thriller inseriti tra i best seller di Amazon.

Nel mio tempo libero, normalmente, alterno l’attività sportiva dell’Agility Dog con la lettura e la scrittura. L’avverbio normalmente è da intendersi durante i periodi normali, quelli privi della presenza del SARS-Cov-2. Dall'8 marzo scorso sono trascorse settimane che mi sono sembrati mesi perché questo periodo non fa parte della normalità, giacché il governo ha deciso, giustamente, di farci trascorrere in casa queste giornate per non incontrare per strada un essere invisibile ma molto pericoloso.


Allora, nell’impossibilità di praticare l’agility dog, se non qualche esercizietto cinofilo casalingo, ho dato sfogo alla lettura e alla scrittura. In verità ho letto più di quanto abbia scritto.
Durante la quarantena di tempo ne ho avuto e ne ho, così sono riuscito a leggere tre libri, più un quarto in process, ma è dei primi tre che vorrei fare un commento perché, pur essendo tutti catalogati nello stesso genere, il thriller, sono molto diversi tra loro.

Ho letto per primo Delitti Vaticani di Adam Thomson e non nascondo di averlo fatto incuriosito per la sua posizione tra i bestseller dei gialli su Amazon.

Questo romanzo ha più ottocento recensioni per lo più positive – ha una media di quattro stelline – ma non ne comprendo il motivo.
Tra le recensioni positive è citato lo stile scorrevole, l’ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi, la verosimiglianza dei colpi di scena (pochi per la verità), ed è tutto vero ma è altrettanto vero che, come sostiene chi ha dato un giudizio negativo, non si può definire thriller un romanzo senza intreccio, senza mistero e, soprattutto, senza un accenno di colpo di scena finale.
Il romanzo inizia con il ritrovamento di sette cadaveri nella dimora vaticana che un cardinale divide con il suo collaboratore e qui il lettore si aspetterebbe una serie d’indagini per far luce su questi omicidi, indagine che non c’è. Il romanzo è la descrizione di una Chiesa corrotta e per certi versi spietata che fa da sfondo a continui scontri tra opposte fazioni. Non è un thriller ma un romanzo di narrativa politico-religiosa e, in quest’ottica, per gli amanti di quel genere è un romanzo più che godibile, ma non catalogabile come thriller: in un thriller non può mancare la suspense, l’intreccio di un’indagine e un mistero svelato solo alla fine. Ecco cosa manca, secondo me, in questo romanzo: un alone di mistero!
Delitti vaticani di Adam Thomson

Delitti vaticani

di Adam Thomson
Amazon
Thriller
ISBN 978-1095363430
Ebook 2,99€

Il secondo libro che ho letto è un romanzo che, non penso di sbagliare, definirei thriller storico:  L’angelo di Monaco di Fabiano Massimi. 

Questo romanzo ha più di cinquanta recensioni con una media di poco superiore alle quattro stelline. Per me, di stelline, ne vale cinque perché è un giallo intrigante, con vari colpi di scena. Forse qualche colpo di scena di troppo che, però, non disturba più di tanto. Devo dire che per essere un thriller storico, ha qualche imprecisione, come riporre una pelliccia in una busta di plastica trasparente negli anni trenta! Ma sono imprecisioni del tutto veniali che non intaccano il mio giudizio positivo. La trama è tipica del giallo e il romanzo inizia con il classico intervento della polizia, nella figura del commissario Sauer, chiamata in un appartamento di Prinzregentenplatz, a Monaco di Baviera. L’intreccio inizia con la sorpresa che Geli Raubal, la vittima, è la nipote di Adolf Hitler, «lo zio Alf», che ne è anche tutore.
È il 1931 e Hitler non è ancora né Reichskanzler, né Führer ma è già un politico chiacchierato e per tutti sarà il vincitore delle imminenti elezioni della ormai finita Repubblica di Weimar. Gli inquirenti trovano Geli in una stanza chiusa a chiave e in un lago di sangue, accanto alla pistola dello zio, sicché tutto fa pensare a un suicidio. Sauer inizia le indagini, pressato dai superiori affinché siano brevi, ma ci sarà anche chi lo spronerà ad andare fino in fondo e arrivare alla verità, quale che sia! «Lo zio Alf» ha un alibi e le testimonianze lo confermano ma saranno proprio queste apparenti certezze a istillare il dubbio al commissario Sauer... e qui mi fermo per non fare spoiler.
È una lettura gradevole sia per gli amanti del giallo classico, sia per gli amanti del thriller storico.

L'angelo di Monaco

di Fabiano Massini
Longanesi
Thriller storico
ISBN 978-8830454002
Ebook 9,99€

Infine, il terzo romanzo: Scheletri nell'armadio di Nicola Rocca, un thriller particolarmente lungo – due volumi per un totale di più di 550 pagine – che racconta la storia di uno scrittore che diventa famoso e per questo teme i suoi... scheletri nell'armadio. 

Anche questo romanzo è tra i best-seller di Amazon, con un giudizio complessivo molto positivo, al quale mi allineo.
L’autore dispensa indizi fin dall'inizio, costringendo il lettore a una verifica continua del proprio convincimento sullo svolgersi della trama che è tutt'altro che banale e piuttosto intricata.
Il protagonista, Roberto Marazzi, ha quarant'anni, è sposato, ha un posto di lavoro fisso e, come ho detto, è uno scrittore emergente, che nel corso della storia corona il suo sogno con un successo inaspettato: il suo nuovo thriller, Scheletri nell'armadio, scala le classifiche tenendo testa ai grandi della narrativa, così le case editrici fanno la fila per mettere le mani sul bestseller dell’anno.
Proprio mentre il protagonista si sta godendo il successo, cede all'adulterio con una donna molto più giovane di lui e la cosa rischia di costargli cara, se lo dovesse venire a sapere la moglie.
La scoperta di un cadavere fa precipitare la situazione e, per gli inquirenti l’assassino è proprio Marazzi... e qui mi fermo!
Siamo di fronte a un thriller psicologico, che regala una buona dose di suspense e un finale inaspettato, un romanzo che fa riflettere il lettore su i suoi… scheletri nell'armadio.
Scheletri nell'armadio (Vol. 1 e 2) di Nicola Rocca

Scheletri nell'armadio (Vol. 1 e 2)

di Nicola Rocca
Amazon
Thriller
ISBN 979-8609381064 – 979-8609417268
Ebook 2,99€ (Vol. 1 e 2)

Nicolò Maniscalco Gli scrittori della porta accanto

Nicolò Maniscalco
L'infinita quantità dei suoi hobbies li rende assolutamente non tutti elencabili, tra questi: l'Agility Dog, che pratica con i suoi amati Border Collie, e la lettura di libri e fumetti.Dopo anni d’indecisione, inizia a scrivere un po' per gioco un po’ per mettersi alla prova.
Il Labirinto della Memoria, Zerounoundici Edizioni.
Nucleo operativo A5, Selfpublished.
Il confronto, Zerounoundici Edizioni.
Il buio d'Etiopa, PubMe Collana Gli scrittori della porta accanto.
Leggi >
Il cane: un compagno millenario

Il cane: un compagno millenario

Il cane: un compagno millenario

Di Nicolò Maniscalco. Il cane, un compagno millenario. Dall'incontro tra l’Uomo di Cromagnon e il lupo antico, all'evoluzione biologica nel cane moderno: soccorso, assistenza, compagnia, una simbiosi che ha arricchito entrambi.

È famosa la storiella africana del leone e della gazzella, infatti, quante volte abbiamo sentito dire che gli animali o sono prede o sono predatori?
In realtà la questione è un po’ più complessa e le interazioni tra gli esseri viventi (noi compresi) sono notevolmente organizzate perché provengono da un lontanissimo passato fatto di lotte per la sopravvivenza. Oggi la scienza cataloga queste interazioni condizionate dall’evoluzione in varie categorie legate a differenti meccanismi biologici. Tra questi, solo per citarne alcuni oltre la predazione, si possono prendere in considerazione la coabitazione di un habitat, il parassitismo, capacità infestante nello sfruttare le risorse di un altro essere vivente, o la simbiosi che, contrariamente a quest’ultimo, è il rapporto tra due esseri che beneficiano entrambi del loro interagire. I meccanismi di interazione animale sono molteplici.

Tuttavia, esiste un rapporto molto più complesso e, seppur molto vicino alla simbiosi, difficilmente classificabile tra le varie categorie d’interazione animale. 

Questo rapporto è tra due specie zoologicamente distanti tra loro ma in grado di cooperare molto bene: l’uomo moderno (Homo sapiens sapiens) e il cane domestico. Il legame tra queste due specie è unico in natura e risale alla notte dei tempi, infatti, esisteva già nel mesolitico, periodo dell’età della pietra compreso tra i 12.000 e i 10.000 anni fa, ma alcune ricerche pongono questo incontro addirittura in epoche precedenti.
L’origine del cane è legata a quella del lupo, tanto che vari studi genetici, confermati poi da ritrovamenti paleontologici, hanno riconosciuto il lupo grigio (Canis lupus lupus) conspecifico del cane domestico e per questo catalogato come sottospecie Canis lupus familiaris.
Ora, facendo una digressione e prendendo in considerazione gli animali geneticamente più vicini a noi, i primati della sottofamiglia Homininae e in particolar modo gli scimpanzé del genere Pan (Pan troglodytes e Pan paniscus) con i quali condividiamo la quasi totalità del DNA (intorno al 98%), possiamo notare quanto la possibilità d’interagire con questi nostri cugini sia insignificante se confrontata con quella rivolta al cane. Infatti, è noto che alcuni atteggiamenti dell’uomo e dello scimpanzé siano così simili da essere comprensibili a entrambe le specie (questa comprensione è dovuta a una comune origine genetica) ma è meno noto che la comprensione tra l’uomo e il cane sia di molto superiore ed è ancor meno noto che questa comprensione non abbia un’origine genetica ma sia in gran parte dovuta alla… cultura.

Usare il termine cultura per descrivere la comprensione millenaria tra l'uomo e il cane desta sicuramente una certa perplessità.

Ma non saprei come altro descrivere ciò che avvenne una decina di migliaia di anni fa quando l’Uomo di Cromagnon e il lupo antico s’incontrarono e, dopo svariati secoli di convivenza, unirono le loro forze per meglio competere in molte attività preistoriche che il lupo, evolvendosi lentamente nel cane, imparò a praticare insieme all’uomo.
Tra le prime attività, è da annoverare la caccia: l’uomo preistorico era in grado di creare e utilizzare armi seppur rozze molto efficaci ma non era veloce e agile come un vero predatore e il cane divenne così il suo partner nello scovare, inseguire, raccogliere le prede. Il consumo di carne da parte dei nostri avi preistorici, è stato uno dei motivi per il successo della nostra specie e molti studiosi ritengono che senza l’addomesticamento del lupo-cane questo non sarebbe avvenuto.

Primi piani di cani, compagni millenari dell'uomo.

La frase il cane è il miglior amico dell’uomo è priva di significato se non si fa derivare dalla comune e millenaria, storia di queste due specie.

Nell’antichità, l’uomo è stato un partner così importante per il cane che quest’ultimo ha modificato le sue abitudini alimentari, per esempio, imparando a digerire l’amido (molecola fondamentale nell’alimentazione umana, soprattutto dopo l’avvento dell’agricoltura) e in generale a modificare la sua dieta di carnivoro puro, pur restando anatomicamente tale.
La comune vita millenaria ha inoltre condizionato queste due specie fino a far loro condividere alcune malattie come la dermatofibrosi nodulare che corrisponde all’umana sindrome ereditaria di Birt–Hogg–Dubè ed è stata proprio la scoperta della mutazione nel cane che ha permesso l’analoga scoperta nell’uomo.
Sono molte le capacità di comprensione tra queste due specie, alcune incredibili come quella di percepire, da parte del cane, le direzioni indicate tramite la rotazione degli occhi umani (saper interpretare lo sguardo) o copiarne i gesti dopo averli appresi, quello che in cinofilia si chiama do as I do (fallo come lo faccio io).
Chi abbandona o maltratta un cane disconosce una storia iniziata più di diecimila anni fa.
Nicolò Maniscalco, Il cane: un compagno millenario

La convivenza millenaria con l’uomo ha profondamente mutato la biologia del cane.

Attenzione però, questo non è riferito alla selezione pilotata dall’uomo nel creare le attuali razze canine, ma alle mutazioni che hanno fatto evolvere il cane partendo dal lupo e che sono dovute al miglioramento delle condizioni per la coesistenza con l’uomo, quindi in gran parte per selezione naturale.
In conclusione si può affermare che, partendo dall’antico aiuto fornito dal cane nella caccia, nella pastorizia, nella protezione, arriviamo ai giorni nostri dove, ritroviamo molteplici ruoli ricoperti dai cani nelle interazioni con l’uomo, da quelli complessi come il soccorso (terremoti, valanghe, etc.) o l’assistenza agli anziani o ai diversamente abili, fino a quelli più semplici, ma pur sempre importanti, come la compagnia.
A ben analizzare questo rapporto si deduce che per l’uomo, il cane sia stato e sia tuttora un compagno millenario e su questa considerazione dovrebbe riflettere chi sta per abbandonare o maltrattare un cane non sapendo (o purtroppo, a volte, sapendo) che nel farlo, disconosce una storia iniziata più di diecimila anni fa.

Nicolò Maniscalco
Leggi >
Recensione: Così muore una colomba, un giallo di Anna Maria Sdraffa

Recensione: Così muore una colomba, un giallo di Anna Maria Sdraffa

Recensione: Così muore una colomba, un giallo di Anna Maria Sdraffa

Libri Recensione di Nicolò Maniscalco. Così muore una colomba di Anna Maria Sdraffa (0111 Edizioni). Un giallo ambientato nella Genova degli anni '60.

Qualche tempo fa ho recensito uno dei romanzi di Anna Maria Sdraffa definendolo un giallo classico e ritengo che questo sia effettivamente il suo stile narrativo. Secondo me i suoi romanzi seguono proprio i canoni dei gialli classici e la lettura di Così muore una colomba mi ha ulteriormente convinto.
Il romanzo è ambientato negli anni ’60, quelli in cui la RAI trasmetteva su due soli canali e, tra le belle trasmissioni di allora, c’erano i gialli a puntate. Ricordo in particolare quelli tratti dai romanzi di Georges Simenon e qui ritorno a parlare dello stile di Anna Maria Sdraffa che nel suo lavoro Così muore una colomba, mi ha ricordato il Maigret di Gino Cervi.

La capacità dell’autrice nel descrivere i metodi investigativi, i costumi e i dialoghi degli anni ’60, rende piacevole lo scorrere delle pagine.

Gli anni ’60 sono quelli della mia infanzia ed essendo il romanzo ambientato a Genova, la mia città, mi sono piaciuti tutti i riferimenti dialettali e il poter rivivere, insieme ai personaggi del romanzo, i viaggi sui tram ormai scomparsi nella città, sui filobus e sugli autobus delle linee urbane citate dall’autrice, che utilizzavo da bambino per girare con mamma e papà e, più grandino, per andare a scuola. Viaggi lungo le vie che percorro ancora oggi, ma di solito in auto e che inevitabilmente sono molto cambiate d’allora.
Tornando al romanzo: la trama inizialmente appare semplice ma durante la lettura il lettore è indirizzato prima in una direzione poi in un’altra, e sono tutte direzioni che via via lo convincono di una possibile conclusione che poi fatalmente dovrà rivedere. Insomma il nostro investigatore Corrado Sivori, un commissario in pensione, deve affrontare indizi (alcuni creati ad arte) che, come appunto succede al lettore, lo portano in varie direzioni.

Così muore una colomba di Anna Maria Sdraffa inizia con la scomparsa di una donna che gli inquirenti catalogano subito come un allontanamento volontario per motivi personali, chiudendo il caso.

Ma la convinzione del “nostro” investigatore e il ritrovamento di un cadavere, porteranno gli inquirenti a rivedere le loro decisioni e qui mi fermo per non fare spoiler.
Oltre agli amanti del giallo, consiglio la lettura di questo romanzo a tutti gli amanti della buona scrittura.

Così muore una colomba

di Anna Mara Sdraffa
0111 Edizioni
Giallo
ISBN: 8893703378
cartaceo 15,70€
ebook 4,19€

Sinossi

Opera finalista al Premio 1 Giallo x 1.000 seconda edizione.
Genova, 1960. Un’irreprensibile insegnante di liceo, non più giovanissima, timida e bruttina, scompare inspiegabilmente. Mentre il commissario di polizia in pensione Corrado Sivori, amico di famiglia, indaga sulla sua sparizione, emerge un inaspettato lato oscuro nella vita della donna. E ben presto si proietta sul caso l'ombra di due misteriosi delitti..
Nicolò Maniscalco Gli scrittori della porta accanto

Nicolò Maniscalco
Leggi >
ARTICOLO PRECEDENTE >>
Post più vecchi
Home page