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Buon compleanno Chester!

Buon compleanno Chester!

Buon compleanno Chester!

Musica Di Rosanna Costantino. Oggi sarebbe stato il suo compleanno. Invece Chester Bennington si è tolto la vita nel 2017, lasciando un gran vuoto, perché la sua umana fragilità era in fondo simile alla nostra. Ed è quella che oggi vorrei celebrare: buon compleanno Chester!

«Ci sono le rockstar e poi c'è Chester Bennington», così scriveva un giornalista che aveva assistito a un’esibizione live del frontman dei Linkin Park. E poi proseguiva: «Non è tanto una rockstar quanto un artista nato per “sanguinare” sul palco», o per brillare. È quella sua attitudine di incantare e infiammare le folle che oggi ci manca di più e che vogliamo continuare a ricordare.


Oggi Chester Bennington avrebbe compiuto 50 anni se solo la depressione non avesse spento per sempre il suo magnifico sorriso quel maledetto 20 luglio del 2017.

Cinquant'anni fa la vita regalava al mondo un fremito di passione che ha cambiato i destini di milioni di persone con la sua luce capace di squarciare le più profonde e spaventose oscurità. Un'energia primordiale, che bruciava di passione ogni singola nota, ha preso il controllo delle anime dei suoi fan e non le ha mai più abbandonate. Un legame che si è consolidato ancora di più dopo la sua scomparsa e ha trasformato questa ricorrenza nella celebrazione più commossa della sua vita e della sua arte, ripercorse minuziosamente nel mio libro In the end. Una biografia non ufficiale di Chester Bennington.

Con i brividi sulla pelle e un sussulto nel cuore, oggi più che mai, risuona nella mente quella sua voce angelica cantare: «When you're feeling empty keep me in your memory. Leave out all the rest» [Leave out all the rest, Minutes to Midnight].


Inutile dire quanto l’assenza di Chester Bennington pesi ancora e quanto quella sensazione di ingiustizia sarà sempre insita nel profondo di chiunque lo ami.

Ma la sua musica ha il potere di raggiungere gli angoli più nascosti dell’anima e guarire ciò che nient’altro può, attraverso il modo in cui riesce a far tremare la nostra pelle con la sua voce e le sue urla e a far pulsare forte i grovigli del cuore.
Abbiamo amato intensamente e amiamo quelle sue cicatrici che non ha mai chiesto e quel dolore che si è trasfigurato in un universo di incanto e splendore.
Forse questo vuoto che proviamo non sarà mai riempito. Forse possiamo provare a dimenticare il dolore quando ci lasciamo riscaldare da quel suo calore prorompente, e forse possiamo provare a domandare alle stelle, perché sappiamo che lui è lì e guarda giù verso di noi.
In questi ultimi anni abbiamo raccolto la sua eredità e ogni giorno cerchiamo di affrontare e tenere a bada il buio dentro di noi, ripetendo ogni volta che ne sentiamo il bisogno: «Remember all the sadness and frustration and let it go» [Iridescent, A Thousand Suns].


Oggi celebriamo la sua umana fragilità così simile alla nostra, il suo entusiasmo genuino e gli rivolgiamo un pensiero commosso e grato, perché non pensare a lui sarebbe come non pensare, non ascoltare musica, non vivere.

Jonathan Davis, frontman dei Korn, disse di lui: «Ci vorrebbero più Chester nel mondo».
Il che è vero, ma a noi sarebbe bastato poter godere ancora della sua presenza e del suo vitale entusiasmo.
Buon compleanno, Chester. Ci manchi. Ti cerchiamo nella nostra memoria con gli occhi che bruciano. L’oscurità ti terrà stretto, finché il sole non sorgerà.



Rosanna Costantino
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Le diverse sfumature dei padri: 5 libri da non perdere

Le diverse sfumature dei padri: 5 libri da non perdere

Le diverse sfumature della paternità: 5 libri da non perdere

Professione lettore Di Stefania Bergo. Cinque libri in cui la figura paterna emerge come un archetipo complesso, oscillante tra la forza protettiva e una profonda vulnerabilità, in grado di segnare la vita dei figli e delle figlie con traumi o teneri ricordi.

Il padre è colui che, attraverso silenzi e gesti, lascia un'impronta indelebile, offrendo radici per restare e ali per volare.
Nei libri che seguono, la figura paterna emerge come un archetipo complesso, oscillante tra forza protettiva e una profonda vulnerabilità, esplorata sia attraverso la coralità di un'antologia sia nel ricordo intimo di un viaggio o nel racconto di un romanzo noir, introspettivo o per giovani lettori.
Una proposta letteraria che offre un ventaglio delle diverse sfumature della paternità, da quella autoritaria o assente a quella più tenera e quotidiana.
Questi padri sono figure poliedriche che condividono passioni, hanno un senso di protezione distorto, ricercano redenzione, trattano con freddezza i loro figli o sono assenti, sono violenti fino al trauma o amorevoli per colmare i vuoti oltre il legame di sangue.

  1. Il passato alle spalle, un noir di Stefano Caselli
  2. Tutto in un minuto, un romanzo di di Nicolò Maniscalco e Diego Piccardo
  3. Il mare e la nebbia, romanzo breve di Rosa Santi
  4. Sri Lanka – In viaggio con mio padre, un memoir di Luca Azzali
  5. Padri allo specchio, antologia di poesia e prosa a cura di Emma Fenu, Pier Bruno Cosso e Cultura al Femminile


Il passato alle spalle di Stefano Caselli.

Il passato alle spalle

Il passato alle spalle

di Stefano Caselli
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Noir | Thriller
Copertina flessibile | 238 pag
ISBN 979-1257260101
ebook 2,99€
cartaceo 15,00€

La figura paterna è un elemento centrale e profondamente complesso in questo libro, declinato attraverso diversi personaggi che rappresentano modelli contrastanti di paternità, protezione e autorità.
Luigi Fusco rappresenta il mentore e padre spirituale dell’ispettore Marco Fossati, il protagonista. Lui stesso è padre e cerca il riscatto nel rapporto con la figlia Giulia: dopo anni trascorsi a osservarla da lontano come un «fantasma», tenta di costruire un legame reale e intimo.
Danilo Cresta incarna una paternità autoritaria e protettiva in modo distorto. Antepone la rispettabilità sociale alla responsabilità, esercitando un'influenza oppressiva che impedisce al figlio Tommaso, che ne teme costantemente il giudizio, di affrontare le proprie colpe.
Anche per l'antagonista, la psicologa Ludovica Vetri, la figura paterna è determinante. Il suo passato è segnato da un trauma infantile che ha plasmato la sua anima, alimentando livore e fragilità.
La paternità, in questo noir, è quindi vista come un'eredità pesante: un legame che può offrire guida e riscatto, ma che più spesso alimenta sensi di colpa, nasconde segreti inconfessabili e genera traumi.


Tutto in un minuto di Nicolò Maniscalco e Diego Piccardo.

Tutto in un minuto

Tutto in un minuto

di Nicolò Maniscalco e Diego Piccardo
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
ISBN 979-1254581681
cartaceo 16,00€
ebook 2,99€

La figura paterna è centrale e complessa all'interno del libro, manifestandosi attraverso tre personaggi principali che offrono modelli di paternità e di riferimento molto diversi tra loro.
Paul è un padre assente e materiale, descritto come un uomo d'affari di successo egoista, sempre in viaggio per lavoro, che cerca di colmare la sua assenza emotiva con regali costosi. Il rapporto con la figlia Catherine è freddo, si limita a farle domande superficiali sulla scuola. Per lei rappresenta la voragine affettiva che cerca di colmare.
Eduard Burns è, invece, un padre presente e amorevole. Ha saputo trasmettere al figlio Tom la sua stessa passione per la medicina e gli animali, lo sostiene e non manca di dirgli quanto sia fiero di lui. È di riferimento anche per Catherine, aiutandola nei momenti di difficoltà. Inizialmente presentato come un vicino schivo e solitario, Hank Williams è per Catherine un mentore e il padre ritrovato, dandole l'approvazione e l'affetto che le sono sempre mancati.
In questo romanzo, adatto anche ai giovani lettori, la figura paterna non è solo un legame di sangue, quindi, ma ha il ruolo di guida emotiva e di vita.


Il mare e la nebbia di Rosa Santi.

Il mare e la nebbia di Rosa Santi

Il mare e la nebbia

di Rosa Santi
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
ISBN 978-8833666235
cartaceo 10,00€
ebook 2,99€

La figura del padre si manifesta attraverso i ricordi dei protagonisti, il peso del lutto e la nascita di nuovi legami che richiamano la paternità.
Gianni, il protagonista, ricorda suo padre come un uomo «rigido e freddo come il marmo», che vedeva il figlio come un vincolo alla propria libertà e gli imputava la fine del suo primo amore, trasferendogli un senso di colpa di cui, da piccolo, non comprendeva il motivo. La figura del padre di Guido è invece legata al trauma della perdita, scomparso in mare misteriosamente durante una traversata quando Guido aveva quindici anni.
Tra i due protagonisti stessi si instaura un legame profondo che richiama quello tra padre e figlio, una simbiosi in cui uno è il «vecchio ramo legnoso e malato» e l'altro la «frutta acerba» che sorregge. Un rapporto che aiuta il giovane a maturare e a superare le proprie paure.



Sri Lanka – In viaggio con mio padre di Luca Azzali.

Sri Lanka. In viaggio con mio padre

Sri Lanka
In viaggio con mio padre

di Luca Azzali
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Memoir | Narrativa di viaggio
ISBN 979-1254581315
cartaceo 10,00€
ebook 2,99€

L'autore offre il ritratto di suo padre Luigi, inteso principalmente come «compagno di vita e di viaggio». Una figura paterna, legata alla quotidianità condivisa, caratterizzata da un'indole ironica e serena, esemplificata nella sua teoria del «io-non-corro», un inno alla comodità che rifiuta la frenesia del tempo. Un padre che, pur nella maturità, conserva un lato fanciullesco, capace di scatenare avventure grottesche con un semplice sasso lanciato in uno stagno.


Padri allo specchio a cura di Emma Fenu, Pier Bruno Cosso e Cultura al Femminile.

Padri allo specchio

Padri allo specchio
Storie di ieri e di oggi

di Autori Vari
a cura di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso
col patrocinio di Cultura al Femminile e AIL Sassari
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Racconti | Poesia
ISBN 979-1254583708
cartaceo 12,00€
ebook 2,99€

La paternità è descritta come un «panorama crepuscolare» in cui i rapporti raramente seguono linee rette. Il curatore, Pier Bruno Cosso, evidenzia la tensione tra il concetto di "protezione", spesso inteso come una "cassaforte" di sicurezza, e la necessità di mostrare un cuore «rosso e tenero». I padri sono ritratti in molteplici sfumature: dal padre-eroe quasi mitologico, al "padre d'anima" che dedica la vita ai piccoli pazienti, fino al "mammo", figura resiliente che impara a colmare il vuoto lasciato dalla madre con dedizione e dolcezza. Tuttavia, non mancano figure segnate da immaturità o senso di inadeguatezza, padri che ammettono di aver «vissuto male la paternità» o di aver abbandonato le proprie responsabilità per debolezza. .




Stefania Bergo
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Recensione: Nessunə è normale, di Vera Gheno

Recensione: Nessunə è normale, di Vera Gheno

Recensione: Nessunə è normale, di Vera Gheno

Libri Recensione di Davide Dotto. Nessunə è normale, un saggio di Vera Gheno (Utet). L’etimologia dentro i grandi nodi del presente, trasformandola in una chiave interpretativa per interrogare le categorie sociali e le dinamiche che le attraversano.

Nessunə è normale appartiene a un filone saggistico ormai riconoscibile: quello etimologico-culturale, a cui si affianca una marcata vocazione civile. L’intento – come in Grammamanti e, più in generale, nell’intero percorso divulgativo e accademico di Vera Gheno – è improntato a una riflessione costante sul metodo.
C’è dunque qualcosa che va oltre l’affinità tematica con testi spesso accostati a questo filone: quelli di Gian Luigi Beccaria, che indaga la lingua come memoria collettiva, o di Andrea Marcolongo, per la quale essa diventa visione del mondo. Un discorso in parte diverso merita L’orso bianco era nero di Roberto Vecchioni, dove – coerentemente con la sua poetica – la parola viene inseguita come forma di educazione sentimentale, quasi in senso flaubertiano.
Nessunə è normale porta invece l’etimologia dentro i grandi nodi del presente, trasformandola in una chiave interpretativa per interrogare le categorie sociali e le dinamiche che le attraversano.


Un saggio tra etimologia e vocazione civile.

Non è quindi un pamphlet né un manuale di buone pratiche linguistiche, ma un mezzo per dotarsi di strumenti critici. Le parole, il loro uso e il loro significato, costituiscono solo il primo passo di una sorta di educazione allo sguardo linguistico (ri-alfabetizzazione).
A questo punto si può entrare nel merito di un vocabolo – normale – la cui complessità non può essere arginata da un puro e semplice sguardo erudito. L’etimologia, semmai, è la sacca che contiene strumenti affilati e impegnativi, da maneggiare con cura.
I contesti in cui il termine ricorre sono molteplici. Può essere usato in una prospettiva statistica o tecnica, ma sul piano etico e sociale assume connotati che impongono qualche domanda in più.

È qui che si apre un motivo di attenzione, se non di vera e propria preoccupazione.

Questa trasformazione, infatti, non avviene mai in modo brusco. Come ricordato anche in una recentissima puntata di Amare Parole, richiamando la cosiddetta finestra di Overton, ciò che una società percepisce come normale cambia per gradi. Ciò che in un primo momento appare impensabile o inaccettabile diventa prima dicibile, poi discutibile, infine familiare.

Lo slittamento dal descrittivo al prescrittivo non è un atto improvviso, ma un processo di assuefazione linguistica e culturale.

È tanto più efficace quanto meno viene percepito. Il significato dei correlativi oggettivi segue a ruota. Essi cessano di riferirsi a un dato statistico — l’id quod plerumque accidit — e iniziano invece a misurare la distanza da un modello implicito: ciò che dovrebbe essere, ciò che si fa.

Tornare alle parole e renderle di nuovo visibili.

Per esempio chiedendosi "normale rispetto a cosa e perché", oppure "diverso rispetto a cosa e perché", ricostruendone contesto e consapevolezza. In mancanza di questo lavoro, ci si muove in un orizzonte kafkiano.
Il caso di Kafka è particolare. Come ha osservato Giuliano Baioni, la sua posizione di ebreo non praticante lo colloca fuori dalla Norma, ma non al riparo da essa. Al contrario: una legge senza appartenenza diventa onnipresente, si insinua nei tribunali, nelle case, nelle stanze private e negli spazi aperti.

Il paradosso kafkiano: quando la norma diventa ambiente.

Il riferimento a Franz Kafka è strutturale e va inteso come situazione limite, non come metafora generalizzante. Nel Processo non assistiamo a una violazione della norma, bensì a una sua presenza diffusa e inafferrabile: la Legge non viene infranta, è già ovunque. Proprio per questo non è mai del tutto nominabile né contestabile.
Ciò aiuta a comprendere scenari di marginalizzazione in cui l’esclusione non passa più per l’infrazione, ma per l’impossibilità di collocarsi di fronte a una regola.
Essa – regola, legge, norma – cessa di essere una descrizione per farsi ambiente: l’id quod plerumque accidit si trasforma in id quod fieri debet, mentre tutto ciò che eccede viene relegato nell’id quod fieri non potest.

Lo spunto che se ne può trarre è inquietante.

L’etichetta è molto più impegnativa e precaria di quanto sembri.
È una condizione su cui nessuno ha davvero controllo, né la certezza di poterla mantenere. Ma è anche uno stato dal quale – anche volendo – può risultare impossibile liberarsi.
È, in fondo, la stessa logica che permea la Legge in Franz Kafka: chi si trova dentro la incontra nei tribunali, nelle case, nelle strade. Chi ne resta fuori, invece, sperimenta in ogni spazio un senso di estraneità profonda.
La tensione che ne deriva non è un fenomeno locale né circoscritto. Non riguarda solo il singolo o situazioni percepite come marginalizzate, ma investe l’intero spazio sociale e ridefinisce ciò che è dicibile, accettabile e atteso.


Nessunə è normale

di Vera Gheno
Utet
Saggio
ISBN 979-1221219241
Cartaceo 14,25€
Ebook 8,99€

Quarta

«Tu non sei normale» è una frase che chiunque, una volta nella vita, si è sentito rivolgere – magari in mezzo a una furiosa litigata. In ogni caso, “normale” è una parola che sentiamo di continuo, poiché è il parametro con cui la società misura la soglia minima dell’accettabile. Ciò che è normale non sarà eccellente, ma almeno ha la decenza di attenersi a uno standard, di conformarsi: essere come tutti, comportarsi come tutti. Ma, a ben vedere, “tutti” chi? Ci voleva una sociolinguista combattiva come Vera Gheno per smontare la circolarità capziosa di questo aggettivo, che indicherebbe sia chi si attiene alla norma sia ciò che detta la norma, costringendo gli altri a seguirla. Un tempo, forse, questa arbitrarietà era meno evidente, quando la società era divisa in grandi gruppi abbastanza omogenei al loro interno. Ma oggi, in una società frammentata in gruppi sociali diversissimi, l’autoreferenzialità del concetto è esplosa: vengono spacciati per normali i corpi filiformi o muscolosi di modelle e attori, politici pluridivorziati discettano di famiglia tradizionale e di valori condivisi, e di contro i media e i social convincono ognuno di noi di essere (o dover essere) speciali, eccezionali – tutto fuorché appunto normali. Vista da vicino, allora, questa fantomatica norma si rivela per quello che è: uno strumento del gruppo dominante per esercitare potere su gruppi meno forti (donne, migranti, poveri, persone lgbtqia+...). Così che chi è bollato come “diverso” si ritrova espulso, oppure misericordiosamente riaccolto se si adegua e rientra nei ranghi. Una ragione in più per ricordarsi che, per fortuna, Nessunə è normale.



Davide Dotto
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