Gli scrittori della porta accanto
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 Recensione: Carmela in libertà, di Elvira Rossi

Recensione: Carmela in libertà, di Elvira Rossi

 Recensione: Carmela in libertà, di Elvira Rossi

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. Carmela in libertà di Elvira Rossi (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Un romanzo breve e delicato, di formazione ma anche storico e sociale, con un risvolto di attualità con un finale dolce amaro.

Possiamo considerarlo un romanzo di formazione a tutti gli effetti, ma Carmela in libertà di Elvira Rossi è anche un romanzo storico e sociale. Le vicende della protagonista, Carmela, quattordicenne nella provincia di Avellino degli anni Cinquanta, si legano a filo doppio con la situazione politica ed economica della Repubblica Italiana appena fondata.
Lei, Carmela Trezza, è la figlia, unica e analfabeta, di una famiglia di pastori.
Nella prima parte del racconto l’autrice narra la sua vita in famiglia, con un padre che non nasconde che avrebbe preferito un maschio e un padrone, quello che dà lavoro alla sua famiglia, disinteressato al destino della famiglia Trezza al punto da decidere di vendere le pecore e ridurre Carmela e i suoi genitori ancora più in miseria.

Il titolo, Carmela in libertà, enuncia già le parole chiave, i punti focali dell’intero romanzo.

Da una parte abbiamo Carmela, una giovane che man mano diventa più consapevole, che deciderà di camminare sempre a testa alta; dall’altro abbiamo la libertà, quella che manca alla protagonista e alla sua famiglia.
Il padre di Carmela non è libero di scegliere: nella sua povertà vive alla mercé di chi gli dà lavoro.
Carmela, dopo la vendita delle pecore, va a lavorare in città presso una famiglia molto benestante. Diventa la babysitter (termine non utilizzato nel testo!) di tre bambini, che la trattano con gentilezza e con rispetto. La madre dei bambini pare prenderla in simpatia. All’inizio Carmela si stupisce persino di essere “pagata per giocare”. Le sembra fin troppo bello. I suoi stracci vengono sostituiti con abiti dignitosi; i suoi capelli incolti vengono lavati e pettinati e questo le permetterà di piacersi, di provare soddisfazione per la propria fisicità.

Tuttavia, ben presto Carmela si accorge di vivere in una prigione dorata.

Non può decidere nulla per sé. Anche se è meglio vestita, anche se ora dorme in un letto di lana, non è libera.
La libertà di Carmela non andava oltre il portone, che varcava quando accompagnava fuori i bambini.
La signora Cecilia talvolta le chiedeva di recarsi dal fruttivendolo di fronte, ma si guardava bene dall'affidarle altre commissioni, dal momento che tutte le botteghe erano a cento metri di distanza.
Non avrebbe potuto seguirla dalla finestra, e lei desiderava tenerla sempre sotto controllo.
Carmela si accorse di vivere prigioniera in una casa agiata, circondata da oggetti preziosi che non le appartenevano come la terra non apparteneva ai genitori che la coltivavano e come non le appartenevano le capre che lei aveva condotto al pascolo. Che vivesse in paese o in città la sua condizione di povertà restava immutata. Elvira Rossi, Carmela in libertà

Uno degli snodi cruciali del testo, rende Carmela in libertà più attuale di quanto ci si aspetti.

Se il lavoro la privava anche di un piccolissimo spazio di libertà, era vittima di un sopruso che la bonarietà del trattamento mascherava senza annullarlo. L’ingannevole benevolenza di certi gesti non intaccava ingiustizia e sfruttamento, architettati dal costume antico di una società classista e smemorata che dalla beneficienza traeva una ragione di vanto. Elvira Rossi, Carmela in libertà
Dopo lo scandalo del Pandoro Gate, ci si è resi conto di quanto ancora oggi possa essere umiliante e sfacciata la beneficenza, quando messa in pratica più per vanto e per interesse che per perseguire un ideale alto. Il trucchetto di sponsorizzare la beneficienza e di lucrare su essa è uno dei peccati moderni più vergognosi. Come rincorrere in Lamborghini i rider e i senza tetto per postare su Instagram l’atto di regalare loro mille euro in contanti, è chiaro che siamo alla decadenza. Quanta volgarità c’è in un comportamento del genere?
Eppure gli influencer attuali non hanno inventato niente.
Negli anni Cinquanta del ventesimo secolo, Carmela si rende conto dello stesso problema. I ricchi non hanno a cuore l’uguaglianza sociale e ambiscono solo a mantenere i loro privilegi.

Il finale di questo romanzo breve e delicato è dolce amaro.

Non sappiamo come sarà la vita adulta di Carmela, donna del secolo scorso, con i diritti e i doveri femminili imposti dalla società, ma sappiamo che dalla sua avventura in città avrà acquisito una nuova consapevolezza, che avrà imparato a distinguere il bene e il male e per questo, indipendentemente da come andrà, lei sarà libera.


Carmela in libertà

di Elvira Rossi
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Romanzo storico | Narrativa di costume
Copertina flessibile | 146 pagine
ISBN 9791254585634
Cartaceo 11,00€
Ebook 2,99€

Quarta

Nel cuore della provincia della Avellino degli anni Cinquanta, il destino di Carmela si intreccia con le vicende di un’Italia che cerca di risollevarsi dalle rovine della guerra e sperimenta un nuovo corso politico con l’affermazione della Repubblica.
Costretta a guidare greggi per sostenere la sua famiglia, Carmela è un’adolescente analfabeta che si trova immersa in una società rurale caratterizzata da arretratezza e rapporti di subalternità. Attorno a lei si muovono numerosi personaggi, ognuno con la propria voce che definisce il tessuto sociale e storico dell’epoca.
La storia si trasferisce a Salerno quando, per una serie di circostanze, Carmela entra a servizio dei De Bonis, una famiglia agiata. In questa nuova realtà il divario sociale, evidenziato da scene di estrema povertà e di umanità dolente, si fa più netto e suscita il malcelato ribrezzo della gente perbene.
È qui che emerge in Carmela – acuta osservatrice di un mondo che impara a poco a poco a conoscere – un forte desiderio di libertà, emancipazione e giustizia sociale, determinata a realizzare un’esistenza al di là dei limiti imposti dalla propria e altrui condizione.

Con la prefazione del professore Alberto Granese, già ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Salerno.

«Sì, sono ignorante, non è colpa mia. L’ha voluto mio padre, ma prima ancora l’ha deciso chi non gli ha dato la possibilità di frequentare la scuola. Se la società è ingiusta, non posso fidarmi né delle sue regole né della sua morale. Il passato e il presente non mi convincono. Voglio scegliere da me. Detesto le imposizioni, sarò io a decidere quello che è bene e quello che è male per me. Non so che cosa farò, intanto io non voglio essere né una ragazza seria né una ragazza poco seria. Voglio essere Carmela in libertà. Se qualcuno pensa di impormi qualcosa solo perché sono analfabeta si sbaglia di grosso.»


Elena Genero Santoro
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Recensione: Carmela in libertà, di Elvira Rossi

Recensione: Carmela in libertà, di Elvira Rossi

Recensione: Carmela in libertà, di Elvira Rossi

Libri Recensione di Silvia Pattarini. Carmela in libertà , di Elvira Rossi (PubMe - Collana Gli scrittori della porta accanto). Un romanzo storico breve ambientato in un contesto rurale del sud Italia nel primo dopoguerra che pone l'accento sull'analfabetismo, soprattutto femminile, del tempo e sulla storia personale di Carmela, sul suo desiderio di libertà, emancipazione e giustizia sociale.

Carmela è una pastorella analfabeta che vive in un contesto rurale del sud Italia nel primo dopoguerra. Un racconto intenso, quello di Elvira Rossi, che sia pure nella sua brevità, evidenzia le condizioni di vita di un’adolescente che si vede costretta, non per scelta sua ma della famiglia, a cercare un nuovo lavoro in città.
Ora, però, era in preda all’agitazione, non si aspettava di trovarsi al cospetto di una ragazza così giovane e malvestita. “Impresentabile” pensò per un istante e provò un sentimento di stizza per chi gliela aveva mandata. Come poteva aver creduto che per i suoi bambini andasse bene una ragazza così rozza? Grande fu la tentazione di mandarla indietro, poi si ricordò di una lettera di Montoro, il quale le aveva garantito che si trattava di una ragazza gentile e onesta, e che partecipava regolarmente alla messa della domenica. Elvira Rossi, Carmela in libertà 

Questa scelta potrebbe rivelarsi un’opportunità per Carmela.

La nuova vita in città a servizio di una famiglia borghese si mostra interessante e inaspettata. Nonostante le titubanze iniziali, la ragazza é benvoluta dalla signora e dai bambini di cui si occupa; ben presto le si aprono nuovi orizzonti e instaura nuove conoscenze, inoltre nei brevi e fugaci incontri con Antonio assapora una sconosciuta parvenza di libertà.

Lo stile di Elvira Rossi è essenziale, non si perde in orpelli, ma punta dritta al contenuto con prosa raffinata.

I rari dialoghi, genuini e in un dialetto del sud, raccontano una vita di campagna in cui il duro lavoro contadino, a stretto contatto con la terra e gli animali è indispensabile per la sopravvivenza dell’economia familiare e, anche se precario, non conosce giorni di riposo e lascia poco spazio agli svaghi e ai sentimenti. Per gli umili protagonisti, alle prese con la riforma agraria e le elezioni del giugno del 1953, non c’è possibilità di scelta; a potersi permettere di scegliere, anche per la sorte dei contadini, sono solo i borghesi, nonché i padroni.

Con alcuni personaggi si genera subito una forte empatia.

Da nonna Trofimena, che sembra la sola in grado di esternare i propri sentimenti, al vecchio marinaio Criscuolo che appare verso la fine del racconto e incarna il ruolo di personaggio-simbolo: il suo dono racchiude l'essenza di tutta la storia. A mio parere è il personaggio meglio caratterizzato.
Ho apprezzato molto la dedica nelle ultime pagine, che non voglio svelare e anche se mi aspettavo un finale diverso, nel complesso la lettura risulta scorrevole e godibile e mi sento di consigliarla a tutti gli amanti dei romanzi storici, a coloro che sanno apprezzare le storie vere di donne coraggiose e a chi non rinuncia a inseguire i propri sogni.


Carmela in libertà

di Elvira Rossi
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Romanzo storico | Narrativa di costume
Copertina flessibile | 146 pagine
ISBN 9791254585634
Cartaceo 11,00€
Ebook 2,99€

Quarta

Nel cuore della provincia della Avellino degli anni Cinquanta, il destino di Carmela si intreccia con le vicende di un’Italia che cerca di risollevarsi dalle rovine della guerra e sperimenta un nuovo corso politico con l’affermazione della Repubblica.
Costretta a guidare greggi per sostenere la sua famiglia, Carmela è un’adolescente analfabeta che si trova immersa in una società rurale caratterizzata da arretratezza e rapporti di subalternità. Attorno a lei si muovono numerosi personaggi, ognuno con la propria voce che definisce il tessuto sociale e storico dell’epoca.
La storia si trasferisce a Salerno quando, per una serie di circostanze, Carmela entra a servizio dei De Bonis, una famiglia agiata. In questa nuova realtà il divario sociale, evidenziato da scene di estrema povertà e di umanità dolente, si fa più netto e suscita il malcelato ribrezzo della gente perbene.
È qui che emerge in Carmela – acuta osservatrice di un mondo che impara a poco a poco a conoscere – un forte desiderio di libertà, emancipazione e giustizia sociale, determinata a realizzare un’esistenza al di là dei limiti imposti dalla propria e altrui condizione.

Con la prefazione del professore Alberto Granese, già ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Salerno.

«Sì, sono ignorante, non è colpa mia. L’ha voluto mio padre, ma prima ancora l’ha deciso chi non gli ha dato la possibilità di frequentare la scuola. Se la società è ingiusta, non posso fidarmi né delle sue regole né della sua morale. Il passato e il presente non mi convincono. Voglio scegliere da me. Detesto le imposizioni, sarò io a decidere quello che è bene e quello che è male per me. Non so che cosa farò, intanto io non voglio essere né una ragazza seria né una ragazza poco seria. Voglio essere Carmela in libertà. Se qualcuno pensa di impormi qualcosa solo perché sono analfabeta si sbaglia di grosso.»


Silvia Pattarini


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Irina Pampararo presenta: Respiro nomade

Irina Pampararo presenta: Respiro nomade

Irina Pampararo presenta: Respiro nomade

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Irina Pampararo presenta Respiro nomade (PubMe-collana Gli scrittori della porta accanto), in uscita il 15 ottobre. Dall’Africa all'Europa, dall’Asia alle Americhe fino all'Oceania. Il giro del mondo a portata di mano.

Irina Pampararo è uno spirito nomade: nata nel 1967 ad Asmara, in Etiopia, ora Eritrea, è cresciuta in Italia, si è laureata in Francia, ha visitato cinque continenti e più di cinquanta paesi. Dopo aver lavorato a lungo nel Sudest Asiatico, si è stabilita a Bali, in Indonesia, dove lavora come Sales & Marketing Manager per uno studio di design. Oltre a scrivere di viaggi ha due grandi passioni: lo scuba diving e le chiacchiere.



Respiro nomade

di Irina Pampararo
PubMe - collana Gli scrittori della porta accanto
Memoir di viaggio
ISBN 979-1254582145
ebook 2,99€
cartaceo 16,00€

Sinossi 

«Il fatto che la mia città natale avesse cambiato nazione nell’atlante geografico, e avesse combattuto per non perdere la propria identità, mi sembrava un segno del destino: percepivo già che gli spostamenti sarebbero stati una condizione naturale della mia esistenza. Capii che avrei sempre cercato di rimanere me stessa.»

Irina nasce con la valigia in mano: appena può, parte. Lo fa da bambina, per fuggire dalla guerra tra Etiopia ed Eritrea; da adolescente, per imparare le lingue; appena maggiorenne, per frequentare l’università; da adulta, per lavorare in giro per il mondo, convinta che il trasferimento in un altro Paese, se dettato da una scelta consapevole, sia fonte di profondo arricchimento.
Questo memoir è un invito a osare, a lasciarsi guidare da intuizioni e percezioni, ad affrontare la vita come una personale ricerca. È un incoraggiamento a coltivare le proprie inclinazioni, a sperimentare percorsi alternativi, non scontati, un esempio di come ci si possa sentire a casa in molti luoghi.
«Sono solo accenni, ricordi in superficie, pensieri che sorvolano luoghi visitati e persone in cui mi sono imbattuta, sprazzi di una vita in movimento. La mia.»


L'autrice racconta



Irina Pampararo benvenuta sul blog Gli scrittori della porta accanto. Entriamo subito nel vivo dell’intervista. Come e quando è nata l’idea di scrivere Respiro nomade?

Si è trattato di coincidenze. Prima di trasferirmi qui a Bali, otto anni fa, avevo scritto una trentina di pagine che ripercorrevano le tappe principali della mia vita. Volevo fare il punto della situazione e chiarirmi le idee, in vista di un nuovo spostamento. Poi, quando l’anno scorso ho partecipato a un corso di scrittura creativa, ho pensato di rispolverarlo. È cominciato un viaggio incredibile: temporale, geografico ed emotivo. La scrittura è stata la mia nuova avventura. Ci ho messo impegno e determinazione ma sapevo che non erano ingredienti sufficienti per suscitare interesse. Inoltre, non ero consapevole che la mia vita potesse interessare qualcun altro ed è stata Emma, la mia insegnante, a incoraggiarmi a pubblicarlo. Quando voi della Collana gli Scrittori della Porta accanto mi avete risposto, ho provato un’enorme soddisfazione. Mi è sembrata una magia.

Respiro nomade rievoca un’anima in continuo movimento, che ogni tanto si ferma in qualche parte del mondo a riprendere fiato ma poi riparte. Ci anticipi qualcosa?

Non potevo scegliere titolo diverso, mi sento una nomade predestinata. Ho cominciato a viaggiare con la famiglia, poi ho proseguito da sola: per studio, vacanza, lavoro. L’aver vissuto un’infanzia cosmopolita in Africa, mi consente di provare empatia per chi non mi somiglia. Mi sento a mio agio in quel melting pot che differenzia sguardi e menti e che mi ha portato a spostarmi più volte. Viaggiare mi fa sentire libera e autonoma, rende la mia vita intensa. Seguo la direzione del vento e dei sogni, adattandoli alle situazioni. Sono disposta a tornare sui miei passi o a fare una nuova deviazione, se lo ritengo necessario.

Respiro nomade è quindi un’opera autobiografica, ripercorre la tua vita, è un memoir di viaggio che racconta i luoghi stupendi che hai avuto modo di visitare, la gente che hai conosciuto e le esperienze uniche e incredibili che hai vissuto. Una cosa te la invidio, infatti è nella mia lista di cose da fare prima di morire: cosa si prova di fronte all’immensità dell’aurora boreale?

È accaduto in Québec e si è trattato di un evento inaspettato: ho alzato gli occhi al cielo e cominciato a ruotare la testa. La bocca pian piano si apriva, senza riuscire a emettere alcun suono. Sono entrata in una dimensione onirica, l’atmosfera era fiabesca, surreale, magica. Pur sapendo che si trattava di un fenomeno scientifico e naturale, sentivo intorno una presenza soprannaturale. “Ecco gli alieni che si manifestano” pensavo con gioia. In un istante mi sono ritrovata avvolta in pennellate verdi e striature viola, sopraffatta da un senso di pace e armonia.

Sicuramente sei una cittadina del mondo, ma esiste un luogo a cui senti di appartenere di più? Dov’è casa tua?

Non è facile rispondere. Casa sono gli affetti sinceri, l’equilibrio, le emozioni. Casa è dove mi sento bene, sono me stessa e incontro persone in apparenza diverse da me, ma in realtà simili. Non appartengo a nessun luogo in particolare: una parte di me sarà sempre africana, come la mia terra, un’altra francese, inglese, tedesca e spagnola, come i luoghi in cui ho vissuto e che hanno lasciato una traccia indelebile nel mio animo. Oggi casa è la natura di Bali, mentre Itaca è la casa gialla, persa tra le vigne del Monferrato. Appartengo, invece, alla mia cultura e alla mia lingua: mi sento orgogliosamente italiana.

Una vita sempre in movimento la tua, istantanee di emozioni, ricordi ed esperienze. Quanti Paesi si visitano leggendo Respiro nomade?

Una quarantina. Ho dovuto “sacrificarne” qualcuno…
Si parte dall’Africa e si arriva in Europa, poi si percorre l’Asia, si approda nelle Americhe e in Oceania. Si fa il giro del mondo, insomma.

Racconti anche il crollo del muro di Berlino, ti trovavi lì in quei fatidici giorni, mentre si scriveva la storia. Conservi davvero un frammento del muro nel tuo cassetto dei ricordi?

Sì, lo conservo insieme a ricordi indelebili. Mi trovavo a Londra il giorno del crollo e ci ho messo meno di un minuto a decidere che avrei raggiunto Berlino il giorno successivo. “La storia non aspetta”, ho pensato. Sono rimasta una settimana, per vivere un momento storico e inatteso, di felicità collettiva. Un popolo si riuniva dopo trent’anni, il muro che l’aveva diviso si sgretolava poco a poco. Mi sono riversata in un fiume umano di facce incredule, di occhi umidi, di abbracci infinti. Si rideva e si cantava, i clacson suonavano all’impazzata. Non scorderò mai l’emozione di quei giorni.

Una vita vissuta con la valigia in mano. Sul tuo cammino hai incontrato gente e culture differenti, chissà quante leccornie hai avuto modo di assaggiare! Qual è il piatto tipico che ti ha piacevolmente sorpreso, quello che ti ha fatto esclamare “wow”?

Il Tom Yam Kung, un piatto thailandese: è una zuppa di gamberi, funghi, pomodori e peperoncino. “Wow” è stato pronunciato alla prima cucchiaiata. La gusto sempre con passione e, se è troppo piccante, la stempero con il riso bianco.

Me lo ricorderò, nel caso mi trovassi da quelle parti! Cosa ti attira di più in un luogo?

Gli incontri, innanzitutto. Amo fondere altri sguardi con il mio, incrociare idee diverse, scaldarmi con sorrisi aperti, emozionarmi davanti a quelli dolci, tristi o sdentati. Poi, la natura e i siti archeologici: riescono a regalarmi stupore assoluto. In ultimo, confesso, vengo attratta dalle birre locali, perfette per gli aperitivi con i compagni di viaggio.

Irina Pampararo

Una domanda di rito: perché si dovrebbe leggere Respiro nomade?

Per vivere momenti di leggerezza e viaggiare con la fantasia, ridere ed emozionarsi. Per essere spronati a partire, qualunque sia la destinazione. Per essere ispirati a seguire le proprie inclinazioni, trasformare i sogni in progetti, trasferirsi quando non si trova il coraggio. Per credere in se stessi. Sono racconti di vita e non suggerimenti, perché ognuno di noi ha la propria storia. I curiosi scopriranno paesi nuovi, i viaggiatori ricorderanno luoghi visitati, gli expat si ritroveranno in gioie e difficoltà vissute nei trasferimenti. Ognuno proverà un’emozione diversa.

E ora una d’obbligo: progetti per il futuro?

Se parliamo di libri ho già un’idea, ma ora voglio solo godermi il piacere di vedere Respiro Nomade pubblicato. Per quanto riguarda il mio lavoro, nei prossimi mesi apriremo due punti vendita, uno a Giacarta e uno a Bali. Ci occuperemo di trasformare oggetti ceramici in sculture, riciclando gli avanzi di produzione, in nome della sostenibilità.

Fantastico, ci piacciono le iniziative e i progetti che vanno verso una maggiore sostenibilità. Irina Pampararo, ti ringraziamo per essere stata con noi e ovviamente ti facciamo un gran in bocca al lupo per l'uscita del tuo libro d'esordio che già qualcuno ha avuto, come me, il privilegio di leggere in anteprima [recensione su indonesiaconbru.com].




Silvia Pattarini

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Recensione: Confessioni di una #badmum, di Elena Genero Santoro

Recensione: Confessioni di una #badmum, di Elena Genero Santoro

Recensione: Confessioni di una #badmum, di Elena Genero Santoro

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Confessioni di una #badmum di Elena Genero Santoro (PubMe). Una lettura ironica ma ricca di spunti riflessivi.

Non ho figli ma ciò non toglie che non c’è bisogno di averli per poter apprezzare gli episodi di vita quotidiana di una tipica (o atipica, a voi giudicarlo) famiglia italiana. Se poi considerate che avevo già letto un libro di Elena Genero Santoro, apprezzandone molto l’ilarità e lo stile, potete ben capire che mi sono approcciato a questo romanzo con molta curiosità, certo che mi sarei divertito, a prescindere dall’argomento trattato. E così è stato.
Ma come sempre, andiamo con ordine.

Confessioni di una #badmum racchiude tanti brevi capitoli che abbracciano un lasso di tempo decennale, ovvero dal concepimento della prima figlia fino ai giorni nostri (post-secondo lockdown).

Da ciò si evince che Elena Genero Santoro non parla solo di se stessa ma anche e soprattutto della sua famiglia (di cui fanno parte la baddaughter, il badsonMarito e i tre porcellini d’India).
Si vanno così a toccare i temi più disparati. A esempio, dalle manie della badmum al nome da dare ai figli, dalla loro educazione sessuale alla scelta delle scuole e dalle vacanze estive al rapporto con i soldi. Per l’autrice è stato anche inevitabile riportare il periodo più difficile di questi ultimi anni, quello che ha incasinato ancora di più la vita di una mamma: la pandemia (con tutto ciò che ne è conseguito, DAD in primis).

Da tutto ciò si ha un quadro di come Elena, adorabile nella sua imperfezione, sia meno “bad” di quanto il titolo faccia supporre e più Mamma con la “M” maiuscola.

Anche nelle risposte “politicamente scorrette” date ai figli o negli atteggiamenti provocatori traspare un amore verso di loro senza eguali.
Perché Elena Genero Santoro in fondo è una goodmum che tenta con tutte le forze di apparire come una badmum (fallendo il più delle volte). Ma in fondo ciò dimostra come sia proprio questo vestire nei momenti più disparati i panni dell’una o dell’altra figura l’unica soluzione per sopravvivere al difficile compito di educare i propri figli nel migliore dei modi.

Che dire, oltre alla storia in sé? È una lettura leggera ma non per questo povera di spunti riflessivi.

Ci si pone continue domande sul ruolo della donna, della moglie ma soprattutto della madre e sulle mille difficoltà (ma anche gioie) che questi ruoli comportano. Senza contare che i singoli capitoli sono scritti in modo tale da condensare in poche righe un concetto, un atteggiamento, una mania, un botta e risposta o una dinamica famigliare. Alterna così inevitabilmente commenti acidi a bonari, frecciatine a (in)volontarie perle di saggezza e “creativi” espedienti educativi a improvvisi slanci affettuosi.
Ho trovato poi azzeccatissima l’idea d’intervallare il racconto con i messaggi che l’autrice ha postato su facebook negli anni passati amalgamando sapientemente questi ultimi al testo in modo tale da rendere la loro fusione un valore aggiunto.

Quindi non posso che consigliare Confessioni di una #badmum in quanto, pur essendo veloce da leggere (120 pagine), nasconde tante piccole verità domestiche e fornisce quel pizzico di comicità spiccia che strappa un sorriso o una risata.

È un libro che certamente verrà apprezzato in primis da tutte quelle che mamme lo sono da un pezzo ma anche da tutti coloro che vogliono farsi quattro risate seguendo le tragicomiche avventure di una (bad)mum e della sua adorabile famiglia.


Confessioni di una #badmum

di Elena Genero Santoro
PubMe
Umoristico
ISBN 978-8833668123
Cartaceo 8,50 €
Ebook 2,99€

Sinossi 

Cosa deve fare una madre per essere considerata una #goodmum con tutti i sacri crismi? Allattare fino allo svenimento e fino a perdere i capelli. Abituare il proprio Neonato all'indipendenza facendolo dormire sempre nella sua culla. Usare con i Signori Figli un tono fermo ma gentile e non alzare mai la voce. Al mattino svegliarli con estrema dolcezza per accompagnarli puntuali a scuola. Scegliere gli istituti scolastici con i programmi formativi migliori. E tante altre cose che i manuali di pedagogia elencano e che io mi guardo bene dal mettere in pratica. Perché io sono una #badmum e queste sono le mie #confessioni. Che restino tra noi e tra quelli che seguono la mia rubrica su Facebook.


Andrea Pistoia
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Argyros Singh presenta: Ānanda

Argyros Singh presenta: Ānanda

Argyros Singh presenta: Ānanda

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Argyros Singh presenta Ānanda (Pubme - Collana Gli Scrittori della porta accanto): «In un’atmosfera post-apocalittica, le possibili strade verso una vita più sostenibile».

Argyros Singh nasce a Pordenone nel 1994. Laureato in storia dell’arte a Udine, si dedica alla scrittura da giovanissimo, pubblicando sia saggi (La Regola templare, 2019) che opere di narrativa. Tra queste, il romanzo Nessuna pietà (2020), edito da Spring Edizioni.
Scrive inoltre sul suo blog, La Voce d’Argento (www.voceargento.blogspot.it), in cui tratta soprattutto di arte, storia e letteratura, ed è presente sui vari social, tra cui Instagram @argyrosingh.
Bibliofilo e appassionato di cinema, ha anche avviato un progetto musicale che mescola space rock, dream pop e musica da cantautore. Negli anni si è avvicinato alla spiritualità indù, aspetto che influisce in parte sul contenuto dei suoi scritti. Altre influenze, a seconda dell’argomento in questione, provengono soprattutto da Joseph Conrad, Aldous Huxley e René Guénon.
Da agosto 2021 si occupa di arte per Gli Scrittori della Porta Accanto.



Ānanda

di Argyros Singh
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Distopico
ISBN 978-8833669373
Cartaceo 18,00€
Ebook 2,99€

Sinossi

L’Ānanda è un nome, un luogo sospeso nello spazio e nel tempo, nonché una condizione dello spirito. Cela e disvela il sacro, che parla dell’umanità, dei meccanismi che la spingono all’autodistruzione, ma anche di ciò che la apre all’intima armonia con ciò che la circonda.
Questa raccolta di racconti narra le vite di alcune persone vissute nel periodo in cui avvennero tre catastrofi planetarie che sconvolsero l’umanità. L’ultima grande guerra devastò migliaia di città in tutto il globo; i sopravvissuti tentarono di ripristinare la civiltà, ma un batterio li mise nuovamente a dura prova. In alcune aree del mondo nacquero nuovi centri, collegati tra loro da una rete di scambio commerciale e culturale, sul modello delle antiche poleis. Poi, la grande pioggia cominciò a cadere e non smise per tredici mesi. Molte comunità, sorte sulle coste o nei pressi dei fiumi, finirono per essere travolte dalle acque. L’umanità fu ulteriormente decimata dalla Natura. Quando la pioggia cessò e le acque si ritirarono, i pochi sopravvissuti erano ormai stremati. Fu allora che da Oriente giunse un popolo misterioso, di cui nessuno seppe mai l’origine, che portò nuova linfa al genere umano e stabilì una pace con la Natura.
In particolare, si raccontano le vite di tre donne: Judy, la figlia Vera e la nipote Rebecca. In parallelo, una figura misteriosa, chiamata il Discepolo, percorre i secoli (e i millenni) alla ricerca di un significato alla vita. Le loro storie si intersecano nel tempo, in un continuo salto tra passato e presente, in cui il lettore, come un archeologo, è chiamato a ricostruire gli eventi e le genealogie familiari.


L'autore racconta



Argyros Singh, benvenuto sul blog Gli scrittori della porta accanto. Com’è nata l’idea di questo libro di racconti?

L’anno precedente avevo scritto e pubblicato il romanzo Nessuna pietà, che tratta di un’apocalisse vissuta da persone comuni. In quel caso l’obiettivo di fondo era mostrare le responsabilità umane, senza pretesti o giustificazioni di ordine religioso. Quando cominciai a sviluppare Ānanda, ripresi quell’immaginario per mostrare anche un aspetto più profondo dell’agire umano, quello connesso all’armonia (o disarmonia) del Cosmo, di cui l’umanità non è quasi mai cosciente. Iniziai a scrivere uno dei racconti, La grande pioggia, con in mente già un’idea generale della raccolta, che andò sviluppandosi nelle storie successive.

Ānanda è un titolo curioso. Che cosa significa, che cos’è Ānanda?

Il termine è ripreso dalla tradizione indù ed è stato rielaborato da me. Indica il piacere assoluto, non certo quello legato ai piaceri materiali: esso è piena felicità, in parte massima sapienza, ed è qualcosa che si realizza dimenticandosi di sé. Pensai a questo titolo scrivendo uno degli ultimi racconti (in ordine di stesura), ovvero Vertigo, in cui il termine dà il nome a un omonimo locale parigino. Oltre al significato metaforico contenuto nel libro, Ānanda ha rappresentato per me un momento personale di estasi spirituale, favorito dalla scrittura.

Che tematiche affronta Ānanda?

L’obiettivo del libro è di porre l’attenzione sui meccanismi che sembrano spingere l’umanità verso l’autodistruzione. In forma fantastica o parodistica, emergono la malvagità, l’istinto di sopravvivenza e le crisi del pensiero contemporaneo, di fronte all’incapacità di interpretare una realtà sempre più poliedrica. Un esempio, in un racconto che ha al centro il valore odierno dell’arte, è rappresentato dal testo Il faro.
Inoltre, è di grande importanza il ruolo e il significato della Natura, all’interno di una nuova cosmogonia incentrata sulla luce, nella prospettiva di una civiltà consapevole dei propri errori e in intima armonia con ciò che la circonda. Dunque, Ānanda è certamente caratterizzato da un’atmosfera apocalittica e post-apocalittica, ma non manca di suggerire le possibili strade verso una vita più sostenibile.

Ānanda è una raccolta di racconti in cui le vite di tre donne s’intrecciano abilmente tra passato, presente e futuro. Chi sono queste tre donne?

Troviamo innanzitutto Judy, della quale seguiamo l’intera esistenza in un racconto suddiviso in quattro parti (Astenia), da un’infanzia bizzarra alla lotta da adulta contro un demone che la tormenta. Si scopre scrittrice e i suoi libri diventano presto oggetto di culto da parte di lettori affascinati da tematiche soprannaturali. I rapporti familiari, però, diventano sempre più difficili e la figlia, Vera, cerca una propria strada per emanciparsi dalla figura della madre, trovando uno sfogo nel cinema, sia come attrice che come regista. Infine, Rebecca, la figlia di Vera, è il personaggio centrale per comprendere l’evoluzione di questa saga familiare e per interpretare il significato profondo di Ānanda. L’incontro di Rebecca con la misteriosa figura del Discepolo segna il culmine di un tortuoso cammino personale e, in metafora, rappresenta il ricongiungimento tra il mascolino e il femminino sacri, da loro rappresentati.

Esiste un legame tra le protagoniste, anche se sono vissute in epoche diverse?

Oltre alla loro parentela diretta, sono unite da una linea di sangue antichissima (Linea di sangue è infatti uno dei racconti, diviso in due parti), che le pone in rapporto con altre leggende simili sul sangue reale, di cui la più nota è forse quella che narra della discendenza di Gesù. Nel caso di Ānanda, il legame tra le tre donne trova radici analoghe.

Il Discepolo... Puoi anticiparci qualcosa sul suo conto?

Il Discepolo è un personaggio che ritorna in molti racconti, sia come protagonista che come figura marginale. Egli percorre millenni di storia, alla ricerca di una risposta alle grandi domande dell’umanità. Nel corso del suo cammino, incontra diversi personaggi e ciò contribuisce alla sua presa di coscienza sul significato profondo dell’esistenza.

I tuoi racconti si sviluppano nel corso dei secoli, è stato complicato creare le varie ambientazioni – luogo/spazio/tempo?

Al principio stavo scrivendo storie ambientate nello stesso arco di tempo, che potevano essere poste in successione cronologica. Andando però a fondo dei temi trattati, ho sentito l’esigenza di allargare l’orizzonte spazio-temporale. L’ultimo passaggio è stato quello di mescolare i testi, producendo notevoli salti temporali tra un racconto e l’altro, ispirandomi in particolare alla cinematografia di Christopher Nolan. Nel mio caso, l’obiettivo era di far intendere come ogni evento accadesse “sempre e in ogni istante”, per quanto noi umani siamo abituati a pensare il tempo come una successione di azioni. In ciò mi sono ispirato a diversi testi del pensiero esoterico.

Questi racconti aleggiano sospesi tra più dimensioni: il lettore si trova a dover discernere tra il reale e il non reale, il dentro e il fuori, il materiale e lo spirituale. Tanti argomenti sapientemente amalgamati tra di loro. Quanto tempo ti ha impegnato la loro stesura?

I primi racconti furono scritti intorno all’inizio del 2020 e per alcuni mesi lasciai in sospeso la stesura, per dedicarmi ad altri testi e per leggere opere che mi sarebbero state utili. Ritornai su Ānanda nell’autunno dello stesso anno e conclusi la prima stesura in poco meno di tre mesi. Quest’ultima fase fu segnata da una scrittura intensa, perché avevo ormai assegnato un ordine mentale a ogni elemento del mondo che intendevo creare.

A monte di questi racconti così elaborati, c’è un lavoro di ricerca o documentazione?

Ānanda è in parte la summa di studi personali intrapresi negli anni sugli scritti di autori come l’esoterista René Guénon e sui saggi di Aldous Huxley (in uno dei racconti c’è un riferimento esplicito al suo The Doors of Perception). Una particolare influenza in merito alle tematiche è provenuta da Unità trascendente delle religioni del mistico Frithjof Schuon. Infine, essendo l’arte un elemento centrale di Ānanda, ho fatto ricerche su pittori come Lorenzo Lotto e sull’iconografia relativa alla figura di Lucifero.
Per quanto riguarda la forma, è stato fondamentale rivedere gran parte della filmografia di Christopher Nolan, mentre – a livello letterario – ho trovato fonti di ispirazione in Siddhartha di Hermann Hesse, nell’Odissea e nei dialoghi platonici, oltre che in alcuni racconti di Pirandello e ne Le città invisibili di Calvino.

Un grande lavoro a monte del libro, ti faccio i miei complimenti! Dimmi un po', così a bruciapelo: perché di dovrebbe leggere Ānanda?

Il libro è un’insolita esplorazione spirituale, che attinge a diversi generi della narrativa e mescola racconti autonomi a un messaggio complessivo. Il libro è dedicato anche agli slow readers, perché il suo scopo è di far rallentare le persone, spingerle a meditare su alcune tematiche, senza perdere però di vista il gusto della narrazione.

Chi sono i lettori ideali di questo libro?

Mi rivolgo a quelle persone che hanno a cuore temi quali l’ambiente, il dibattito sul potere e, soprattutto, il futuro incerto della civiltà. Ritengo che l’opera possa essere apprezzata in particolare da coloro che appartengono alla mia generazione, sia per i vari argomenti affrontati che per la generale immedesimazione di fronte alla prospettiva di un’autodistruzione dell’umanità.

Argyros Singh ha ancora qualche sogno nel cassetto da realizzare o progetti ambiziosi per il futuro?

Sto lavorando a un nuovo romanzo, che intende esplorare un filone “realistico” nella mia scrittura, ma al contempo sto raccogliendo materiale per un romanzo ambientato nello stesso universo narrativo di Ānanda, per quanto indipendente, che aggiunga ulteriori chiavi di interpretazione all’universo che ho creato.
Oltre alla scrittura, nei prossimi mesi conto di avviare un podcast dedicato all’arte dall’Ottocento a oggi.

Ringraziamo Argyros Singh per essere stato con noi e in bocca al lupo per questo libro e per i tuoi progetti futuri!

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
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Elena Genero Santoro presenta: Confessioni di una #badmum

Elena Genero Santoro presenta: Confessioni di una #badmum

Elena Genero Santoro presenta: Confessioni di una #badmum

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Elena Genero Santoro presenta Confessioni di una #badmum (Pubme - Collana Gli Scrittori della porta accanto): «Un libro dissacrante, irriverente e auto-ironico, l'anti-bibbia della madre perfetta».


I suoi libri:

Confessioni di una #badmum

Confessioni di una #badmum

di Elena Genero Santoro
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa umoristica | Humour
ISBN 978-8833668123
cartaceo 10,00€
ebook 2,99€

Sinossi

Cosa deve fare una madre per essere considerata una #goodmum con tutti i sacri crismi? Allattare fino allo svenimento e fino a perdere i capelli. Abituare il proprio Neonato all'indipendenza facendolo dormire sempre nella sua culla. Usare con i Signori Figli un tono fermo ma gentile e non alzare mai la voce. Al mattino svegliarli con estrema dolcezza per accompagnarli puntuali a scuola. Scegliere gli istituti scolastici con i programmi formativi migliori. E tante altre cose che i manuali di pedagogia elencano e che io mi guardo bene dal mettere in pratica. Perché io sono una #badmum e queste sono le mie #confessioni.
Che restino tra noi e tra quelli che seguono la mia rubrica su Facebook.


L'autrice racconta



Elena Genero Santoro, bentornata sul blog Gli scrittori della porta accanto. Ti va di raccontarci  quando e come hai maturato l’idea di Confessioni di una #badmum?

Ciao Silvia, felice di essere qui con te e con i tuoi lettori. L’idea di Confessioni di una #badmum è maturata pian piano. All’inizio non era affatto in programma. Ogni tanto scrivevo un post su Facebook in cui narravo le mie surreali gesta di cattiva madre, che agiva in modo contrario ai dogmi del manuale della madre perfetta e qualcuno ha iniziato a dirmi: perché non ne fai un libro? E io a rispondere: ma noooo, che libro vuoi fare con quattro post?
Poi è arrivato il Covid, con il lockdown, la DAD, lo smartworking, il materiale dei miei post si è moltiplicato.
La pandemia (da marzo a ottobre 2020) è stata una enorme fonte di ispirazione per la mia scrittura. Ci siamo trovati a vivere una situazione insolita, con cui dovevamo trovare un modo per rapportarci. Anche la #badmum ha dovuto reinventarsi il suo mondo.
La depressione gravava come il piombo e io per prima cercavo disperatamente un modo per restare a galla. L’unico espediente che ho trovato è stato quello di indossare le lenti dell’ironia laddove possibile. Alla fine mi sono detta: perché no? Facciamo una raccolta che possa tirare su il morale anche alle altre persone.

Una mamma è sempre un po’ cattivella, un po’ bad, ma con moderazione. Ti va di raccontarci qualcosa di più, questo libro è forse un manuale per mamme disperate?

Mentre scrivevo i miei post, fonte primaria del libro, non ho mai avuto nessun intento didattico, ma solo quello di fare ridere. Ma ora che l’opera è pubblicata mi rendo conto che emerge anche il mio intento dissacratore verso quelle che sono le Sacre Dottrine e i Dogmi di cui ci riempiono la testa quando vogliamo diventare madri.
E noi siamo lì a farci un sacco di ansie col timore di non essere all’altezza. Ora, io sono una che si informa. Che cerca risposte alle proprie domande. E quando ho avuto i figli ho letto un sacco di manuali per capire come dovevo comportarmi in date situazioni. Non mi sono mai accontentata delle ricette da mamma pancina, che ragiona, appunto, con la pancia. Mi piace essere pragmatica e ho una formazione scientifica. Ma alla fine ho concluso che non c’è una soluzione che vada bene per tutti. Che fare dormire un figlio nel lettone o allattarlo con il biberon non sono cose sbagliate solo perché la Sacra Bibbia della Buona Madre le demonizza. Che una madre non si può sentire sempre in colpa o in difetto. Ogni bambino ha bisogno della sua formula vincente per essere gestito al meglio. E come #badmum mi riservo di non essere in grado di trovarla, questa formula. Almeno, non una formula esatta. Confessioni di una #badmum è l’anti-bibbia della madre perfetta. E forse è per questo che molte mamme ci sono identificate e l’hanno apprezzato.

Il titolo racchiude in sé tutta l’essenza del libro, è stata una tua scelta?

Il titolo è stato concordato con Stefania Bergo e Valentina Gerini, che ne hanno curato la pubblicazione con Claudia Gerini. Io volevo la parola #badmum nel titolo, perché è la #badmum il fulcro di tutto il discorso.

Ironico, leggero, divertente: così lo hanno definito alcuni lettori. Quali aggettivi aggiunge Elena Genero Santoro?

Dissacratore, come scrivevo poco fa, irriverente e soprattutto auto-ironico perché alla fine prendo in giro solo me stessa.
La #badmum sono io, ma è anche un personaggio che mi sono cucita addosso. E sul quale adesso gravano aspettative: non quelle di madre perfetta, ma altre…

Qual è stata la scena più difficile da descrivere?

In realtà non c’è stata una scena più difficile delle altre; la particolarità di questo libro è stata la genesi. Partivo da un magma di post partoriti spontaneamente, senza un filo conduttore, che nascevano a seconda delle situazioni, e ho dovuto cucire tutto in una specie di storia, divisa per aree tematiche. Quella è stata la parte faticosa.

Chi è il personaggio di Confessioni di una #badmum a cui sei più legata e perché?

Ovviamente i tre porcellini d’India. Lo confesso, ho un debole per Stellina (maschio, il padre di famiglia). Io non sono mai stata una patita di animali. Da piccola razzolavo con le galline. Ho avuto dei gatti che mi hanno dato poca soddisfazione. Se non fosse stato per il desiderio di mia figlia non avrei mai preso una cavia. Eppure questi tre roditori mi hanno aperto un mondo. Mi sono affezionata a loro come mai avrei pensato. Sono come tre teneri neonati, a volta coccoloni, a volte scorbutici. E a distanza di quasi otto anni dall’ultimo pannolino dei miei figli mi ritrovo di nuovo a togliere montagne di cacca. Insomma, le cavie mi hanno riportato al mio destino originale. Chissà se per loro sarò una madre migliore!

Quanto tempo ti ha impegnato la stesura del libro?

I post, senza scadenze, a generazione spontanea, raccolgono un arco di vita di due anni. La raccolta e i capitoli sono stati scritti in tre settimane, alla fine del 2020.

Qualche curiosità su Confessioni di una #badmum da raccontare agli affezionati lettori del nostro blog?

Che ciò che è scritto è tutto vero!! Man mano che i Figli crescevano sono stati sempre più coinvolti nella stesura di ogni post. Quando ci accade qualcosa di tragi-comico, capita che ci guardiamo negli occhi, scoppiamo a ridere e diciamo: facciamo un post per Facebook? E allora troviamo insieme il modo per dare all’evento la migliore resa lessicale. Dopo il libro abbiamo pubblicato altri post e ancora andiamo avanti. Il gioco tra di noi è quello di trovare il lato comico e surreale delle situazioni, per riuscire sempre a sdrammatizzare. Nutro i miei Figli a pane e ironia. L’ironia la digeriscono benissimo. Il pane solo se è senza glutine.
Aggiungo: per la stesura di questo libro nessun #badchild è stato maltrattato!

Divertente e simpatica! Sei un’autrice sempre molto attiva, non ti fermi mai. Quindi non posso esimermi dal domandarti: progetti per il futuro, nuovi libri in arrivo?

Ho un paio di libri (seri) nel cassetto, ma la pandemia ha rallentato le promo in atto; adesso voglio concentrarmi sugli ultimi pubblicati prima di pubblicare altro.

Ringraziamo Elena Genero Santoro per essere stata con noi. In bocca al lupo per Confessioni di una #badmum e per i tuoi progetti futuri!

Grazie Silvia, alla prossima.

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
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Claudia Gerini presenta: Telma

Claudia Gerini presenta: Telma

Claudia Gerini presenta: Telma

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Claudia Gerini presenta Telma (Pubme - Collana Gli Scrittori della porta accanto): «Una giovane donna, coraggiosa e forte, affronta il difficile viaggio del cambiamento, il viaggio della vita».

Claudia Gerini è nata a Pontedera negli anni ‘70, ha completato il liceo linguistico e dopo una breve esperienza universitaria si è inserita nel mondo del lavoro della grande distribuzione. Da più di 15 anni lavora nel reparto gastronomia di un supermercato. Ama il suo lavoro e il contatto con il pubblico. È madre di due figli e le sue più grandi passioni sono la lettura, i viaggi e la cucina. Adora la sua famiglia ed è ciò a cui si è ispirata per scrivere il suo primo libro, Il Sogno di Giulia. Il secondo libro, Telma, è ispirato alla storia della sua amicizia con la sua amica di vita, Katia.

Telma

di Claudia Gerini
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
ISBN 978-8833664187
cartaceo 9,50€
ebook 2,99€

Sinossi

Da un'isola del Brasile fino ad arrivare a Londra, passando per la Svizzera e l'Italia. La storia di Telma, una ragazza che decide di lasciare il suo piccolo angolo di paradiso per ricominciare una nuova vita in un mondo totalmente diverso da quello in cui è cresciuta. Telma affronta le avversità che le si presentano col sorriso sulle labbra e la forza di volontà che la contraddistingue. E anche se il destino sembra essere spesso contro di lei, troverà la forza di ricominciare ancora una volta, proprio dal punto in cui era partita.


L'autrice racconta



Claudia Gerini, benvenuta sul blog Gli scrittori della porta accanto. Raccontaci qual è stato il percorso che ti ha fatto approdare al mondo della scrittura: quando hai iniziato a scrivere e cosa?

Buongiorno, e grazie a voi! Mi è sempre piaciuto molto scrivere, fin da ragazzina. Il mio sogno era quello di diventare una giornalista. In realtà la mia vita ha preso tutta un’altra direzione ma la passione per la scrittura è rimasta in un cassetto finché non ho trovato il tempo e, perché no, anche un po’ di coraggio e ho ricominciato a scrivere.

Telma è la tua ultima fatica letteraria: vuoi ricordarci, i titoli delle tue pubblicazioni precedenti?

Il primo libro che ho scritto è stato Il sogno di Giulia dove racconto la storia di una donna e della sua famiglia che si trasferisce ai Caraibi e cambia completamente vita. In questo libro c’è tanto di me a partire proprio dal sogno di mollare tutto e stabilirmi ai Caraibi!

Esiste un filo conduttore o di aggregazione nei tuoi romanzi, oppure ciascuno è un mondo diverso, per trama e genere?

Tutti e due i miei libri parlano di donne. Le protagoniste sono donne forti, indipendenti e anche coraggiose che affrontano le gioie, ma anche le avversità, che la vita pone loro davanti con determinazione e anche un pizzico di leggerezza.

Telma è un bel racconto di viaggio che inizia in Sud America, giunge in Europa e termina in Italia. Perchè la protagonista decide di intraprendere questo viaggio?

Telma è ispirato alla storia di una delle mie più care amiche, Katia, che ormai trent’anni fa ha lasciato il Brasile per trasferirsi in Italia, prima in Calabria e poi nella mia cittadina in Toscana. Da questa sua storia personale ho preso spunto. Telma decide di partire e lasciare famiglia e amici dopo una delusione amorosa. Ma non si ferma in Italia, continua il suo viaggio fino ad arrivare a Londra.

Veniamo ai personaggi di Telma: raccontaci qualcosa dei protagonisti e svelaci qualche curiosità che li caratterizza.

Protagonista indiscussa di questa storia è Telma che da un’isoletta del Brasile dove splende sempre il sole e il mare sembra fatto di cristallo arriva in Italia, nel primo mondo, come è solita chiamarlo lei. Telma è inesperta, giovane ma coraggiosa e determinata. Ed è durante questo viaggio che diventa anche un po’ un viaggio interiore cresce e fa tante esperienze che rafforzano ancora di più il suo carattere. Accanto a Telma tanti personaggi e uno in particolare, Guido, che le farà battere il cuore di nuovo.

Secondo te i potenziali lettori prima di scegliere un libro leggono le recensioni o si affidano all’immagine di copertina o alla sinossi? O a tutte queste cose insieme?

Credo che la prima cosa che cattura l’attenzione in un libro sia di sicuro la copertina, o per lo meno è così per me. Se la copertina mi incuriosisce, è accattivante e mi ispira allora passo alla lettura della sinossi per avere la conferma se il libro mi possa piacere o meno. Penso che la copertina, il primo impatto sia molto importante. Certo è che le recensioni, per chi scrive libri, o almeno come me ci prova, siano un importante biglietto da visita per far conoscere i propri libri a più persone. Nella speranza che siano recensioni positive!

Parliamo un po’ di Claudia Gerini. Il tuo nome può essere causa di fraintendimenti, so che in alcune occasioni sei stata scambiata per la famosa attrice. Ci racconti gli episodi più divertenti?

Ormai ho fatto l’abitudine e quando dico il mio nome quasi tutti mi rispondono: “Come l’attrice?” Avrei tantissimi aneddoti da raccontarti! Ma quello più divertente di tutti è quello che mi è successo subito dopo l’uscita di Telma. La casa editrice, la Pubme, ricevette un invito da una fantomatica associazione culturale che non vedeva l’ora di presentare "il libro di Claudia Gerini". Addirittura avrebbero fornito vitto e alloggio e rimborso del viaggio. Io ero decisamente onorata. Wow, pensai, la mia Telma è appena uscita e già tutto questo successo! Ma sapevo già che era praticamente impossibile che fosse tutto vero. Immaginai subito che ci dosse essere stato un errore di persona e loro non volevano la Claudia Gerini me, ma la Claudia Gerini famosa. La cosa buffa e assurda è che era bastato loro leggere il nome e nemmeno si erano presi la briga di leggere la scheda dell’autore o almeno guardare la foto nel retro del libro. In effetti non si nota molto, ma io e la Gerini famosa siamo un tantino diverse!


Beh, incredibile, almeno un'occhiata alla fotografia potevano darla. Ridiamoci su. Claudia Gerini preferisce leggere alla vecchia maniera, sfogliando le pagine e annusando il profumo dei libri, oppure si è lasciato affascinare dalle innovative tecnologie e legge gli ebook?

Adoro leggere alla vecchia maniera. Adoro i libri, il profumo della carta… Non credo che mi abituerò mai agli ebook anche se ammetto che sono molto comodi specialmente se una persona deve viaggiare e adora leggere.

Ti piace scrivere di viaggi, quindi la domanda sorge spontanea: ti piace anche viaggiare? Meta del prossimo viaggio?

Viaggiare mi piace molto. Mi piace scoprire posti nuovi ma anche tornare dove sono già stata ed ho lasciato un pezzettino del mio cuore. Ogni volta è come se fosse un viaggio diverso. Mi piacerebbe tornare a viaggiare e mi piacerebbe tornare in Repubblica Dominicana, ma anche un bel safari in Tanzania o in Kenya non sarebbe poi così male!

Hai voglia di metterti in gioco impegnandoti personalmente nelle presentazioni dei tuoi libri e incontrare il pubblico di lettori?

Telma è uscito a gennaio 2020 ed ho fatto appena in tempo a presentarla in una piccola libreria del mio paese. Poi il Covid ci ha travolti tutti… Mi piacerebbe potermi raccontare di nuovo.

Hai ancora qualche sogno nel cassetto da realizzare, e perché no, anche progetti ambiziosi?

Mi piace scrivere e mi piacerebbe continuare anche se ritagliarsi del tempo tra figli, famiglia, lavoro è sempre molto difficile. Un paio di progetti ci sono, spero di trovare il tempo di lavorarci su.

E noi ti auguriamo tanti eventi dedicati ai tuoi libri, sia dal vivo che via web. Ringraziamo Claudia Gerini per essere stata con noi. In bocca al lupo per Telma e per i progetti futuri!

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
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