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In primo piano

Anteprima: Elena Genero Santoro racconta "L'occasione di una vita"

L'OCCASIONE DI UNA VITA >> scheda del libro
di Elena Genero Santoro
Lettere Animate
Romance
ASIN 9788868820985
ebook 0,49€  | Acquista 
cartaceo 15,20€ | Ibs 

Tre donne, tre occasioni per cambiare la propria vita. A Londra Futura rimane inaspettatamente incinta, ma Patrick inizialmente non è disposto ad accettare l'idea di diventare padre. Tra i due conviventi scende a lungo il gelo, finché il ragazzo, intenerito dall'ecografia del piccolo, decide di rivedere le proprie posizioni. Non fa in tempo però a manifestare le sue intenzioni che Futura perde il bambino e in conseguenza di ciò decide di allontanarsi, non essendosi sentita sufficientemente amata e capita durante la pur breve gestazione. A Torino Massimo e Ljuda, sposati e con due bambini, si dividono tra lavori part-time e la gestione della Casa di Accoglienza, struttura che si occupa di ospitare donne vittime di violenza che tentano di rimettere insiemi i cocci della loro vita. Ljuda però non è felice, le pesa la perenne carenza di soldi e decide, senza il benestare del marito, di partecipare al Reality più famoso d'Italia, dove è stata scritturata come concorrente, per dare una svolta alla sua esistenza. Manuela, volontaria della Casa di Accoglienza, critica aspramente il modo in cui viene fatta beneficenza e pertanto decide di dare la sua impronta glamour alla gestione della Casa, suscitando le ire di un Massimo già sufficientemente provato dai suoi problemi familiari.


Buongiorno Elena, “L’occasione di una vita”, è nato in un primo tempo come ebook, oggi finalmente si è concretizzato anche il cartaceo. Questo non è il primo romanzo che hai pubblicato, vero?
Buongiorno Silvia e ti ringrazio per questo spazio dedicato al mio libro. Dici bene, in effetti L’occasione di una vita è il sequel diretto del mio primo “vero” romanzo, che è Perché ne sono innamorata e che dà il via a un’intera saga i capitoli seguenti della quale usciranno nei prossimi mesi con Lettere Animate.

A quale genere appartiene? Raccontaci brevemente la trama.
Quando ho scritto Perché ne sono innamorata ero convinta di scrivere un romanzo rosa. In realtà, benché si trattasse di un romanzo in cui il sentimento fa da padrone, a posteriori il risultato non è stato un vero e proprio romance, ma una cosa a metà tra il romance e il romanzo a carattere sociale. È lì che ho iniziato a parlare di violenza contro le donne. Con L’occasione di una vita questo aspetto, questo miscuglio di generi si è manifestato in modo ancora più forte. Se da una parte domina una storia d’amore in crisi, con tutti i risvolti psicologici che si porta dietro, dall’altra c’è l’aspetto sociale in evidenza e in più, in questo caso, anche una forte caratterizzazione satirica per una delle tre sottotrame narrate. Il discorso della violenza contro le donne è sempre presente, ma in questo caso non riguarda direttamente le protagoniste. Insomma, un genere solo a me non basta, con buona pace degli store che cercano comunque di inquadrarmi in qualche categoria!

Il romanzo tocca tematiche importanti, talvolta crude, come l’aborto, la violenza sulle donne e la convivenza con una malattia particolare: l’emofilia. Come ti sei documentata su questi temi scottanti? Hai dovuto eseguire ricerche particolari?
Partiamo dall’emofilia. Il mio protagonista, Patrick, ci convive dalla nascita. In L’occasione di una vita, in verità, non gli dà molto fastidio, ma periodicamente il poveretto incappa in qualche disavventura, proprio nei momenti cruciali della sua vita. Non vi anticipo nulla, chi è curioso leggerà i capitoli successivi. Sull’emofilia, prima di scriverne, mi ero documentata parecchio, leggendo documenti, studiando i protocolli di intervento per emofiliaci in caso di problemi rilevanti e, soprattutto, chiedendo consulenza ad amici medici che ci capivano più di me. Per scrivere in fondo poche pagine ho dovuto studiare parecchio, perché l’emofilia proprio non la conoscevo, e tuttavia mi andava di creare un personaggio, Patrick, che fosse per certi versi principe azzurro, ma imperfetto. Era dannatamente bello e pure simpatico… doveva avere almeno un “difetto”, una fragilità irrisolvibile, altrimenti saremmo  caduti nell’irrealtà e non era il mio obiettivo.
Sulla violenza contro le donne ho un certo background dovuto a esperienze varie, ma nella fattispecie l’innominata “Casa di Accoglienza” di Massimo e le storie che essa accoglie, riprende un po’ l’attività dell’Associazione degli Amici di Lazzaro di Torino,  che si occupa di situazioni simili a quelle che ho descritto io. È un’associazione serissima, li conosco da una vita, combattono lo sfruttamento della prostituzione, aiutano le madri in difficoltà, organizzano i doposcuola e tengono corsi di italiano per gli stranieri per aiutarli ad integrarsi.
Per quanto riguarda l’aborto… beh, quando ho scritto L’occasione di una vita ero incintissima e volevo scongiurare le mie ansie. Il romanzo è nato così. L’aborto era ciò che più temevo in quel momento. Mi domandavo: e se capitasse, come ne verrei fuori? Rassicuro tutti dicendo che poi la mia gravidanza, desideratissima, è finita nel migliore dei modi, ma l’angoscia che provavo all’idea di un’interruzione accidentale e prematura era nitida e talmente chiara che chi ha vissuto davvero questa drammatica esperienza si è ritrovato in ciò che ho scritto. E, comunque, ci ho messo dentro il vissuto di tutte le amiche che hanno fatti i conti con un evento del genere e che hanno voluto condividere la loro esperienza con me.

Quanto ti ha coinvolto intimamente la stesura di questo romanzo? C’è qualcosa di autobiografico, magari nei personaggi femminili?
A parte l’ansia per la gravidanza, di mio in questo libro c’è poco. Ci sono tre filoni narrativi che riguardano tre giovani donne molto diverse tra loro e alle prese con questioni in un certo caso serie in altri casi tragicomiche. Tuttavia non mi riconosco né in Futura, che è introversa e a volte un po’ troppo rigida, né in Manuela che è mossa da alti ideali ma non fa un passo se non è vestita griffata. E che dire di Ljuda, che si caccia puntualmente nelle situazioni più improponibili, tipo partecipare a un Reality contro il parere del marito?? Eppure con Ljuda mi sono divertita parecchio… Comunque si tratta di donne, e per questo, pur non identificandomi con nessuna di loro, le sento un po’ come sorelle.

Che tipo di lettori ambisci conquistare?
Il libro è rivolto a un target prevalentemente femminile, ma mi rendo conto che è stato apprezzato soprattutto da quei lettori, anche uomini, che hanno colto l’ironia di certi passaggi. La satira che faccio a un certo tipo di televisione, che pur di fare audience lucra sulle disgrazie personali dei poveretti in cerca di un quarto d’ora di fama e di un po’ di soldi, non è nelle corde di tutti. Anche se il filone principale resta la questione della gravidanza indesiderata e del successivo aborto spontaneo, dell’amore interrotto e della motivazione per tornare a vivere.

C’è qualche messaggio particolare che speri di comunicare attraverso questo romanzo?
È una storia di donne per le donne. C’è un grande dolore, c’è del rancore, ma poi c’è una rinascita. Tutto verrà spiegato, gli equivoci saranno risolti ma, soprattutto, Futura e Patrick inizieranno ad “andare oltre” quando cominceranno a condividere tra di loro la sofferenza che provano, a non nasconderla e a metterla in comune. Dopo essersi incolpati a vicenda, separati, scappati e inseguiti in modo convulso, troveranno in bandolo della matassa. Per cui, se vogliamo vederci un messaggio, questo è senz’altro la speranza. Dai momenti più bui si può uscire e dalle situazioni più tragiche può nascere qualcosa di positivo. Talvolta basta allungare una mano.

Il finale aperto lascia presagire un sequel; chi l’ha deciso, tu, o i tuoi personaggi?
In realtà la storia potrebbe finire così e del resto tutti i capitoli della mia saga sono storie a sé. Sono io che non sono riuscita a trattenermi dal chiedermi: e ora che succede? E così sono andata avanti. Se poi anche i lettori si faranno la stessa domanda (e ora che succede?), meglio ancora! Comunque il finale di L’occasione di una vita l’hanno deciso Futura e Patrick. Io ho solo assecondato il loro desiderio di stare insieme…

Vuoi stuzzicare la curiosità dei lettori che ci seguono donando loro un piccolo assaggio tratto dal romanzo?

- Patrick, la mia gravidanza è durata per diverse settimane: in tutto quel tempo a stento mi hai rivolto la parola. Adesso che il bambino non c’è più, dimmi che vorresti “spiegarmi”. La verità è che non c’è più nulla da spiegare, perché non c’è più nessun bambino. Il tempo è scaduto, Patrick. Manderò qualcuno a prendere le mie cose.
Udito ciò, Patrick si indurì. Gettò il mazzo di fiori per terra ed esclamò:
- Va bene, ho capito. Se non vuoi starmi neppure a sentire mi risparmierò la fatica di aggiungere altro. Io però, al contrario di te, nonostante i nostri problemi, ho sempre creduto in noi due. Forse sono io che ho mal riposto la mia fiducia. E allora sai che cosa ti dico? Vuoi andare da Sally? Vacci! Vuoi tornare in Italia? Tornaci. Vai direttamente al diavolo, Futura.
Detto ciò, si voltò e uscì dalla stanza.
La bomba era infine esplosa, nel peggiore dei modi.

Elena, grazie per essere stata con noi e in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!
Grazie a te, Silvia!

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Silvia Pattarini
Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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