Gli scrittori della porta accanto
Autore Ospite
Autore Ospite
Dicembre ai tropici: viaggio in famiglia nelle Filippine

Dicembre ai tropici: viaggio in famiglia nelle Filippine

Dicembre ai tropici: viaggio in famiglia nelle Filippin

Mamme in viaggio Di Sonia Borrini. Un viaggio che intreccia caos urbano e mare, storia coloniale e presente. Madre e figlia pre-adolescente nelle Filippine a dicembre, tra jet lag, clima tropicale, vita quotidiana a Manila, tradizioni natalizie, piatti tipici e incontri familiari.

Io e la mia pre-adolescente atterriamo a Manila dopo un lunghissimo (e costoso) viaggio con Cathay Pacific, la compagnia di Hong Kong. Oltre al jet lag, ci aspetta subito uno shock climatico: arriviamo dall’inverno europeo a un clima tropicale, caldo e umido, con temperature intorno ai 28–30 gradi anche a dicembre.
Sappiamo che il jet lag sarà duro da gestire, ma non immaginavo così tanto: sette ore di differenza che il corpo si rifiuta di accettare, nonostante l’assunzione di melatonina. Il primo giorno, semplicemente, dormiamo. Manila può aspettare.

Quando finalmente usciamo, Manila si presenta per quello che è: una metropoli enorme, caotica, viva.

Metro Manila, l’area metropolitana che comprende Manila e le città circostanti, conta oltre 13 milioni di abitanti, che diventano più di 24 milioni se si considera l’intera area urbana allargata. Grattacieli, quartieri residenziali, mercati, un traffico quasi costante e una quantità impressionante di centri commerciali: qui i mall non sono solo luoghi per fare acquisti, ma veri spazi di vita sociale, climatizzati e onnipresenti.

Manila

I mezzi di trasporto sono un capitolo a parte e mi affascinano da subito.

Il più iconico è il jeepney, coloratissimo e rumoroso, nato dai veicoli militari americani lasciati dopo la Seconda Guerra Mondiale e trasformato in mezzo di trasporto pubblico. Poi ci sono i tricycle (una moto con una sorta di carrozzino laterale coperto), le pedicab e le habal- habal, moto adattate per portare più passeggeri possibile. Un sistema informale, creativo e decisamente affascinante, anche se non sempre intuitivo per chi arriva da fuori.

Mezzi di trasporto

Alloggiamo dalla nostra amica Camilla e dalla sua famiglia a Pasig, in una delle tante gated communities residenziali della capitale.

È dicembre e ovunque ci sono luci natalizie: qui il Natale è una cosa seria. Scopriamo che le decorazioni iniziano già a settembre e vanno avanti fino a gennaio. Il periodo natalizio più lungo del mondo, dicono. E ci credo.
Non possiamo non fermarci per un bubble tea, anche se non ne vado matta. Nato a Taiwan negli anni ’80, il bubble tea è passato da bevanda locale a vera moda mondiale, oggi diffusa in ogni continente. Nelle Filippine è parte integrante della vita urbana, soprattutto nei mall. È quasi un rito.

Original bubble tea

A Natale realizzo un’altra cosa: i filippini, a tavola, sono peggio degli italiani!

Si mangia dalle sei di sera fino a mezzanotte.
La cucina è molto importante qui. Il riso è ovunque, a ogni pasto, anche a colazione: riso con cioccolata calda (champorado) e, per fortuna opzionale, con pesciolini fritti.
Tutto tende al dolce, sorprendentemente dolce: anche la lasagna. Mia adora la cucina filippina e, fin dal primo pasto, ammette che non se ne andrebbe più. Io, da vegetariana, quello che ho apprezzato di più è stata la frutta – i mango soprattutto.
BOX CUCINA
Tra i piatti più iconici delle Filippine c’è l’adobo, spesso considerato il piatto nazionale non ufficiale. È una preparazione semplice e profondamente identitaria, presente in innumerevoli varianti familiari in tutto l’arcipelago.
L’adobo è a base di carne (di solito pollo o maiale) brasata lentamente in una salsa sapida e leggermente acidula fatta di aceto, salsa di soia, aglio, foglie di alloro e grani di pepe. Viene quasi sempre servito con riso bianco.
La preparazione prevede una prima rosolatura della carne, seguita da una lunga cottura nel liquido aromatizzato fino a renderla tenerissima. Spesso la salsa viene poi ridotta, per concentrare i sapori e ottenere una consistenza più ricca.
L’uso dell’aceto non è casuale: oltre al gusto, garantisce una lunga conservazione, caratteristica fondamentale nella cucina tradizionale filippina prima dell’era della refrigerazione. Ogni famiglia ha la sua versione: più o meno acida, più secca o più brodosa, con varianti che includono zucchero, latte di cocco o peperoncino.

La cucina racconta anche la storia del Paese: la colonizzazione.

Dopo oltre 300 anni di colonizzazione spagnola, restano piatti come la tortilla e la paella.
Gli spagnoli hanno anche portato una forte impronta cattolica: le Filippine sono infatti il Paese asiatico con la più grande popolazione cattolica e una delle poche nazioni asiatiche a maggioranza cattolica.
Anche la lingua riflette questa eredità, con moltissime parole spagnole entrate nel tagalog (o filipino): nei giorni della settimana, nei cibi e nei saluti: “Come stai?” diventa "Kumusta?" (da “¿cómo está?”). Una lingua affascinante, musicale, piena di influenze. "Grazie" è "Salamat", "Buongiorno" è "Magandang umaga". L’inglese è lingua ufficiale e molto diffusa, tanto che molti studenti dal Giappone e da altri Paesi asiatici vengono qui proprio per studiarlo.
Accanto all’eredità spagnola si sentono forti anche le influenze giapponesi e americane, soprattutto nel cibo, nell’educazione e nella cultura pop. Basta notare il business intorno ai manga.

Un’altra curiosità affascinante riguarda la bandiera filippina.

Ideata nel 1897 durante la lotta per l’indipendenza, è l’unica al mondo che viene esposta con i colori invertiti in tempo di guerra, con il rosso sopra il blu – una disposizione utilizzata storicamente per l’ultima volta, durante la Seconda Guerra Mondiale.

Con la nostra “famiglia filippina adottiva” partiamo per qualche giorno a tre ore a sud di Manila, nella provincia di Batangas.

Alloggiamo al Palm Beach Resort di Laiya. Una fuga dalla capitale fatta di mare, snorkeling e attività acquatiche. Scopro che anche qui è arrivato il padel, oltre allo sport nazionale del badminton e al sempre più popolare pickleball.
A pochi metri dalla spiaggia incontriamo anche un piccolo Nemo, tra mille pesci di forme e colori diversi. Passerei ore ad ammirarli.

Rientrati a Manila, continuiamo a fare i turisti con una visita a Intramuros.

È la città murata costruita dagli spagnoli nel XVI secolo, dove un tempo vivevano esclusivamente famiglie spagnole. Strade acciottolate, mura imponenti, chiese storiche come San Agustin e un giro in calesse, la carrozza trainata da cavalli, che sembra riportarti indietro nel tempo, lontano dal traffico della città moderna. La visita guidata e il giro in calesse ci sono costati circa 1000 pesos in totale (poco più di 14 euro, considerando un cambio di circa 69 pesos per euro).
Visitiamo anche Fort Santiago, con le sue fortificazioni di epoca spagnola, le prigioni sotterranee e il santuario dedicato all’eroe nazionale José Rizal, celebrato proprio il giorno della nostra visita, il 30 dicembre. Entriamo anche in un museo curioso, con ricostruzioni in Lego degli edifici storici di Intramuros durante il periodo coloniale.

Town and sea

Ci tenevamo anche a visitare Binondo.

Storicamente il cuore della comunità Chinoy (da Chinese + Pinoy, filippino) ed è considerata la Chinatown più antica del mondo, fondata nel 1594. Un labirinto di strade affollate, insegne colorate, templi cinesi incastrati tra palazzi, negozi di erboristeria e ristoranti storici. Un concentrato di rumore, odori e vita, dove la cultura cinese si mescola da secoli con quella filippina.



Il Capodanno lo festeggiamo in casa.

Coi 28 membri della super accogliente famiglia di Camilla. C’è tantissimo da mangiare. Sono stati invitati anche alcuni studenti del seminario (fondato da un prete di Messina) per cantare. C’è il tradizionale gioco delle monete: si lanciano a terra e i bambini corrono a raccoglierne il più possibile, come augurio di prosperità. I filippini amano i fuochi d’artificio, forse fin troppo. Festeggiamo con le mascherine per il fumo e mi raccontano che anni fa ci si svegliava il primo gennaio con il naso nero.

Noi, come se non bastasse, abbiamo prenotato un volo alle 5.45 del mattino del primo gennaio.

Direttamente dalla festa all’aeroporto. Per poi passare 16 ore di scalo a Hong Kong – ma questa è un’altra storia, e magari un altro articolo. Una follia, sì, dalla quale ancora ci stiamo riprendendo.
Una sola settimana, nella quale molto tempo lo abbiamo passato in famiglia. Ma con le Filippine è solo un arrivederci: speriamo la prossima volta di visitare vulcani e le isole più belle. In ogni caso, sono abbastanza sicura che Mia si ricorderà di questo viaggio per tutta la vita.


© Sonia Borrini

Leggi >
2 settimane alla scoperta della Spagna: Valencia, Barcellona e Madrid

2 settimane alla scoperta della Spagna: Valencia, Barcellona e Madrid

2 settimane alla scoperta della Spagna: Valencia, Barcellona e Madrid

Mamme in viaggio Di Sonia Borrini. Hola! Due settimane in Spagna, viaggio on the road con mia figlia di dieci anni alla scoperta di tre città situate nel centro-est del Paese: Valencia, Barcellona e Madrid. Cosa fare, dove alloggiare, i musei e le attrazioni da non perdere, i piatti tipici e le attività che piacciono ai bambini.

Per le vacanze di ottobre 2023, io e mia figlia Mia di dieci anni abbiamo optato per la Spagna, un'avventura di quasi due settimane che ha lasciato un'impronta indelebile nei nostri ricordi.
Il nostro viaggio è iniziato con un volo che ci ha portato nella vivace metropoli di Madrid. Ma la vera avventura è iniziata quando abbiamo rischiato di perdere l’ultimo treno per Valencia, la nostra prima destinazione. Arrivando all’aereoporto la sera con un po’ di ritardo, abbiamo dovuto correre tantissimo per riuscire a prenderlo, ma alla fine siamo riuscite a salire a bordo, sollevate e ansiose per l'emozionante avventura che ci attendeva.
Mia è cresciuta abituata fin da piccola ai mezzi di trasporto pubblici, quindi li prende con molta facilità e si diverte anche durante i nostri spostamenti. Credo che viaggiare con i propri figli sui mezzi pubblici sia un'opportunità per insegnare loro preziose lezioni di vita e promuovere l'indipendenza. È un'avventura che comincia non appena si mette piede sul primo treno o autobus!
ASSICURAZIONE DI VIAGGIO
Quando si parte per viaggi on the road o comunque non organizzati da tour operator, è bene fare sempre una assicurazione, soprattutto se si viaggia con dei bambini. Molte sono le compagnie di assicurazione specifiche per i viaggiatori, con pacchetti personalizzati sul tipo di viaggio, la durata e sull'età dei partecipanti, e includono solitamente coperture mediche e/o eventuali annullamenti o altri problemi logistici.
Tra queste c'è Holins [sconto di 10€ a persona seguendo questo link], l'assicurazione medica ideale per viaggiare, anche per chi ha più di 85 anni e per soggiorni di lunga durata, con assistenza online, e HeyMondo [sconto del 10% sul totale seguendo questo link], più economica e ideale per chi cambia spesso programmi, con assistenza totalmente tramite app.

Una volta arrivati alla stazione di Valencia, è stato il nostro caro amico spagnolo a venirci a prendere.

Ci ha accolto con un sorriso caloroso e una generosità tipica della sua cultura, rendendo il nostro arrivo ancora più speciale. Proprietario di una casa in montagna chiamata Raco de Saoret, ci ha ospitato per due giorni, offrendoci un assaggio della vita rurale spagnola. Le mattine in montagna sono piene di vita e attività, accompagnate dal suono della natura e, ahimè, anche dalla motosega che riecheggia tra gli alberi. Abbiamo lavorato la terra, piantato banani e trasformato tronchi in sedili per una sauna naturale, tutto mentre ci godevamo la compagnia e l'atmosfera rilassante della campagna. Ma ciò non ha fatto altro che aggiungere fascino e autenticità all'esperienza. Dopo una buona dose di aria fresca e lavoro all'aria aperta, siamo scese in paese, solo per scoprire che il concetto di tempo e pasti a Valencia è un po' diverso dal nostro. Troppo presto per pranzare, troppo tardi per fare colazione: una lezione che ci ha accompagnato per tutto il resto del viaggio.

Leggi anche Andrea Pistoia | Valencia: 10 motivi per visitarla

Sulla strada ci fermiamo a mangiare la nostra prima paella ad Albufera, una laguna costiera situata a sud di Valencia.

È una riserva naturale protetta e un luogo di grande bellezza paesaggistica. La laguna è circondata da risaie, paludi e dune sabbiose, ed è nota per la sua ricca biodiversità. Molte persone visitano l'Albufera per godersi la natura, fare passeggiate in barca sulla laguna e osservare gli uccelli migratori che vi sostano durante le loro migrazioni. È un luogo molto suggestivo e tranquillo, ideale per una pausa dalla frenesia della città.

Albufera, Raco de Saoret

Successivamente, ci siamo avventurati nella vibrante Valencia, esplorando ogni angolo della città e lasciandoci sorprendere dalla sua bellezza e vivacità.

Il nostro primo giorno a Valencia è stato dedicato a una bella camminata lungo il Rio di Valencia, che in realtà è un parco, che ci ha portato fino all'Oceanogràfic, l'acquario più grande d'Europa. Siamo rimaste incantate dalle meraviglie marine che popolano le sue vasche, tanto che abbiamo trascorso ben cinque ore senza neanche accorgercene, rapite dalla bellezza e dalla varietà della vita sottomarina. Abbiamo visto squali, meduse, lo spettacolo dei delfini e pure la voliera.
Un’amica francese e la sua bella famiglia ci hanno accolto nella ridente cittadina residenziale La Cañada, a qualche stazione di metro da Valencia. Lì si gioca per strada senza problemi. Un’altra lezione è di prenotare in anticipo i treni, alla fine abbiamo dovuto cambiare i nostri programmi e partire all’alba con l'unico treno ancora disponibile per Barcellona. Dopo un viaggio incantevole a Valencia, il nostro percorso ci ha portato verso la magica capitale catalana, una città che profuma di storia, arte e spirito innovativo e che porto nel cuore avendoci passato un anno molto tempo fa.
Cinque giorni di pura gioia ci attendevano, ospitati in un accogliente bilocale a Barcelloneta, grazie a un house swapping non simultaneo con una studentessa gentile che ci ha permesso di vivere la città come veri locali.


Barcellona, con la sua architettura stravagante, le strade animate e le spiagge pittoresche, ci ha accolto con il suo carattere vivace e unico.

Ogni angolo della città racconta una storia, dalle strade strette del quartiere gotico alle audaci opere di Gaudì che decorano la città con la loro stravaganza. Durante il nostro soggiorno, abbiamo avuto il piacere di incontrare degli amici romani, anche loro in visita, con i quali abbiamo fatto turismo e condiviso momenti indimenticabili. Abbiamo esplorato le opere iconiche di Gaudì, tra cui il Parco Güell, un vero e proprio capolavoro artistico immerso nella natura, e la Casa Batlló, un edificio incredibilmente suggestivo con la sua facciata scultorea e colorata.

Parco Horta e Sagrada Familia

E ovviamente la Sagrada Familia, un capolavoro in divenire, la cattedrale incompiuta che racchiude l'essenza del genio architettonico di Antoni Gaudí.

Iniziata nel 1882, questa basilica è un'opera maestosa che combina elementi gotici e art nouveau in un modo unico, diventando il simbolo più iconico della città. La Sagrada Familia, con le sue torri che sfidano il cielo e gli intricati dettagli che adornano ogni angolo, è finalmente aperta al pubblico. Tuttavia, per immergersi pienamente in questo universo di spiritualità e arte, è essenziale prenotare in anticipo la visita interna. Questa meraviglia architettonica, che continua a evolversi anche dopo oltre un secolo dalla posa della prima pietra, offre ai visitatori un'esperienza unica, un viaggio attraverso la visione di Gaudí e la storia sacra che anima ogni scultura e vetrata. Assicuratevi quindi di organizzare per tempo la vostra visita, per non perdere l'opportunità di esplorare uno dei monumenti più emblematici e spiritualmente significativi di Barcellona. Onestamente, mi sono commossa all’uscita della metro, era la prima volta che vedevo la cattedrale senza impalcature.

Leggi anche Elena Genero Santoro | Barcellona in auto coi bambini

Per alimetare la passione di Mia per l’arte nonostante la stanchezza, ci siamo immerse nell'universo artistico di Pablo Picasso nel cuore del vivace quartiere El Born.

Il Museo Picasso non solo ospita la più estesa collezione delle opere del giovane maestro, ma racconta anche la profonda connessione tra l'artista e questa vibrante città catalana. Inoltre, non abbiamo potuto resistere al fascino del Parco del Labirinto di Horta, un'oasi di tranquillità e bellezza che offre un'esperienza unica tra labirinti di siepi, fontane e statue romantiche.

Museo di Picasso e Parco Güell

Barcellona ci ha affascinato con la sua cultura vivace, la sua cucina deliziosa e le sue strade piene di vita.

Ho voluto far conoscere a Mia anche uno dei miei luoghi preferiti, il mondo incantato al Bar El Bosc de Les Fades, situato, un po’ nascosto, nel cuore di Barcellona. Con il suo ambiente unico e surreale, questo bar ci ha trasportati in una foresta fatata piena di sorprese.
Ogni giorno è stato un'avventura diversa, un mix di scoperte, incontri veloci con amici di oltre 15 anni, risate e momenti indimenticabili che porteremo nel cuore per sempre.
Curiosità molto gradita da Mia: l'omino che fa la cacca, conosciuto come il "Caganer", è una figura tradizionale catalana presente nei presepi di Natale, soprattutto in Catalogna e in alcune aree dell'Italia e del Portogallo. Rappresentato tipicamente come un contadino catalano con il tradizionale berretto chiamato "barretina", il Caganer è raffigurato mentre compie un bisogno naturale. Questa figura unica è considerata un simbolo di fertilità e fortuna, oltre che un elemento che porta umorismo e umanità nelle rappresentazioni della natività. La tradizione del Caganer risale almeno al XVIII secolo e rimane una parte curiosa e amata delle festività natalizie in queste regioni.
Mia ha subito il fascino delle empanadas, che non sono forse tradizionalmente spagnole ma che trovi a tutti gli angoli della città, e si è divertita a gustarle in diverse varianti durante il nostro soggiorno.

Il Bar El Bosc de Les Fades e il Museo

Abbiamo salutato Barcellona con direzione Madrid con la promessa di ritornarci presto.

Siamo arrivate in treno e siamo state accolte da un'amica spagnola con le sue due simpatiche figlie, vecchie amiche di Mia. Purtroppo il tempo non ci ha accolto bene e ci siamo trovate a sprofondare nell'inverno madrileno, con il sole che è solo un ricordo. Infatti, Madrid è la capitale europea più alta, situata a circa 650 metri sul livello del mare. Questa elevata altitudine contribuisce a un clima particolare, con estati calde e inverni freddi, a differenza di altre parti della Spagna. E quindi anche i piatti sono invernali. Non potevamo quindi non assaggiare il cocido, in una taberna tipica in centro a Madrid. Il cocido è un piatto tradizionale spagnolo, particolarmente popolare nelle regioni centrali del paese come Madrid. Si tratta di un gustoso stufato a base di carne e verdure, preparato con ingredienti come manzo, pollo, maiale, salsiccia, patate, ceci e altre verdure a piacere. La preparazione del cocido può variare leggermente da una regione all'altra, ma generalmente coinvolge la cottura lenta di tutti gli ingredienti in un brodo ricco di sapori, fino a quando non diventano morbidi e succulenti. È un piatto ricco e sostanzioso, spesso servito in più portate: prima la zuppa, seguita dalla carne e dalle verdure. Il cocido è un piatto confortante e nutriente, perfetto per affrontare le fredde giornate invernali.

Leggi anche Loriana Lucciarini | Weekend a Madrid: cosa fare, cosa vedere

Il costo della vita a Madrid è sensibilmente più elevato rispetto alle località che avevamo visitato precedentemente.

Dalle piccole spese quotidiane ai pasti nei ristoranti, tutto sembrava avere un prezzo maggiore. Mia approfitta del fatto che non avevamo l’abbigliamento giusto e si dedicava allo shopping. E c’era da sbizzarrirsi a Madrid, senza dubbio! Oltre a centri commerciali e negozi vari, abbiamo passeggiato per le vie del centro ammirando l’architettura e gli artisti di strada.
Visto il brutto tempo, abbiamo optato per una visita al Museo delle Cere. Questo museo porta i visitatori a confrontarsi con figure di cera incredibilmente realistiche, rappresentanti celebrità di ogni genere, dalle star di Hollywood ai grandi leader politici. Attraverso le sue esposizioni interattive e dettagliate, il museo offre un'esperienza unica e coinvolgente, permettendo ai visitatori di avvicinarsi ai loro personaggi preferiti in un ambiente divertente e educativo. Mia ha trascorso un momento davvero divertente!

Il Palazzo di Cristallo e il Museo delle Cere

Il Parco del Retiro, uno dei suoi gioielli, è un vasto parco pubblico che offre un'oasi di tranquillità nel cuore della città di Madrid.

Con i suoi laghetti, giardini ben curati e statue iconiche, il Retiro è un luogo perfetto per passeggiare, fare jogging o semplicemente rilassarsi lontano dal trambusto urbano. All'interno del parco, si trova anche il Palazzo di Cristallo, una struttura di vetro e metallo costruita nel XIX secolo e utilizzata per mostre d'arte e eventi culturali. Il Retiro è un luogo molto amato dai madrileni e dai visitatori, ed è un must durante una visita a Madrid.
Ovviamente non posso dimenticare di citare i churros che ci hanno tenuto compagnia durante questo viaggio! I churros sono un delizioso dolce spagnolo, tradizionalmente consumato a colazione o come merenda, ma apprezzato in qualsiasi momento della giornata. Si tratta di bastoncini di pasta dolce fritti e ricoperti di zucchero, con un interno morbido e un'esterno croccante. Solitamente vengono serviti accompagnati da una tazza di cioccolato caldo denso e cremoso, perfetto per intingervi i churros e gustarli al meglio. I churros sono diventati popolari in tutto il mondo e sono un'icona della cucina spagnola, amati sia dai locali che dai turisti in visita alla Spagna.
Per tutte le esperienze vissute elencate e molte altre, Mia non vede l'ora di ritornare in Spagna. Allora non possiamo che salutarci con un “Hasta pronto!”.



© Sonia Borrini

Leggi >
Albania on the road tra storia, cultura e natura

Albania on the road tra storia, cultura e natura

Albania on the road tra storia, cultura e natura

Mamme in viaggio Di Sonia Borrini. Albania d'estate: una settimana on the road. Da Tirana a Gjirokastër, tra montagne, spiagge lontane dal turismo di massa e città antiche. Un percorso di scoperta che sfida pregiudizi e apre a un mondo ricco di storia, natura e calore umano.

Nell’estate 2022, spinta da un impulso avventuroso (e forse con una decisione meno democratica di quanto avrei voluto ammettere nei confronti dei miei compagni di viaggio), ho deciso di trascorrere le nostre vacanze estive in Albania. Una scelta che ha suscitato non poche sorprese tra amici e conoscenti, i quali mi interrogavano sulle mie motivazioni, rivelando una certa perplessità verso l'Albania come meta turistica. Personalmente, da tempo desideravo visitarla, anche grazie ai racconti di un caro amico albanese fin dai tempi dell'università, il quale mi aveva fornito preziosi consigli e assistenza.
Armati di una valigia appena più grande di una borsa da mettere sotto il sedile dell'aereo (40x30x20 cm), ci siamo imbarcati su un breve volo Wizzair [wizzair.com] da Bologna a Tirana, la capitale albanese. Viaggiare leggeri è d'obbligo per ridurre i costi e, inoltre, risulta facile quando ci si ritrova immersi nel caldo avvolgente tipico delle estati albanesi.
ASSICURAZIONE DI VIAGGIO
Quando si parte per viaggi on the road o comunque non organizzati da tour operator, è bene fare sempre una assicurazione, soprattutto se si viaggia con dei bambini. Molte sono le compagnie di assicurazione specifiche per i viaggiatori, con pacchetti personalizzati sul tipo di viaggio, la durata e sull'età dei partecipanti, e includono solitamente coperture mediche e/o eventuali annullamenti o altri problemi logistici.
Tra queste c'è Holins [sconto di 10€ a persona seguendo questo link], l'assicurazione medica ideale per viaggiare, anche per chi ha più di 85 anni e per soggiorni di lunga durata, con assistenza online, e HeyMondo [sconto del 10% sul totale seguendo questo link], più economica e ideale per chi cambia spesso programmi, con assistenza totalmente tramite app.

L'Albania, con una superficie poco più estesa della Sicilia e una popolazione di tre milioni di abitanti, condivide il mare Adriatico e Ionio con l'Italia, rivelando un paese ben oltre le aspettative.

La moneta locale, il LEK, e stata la mia prima introduzione a una realtà economica tangibilmente diversa dalla nostra, con un tasso di cambio di 117 LEK per 1 EUR.
L'influenza italiana è evidente, con molti albanesi che parlano o almeno capiscono l'italiano, un'eredità culturale portata oltre il mare da trasmissioni TV e radio.
Gli albanesi hanno un modo particolare di fare segni di assenso e dissenso con la testa, che può confondere chi non è abituato. In Albania, tradizionalmente, scuotere la testa da un lato all'altro significa "sì", mentre un cenno verticale significa "no". Questa particolarità culturale è affascinante per i visitatori e sottolinea l'importanza di osservare e adattarsi alle pratiche locali quando si viaggia.
La natura in Albania si manifesta con una ricchezza sbalorditiva, con oltre 3000 specie tra piante e fiori. La cucina, ricca di verdure, offre sapori autentici e piatti unici come l'imam (melanzane ripiene) e le torte salate con erbe, dimostrando un legame profondo con la terra. In particolare, mia figlia Mia ordinava ovunque piatti a base di spinaci.
Interessante è la tradizione locale di posizionare un orsacchiotto fuori dalla porta di casa. Questi orsacchiotti agiscono come guardiani sovrannaturali, pensati per proteggere dalle forze maligne quali invidia, arroganza e avidità, assorbendo i colpi destinati ai residenti. Una pratica affascinante che sottolinea la ricca tappezzeria di credenze e tradizioni albanesi.

Tirana e il Bunk'Art

Tirana, il cui nome deriva da Tirkon, l'antico castello le cui rovine sono ancora visibili, è una delle poche città ancora prive di McDonald's, un gioiello di unicità nel panorama europeo.

La nostra visita alla capitale albanese ha preso una piega ancora più affascinante con la visita al Bunk'Art 1 [bunkart.al]. Immersi nelle profondità di queste strutture, abbiamo esplorato corridoi che si snodano attraverso la storia oscura ma affascinante dell'Albania socialista. Un viaggio nel tempo che ha reso tangibili le atmosfere di un'epoca contrassegnata da paranoia e isolamento.
Dopo l'esperienza intensa e illuminante al Bunk'Art, il nostro sguardo si è affinato, permettendoci di notare i numerosi bunker disseminati lungo il paesaggio albanese durante il resto del nostro viaggio. Un ricordo costante di un periodo in cui l'Albania, sotto la guida di Enver Hoxha, costruì oltre 170.000 bunker, temendo invasioni che non avvennero mai. Queste piccole cupole di cemento, ora silenziosi testimoni di un passato turbolento, punteggiano la campagna, spiagge e colline, offrendo un insolito contrasto con la bellezza naturale del paese.

Il nostro viaggio-avventura è continuato oltre Tirana, attraversando il Parco Naturale. Con le sue spiagge quasi deserte e lontane dal turismo di massa, ci ha offerto un contatto autentico e rinfrescante con la natura.

O ancora Berat, la città museo patrimonio dell'UNESCO e conosciuta come la città dalle mille e una finestre, testimoni di una storia intrecciata tra fedi e culture diverse. Le caratteristiche facciate delle case infatti sono costituite esclusivamente da finestre. Ci sono due città vecchie, inizialmente una di religione cattolica e l'altra musulmana, divise dal fiume.
Simpatico è stato il soggiorno nell’imponente Hotel Colombo (5 stelle) [hotel-colombo.al] che sfiorava il kitsch, con i suoi dettagli un po' troppo appariscenti come il tappeto rosso all’ingresso e i lampadari di (finto) cristallo, per la gioia della piccola Mia (allora di otto anni) che si è sentita un po’ principessa.

Vedute di Berat

Tornando sulla costa, abbiamo trovato le piccole spiagge di Himare, con parcheggi abusivi, il nuovo business, sembrerebbe.

I prezzi lì sono più cari. L’anguria l'abbiamo pagata 30 centesimi al chilo invece che 20. Dovendoci fermare tre notti, abbiamo preferito un Airbnb. Vila Goro [www.airbnb.it] è un appartamento in un palazzetto con piscina in cima a una collinetta. Vista sul mare e sulle colline intorno. Da qui abbiamo tenuto d’occhio la situazione degli incendi, col passaggio di canadair per provare a spegnere il fuoco. Purtroppo ce ne sono sempre parecchi.
Altra bella scoperta, la caletta di Gjipe Beach è raggiungibile dal parcheggio (probabilmente sempre abusivo, 300 LEK) in 20 minuti a piedi su stradina sterrata, con spiaggia di sassolini con acqua cristallina e molto fresca. Ci sono numerose barche (con musica a palla) che portano e prendono turisti pigri che vogliono evitarsi la camminata. Peccato anche per il prezzo di un ombrellone a ben 1500 LEK. Oppure Livadhi Beach, dove la spiaggia è tutta privatizzata. Nulla di che – Mia commenta che i bar sono carini.

Sarande e Ksamil sono orientate al turismo, come capiamo subito arrivando e incontrando numerose persone che offrono stanze in affitto mostrando un cartello "Dhoma me quera" seduti ai lati della strada.

Abbiamo attraversato le due città molto velocemente e, cercando di evitare i luoghi troppo turistici, ci siamo avventurati verso sud in direzione di Girokaster, la città di pietra patrimonio UNESCO, all’interno del paese. Quanto è bello perdersi e scoprire posti non turistici!
Abbiamo cercato un bar per bere una cosa fresca e Google Maps (ovviamente offline) ci ha indicato le varie opzioni sulla strada ma fuori dal caos. Così eccoci approdare in cima ad una collina e scoprire il delizioso Blue Eyes Bar [www.albanien-ksamil-cafe.com]. Solo drink, ma con una bella vista su Ksamil e con la piacevole sorpresa di poter attraversare un piccolo Tunnel (1 minuto) muniti di elmetti (il tunnel è basso e gli elmetti aiutano a evitare di riempirsi di bernoccoli) e godere di una incantevole vista sul lago.

Caletta di Gjipe Beach e il tunnel del Blue Eyes Bar

Eccoci a Gjirokastër, con le sue abitazioni che hanno la forma di torri medievali e la vita vibrante serale.

Il nostro arrivo è stato un po’ complicato perché l’Hotel Cajupi [cajupi.com] non è raggiungibile in auto e il centro storico ha vie strette e ripide. Non c'erano abbastanza parcheggi vicino, problema che probabilmente sarà stato risolto visto che stavano costruendo un enorme parcheggio sotterraneo di fronte all'hotel. In ogni caso, la nostra macchina sportiva in affitto è stata messa a dura prova, e anche la nostra resistenza.
A Gjirokastër c'è un'imponente fortezza chiamata "Fortezza di Gjirokastër" o "Castello di Gjirokastër". La fortezza si trova su una collina nel cuore della città e domina il paesaggio circostante. È una delle attrazioni principali di Gjirokastër e offre una vista panoramica mozzafiato sulla città e sulle montagne circostanti. All'interno della fortezza si trovano anche diversi musei e luoghi di interesse storico, che permettono ai visitatori di immergersi nella storia e nella cultura della regione.

Gjirokastër è conosciuta per la sua ricca tradizione culinaria, che include una varietà di piatti tradizionali albanesi.

Molti ristoranti e trattorie locali offrono la musaka nel loro menu, consentendo ai visitatori di assaggiare questa prelibatezza culinaria durante il loro soggiorno nella città. La versione albanese della musakamoussaka in albanese – è simile alla variante greca e turca: consiste tipicamente in strati di melanzane, patate o zucchine, carne macinata (solitamente di agnello o manzo), pomodori, cipolle e spezie, il tutto cotto al forno con una besciamella o una salsa di formaggio bianco. È un piatto ricco e saporito, spesso servito come piatto principale durante le feste e le occasioni speciali, ma può essere trovato anche nei ristoranti e nelle case albanesi come comfort food tradizionale.
Altre città nota anche per la sua bellezza naturale e per le acque cristalline che la circondano è Porto Palermo, situata lungo la costa sud-occidentale del paese. Il nome deriva dalla sua storia legata alla presenza di un'antica fortezza che risale al periodo ottomano, costruita su un promontorio roccioso.

Scendendo verso la Caletta di Gjipe Beach e Gjirokastër

Nel corso del viaggio, ci siamo resi conto che il vento non è solo un semplice elemento atmosferico, ma parte integrante dell'esperienza stessa.

Lungo la costa e in alcune zone montuose del paese, sono presenti aree note per i venti forti che possono soffiare con intensità, soprattutto durante determinati periodi dell'anno.
Durante il nostro viaggio in macchina lungo la costa e attraverso le montagne, abbiamo avuto l'opportunità di fare soste in alcune di queste aree, dove il vento soffiava con una forza incredibile. È stato divertente giocarci, lasciandoci trasportare dalla sua potenza e sentendo la sua energia intorno a noi. Tuttavia, è importante prestare attenzione, poiché il vento può essere così forte da rischiare di volare via!

Ogni angolo dell'Albania racconta una storia, da bar nascosti con viste mozzafiato a piccoli villaggi dove il tempo sembra essersi fermato.

Questo viaggio in Albania è stato un percorso di scoperta che ha sfidato pregiudizi e mi ha aperto a un mondo ricco di storia, natura e calore umano. Raccomando vivamente un'avventura simile a chiunque desideri esplorare una cultura profondamente europea eppure distinta e ricca di sorprese, indicata anche per famiglie.
Ho lasciato un pezzo del mio cuore tra le montagne, le spiagge e le città vivaci dell'Albania, con la promessa di un ritorno.



© Sonia Borrini


Leggi >
Recensione: In cerca di te, il diario intimo «diacronico e onirico» di Emma Fenu

Recensione: In cerca di te, il diario intimo «diacronico e onirico» di Emma Fenu

Recensione: In cerca di te, di Emma Fenu

Libri Recensione di Stefano Marullo. In cerca di te, un memoir di Emma Fenu (PubMe – Gli Scrittori della Porta Accanto). Il racconto sublime e straziante di una donna in cerca di un figlio, un diario dell’anima diacronico e onirico che rimanda a Paula e Lettere a un bambino mai nato.

Nel sottotitolo di questo libro leggiamo “La storia di una donna segreta”, sebbene, in realtà, chi conosce Emma Fenu ha avuto modo di seguire le sue vicende personali attraverso i social, per lo più senza filtri e in diretta. Ma è nella forma della parola scritta che l'autrice riesce a dare, senza dubbio, il meglio di sé, in una sorta di diario dell’anima diacronico e, in buona parte, onirico. Sbaglierebbe chi scambiasse questa esposizione dettagliata, talvolta minuziosa di sindromi e di sangue (ma insieme trasfigurata in immagini dal forte simbolismo muliebre, passando da Mary Poppins a Maria Maddalena, dalla Regina di Cuori a Biancaneve) per una qualche forma di pornografia verbale; in Emma Fenu la passione non diventa mai volgarità e nel suo grido liberatorio non leggiamo mai compiacenza né, tantomeno, commiserazione.

Parimenti, l’autrice sembra attingere alla lezione psicoanalitica che vuole che non ci sia altro modo di abbattere i propri mostri se non affrontandoli alla luce del sole.

E sviscerando i loro reconditi rifugi in un incalzare che passa dall’interlocuzione con il bambino che non c’è, che ridiventa la bambina che non c’è, alla ferale consapevolezza di non potere essere madre di alcuna creatura, per potere essere, invece, «madre senza confini, madre di ogni figlio, di ogni sguardo, di ogni storia», in una commovente e lacerante liturgia che è, sostanzialmente, una cerimonia degli addii.

La narrazione all’ombra di algidi ospedali ricorda, per le sensazioni evocate e gli ossimori tra le attese intime e la disattesa realtà, il diario di Isabel Allende in Paula.

E c’è, in particolare, un parallelo interessante nel commiato che le narratrici danno alla propria prole come disposizione a una nuova presenza; laddove scrive Emma «Ti lascio andare, Bambina, perché l’amore è anche questo», e altrove «ci sei, ti sento, ti cerco negli occhi del mondo e in tutti ti ritrovo», là Isabel scriveva: «Adiós, Paula, mujer. Bienvenuda, Paula, espíritu» («Addio, Paula, donna. Benvenuta, Paola, spirito»).

Le riflessioni-soliloquio, di cui è imbevuto tutto il libro, dal potente carattere esistenziale, rimandano a Lettera ad un bambino mai nato di Oriana Fallaci.

Anche lì, la conversazione con chi non potrà nascere (paradossale almeno quando le invocazioni dell’ateo Cioran al Dio muto) è occasione per dare senso al proprio esserci.
In cerca di te è il racconto sublime e straziante di una donna e della propria caduta, certo, ma di una donna che cade in piedi ed è pronta a riprendere il cammino fatto di «amore e stupore», nonostante tutto, insieme a Pietro, inseparabile compagno a cui Emma Fenu riserva le parole più belle.


In cerca di te

di Emma Fenu
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa non-fiction | Memoir
ISBN 979-1254583982
Cartaceo 9,00€
Ebook 2,99€

Emma, la protagonista di questa storia, affronta con coraggio e sincerità le sfide di un viaggio fatto di attese, esami medici e trattamenti dolorosi. Non si risparmia le lotte emotive legate alla fertilità e all’endometriosi, la pressione sociale sulle donne per generare nuova vita, né i demoni che si frappongono tra lei e il suo sogno di diventare madre.
Tra queste prove, non mancano le dinamiche familiari fatte di momenti commoventi, teneri e drammatici.
In cerca di te è intima esplorazione di sé, racconto di un percorso nella sua interezza e nelle sue sfaccettature più profonde.

«Questa non è la storia della mia vita, ma solo di una parte di essa. Ci sono molti aspetti che in tale percorso di aspirante mamma, possono essere messi in luce: alcuni sono commoventi, altri teneri, altri drammatici, altri ancora decisamente ironici. E io li ho attraversati tutti, nel corso di dieci anni. Ora voglio liberare la mia parte in ombra, quella più fragile, quella che cede al dolore, quella che subito viene messa a tacere dalle altre, per far spazio al sorriso e alla determinazione. Non è la parte più vera di me: è solo la più nascosta.»


© Stefano Marullo


Leggi >
Bennet lancia una nuova app per la spesa online

Bennet lancia una nuova app per la spesa online

Bennet lancia una nuova app per la spesa online

Lifestyle Dai punti vendita, all’app per smartphone: Bennet rende la spesa online più semplice.

Dopo un 2020 in cui la spesa online degli italiani in Food&Grocery ha raggiunto i 2,9 miliardi di euro con una crescita del +84% (una delle conseguenze del lockdown), anche il 2021 ha garantito un ulteriore balzo in avanti. Il solo comparto del Grocery Alimentare (i prodotti da supermercato) è cresciuto durante l’ultimo anno del +39%. Un giro d’affari da 1,4 miliardi di euro, secondo i dati dell’Osservatorio Netcomm – Politecnico di Milano.

Il 2022 non farà eccezione.

E in questo trend positivo si inserisce anche Bennet, azienda tutta italiana con 74 ipermercati in tutto il Nord Italia, che lancia la sua nuova app per la spesa online.
Semplicemente, tutto ciò che si può trovare nei punti vendita, ora è sull’applicazione per smartphone: disponibile su AppStore e Google Play, l’app di Bennet renderà la spesa online più semplice. Si potrà scegliere tra più di diecimila prodotti, consultare i cataloghi, si potranno selezionare i prodotti preferiti nella lista della spesa per poi acquistarli.

Niente più file alle casse.

Tramite Bennetdrive l’ordine effettuato si potrà ritirare nell’orario desiderato, mentre nelle zone coperte da Bennet a casa la spesa arriverà direttamente a domicilio.
Sull’app sarà anche consultabile il saldo punti della Carta Bennet Club, le varie promozioni, le offerte e tutti i volantini di Bennet.
Tutte le informazioni del punto vendita preferito, dagli orari di apertura e chiusura ai servizi disponibili, saranno a disposizione sullo Store Locator, a pochi click di distanza.
A proposito di velocità: con la Spesa Fast sull’app di Bennet si potranno trovare tutti i prodotti preferiti, lo storico degli ultimi acquisti e i buoni sconto, in modo da ordinare quanto più rapidamente possibile la nuova spesa.

Spesa online

Leggi >
Tunisia: viaggio al sud, tra deserto e storia

Tunisia: viaggio al sud, tra deserto e storia

Tunisia: viaggio al sud, tra deserto e storia

Mamme in viaggio Di Sonia Borrini. Un viaggio nel sud della Tunisia per salutare il 2021 dal deserto.

Il 2021 abbiamo deciso di salutarlo dal deserto. Decidiamo quindi di partire per il sud della Tunisia.
Purtroppo di questi tempi ogni partenza è incerta. Io e Mia (otto anni) viviamo in Tunisia mentre Alessio ci ha raggiunto a Natale direttamente dall’Italia. E nonostante non abbiamo bisogno di tampone per spostarci nel paese, dei sintomi influenzali alla mattina della partenza ci allarmano un pochino.
Dopo un test rapido, ovviamente risultato negativo, carichiamo le borse nella macchina di Moncef, la nostra guida/autista che ci accompagnerà nei prossimi giorni. Sbah el-khir (buongiorno in tunisino) Moncef!

Partiamo per Kairouan, con una prima sosta ad Hammamet, con i suoi 5000 residenti italiani, per lo piu pensionati.

Dobbiamo recuperare la moglie di Moncef, che per non stare a casa sola si unisce a noi, con la sua gigantesca valigia, tanto di posto in macchina ce n’è.
Kairouan è la quarta città santa dell’Islam, offre la maestosità della più antica Moschea del Maghreb e la Moschea di Sidi Saheb, detta anche la “Moschea del barbiere”, i Bacini degli Aglabiti, immense riserve d’acqua costruite nel IX° secolo e per finire i “Souks”.
Moncef, che parla italiano perfettamente – imparato lavorando con italiani da più di 30 anni – ci spiega un po’ l’Islam e le ottime pratiche delle cinque abluzioni (ci si lava a pezzi varie parti del corpo) e preghiere (accompagnate da un esercizio fisico di cinque minuti) che si dovrebbero fare alla moschea, facilmente riconoscibile, perché basta guardare in alto. Il minareto infatti è l’edificio più alto della città. Solo i musulmani praticanti possono entrare nella zona di preghiera. E ovviamente ingresso e spazio diverso per le donne.
Kairouan è anche centro di produzione di tappeti quindi non possiamo andarcene senza comprarne almeno uno dopo aver visto come le donne di Kairouan lo tessono. Per fare un metro quadrato ci si può impiegare anche due settimane. Quanta pazienza!

Sonia e Mia nel deserto

Lasciamo la città per spingerci sempre più a sud. Andiamo al confine con l’Algeria, all’oasi di montagna di Mides, dove scopriamo il suo “Gran Canyon”, una gola spettacolare di tre km.

Un paesaggio degno del cinema. Per la cronaca, questo luogo ha fatto da sfondo alle favolose scene del film Il paziente inglese, nel 1996. L’antica Mides era usata dai romani per segnalare l’avvicinamento degli invasori usando degli specchi. Siamo gli unici visitatori e abbiamo tutte le attenzioni del custode, che ci mostra la sua collezione di sassi e fossili datati milioni di anni. Affascinante! Shukran (grazie in arabo)!
Continuiamo verso Tamaghzah (Tamerza) famosa per le sue cascate e importante centro per gli studi paleontologi. Ci sistemiamo nell’albergo Les Cascades, non proprio 4 stelle ma con oste accogliente e ottima cucina. Dormiamo in una stanzetta umida e un po’ sporca ma con il rumore delle cascate e del silenzio intorno. Per 80 dinari (10 dinari = 3€) non si potrebbe desiderare (e avere) di meglio.

Dopo una ricca colazione partenza verso le oasi di montagna di Chebika, l'antico "Ad Speculum" romano e famoso per la sua architettura.

Una guida locale simpatica che parla italiano ci racconta che il vecchio villaggio è stato abbandonato dopo la caduta di piogge devastanti ed il nuovo ricostruito lungo la strada da Tamerza a Tozeur.
La tappa successiva, appunto Tozeur, è città simbolo del Sud Tunisino e le sue tipiche architetture coi mattoncini color sabbia che troviamo anche nelle nuove costruzione come ordinanza delle istituzioni per preservare la bellissima estetica della città. Passeggiamo per le vie della Medina e sostiamo, sotto suggerimenti della nostra guida, in una piccola ma graziosa esposizione di un’artista locale.
Ci perdiamo nel mercato caotico e poi ci dirigiamo fuori città al Museo della Palma. Apprendiamo le mille virtù del dattero, frutto emblema della Tunisia, nelle sue 300 specie. Impariamo a contare gli anni di una palma e a distinguere una palma maschio da quella femmina. Diventa facilmente il nuovo gioco del viaggio.
Conosciamo Pierangela, una frizzante signora italiana, che gestisce il museo con il marito tunisino. Pierangela ci fa assaggiare i prodotti fatti coi datteri: dal miele, alle marmellate per finire con la Dattella (come la chiama Moncef), una ghiotta alternativa alla Nutella. Ma anche saponi e creme di bellezza. Ovviamente non partiamo a mani vuote.

Matmata e il lago salato

Ci dirigiamo verso Douz, attraversando il Chott El Jerid, spettacolare lago salato compattato dove, se le condizioni meteorologiche sono favorevoli è possibile assistere al fenomeno dei “miraggi”.

È noto per essere il più grande lago salato del Sahara e, a seconda delle fonti, è anche il più grande lago salato del continente africano. Il nome di questo lago si compone di due parti: in Nord Africa, chott descrive un lago che si prosciuga in estate e solitamente contiene almeno un po' d'acqua nelle stagioni più fredde; el djerid è una parola araba che significa "foglia di palma" (la vicina regione di el Djerid nel sud-ovest della Tunisia ospita 15 volte più palme da dattero della sua intera popolazione).
A Douz, detta la “porta del deserto”, compriamo i tessuti colorati per farci i nostri turbanti. Siamo ora pronti per il deserto.

Ci installiamo nell’accampamento Dunes Insolites a due chilometri da Sabria, in una delle tante tende, in tempo per assistere al tramonto dalle dune.

Mia non potrebbe essere più euforica, non smette di correre su e giù dalle dune lanciando la sabbia chiara e finissima. Io non ci penso due volte e la seguo a piedi nudi.
Una notte con falò, nel quale cuociamo anche il pane, e canti tradizionali. Alessio viene coinvolto nel trenino di danze intorno al fuoco. Tutto il mondo è paese. Anche qui si sente atmosfera di Capodanno.
La volta celeste si manifesta impressionante sopra le nostre teste. Proviamo a cercare qualche costellazione, Orione etc., ma essendo ignoranti in materia, rinunciamo e apprezziamo silenziosamente lo spettacolo magnifico senza darci ulteriori spiegazioni. Non proviamo neanche a fotografarlo, non darebbe merito.
Dopo una notte sotto mille coperte al freddo del deserto, ci svegliamo presto per ammirare il sorgere del sole dalle dune.

Matmata e l'oasi Ksar Ghilaine

Dopo colazione partenza per Ksar Ghilaine, un'oasi della Tunisia meridionale situata al limite orientale del Grand Erg Oriental.

Rinomata per essere la più meridionale delle oasi tunisine e una delle porte del deserto del Sahara tunisino, l'oasi è alimentata da una sorgente calda dove si può fare il bagno e avere virtù termali, quindi non scordatevi costume e asciugamano.
Visita ai ruderi di una fortezza romana attraversando le dune del deserto in quad, una piccola avventura richiesta dalla più giovane della carovana, Mia.
Tappa successiva Guermessa, uno dei villaggi berberi costruiti in cima alle montagne per proteggere i raccolti dai molti saccheggiatori. Le fosse raccoglievano foraggio, olio e cereali, e quindi formavano diversi granai, sorvegliati da un guardiano.
Breve sosta a Ksar Ouled Debbab, ex villaggio fortificato berbero convertito in hotel a pochi chilometri da Tataouine, sorseggiamo tè e cioccolata nella panoramica e soleggiata terrazza della struttura contemplando le statue dei dinosauri che emergono nell’ambiente circostante, ricordando che in questi luoghi sono stati trovati molti fossili di queste creature.

Il viaggio verso Matmata ci riempie gli occhi di paesaggi mozzafiato.

Qui dormiamo in un hotel questa volta davvero a 4 stelle, almeno quelle tunisine. L’hotel è pieno, ma probabilmente siamo gli unici turisti non locali. Mangiamo piatti tunisini come couscous, brik e ojja. Tutto ovviamente piccante e accompagnato da harissa (emblema della gastronomia tunisina, come da fascicolo presentato all’UNESCO. I tunisini ne sono molto orgogliosi).
Dormiamo (benissimo) in stanze scavate nella roccia, antico e tradizionale stile berbero utilizzato per proteggersi dal clima. Infatti la temperatura nelle case troglodite ha una temperatura costante di circa 17 gradi.
L’indomani visitiamo alcune abitazioni troglodite nei pressi di Matmata, per ammirare il paesaggio "lunare" dove hanno girato alcune scene della famosa saga di Star Wars.

L'anfiteatro El Jem e Guernessa

Lasciamo il sud, e arriviamo a El Jem per una visita dell'anfiteatro, una delle rovine di pietra romane meglio conservate al mondo, e unico in Africa.

El Jem è noto per essere il terzo anfiteatro più grande del mondo e l'unico con un sotterraneo visitabile.
Alessio, da buon Romano, si sente a suo agio a camminare tra le rovine. E impara anche lui qualcosa di nuovo. Lo sapete perché il nostro anfiteatro viene chiamato Colosseo? Nelle vicinanze del Colosseo a Roma era presente la statua “il colosso di Nerone”, dalla quale si dice derivi il nome Colosseo.

Visitiamo il Museo del Jem, meno conosciuto ai turisti (infatti siamo gli unici) ma che vale sicuramente una visita. Ed è incluso nel biglietto d’entrata dell’Anfiteatro (12 dinari)!

Il museo contiene arte di epoca romana, inclusi personaggi mitologici, elementi astratti e fauna. Si possono trovare mosaici raffinati in perfetto stato. Nel cortile del museo si può anche visitare la Maison d’Africa – fu a seguito di un tentativo di costruzione abusiva che venne alla luce la villa. Costruita intorno al 170 d.c., aveva un carattere sontuoso ed eccezionale per i mosaici che ne adornavano il pavimento. La villa comprende in particolare due superbi mosaici di allegorie. Il primo era l'elemento centrale di una sala di ricevimento. Si tratta di una rappresentazione, rara sui mosaici romani, della dea Africa, dispensatrice di ricchezza e fertilità, sormontata da un corpo di elefante e irradiante sulle quattro stagioni rappresentate da busti.
Veloce passaggio da Hammamet per scaricare la consorte della nostra guida. Bisslema (arrivederci in tunisino)! Risaliamo a La Marsa, verso casa concludendo questa avventura. Salutiamo Moncef, sempre simpatico, attento e cortese. Andiamo a comprare del couscous per la cena e mettiamo sul fuoco delle lenticchie come vuole la tradizione per la fine dell`anno. Siamo raffreddati e stanchi per le tante ore di macchina, più di 1500 chilometri.
Ma siamo pronti ad iniziare il 2022. Auguri!!!

© Sonia Borrini


Leggi >
Immagine aziendale: come migliorare la propria brand image

Immagine aziendale: come migliorare la propria brand image

Immagine aziendale: come migliorare la propria brand image

Lifestyle Immagine aziendale: come costruire o migliorare la propria brand image? È necessario essere coerenti su tutti i canali di marketing. A partire dal logo.

Per brand image si fa riferimento all’immagine che il pubblico si crea quando pensa ad un determinato brand. Si tratta dunque di ciò che traspare all’esterno di un’azienda, e può essere modellata in base alle proprie esigenze partendo da una strategia di marketing curata nel dettaglio, oppure può essere lasciata in balìa degli eventi, con il rischio di veicolare un’immagine indesiderata, lontana dal proprio target di riferimento e dunque deleteria per gli affari. Ecco perché oggi analizzeremo alcuni dei passaggi fondamentali per costruire o migliorare la propria immagine di brand.

Perché è così importante l’immagine aziendale?

L’immagine aziendale è importante innanzitutto per una questione di chiaro riconoscimento della mission della propria impresa e di ciò che il brand rappresenta. Il logo gioca un ruolo molto importante in questo senso, poiché deve essere in grado di racchiudere graficamente un insieme di valori e attributi positivi legati al brand e, ovviamente, deve riuscire a comunicarli in maniera immediata a chi lo osserva.
È ovvio però che nel determinare questa immagine serva innanzitutto coerenza, specialmente quando si pensa ad un’espansione tramite altri canali, come ad esempio quelli online. Non a caso, si parla di immagine coordinata, ovvero di una brand identity chiara e in accordo con tutti gli strumenti utilizzati per promuoverla, dalla cartellonistica fino ad arrivare ai banner pubblicitari. Gli elementi visuali rappresentano quindi un elemento fondamentale per la brand image di un’azienda, e devono essere a loro volta logici e coesi, come nel caso del logo e dei colori scelti.

Come costruire e migliorare la propria brand image.

Come anticipato, è fondamentale che l’immagine aziendale sia coerente con tutti i canali utilizzati per promuoverla. Per questo bisogna sempre modellarla pensando ad una strategia multicanale, tanto online quanto offline. Stravolgere l’immagine aziendale in un canale vuol dire rischiare di confondere il proprio bacino di utenti, finendo per causare un danno notevole all’azienda.
In questo contesto, il logo dell’azienda o dell’attività ricopre un ruolo chiave nella strategia visiva del brand: la sua realizzazione dovrebbe essere sempre affidata a dei grafici esperti, che generalmente partono da uno studio attento del mercato e del pubblico di riferimento prima di arrivare all’ideazione vera e propria del marchio aziendale.

Il logo deve rappresentare una componente sempre attiva non soltanto nella comunicazione con il pubblico e con i clienti, ma anche nella vita dell’impresa, tra i dipendenti, i fornitori e i diversi stakeholder che operano a stretto contatto con l’azienda.

In questo senso, arredare gli uffici con elementi brandizzati e creare degli oggetti personalizzati da distribuire ai dipendenti può risultare particolarmente strategico al fine di consolidare il rapporto con loro e creare un’associazione mentale positiva verso l’azienda.
Si tratta al contempo di un sistema a basso costo per farsi pubblicità, poiché un oggetto brandizzato che dispone di un’effettiva utilità pratica sarà sicuramente utilizzato in moltissime occasioni sociali, regalando visibilità quasi gratuita all’azienda. Basti pensare alle borse shopper, molto utilizzate per uscire a fare la spesa, agli indispensabili ombrelli in caso di pioggia, o ad altri gadgets personalizzabili reperibili su alcuni siti appositi come Axon Profil, per citarne uno, che realizza oggettistica per aziende e offre diverse idee originali sul tipo di gadget adatto ad ogni tipo di attività.
Per concludere, l’immagine di un’azienda deve essere in grado di raccontare la propria storia, e di farlo attraverso ogni canale, online e offline.


Leggi >
ARTICOLO PRECEDENTE >>
Post più vecchi
Home page