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Cinema: 3 film cult tornano nelle sale a primavera

Cinema: 3 film cult tornano nelle sale a primavera

Cinema: 3 film cult tornano nelle sale a primavera

Cinema Di Stefania Bergo. A primavera, tre film cult tornano al cinema rimasterizzati in 4K: Amadeus di Milos Forman, Taxi Driver di Martin Scorsese e Blade Runner di Ridley Scott.

Tra marzo e aprile tornano al cinema tre film da Oscar, capolavori indimenticabili degli anni '70 e '80. Si tratta di Amadeus di Milos Forman, del 1984, rimasterizzato in 4k, del capolavoro del 1976 di Martin Scorsese, Taxi Driver, che a quasi cinquant’anni dall’uscita torna sul grande schermo anch'esso in una straordinaria versione restaurata solo il 31 marzo e l'1 e il 2 aprile, e Blade Runner di Ridley Scot del 1982, la cui uscita è collocata tra il 24 marzo e il 14 aprile.
Tutti e tre i film sono disponibili anche in streaming, ma per gustare appieno simili capolavori lo schermo e l'impianto audio di una sala cinematografica sono decisamente i supporti mgliori. Non trovate?
Buona visione #soloalcinema!


AMADEUS

AMADEUS

In uscita 24 marzo
Drammatico – USA 1984
Regia di Milos Forman
Con Tom Hulce, F. Murray Abraham, Roy Dotrice, Elizabeth Berridge
Distribuito da Lucky Red

«Si, è vero, sono volgare, ma vi garantisco che la mia musica non lo è.»
Intelligente e ricercatissimo film insignito di 8 premi Oscar. Nella Vienna gaia e libertina del '700 il giovane Wolfgang Amadeus Mozart (Hulce), sboccato, gaudente e volgare, incanta con l'originalità e la grandezza della sua musica la corte illuminata di Giuseppe II.
Nella Vienna gaia e libertina del '700 il giovane Wolfgang Amadeus Mozart (Hulce), sboccato, gaudente e volgare, incanta con l'originalità e la grandezza della sua musica la corte illuminata di Giuseppe II. Antonio Salieri (Abraham), il musicista di corte, disprezza Mozart pur riconoscendone il genio, lo invidia e giunge ad odiarlo, consapevole di essere destinato a rimanere un mediocre e a venire dimenticato. Mozart morirà giovane, ma diverrà immortale.
Squisito, intelligente, ricercatissimo film, girato da Forman nella sua Praga e insignito di ben otto premi Oscar, tra i quali: allo strepitoso Abraham, al film, al regista, alla sceneggiatura e all'art direction.

«Amadeus, il grandioso capolavoro diretto nel 1984 dal regista ceco Milos Forman (Qualcuno volò sul nido del cuculo), non si pone l'obiettivo di raccontare una semplice biografia di questo leggendario personaggio, né tantomeno quello di ricostruire con intento documentaristico gli ultimi anni della sua vita. Al contrario, il film prende spunto dagli oscuri retroscena legati alla morte di Mozart per delineare un indimenticabile ritratto dell'uomo che con la sua musica seppe incantare il mondo intero e del suo acerrimo avversario, Antonio Salieri, affascinato ed al tempo stesso infuriato di fronte all'inarrivabile talento del suo giovane collega.»
Stefano Lo Verme


TAXI DRIVER

TAXI DRIVER

Solo il 31 marzo | 1 e 2 aprile
Drammatico – USA 1976
Regia di Martin Scorsese
Con Jodie Foster, Robert De Niro, Cybill Shepherd, Peter Boyle, Harvey Keitel
Distribuito da Nexo Studios

«Ma dici a me? Ma dici a me? Ma dici a me? Ehi, con chi stai parland? Dici a me? Eh, non ci sono che io qui...»
Un inossidabile monumento al cinema attraverso una claustrofobica discesa nel baratro della solitudine. Un tassista newyorkese reduce dal Vietnam è innamorato della segretaria di un uomo politico che riesce a strappargliela.
Psicodramma intimistico, spaccato del lato oscuro degli anni '70, vivido ritratto della decadenza americana post-Vietnam: Scorsese filtra Schrader, soggettista e sceneggiatore, e il risultato è un pilastro della storia del cinema moderno. New York: Travis Bickle, veterano del Vietnam in congedo, soffre d'insonnia e decide di impegnare le proprie notti facendo il tassista. Completamente disadattato ma idealista alla ricerca di uno scopo, l'uomo si invaghirà di una ragazza e le chiederà di uscire. Quando le cose tra i due andranno storte, Travis, definitivamente disilluso riguardo la società, si chiuderà in se stesso.

«Le confuse luci di New York filtrate da un parabrezza bagnato, fumose atmosfere dai sapori jazz: su inquietanti interrogativi, apertura e chiusura si ricongiungono, a serrare il cerchio tracciato da Scorsese. L'opera, presente come poche nella memoria collettiva grazie anche ad un grandissimo De Niro, è un inossidabile monumento al cinema.»
Giovanni Idili


BLADE RUNNER

BLADE RUNNER

In uscita 24 marzo | 14 aprile
Fantascienza – USA 1982
Regia di Ridley Scott
Con Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos
Distribuito da Lucky Red

«Ho visto cose che voi esseri umani non sapreste nemmeno immaginare.»
Un capolavoro della storia del cinema, dove ogni elemento ha saputo comporre lo scenario di un futuro inquietante perché plausibile, dove la tecnologia non è disumana ma troppo umana. In una Los Angeles piovosa e sovrappopolata, il poliziotto Deckard (Harrison Ford), dell'unità Blade Runner, viene richiamato in servizio
Nella Los Angeles del futuro, Deckard è un cacciatore di replicanti o lavori in pelle come li chiama con disprezzo il suo capo. Vorrebbe ritirarsi dal suo lavoro per la blade runner, ma gli affidano un ultimo compito, quattro modelli nexus-6 fuggiti dalle colonie spaziali e arrivati sulla Terra, con pochi giorni di vita rimasti prima della loro scadenza, che scatta dopo quattro anni di esistenza. Deckard sa riconoscere i replicanti grazie al test Voight-Kampff, che valuta le reazioni emotive di fronte a domande provocatorie, e il loro creatore, il capo della Tyrell corporation, lo mette alla prova con una replicante speciale, che non sa di esserlo, Rachel. Lei, sconvolta dalla verità, cercherà Deckard, che decide di proteggerla e non "ritirarla", perché sogna che al termine della sua missione potrà vivere in pace con lei.

«Fantascienza, noir, visionario come un fumetto di Moebius e attraversato dal dubbio ontologico riguardo la realtà e l'identità caratteristico di Philip K. Dick, questi i quattro elementi cui si aggiunge la quintessenza della regia di Scott, della musica di Vangelis e degli effetti speciali di Trumbull, che fanno di Blade Runner un capolavoro della storia del cinema.»
Andrea Fornasiero



Credits: www.mymovies.it



Stefania Bergo
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Povere creature!, un film di Yorgos Lanthimos: la recensione

Povere creature!, un film di Yorgos Lanthimos: la recensione

Povere creature!, un film di Yorgos Lanthimos: la recensione

Cinema Recensione di Stefania Bergo. Povere creature!, l'ultimo film di Yorgos Lanthimos, adattamento del romanzo omonimo di Alasdair Gray. L'emancipazione femminile vista come riconquista del proprio piacere sessuale. Una pellicola visionaria dalle atmosfere gotiche, steampunk e wired, con una protagonista indimenticabile.

Povere creature! – disponibile in abbonamento su Disney+ – è il nuovo film di Yorgos Lanthimos, il regista greco di Dogtooth, The Lobster, Il sacrificio del cervo sacro e La favorita. In questa pellicola dominano atmosfere gotiche, steampunk e wired, con un uso espressivo delle ombre, del bianco e nero e un abbondante utilizzo dell'obiettivo fisheye per deformare lo spazio in modo grottesco e stimolare lo sguardo dello spettatore. La palette di riferimenti cinematografici e letterari è ampia, come Frankenstein di Mary Shelly, Metropolis di Fritz Lang o Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau.
Candidato a 11 premi Oscar, ha portato a casa quattro statuette, tra cui quella per la miglior attrice protagonista a Emma Stone e tre riconoscimenti tecnici che ben sottolineano la potenza visiva del film: miglior scenografia, trucco e acconciature e costumi.
La colonna sonora di Jerskin Fendrix – per cui era candidato all'Oscar – è il completamento naturale di questo film artisticamente ineccepibile, sottolineando con una successione di cacofonie l'entropia di scene, personaggi e temi trattati.

NB: in questo articolo è stato inserito un filtro "no spoiler" che rende sfocate alcune frasi; per leggerle basta passarci su con il mouse da pc o toccare lo schermo da mobile.

Povere creature! inizia col colore, nel primo frame, per poi virare subito verso il bianco e nero. Il colore e la sua assenza sono funzionali alla narrazione, sottolineano i vari momenti della crescita personale di Bella Baxter, interpretata da una splendida Emma Stone in stato di grazia.

Bella Baxter è il risultato dell'unione di una donna morta suicida e del suo bambino che portava in grembo ancora vivo – di cui non si fa menzione del sesso. Bella ha infatti il corpo della donna e il cervello del feto, è una donna-bambina che deve imparare a coordinare i movimenti, a camminare, a parlare, a pensare. Una strada in salita il cui lato positivo è l'innocenza, il non avere sovrastrutture, punto di partenza per un processo di formazione scevro da condizionamenti sociali.

È evidente il richiamo al Frankenstein di Mary Shelly, anche se in questo caso il vero "mostro", fisicamente parlando, è il creatore di Bella, il dottor Godwin Baxter, interpretato dall'eclettico Willem Dafoe.

Il suo volto è deformato e pieno di cicatrici dovute agli esperimenti che il padre ha condotto su di lui quando era piccolo, non per violenza gratuita ma per amor di scienza, dice lui. La violenza subita viene infatti raccontata in modo asettico, razionale, con il black humor che pervade tutto il film. E nello stesso modo Godwin, che Bella chiama semplicemente God, alleva la sua creatura, che ha fredde nozioni di anatomia e conosce le regole dettate dallo scienziato ma in lei non è ancora presente alcuno spunto emotivo.

Povere creature!
Povere creature!, un film di Yorgos Lanthimos: la recensione

Povere creature!

REGIA Yorgos Lanthimos
SOGGETTO Alasdair Gray
SCENEGGIATURA Tony McNamara
PRODUZIONE | PRODUTTORE Yorgos Lanthimos, Ed Guiney, Andrew Lowe, Emma Stone
DISTRIBUZIONE The Walt Disney Company
MUSICHE Jerskin Fendrix
FOTOGRAFIA Robbie Ryan
ANNO 2023
CAST Emma Stone, Margaret Qualley, Willem Dafoe, Mark Ruffalo, Christopher Abbott

All'inizio del film Emma Stone si muove, parla e pensa come avesse tre, quattro anni. Tutto è scoperta, pone domande spiazzanti, fa capricci.

La sua interpretazione è perfetta, riesce a sostenere ogni sfumatura del personaggio e a essere sempre credibile. Il suo sguardo riesce a replicare la meraviglia tipica dei bambini, come se vedesse tutto per la prima volta.
I suoi progressi vengono dettagliatamente annotati da Max McCandles, un collaboratore di Godwin che ha il compito di studiarne la crescita. Una crescita che all'improvviso diventa tumultuosa, quando Bella pretende di vedere cosa che c'è fuori l'enorme casa vittoriana in cui vive, circondata da creature nate da innesti bizzarri, protetta dal mondo esterno. Ma lei quel mondo lo vuole mettere in bocca, come fanno i bambini piccoli, è avida di conoscenza, brucia di curiosità.

L'epifania per Bella è l'esplorazione del suo corpo, la scoperta della masturbazione – «Bella ha scoperto felicità quando vuole».

Inizia a viverla con estrema naturalità, senza malizia, parlandone apertamente come un segreto svelato da condividere, sebbene le venga detto: «Smetti immediatamente di darti piacere! Nella buona società non si fanno certe cose».
Per tenerla ingabbiata in un mondo protetto ma chiuso, Godwin propone a Max di sposare Bella, con la clausola di abitare per sempre con lui. È l'avvocato incaricato di redigere il contratto matrimoniale a dare la svolta alla trama e colore alla pellicola. È con Dunkan Wedderburn, interpretato da Mark Ruffalo, che Bella scopre il sesso. Lui la irretisce come fa un manipolatore con la sua vittima, parlandole di libertà e offrendosi di portarla a scoprire il mondo. Vista la sua determinazione, Godwin non può che lasciarla andare «perché possiede il libero arbitrio». Ed è allora che finisce il bianco e nero e inizia l'emancipazione di Bella.

Il sesso come emancipazione femminile, conquista di consapevolezza.

Per i restanti tre quarti del film Bella esplora il suo corpo attraverso i piaceri del sesso con Dunkan – e non solo –, in un viaggio fisico e figurato attraverso l'Europa steampunk con ambientazioni che rievocano la Metropolis di Lang su un substrato vittoriano. E parallelamente all'aumentare della sua consapevolezza si palesano gli atteggiamenti possessivi dell'uomo, che inizia a decidere quanti dolcetti lei può mangiare, quando deve dormire, cosa può dire e come deve comportarsi in pubblico. 

Ma Bella non è addomesticabile.

Lei vuole ballare da sola e a modo suo – in un indimenticabile momento candidato a diventare cult alla stregua della danza di Mercoledì Addams o quella di Vincent e Mia in Pulp fiction. Lui impazzisce di gelosia e arriva a «intrappolarla» come un bagaglio per una destinazione apparentemente isolata dal mondo esterno. Eppure, proprio allora Bella prende coscienza non solo del suo corpo ma anche del suo intelletto, iniziando a leggere e disquisire di filosofia grazie all'interazione con personaggi minori, e della sua umanità, quando si scontra con l'ingiustizia sociale della povertà in una scena decisamente potente, teatrale, pervasa di giallo.

Povere creature! di Yorgos Lanthimos è un film femminista? Forse no, per essere un film femminista dovrebbe essere più universale, mentre questo è un percorso di emancipazione femminile personale.

Il percorso di Bella è palese, non retorico, ma forse si poteva approfondire il suo interesse per libri, filosofia, giustizia sociale e politica relegati a meri dettagli, invece di incentrare tutto sul sesso esplicito – cosa che tra l'altro non si evince dal trailer ma che dà un senso al fatto che sia VM 14. È vero che il corpo e il sesso delle donne sono quelli più sfruttati e giudicati, su cui viene esercitata la maggiore pressione sociale, ma davvero è questa la chiave dell'emancipazione femminile? O meglio, davvero è questo il modo per raccontarla? L'impressione è che questo sia frutto di una narrazione maschile che, per quanto aperta e solidale, cade ai margini in inevitabili stereotipi, esibendo a proprio uso e consumo un corpo di donna adolescente – senza peli né mestruazioni. Una donna che è ritenuta "speciale", non ordinaria. Un'eccezione. Una donna che inizialmente ha l'intelletto di una bambina e di fatto viene manipolata, abusata da uomini adulti – nel finale lo sviluppo cognitivo è invece in linea col corpo, lo si denota dal modo in cui si muove nello spazio, da come parla, dal fatto che prepari esami universitari complessi o esegua operazioni chirurgiche, che elabori una sua vendetta personale.
Ci sono comunque messaggi importanti, nella pellicola di Lanthimos.

Il percorso di formazione di Bella ben rappresenta il binomio patriarcato – emancipazione femminile.

All'inizio del film Bella è una donna attraente che non ragiona, non ha coscienza di sé, è facilmente manipolabile. Poi acquista consapevolezza, brama la libertà e la conoscenza, e allora fa paura, non va più bene. Va ricacciata nelle gabbie create per lei dagli uomini.
C'è poi il riferimento alla prostituzione, che apre un dibattito divisivo su chi la considera libertà dagli schemi patriarcali – «Questa cosa delle prostituzione mette in discussione il desiderio di proprietà degli uomini», dice Bella alla fine – e chi la vede perfettamente allineata ad essi. Bella inizia con «Potrei cercarmi un amante [...] che mi mantenga ma che potrebbe richiedere molte attenzioni, oppure venti minuti alla volta e il resto della giornata libera per studiare il mondo e il suo miglioramento» illudendosi di poter scegliere lei con chi fare sesso. Ma presto si rende conto che non è così, che, scevra della scelta cosciente, la prostituzione è solo uno stato di orrore – «Non preferireste che fossero le donne a scegliere? [...] Non avreste la vaga sensazione che fossimo in uno stato di orrore quando sobbalzate».

Il ritorno a casa è forzato dalla contingenza. Ma è anche il momento in cui Bella Baxter raggiunge la vera emancipazione, decidendo che fare del suo futuro.

Il finale ha un risvolto inaspettato che chiude il cerchio. Il tentativo di riportare Bella alla sua vita precedente, imprigionata in una relazione tossica – «Tu sei mia», dice lui, «Io non sono un territorio», risponde lei –, passa ancora una volta attraverso il sesso, questa volta la sua negazione, o meglio, attraverso la negazione del piacere femminile. E forse è questo il messaggio di Lanthimos cui si arriva alla fine, come se anche questo fosse un processo di formazione, questa volta dello spettatore: l'emancipazione delle donne non ha a che fare con la loro vagina ma con la clitoride, cioè col loro piacere. È su di esso che il patriarcato detiene il controllo da sempre, esclusivamente finalizzandolo a quello maschile. Che si faccia attraverso il sesso sfrenato o un percorso di studi – o entrambi – forse è questa l'emancipazione: riappropriarsi di sé, del proprio piacere, quasi fosse un potere che rende di fatto una donna sessualmente indipendente dagli uomini, e di conseguenza libera di scegliere da sola che posto occupare nella società.
Che ne pensate? Avete letto tra le righe lo stesso messaggio?





Stefania Bergo
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Oscar 2024: tutti i vincitori

Oscar 2024: tutti i vincitori

Oscar 2024: tutti i vincitori

Cinema Di Stefania Bergo. Nella notte degli Oscar trionfa come miglior film Oppenheimer di Nolan, che vince sette statuette. Emma Stone è la miglior attrice protagonista, La zona di interesse batte Io, capitano di Garrone come miglior film internazionale.

Questa notte sono stati assegnati gli Oscar del cinema 2024 al dal Dolby Theatre di Hollywood, mentre quelli alla carriera sono stati assegnati lo scorso 18 novembre all’attrice Angela Bassett, al regista Mel Brooks e alla montatrice Carol Littleton. La cerimonia è stata condotta ancora una volta dal comico Jimmy Kimmel e non sono mancate le manifestazioni contro la guerra in Medio Oriente, con proteste di attivisti che hanno ostacolato l'arrivo degli invitati sul red carpet, mentre alcuni attori hanno indossato le spillette rosse simbolo della richiesta del cessate il fuoco a Gaza. Inoltre, 400 membri dell'industria cinematografica nei giorni scorsi hanno firmato una dichiarazione inviata al presidente Joe Biden per richiedere «la fine delle violenze in atto a Gaza».
Il commovente momento In memoriam, dedicato ai personaggi del cinema che ci hanno lasciato nell'ultimo anno dalla corsa edizione – che ha omaggiato anche Alexei Navalny, l'oppositore di Putin morto in carcere –, è stato sottolineato dall'esibizione di Andrea Bocelli e del figlio, che hanno intonato la celebre Con te partirò.

La 96ª edizione della notte degli Oscar incorona vincitore il film di Christopher Nolan, Oppenheimer, con ben sette statuette.

Vince sette Oscar su tredici nomination il pluriacclamato film di Christopher Nolan – disponibile per il noleggio su Amazon Prime –, tra cui miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista per Cillian Murphy – che dedica la vittoria a «coloro che portano la pace» – e non protagonista per Robert Downey Jr, miglior fotografia, miglior montaggio e colonna sonora. Come prevedibile trionfa anche Emma Stone per la sua interpretazione di Bella Baxter di Povere creature! – che dal 14 marzo sarà disponibile in abbonamento su Disney+ – che vince il premio anche per la miglior scenografia, il trucco e i costumi. Resta praticamente a secco Barbie, che vince solo per la miglior canzone originale, What Was I Made For?, di Billie Eilish e Finneas O'Connell. Miglior attrice non protagonista è l'afroamericana Da’Vine Joy Randolph, per la sua interpretazione in The Holdovers - Lezioni di vita.


Purtroppo, il bellissimo film di Garrone, Io capitano, non è riuscito a battere l'acclamato capolavoro La zona di interesse che si aggiudica la statuetta come miglior film internazionale.

Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Martin Amis, il film del regista britannico Jonathan Glazer – ancora in programmazione nelle sale – porta sullo schermo un concetto che non ha mai smesso di essere di attualità, la banalità del male, che come società, se ci ha permesso di puntare il dito contro chi c'era mentre venivano sterminati sei milioni di ebrei e non ha fatto nulla, ora non ci assolve dall'essere nuovamente meri spettatori. Nel suo discorso di ringraziamento, infatti, Glazer ha ricordato la deumanizzazione messa in atto allora contro gli ebrei e ora a Gaza.
Il mio film mostra a cosa può portare questa disumanizzazione, un film fatto per il presente. Siamo qui come uomini che rifiutano che il loro essere ebrei e l'Olocausto vengano deviati da un'occupazione che ha portato al conflitto cosi' tante persone innocenti. Le vittime del 7 ottobre in Israele o degli attacchi in corso a Gaza sono le vittime di questa deumanizzazione. Come possiamo resistere? Jonathan Glazer

Il ragazzo e l'airone, del regista Hayao Miyazaki, è il miglior film d'animazione – l'acclamato Studio Ghibli torna a vincere dopo La città incantata.
Di seguito, tutti i vincitori di questa edizione degli Oscar 2024.

Le categorie e le nomination tra cui sono stati scelti i vincitori

Miglior film

Oppenheimer di Christopher Nolan
Povere creature! di Yorgos Lanthimos
Barbie di Greta Gerwig
Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese
La zona di interesse di Jonathan Glazer
Anatomia di una caduta di Justine Triet
American Fiction di Cord Jefferson
The Holdovers – Lezioni di vita di Alexander Payne
Maestro di Bradley Cooper
Past Lives di Celine Song

Miglior attore protagonista

Bradley Cooper, Maestro
Colman Domingo, Rustin
Paul Giamatti, The Holdovers - Lezioni di vita
Cillian Murphy, Oppenheimer
Jeffrey Wright, American Fiction

Miglior attrice protagonista

Lily Gladstone, Killers of the Flower Moon
Sandra Hüller, Anatomia di una caduta
Carey Mulligan, Maestro
Annette Bening, Nyad - Oltre l'oceano
Emma Stone, Povere creature!

Miglior attore non protagonista

Sterling K. Brown, American Fiction
Robert DeNiro, Killers of the Flower Moon
Robert Downey Jr., Oppenheimer
Mark Ruffalo, Povere creature!

Miglior attrice non protagonista

Emily Blunt, Oppenheimer
Jodie Foster, Nyad - Oltre l'oceano
Danielle Brooks, Il colore viola
America Ferrera, Barbie
Da’Vine Joy Randolph, The Holdovers - Lezioni di vita

Miglior regia

Jonathan Glazer, La zona d'interesse
Yorgos Lanthimos, Povere creature!
Christopher Nolan, Oppenheimer
Justine Triet, Anatomia di una caduta
Martin Scorsese, Killers of the Flower Moon

Miglior montaggio

Laurent Sénéchal, Anatomia di una caduta (Anatomie d'une chute)
Kevin Tent, The Holdovers - Lezioni di vita (The Holdovers)
Thelma Schoonmaker, Killers of the Flower Moon
Jennifer Lame, Oppenheimer
Yorgos Mavropsaridis, Povere creature! (Poor Things)

Miglior film internazionale

Io, Capitano (Italia)
Perfect days (Giappone)
La società della neve (Spagna)
La sala professori (Germania)
La zona d'interesse (Regno Unito)

Miglior colonna sonora originale

Laura Karpman, American Fiction
John Williams, Indiana Jones e il quadrante del destino (Indiana Jones and the Dial of Destiny)
Robbie Robertson, Killers of the Flower Moon
Ludwig Göransson, Oppenheimer
Jerskin Fendrix, Povere creature! (Poor Things)

Miglior scenografia

Sarah Greenwood e Katie Spencer, Barbie
Jack Fisk e Adam Willis, Killers of the Flower Moon
Arthur Max e Elli Griff, Napoleon
Ruth de Jong e Claire Kaufmann, Oppenheimer
James Price, Shona Heath e Zsuzsa Mihalek, Povere creature! (Poor Things)

Migliori effetti speciali

Jay Cooper, Ian Comley, Andrew Roberts e Neil Corbould, The Creator
Takashi Yamazaki, Kiyoko Shibuya, Masaki Takahashi e Tatsuji Nojima, Godzilla: Minus One (ゴジラ-1.0マイナスワン)
Stephane Ceretti, Alexis Wajsbrot, Guy Williams e Theo Bialek, Guardiani della Galassia Vol. 3 (Guardians of the Galaxy Vol. 3)
Alex Wuttke, Simone Coco, Jeff Sutherland e Neil Corbould, Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte uno (Mission: Impossible - Dead Reckoning - Part One)
Charley Henley, Luc Ewen, Martin Fenouillet, Simone Coco e Neil Corbould, Napoleon

Miglior sceneggiatura originale

Justine Triet e Arthur Harari, Anatomia di una caduta
David Hemingson, The Holdovers - Lezioni di vita
Samy Burch e Alex Mechanik, May December
Celine Song, Past lives
Bradley Cooper e Josh Singer, Maestro

Miglior sceneggiatura non originale

Cord Jefferson, American Fiction
Greta Gerwig e Noah Baumbach, Barbie
Jonathan Glazer, La zona d'interesse
Christopher Nolan, Oppenheimer
Tony McNamara, Povere creature!

Miglior film d’animazione

Il ragazzo e l'airone, regia di Hayao Miyazaki
Elemental, regia di Peter Sohn
Nimona, regia di Nick Bruno e Troy Quane
Spider-Man: Across the Spider-Verse, regia di Joaquim Dos Santos, Kemp Powers e Justin K. Thompson
Il mio amico robot, regia di Pablo Berger

Miglior fotografia

Edward Lachman, El Conde
Rodrigo Prieto, Killers of the Flower Moon
Matthew Libatique, Maestro
Hoyte van Hoytema, Oppenheimer
Robbie Ryan, Povere creature!

Migliori costumi

Jacqueline Durran, Barbie
Jacqueline West, Killers of the Flower Moon
Janty Yates e Dave Crossman, Napoleon
Ellen Mirojnick, Oppenheimer
Holly Waddington, Povere creature! (Poor Things)

Miglior documentario

Bobi Wine: The People's President, regia di Moses Bwayo e Christopher Sharp
The Eternal Memory, regia di Maite Alberdi
Les Filles d'Olfa, regia di Kaouther Ben Hania
To Kill a Tiger, regia di Nisha Pahuja
20 Days in Mariupol, regia di Mstyslav Černov

Miglior cortometraggio documentario

The ABCs of Book Banning, regia di Trish Adlesic, Nazenet Habtezghi e Sheila Nevins
The Barber of Little Rock, regia di John Hoffman e Christine Turner
Island in Between, regia di S. Leo Chiang
The Last Repair Shop, regia di Kris Bowers e Ben Proudfoot
Nǎi Nai e Wài Pó, regia di Sean Wang

Miglior trucco e acconciatura

Karen Hartley Thomas, Suzi Battersby e Ashra Kelly-Blue, Golda
Kazu Hiro, Kay Georgiou e Lori McCoy-Bell, Maestro
Luisa Abel, Oppenheimer
Nadia Stacey, Mark Coulier e Josh Weston, Povere creature! (Poor Things)
Ana López-Puigcerver, David Martí e Montse Ribé, La società della neve (La sociedad de la nieve)

Miglior canzone originale

The Fire Inside (musiche e testo di Diane Warren), Flamin' Hot
I'm Just Ken (musiche e testo di Mark Ronson e Andrew Wyatt), Barbie
It never went away (musiche e testo di Jon Batiste e Dan Wilson), American Symphony
Wahzhazhe (A song for my people) (musiche e testo di Scott George), Killers of the Flower Moon
What Was I Made For? (musiche e testo di Billie Eilish e Finneas O'Connell), Barbie

Miglior corto d’animazione

Letter to a Pig, regia di Tal Kantor
Ninety-Five Senses, regia di Jared Hess e Jerusha Hess
Our Uniform, regia di Yegane Moghaddam
Pachyderme, regia di Stéphanie Clément
War is over! Inspired by the Music of John e Yoko, regia di Dave Mullins

Miglior cortometraggio live action

The After, regia di Misan Harriman
Invincible, regia di Vincent René-Lortie e Samuel Caron
Knight of Fortune, regia di Lasse Lyskjær Noer
Red, White and Blue, regia di Nazrin Choudhury e Sara McFarlane
La meravigliosa storia di Henry Sugar (The Wonderful Story of Henry Sugar), regia di Wes Anderson

Miglior sonoro

Ian Voigt, Erik Aadahl, Ethan Van Der Ryn, Tom Ozanich e Dean Zupancic, The Creator
Steven A. Morrow, Richard King, Jason Ruder, Tom Ozanich e Dean Zupancic, Maestro
Chris Munro, James H. Mather, Chris Burdon e Mark Taylor, Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte uno (Mission: Impossible - Dead Reckoning - Part One)
Willie Burton, Richard King, Gary A. Rizzo e Kevin O'Connell, Oppenheimer
Tarn Willers e Johnnie Burn, La zona d'interesse (The zone of interest)


Stefania Bergo
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Oscar 2023: tutti i vincitori

Oscar 2023: tutti i vincitori

Oscar 2023: tutti i vincitori

Cinema Di Stefania Bergo. Nella notte degli Oscar trionfa Everything Everywhere All At Once seguito da Niente di nuovo sul fronte occidentale. Brendan Fraser è il miglior attore protagonista per The whale.

Questa notte sono stati assegnati gli Oscar del cinema 2023. Dopo lo schiaffo di Will Smith a Chris Rock dell'anno scorso, la serata è stata presieduta da una unità di crisi incaricata di scegliere chi mandare sul palco a parlare e quale messaggio dare.
Presentata da Jimmy Kimmel, la 95ª edizione si è svolta questa notte a Los Angeles, al Dolby Theatre, su un tappeto non più red ma color champagne.
Il 21 giugno 2022 sono stati annunciati i vincitori dell'Oscar alla carriera, assegnati a Euzhan Palcy, Diane Warren e Peter Weir (regista di, tra i tanti titoli, L'attimo fuggente e The Truman Show), e del premio umanitario Jean Hersholt, andato a Michael J. Fox, consegnati durante la cerimonia del Governos Awards il 19 novembre 2022.
Alla vigilia degli Oscar, il film con più nomination era Everything Everywhere All at Once (11), seguito da Gli spiriti dell'isola e Niente di nuovo sul fronte occidentale (9).
Due gli italiani candidati all'Oscar 2023: la regista e sceneggiatrice Alice Rohrwacher con il corto Le pupille, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale in un orfanotrofio, una storia al femminile, e Aldo Signoretti nella categoria "Miglior trucco e acconciatura" per il film Elvis.

«And the Oscar goes to...»: chi sono i vincitori dell'Oscar 2023?

Il miglior film è Everything Everywhere All At Once – un film sul multiverso disponibile in abbonamento su Prime Video –, che si aggiudica in totale sette statuette tra le categorie più prestigiose, comprese quella per la miglior regia a Daniel Kwan e Daniel Scheinert, quella per la miglior sceneggiatura originale e quelle per la miglior attrice protagonista a Michelle Yeoh – prima donna asiatica –, il miglior attore non protagonista a Ke Huy Quan – che si scioglie in lacrime ringraziando la madre e ricordando il suo passato in un campo profughi – e la miglior attrice non protagonista a Jamie Lee Curtis, primo Oscar di tutta la sua lunghissima carriera. La parte più emozionante è stata senza dubbio quando Harryson Ford ha premiato il cast del film, in una reunion estemporanea e commovente con l'attore premio Oscar Ke Huy Quan con cui, 38 anni fa, ha girato Indiana Jones e il tempio maledetto – Ke Huy Quan era il bambino che guida Indiana Jones nel tempio...
Prevedibilmente, vince Brendan Fraser come miglior attore protagonista per l'intensa interpretazione in The Whale – uscito in Italia a febbraio ma ancora disponibile nelle sale.
Una carimonia senza particolari altre note da ricordare, se non quelle di Lady Gaga in una performance da brividi, durante la quale, in jeans strappati e T-shirt nera, intona la canzone candidata Hold My Hand per Top Gun: Maverick – disponibile in abbonamento su Prime Video –, in memoria del regista Tony Scott che ha firmato il primo Top Gun nel 1986, anche se poi si aggiudica il titolo Naatu Naatu, musiche di M. M. Keeravani e testo di Chandrabose, per il film indiano RRR – disponibile su Netflix.

L’Oscar 2023 per il miglior film d’animazione va alla pellicola in stop motion Pinocchio di Guillermo Del Toro, disponibile su Netflix.

Mentre Niente di nuovo sul fronte occidentale, dal romanzo omonimo di Erich Maria Remarque – disponibile su Netflix –, si aggiudica il titolo di miglior film internazionale, oltre all'Oscar come miglior scenografia, miglior colonna sonora e miglior fotografia. Il miglior trucco va a The Whale, i migliori costumi a Wakanda Forever della Marvel – disponibile inabbonamento su Disney+ e a pagamento su Prime Video. Il miglior documentario è Navalny, il corto documentario Raghu, il piccolo elefante, mentre il miglior corto d'animazione è Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo. Per gli effetti speciali l'Oscar va al visionario Avatar 2: La via dell’acqua di James Cameron. La statuetta per il miglior sonoro va a Top Gun: Maverick, mentre il miglior montaggio è quello di Everything Everywhere all at once.
Di seguito, tutti i vincitori di questa edizione degli Oscar 2023.

Le categorie e le nomination tra cui sono stati scelti i vincitori

Miglior film

Avatar - La via dell'acqua, regia di James Cameron
Gli spiriti dell'isola, regia di Martin McDonagh
Elvis, regia di Baz Luhrmann
Everything Everywhere All at Once, regia di Daniel Kwan e Daniel Scheinert
Niente di nuovo sul fronte occidentale, regia di Edward Berger
The Fabelmans, regia di Steven Spielberg
Tár, regia di Todd Field
Top Gun: Maverick, regia di Joseph Kosinski
Triangle of Sadness, regia di Ruben Östlund
Women Talking - Il diritto di scegliere, regia di Sarah Polley

Miglior attore protagonista

Austin Butler, Elvis
Colin Farrell, Gli spiriti dell'isola
Brendan Fraser, The Whale
Paul Mescal, Aftersun
Bill Nighy, Living

Miglior attrice protagonista

Cate Blanchett, Tár
Ana de Armas, Blonde
Andrea Riseborough, To Leslie
Michelle Williams, The Fabelmans
Michelle Yeoh, Everything Everywhere All at Once

Miglior attore non protagonista

Brendan Gleeson, Gli spiriti dell'isola
Brian Tyree Henry, Causeway
Judd Hirsch, The Fabelmans
Barry Keoghan, Gli spiriti dell'isola
Ke Huy Quan, Everything Everywhere All at Once

Miglior attrice non protagonista

Angela Bassett, Black Panther: Wakanda Forever
Hong Chau, The Whale
Kerry Condon, Gli spiriti dell'isola
Jamie Lee Curtis, Everything Everywhere All at Once
Stephanie Hsu, Everything Everywhere All at Once

Miglior regia

Martin McDonagh, Gli spiriti dell'isola
Daniel Kwan e Daniel Scheinert, Everything Everywhere All at Once
Steven Spielberg, The Fabelmans
Todd Field, Tár
Ruben Östlund, Triangle of Sadness

Miglior montaggio

Mikkel E. G. Nielsen, Gli spiriti dell'isola
Matt Villa e Jonathan Redmond, Elvis
Paul Rogers, Everything Everywhere All at Once
Monika Willi, Tár
Eddie Hamilton, Top Gun: Maverick

Miglior film internazionale

Niente di nuovo sul fronte occidentale, regia di Edward Berger (Germania)
Argentina, 1985, regia di Santiago Mitre (Argentina)
Close, regia di Lukas Dhont (Belgio)
EO, regia di Jerzy Skolimowski (Polonia)
The Quiet Girl, regia di Colm Bairéad (Irlanda)

Miglior colonna sonora originale

Volker Bertelmann, Niente di nuovo sul fronte occidentale
Justin Hurwitz, Babylon
Carter Burwell, Gli spiriti dell'isola
Son Lux, Everything Everywhere All at Once
John Williams, The Fabelmans

Miglior scenografia

Christian M. Goldbeck ed Ernestine Hipper, Niente di nuovo sul fronte occidentale
Dylan Cole, Ben Procter e Vanessa Cole, Avatar - La via dell'acqua
Florencia Martin e Anthony Carlino, Babylon
Catherine Martin, Karen Murphy e Bev Dunn, Elvis
Rick Carter e Karen O'Hara, The Fabelmans

Migliori effetti speciali

Frank Petzold, Viktor Müller, Markus Frank e Kamil Jafar, Niente di nuovo sul fronte occidentale
Joe Letteri, Richard Baneham, Eric Saindon e Daniel Barrett, Avatar - La via dell'acqua
Dan Lemmon, Russell Earl, Anders Langlands e Dominic Tuohy, The Batman
Geoffrey Baumann, Craig Hammack, R. Christopher White e Dan Sudick, Black Panther: Wakanda Forever
Ryan Tudhope, Seth Hill, Bryan Litson e Scott R. Fisher, Top Gun: Maverick

Miglior sceneggiatura originale

Martin McDonagh, Gli spiriti dell'isola
Daniel Kwan e Daniel Scheinert, Everything Everywhere All at Once
Steven Spielberg e Tony Kushner, The Fabelmans
Todd Field, Tár
Ruben Östlund, Triangle of Sadness

Miglior sceneggiatura non originale

Edward Berger, Lesley Paterson e Ian Stokell, Niente di nuovo sul fronte occidentale
Rian Johnson, Glass Onion - Knives Out
Kazuo Ishiguro, Living
Ehren Kruger, Eric Warren Singer e Christopher McQuarrie, Top Gun: Maverick
Sarah Polley, Women Talking

Miglior film d’animazione

Pinocchio di Guillermo del Toro, regia di Guillermo del Toro e Mark Gustafson
Marcel the Shell, regia di Dean Fleischer-Camp
Il gatto con gli stivali 2 - L'ultimo desiderio, regia di Joel Crawford
Il mostro dei mari, regia di Chris Williams
Red, regia di Domee Shi

Miglior fotografia

James Friend, Niente di nuovo sul fronte occidentale
Darius Khondji, Bardo, la cronaca falsa di alcune verità
Mandy Walker, Elvis
Roger Deakins, Empire of Light
Florian Hoffmeister, Tár

Migliori costumi

Mary Zophres, Babylon
Ruth E. Carter, Black Panther: Wakanda Forever
Catherine Martin, Elvis
Shirley Kurata, Everything Everywhere All at Once
Jenny Beavan, La signora Harris va a Parigi

Miglior documentario

All That Breathes, regia di Shaunak Sen, Aman Mann e Teddy Leifer
Tutta la bellezza e il dolore, regia di Laura Poitras, Howard Gertler, John Lyons, Nan Goldin e Yoni Golijov
Fire of Love, regia di Sara Dosa, Shane Boris e Ina Fichman
A House Made of Splinters, regia di Simon Lereng Wilmont e Monica Hellstrom
Navalny, regia di Daniel Roher, Odessa Rae, Diane Becker, Melanie Miller e Shane Boris

Miglior cortometraggio documentario

Raghu, il piccolo elefante, regia di Kartiki Gonsalves e Guneet Monga
Haulout, regia di Evgenia Arbugaeva e Maxim Arbugaev
How Do You Measure a Year?, regia di Jay Rosenblatt
L'effetto Martha Mitchell, regia di Anne Alvergue e Beth Levison
Stranger at the Gate, regia di Joshua Seftel e Conall Jones

Miglior trucco e acconciatura

Heike Merker e Linda Eisenhamerová, Niente di nuovo sul fronte occidentale
Naomi Donne, Mike Marino e Mike Fontaine, The Batman
Camille Friend e Joel Harlow, Black Panther: Wakanda Forever
Mark Coulier, Jason Baird e Aldo Signoretti, Elvis
Adrien Morot, Judy Chin e Anne Marie Bradley, The Whale

Miglior canzone originale

"Applause" (musiche e testo di Diane Warren), Tell It Like a Woman
"Hold My Hand" (musiche e testo di Lady Gaga e BloodPop), Top Gun: Maverick
"Lift Me Up" (musiche di Tems, Rihanna, Ryan Coogler e Ludwig Göransson; testo di Tems e Ryan Coogler), Black Panther: Wakanda Forever
"Naatu Naatu" (musiche di M. M. Keeravani; testo di Chandrabose), RRR
"This Is a Life" (musiche di Ryan Lott, David Byrne e Mitski; testo di Ryan Lott e David Byrne), Everything Everywhere All at Once

Miglior corto d’animazione

Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo, regia di Charlie Mackesy e Matthew Freud
The Flying Sailor, regia di Amanda Forbis e Wendy Tilby
Ice Merchants, regia di João Gonzalez e Bruno Caetano
My Year of Dicks, regia di Sara Gunnarsdottir e Pamela Ribbon
An Ostrich Told Me the World Is Fake and I Think I Believe It, regia di Lachlan Pendragon

Miglior cortometraggio

An Irish Goodbye, regia di Tom Berkely e Ross White
Ivalu, regia di Anders Walter e Rebecca Pruzan
Le pupille, regia di Alice Rohrwacher
Nattriken, regia di Eirik Tveiten e Gaute Lid Larssen
The Red Suitcase, regia di Cyrus Neshvad

Miglior sonoro

Victor Prasil, Frank Kruse, Markus Stemler, Lars Ginzel e Stefan Korte, Niente di nuovo sul fronte occidentale
Julian Howarth, Gwendolin Yates Whittle, Dick Bernstein, Christopher Boyes, Gary Summers e Michael Hedges, Avatar - La via dell'acqua
Stuart Wilson, William Files, Douglas Murray e Andy Nelson, The Batman
David Lee, Wayne Pashley, Andy Nelson e Michael Keller, Elvis
Mark Weingarten, James H. Mather, Al Nelson, Chris Burdon e Mark Taylor, Top Gun: Maverick



Stefania Bergo
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Oscar 2022: tutti i vincitori

Oscar 2022: tutti i vincitori

Oscar 2022: tutti i vincitori

Cinema Di Stefania Bergo. Trionfa Dune con sei statuette, CODA è il miglior film dell'anno e tra i registi vince l'unica donna candidata, Jane Campion.

Questa notte sono stati assegnati gli Oscar del cinema 2022. Si tratta della 94ª edizione e si è svolta in una versione snellita, dopo la decisione di non consegnare durante la kermesse i premi tecnici, ma di comunicarlo a inizio serata sul profilo Twitter ufficiale.
Nel corso della serata è stato osservato un minuto di silenzio per la guerra in Ucraina – avrebbe dovuto esserci addirittura un collegamento con Zelensky. È stata una edizione celebrativa del grande cinema del passato, dato che quest'anno cadono i 60 anni dalla prima uscita di James Bond – Agente 007 - Licenza di uccidere, con l'indimenticabile Sean Connery – i 50 anni de Il Padrino – standing ovation al trio Coppola, DeNiro e Pacino sul palco – e i 50 anni di Cabaret – Lady Gaga ha premiato Lisa Minnelli, che ritira il riconoscimento seduta in carrozzina.

«And the Oscar goes to...»: chi sono i vincitori dell'Oscar 2022?

Il miglior film dell'anno è CODA. I segni del cuore, già disponibile, a pagamento, su TIM Vision, Prime Video ed Apple TV.
Dune, disponibile su Sky e a pagamento su TIM Vision, risulta essere il film più premiato, con ben sei statuette tecniche, dal sonoro alle scenografie, e per la colonna sonora del pluripremiato Hans Zimmer – già vincitore dell'Oscar per le musiche del Re Leone e del Gladiatore, oltre ad aver ricevuto numerosissime altre nomination.
Niente da fare per Paolo Sorrentino, candidato con È stata la mano di Dio per il miglior film straniero. Vince il giapponese Drive My Car, di Ryûsuke Hamaguchi, tratto dal romanzo omonimo di Murakami – negli ultimi anni il cinema asiatico sta ottenendo sempre più riconoscimenti – e disponibile su Sky.
Il coloratissimo Encanto, disponibile su Disney+ e su Sky Primafila, vince l'Oscar come miglior film d'animazione del 2022.


La regista Jane Campion, che ha diretto il celebre Lezioni di piano, unica donna candidata nella rosa dei registi, vince con Il potere del cane, un western originale Netflix che pone l'accento sulla violenza e manipolazione psicologica e sulla mascolinità tossica.

Miglior attore è Will Smith, per il film biografico Una famiglia vincente – King Richard, che subito prima di ricevere il riconoscimento si rende protagonista di uno spiacevole episodio.

Il comico Chris Rock se ne esce con una battuta infelice sul taglio di capelli della moglie di Smith, che soffre di alopecia, e lui risponde salendo sul palco e sferrandogli uno schiaffo. Salvo poi scusarsi nel momento della premiazione, giustificandosi con una reazione protettiva nei confronti della sua famiglia, così come il protagonista del film da lui interpretato – discutibile, la risposta violenta poteva essere evitata, magari con una battuta intelligente, tagliente o decisa.

Miglior attrice non protagonista è Ariana DeBose, per il ruolo di Anita nel rifacimento di Spielberg di West Side Story.

Rita Moreno, che ha una parte anche nel film di Spielberg, ottenne lo stesso riconoscimento, per lo stesso ruolo, per il film originale.
Troy Kotsur, attore realmente sordo – il film è interpretato per larga parte con il linguaggio dei segni essendo protagonista una famiglia di sordi – vince come miglior attore non protagonista in CODA. I segni del cuore. Mentre Jessica Chastain, sposata dal 2017 con l'imprenditore italiano Gian Luca Passi, ritira il premio come miglior attrice protagonista in Gli occhi di Tammy Faye, che racconta la vera storia di Tammy Faye Bakker e di suo marito Jim, due predicatori televisivi americani degli anni '70 e '80.
Di seguito, tutti i vincitori di questa edizione degli Oscar 2022.

Le categorie e le nomination tra cui sono stati scelti i vincitori

Miglior film
Belfast, di Kenneth Branagh
CODA, di Siân Heder
Don’t Look Up, di Adam McKay
Drive My Car, Ryûsuke Hamaguchi
Dune, di Denis Villenueve
Una famiglia vincente – King Richard, di Reinaldo Marcus Green
Licorice Pizza, di Paul Thomas Anderson
La fiera delle illusioni – Nightmare Alley, di Guillermo Del Toro
Il potere del cane, di Jane Campion
West Side Story, di Steven Spielberg

Miglior attore protagonista
Javier Bardem, A proposito dei Ricardo
Benedict Cumberbatch, Il potere del cane
Andrew Garfield, Tick, Tick … Boom!
Will Smith, Una famiglia vincente – King Richard
Denzel Washington, Macbeth

Miglior attrice protagonista
Jessica Chastain, Gli occhi di Tammy Faye
Olivia Colman, La figlia oscura
Penélope Cruz, Madres paralelas
Nicole Kidman, A proposito dei Ricardo
Kristen Stewart, Spencer

Miglior attore non protagonista
Ciaran Hinds, Belfast
Troy Kotsur, CODA
Jesse Plemons, Il potere del cane
J.K. Simmons, A proposito dei Ricardo
Kodi Smit-McPhee, Il potere del cane

Miglior attrice non protagonista
Jessie Buckley, La figlia oscura
Ariana DeBose, West Side Story
Judi Dench, Belfast
Kirsten Dunst, Il potere del cane
Aunjanue Ellis, King Richard

Miglior regia
Paul Thomas Anderson, Licorice Pizza
Kenneth Branagh, Belfast
Jane Campion, Il potere del cane
Steven Spielberg, West Side Story
Ryûsuke Hamaguchi, Drive My Car

Miglior montaggio
Hank Corwin, Dont’ look up Joe Walker, Dune
Pamela Martin, Un famiglia vincente-King Richard
Peter Sciberras, Il potere del cane
Myron Kerstein e Andrew Weisblum, Tick, Tick… Boom!

Miglior film internazionale
Drive My Car (Giappone), di Ryûsuke Hamaguchi
Flee (Danimarca), di Jonas Poher Rasmussen
È stata la mano di Dio (Italia), di Paolo Sorrentino
Lunana: A Yak in the Classroom (Bhutan), di Pawo Choyning Dorji
La persona peggiore del mondo (Norvegia), di Joachim Trier

Miglior colonna sonora originale
Nicholas Britell, Don’t Look Up
Hans Zimmer, Dune
Germaine Franco, Encanto
Alberto Iglesias, Madres paralelas
Jonny Greenwood, Il potere del cane

Miglior scenografia
Patrice Vermette e Zsuzsanna Sipos, Dune
Tamara Deverell e Shane Vieau, La fiera delle illusioni-Nightmare Alley
Grant Major e Amber Richards, Il potere del cane
Stefan Dechant e Nancy Haigh, Macbeth
Adam Stockhausen e Rena DeAngelo, West Side Story

Migliori effetti visivi
Dune
Free Guy – Eroe per gioco
Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli
No Time to Die
Spider-Man: No Way Home


Miglior sceneggiatura originale
Kenneth Branagh, Belfast
Adam McKay (sceneggiatura e soggetto) e David Sirota (soggetto), Dont’ look up
Zach Baylin, Una famiglia vincente-King Richard
Paul Thomas Anderson, Licorice pizza
Eskil Vogt e Joachim Trier, La persona peggiore del mondo

Miglior sceneggiatura non originale
Siân Heder, CODA
Ryusuke Hamaguchi e Takamasa Oe, Drive My Car
Jon Spaihts, Denis Villeneuve e Eric Roth, Dune
Maggie Gyllenhaal, La figlia oscura
Jane Campion, Il potere del cane

Miglior film d’animazione
Encanto, di Jared Bush e Byron Howard
Flee, di Jonas Poher Rasmussen
Luca, di Enrico Casarosa
I Mitchell contro le macchine, di Michael Rianda e Jeff Rowe
Raya e l’ultimo drago, di Don Hall e Carlos Lopez Estrada

Miglior fotografia
Greig Fraser, Dune
Dan Laustsen, La fiera delle illusioni – Nightmare Alley
Ari Wegner, Il potere del cane
Bruno Delbonnel, Macbeth
Janusz Kaminski, West Side Story

Migliori costumi
Jenny Beavan, Crudelia
Massimo Cantini Parrini e Jacqueline Durran, Cyrano
Jacqueline West e Robert Morgan, Dune
Luis Sequeira, La fiera delle illusioni–Nightmare Alley
Paul Tazewell, West Side Story

Miglior documentario
Ascension, di Jessica Kingdon
Attica, di Stanley Nelson Jr. e Traci A. Curry
Flee, di Jonas Poher Rasmussen
Summer of Soul, di Questlove
Writing with fire, Rintu Thomas e Sushmith Ghosh

Miglior cortometraggio documentario
Audible, di Matthew Ogens
Lead Me Home, di Julien Hosmalin
The Queen of Basketball, di Ben Proudfoot
Three Songs for Benazir, di Elizabeth e Gulistan Mirzaei
When We Were Bullies, di Jay Rosenblatt

Miglior trucco e acconciatura
Coming 2 America
Crudelia
Dune
Gli occhi di Tammy Faye
House of Gucci


Miglior canzone originale
“Be Alive”, Beyoncé Knowles-Carter & Darius Scott (Una famiglia vincente – King Richard)
“Dos Oruguitas”, Lin-Manuel Miranda (Encanto)
“Down to Joy”, Van Morrison (Belfast)
“No Time to Die”, Billie Eilish & Finneas O’Connell (No Time to Die)
“Somehow You Do”, Diane Warren (Quattro buone giornate)

Miglior corto d’animazione
Affairs of the Art, di Joanna Quinn
Bestia, di Hugo Covarrubias
Boxballet, di Anton Dyakov
Robin Robin, di Michael Please e Dan Ojari
The Windshield Wiper, di Alberto Mielgo

Miglior cortometraggio
Ala Kachuu — Take and Run, di Maria Brendle
The Dress, di Nicole Emiliana Mendez
The Long Goodbye, di Aneil Karia
On My Mind, di Martin Strange-Hansen
Please Hold, di KD Davila

Miglior sonoro
Belfast
Dune
No Time to Die
Il potere del cane
West Side Story



Stefania Bergo
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Oscar 2021: tutti i vincitori

Oscar 2021: tutti i vincitori

Oscar 2021: tutti i vincitori

Cinema Di Stefania Bergo. Un'edizione insolita dovuta alla pandemia. A Nomadland le statuette come miglior film e miglior attrice protagonista, Anthony Hopkins vince l'Oscar come miglior attore.

Questa notte sono stati assegnati gli Oscar del cinema 2021, alla 93ª edizione, dal Dolby Theatre a dalla Union Station di Los Angeles. In corsa non solo i film che (fortunatamente) sono usciti nelle sale, ma anche, in via del tutto eccezionale, quelli trasmessi solo in streaming.
La cerimonia si è svolta in presenza, tra il pubblico solo i candidati e un loro accompagnatore oltre ai presentatori. Le tradizionali performance delle canzoni candidate all’Oscar sono state preregistrate presso la Dolby Family Terrace del nuovissimo Academy Museum di Los Angeles.

Molti i candidati italiani, tra cui spiccano la nomination alla miglior canzone di Laura Pausini, già vincitrice del Golden Globe, e la candidatura per il trucco e gli effetti speciali del Pinocchio di Matteo Garrone.

Il film più candidato è Mank, che segue la vita dello sceneggiatore Herman J. Mankiewicz, con dieci nomination. Nomadland, già vincitore di due Golden Globe, è candidato a sei premi Oscar, tra cui quello come miglior film e miglior attrice protagonista, ed è il super favorito. Sei nomination anche per Judas and the Black Messiah, il film su Fred Hampton, leader delle Pantere Nere, Sound of Metal, il coreano Minari, The Father - Nulla è come sembra e Il processo ai Chicago 7. Cinque le candidature per Una donna promettente.
Tutti i film sono già disponibili in streaming, grazie o a causa della pandemia, su Disney+, Sky, Netflix e Prime Video.

«And the Oscar goes to...»: chi sono i vincitori dell'Oscar 2021?

Una cerimonia insolita, questa del 2021, con intermezzi registrati, esibizioni e interviste. Un'edizione che ha visto candidate e vincitrici molte donne, molte persone di colore, di diverse nazionalità. Un'edizione definita politicamente corretta, in cui sono stati lanciati molti messaggi, esortazioni alla tolleranza, riferimenti alla protesta Black Lives Matter e all'uso indiscriminato delle armi da fuoco.
Eppure, tra tanti messaggi positivi a favor di telecamera degli attori e dei tecnici premiati, l'organizzazione ha introdotto un cambiamento nella scaletta delle assegnazioni che mi ha lasciata perplessa: invece di terminare come di consueto con la statuetta al miglior film dell'anno – quella forse più ambita perché più di ogni altra premia tutto il cast e i tecnici che lavorano alla realizzazione dell'opera, nessuno escluso –, l'ultimo riconoscimento, dopo quello al miglior film e alla migliore attrice protagonista, è andato al miglior attore protagonista. Mi piace pensare che la scelta sia stata una ulteriore forma di riconoscimento all'attore più vecchio che abbia mai vinto l'Oscar in questa categoria, l'ottantaduenne Anthony Hopkins, al suo secondo Oscar dopo quello per Il silenzio degli innocenti...
Dopo la cerimonia di consegna degli Oscar lo spettacolo si è trasferito all'aperto, con una serie di interviste a caldo ai vincitori.

Purtroppo le speranze italiane si sono infrante, né Laura Pausini né Pinocchio hanno avuto alcun riconoscimento.

Nomadland ha vinto tre statuette, tra cui quella per la miglior attrice protagonista a Frances McDormand, quella più ambita per il miglior film e quella per la regia alla coreana Chloé Zhao. Soul vince come miglior film d'animazione, oltre che per la colonna sonora – il regista Pete Docter ha già ricevuto il riconoscimento anche per Up e Inside Out. Una brillante Glen Close - che balla e si diverte in diretta - non riesce a vincere nemmeno questa volta l'Oscar, alla sua ottava nomination: la statuetta come miglior attrice non protagonista è andata alla settantatreenne Yoon Yeo-jeong per la sua interpretazione della nonna in Minari. Vince come miglior attore non protagonista Daniel Kaluuya, per la sua interpretazione di Fred Hampton in Judas and the Black Messiah.


Di seguito, tutti i vincitori di questa edizione degli Oscar 2021.

Le categorie e le nomination, annunciate a marzo, tra cui sono stati scelti i vincitori

Miglior film
Una donna promettente, di Emerald Fennell
The Father - Nulla è come sembra, di Florian Zeller
Judas and the Black Messiah, di Shaka King
Mank, di David Fincher
Minari, di Lee Isaac Chung
Nomadland, di Chloé Zhao
Il processo ai Chicago 7, di Aaron Sorkin
Sound of Metal, di Darius Marder

Miglior attore protagonista
Riz Ahmed, Sound of Metal
Chadwick Boseman, Ma Rainey's Black Bottom
Anthony Hopkins, The Father - Nulla è come sembra
Gary Oldman, Mank
Steven Yeun, Minari

Miglior attrice protagonista
Viola Davis, Ma Rainey's Black Bottom
Andra Day, The United States vs. Billie Holiday
Vanessa Kirby, Pieces of a Woman
Frances McDormand, Nomadland
Carey Mulligan, Una donna promettente

Miglior attore non protagonista
Sacha Baron Cohen, Il processo ai Chicago 7
Daniel Kaluuya, Judas and the Black Messiah
Leslie Odom Jr., Quella notte a Miami...
Paul Raci, Sound of Metal
Lakeith Stanfield, Judas and the Black Messiah

Miglior attrice non protagonista
Maria Bakalova, Borat - Seguito di film cinema
Glenn Close, Elegia americana
Olivia Colman, The Father - Nulla è come sembra
Amanda Seyfried, Mank
Yoon Yeo-jeong, Minari

Miglior regia
Lee Isaac Chung, Minari
Emerald Fennell, Una donna promettente
David Fincher, Mank
Thomas Vinterberg, Un altro giro
Chloé Zhao, Nomadland

Miglior montaggio
Il processo ai Chicago 7
The Father - Nulla è come sembra
Sound of Metal
Una donna promettente
Nomadland


Miglior film internazionale
Un altro giro (Danimarca)
Collective (Romania)
The Man Who Sold His Skin (Tunisia)
Quo vadis, Aida? (Bosnia ed Erzegovina)
Shàonián de nǐ (Hong Kong)

Miglior colonna sonora originale
Come fratelli
Minari
Notizie dal mondo
Mank
Soul


Miglior scenografia
Mank
Notizie dal mondo
Tenet
The Father - Nulla è come sembra
Ma Rainey's Black Bottom


Migliori effetti speciali
L'unico e insuperabile Ivan
Mulan
Tenet
The Midnight Sky
Love and Monsters


Miglior sceneggiatura originale
Will Berson e Shaka King, Judas and the Black Messiah
Lee Isaac Chung, Minari
Emerald Fennell, Una donna promettente
Darius Marder e Abraham Marder, Sound of Metal
Aaron Sorkin, Il processo ai Chicago 7

Miglior sceneggiatura non originale
Ramin Bahrani, La tigre bianca
Sacha Baron Cohen, Anthony Hines, Dan Swimer, Peter Baynham, Erica Rivinoja, Dan Mazer, Jena Friedman e Lee Kern, Borat - Seguito di film cinema
Christopher Hampton e Florian Zeller, The Father - Nulla è come sembra
Kemp Powers, Quella notte a Miami... Chloé Zhao, Nomadland

Miglior film d’animazione
Onward - Oltre la magia
Over the Moon - Il fantastico mondo di Lunaria
Shaun, vita da pecora: Farmageddon - Il film
Soul
Wolfwalkers - Il popolo dei lupi

Miglior fotografia
Judas and the Black Messiah
Mank
Il processo ai Chicago 7
Nomadland
Notizie dal mondo

Migliori costumi
Emma
Pinocchio
Mulan
Ma Rainey's Black Bottom
Mank


Miglior documentario
El agente topo
Collective
Crip Camp: disabilità rivoluzionarie
Il mio amico in fondo al mare
Time


Miglior cortometraggio documentario
Colette
A Concerto Is a Conversation
Do Not Split
Hunger Ward
A Love Song for Latasha


Miglior trucco e acconciatura
Pinocchio
Elegia americana
Emma
Ma Rainey's Black Bottom
Mank


Miglior canzone originale
"Fight For You", Judas and the Black Messiah
"Hear My Voice", Il processo ai Chicago 7
"Husavik", La storia dei Fire Saga
"Io sì (Seen)", La vita davanti a sé
"Speak Now", Quella notte a Miami...

Miglior corto d’animazione
Genius loci
Já-Fólkið
Opera
Se succede qualcosa, vi voglio bene
La tana


Miglior cortometraggio
Feeling Through
The Letter Room
The Present
Due estranei
White Eye


Miglior sonoro
Sound of Metal
Soul
Mank
Greyhound - Il nemico invisibile
Notizie dal mondo



Stefania Bergo
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Il Joker di Todd Phillips e Joaquin Phoenix, un film da Oscar

Il Joker di Todd Phillips e Joaquin Phoenix, un film da Oscar

Il Joker di Todd Phillips e Joaquin Phoenix, un film da Oscar

Cinema Recensione di Davide Dotto. Ancora sul Joker di Todd Phillips: un Joaquin Phoenix da Oscar, tra la rivisitazione di un romanzo ottocentesco e l'Irrational Man di Woody Allen.

Era ridendo che Gwynplaine faceva ridere. Eppure non rideva. La sua faccia rideva, il suo pensiero no. Quella specie di viso inaudito, che il caso o un’industria bizzarra e speciale gli avevano forgiato, rideva da solo.
Victor Hugo, L'uomo che ride

Joker, per la regia di Todd Philipps, vincitore del Leone d'Oro a Venezia e di due Oscar, quello per la miglior colonna sonora a Hildur Guðnadóttir e per il miglior attore protagonista a Joaquin Phenix, è un film che lascia il segno.

Muove parecchie corde, chiede di essere ben metabolizzato, fa sorgere domande che ne presuppongono altre. Per esempio quale sia il confine tra l'essere più profondo di noi stessi e ciò che si manifesta in superficie; tra il lato oscuro di ognuno e la malattia mentale.
«Sono io, oppure tutti gli altri stanno impazzendo?»
La mente, abitacolo della nostra anima, è di per sé un laboratorio chimico:  veicola sentimenti, comportamenti, ossessioni, pensieri. Le cure farmacologiche del caso intervengono correggendo e veicolando a sua volta, provocando spesso nuove fragilità.

La figura di Joker è ripresa da un'opera di Victor Hugo, L'uomo che ride.

La quale ha avuto trasposizioni diverse, tra cui il film muto di Paul Leni The man who laughs del 1928. È qui che vediamo il gesto  di tirare, con le dita, la bocca al riso, compiuto dal giullare Barkilphedro e ripetuto da Joaquin Phoenix.
In quella che è più di una rivisitazione di un romanzo ottocentesco, emergono affinità ma anche importanti differenze. Gwynplaine, personaggio di Hugo, rapito da bambino da una banda di criminali, è deturpato e venduto a un circo. Arthur non è nato con il suo stato di disagio diffuso che lo proietta nella solitudine più radicale, dove si addensano nubi e lugubri ombre. I malesseri di cui soffre sono conseguenza dei maltrattamenti ricevuti  da bambino e dei quali non ha memoria.  È in cura da anni – forse da sempre. Assume sette medicinali diversi per tenere a freno pulsioni incontrollabili. Senza di essi si farebbe strada una personalità che nuota in profondità: il Joker.

Joker, lo spin-off di Todd Phillips
Il Joker di Todd Phillips e Joaquin Phoenix, un film da Oscar
REGIA Todd Phillips
SCENEGGIATURA Todd Phillips, Scott Silver
FOTOGRAFIA Lawrence Sher
MUSICHE Hildur Guðnadóttir
DISTRIBUZIONE Warner Bros Italia
ANNO 2019

CAST
Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy, Marc Maron

Nell'universo delle favole e nel romanzo popolare la persona umile si toglie d'impiccio e ha il suo lieto fine nello scoprirsi figlio di re e regine.

Gwynplaine, accertate le sue altolocate origini, parla ai suoi pari alla Camera dei Lord. 
Arthur Fleck non è così fortunato. Deve trovare altre direzioni per il suo riscatto. Arthur si arrangia nel conquistare un posto nel mondo, un equilibrio per lui irraggiungibile, a meno di costruirsene uno su misura, e però sopra le righe.
Joker è tenuto a battesimo nello show televisivo di Murray Franklin (Robert De Nero) in diretta nazionale.
«Ti sei accorto di come è diventato là fuori, Murray? Ti capita mai di uscire dallo studio? Sono tutti lì a strepitare, a urlare uno contro l'altro, non c'è nessun educato, nessuno più prova a mettersi nei panni dell'altro, credi che uomini come Thomas Wayne si chiedono come sia essere uno come me?»
Gwynplaine non è un criminale, né un folle, non ha propositi di vendetta. Incarna e rappresenta l'umanità intera, il popolo da proteggere contro i soprusi dei potenti. Conosce il confronto, il dialogo, usa la dialettica.

L'unico linguaggio conosciuto da Arthur Fleck è la violenza subita e dalla quale vorrebbe difendersi. 

È privo di chance, nel pieno di una tempesta senza approdi, né isole in cui salpare. Nessuno corre a salvarlo, o gli tende una mano salvo le allucinazioni, le illusioni e uno strano mentore, il collega (Randall) che, mettendogli in mano una pistola, lo getta in pasto ai lupi.


Joker è conseguenza e non causa di uno specifico contesto, la Gotham City degli anni Ottanta, che abbandona gli ultimi alle loro angosce.

Una città sporca, derelitta, infestata da schiere di ratti e immondizia, che taglia la spesa sociale. Pentola a pressione pronta a saltare in aria, replica i disordini del 1967 di Newark e Detroit raccontati da Paul Auster (in 4 3 2 1) e nella Pastorale Americana di Philip Roth (trasposto nelle sale cinematografiche da Ewan McGregor), o le atmosfere del black-out di New York del 1977 rievocate ne L'ora del Lupo da Alistar Banks Griffin.


In alcuni drammi shakespeariani non siamo noi a entrare nel cuore dei personaggi, sono i personaggi a leggerci dentro. «Veniamo giudicati mentre tentiamo di giudicare», diceva in proposito Harold Bloom .
In parole povere, solo Joker (come Amleto) è reale; il resto è teatro, pubblico compreso. Più che una critica alla società, non ce n'è bisogno, è una presa d'atto che accentua inquietudine e rassegnazione, tanto quanto la risata amara, irrefrenabile, delirante e lucida, cui si aggiunge il sapore di una consapevolezza nuova e perversa.

Joker si sfila di dosso il velo di inadeguatezza e di tragico, reagendo in modo diverso da Gwynplaine e cucendosi addosso panni nuovi. «Non ho più niente da perdere. La mia vita è solamente una commedia».

Gwynplaine, considerando l'epilogo di Victor Hugo, pare risponda: «Non ho più niente da perdere. La mia vita è solamente una tragedia».
L'interpretazione di Joaquin Phoenix, che gli è valsa l'Oscar come miglior attore, mischia e fonde la tragedia di Arthur con la commedia di Joker creando un unicum nel suo genere: di fatto un mostro. Gli effetti non sono da poco se si considera che Arthur, per sbarcare il lunario, vorrebbe sfondare come comico. Ride ma non sa far ridere, non ha la consolazione dell'arte, la sua condizione lo ricaccia nella sua prigione.


Se ci si pensa bene, Woody Allen ride poco, invece, ma sa far ridere, dosando anch'egli, a suo modo, dramma e commedia. È con la regia di Allen che qualche anno fa Phoenix ha interpretato, in Irrational Man,  Abe Lucas: il quale – malato di disperazione – risorge a nuova vita scoprendo nell'azione irrazionale, assurda, qualcosa che lo elevi, lo giustifichi, fino a pronunciare battute come questa: «Avevo ragione a pensare che l’omicidio sarebbe stato un atto creativo».
Che stesse già allora (nel 2015) studiando per il personaggio di Joker?





Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.
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