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Articoli di Rosanna Costantino
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Twenty One Pilots: l'oscura allegoria di «Drag Path» da Breach: Digital Remains

Twenty One Pilots: l'oscura allegoria di «Drag Path» da Breach: Digital Remains

Copertina di Drag Path, la bonus track dei Twenty ∅ne Pil∅t

Musica Di Rosanna Costantino. Drag Path è una bonus track di Breach: Digital Remains, edizione esclusiva dell’album originale dei Twenty ∅ne Pil∅ts uscito il 12 settembre 2025. Il testo di Tyler Joseph racconta la fuga da tutto ciò che ci vuole distruggere e il disperato bisogno di lasciare un segno a chi viene dopo di noi.

Le canzoni dei Twenty ∅ne Pil∅ts sono famose per essere orecchiabili e ballabili, ma sono anche dei veri e propri manifesti della nostra psiche, delle piccole tavolozze in cui le pennellate sono le note musicali, e i colori sono le parole e le immagini che generano nella nostra testa. Anche quelle che possono sembrare – e che vengono ingiustamente considerate – delle tracce minori o poco conosciute, sono, per la verità, scritte con la stessa cura di quelle che hanno un’impostazione più radiofonica.

Prendiamo Drag Path, una bonus track di Breach: Digital Remains, edizione esclusiva dell’album Breach uscito il 12 settembre 2025 con un libretto digitale di 50 pagine con testi scritti a mano, fotografie rare e oggetti personali.

È una traccia rilasciata a sorpresa, inizialmente solo per i pochi che avevano acquistato l’edizione speciale digitale. E invece, poi, è diventa amatissima da tutti i fan poichè appare chiaro che rappresenti il completamento del percorso artistico fatto finora dalla band, ma anche l’epilogo di una storia allegorica che ci è stata raccontata da Tyler Joseph e Josh Dun in un arco temporale di ben dieci anni e cinque album.


Come per altri brani della loro discografia, Drag Path ha diverse chiavi di lettura.

Letterale, introspettiva, oppure più metaforica.
Quando vedo gli occhi del diavolo
Una corrente mi percorre lungo la schiena
Mi ha trovato
Sembra che io abbia perso di nuovo
Una storia raccontata fino alla nausea.
L’autore Tyler Joseph ci racconta dove si trova in questo preciso istante, dopo aver attraversato la via impervia della propria salute mentale, tra pensieri depressivi, crisi religiose e di identità, autolesionismo, depressione e fallimenti. Sembra di vederlo – e lo vediamo per davvero nel video di City Walls – in piedi davanti al male che lo guarda e lo sfida ancora una volta, senza sosta. E nonostante le mille prove vinte, ancora sente un fremito di paura che gli corre lungo la schiena: non è ancora finito quel ciclo in cui è bloccato, anche se l’istinto gli suggerisce di fuggire, finché il sole sorge e con lui la speranza.

Sia l’estetica visiva, con la copertina rossa con la sagoma nera del cantante che ricorda una figura demoniaca, che quella sonora sono perfettamente in sintonia con i vari strati di significati e le parole ricercate e ben studiate.

La linea sottile del synth rende la musica eterea, mentre le note velate al piano sono sorrette dalla ritmica come sempre decisa del batterista Josh Dun. La voce del cantante Tyler viene inglobata nella melodia, con la sua dolcezza, i suoi falsetti, i suoi scatti melodici. Quel «Can you, can you, can you» ripetuto e volutamente sottolineato con un crescendo, è come una invocazione che viene direttamente dallo stomaco. Come una richiesta di aiuto o un senso di riscatto nei confronti del suo malessere. E ci lascia con la domanda: quel «Can you find me?» a chi è rivolto? A Dio? A chi lo salverà? Alla sua sanità mentale? L’interpretazione è libera.

Drag Path, come è facile intuire, piace subito ai fan, anche a chi non ha comprato l’edizione speciale, dal momento che è trapelato sui social.

Qualche tempo dopo, il 18 febbraio 2026, i due ragazzi ne rilasciano una versione leggermente modificata su tutte le piattaforme di streaming, accompagnata da un video animato che assomiglia di più a un cortometraggio, come capita spesso con i video dei Twenty ∅ne Pil∅ts. Il protagonista è un piccolo coniglietto dalla faccia dolce e buffa e qui il riferimento è a uno dei versi più iconici della band, quello di Heavydirtysoul, «Death inspires me like a dog inspires a rabbit», quando la morte costringe l’autore a vivere la propria vita intensamente, proprio come un coniglio è spinto a correre alla massima velocità per sopravvivere quando viene inseguito da un cane. Il progetto visivo nasce in origine per la tesi del suo autore, Tobias Gundorff Boesen, ben 16 anni fa, per il corso di Animazione presso un laboratorio di Viborg, in Danimarca. Girato in esterni nelle foreste che circondano la cittadina danese, con la colonna sonora di Slow Show dei The National, si intitola Out of Forest, rimane impresso a Tyler tanto da volerlo adattare alla nuova traccia.

Il videoclip di Drag Path si apre con il suo autore vestito da mago che sale su un palco illuminato debolmente.

La scena poi si sposta in un bosco fiabesco dove seguiamo le vicende del coniglio protagonista che partecipa entusiasta a un banchetto di famiglia, tra foto ricordo e risate. Ma nell’oscurità si muove l’ombra inquietante di un lupo pericoloso che si avventa sui poveri inermi personaggi, risparmiando però il protagonista che riesce a dileguarsi, ma non del tutto. E quando il lupo sta per avventarsi anche su di lui, una mano – forse divina? – esce dal cielo illuminato solo da una bella luna piena, e lo prende per lo orecchie, di fatto, salvandolo. Solo in seguito si scopre che si tratta della mano del mago, che sta eseguendo il classico numero del coniglio che esce dal cappello, tra gli applausi del pubblico.



Drag Path è una favola oscura.

Tocca anche il tema religioso di un Dio che salva, ma introduce allo stesso tempo un risvolto inatteso che spezza la rigidità di questa lettura, aggiungendo una sfumatura simpatica, quasi ironica. Drag Path racconta la fuga da tutto ciò che ci vuole distruggere e il disperato bisogno di lasciare un segno a chi viene dopo di noi: come il dolce coniglio, anche noi corriamo costantemente per salvarci, e in questa corsa sfrenata non abbandoniamo la speranza che qualcuno segua le nostre impronte e riesca, finalmente, a trovarci. E metterci in salvo.



Rosanna Costantino
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Buon compleanno Chester!

Buon compleanno Chester!

Buon compleanno Chester!

Musica Di Rosanna Costantino. Oggi sarebbe stato il suo compleanno. Invece Chester Bennington si è tolto la vita nel 2017, lasciando un gran vuoto, perché la sua umana fragilità era in fondo simile alla nostra. Ed è quella che oggi vorrei celebrare: buon compleanno Chester!

«Ci sono le rockstar e poi c'è Chester Bennington», così scriveva un giornalista che aveva assistito a un’esibizione live del frontman dei Linkin Park. E poi proseguiva: «Non è tanto una rockstar quanto un artista nato per “sanguinare” sul palco», o per brillare. È quella sua attitudine di incantare e infiammare le folle che oggi ci manca di più e che vogliamo continuare a ricordare.


Oggi Chester Bennington avrebbe compiuto 50 anni se solo la depressione non avesse spento per sempre il suo magnifico sorriso quel maledetto 20 luglio del 2017.

Cinquant'anni fa la vita regalava al mondo un fremito di passione che ha cambiato i destini di milioni di persone con la sua luce capace di squarciare le più profonde e spaventose oscurità. Un'energia primordiale, che bruciava di passione ogni singola nota, ha preso il controllo delle anime dei suoi fan e non le ha mai più abbandonate. Un legame che si è consolidato ancora di più dopo la sua scomparsa e ha trasformato questa ricorrenza nella celebrazione più commossa della sua vita e della sua arte, ripercorse minuziosamente nel mio libro In the end. Una biografia non ufficiale di Chester Bennington.

Con i brividi sulla pelle e un sussulto nel cuore, oggi più che mai, risuona nella mente quella sua voce angelica cantare: «When you're feeling empty keep me in your memory. Leave out all the rest» [Leave out all the rest, Minutes to Midnight].


Inutile dire quanto l’assenza di Chester Bennington pesi ancora e quanto quella sensazione di ingiustizia sarà sempre insita nel profondo di chiunque lo ami.

Ma la sua musica ha il potere di raggiungere gli angoli più nascosti dell’anima e guarire ciò che nient’altro può, attraverso il modo in cui riesce a far tremare la nostra pelle con la sua voce e le sue urla e a far pulsare forte i grovigli del cuore.
Abbiamo amato intensamente e amiamo quelle sue cicatrici che non ha mai chiesto e quel dolore che si è trasfigurato in un universo di incanto e splendore.
Forse questo vuoto che proviamo non sarà mai riempito. Forse possiamo provare a dimenticare il dolore quando ci lasciamo riscaldare da quel suo calore prorompente, e forse possiamo provare a domandare alle stelle, perché sappiamo che lui è lì e guarda giù verso di noi.
In questi ultimi anni abbiamo raccolto la sua eredità e ogni giorno cerchiamo di affrontare e tenere a bada il buio dentro di noi, ripetendo ogni volta che ne sentiamo il bisogno: «Remember all the sadness and frustration and let it go» [Iridescent, A Thousand Suns].


Oggi celebriamo la sua umana fragilità così simile alla nostra, il suo entusiasmo genuino e gli rivolgiamo un pensiero commosso e grato, perché non pensare a lui sarebbe come non pensare, non ascoltare musica, non vivere.

Jonathan Davis, frontman dei Korn, disse di lui: «Ci vorrebbero più Chester nel mondo».
Il che è vero, ma a noi sarebbe bastato poter godere ancora della sua presenza e del suo vitale entusiasmo.
Buon compleanno, Chester. Ci manchi. Ti cerchiamo nella nostra memoria con gli occhi che bruciano. L’oscurità ti terrà stretto, finché il sole non sorgerà.



Rosanna Costantino
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I Linkin Park incendiano Milano: un ritorno emozionante all’I‑Days 2025

I Linkin Park incendiano Milano: un ritorno emozionante all’I‑Days 2025

I Linkin Park incendiano Milano: un ritorno emozionante all’I‑Days 2025

Musica Di Rosanna Costantino. Martedì 24 giugno, i Linkin Park sono tornati in Italia all’I-Days festival dopo otto lunghi anni, regalando a una folla di più di 78.000 fan un evento con un impatto emotivo molto intenso: un tributo al compianto Chester Bennington e alla band, proiettata al futuro con la voce di Emily Armstrong.

Martedì 24 giugno, l’Ippodromo Snai La Maura si è trasformato nel palcoscenico di un rito collettivo: i Linkin Park sono tornati in Italia, all’I-Days festival, dopo otto lunghi anni, regalando a una folla di più di 78.000 fan una performance memorabile. L’ultima volta della band californiana nel Bel Paese è stata il 17 giugno del 2017, a Monza, con il loro storico e compianto frontman Chester Bennington, che solo un mese dopo si è tolto la vita nella sua casa di Los Angeles a causa della depressione di cui soffriva da tempo.
Da quel momento in poi, la band scioccata, ha interrotto tour e produzione di dischi, prendendosi il tempo necessario per elaborare la perdita del loro amico e collega. Sono tornati insieme sul palco il 27 ottobre 2017 all'Hollywood Bowl per uno spettacolo tributo in sua memoria. Poi, per anni, non si è mai parlato ufficialmente di un ritorno, solo sporadiche dichiarazioni che lasciavano intendere ancora tanta confusione.


Nell'ultimo anno, voci sempre più insistenti si sono rincorse intorno alla scelta di un nuovo frontman, fino all’annuncio a sorpresa di un misterioso countdown nell’autunno del 2024.

Conto alla rovescia che ha svelato una data misteriosa, 9 settembre 2024, giorno del ritorno dei nuovi Linkin Park al Kia Forum, che tra le note di un pezzo nuovo di zecca dal titolo The Emptiness Machine, ha presentato la formazione con Emily Armstrong (già cantante dei Dead Sara), Colin Brittain alla batteria al posto di Ron Bourdon e Alex Feder alla chitarra in sostituzione di Brad Delson nei live. Oltre agli storici Mike Shinoda (rapper e polistrumentista), Joe Hahn (DJ) e Dave Farrell (al basso). A conclusione, è stata annunciata l’uscita del nuovo album dal titolo From Zero, come il primo nome della band (Xero) e come la volontà di ripartire in qualche modo “da zero”, in termini di rinascita spirituale dopo uno stop così tragico.

© Rosanna Costantino

Il live di Milano ha registrato il sold‑out in soli 72 ore dall’apertura delle vendite, prova di quanto l’interesse e la passione per la band siano ancora vivi e radicati.

Il giorno prima del live di Milano è stato organizzato un evento pop-up chiamato “Linkin Pizza”, nella pizzeria Da Zero – non a caso come il titolo dell’album. Nello speciale menù preparato appositamente per l’occasione, pizze dai nomi che richiamavano la loro discografia e merchandising a tema, come magliette e cappelli. I più fortunati, tra i tanti partecipanti accorsi, hanno potuto anche salutare la band che, a sorpresa, è passata per assaporare le specialità e firmare autografi.

Al festival, oltre ai Linkin Park, gruppo di punta della serata, si sono esibiti il rapper statunitense JPEGMAFIA, il gruppo emo-rock Jimmy Eat World e la band metalcore canadese Spiritbox.

Artisti che hanno preparato il terreno alle oltre due ore di esibizione dei sei californiani, tra vecchi successi – tra cui Somewhere I Belong, Numb, Crawling, Waiting For The End, Faint, A Place For My Head e l’immancabile In The End – e nuove hit tratte dall’album From Zero, come la già citata The Emptiness Machine, l’esplosiva Two Faced, Stained, Heavy is The Crown, Up From the Bottom e Cut the Bridge, solo per citarne alcune. Poco prima che partisse l’intro costruito con una versione remixata di Castle Of Glass, un countdown ha accompagnato un pubblico fremente.

Come successo anche in altri Paesi, durante i tre minuti precedenti all’esplosione iniziale, hanno sparato dalle casse una canzone legata alla nazione che li ha ospitati.

Nel nostro caso è stata scelta La Solitudine, vecchio successo di Laura Pausini, tra lo stupore di alcuni e il divertimento di molti. Tutti hanno intonato quelle note, come un rito di liberazione dalla tensione pre-concerto. Impossibile non pensare al post, con tanto di foto, che l’artista nostrana ha scritto per Chester il giorno dopo la sua morte: “Quando ho conosciuto Chester mi ha sorriso così. Come in questa foto. Ci siamo parlati a lungo e ricordo che mi sorprese con la sua dolcezza. Dietro ad un gesto così estremo chissà quali tormenti nascondeva… sono molto dispiaciuta per questa perdita… Prego per la sua famiglia. Buon Viaggio Chester Bennington”.
A metà concerto, Mike è sceso tra il pubblico a stringere mani e a salutare. A un certo punto si è fermato davanti a una ragazza alle transenne e le ha regalato il cappello che aveva in testa autografato da tutta la band, uUn gesto simbolico di affetto e riconoscenza per il sostegno ricevuto in tutti questi anni. Emily ha cantato Lost in versione lenta come un tributo a Chester e quando il pubblico le ha cantato "sei bellissima", lei ha sorriso imbarazzata e contenta pur non avendo capito bene cosa significasse.


In generale, tutto l’evento ha avuto un impatto emotivo molto intenso.

Tra chi li ha visti per la prima volta e chi aveva già vissuto quell’esperienza, tutti hanno cantato a squarciagola canzoni legate a particolari esperienze di una vita o a ricordi indimenticabili. Brani che negli ultimi otto anni si temeva non potessero essere più cantati in un contesto live. La scomparsa di Chester Bennington ha lasciato uno vuoto troppo grande e troppo difficile da archiviare, ma quel rito collettivo ha creato una sorta di ponte tra passato e futuro, dove il presente è forse un po’ meno desolante e triste, ma ricco di gratitudine. Energia, ricordi e novità. Un modo per dire: “Dopo 25 anni, queste canzoni esistono e sono più che mai attuali e, nello stesso tempo, sono entrate a far parte della storia della musica”.

È stato un tributo alla carriera dei Linkin Park e il consolidamento del legame speciale con il pubblico italiano.

Un coro unanime che ha cantato anche per Chester, il grande assente, con le mani rivolte al cielo, e anche per quei fan per i quali è ancora troppo difficile ascoltare una voce diversa dalla sua sulle canzoni storiche. È stato come rivivere un pezzo della propria adolescenza o giovinezza, che però continua a riflettersi nella quotidianità, poiché non sono canzoni archiviate, ma presenti ancora nelle playlist attuali.


Il concerto ha dimostrato che i Linkin Park non sono affatto un’operazione nostalgia, ma sono una band che vive e produce ancora hit di successo fatte col cuore, che riesce a portare avanti una importante eredità storica e a proiettarsi con creatività nel domani.

Mike Shinoda, colui che ha gettato le prime basi della band nel lontano 1996, durante la serata ha ringraziato i presenti per aver accolto la nuova cantante Emily Armstrong e il nuovo batterista Colin Brittain con affetto e apertura mentale nella famiglia. Perché si può rinascere sempre, anche quando la vita sembra toglierti ogni speranza e prospettiva. E perché accogliere il nuovo non significa archiviare il passato – una cosa non esclude l’altra – ma vuol dire darsi una seconda possibilità, onorare un amore consolidato mentre si fa spazio a esperienze diverse. Significa poter ancora provare quei brividi che fanno sentire vivi e parte di una comunità.

© Rosanna Costantino

Ogni soldier – così si chiamano i fan dei Linkin Park – a modo suo impara giorno dopo giorno a vivere senza Chester.

E ciò può avvenire in tanti modi, anche partecipando a un concerto della sua band senza di lui. Tutto è lecito e non c’è una strada più giusta dell’altra, purché non si abbia la tendenza alla distruzione che, forse, può risultare la più facile, ma in verità non porta lontano. Costruire e rimanere positivi, invece, può aiutare a sopportare un po’ di più il dolore e a coltivare meglio la gratitudine. I Linkin Park hanno ancora molto da dire e lo scopriremo nei mesi a venire.
Il prossimo appuntamento con i fan italiani è per l’anno 2026, venerdì 26 giugno alla Visarno Arena di Firenze.



Rosanna Costantino
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Recensione: One Step Closer, di Jeff Blue

Recensione: One Step Closer, di Jeff Blue

Recensione: One Step Closer, di Jeff Blue

Libri Recensione di Rosanna Costantino. One Step Closer: Dagli Xero alla vetta: la storia dei Linkin Park, di Jeff Blue (Il Castello Editore), tradotto da Giuseppe Ciotta. Dagli esordi difficili agli attimi cruciali nella scalata al successo della band, raccontati dal manager e produttore che li ha scoperti, con la prefazione di Samantha Bennington.

I fan dei Linkin Park conoscono bene la storia che li ha portati al successo e attraverso quanti rifiuti siano passati prima di poter ascoltare le loro canzoni in radio. La sanno perché la band ne ha parlato più volte in questi 23 anni, un po’ per dover smentire le voci che li descrivevano come finti e costruiti a tavolino, e un po’ per un moto di orgoglio e soddisfazione per una gavetta che li ha fortificati nella loro personale identità.

Brad Delson, Mike Shinoda, Dave Farrell, Joe Hahn, Chester Bennington e Rob Bourdon sono sei ragazzi normalissimi di Los Angeles che fin dall’inizio vogliono diventare delle rock star.

Seguendo la loro passione per la musica e la necessità di comunicare qualcosa di importante ai propri coetanei.
Rileggere questa storia dal punto di vista di chi li ha condotti per mano nell’industria musicale emoziona e coinvolge.
Jeff Blue, il manager e produttore che li ha scoperti, ha pubblicato un libro nel 2020, dal titolo One Step Closer. From Xero to #1: Becoming Linkin Park in cui fotografa gli esordi difficili della band; dal primo divertente incontro con il suo stagista/chitarrista Brad Delson, alla famosa prima telefonata con un giovane cantante molto promettente dell’Arizona di nome Chester Bennington, fino all’esplosione di Hybrid Theory.

Per i fan italiani è ora disponibile in libreria, nella traduzione di Giuseppe Ciotta, One Step Closer. Dagli Xero alla vetta: la storia dei Linkin Park, edito da Il Castello Editore per Chinasky Edizioni, con in copertina purtroppo solo i due frontman, Mike Shinoda e Chester Bennington.

Il libro è stato tradotto e curato brillantemente dall’autore Giuseppe Ciotta, il quale, tra le altre cose, ha scritto In Catene - I Giorni di Layne Staley e gli Alice In Chains. Questa curiosa coincidenza mi riporta alla prima volta in cui ho ascoltato l’intensa e potente voce di Chester Bennington che a tratti mi ricordava proprio quella del compianto cantante di Seattle, Layne Staley. Secondo Ciotta stesso, Chester può essere considerato «l’ultima voce grunge, sebbene i Linkin Park siano altra cosa», e per il suo compagno di band, Mike Shinoda: «Un minuto prima è Dave Gahan dei Depeche Mode e il minuto dopo è Layne Staley», per la sua incredibile versatilità, sa essere, infatti, vellutata ma anche ruvida. Chester Bennington si può considerare un ponte tra le generazioni grunge e quelle del nuovo millennio, il nuovo che strizza l’occhio al passato più recente con riconoscenza e ammirazione. È una fusione tra la disperazione, la sofferenza e l’inquietudine del rock (ma senza la dannazione e gli eccessi) quando la sua voce è rabbiosa, e la speranza e la redenzione quando è più morbida e carezzevole.


Ritornando ai fatti raccontati da Blue, leggendo One Step Closer si ha la sensazione di seguire una narrazione molto accurata e minuziosa.

Con tanto di date e nomi, come in un diario o come se stessimo sfogliando un album fotografico in cui sono impressi attimi cruciali nella scalata al successo dei Linkin Park e dello stesso autore.
Tra incontri fortunati, occasioni sfumate, eclatanti fallimenti, coincidenze messe in piedi dal destino, la costante lotta di Blue e degli Xero, diventati poi Hybrid Theory e infine Linkin Park, si svolge proprio sotto ai nostri occhi. Mentre vengono rifiutati più volte dalle etichette discografiche, sviluppano il proprio potenziale artistico dando sempre il meglio di se stessi e affinando uno stile distintivo.

In più punti si sorride e in altri ci si commuove.

Come quando assistiamo alle crisi personali di Chester, tra un passato doloroso e un presente difficile da gestire: la mancanza di una stabilità economica, una nuova vita proiettata in un futuro incerto tutto da costruire, sempre inseguendo un sogno fatto di riscatto e rinascita.
Contemporaneamente a tutto questo, sboccia come cantante e rock star insieme ai cinque compagni diventati poi la sua nuova famiglia. Presto però le strade con Jeff Blue si dividono e il libro si conclude proprio con In the end, brano simbolo del gruppo e del nuovo millennio.


L’autore, però, ci lascia con una profonda riflessione sul successo dei Linkin Park che va ben al di là dei dischi d’oro e dei concerti sold out.

Lo capisce quando scorge negli occhi dei fan scintille di vita e di gioia. È una band che sa parlare al proprio pubblico, sa toccare le corde giuste e lasciare pezzi di sé nell’anima di chi li ascolta. Una band che «ha aiutato milioni di persone a trovare una ragione per vivere».


One Step Closer
Dagli Xero alla vetta: la storia dei Linkin Park

di Jeff Blue
traduzione di Giuseppe Ciotta
Il Castello
Biografia | Non-fiction
ISBN 978-8827603918
Ebook 10,99€
Cartaceo 20,90€

Quarta

Dal punto di vista unico della persona che li ha scoperti, “One Step Closer” rivela l’incredibile storia di un gruppo che, sopravvissuto a innumerevoli rifiuti, ha superato le aspettative di tutti ed è diventato la voce di una generazione.
Questa vicenda parte dagli albori dei Linkin Park: la loro prima demo, gli instancabili sforzi per perfezionare quel suono così particolare, la scoperta di un giovane e incasinato cantante di Phoenix (Arizona) di nome Chester Bennington, la lunga corsa verso la vetta delle classifiche.
Il giovane editore musicale Jeff Blue, aspirante discografico, era lì con loro quando nessun altro credeva nel gruppo, e questo è il suo ricordo di quell’incredibile viaggio. Avvincente e stimolante, il libro è una testimonianza di perseveranza, nonché un resoconto dettagliato - da dietro le quinte - della costruzione di un sogno e di ciò che serve per realizzarlo.
Ma l’autore non si ferma al fortunato esordio e, con grande tenerezza, giunge fino al tragico epilogo rappresentato dalla morte di Bennington.

Con prefazione di Samantha Bennington



Rosanna Costantino
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Recensione: La nostra storia. Tutto il mondo di Happy Days, di Giuseppe Ganelli e Emilio Targia

Recensione: La nostra storia. Tutto il mondo di Happy Days, di Giuseppe Ganelli e Emilio Targia

Recensione: La nostra storia. Tutto il mondo di Happy Days, di Giuseppe Ganelli e Emilio Targia

Libri Recensione di Rosanna Costantino. La nostra storia. Tutto il mondo di Happy Days, di Giuseppe Ganelli e Emilio Targia (Edizioni Minerva). In prossimità del 50° anniversario della messa in onda negli Stati Uniti della prima puntata, il formidabile viaggio di Happy Days nelle case di tutto il mondo.

Chi non ha mai avuto malinconia di tempi passati, quando si era giovani e spensierati e la vita sembrava più semplice?
Con il passare degli anni tutti i ricordi legati a questi momenti preziosi si cristallizzano e diventano un vero tesoro da custodire nel cuore e nella mente. Succede che basta una canzone o un luogo per riportarci a quelle atmosfere che il tempo ha reso piacevolmente ovattate.
Può succedere anche ripensando a un film o a una serie TV che abbiamo tanto amato. Ed ecco che è come se vivessimo con i nostri personaggi preferiti a fianco, con le loro battute iconiche e le loro avventure.

Nessuno prima d’ora aveva pensato di raccontare in un libro cosa abbia significato per milioni di telespettatori una delle serie TV più amate di sempre: l’americana Happy Days.

Ci hanno pensato Giuseppe Ganelli, medico radiologo, ed Emilio Targia, giornalista e scrittore. I due autori hanno unito le proprie competenze per dare vita a La nostra storia. Tutto il mondo di Happy Days, pubblicato da Edizioni Minerva e dal 17 maggio 2023 in tutte le librerie. Il corposo volume vanta la prefazione di uno dei protagonisti principali del telefilm, Henry Winkler, alias Arthur "Fonzie" Fonzarelli, e la postfazione di Max Pezzali, famoso cantante e appassionato delle gesta di casa Cunningham.
Ganelli ha conseguito il titolo di Guinness World Records come maggiore collezionista al mondo di oggetti di scena, pubblicazioni e memorabilia a tema Happy Days, mentre Targia da anni si occupa di media e nuove tecnologie.

Quest’anno ricorre il 50° anniversario di Happy Days, la sit-com ambientata nella Milwakee degli anni 50 e quale migliore occasione per rispolverarne ricordi, aneddoti conosciuti e meno noti, raccontare dietro le quinte e curiosità, spesso anche dalla viva voce degli stessi protagonisti.

Si possono leggere storie da uno dei protagonisti principali, l’attore Ron Howard, che oggi tutti conoscono come famoso regista, che all’epoca interpretava il ruolo di Richie Cunningham.
Ma anche testimonianze di altre persone che facevano parte del cast, che dopo ben 255 episodi nell’arco di 11 stagioni, dal 1974-1984, ormai si consideravano una vera e propria famiglia. Non poteva mancare un capitolo dedicato al compianto Robin Williams, che fece il suo esordio proprio sul set di questa fortunata sit-com.

Il titolo del libro già lascia intuire quanto possa essere interessante andare a rivedere le gesta di Fonzie, Richie & Co, perché effettivamente la loro storia è anche la nostra storia.

Come scrive Max Pezzali alla fine del volume, Happy Days accompagnava per mano generazioni di giovani verso un mondo adulto. Rappresentava effettivamente i “giorni felici” (nomen omen) di quei ragazzi della periferia che cercavano momenti di svago e condivisione con il sogno americano nel cassetto. Era l’intrattenitore garbato, simpatico e scanzonato di bambini e ragazzi che dopo scuola aspettavano i genitori rincasare dal lavoro. Come scrive Fabio Fazio nel libro, Happy Days era: «Assomigliare a Richie volendo essere Fonzie; indossare un maglioncino a rombi e sognare un giubbotto di pelle; essere adolescenti volendo essere grandi». Tutto questo è la magia che è in grado di ricreare un telefilm come non se ne vedono più.
La nostra storia. Tutto il mondo di Happy Days è completo di foto, episodi, date di messa in onda, doppiatori italiani, eventi a tema, insomma, tutto quello che un appassionato (e non) deve sapere condensato in circa 450 pagine a portata di mano, da consultare, sfogliare e conservare come il più caro dei ricordi.


La nostra storia. Tutto il mondo di Happy Days

La nostra storia
Tutto il mondo di Happy Days

di Giuseppe Ganelli e Emilio Targia
Edizioni Minerva
Saggio
ISBN 978-8833245294
Cartaceo 21,85€

Quarta

Sembra incredibile ma finora nessuno, in nessuna parte del mondo, aveva mai pubblicato un libro che raccontasse nel dettaglio la storia della celebre serie tv Happy Days, i suoi creatori e i protagonisti delle puntate. Per celebrare il cinquantesimo anniversario della messa in onda negli Stati Uniti della prima puntata (15 gennaio 1974), si è deciso di porre rimedio a questa mancanza raccontando finalmente l'incredibile viaggio di Happy Days nelle case di milioni di persone in tutto il mondo. Si racconta la serie fin dalla sua gestazione, approfondendone il cammino attraverso gli anni. Si riscoprono poi le fasi della scrittura e delle registrazioni delle puntate, le scelte della produzione, il gradimento del pubblico, le esigenze delle reti televisive nel corso degli anni. La storia, le storie, gli attori, gli autori, i set, il dietro le quinte, il pubblico, le curiosità e le interviste esclusive ai protagonisti della serie. Il tutto arricchito da numerose fotografiche degli attori sul set, ritratti in diversi eventi o in momenti privati, ma anche dalle immagini dei copioni, dei dischi e dei tanti memorabilia tratti dalla collezione più grande al mondo. Prefazione di Henry Winkler.
Postfazione di Max Pezzali.



Rosanna Costantino
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Tormentoni estivi: quando il rock incendiava l'estate

Tormentoni estivi: quando il rock incendiava l'estate

Tormentoni estivi: quando il rock incendiava l'estate

Musica Di Rosanna Costantino. Quando i tormentoni estivi erano rock: dai Kiss ai Linkin Park, i grandi successi che hanno incendiato le estati di ieri e di oggi.

Chi ha detto che i tormentoni estivi sono solo grandi hit reggaeton, pop e balli di gruppo?
Un tormentone è un brano musicale che si insinua nella tua mente e ti fa cantare distrattamente mentre sei impegnato a fare altro. Magari non ne conosci bene le parole, o sai a memoria solo il ritornello, ma il suo ritmo e le sue parole ti seguono ovunque durante l’estate: mentre sorseggi il tuo tè freddo al chioschetto del lido, in fila al centro commerciale, in coda mentre raggiungi in macchina il luogo delle tue vacanze.

Insomma, il tormentone è una sorta di colonna sonora del tempo dello svago, della spensieratezza, della libertà.

Per questo motivo non deve essere impegnato, tanto meno impegnativo. La sua funzione è di intrattenere e farti esclamare: corazon, sole, amore, señiorita anche se detesti quelle parole e quei suoni.
Ecco perché in questo articolo abbiamo pensato di ricordare quelle hit rock del passato trasmesse ad alta rotazione per tutti gli irriducibili della buona musica tutto l’anno.

Cominciamo la nostra personale classica di dieci canzoni rock diventate un tormentone con I Was Made for Lovin' You dei Kiss, uscita prima dell’inizio dell’estate del 1979.

Questo brano schizzò in vetta alle classifiche di tutto il mondo e contribuì al successo della band diventando il loro brano più famoso.



Negli anni Ottanta sono molte le band che sfornano successi. Menzioniamo Should I Stay or Should I Go dei Clash, pubblicata a giugno del 1982, che ottenne una seconda popolarità dieci anni dopo grazie alla pubblicità della Levi’s. Anche David Bowie, il duca bianco, si cimentò in un “tormentone” per cercare di conquistare una fetta di giovani a cui le sue precedenti produzioni erano sconosciute. Per questo motivo compose la famosissima e frizzante Let's Dance. Sicuramente un brano diverso, ma tutto sommato nel suo stile.
Gli anni del Grunge

Gli anni del Grunge
Italia 1989-1996

a cura di Giacomo Graziano
PubMe - Gli scrittori della porta accanto
Racconti | Interviste
ISBN 979-1254582909
Cartaceo 15,00€
Ebook 2,99€


Grunge e tormentoni sono come il diavolo e l’acqua santa, ma in qualche modo anche questo genere ha sfornato hit diventate onnipresenti nelle radio e nelle orecchie di tutti.

Non possiamo non citare Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, lanciata nell’aprile 1993, che ha dominato le classifiche per tutta l’estate e per molti mesi successivi.



Sul finire dell’estate del 1994, le radio impazzirono letteralmente per un pezzo impegnato, ma molto orecchiabile: il fortunato singolo dei The Cranberries, Zombie. Il brano fu composto da Dolores O'Riordan l’anno precedente per ricordare il sacrificio di due ragazzi rimasti uccisi in un attentato dell'IRA in Inghilterra.


Passano pochi anni, siamo nel 1999 per la precisione, e i Red Hot Chili Peppers lanciano Californication, un album che fece da colonna sonora alle inquietudini di tanti ragazzi che si preparavano a fare il grande salto nel nuovo millennio, tra vecchie paure e grandi insicurezze. È un album rock melodico che ti trasporta in una dimensione sognante e vivida.

Negli anni 2000 la canzone simbolo ce l’hanno regalata i Linkin Park con In the End che, anche se pubblicata a estate ormai finita, ha catalizzato l’attenzione di tutti per settimane, con la sua perfetta fusione tra rap e rock, melodia e ruvidezza delle chitarre.

Orecchiabile e amabile, metteva d’accordo tutti.



Seven Nation Army dei The White Stripes fu invece il tormentone che dominò i giorni torridi del 2006. Pubblicata originariamente nel 2003, fu riportata alla ribalta grazie ai tifosi di calcio che accompagnavano le imprese dei propri beniamini durante la Coppa del Mondo riproducendo il riff principale del brano con un coro onomatopeico di po-popopo-popopo, fino a diventare in seguito l’inno ufficiale della Nazionale Italiana.
In the end

In the end
Una biografia non ufficiale di Chester Bennington

di Rosanna Costantino
PubMe – Collana Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
ISBN 9788833667843
Biografia
cartaceo 17,00€
ebook 2,99€
audiolibro storytel.com
EN edition – paperback 17,00€
EN edition – kindle 2,99€

E ai giorni nostri?

Facendo un salto fino a oggi ritroviamo ancora i Linkin Park con Lost, un “vecchio” nuovo brano inedito, registrato esattamente venti anni fa e che avrebbe dovuto essere pubblicato nel secondo album Meteora. Uscito su YouTube il 10 febbraio 2023, è ancora numero 1 in classifica, segno che i fan non hanno mai smesso di amare l’indimenticabile voce di Chester Bennington.
Un’altra hit passata spesso in radio viene dall’Inghilterra con Portrait of a Blank Slate dei Lovejoy, band che conta 30 milioni di fan su tutti i loro canali social e 800 milioni di stream globali, un tour tutto esaurito in Europa e Nord America.




Rosanna Costantino
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Canzoni come poesie: «Lost», il brano inedito dei Linkin Park, dall'album celebrativo Meteora20

Canzoni come poesie: «Lost», il brano inedito dei Linkin Park, dall'album celebrativo Meteora20

Canzoni come poesie: «Lost», il brano inedito dei Linkin Park, dall'album celebrativo Meteora20

Musica Di Rosanna Costantino. Dai versi alle note, quando le canzoni sono poesie: Lost, il brano inedito dei Linkin Park che ci riporta la voce intensa ed emotiva di Chester Bennington, dall'album celebrativo per i vent'anni dalla pubblicazione di Meteora.

I Linkin Park sono tornati a scalare le classifiche di tutto il mondo e a emozionare i propri fan battendo diversi record e piazzandosi nei primi posti di svariate hit parade, come la Mainstream Rock Airplay Chart, dalla quale mancavano da 14 anni, la KROQ playlist nella quale hanno mantenuto il primo posto per ben due settimane consecutive, oltre alla web radio americana Pandora, Apple Music e altre. Primo posto anche nella classifica di Spotify tra le Top Songs Debut Global e prima nella Rock & Alternative Airplay di Billboard.
Il merito di questo ritorno al successo? La pubblicazione di una canzone inedita, dal titolo Lost, risalente all’epoca in cui fu registrato il secondo album della band, Meteora.

Pubblicato il 25 marzo 2003 dalla Warner Bros. Records, all’epoca Meteora riscosse un successo clamoroso, vendendo più di 800.000 copie solo nella prima settimana.

Riuscì nella difficile impresa di confermare il successo dell’album di debutto dei record, Hybrid Theory, pubblicato tre anni prima, e non fece che rivelare ai fan la natura più matura del sestetto californiano che aveva tutte le intenzioni di lavorare ancora più duramente pur di dimostrare di avere molto da dire in termini lirici e musicali.
I Linkin Park, rimasti oramai in cinque dopo la scomparsa prematura di uno dei loro frontman, Chester Bennington, il cui posto è rimasto dolorosamente vacante dal 2017, hanno deciso di celebrare il ventesimo anniversario della pubblicazione rilasciando finalmente alcuni brani inediti: oltre a Lost, ascolteremo anche Fighting Myself e More The Victim.
Parlando di Meteora, Chester all’epoca disse: «Nel primo album, una volta che abbiamo finalmente trovato la formula, le canzoni sono arrivate una dopo l'altra. Questa volta, penso che abbiamo trovato un modo per fare alcune cose che abbiamo sempre voluto fare: brani in puro stile hip- hop, brani puramente guidati dall'elettronica senza chitarre... Cose che non credo avremmo potuto realizzare per Hybrid Theory».
Ai tempi, l’album fu scritto durante l’estenuante tour attorno al mondo, nel retro del loro tour-bus, poiché tra i ragazzi serpeggiava un gran fermento creativo impossibile da contenere.

«Trovare Lost è stato come trovare una foto preferita che avevi dimenticato di aver scattato, come se stessi aspettando il momento giusto per rivelarsi», ha detto uno dei fondatori e mente creativa dei gruppo, Mike Shinoda, al lancio del nuovo brano il 10 febbraio 2023.

E per i fan è un vero viaggio nel tempo, tra vecchie emozioni legate al proprio vissuto, ai turbamenti della giovinezza e ai ricordi dei primi anni Duemila mescolate a nuove sensazioni, più mature, malinconiche e consapevoli.
La tragica scomparsa di Chester, in seguito al suo suicidio per colpa di una pesante depressione che lo perseguitava dall’infanzia, è stato un evento difficile da elaborare e ancora oggi turba e lascia con mille interrogativi senza risposta. Risentire la sua voce, così pura e graffiante allo stesso tempo, è stato come ricevere un regalo da una persona cara di cui conosci tutto, ma che riesce sempre a sorprenderti positivamente. Ancora una volta, e a distanza di ormai venti anni, dimostra di quante straordinarie varietà vocali fosse capace: la sua voce era un dono e in questa traccia risuona sincera, emozionata, vulnerabile e rassegnata al suo destino, nonché alle subdole trappole in cui veniva trascinato dalla sua mente. I fan di tutto il mondo, in questi ultimi sei anni, hanno provato riconoscenza per aver avuto la possibilità di entrare in connessione con il prezioso talento di Chester, ma spesso hanno provato anche malinconia e tristezza per aver perso un artista autentico ed entusiasta, una persona carismatica e buona, un amico a cui affidare i propri pensieri più intimi.
In the end

In the end
Una biografia non ufficiale di Chester Bennington

di Rosanna Costantino
PubMe – Collana Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
ISBN 9788833667843
Biografia
cartaceo 17,00€
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Ed è per questo che risulta difficile non rimanere colpiti dalla semplicità, dalla sincerità e profondità delle parole di Lost.

È difficile non rimanere emotivamente impigliati in un testo che rivela la sua sofferenza e il suo tormento interiore, soprattutto alla luce del tragico epilogo.


Compositori: Brad Delson | Dave Farrell | Mike Shinoda | Chester Bennington | Robert G Bourdon

Solo una cicatrice da qualche parte dentro di me
Qualcosa che non posso riparare
Anche se sarà sempre così
Faccio finta che non ci sia (È così che mi sento)

Sono intrappolato nel passato (Solo un ricordo)
Dove il dolore è tutto quello che conosco (È tutto ciò che so)
E non fuggirò mai (Non riesco a liberarmi)
Perché quando sono da solo

Sono perso in questi ricordi
Sto vivendo dietro la mia stessa illusione
Ho perso tutta la mia dignità
Sto vivendo dentro la mia stessa confusione

Ma sono stanco, avrò sempre paura
Del danno che ho ricevuto
Delle promesse non mantenute che mi hanno fatto
E quanto ciecamente ci ho creduto (È tutto quello che so)
E non fuggirò mai (Non riesco a liberarmi)
Perché quando sono da solo

Sono perso in questi ricordi
Sto vivendo dietro la mia stessa illusione
Ho perso tutta la mia dignità
Sto vivendo dentro la mia stessa confusione

Cerco di tenere dentro questo dolore ma non starò mai bene
Cerco di tenere dentro questo dolore ma non starò mai bene
(Mi sono perso) Cerco di tenere dentro questo dolore ma non starò mai bene
(Mi sono perso) Cerco di tenere dentro questo dolore ma non starò mai bene

Sono perso in questi ricordi
Sto vivendo dietro la mia stessa illusione
Ho perso tutta la mia dignità
Sto vivendo dentro la mia stessa confusione

Just a scar somewhere down inside of me
Something I can not repair
Even though it will always be
I pretend it isn't there (this is how I feel)

I'm trapped in yesterday (just stay out of my way)
Where the pain is all I know (this is all I know)
And I'll never break away (can't break free)
'Cause when I'm alone

I'm lost in these memories
Living behind my own illusion
Lost all my dignity
Living inside my own confusion

But I'm tired, I will always be afraid
Of the damage I've received
Broken promises they made
And how blindly I believed (this is all I know)
I will never break away (can't break free)
'Cause when I'm alone

I'm lost in these memories
Living behind my own illusion
Lost all my dignity
Living inside my own confusion

I try to keep this pain inside but I will never be alright
I try to keep this pain inside but I will never be alright
(I'm lost) I try to keep this pain inside but I will never be alright
(I'm lost) I try to keep this pain inside but I will never be alright

I'm lost in these memories
Living behind my own illusion
Lost all my dignity
Living inside my own confusion

Vent'anni dopo: Meteora (20th Anniversary Edition), l'album celebrativo dei Linkin Park.

Meteora (20th Anniversary Edition) è il cofanetto celebrativo disponibile dal 7 aprile in tutti gli store e conterrà una grande quantità di materiale: tra CD, vinili, DVD di live inediti, un libro di 40 pagine con i commenti della band, poster, adesivi, stencil e una litografia disegnata da Delta, il famoso writer presente sulla iconica copertina dell’album.
    CD 4 – Lost Demos
  1. Lost
  2. Fighting Myself
  3. More the Victim
  4. Massive
  5. Healing Foot
  6. A6 (Meteora|20 Demo)
  7. Cuidado (Lying from You Demo)
  8. Husky (Hit the Floor Demo)
  9. Interrogation (Easier to Run Demo)
  10. Faint (Meteora|20 Demo)
  11. Plaster 2 (Figure.09 Demo)
  12. Shifter (From the Inside Demo)
  13. Wesside
  14. Resolution

Lost è costruito su uno schema molto simile al successo globale Numb, già incluso in Meteora, motivo per il quale non venne pubblicato nel 2003.

Mike Shinoda a tal proposito ha detto: «Devi tracciare un limite da qualche parte. Se hai comunque molte canzoni, 20 canzoni e il tuo album sarà di 12, allora ce n'è una in più, 13. Ed era Lost la tredicesima canzone».
Nonostante le sonorità che riportano a un tempo ormai passato, l’entusiasmo e l’affetto con cui Lost è stato accolto dai fan sono enormi: da ciò si comprendere quanto i Linkin Park siano ancora molto amati e apprezzati come una band ormai leggendaria, non legata a una moda del momento. Una band che però sa stare al passo con l’evoluzione della musica, sempre attenta anche alle nuove tecnologie e ai nuovi mezzi di comunicazione, e questa sua caratteristica la avvicina alle nuove generazioni. Ne è la prova anche il video del nuovo inedito Lost, realizzato in stile anime, i cui personaggi sono disegnati da due giovani artiste e si alternano a vecchie clip di filmati originali della band, elaborate dall'Intelligenza Artificiale sempre in stile anime.

«La cosa fantastica di questo progetto è che è come un ricordo perduto sotto forma di una capsula del tempo.»

«Il video musicale lo racchiude davvero. Sono così orgoglioso di come sia venuto fuori», ha detto il DJ del gruppo, Joe Hahn.
Nei giorni precedenti al lancio del brano, sul sito linkinpark.com i fan potevano cercare di risolvere dei simpatici rebus per accedere a contenuti extra, oltre che allo svelamento dell'inedito stesso.
La voglia di provare nuove emozioni attraverso nuovi testi cantati da Chester Bennington è forte e spesso ha un retrogusto amaro. Ma ci offre l'opportunità di parlare ancora di lui anche a chi non lo conosce, di tenere vivo il suo ricordo e di celebrare la sua vita. E poi vale sempre la pena dare una seconda possibilità a un animo ferito, poiché la ricompensa è molto più grande del dolore e del vuoto che ha lasciato con la sua morte. La sua voce intensa ed emotiva è immortale, così come la sua anima che si rivela attraverso i suoi testi e danza da una nota all’altra per arrivare nel cuore di chi lo ascolta.




Rosanna Costantino
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