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Intervista a Saverio Tommasi, attore, scrittore e giornalista per Fanpage

Intervista a Saverio Tommasi, attore, scrittore e giornalista per Fanpage

Intervista a Saverio Tommasi, attore, scrittore e giornalista per Fanpage

People A cura di Claudia Gerini. Intervista a Saverio Tommasi, attore, blogger e giornalista italiano. Realizza documentari e video inchieste per Fanpage e ha all'attivo anche la pubblicazione di alcuni libri, come il suo primo romanzo Sogniamo più forte della paura.

Lo seguo da sempre sui social, sul media per cui lavora, FAN PAGE, e ho letto il suo libro Siate ribelli, praticate gentilezza (Sperling & Kupfer), in cui si rivolge alle figlie con una lunga lettera, affrontando il mondo con le sue brutture e le sue tante cose belle. Il libro mi era molto piaciuto perciò quando ho saputo che Saverio Tommasi avrebbe presentato il suo nuovo libro Sogniamo più forte della paura (Sperling & Kupfer) a due passi da casa mia non potevo perdermi questo appuntamento. Sono andata e, prima della presentazione, ho scambiato quattro chiacchiere con lui. Ho avuto l’opportunità di conoscere meglio questo personaggio con la sua genuinità tipicamente toscana, la sua simpatia e il suo essere impegnato sempre in prima fila.


Grazie Saverio Tommasi per aver deciso di raccontarti ai nostri lettori. Per chi ancora non ti conosce, chi sei e che cosa fai nella vita?

Sono giornalista per Fanpage, un media in cui si trattano molti argomenti e racconto storie. In base alla storia che voglio raccontare cambia un po’ il mezzo. Talvolta uso il video, altre volte la scrittura. Qualche storia me la invento e devo metterla dentro un libro.

Ci parli di questo tuo ultimo libro, Sogniamo più forte della paura edito da Sperling & Kupfer? Di cosa parla?

Questo mio ultimo libro è in realtà il mio primo romanzo ed è una favola moderna al quale sono molto affezionato. Non è indirizzato ad un pubblico di bambini, è una fiaba per adulti o per ragazzi curiosi in cui ho utilizzato il linguaggio della favola. Ad esempio uno dei personaggi più curiosi del libro è una gatta parlante che si chiama Fabula Tropea Diva Divina, nome di una gatta davvero esistita, quella di una mia amica, la gatta più brutta che abbia mai visto. Mi piaceva il contrasto del nome Diva, che rimanda a qualcosa di bello e speciale, quando in realtà la gatta era brutta. Anche in altri pezzi del libro utilizzo una realtà trasfigurata, cambiandone un po’ il senso, per indicarne altre.

Seguendoti sui social ho visto che hai ricevuto un premio, di che cosa si tratta?

Il CILD, Coalizione Italiana per la Libertà e i Diritti civili, che monitora quello che accade a livello giornalistico e di racconto durante l’anno, mi ha consegnato un premio. Sulla targa hanno usato quell’espressione esagerata che ha accarezzato il mio ego “il giornalista dell’anno”. A me sarebbe bastato anche che ci fosse scritto il giornalista della settimana!

Saverio Tommasi, ti piace più scrivere libri o raccontare storie?

Il linguaggio video e quello dei libri sono totalmente diversi ma a me piacciono entrambi. Mentre, quando scrivo degli articoli, lo faccio perché è il mezzo più funzionale per quell’argomento anche se non è la cosa che preferisco. Prediligo il linguaggio video che a volte risulta essere molto più immediato. Riesco a fare all’incirca due video al mese perché dietro c’è molto lavoro. Per scrivere un libro di lavoro ce ne vuole ancora di più. Anche se libro e video in teoria sono due linguaggi differenti, in realtà si assomigliano molto. Il libro è la parola scritta e il video è l’immagine. Alcune volte però la parola scritta prova ad evocare un’immagine mentre l’immagine cerca di regalarti delle parole.


Tu hai un rapporto speciale con Iacopo Melio, fondatore di #Vorreiprendereiltreno e promotore di innumerevoli iniziative sociali, che già èstato ospite del nostro web magazine. Come è nata la vostra amicizia?

La nostra amicizia è nata da una conoscenza sul web. Avevo seguito quello che lui aveva fatto con la sua Onlus e mi era venuta in mente un’idea di racconto che poi non è andata a buon fine. Su quello non ci trovammo però abbiamo continuato scriverci e ora ci vediamo e ci mandiamo delle chat irripetibili! È divertente provare a scardinare insieme dei pregiudizi, a trovare nuove parole, nuove narrazioni per raccontare storie già raccontate da una prospettiva diversa.

Quanto è difficile fare il tuo lavoro che ti porta ad essere sempre al centro dell’attenzione, a leggere commenti non sempre lusinghieri, anzi, a volte pesanti e offensivi? Che rapporto hai coi social network?

Dipende dai momenti e spesso da come mi sveglio la mattina. Talvolta è molto doloroso. Capita che sulle mie pagine social vengano organizzate delle shit storm. Alcuni si organizzano su gruppi o profili privati decidendo di mandare un messaggio, tutti uguale e di solito con commenti dispregiativi o canzonatori, sulla pagina di un personaggio pubblico. Mi è capitato cosi di ricevere decine di commenti ad un mio post con un simpatico disegnino di una “cacca” oppure la solita parola offensiva ripetuta all’infinito. Altre volte invece interagire sui social è come aprire tante porte e finestre che danno l’opportunità di far entrare aria buona, strie buone e di accrescere e approfondire cose inimmaginabili prima della nascita dei social. Io sono un gran fautore dei social network. Ci hanno cambiato la vita, spesso in meglio e vi si trovano tanti spunti per leggere, per capire che cosa riesce a sfiorare i sentimenti delle persone.

Il tempo delle chiacchiere è finito, adesso tocca a Saverio Tommasi incantarci con le sue storie e i personaggi di Sogniamo più forte della paura



Claudia Gerini
Claudia Gerini nasce a Pontedera negli anni ’70. Completa il liceo linguistico e collabora saltuariamente con un’importante testata giornalistica. Poi abbandona gli studi e le passioni per un impiego fisso. Da più di 15 anni infatti lavora nel reparto gastronomia di un supermercato. Adora la sua famiglia ed è ciò a cui si è ispirata per scrivere questo suo primo romanzo.
Il sogno di Giulia, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
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[People] Emanuele Balzani, artista poliedrico, cartomante e cittadino del mondo, nell'intervista di Paola Casadei

[People] Emanuele Balzani, artista poliedrico, cartomante e cittadino del mondo, nell'intervista di Paola Casadei


Ciao Emanuele. Grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande. Per cominciare raccontaci un po’ di te e presentati.
Risponderò un po' a mo’ di curriculum: sono nato a Forlì nel 1966. Dopo studi linguistici ho tentato e subito abbandonato l'università di Bologna dopo due lezioni che ho trovato noiosissime. Mi sono trasferito a Firenze nel 1985 per fare studi di teatro (composizione vocale con microfono) con l'attrice Gabriella Bartolomei, e assistente a regia, scene e costumi di Sylvano Bussotti. Ho recitato con varie compagnie tra cui il Teatro Mascarà, Antonio Furi, Sara Poli. E’ in questi anni che sono nate le passioni per il collage e i tarocchi.
Nel 1992 mi sono spostato a Parigi dove ho collaborato con vari registi e coreografi tra cui Lidia Martinez, Jean René Lemoine, Regina Martino in qualità di assistente alla regia, creatore di paesaggi sonori, musiche e qualche sporadica apparizione sulle scene. Lì ho cominciato a fare le prime mostre dei miei quadri.
Nel 2003 mi sono lasciato adottare dalla Grecia dove ho continuato tutte queste attività per circa 8 anni; in teatro con l’allora debuttante Dimitris Karantzas e nel ruolo di regista con l’attore Marios Ioannou a Cipro e al Cairo.
Dal 2006 pratico i tarocchi professionalmente. Sono tornato a Parigi nel 2011, ma un istinto nomade mi ha portato in vari paesi dell’Asia ma anche in Canada. Dopo un breve ritorno in Europa mi sono trasferito a New Delhi, in India, dove vivo attualmente e dove pratico le mie due attività principali: collages e tarocchi.

Chi è Emanele nella vita di tutti i giorni? 
Un po’ difficile rispondere... In realtà non ho una vita di tutti i giorni. La vita di tutti i giorni cambia a seconda del luogo dove vivo e di cosa ci sto facendo. Viaggio molto, soprattutto in questi ultimi anni. Per cui il quotidiano è naturalmente diverso se sto in Asia per visitare templi, che ne so, o a Parigi a fare un seminario di tarocchi. Credo di essere una persona normale, con ansie e nevrosi su cui lavorare. Come tutti, più o meno. Quando mi dedico al mio lavoro posso passare anche 12-14 ore con i miei ritagli di immagini da comporre. Non guardo la televisione, adesso non esco quasi mai la sera, resto concentrato sulle cose che amo, anche perché insomma, ho 50 anni!

Cosa ti piace fare nel tempo libero? 
Non so bene cosa sia il tempo libero, in realtà... Il mio tempo è tutto libero ed è tutto prezioso, con l’attenzione sempre rivolta a quello che sto facendo. In questo momento ritratti, collages. Per esempio adesso qui a Delhi, quando vado in giro e vedo facce così evocative, mi verrebbe voglia di strapparle! Sto pensando di cominciare a fare ritratti fotografici a chi incontro (per caso, o anche a persone che conosco) e usare poi quel materiale per i miei collages; cosa che finora non ho mai fatto. Insomma c’è sempre una parte della mente che è attiva nel senso del lavoro e non avendo un’occupazione fissa, con orari precisi, la dimensione del tempo libero diciamo che non esiste.



le monde est une fenêtre  (labirinto)


Come e quando hai pensato che fosse questa la tua strada?
In realtà le strade sono tante, faccio cose molto diverse; collages e letture di tarocchi più assiduamente, in questo periodo, ma ho fatto anche teatro per anni e mi piacerebbe tornarci. Ho recitato, fatto regie, ma soprattutto musiche (che nel mio caso non sono altro che collages sonori). Questa del collage, insomma, è una delle tante strade. Ho cominciato da ragazzino, ufficialmente nel 1985, aiutando Sylvano Bussotti, un compositore di musica contemporanea che ho avuto il piacere di conoscere a 18 anni. Faceva regie, scene e costumi di spettacoli lirici e i bozzetti li faceva con una sua tecnica mista a collage. Mi ha fatto lavorare un po’ con lui e quindi naturalmente mi ha influenzato; a lui devo in particolare questa cosa di strappare le immagini con le mani, di non usare le forbici, se non rarissimamente. Più tardi poi, ho deciso di andare a vivere a Parigi e ho cominciato a fare dei tableaux veri e propri, i miei quadri, nel 1995. E nel 2006 ho iniziato a fare sedute tarocchi in maniera professionale. Adesso vorrei cercare di combinare insieme collages e tarocchi.

Come hai trovato la determinazione e la dedizione necessarie per portare avanti i tuoi progetti? 
Credo che determinazione e dedizione vengano davvero dal desiderio, dalla voglia e dal bisogno di fare. Provo a spiegarti. Una cosa che mi ha colpito è questa: ho viaggiato un anno e mezzo in Asia, Cambogia, India e non solo, tra il 2013 e il 2014, poi a settembre sono partito in Canada, quasi senza sapere perché. In Asia avevo viaggiato e raccolto un po’ di materiale, ma non avevo nemmeno lo spazio per lavorare. In Canada ho conosciuto (in maniera un po’ magica) un’artista, che gestisce la galleria Arcturus, a Toronto, una delle tre sole al mondo specializzate in collage. Deborah, la responsabile, mi ha dato la possibilità di fare una residenza e una mostra nella sua galleria... e mi ha colpito il fatto che proprio là, in Canada, alcune delle immagini che avevo preso e portato dalla Cambogia o dall’India, mi siano tornate utili. È buffo pensare che dopo tanti anni quel pezzettino di un viso, che ne so, o di un sorriso, o quella rivista comprata a 17 anni, magari trent’anni dopo lo puoi usare dall’altra parte del mondo. Quindi, confermo: la dedizione, la determinazione vengono dalla voglia e dal piacere che si ha a lavorare. Parli di progetti: io di progetti veri e propri non ne ho; però ho tanti sogni, non ultimo quello di affrontare almeno una volta il cinema. Ma ne riparleremo...

Quali sono i tuoi temi e i soggetti che crei?
Dal ‘99 lavoro in maniera diseguale ... o forse trasversale: sto facendo soprattutto ritratti, immaginari o meno. Lavoro sui volti, sulle espressioni. Quello che mi interessa è mettere a rischio l’identità, che per me è un concetto estremamente pericoloso. Quindi indago, diciamo, sulla molteplicità dell’emozione. Credo che un volto sia incisivo, proprio perché non definibile. Cerco insomma di creare immagini complesse – non necessariamente complicate – che abbiano tante sfaccettature, tante possibilità di lettura. Come l’uomo, l’essere umano: è complesso. Mi affascina quando uno sguardo, o la posizione di una mano viene a creare una vertigine... quella appunto del non-definibile.



thoroughly lost to logic (a self portrait)
New Delhi, 2016

Esiste l’opera di cui sei più orgoglioso e quella che proprio non sei mai riuscito a terminare?
A volte sono orgoglioso o contento di un’opera. Ma questo sentimento va e viene, cambia. Mi affeziono a volte a certe pagine che mi stupiscono, mi sorprendono, poi cambiano: ci si stanca di una cosa e un’altra emerge. In realtà però un’opera che mi rende contento e che è rimasta incompleta c’è: io lo chiamo Il Labirinto. Il titolo è Il mondo è una finestra. (Il titolo è un verso di un troubadour armeno, Sayat Nova, citato in un film stupendo: Il colore del melograno, di Sergej Paradjanov). È uno dei lavori più grandi che ho fatto, ed è rimasto, almeno per il momento, incompiuto. Volevo creare una geografia plausibile, ma in realtà impossibile: un’architettura che non puo esistere, quindi un’architettura onirica, o forse un’architettura, o una geografia, dell’emozione e quindi un labirinto. Ma è necessario vedere l’opera per poter capire.

C’è qualche messaggio particolare che speri di comunicare attraverso il tuo lavoro?
No, non ho nessun messaggio da comunicare. Forse mi piacerebbe solo che la complessità e la molteplicità che c’è in tutti noi fosse visibile più spesso... Trovo che ci sia un appiattimento nell’iconografia attuale, che circola nei giornali, nelle copertine di libri, nelle pubblicità, nelle locandine di cinema o teatro. C’è piattume: se uno è contento si mette un sorriso, se uno è triste si mette una lacrima. Si tratta la gente come se fosse un po’ imbecille... Il che è ben triste... Non è un vero messaggio, quindi, ma forse più un atteggiamento che sarebbe bello ispirasse altre persone, non solo artisti.

L’ispirazione ha mille modi di bussare alla porta. Tu dove cerchi le tue fonti di ispirazione? Come nascono i tuoi lavori?
Non cerco e non aspetto l’ispirazione, l’ispirazione viene quando comincio a lavorare, sfogliando libri, riviste, volantini, affiches; a volte strappo un poster per strada perché c’è un angolino interessante che mi attira. Prendo un’immagine che mi piace, ne strappo un pezzo e provo a combinarlo con altri frammenti, poi aggiusto, ma raramente programmo prima, lascio succedere le cose. Fonti di ispirazione le prendo anche da altri artisti, o ascoltando, che ne so, una canzone. Raramente lavoro su commissione, anche se in realtà lo trovo estremamente stimolante. Mi è successo poche volte, per la copertina di un disco, di un libro, di una locandina di teatro...



ma bohème
(imaginary portrait of arthur rimbaud)
detail, Toronto

Emanuele e il mondo attraverso i viaggi. Ci sono Paesi che ti ispirano più di altri?
Le luci mi influenzano molto. Quindi i luoghi penso lascino tracce. ...Di ateliers con tanta luce ne ho avuto uno solo, ad Atene, pe un paio d’anni.. Mi piace adattarmi alle condizioni e a volte anche alle limitazioni dei luoghi. Io lavoro per terra inizialmente, poi quando possibile metto gli schizzi, gli abbozzi, al muro per vederli a distanza, poi continuo a lavorarli, in silenzio spesso, solo a volte con musica, ma senza un genere prediletto: musica classica, spesso, ma anche altro. Tra l’altro mi capita spesso di dare titoli ai miei lavori che provengono da brani musicali che ascolto. Non lavoro mai su pc, mi capita solo di guardare foto e abbozzi per visualizzare magari una proporzione, un dettaglio che mi sfugge a occhio nudo. Anche perché la mia vista comincia a calare... Non ho una stanza in particolare dove lavoro: ne ho cambiate talmente tante nella vita!

Vuoi lasciare un messaggio per i più giovani? 
Solo questo: di non lasciarsi tentare da soluzioni facili e dal desiderio di diventare celebri. Sembra un cliché, ma è vero. Non ci si deve lasciar deviare dal desiderio di “trovare” una personalità: quella si manifesta da sola: meno cerchi di definirla o di costruirla più lei traspare. Non lasciarsi sedurre dalla facilità, insomma... Mentre faccio ritratti ci sono a volte immagini che escono, e che sembrano seducenti perché ci sono, come dire, degli “effetti speciali”. Quelle di solito le accantono: non le considero risultati veri, solo transitori... Un’immagine simile è inutile, non serve a nessuno, è come un sigillo, fa parte di uno status quo che poi non ci soddisfa. Quello che ci nutre nel fare e nel contemplare arte deve essere proprio la vertigine, che ci porta da qualche parte che non conosciamo ancora. Lo dicono molti artisti, ricordo soprattutto Rilke: “La musica non ci riporta mai là dove ci ha trovato, ma da qualche parte nell’incompiuto”. Dunque il messaggio è di non restringersi ma continuare a indagare e sorprendersi, per un artista la capacità di sorprendersi, questa vertigine, è fondamentale, se no è solo esercizio di stile, ma non è molto interessante.


L'imperatrice




Paola Casadei
In origine farmacista e direttore tecnico di laboratorio omeopatico, ha lasciato Forlì per trasferirsi prima a Roma, poi a Montpellier, quindi per dodici meravigliosi anni in Africa (otto in Sudafrica e quattro in Mozambico), dove ha insegnato musica e italiano. Ora risiede a Montpellier con la famiglia.
L'elefante è già in valigia, Lettere Animate Editore.

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Intervista a David Pratelli, attore, imitatore, cantante e scrittore

Intervista a David Pratelli, attore, imitatore, cantante e scrittore

David-Pratelli

A cura di Ornella Nalon. David Pratelli: imitatore, cantante, conduttore radiofonico, attore di fiction e di teatro. E ora anche scrittore, con il suo thriller d'esordio "Tenebra".

Ciao David, è un vero piacere averti oggi con noi. Di solito chiedo ai nostri ospiti di raccontarci un po' di loro ma, nel tuo caso, sei talmente famoso che conosciamo quasi tutto di te e, dunque, non mi accontenterò di una breve presentazione. Piuttosto, vorrei sapere una chicca della tua vita, del tuo carattere, della tua persona, che non sia riportata nella biografia ufficiale. Ci stai? 
Bella domanda, nessuno mi ha mai chiesto cose private, non mi piace parlarne. Però qualcosa posso svelare. Ho un carattere particolare, un po' lunatico anche se non sembra, mi impegno molto nell'essere coerente, a volte ci riesco, altre volte no. Credo in certi valori, ma spesso sono il primo a non rispettarli. Chi mi conosce bene mi definisce 'troppo buono' ciò comporta maggiore fatica nel mio lavoro, perché ho sempre lottato e ottenuto quel poco, solo ed esclusivamente grazie a me stesso. Sono un pigro, altro limite del mio carattere, ma se vedo di fronte un progetto ambizioso, persone che credono in me e materializzano quello che si potrebbe fare, allora la mia pigrizia svanisce, divento una macchina che non si ferma mai, ma sempre bisognoso di una guida.

Hai iniziato a esibirti, come imitatore, alla giovanissima età di 14 anni. Dunque, posso immaginare che sia sempre stata questa l'attività che avresti voluto svolgere, è corretto? Per contro, so che i tuoi genitori non erano molto soddisfatti di questa tua scelta. Cosa avrebbero preferito per te?
Ho sempre sognato di fare il mestiere dell'attore e imitatore, su questo ho avuto sin da subito le idee chiare, ma in famiglia non volevano, lo consideravano un mondo troppo lontano dal loro, difficile, complicato, pieno di inganni e raggiri. Cercavano in qualche modo di proteggermi e avrebbero preferito continuassi le attività di famiglia, studio di architettura e azienda di mobili e arredamento. Per farli contenti ho preso il diploma di geometra ma quella non l'ho mai considerata la mia strada, mi sentivo e mi sentirò sempre artista, bravo o no lo decide il pubblico. Ho lottato molto anche contro l'ovvio per cercare di lavorare in questo difficile settore, mettendo amore passione tenacia sono riuscito ad ottenere qualcosa, ma vorrei fare molto di più. Sono sempre giovane!

Dopo qualche anno di gavetta che ti ha visto esibire nelle piazze della Toscana e non solo, sei approdato nelle tv locali e subito dopo in quella nazionale.

Addirittura in prima serata con la trasmissione “Avanti un altro”, trasmessa su Canale 5 e condotta da Pippo Franco. Un traguardo considerevole! Ci puoi svelare come sei riuscito a entrare nel casting? A conti fatti, arrivare al successo, quanto ti è costato in sangue e sudore?
I casting di solito vengono proposti dalla tua agenzia, se c'è in ponte una trasmissione adatta al tuo stile di fare spettacolo allora hai buone chance di essere preso. Ho fatto anche provini in posti dove io francamente non ci incastravo niente.

Il 2002 segna una data importante nel tuo percorso professionale: hai vinto il campionato italiano degli imitatori nel varietà “Sì sì è proprio lui” andato in onda su Rai Uno, che ti ha premiato con un prezioso contratto Rai. Cosa si prova a ottenere un riconoscimento e un premio così ragguardevoli? Al posto tuo mi sarei detta: “Finalmente sono arrivata dove volevo” e credo mi sarei un po’ seduta sugli allori. Lo hai pensato anche tu oppure sei di quelle persone che non si sentono mai del tutto soddisfatte, che mirano sempre a qualcosa di più?
Diventare campione italiano nel tuo mestiere penso sia il traguardo un po' di tutti. Non ho mai pensato di essere arrivato, anzi quella vittoria fu per me un inizio, infatti mi ripetevo sempre: adesso arriva il bello...

A “Guida al campionato” sei stato ospite fisso dal 2006 al 2009, a “Quelli che il calcio” dal 2009 al 2011, poi hai partecipato a “Controcampo” e a “Lunedì gol”. 

David-Pratelli-Christian-De-Sica

David-Pratelli-Carlo-Conti

David-Pratelli-celentano
Si può dedurre che tu abbia anche un animo sportivo oppure sono state solo delle ottime occasioni lavorative? 
Sono tifoso della Juventus, amo il calcio, seguo la mia squadra quasi sempre, vado poco allo stadio e mi piacerebbe andarci un po di più. Unire passione per il calcio con il lavoro per me è stato facile!

I personaggi che imiti sono innumerevoli: esponenti del calcio tra cui Fabio Capello, Giampiero Galeazzi, Giovanni Trapattoni, Arrigo Sacchi, dello spettacolo come Carlo Conti, Christian De Sica, Adriano Celentano, George Clooney, Piero Pelù, della politica come Ignazio La Russa, Matteo Renzi, Silvio Berlusconi, solo per citarne alcuni Qualcuno di loro si è mai lamentato oppure complimentato per la loro rappresentazione?  Ce n'è uno in particolare che preferisci imitare? Uno che ti è risultato più difficile? 
Che io sappia nessuno si è lamentato della mia imitazione, anzi chi mi ha visto mi ha anche apprezzato, almeno di fronte, poi non saprei come l'ha presa veramente. I personaggi che interpreto li amo un po' tutti ma considero De Sica una parte di me...

Com’è lavorare in tv? Come si riesce a concentrarsi completamente nelle proprie performance  senza lasciarsi imbarazzare dal pensiero che si sarà visti da migliaia di persone? Come si riesce a  vincere la timidezza, ammesso che sia un sentimento a te noto?
Non penso affatto a tutto ciò, ti esibisci come sempre, con la solita concentrazione, la solita tensione, la solita attenzione che ci vuole sia in TV, che in teatro che in piazza. La paura esiste ma puoi abbatterla solo se l'affronti. Lavorare nello spettacolo è una continua lotta con la paura.

Esordisci come imitatore, esibendoti anche da cantante, poi sei conduttore radiofonico (e vinci il Premio Pegaso come programma più seguito del centro Italia), attore di fiction e di teatro. 

Un artista decisamente eclettico! Quale di queste attività ti rappresenta meglio, ti dà maggiori soddisfazioni?
TV, teatro, fiction, radio, hanno tutte un loro fascino, e tutte ti danno, in diversa misura ovvio, grande soddisfazione. La TV è popolarità, la radio è allenamento e popolarità, teatro e piazze calore del pubblico ma soprattutto libertà di espressione. Fiction ho avuto pochissima esperienza ma non mi è dispiaciuta .

Per finire, scopriamo di te un ulteriore lato artistico, quello dello scrittore. In questa nuovissima veste, hai esordito con il giallo/thriller "Tenebra" e, nientedimeno, hai ricevuto il premio Holmes dell'Accademia degli artisti di Napoli come migliore autore. Ti si può definire un novello re Mida che trasforma in oro tutto ciò che crea! :-) Cosa ti ha spinto a cimentarti nella scrittura e perché esordire con un giallo che ritengo sia uno dei generi più difficili?
Ho sempre avuto la passione per il mistero, il giallo, l'horror, mi sono messo a scrivere una storia e ne è venuta fuori un romanzo. Mi appassionavo sempre di più facendo evolvere il racconto. I miei pensieri spesso vanno all'estremo e così ho deciso di metterli in pratica con un giallo misterioso. Tenebra è la storia di un uomo che si vendica di quelle donne che lo deridono, che lo snobbano dopo un suo corteggiamento. La sua mente non si controlla perché la rabbia che è in lui è talmente letale che la vittima non ha via di scampo. Si tratta di femminicidio ma si scoprirà che in Tenebra la vera vittima sarà proprio il serial killer.

A questo punto, caro David, che ne dici se dedico un po' dello spazio disponibile per lasciar parlare il tuo libro? A te non posso che fare un enorme in bocca al lupo perché il successo ti possa arridere per sempre e ti ringrazio tanto per la tua disponibilità. 

Tenebra

Tenebra

Questa è la storia del destino di un uomo, che, segnatolo fin dall'età di 16 anni, lo porterà a compiere gesti folli e inconcepibili.
Il suo passato è avvolto nel mistero, ha un carattere introverso e apparentemente tranquillo. Le sue reazioni lo fanno sentire libero e sicuro nell'affrontare la quotidianità, come se la sua anima vivesse nell'assoluta normalità, senza complessi né turbolenze.
Quel giorno di fine estate, la sua vendetta tenne a battesimo una serie di reazioni che divennero poi parte di lui. La sua mente lo portò all'estremo, ogni inganno che una donna commetteva ai suoi danni, rischiava di essere punito con un atto senza pietà...

di David Pratelli | Kimerik | Giallo, Thriller
ISBN 978-8868840587 | cartaceo € 11,90


L’ombra che si porta dietro il misterioso serial killer, nominato “il Tenebroso”, non gli provoca ansia o insicurezza, ma un profondo senso di libertà.La pioggia cala e il rumore dei passi è l’unico suono che si sente in quella notte.Una lunga camminata può significare molto per un assassino: rivedere i propri delitti, la consapevolezza di non essere conosciuto e quindi di poter camminare senza paure, la riflessione sulla propria identità, che appare tranquilla ed isolata ma feroce per vendetta, soprattutto con le donne.Perché arrivare a tanto? Perché segnare un’intera vita da quel gesto crudele per uno scherzo d’infanzia? Cosa c’è veramente negli incubi di colui che commette queste atrocità? Da dove può partire questa serie di delitti dopo un intervallo di vent’anni? La vera matrice di tutto qual è?L’uomo tenebroso non si chiede tutto ciò, ma riflette sullo sdoppiamento pericoloso che possiede, e non se ne fa una colpa, ma una via di fuga dalle umiliazioni e dagli ostacoli che ha sempre dovuto affrontare nel tragitto della sua vita.Il silenzio continua a far compagnia ai suoi passi, non decide di fermarsi, forse comincia ad avvertire una certa presenza dei suoi tacchi che si muovono a tempo, fino alla decisione di interrompere questo apparente piacevole suono.




ornella-nalon

Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra”, da 0111 Edizioni.
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Intervista a Lorenzo Baglioni, il comico fiorentino che segue le orme di Pieraccioni

Intervista a Lorenzo Baglioni, il comico fiorentino che segue le orme di Pieraccioni

Intervista a Lorenzo Baglioni, il comico fiorentino che segue le orme di Pieraccioni

People |  A cura di Valentina Gerini. Lorenzo Baglioni: comico fiorentino che segue le orme di Pieraccioni e Marasco. «Con il dottorato di ricerca in matematica pensavo che quella sarebbe stata la mia strada. Poi, feci un provino e fui scelto per un musical»

Ciao Lorenzo, grazie per averci concesso questa intervista. Gli scrittori della porta accanto è un blog culturale, parliamo principalmente di letteratura ma ci interessiamo ad ogni tipo di arte e credo che anche la tua lo sia. Non è facile far ridere le persone, farle ridere di gusto intendo. Tu ci riesci. Sei sempre stato così anche da bambino? Raccontaci qualcosa di te e della tua infanzia. 
Mah… diciamo che mi sono sempre divertito a far sorridere i miei amici e le persone che mi stavano accanto. Non si può mai dire che di far ridere, è bene che lo dicano gli altri, perché poi appena pensi di essere divertente smetti di far ridere le persone. 

Ti seguo ormai da un po’ e mi sembra di ricordare che prima di fare il comico tu avessi intrapreso la carriera universitaria, giusto? Che cosa studiavi e quando è avvenuto il cambiamento di rotta? Quest’attività è adesso il tuo lavoro principale? 
Con i cinque anni di università a Firenze e il dottorato di ricerca in matematica all’università di Pisa, pensavo che quella sarebbe stata la mia strada. Poi, sei anni fa, feci, casualmente, un provino e fui scelto per interpretare il protagonista, Jimmy Rabbitte, di un musical che si chiamava “The commitments”. In quel momento ho capito che quello era ciò che avrei voluto fare. Così, ho continuato per questa strada senza mai abbandonare la matematica, perché la matematica mi appassiona ed è qualcosa a cui ho dedicato tanti anni della mia vita. Inoltre, l’attore è un mestiere che oggi c’è e domani non si sa… 

Le persone hanno sempre creduto in te e in questo tuo sogno? E la tua famiglia? Ti è mai capitato, prima di farti conoscere, che ti dicessero “Ma invece di fare il bischero perché non ti trovi un lavoro vero?” 
Ti dico la verità: no. Forse perché le persone che mi seguono hanno sempre saputo che contemporaneamente studiavo e facevo l’attore. Nessuno ha mai pensato, seppur io faccia il bischero sul palco, che non stia lavorando seriamente come attore e comico. A casa sono tutti molto contenti che io faccia l’attore e sostengono anche la mia scelta di non abbandonare definitivamente la matematica.

Ci piacerebbe sapere quali sono i tuoi progetti futuri. 

Sappiamo che fai spettacoli e ti conosciamo soprattutto per i video in cui canti e interpreti canzoni divertenti, come quella sugli stereotipi delle ragazze di Firenze o quelle con il mese trascorso riassunto in pochi minuti. Ti piacerebbe fare cinema? Televisione? Oppure preferisci il teatro…
Stiamo lavorando a un film. Con mio fratello e con Haider Rashid, il regista con cui ho fatto il mio primo film che s’intitola “Sta per piovere”, stiamo scrivendo una commedia. Ci sono tanti progetti anche per il web. C’è l’idea di portare in giro per la Toscana, e forse anche per l’Italia, il nostro spettacolo “Selfie”. Assieme al mio amico e collega Gregory Eve, conduco il programma “Le chiacchiere” su Lady Radio, che va in onda il lunedì dalle 19.30 alle 20.30. Insomma… di progetti ce ne sono tantissimi, forse troppi. Ma siamo contenti che ci siano tutte questi progetti in lavorazione.



Lo spettacolo di venerdì 12 dicembre a Firenze, “Selfie”, ha riscosso un grande successo e in un articolo della Nazione ti hanno paragonato all’erede di Pieraccioni. Te lo senti tuo questo paragone? Una bella responsabilità ma anche un gran bel complimento, no? 
Le quattro date che abbiamo fatto a Firenze sono andate benissimo. Siamo contentissimi per il riscontro col pubblico che abbiamo avuto. L’accostamento con Pieraccioni mi ha fatto un piacere immenso. Sono imbarazzato perché è il mio mito ed è un mio punto di riferimento, mi viene da chiedermi se io sia all’altezza di questo paragone. Ma allo stesso tempo mi viene da dire: “Che figata!”, perché un paragone come questo è, per me, uno dei complimenti più belli che potessi mai ricevere. Da Pieraccioni, come da Marasco, ho saccheggiato tutto quello che potevo. Facendo delle cose simili ed essendo toscano è naturale si veda una somiglianza. 

Il tuo è il nome più conosciuto tra quelli della tua band. Ci dici chi altro ti aiuta negli spettacoli e sta percorrendo con te questa strada?
I ragazzi che si vedono nei video che pubblico fanno parte della band che suona con me durante gli spettacoli: Michele - mio fratello - che è coautore delle cose che faccio e suona il basso, Marco Caponi, che suona il sax, Emanuele Bonechi, che suona la batteria, Pietro Garracino, che suona la chitarra, Lorenzo Furferi, che suona la tastiera.

Hai un tuo sito, dove possiamo seguirti o ti appoggi principalmente alla tua pagina Facebook ufficiale Lorenzo Baglioni? 
Per seguirmi il canale ufficiale è la pagina Facebook. Su YouTube pubblichiamo i video che condividiamo poi sul social network, quindi direi che Facebook è il modo più facile per seguire i nostri passi.



Sappiamo inoltre che sei impegnato con Iacopo Melio nella sua campagna per abbattere le barriere architettoniche #Vorreiprendereiltreno. Avete insieme rielaborato la famosa canzone di Iannacci, “Vengo anch’io. No, tu no!”, che in pochissimo tempo è diventata virale fino ad arrivare in TV, al telegiornale. Vorremmo concludere questa breve intervista parlando di questa importante iniziativa, per sensibilizzare i nostri lettori e far conoscere l’onlus #Vorreiprendereiltreno a chi ancora non sa cosa sia. Parlaci di questa sua iniziativa e di come tu abbia abbracciato la sua battaglia cercando di aiutarlo. 
Il progetto con Iacopo è una cosa bellissima di cui sono felice e anche orgoglioso. La sua è un’associazione che lavora tanto e molto bene con una guida sana, genuina e sapiente, come Iacopo. Il nostro progetto, la nostra canzone “Vengo anch’io - no tu no”, ha dato una grande visibilità all’associazione di Iacopino e questa cosa mi rende davvero tanto felice. Iacopo Melio è uno studente fiorentino di Scienze Politiche, che ha deciso di affrontare in maniera ironica il tema della disabilità e delle barriere architettoniche. Con la sua associazione lui ricorda a tutti quanto difficile sia la vita dei cittadini nel compiere anche i gesti più scontati, laddove ci siano dei problemi oggettivi di mobilità. Anche prendere un mezzo di trasporto pubblico, come il treno, diventa una vera impresa, se non, a volte, addirittura un’utopia. Lui ormai è un amico e mi stupisce  per la forza e la cura con cui, ogni giorno, porta avanti le sue battaglie.


Caro Lorenzo, a nome mio e de Gli scrittori della porta accanto, nonché a nome di tutti i nostri lettori, ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato e ti assicuro che verrò presto a vedere uno dei tuoi spettacoli perché, anche se sono pisana (ahimè ti è toccato essere intervistato da una pisana), adoro la tua comicità e la tua spontaneità. Ti facciamo i migliori auguri.



Valentina Gerini
Dopo la maturità scientifica e uno studio approfondito della lingua inglese inizia a lavorare all’estero. Le sue più grandi passioni sono i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ha fatto la sua professione, diventando accompagnatrice turistica; della scrittura il suo hobby, occupandosi degli articoli di copertina per un mensile dedicato alle storie di paese.
Volevo un marito nero, 0111Edizioni.
La notte delle stelle cadenti, Lettere Animate.
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Sogni e progetti: talento, disciplina e gioia sul palcoscenico, intervista a Gigliola De Feo

Sogni e progetti: talento, disciplina e gioia sul palcoscenico, intervista a Gigliola De Feo


Cara Gigliola, è un piacere averti qui oggi. Grazie per il tempo che ci dedichi. 
Inizio con una domanda che, per un’artista poliedrica come te, sarà sicuramente riduttiva. Ti va di raccontarci chi sei in tre frasi? Qualunque aspetto della “te professionale” che ti vada di condividere...
Se penso a me stessa, la prima cosa che mi viene in mente è: sono un'attrice. Ma soprattutto sono un'attrice che crede profondamente nella valenza sociale del suo mestiere, cosa che mi induce a svolgerlo con grande senso di responsabilità. Il secondo aspetto che mi caratterizza fortemente è l'impegno politico: l'attività politica è un momento fondamentale della mia vita, è il mio modo per dare un senso alla parola "comunità" e fare la mia parte. Last but not least: sono una convinta femminista del XXI secolo. La battaglia per le pari opportunità tra donne e uomini è la mia battaglia.

Hai iniziato a recitare seguendo una passione, ma per seguire le passioni ci vuole sempre una dose incredibile di coraggio. Dove hai trovato la motivazione e la forza per non mollare mai?
Io non penso che sia vero che non si molla mai!!! Si molla, eccome, ogni tanto!!! È successo anche a me, a un certo punto. Poi ho fatto pace con me stessa, con il mio modo di essere, con le mie aspirazioni ed oggi riesco ad avere un buon equilibrio interiore. A distanza di anni ho compreso cosa intendeva la mia insegnante di dizione (l'attrice Silvia Luzzi) quando ci diceva che sarebbe venuto il tempo in cui avremmo odiato il nostro mestiere, e che riuscire poi a farci pace sarebbe stata la vittoria più grande.
Il mio amore per il Teatro, per il Cinema, per il personaggio da trovare ogni volta dentro di me, per la bellezza di un testo o di un'inquadratura resta sempre più forte di tutto: finché il palcoscenico continuerà ad essere il posto dove sono più felice al mondo, vorrà dire che ne vale ancora la pena...

Sei una mamma, oltre che una donna professionalmente realizzata. Purtroppo ancora oggi, nel 2015, si sentono notizie di donne che vengono discriminate sul lavoro e che devono dare più del massimo per dimostrare il loro valore. C’è stato da poco il caso della giovane di Venezia che, durante un colloquio di lavoro, è stata cacciata perché si è rifiutata di rispondere alle domande sul suo stato sociale. Pensi che per le donne fare carriera sia più difficile che per gli uomini? Credi che la discriminazione si possa mettere finalmente a tacere se noi giovani donne iniziamo a farci valere?
Sì, penso che le donne facciano carriera con più fatica rispetto agli uomini, non lo dico per vittimismo, è un dato di fatto supportato purtroppo da autorevoli statistiche. Molte professioni sono ancora precluse (se non in teoria, almeno in pratica): per esempio, quante donne primario conosciamo? Il fenomeno del cosiddetto "soffitto di cristallo" è duro a morire. Così come perdura il divario di retribuzione tra maschi e femmine a parità di lavoro svolto. Senza contare le attività di cura parentale e domestica che ricadono essenzialmente sulle donne, con evidenti difficoltà di conciliazione tra il lavoro fuori casa e quello dentro casa. Sono temi che continuano a far parte della nostra vita quotidiana, è indubbio che dal secolo scorso ad oggi molti passi avanti sono certamente stati compiuti ma non basta. La discriminazione si combatte innanzitutto convincendo le donne più giovani che nel XXI secolo c'è ancora bisogno di essere femministe, seppur in un modo differente da come lo sono state le nostre mamme; si combatte partendo dalle piccole cose: letture giuste, educazione alla parità nelle scuole, imparare a dire "ministra", "avvocata", "assessora", "architetta"... perché il linguaggio segna e disegna le cose, le parole a lungo andare sono in grado di cambiare il mondo e trascurare questo aspetto significa chiudere gli occhi su molte cose. Infine, si combatte anche con strumenti come le quote rosa che io, personalmente, non ho mai amato. Confesso, però, che oggi ho dovuto ricredermi, perché noi donne siamo "numericamente" troppo indietro rispetto agli uomini: per questa ragione, dobbiamo partire prima dalla quantità e solo dopo, purtroppo, potremo pensare anche alla qualità.

Per i giovani è sempre stato difficile “trovare una strada da seguire”, ancor più “seguirla”. Oggi è particolarmente vero. Che messaggio ti piacerebbe trasmettere a tutti gli adolescenti, gli universitari e i neolaureati?
Mamma mia!!! Se posso dare messaggi ai "giovani" vuol dire davvero che sono diventata "adulta"!!!! A parte gli scherzi, dalla prospettiva dei miei 39 anni posso affermare con certezza che la mia generazione è quella più massacrata degli ultimi decenni. Noi non siamo stati molto fortunati, per mille e uno motivi che sono sotto gli occhi di tutti, ma ad ogni modo l'unico suggerimento che può valere, secondo me, per tutte le generazioni, è essere sempre personalmente convinti delle scelte che si intraprendono. In tutto: in amore, nel lavoro... Perché se poi le cose non vanno come speravamo, almeno saremo salvi dal rimpianto di non aver ascoltato noi stessi.

Stai lavorando a dei progetti teatrali interessanti e complessi. Ti va di parlarcene?
Lo scorso Marzo abbiamo debuttato a Napoli in anteprima nazionale con "Simone che credeva nelle donne", monologo teatrale dedicato a Simone de Beauvoir, da me scritto ed interpretato per la regia di Andrea Fiorillo. Sulla scena sono Simone - colta in un momento qualunque di una qualunque giornata in cui si sta preparando per uscire - che in un immaginario dialogo con il suo grande amore e compagno di una vita, Jean Paul Sartre, racconta di sé. Attualmente siamo in tournée, e siamo particolarmente colpiti e contenti dall'affetto che il pubblico ci dimostra ogni volta, al termine della rappresentazione, in particolare le donne sono sempre molto toccate, ma anche gli uomini devo dire, alcune spettatrici spesso si commuovono fino alle lacrime. La cosa entusiasmante, ad ogni modo, è sentirsi dire dai più giovani che la nostra Simone fa venire loro la voglia di scoprire chi è stata questa grande pensatrice del secolo scorso, troppo spesso colpevolmente dimenticata dai nostri programmi di studio scolastici.

Che tipo di formazione è necessario ricevere per diventare un bravo attore o una brava attrice? Bisogna avere già dentro quel “qualcosa”, oppure lo si può apprendere?
Certamente, qualcosa che "fa rumore" in fondo a noi stessi deve esserci! Nel senso che il talento non si può inventare dal nulla, chi sceglie l'arte come percorso di vita e professionale deve necessariamente possedere quel 'quid', possiamo chiamarlo "sacro fuoco" o in qualunque altro modo, ma senza è davvero difficile. Quando feci il mio provino di ammissione alla scuola diretta a Roma da Giulio Scarpati che è stato il mio Maestro, seppi poi che lui aveva visto una "piccola luce" dentro questa ventenne timida che ero io, e aveva deciso di scommetterci, anche se io non avevo mai frequentato nessun corso di recitazione prima di allora. Questo per dire che, però, il talento non basta a se stesso, senza studio non si fa molta strada. La tecnica è fondamentale, anche per dare dignità di mestiere a qualcosa che troppo spesso viene percepito come attività ludica, quando invece è tutt'altro. Ci vuole impegno, fatica, senso della disciplina e del sacrificio per fare davvero il mestiere di attore. È uno dei motivi per cui non amo i Talent televisivi, credo ci sia poca verità in una scuola che ha come obiettivo andare in onda con una trasmissione settimanale: in qualche modo, quello che conta è la puntata e dunque gli "allievi" per quella data devono essere pronti, anche se nella realtà non lo sarebbero. Questo vuol dire che si forza un po' la maturazione artistica di una persona, piegandola ai fini dello spettacolo televisivo. Nelle scuole vere non funziona così. Lo so bene, perché dopo il diploma con Giulio ho cominciato ad insegnare al suo fianco come sua assistente didattica, per 7 anni, ed oggi alla professione di attrice unisco quella di docente a tutti gli effetti perché ho una mia scuola di recitazione a Napoli che si chiama "La Falegnameria dell'Attore" e che dirigo con il mio fraterno amico e collega Andrea Fiorillo.

I tuoi tre romanzi preferiti? Anche i testi teatrali vanno benissimo!
Sicuramente "Lettera a un bambino mai nato" di Oriana Fallaci che ho letto da adolescente e che mi ha sconvolto per la sua crudezza e la sua forza, toccando un tema così politico e insieme intimo come la maternità e l'aborto. Crescendo, ho amato molto la cilena Marcela Serrano, tutti i suoi libri, forse in particolare "Antigua vita mia" ma anche "Nostra signora della solitudine", e "Noi che ci vogliamo così bene"....insomma, mi riesce difficile scegliere perché è un'autrice che mi ha accompagnato in una fase importante della mia vita, tra i 25 e i 30 anni, e mi ha lasciato molto. Infine, mi porto nel cuore Gianni Rodari, tutto lo scibile "rodariano" in assoluto!!! Ma un posto particolarmente dolce lo occupano nei miei ricordi le sue "Favole al telefono", colonna sonora delle mie sere d'infanzia prima di dormire...

Un grande, grande grazie per le tue risposte. E un in bocca al lupo gigante!






Giulia Mastrantoni
Da quattro anni collaboro all’inserto Scuola del Messaggero Veneto, scrivo per il mash up online SugarPulp e per la rivista dell’Università di Trieste Sconfinare.
Dopo aver trascorso un periodo in Inghilterra, ho iniziato un periodo di studi in Canada, ma, dovunque sia, scrivo.
Misteri di una notte d’estate, edito da Edizioni Montag, è la mia prima antologia di racconti.
One Little Girl – From Italy to Canada, eBook selfpublished.

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[People] Lorenzo Talotti: recitare è un'arte, intervista di Giulia Mastrantoni

[People] Lorenzo Talotti: recitare è un'arte, intervista di Giulia Mastrantoni


Lorenzo Talotti è un attore friulano poco più che ventenne che si sta impegnando per raggiungere Grandi Sogni. Laureato al DAMS dell’Università di Udine, ha svolto un tirocinio al Film Forum Festival, dove ci siamo incontrati e artisticamente innamorati l’uno dell’altra. Lorenzo sta attualmente studiando all’International Film Academy di Pescara e nel frattempo si dedica a progetti che...

Parliamo di un ragazzo che non si perde mai d'animo, che ha sempre il sorriso a 32 denti e che ce la mette tutta per raggiungere i suoi obiettivi. Qual è il suo segreto? Ma, soprattutto, con quali idoli è cresciuto questo ragazzo?
Più che i film, sono gli attori la mia fonte primaria di ispirazione: Eddie Redmayne, Jake Gyllenhaal, Ezra Miller... e molti altri. Senza dubbio River Phoenix con la sua magistrale interpretazione da coppa volpi per il film “Belli e Dannati” di Gus Van Sant mi ha segnato molto. Posso dirti che film del genere sono quelli che mi spronano di più ad andare avanti con la passione che vorrei diventasse a breve professione.

Recitare non è un lavoro. È un'arte. E, come tutte le arti, bisogna averla dentro, alimentarla con la dedizione e essere sempre pronti a mettersi in gioco. Come si fa a "crescere artisticamente"?
Crescere artisticamente... diciamo che ogni giorno si cresce artisticamente: si cresce osservando la realtà per cercare di portarla in scena (cinema o teatro che sia); si osservano situazioni ideali che possano dare l'input giusto per creare una storia; si osservano le persone stesse (come si muovono, come parlano, come si atteggiano al bar piuttosto che alla fermata della metro o in un ufficio postale, come sono vestite). Tutto ciò che ci circonda ci aiuta a crescere non solo come persone ma anche a livello artistico, attoriale o registico che sia. Senza ovviamente omettere la filmografia che il mondo del cinema ci sta fornendo dal tempo dei Lumière ad oggi, fonte primaria di crescita artistica.

Tre buoni motivi per amare cinema e teatro.
Cinema e Teatro si amano perché ci fanno ridere, piangere e vivere.
Sono due realtà, quale più fittizia quale meno, che vanno avanti a braccetto. Ad ogni modo sono le due che ci permettono di vivere una vita non nostra ma che alle volte desideriamo nostra, ecco perchè vanno amati: sono la rappresentazione su schermo di alcuni dei nostri sogni, o inconsci desideri.

Quali film ti ispirano e perché? Cosa ti colpisce, la musica, le immagini, i colori, le voci?
Penso che ogni film mi dia un impatto diverso. Alcuni possono essere privi di musica ed avere un impatto violento solo attraverso immagini, come mi è capitato guardando “Gerry” di Gus Van Sant. Ogni piccolo elemento all'interno di un film ha il suo valore, è la loro collaborazione reciproca a rendere un film speciale. Perciò, rispondendo alla tua domanda, credo sia l'unione di tutto che mi colpisca davvero.

Il tuo sogno è diventare un grande attore. E ce la stai mettendo tutta. Ma c'è un sogno specifico che stai coccolando? Ad esempio... Un film tutto tuo? O recitare con Jennifer Lawrence?
Personalmente sto coccolando tanti sogni e, adesso come adesso, purtroppo riesco a vedere più ostacoli che la luce alla fine del tunnel. Ma ad ogni modo, il sogno più grande è quello di poter recitare in lingua inglese e se proprio vogliamo, in un film diretto da Gus Van Sant, un regista singolare che mi ha catturato sin da subito. Poi certamente, ho i miei attori e le mie attrici preferiti e sognare un film insieme anche solo ad uno di loro mi mette già il sorriso sulle labbra. Non nego il mio voler raggiungere Jennifer Lawrence, attrice di grande personalità; Ma anche Jessica Chastain, se vogliamo, un'attrice potente, donna di grande stile e che si sta costruendo una carriera dignitosa scegliendosi film che le fanno onore.

Qui c'è la domanda cattiva... hai una super pagina Fb che parla di cinema. Hai iniziato un nuovo cortometraggio. Ti sei dedicato al doppiaggio. Il palco è la tua seconda casa. Quale di queste cose è quella che regala di nuovo i colori a una giornata in bianco e nero?
Ho capito per caso quanto potesse darmi un palco teatrale. Ho studiato profondamente prima di dedicarmi al lavoro cinematografico, ho preso una laurea, fatto sacrifici e ne sto facendo altrettanti, ma la cosa che mi porta il sorriso è la recitazione stessa: mi dai un copione e la mia mente elabora già la nuova vita che mi aspetterà sul set. Vivere vite di personaggi fittizi, dar loro una personalità, la propria storia da raccontare. Essere un attore personalmente può essere considerato anche un privilegio: da piccolo si sogna di essere un medico? Magari ti arriva una telefonata da Sonda Rhimes che ti offre un piccolo ruolo da chirurgo all'interno della serie tv di Grace Anatomy. Nel cinema l'attore può diventare chiunque: un insegnante, un drogato, il presidente degli stati uniti d'America, una donna, un robot, vivere nel 1800 e risvegliarsi nel 3000 di nuovo uomo. Questo è il bello di studiare recitazione, questo mi da gratificazioni: poter essere qualcuno al di fuori di me stesso creando nuove realtà.

Di giovani come lui, che abbiano voglia di mettersi in gioco e di farcela, ne servirebbero vogliono tanti. Tantissimi.
Un grande in bocca al lupo a questo attore meraviglioso! Hip hip hurrà!



Giulia Mastrantoni
Da quattro anni collaboro all’inserto Scuola del Messaggero Veneto, scrivo per il mash up online SugarPulp e per la rivista dell’Università di Trieste Sconfinare.
Dopo aver trascorso un periodo in Inghilterra, ho iniziato un periodo di studi in Canada, ma, dovunque sia, scrivo.
Misteri di una notte d’estate, ed. Montag.
One Little Girl – From Italy to Canada, eBook selfpublished.
Veronica è mia, Pensi Edizioni.
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