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Intervista a Emiliano Guiducci, voce e basso dei Kriya

Intervista a Emiliano Guiducci, voce e basso dei Kriya

Intervista a Emiliano Guiducci, voce e basso dei Kriya - People, Musica
Foto di repertorio di Cristina Aruffo, con Emiliano Guiducci, Fabio Pellegrini e Daniele Zangara, sostituito nell'attuale formazione da Giorgio Natangeli

People | A cura di Loriana Lucciarini. Emiliano Guiducci, voce e basso dei Kriya. Un cammino durato 5 anni, una tappa di arrivo: l'Ep Ordine ed autodisciplina del 2011, ancora oggi sui palchi di Roma con successo, in attesa del nuovo album.


I Kriya nascono a novembre del 2007 e sono il frutto di una selezione durata cinque anni. Un laboratorio artistico, un'open project che ha visto confrontarsi in sala prove e sul palco diversi musicisti della scena romana, dai più sconosciuti e talentuosi a molti già affermati, compresi turnisti e professionisti del settore. Un progetto nato dall'iniziativa di Emiliano Guiducci, poli strumentista e compositore che dopo anni di esperienze, sia in studio che sui palchi più importanti della capitale decide di mettersi in gioco in prima persona e di iniziare un percorso che lo porterà alla formazione di una sua band; dopo anni di sperimentazione, infatti, la formazione si cristallizza nell'attuale line-up con Emiliano, basso e voce solista, Fabio Pellegrini,chitarra e cori, e Daniele Zangara, batteria, percussioni e cori [l'attuale batterista è invece Giorgio Natangeli, ndr] .
Il periodo che precede la nascita ufficiale della band vede la pubblicazione di un cd singolo (Sovraccarico) ed il raggiungimento di importanti traguardi come le semifinali nazionali di Rock targato Italia, nel frattempo radio e tv locali accendono microfoni e riflettori su un esperimento musicale che, giorno dopo giorno, assume un carattere sempre più deciso.
da www.kriyarock.com
L'attuale formazione dei Kriya prevede Emiliano Guiducci, basso e voce solista, Giorgio Natangeli alla batteria, Fabio Pellegrini chitarra e Paola Cimellaro cori.



Intervista a Emiliano Guiducci


Emiliano Guiducci
Ciao Emiliano Guiducci, grazie per essere qui! Benvenuto, assieme ai Kriya di cui sei il portavoce, nel salotto de Gli Scrittori della porta accanto. Partiamo subito con le domande, parlaci del tuo ultimo lavoro: quali tematiche affronti? In che modo è stato concepito l’album? Ti sei avvalso di qualche collaborazione particolare?
In Non innamorarti di lei descrivo il dolore e la delusione scaturiti per un amore mancato, Orizzonte degli eventi racconta la stessa storia a distanza di un anno, e descrive la fase del superamento e della comprensione. Emergono danzando e Come l’acqua come il fuoco raccontano il coronamento di una ricerca interiore durata più di un decennio e sfociata nella mia conversione al Buddismo. Esma è il brano a cui tengo di più, è il pezzo più cattivo che i Kriya abbiano mai composto, è dedicato ad Adolfo Pérez Esquivel, ed è basato sulle testimonianze dei sopravvissuti alla dittatura di Videla.
Poi c’è Lei non è pazza che è una storia a parte: è il brano che ho scritto per La Bilancia dei mondi divisi (Youcanprint), un romanzo che ho contribuito a scrivere insieme a Veronica C. Aguilar che, bontà sua, mi ha voluto nel progetto. Il pezzo è una descrizione della condizione psicologica della protagonista, dilaniata tra le visioni che lei vive come reali e quello che le viene detto dalla famiglia che la fa curare da uno psicologo.

Quale aspetto della vita comune ti permea nella composizione dei pezzi musicali?
Tutti, mi piace scrivere soprattutto di tematiche filosofiche ma quando una storia mi squarcia il ventre da dentro come Alien non mi tiro indietro ed esco fuori dalle mie consuetudini.

La parola scritta e la parola musicata. Il lavoro dello scrittore e quello del compositore non è poi così differente: lo scrittore tesse storie fatte di parole e inchiostro; il musicista tesse storie tenute insieme da note e emozioni. Ti senti vicino a qualche scrittore del passato o contemporaneo, per il modo di comunicare?
Assolutamente mi sento vicino a Nicolai Lilin, adoro la sua scrittura cruda, senza fronzoli, quasi brutale.

A quale genere letterario assoceresti la tua produzione musicale?
Con questa domanda potrei scriverci un trattato; limitandomi a parlare dei Kriya posso paragonarli ai romanzi di Edgar Allan Poe: abbiamo sempre usato la musica per esorcizzare le nostre rispettive oscurità fondamentali.



C’è un libro o un film tratto da un'opera letteraria che ti hanno ispirato un brano o parte di esso? Anche solo per l'atmosfera, l'ambientazione, la storia, le situazioni o i dialoghi tra i personaggi?
Alla regina - il brano di Ordine ed autodisciplina, il nostro precedente EP - è ispirata a una principessa guerriera mongola, di cui si parla nel Milione di Marco Polo.

C'è un protagonista letterario che ti ha colpito così tanto, da ispirarti in passato (se sì, cosa e in che modo?) o su cui baserai parte del tuo lavoro nel prossimo futuro?
C’è ne sono svariati ma io rilancio con un pittore: sono affascinato da Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio e, sicuramente, in futuro scriverò su di lui.



Una domanda personale: cosa c’è nella tua playlist? Quali libri sono sul tuo comodino? E quali serie tv o film sono caricate sul portatile?
Nella mia chiavetta trovi di tutto, dai Korn a Ivano Fossati passando per i Depeche Mode, i Cream e John Lee Hooker. Trovo che la ricchezza e la pluralità di stimoli nutra l’intelletto e sono contro ogni forma di omologazione culturale.
Libri: ora c’è Murakami, me lo hanno regalato e mi sta piacendo molto, ma c’è anche Un tappeto di boschi selvaggi di Nicolai Lilin, Confucio, L’arte della guerra di Sun Tzu, Così parlò Zaratustra di Nietzsche. Vale lo stesso discorso fatto per la musica: nessuna omologazione.
Serie tv? Game of Thrones, Vikigs, Davinci’s Deamons, Black Sails, Narchos.

Ringrazio Emiliano dei Kriya per l’intervista. Esprimo da parte di tutto il team de Gli scrittori della porta accanto il più grande in bocca al lupo per la pubblicazione del nuovo EP, vi seguiremo, ragazzi!




Loriana Lucciarini
Impiegata di professione, scrittrice per passione. Spazia tra poesia e narrativa. Molte pubblicazioni self e un romanzo “Il Cielo d'Inghilterra” con Arpeggio Libero. È l'ideatrice e curatrice delle due antologie solidali per Arpeggio Libero, la prima di favole per Emergency “Di favole e di gioia” nonché autrice con la fiaba “Si può volare senza ali” e la seconda di “4 Petali Rossi – frammenti di storie spezzate”, racconti contro il femminicidio per BeFree. È fondatrice e admin di “Magla-l'isola del libro”. Una felicità leggera leggera, Le Mezzelane, è il suo ultimo romanzo.
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Intervista a Lucilla Galeazzi, autorevole interprete della musica popolare italiana

Intervista a Lucilla Galeazzi, autorevole interprete della musica popolare italiana

Intervista a Lucilla Galeazzi, autorevole interprete della musica popolare italiana

People | A cura di Ornella Nalon.  Il fronte delle donne: in scena a Roma da martedì 20 febbraio la storia delle donne che mandarono avanti l'Italia mentre gli uomini erano al fronte, ideato e interpretato dalla famosa Lucila Galeazzi, cantante e autrice di musica tradizionale.

È un vero onore avere ospite virtuale del nostro sito Lucilla Galeazzi, una delle più grandi interpreti di musica popolare in Italia.

Benvenuta Lucilla. Umbra di nascita, hai dedicato alla tua terra tutta la tua carriera musicale. Com'è nata la tua passione per la canzone popolare? Quanto porti dell'Umbria nel tuo cuore, ancora, nonostante i tuoi incessanti viaggi che ti hanno portato a calcare le scene dei teatri di tutto il mondo?
Tantissimo ed è inevitabile! Sono nata a Terni, che fino a pochi anni fa era il sito industriale più importante del centro Italia e delle memorie dei canti, delle pene dei lavoratori, i canti dei contadini, l'orgoglio delle brigate partigiane, la consapevolezza dei fini di quelle lotte sanguinose hanno fatto di me una naturale interprete delle loro storie! L'Umbria ce l'ho nel cuore perché le mie radici sono conficcate profondamente li, anche se vivo da anni a Roma. Però mi piace cantare anche in altri dialetti, bellissimi, della nostra tradizione orale.

Hai vinto la Targa Tenco e il premio Città di Loano con il disco “Amore e acciaio”, sei stata insignita del Grammy Awards per il miglior disco classico europeo con l'Ensemble "Arpeggiata", la tua musica è stata scelta come colonna sonora per il film “Il contagio”. Ho citato solo alcuni dei riconoscimenti che hai ricevuto nella tua spettacolare carriera. Potevi chiedere di più, potresti chiedere qualcos'altro?
Sono contenta della mia carriera, faccio parte del mondo della musica tradizionale, sono una cantante-autrice e non potrei essere che quella che sono, ma questo in Italia è quasi inaccettabile! Il divismo ormai imperante nella musica di ogni genere, l' arrotolamento narcisista, esclude un po' tutti coloro che non soffrono di questa malattia! La musica popolare ne soffre un po' meno di altre categorie! Quando vado in altri paesi ricevo riconoscimenti straordinari, vengono televisioni e radio ad intervistarmi ed in Italia è come se non esistessi!


Arriviamo ora al tuo ultimo progetto che ti vede come ideatrice e interprete dello spettacolo teatrale “Il fronte delle donne”. Un viaggio nel tempo feroce della prima guerra mondiale nel quale le donne hanno avuto un ruolo estremamente importante ma, tuttavia, nessuna di loro viene ricordata, nessuna nominata. Ed è così che sorgono spontanee due essenziali domande: dov’erano e dove sono le donne che hanno partecipato alla storia? Perché scompaiono così facilmente dalla memoria collettiva? Per quale motivo hai voluto proporre questo argomento? Quanto tempo e sforzo ti è costato in termini di ricerca e approfondimento storico? 
Ho proposto questo perché tra le mie passioni c'è la Storia e la Storia Orale... da quando ero piccola i miei mi hanno raccontato la vita, la guerra, i divertimenti, le privazioni, i giochi ed io li vedevo mentre me li raccontavano, quindi ho imparato due cose: la Storia narrata dagli storici è fatta di avvenimenti, analisi, dati, statistiche e ricerche in biblioteche, giornali, auto biografie, e va benissimo, ma manca delle "voci" dei protagonisti!; la Storia "piccola", prima degli storici orali, non la raccoglieva nessuno e cioè quella fatta dalle testimonianze delle persone che hanno vissuta la prima e la seconda guerra. Io ho capito molto più dello sfruttamento della manodopera femminile nelle fabbriche tessili dai racconti di mia madre, mia nonna e le mie zie che da tutte le analisi e percentuali degli storici sulle donne a lavoro durante la guerra, per questo nello spettacolo ho messo le une (statistiche) e le altre (le testimonianze). Ho praticamente passato un anno a studiare e scrivere! E poi, siccome la cultura orale si esprimeva tantissimo attraverso i canti, ho messo molti canti popolari di tradizione orale, scritti direttamente dal popolo e dalle donne... quindi è uno spettacolo cantato e recitato.



Cosa ci dobbiamo attendere quando verremo a vedere lo spettacolo? 
Che ne uscirete commossi e più informati! 

Nell'augurarti un grandissimo in bocca al lupo per la tua nuova avventura, ti ringrazio per esserti prestata a questa intervista.

Comunicato stampa dello spettacolo teatrale Il fronte delle donne.


Teatro Vascello - Roma dal 20 al 25 febbraio 2018
Teatro Comunale Secci - Terni 15 e 16 marzo 2018

Senza il loro lavoro, il Paese di sarebbe fermato.
Eppure il loro ruolo è sbiadito, spesso distorto. Quasi completamente omesso.
Dov’erano e dove sono le donne che hanno partecipato al farsi della storia? Perché scompaiono così facilmente dalla memoria collettiva? Si tratta di una censura consapevole e voluta, oppure, cosa ancora peggiore, di un’incapacità quasi automatica di riconoscere autonomia al pensiero femminile? “Il fronte delle donne”, in scena al Tetro Vascello di Roma dal 20 al 25 febbraio e al Teatro Comunale Secci di Terni dal 15 al 16 marzo, nasce da queste domande e svela il fondamentale ruolo delle donne, quasi sempre dimenticato, durante il più grande e devastante massacro bellico che la storia ricordi: il conflitto della prima guerra mondiale del ’15-’18.
Lo spettacolo, ideato e interpretato da Lucilla Galeazzi, tra le più autorevoli voci della musica popolare italiana, vincitrice nel 2006 della targa Tenco per il migliore album folk, si apre con una coinvolgente introduzione letteraria di Maria Rosaria Omaggio, che ne ha anche curato regia e allestimento.
Nel prologo, l’attrice ci riporta indietro di un secolo con l’interpretazione delle poesie di guerra di Ungaretti; le pagine più significative dal voluminoso “Parla una donna – Diario di guerra” di Matilde Serao e i versi femministi di un’insospettabile Ada Negri.
“Il fronte delle donne”, inserito tra gli spettacoli di interesse nazionale nell’ambito delle celebrazioni governative 2014-2018 per il centenario della Prima Guerra Mondiale, porta sul palco otto voci femminili che alternano recitazione e musica, accompagnate da due chitarre e da diversi documenti video.


Narrazioni e testimonianze dirette e storiche si alternano a canti di soldati e donne; immagini di repertorio si fondono con luci e atmosfere per riportare in vita - in modo originale e commovente - i ricordi che sono le radici della vita femminile dal 1915 in poi.
Un viaggio nel tempo feroce della guerra in cui le prostitute portate al fronte nei cosiddetti “casini di guerra” erano obbligate a ritmi inumani: fino a 140 rapporti al giorno. Un tempo in cui le operaie che si ammalavano per i massacranti ritmi di lavoro non potevano restare a casa per paura di essere licenziate; in cui il lutto si trasformò da avvenimento doloroso e privato, a condizione diffusa e pubblica cui le donne - intellettuali e non – reagirono coraggiosamente formando associazioni per l’aiuto ai militari, sostegno alle famiglie, raccolta di fondi per il fronte.
Lucilla Galeazzi si è personalmente spesa in accurate ricerche per riportare alla luce storie e vicende dimenticate. È infatti un infelice dato di fatto la naturalezza con cui i nomi femminili vengono trascurati, persi nella preziosa ricostruzione della tela narrativa di un popolo, di un Paese.
Purtroppo spesso sono proprio le donne a tapparsi gli occhi e la bocca di fronte alla Storia, scritta dai vincitori, preferendo riconoscersi nelle splendenti e rappresentative figure maschili, piuttosto che chiedersi il perché del silenzio sui contributi femminili.
Raccontare, dare riconoscibilità e parole ai fatti accaduti, sono attività fondamentali per la costruzione di un’identità di genere.
Così afferma Dacia Maraini nella bella introduzione al libro Donne nella Grande Guerra.
E nel solco di questo assunto si muove lo spettacolo. Ricordare l’inferno di quel conflitto è infatti doveroso per ritrovare la memoria della Grande Guerra al Femminile e capire come e quanto cambiarono le vite quotidiane di milioni di uomini e donne.

INTERPRETI:
Maria Rosaria Omaggio (attrice) prologo, regia
Lucilla Galeazzi (mezzosoprano) canto, chitarra, narrazione
Sara Marchesi (mezzosoprano) canto, narrazione 
Chiara Casarico (mezzosoprano) canto, narrazione
Susanna Buffa (soprano) canto
Susanna Ruffini (soprano) canto
Marta Ricci (soprano) canto
Nora Tigges (soprano) canto
Stefania Placidi, chitarra




Ornella Nalon

Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra”, 0111 Edizioni.
Una luce sul futuro, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto.
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[People] "Nasty Farmers", Classic-hard Rock, Grunge e Stoner senza fronzoli, intervista di Valentina Gerini

[People] "Nasty Farmers", Classic-hard Rock, Grunge e Stoner senza fronzoli, intervista di Valentina Gerini

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Nasty Farmers, quattro musicisti toscani al loro secondo album, tra concerti live e sessioni in studio: la passione per il Rock senza fronzoli.

Musicisti e cantanti. Tanti hanno un talento musicale ma in pochi questo talento prende forma fino ad arrivare alla registrazione di un disco e, in altrettanto pochi, questo si trasforma in un vero lavoro.
Parlando di musicisti, di talenti, di passioni e di sogni, vi presento il mio amico Giovanni Coletti, chitarrista dei Nasty Farmers. Abbiamo studiato insieme al liceo per qualche anno e lui ha sempre avuto una grande passione per la musica, in prevalenza musica con testi in inglese. Gran cervellone, di quelli che ci mettono pochi secondi a risolvere un'espressione di algebra o un problema di fisica, Giovanni, una volta finite le superiori, si è poi dedicato alla musica in maniera continuativa.

Ciao Giovanni e ben trovato nel nostro web magazine. Noi ci conosciamo dai tempi delle superiori e ti ricordo con un innato talento in matematica ma anche in musica. Da qualche anno porti avanti il progetto dei Nasty Farmers. Spiegaci a cosa si deve la scelta del nome del vostro gruppo e che genere di musica proponete.
Ciao, e piacere di essere qui! Il nostro nome nasce un po' per gioco, ma ha un significato preciso. Letteralmente si traduce in "Contadini Osceni" (indecenti, sgradevoli... Il vocabolo nasty ha molte sfumature). Contadini in senso musicale, perché coltiviamo la passione per il Rock nella sua sfera più ampia, ma senza fronzoli, nasty appunto, con il doppio senso che “sporcaccione” si porta dietro…
Il sound che proponiamo tenta di amalgamare le diverse influenze stilistiche dei membri, in particolare dal Classic-hard Rock al Grunge, fino al moderno Stoner.

Mi sembra doveroso, adesso, raccontare quando e come sono nati i Nasty Farmers e presentare i membri del gruppo. 
Il progetto è nato inizialmente come un lavoro di studio finalizzato a un album di inediti già composti parzialmente da mio fratello, Matteo Coletti (voce e chitarra) e poi completati con il batterista, Luca Sestini. Durante le fasi di registrazione mi sono aggiunto al progetto con parti di chitarra e piano e la formazione si è poi completata con Alessandro Bartoli al basso. Principalmente, scrive musica e testi Matteo, ma già dal secondo album il lavoro di composizione e arrangiamento è diventato più corale.

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Nei film si vedono sempre giovani talenti suonare con i loro gruppi nel garage di casa. Voi avete un luogo di ritrovo, una specie di luogo “mistico” che vi aiuta a comporre, suonare e liberare le idee?

Sì, anzi molto lo dobbiamo proprio a questo luogo, dove coincidono sia la sala prove sia lo studio Magnetic Bull di Lino Sestini, dove sono stati prodotti entrambi gli album.

Le vostre canzoni sono in lingua inglese. La scelta è stata pensata per una maggiore diffusione? E quanto è difficile scrivere canzoni ed esprimere concetti in un’altra lingua?
Più che una scelta ponderata è stato naturale, almeno per Matteo, cantare in inglese sul genere. Inoltre abbiamo l’asso nella manica, molti testi vedono la partecipazione di una caro amico in Australia, Luca Terreni. Luca ci ha sempre seguito nella correzione dei testi, ed è parte attiva nella composizione di molti. Noi lo sentiamo in qualche modo parte del gruppo, il “quinto nasty” dietro le quinte.

Quali sono i gruppi o i cantanti cui vi ispirate? E quali altri sono stati fondamentali per la vostra crescita musicale?
Qui ci sarebbe da scrivere un tema. Abbiamo età differenti e gusti variegati, posso provare a tracciarti una linea immaginaria dal rock-blues con Led Zeppelin, Stone Temple Pilots, Alice in chains e grunge in genere con QOTSA, Foo Fighters e Eagles of Death Metal... E ne ho lasciati fuori un’infinità!



Dai Led Zeppelin ai Foo Fighters, i Nasty Farmers hanno all'attivo due pubblicazioni.

Qual è il titolo del vostro disco d’esordio e come siete arrivati alla pubblicazione? Si sa che la strada del musicista emergente, come quella di uno scrittore, è sempre in salita.
Il primo lavoro, l'omonimo Nasty Farmers, è stato totalmente autoprodotto, fino alla pubblicazione digitale e stampa su cd. Come ti ho spiegato tutto ciò è stato possibile principalmente per la possibilità di avere uno studio “in famiglia”, e di alcuni amici che hanno curato le grafiche del cd e del nostro primo video.

Quanti dischi avete pubblicato fino ad oggi e quale canzone meglio vi rappresenta?
Abbiamo due album completo, il primo omonimo, di cui ho parlato prima e dal quale è tratto il video musicale Go To Plow, che ha un messaggio preciso. Un "nasty farmer rocker" che vien dalla campagna, viene mandato sotto consiglio di un contadino a reclutare braccia per l'agricoltura nella vicina Nasty Town. I Nasty non si vergognano a puntare il dito contro le figure calcificate di certe società, invitandoli alla redenzione attraverso la fatica agricola.
Il secondo album, dal titolo The Strawman Fallacy, invece, è uscito per l’etichetta genovese This Is Core, che ci ha seguito nell’uscita e nella distribuzione con Audioglobe.
Alla seconda parte della tua domanda non so rispondere. In qualche modo entrambi gli album sono una sorta di fotografia, una cristallizzazione dello stato del nostro lavoro e ci rappresentano in quel momento storico. Dopo tutti questi paroloni ti rispondo a in maniera personale e sincera: voglio troppo bene a tutti e due per fare differenze!

nasty-farmers

Come vi promuovete e vi fate conoscere al pubblico? 

Avete un sito, un blog, una pagina Facebook dove i nostri lettori appassionati di musica possono seguirvi?
Non abbiamo un sito, almeno per adesso, ma siamo molto presenti sulle piattaforme digitali e social.
Abbiamo ovviamente la pagina Facebook sulla quale promuoviamo i nostri eventi. Le nostre canzoni possono essere ascoltate su Spotify e su vari altri siti di condivisione e streaming musicale. Una veloce ricerca su Google del nostro nome soddisferà a dovere le vostre orecchie o la vostra curiosità nel caso voleste approfondire la nostra conoscenza.
Inoltre i nostri album o le singole canzoni si trovano in vendita sulle principali piattaforme (Itunes, GooglePlay etc).
Per chi ama toccare con mano, per gli amanti dei cd, basta contattarci tramite Facebook per richiedere le copie fisiche dei dischi. Il secondo in particolare racchiude degli artwork che trovo molto belli.


Novità in cantiere?
Un secondo video tratto da The Strawman Fallacy è in realizzazione mentre stiamo pianificando il calendario live per questa stagione. Ci saranno alcune novità per cui... Seguiteci!
Valentina-Gerini

Valentina Gerini
Dopo la maturità scientifica e uno studio approfondito della lingua inglese inizia a lavorare all’estero. Le sue più grandi passioni sono i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ha fatto la sua professione, diventando accompagnatrice turistica; della scrittura il suo hobby, occupandosi degli articoli di copertina per un mensile dedicato alle storie di paese.
Volevo un marito nero, 0111Edizioni.
La notte delle stelle cadenti, Lettere Animate.
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[People] Mario D'Acunto, un giovane cantautore innamorato dell'arte, intervista di Ornella Nalon

[People] Mario D'Acunto, un giovane cantautore innamorato dell'arte, intervista di Ornella Nalon

Mario-D-Acunto

Mario D'Acunto, giovane talento del panorama musicale italiano, studente di letteratura, musica e spettacolo presso La Sapienza di Roma: «L'arte è vita, non potrei mai vivere senz'arte». 

Ciao e benvenuto sul nostro web magazine. Rompiamo subito il ghiaccio: chi è Mario D'Acunto? Cosa ci racconti di te per farti conoscere dai nostri lettori?
Ciao a tutti, lieto di essere il benvenuto! Sono un cantautore e studente universitario in Letteratura, Musica e Spettacolo presso l’Università La Sapienza di Roma. Ho 21 anni e sono nato ad Anzio, dove vivo. Il mio amore per la musica è nato sui banchi di scuola, dove ho composto il mio primo brano durante una lezione di Greco. Ricordo che la lezione era pesante, ma quel giorno è stato l’inizio di tutto, e chi lo dimentica più! Dopo un’adolescenza accompagnata da studi classici e pallanuoto praticata a livello agonistico, ho deciso di ascoltare e coltivare quella fiamma artistica che sento ardere dentro di me e così ho abbandonato la pallanuoto e scelto la musica. Conseguita la maturità classica, ho scelto di iscrivermi al corso di studi in Letteratura, Musica e Spettacolo, proprio perché lo sentivo il più vicino ai miei interessi, non solo musicali ovviamente, ma anche cinematografici e letterari. Dunque studio, prendo lezioni di canto e coltivo le mie passioni.


La tua strada sembra già segnata avendo scelto un indirizzo di studi che ti preparerà per il mondo artistico. Cosa rappresenta per te l'arte?
Se per strada segnata intendiamo l’Arte , credo di averla già sposata da un po’, ma comunque vadano le cose, sono ben consapevole che il cambiamento è consustanziale alla nostra stessa esistenza e ritengo che vada accolto, più che accettato, di modo che possa diventare una fonte di rinnovamento e non di rassegnazione. Questo per dirvi che non so ancora se riuscirò a vivere solamente di Arte, ma è certo che non vivrò senza l’Arte! Per me essa rappresenta una delle attività più elevate dello spirito umano, una fonte da cui il pensiero attinge per creare ed una manifestazione esteriore della sua attività. L’ unione di sensi e intelletto, di intuizione pura e di ragionamento... è emozione, è coraggio, in una sola parola, è vita.

Il tuo corso di laurea è letteratura, musica e spettacolo. Quale tra queste tre forme d'arte è quella che preferisci? Cosa vorresti davvero fare da grande? Quali reali prospettive supponi di avere per affermarti nel tuo campo? 
La musica è la forma d'arte che preferisco, ma in verità credo che Musica, Letteratura e Spettacolo siano tre campi strettamente in correlazione tra di loro. Quando scrivo i testi e le musiche dei miei brani, sto facendo “letteratura in musica” e sto preparando un’opera per la scena! Da grande vorrei fare musica ed essere un cantautore affermato. Attualmente ho un contratto di collaborazione con l’etichetta discografica di Milano Rosso al Tramonto. Una bella soddisfazione arrivata ad Aprile e, chissà, l’inizio di un viaggio tutto da vivere!

Componi i testi delle tue canzoni, quindi hai un buon rapporto anche con la scrittura. Hai mai pensato di poter scrivere un romanzo, prima o poi? Nel caso, quale genere letterario presumi possa esserti più congeniale?
A volte mi è capitato di voler iniziare a buttare giù una storia per un romanzo o per un film, ma mi sono sempre fermato prima di partire. Non escludo però che un giorno possa farlo, anzi, mi piacerebbe provare! Come genere letterario credo che possa essermi più congeniale il romanzo sociale, ma non è l’unico.

Sei di quei ragazzi che girano con le cuffie dell'MP3 nelle orecchie e che fanno della musica il fulcro della propria esistenza, oppure riesce a coltivare altri interessi? Se sì, quali sono?
No, non sono uno di quei ragazzi che girano sempre in cuffia. La musica ha il suo posto primario nella scala dei miei obiettivi, ma ciò non toglie che coltivi anche altri interessi, che mi permettono di aprire altre strade in parallelo. Sono un appassionato di cinema, mi piace commentare e recensire film, amo viaggiare e fermarmi ad ammirare le bellezze della natura e inoltre non trascuro neanche la forma fisica... d’altronde “mens sana in corpore sano” ;-)

Ci siamo conosciuti perché ti sei offerto di collaborare con il nostro sito culturale. Cosa è stato a spingerti di contattarci e di voler scrivere per noi?
Ho deciso di rivolgermi al vostro blog, dopo aver fatto una piccola ricerca sul web. Lo ho trovato subito congeniale alle mie passioni e a spingermi di collaborare con “gli scrittori della porta accanto” è stata la volontà di condividere cultura con sempre più persone e di “mettere al servizio” dei miei lettori le mie idee e competenze, che sicuramente cresceranno con tale esperienza.

Amore: è troppo presto per parlarne? Quale posizione assume nella scala dei tuoi obiettivi?
No, non è assolutamente presto per parlare di Amore. Ho al mio fianco una splendida ragazza che ogni giorno condivide con me questo fantastico sentimento e mi fa sentire quanto sia importante viverlo. Nella mia vita l’amore è un qualcosa che è un po’ oltre tutto. C’è tanto bisogno di amore oggi..tutti ne parliamo, ci scriviamo canzoni, libri, sceneggiature, ma in fondo ancora non siamo riusciti a definire cosa sia e credo che per fortuna non ci riusciremo mai...la sua bellezza sta proprio nel mancare di definizioni.

Giovani oggi: come ci si sente ad essere giovani in un paese che sta attraversando una evidente crisi economica, ma sembra palese, anche di valori? 
Essere giovani oggi significa avere tante tentazioni, positive e negative e credo che bisogna esserlo con intelligenza e saper vivere con genuinità la nostra giovinezza. Siamo circondati da mass media che continuamente bombardano la nostra quotidianità di notizie show e di falsi miti. Ovviamente non occorre fare di tutta l’erba un fascio, ma l’informazione è una cosa, sacrosanta, la manipolazione è altra. Bisogna avere un grande senso del discernimento e saper riconoscere che quanto accade intorno a noi influenza la nostra singola esistenza e ci chiede di dire la nostra e di fare la nostra, per apportare un miglioramento in quella società di cui un giorno avremo in mano le sorti.

Come ti vedi fra vent'anni? Cosa ti auguri possa essere cambiato?
Fra vent’anni mi piace vedermi con una casa e una mia famiglia, magari da portare in giro per il mondo nelle mie tournée! :-)  Ma se non dovessi riuscire nel mio campo, mi vedo anche professore, insignito di questa nobile missione umana, sempre con una bella famiglia tutta mia. Insomma, mi piace pensare soltanto a cambiamenti positivi, a parte qualche ruga in più!

Bene, il nostro spazio è giunto al termine. Per il momento ci dobbiamo salutare, ma sono ben felice che si tratti solo di un arrivederci. Sono certa che anche i nostri lettori saranno curiosi di leggere il tuo primo contributo per il nostro web magazine. Dunque, a presto. 
A presto ragazzi, mi farà piacere se leggerete i miei contributi!





Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
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[People] Emanuel Lissia, musicista e cantautore sardo innamorato della sua terra, intervista di Silvia Pattarini

[People] Emanuel Lissia, musicista e cantautore sardo innamorato della sua terra, intervista di Silvia Pattarini


Emanuel Lissia, in arte solo Emanuel, musicista e cantautore, trova ispirazione nell'amore e nella sua terra, la Sardegna, cui ha dedicato la sua ultima canzone.

Ciao Emanuel e ben arrivato sul blog “Gli scrittori della porta accanto – Non solo libri”, mi fa piacere conoscerti. Emanuel Lissia è il tuo nome o è il nome d’arte?
Ciao, innanzitutto voglio ringraziarti per avermi ospitato sulla tua pagina. Emanuel Lissia è il mio nome completo, il nome d'arte è solo Emanuel senza il cognome.

Raccontami qualcosa di te: dove vivi, com’è stato il tuo primo approccio con la musica e quando hai intuito che la musica è la tua vita?
Vivo ad Olbia e ho iniziato a strimpellare la chitarra a 16 anni suonando per molto tempo cover rock/punk. Ho iniziato a capire che la musica poteva regalarmi grandi soddisfazioni nel momento in cui ho pubblicato il mio primo singolo su youtube intitolato "Cometa", che attualmente è la canzone che ha più visualizzazione sul canale.

Sei un artista poliedrico, non solo canti ma componi anche i testi delle tue canzoni e scrivi le musiche. Come nascono le tue canzoni? Parti dal testo o dalle musiche? Quale altra alchimia di combinazioni?
E' indifferente, non seguo un ordine preciso. A volte tiro su una melodia carina e ci metto sopra un testo e altre volte scrivo prima il testo e poi cerco una melodia, ma la maggior parte delle volte preferisco strutturare una melodia iniziale a metronomo per poi incastrarci bene il testo con la giusta metrica.

Quanti strumenti suoni?

Suono la chitarra principalmente, poi il basso elettrico e so fare qualcosina anche con la tastiera, ma preferisco gli strumenti a corda.

Hai qualche “musa ispiratrice” o sei affezionato a un luogo particolare in cui ti arriva l’ispirazione?
Ci sono state muse ispiratrici per quanto riguarda le canzoni d'amore, per tutte le altre invece l'ispirazione arriva direttamente dalla mia testa, da situazioni che ho vissuto, oppure da luoghi che ho visitato, come è accaduto ad esempio con l'ultimo singolo che ho voluto dedicare alla mia terra, la Sardegna.

Quanto troviamo di te nelle tue canzoni?
Tutto. Ogni singola nota o lettera è creata da me. Mi produco da solo in una piccola stanza che ho voluto insonorizzare trasformandola in un vero e proprio studio di registrazione. Nel primo album ho fatto tutto da solo... testi, melodie, registrazione, mixaggio, grafiche del libretto e delle copertine.

La tua canzone preferita tra quelle che hai composto?
Per quanto riguarda la parte strumentale solitamente l'ultima che compongo è sempre quella che preferisco, perchè mi piace sperimentare sempre suoni nuovi, e con il passare del tempo miglioro la qualità dei miei mixaggi rendendoli più piacevoli all'ascolto sia per me che per chi mi segue. Per quanto riguarda il testo la canzone più bella che ho scritto è un inedito che pubblicherò a breve, intitolato "L'era della normalità".

Secondo te esiste un filo sottile che unisce la poesia alla musica? 

Può una bella poesia diventare una canzone o sei del parere che una poesia non sarà mai una canzone?
Tutto ciò che fa parte dell'arte è poesia. La musica è poesia ancor più di un semplice scritto, perché ogni singola parola può essere valorizzata tantissimo se accompagnata da una bella melodia. Ho scritto poesie senza musica, ma non trasmettono le stesse emozioni che sa trasmettere una canzone. Il bello della musica è che riesce ad esprimere alla perfezione il tuo stato d'animo meglio di qualunque altra cosa, infatti chiunque sa distinguere una canzone triste da una allegra ancor prima di sentirne il testo.

Lo strumento dal quale non potresti mai separarti e perché?
La chitarra, perché ovunque la porti è in grado di unire tante persone, come spesso accade alle spiaggiate, spuntini, o in qualunque situazione dove ci sono gruppetti sparsi che si annoiano e stanno in disparte, magari per timidezza o perché, distratti dall'eccessivo utilizzo di apparecchi tecnologici, come ad esempio i telefonini collegati al web che stanno logorando i rapporti umani. Dove c'è una chitarra c'è festa, perché la musica sa coinvolgere tutti con una semplicità estrema. Inoltre la chitarra per me è fondamentale per la creazione dei miei arrangiamenti. Il 90% delle volte le mie canzoni nasce da melodie improvvisate con la chitarra.

Chi sono i tuoi cantanti italiani preferiti, c’è qualcuno da cui hai tratto ispirazione?
La vita è la mia più grande fonte di ispirazione, infatti nelle mie canzoni parlo di me, delle mie esperienze, e tutte le melodie nascono dalla mia fantasia. Non mi è mai piaciuto prendere spunto da un'altra canzone, perchè ognuno di noi ha la propria storia da raccontare, e se "copiassi" melodie o parole inventate da un altro automaticamente non starei più raccontando me stesso. Non ho preferenze per quanto riguarda cantanti e gruppi perchè ascolto tantissimi generi diversi e in alcuni periodi mi piace più una cosa rispetto a un'altra. L'unica cosa che posso affermare con certezza è che le mie voci preferite sono quelle di Andrea Parodi e Freddie Mercury.

Veniamo alla tua carriera musicale. Come ti fai conoscere dal vasto pubblico?
Attualmente uso Youtube abbinato a Facebook, come tantissimi artisti emergenti o già affermati. In passato utilizzavo Myspace ma con l'avvento dei social newtwork è passato di moda. Ho già prodotto un album intitolato "Illusioni" e sto lavorando sul secondo. A breve pubblicherò qualche singolo sulle piattaforme online più importanti (Itunes, Spotify, Amazon, ecc. ecc.) questo è il link del mio canale che attualmente contiene 14 canzoni.

Hai partecipato a qualche talent show?
Ho partecipato nel 2013 al Tour Music Fest in Umbria dove ho incontrato Mogol e Francesco Gazzè, e due anni dopo nell'estate del 2015 son partito per Roma per partecipare ai provini di X-Factor. Sono state entrambe delle bellissime esperienze che mi hanno permesso di crescere sia a livello artistico che umano. Ho conosciuto e mi sono confrontato con tantissimi musicisti talentuosi provenienti da tutta Italia, ed è stato davvero stimolante.


La tua ultima canzone è come una poesia, una bella dedica alla tua meravigliosa Sardegna. 

Ce la fai ascoltare qui?
Certamente! 



Progetti per il futuro?
Sto per iniziare varie collaborazioni importanti, ma al momento non posso svelare nulla. A breve renderò nota la prima collaborazione con un grande chitarrista, e se tutto va bene entro la prossima estate uscirà il nuovo album.

Emanuel mi ha fatto molto piacere conoscerti meglio, in bocca al lupo per i tuoi lavori in corso e per i tuoi nuovi progetti.



Silvia Pattarini
Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.

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Intervista a David Pratelli, attore, imitatore, cantante e scrittore

Intervista a David Pratelli, attore, imitatore, cantante e scrittore

David-Pratelli

A cura di Ornella Nalon. David Pratelli: imitatore, cantante, conduttore radiofonico, attore di fiction e di teatro. E ora anche scrittore, con il suo thriller d'esordio "Tenebra".

Ciao David, è un vero piacere averti oggi con noi. Di solito chiedo ai nostri ospiti di raccontarci un po' di loro ma, nel tuo caso, sei talmente famoso che conosciamo quasi tutto di te e, dunque, non mi accontenterò di una breve presentazione. Piuttosto, vorrei sapere una chicca della tua vita, del tuo carattere, della tua persona, che non sia riportata nella biografia ufficiale. Ci stai? 
Bella domanda, nessuno mi ha mai chiesto cose private, non mi piace parlarne. Però qualcosa posso svelare. Ho un carattere particolare, un po' lunatico anche se non sembra, mi impegno molto nell'essere coerente, a volte ci riesco, altre volte no. Credo in certi valori, ma spesso sono il primo a non rispettarli. Chi mi conosce bene mi definisce 'troppo buono' ciò comporta maggiore fatica nel mio lavoro, perché ho sempre lottato e ottenuto quel poco, solo ed esclusivamente grazie a me stesso. Sono un pigro, altro limite del mio carattere, ma se vedo di fronte un progetto ambizioso, persone che credono in me e materializzano quello che si potrebbe fare, allora la mia pigrizia svanisce, divento una macchina che non si ferma mai, ma sempre bisognoso di una guida.

Hai iniziato a esibirti, come imitatore, alla giovanissima età di 14 anni. Dunque, posso immaginare che sia sempre stata questa l'attività che avresti voluto svolgere, è corretto? Per contro, so che i tuoi genitori non erano molto soddisfatti di questa tua scelta. Cosa avrebbero preferito per te?
Ho sempre sognato di fare il mestiere dell'attore e imitatore, su questo ho avuto sin da subito le idee chiare, ma in famiglia non volevano, lo consideravano un mondo troppo lontano dal loro, difficile, complicato, pieno di inganni e raggiri. Cercavano in qualche modo di proteggermi e avrebbero preferito continuassi le attività di famiglia, studio di architettura e azienda di mobili e arredamento. Per farli contenti ho preso il diploma di geometra ma quella non l'ho mai considerata la mia strada, mi sentivo e mi sentirò sempre artista, bravo o no lo decide il pubblico. Ho lottato molto anche contro l'ovvio per cercare di lavorare in questo difficile settore, mettendo amore passione tenacia sono riuscito ad ottenere qualcosa, ma vorrei fare molto di più. Sono sempre giovane!

Dopo qualche anno di gavetta che ti ha visto esibire nelle piazze della Toscana e non solo, sei approdato nelle tv locali e subito dopo in quella nazionale.

Addirittura in prima serata con la trasmissione “Avanti un altro”, trasmessa su Canale 5 e condotta da Pippo Franco. Un traguardo considerevole! Ci puoi svelare come sei riuscito a entrare nel casting? A conti fatti, arrivare al successo, quanto ti è costato in sangue e sudore?
I casting di solito vengono proposti dalla tua agenzia, se c'è in ponte una trasmissione adatta al tuo stile di fare spettacolo allora hai buone chance di essere preso. Ho fatto anche provini in posti dove io francamente non ci incastravo niente.

Il 2002 segna una data importante nel tuo percorso professionale: hai vinto il campionato italiano degli imitatori nel varietà “Sì sì è proprio lui” andato in onda su Rai Uno, che ti ha premiato con un prezioso contratto Rai. Cosa si prova a ottenere un riconoscimento e un premio così ragguardevoli? Al posto tuo mi sarei detta: “Finalmente sono arrivata dove volevo” e credo mi sarei un po’ seduta sugli allori. Lo hai pensato anche tu oppure sei di quelle persone che non si sentono mai del tutto soddisfatte, che mirano sempre a qualcosa di più?
Diventare campione italiano nel tuo mestiere penso sia il traguardo un po' di tutti. Non ho mai pensato di essere arrivato, anzi quella vittoria fu per me un inizio, infatti mi ripetevo sempre: adesso arriva il bello...

A “Guida al campionato” sei stato ospite fisso dal 2006 al 2009, a “Quelli che il calcio” dal 2009 al 2011, poi hai partecipato a “Controcampo” e a “Lunedì gol”. 

David-Pratelli-Christian-De-Sica

David-Pratelli-Carlo-Conti

David-Pratelli-celentano
Si può dedurre che tu abbia anche un animo sportivo oppure sono state solo delle ottime occasioni lavorative? 
Sono tifoso della Juventus, amo il calcio, seguo la mia squadra quasi sempre, vado poco allo stadio e mi piacerebbe andarci un po di più. Unire passione per il calcio con il lavoro per me è stato facile!

I personaggi che imiti sono innumerevoli: esponenti del calcio tra cui Fabio Capello, Giampiero Galeazzi, Giovanni Trapattoni, Arrigo Sacchi, dello spettacolo come Carlo Conti, Christian De Sica, Adriano Celentano, George Clooney, Piero Pelù, della politica come Ignazio La Russa, Matteo Renzi, Silvio Berlusconi, solo per citarne alcuni Qualcuno di loro si è mai lamentato oppure complimentato per la loro rappresentazione?  Ce n'è uno in particolare che preferisci imitare? Uno che ti è risultato più difficile? 
Che io sappia nessuno si è lamentato della mia imitazione, anzi chi mi ha visto mi ha anche apprezzato, almeno di fronte, poi non saprei come l'ha presa veramente. I personaggi che interpreto li amo un po' tutti ma considero De Sica una parte di me...

Com’è lavorare in tv? Come si riesce a concentrarsi completamente nelle proprie performance  senza lasciarsi imbarazzare dal pensiero che si sarà visti da migliaia di persone? Come si riesce a  vincere la timidezza, ammesso che sia un sentimento a te noto?
Non penso affatto a tutto ciò, ti esibisci come sempre, con la solita concentrazione, la solita tensione, la solita attenzione che ci vuole sia in TV, che in teatro che in piazza. La paura esiste ma puoi abbatterla solo se l'affronti. Lavorare nello spettacolo è una continua lotta con la paura.

Esordisci come imitatore, esibendoti anche da cantante, poi sei conduttore radiofonico (e vinci il Premio Pegaso come programma più seguito del centro Italia), attore di fiction e di teatro. 

Un artista decisamente eclettico! Quale di queste attività ti rappresenta meglio, ti dà maggiori soddisfazioni?
TV, teatro, fiction, radio, hanno tutte un loro fascino, e tutte ti danno, in diversa misura ovvio, grande soddisfazione. La TV è popolarità, la radio è allenamento e popolarità, teatro e piazze calore del pubblico ma soprattutto libertà di espressione. Fiction ho avuto pochissima esperienza ma non mi è dispiaciuta .

Per finire, scopriamo di te un ulteriore lato artistico, quello dello scrittore. In questa nuovissima veste, hai esordito con il giallo/thriller "Tenebra" e, nientedimeno, hai ricevuto il premio Holmes dell'Accademia degli artisti di Napoli come migliore autore. Ti si può definire un novello re Mida che trasforma in oro tutto ciò che crea! :-) Cosa ti ha spinto a cimentarti nella scrittura e perché esordire con un giallo che ritengo sia uno dei generi più difficili?
Ho sempre avuto la passione per il mistero, il giallo, l'horror, mi sono messo a scrivere una storia e ne è venuta fuori un romanzo. Mi appassionavo sempre di più facendo evolvere il racconto. I miei pensieri spesso vanno all'estremo e così ho deciso di metterli in pratica con un giallo misterioso. Tenebra è la storia di un uomo che si vendica di quelle donne che lo deridono, che lo snobbano dopo un suo corteggiamento. La sua mente non si controlla perché la rabbia che è in lui è talmente letale che la vittima non ha via di scampo. Si tratta di femminicidio ma si scoprirà che in Tenebra la vera vittima sarà proprio il serial killer.

A questo punto, caro David, che ne dici se dedico un po' dello spazio disponibile per lasciar parlare il tuo libro? A te non posso che fare un enorme in bocca al lupo perché il successo ti possa arridere per sempre e ti ringrazio tanto per la tua disponibilità. 

Tenebra

Tenebra

Questa è la storia del destino di un uomo, che, segnatolo fin dall'età di 16 anni, lo porterà a compiere gesti folli e inconcepibili.
Il suo passato è avvolto nel mistero, ha un carattere introverso e apparentemente tranquillo. Le sue reazioni lo fanno sentire libero e sicuro nell'affrontare la quotidianità, come se la sua anima vivesse nell'assoluta normalità, senza complessi né turbolenze.
Quel giorno di fine estate, la sua vendetta tenne a battesimo una serie di reazioni che divennero poi parte di lui. La sua mente lo portò all'estremo, ogni inganno che una donna commetteva ai suoi danni, rischiava di essere punito con un atto senza pietà...

di David Pratelli | Kimerik | Giallo, Thriller
ISBN 978-8868840587 | cartaceo € 11,90


L’ombra che si porta dietro il misterioso serial killer, nominato “il Tenebroso”, non gli provoca ansia o insicurezza, ma un profondo senso di libertà.La pioggia cala e il rumore dei passi è l’unico suono che si sente in quella notte.Una lunga camminata può significare molto per un assassino: rivedere i propri delitti, la consapevolezza di non essere conosciuto e quindi di poter camminare senza paure, la riflessione sulla propria identità, che appare tranquilla ed isolata ma feroce per vendetta, soprattutto con le donne.Perché arrivare a tanto? Perché segnare un’intera vita da quel gesto crudele per uno scherzo d’infanzia? Cosa c’è veramente negli incubi di colui che commette queste atrocità? Da dove può partire questa serie di delitti dopo un intervallo di vent’anni? La vera matrice di tutto qual è?L’uomo tenebroso non si chiede tutto ciò, ma riflette sullo sdoppiamento pericoloso che possiede, e non se ne fa una colpa, ma una via di fuga dalle umiliazioni e dagli ostacoli che ha sempre dovuto affrontare nel tragitto della sua vita.Il silenzio continua a far compagnia ai suoi passi, non decide di fermarsi, forse comincia ad avvertire una certa presenza dei suoi tacchi che si muovono a tempo, fino alla decisione di interrompere questo apparente piacevole suono.




ornella-nalon

Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra”, da 0111 Edizioni.
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[People] Cover, sound engineering e un progetto da solista, Giulia Mastrantoni intervista Lorenzo Avanzi

[People] Cover, sound engineering e un progetto da solista, Giulia Mastrantoni intervista Lorenzo Avanzi

Ventidue anni e musicista da una vita. Lorenzo Avanzi nasce a Monza nel 1993, inizia a suonare la batteria da autodidatta e finisce con il diventare sound engineer, una professione che, come tante, è difficile e poco conosciuta. Parallelamente, Lorenzo porta avanti il suo progetto da solista, con l’obiettivo di diventare cantautore e di poter vivere della sua musica.

Ciao, Lorenzo! Raccontaci in cosa consiste il lavoro di un sound engineer. Perché hai deciso di studiare proprio questa disciplina?
Ciao, Giulia. Il sound engineer - tecnico del suono o fonico da studio - è colui che sta dietro la registrazione e la produzione di album. Ho intrapreso questo tipo di carriera perché dovevo registrare le mie canzoni. Ho cominciato a guardare tutorial e spiegazioni su internet per capire come migliorare la qualità del prodotto finale, ho imparato e mi sono appassionato a tal punto da pensare di farne una professione.

Hai iniziato studiando batteria, poi hai cominciato a suonare un po’ di tutto, facendoti seguire da una moltitudine di insegnanti specializzati in ciascuno strumento. Infine, ti sei dedicato a discipline più “tecniche”, come l’informatica musicale. Come cambia il modo di approcciarsi alla musica, man mano che si “procede” con il percorso scelto?
La musica è stata, per me, una di quelle cose inaspettate che ti cambiano la vita. È nata come un gioco quando avevo 11 anni e poi si è trasformata in una continua scoperta, passando da strumento a strumento. Aver studiato il processo di registrazione e di creazione di un suono ti apre il mondo su una quantità di possibilità, in quanto riesci non solo a vedere la musica dal punto di vista del musicista/compositore/arrangiatore, ma comprendi anche ciò che può risultare più funzionale ed efficace per il mercato. Più si impara, più si riesce ad avere una visione più ampia del quadro generale.

Stai coltivando con grande passione il tuo progetto da solista. Ti va di raccontarci qualcosa in proposito?
Il mio progetto solista, ovvero Avanzi, è nato il giorno in cui mi sono stancato di scendere a compromessi per fare ciò che amo fare - musica. Ero stanco di dover sempre aspettare un parere da parte di altre persone su quello che scrivevo. Avevo le idee ben chiare su ciò che volevo fare. Le conoscenze e i mezzi li avevo, mi sono messo sulla mia strada ed ho iniziato fare solo ed esclusivamente ciò che piaceva a me. Ora, dopo parecchio tempo e lavoro, sono finalmente pronto a mostrare il vero me al resto del mondo: a breve, infatti, uscirà il videoclip del mio primo singolo “L’Eclissi” che sarà seguito da altri singoli su cui sto ancora lavorando per poter ottenere il miglior risultato possibile.
Ho, inoltre, iniziato a suonare live i miei pezzi completamente da solo, avvalendomi di varie apparecchiature elettroniche - qualcuna anche costruita da me - che, generando loop, mi consentono di creare un contesto musicale, realizzato esclusivamente al momento della performance, su cui suonare piano o chitarra e cantare, dando vita ad un’esibizione completa anche dal punto di vista armonico e ritmico.

A cosa si ispira la tua musica? Come componi le tue canzoni?
Quello che scrivo è frutto del mio background musicale. Sono certo che ogni album, ogni canzone che ho ascoltato da 10 anni a questa parte è parte di me e, di conseguenza, della mia musica. Anche se i generi e gli stili si discostano molto tra loro e da quello che scrivo io, il nostro cervello è talmente ben costruito da riuscire a conciliare tutto senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Nella mia vita ho ascoltato veramente di tutto, anche cose che i più non considererebbe nemmeno musica e sono sicuro che anche questo mi ha permesso di avere quella consapevolezza in più.
Non sforno canzoni quotidianamente, soprattutto nell’ultimo periodo in cui sto diventando sempre più critico con me stesso, ma se c’è una cosa che accomuna tutti i miei pezzi è che non sono mai stati scritti a tavolino. Di solito le idee spuntano dal nulla, magari anche nei momenti più inaspettati e poi non si tratta di altro che una sorta di flusso che mi travolge e nel giro di un’oretta il pezzo è finito - almeno nella sua forma più grezza. Questa è sempre stata la cosa più bella dello scrivere canzoni, il fatto di essere qualcosa di totalmente naturale, incontrollabile e sorprendente.

Che approccio hai verso le cover?
Nell’ultimo anno e mezzo le cover sono state una sorta di rivelazione per me. Come tutti i musicisti del mondo, le cover sono le prime cose che si imparano, che si suonano davanti a qualcuno, che ti rendono appunto un musicista, ma con il passare del tempo ero giunto al punto di considerarle qualcosa di superfluo, di semplice e banale. Beh, ho decisamente cambiato idea nel momento in cui ho capito che una cover poteva essere quasi un pezzo tuo nel momento in cui lo rendi tale. Quando stravolgi l’arrangiamento, il tempo e le melodie, è quasi come se scrivessi un pezzo in collaborazione con qualcun altro che ci mette le idee di base. Ora non voglio dire che ritengo le cover che suono al pari dei miei pezzi, ma di certo possono essere degli esperimenti per provare nuove strade e nuove sonorità e sicuramente sono un mezzo che ti permette di farti sentire in mezzo all’universo sconfinato chiamato web. L’importante per me è sempre rimanere se stessi, lasciare la propria impronta anche nei pezzi non propri.


È importante avere una passione, dare prova di talento ma anche impegnarsi. Per te, quest’ultima ha assunto varie sfumature: hai registrato delle cover, aperto un canale YouTube e ti stai dando da fare per diventare produttore esecutivo delle opere di altri artisti. Su quali progetti stai lavorando maggiormente al momento?
Oltre al mio progetto solista, ho lavorato con diversi artisti e band emergenti dell’hinterland milanese, come sound engineer, video maker e arrangiatore. Ultimamente mi sono trovato benissimo con tutti, in quanto persone estremamente professionali e capaci. In questo momento sto lavorando sulla produzione dell’Ep d’esordio di Arianna Costantin: le canzoni e le idee sono veramente belle, ora stiamo cercando di sfruttare al massimo il loro potenziale costruendoci attorno un contesto originale, interessante ed un sound che sia il più attuale possibile.

Quale messaggio speri di passare ai giovani?
È la stessa cosa che ripeto ogni giorno a me stesso: il panorama musicale negli ultimi 8-10 anni ha avuto una crescita esponenziale e grazie alle nuove tecnologie chiunque può mostrare al mondo intero che cosa sa fare. Questo è un bene, ma anche un male, dato che c’è sempre più concorrenza - e che concorrenza! - in questo settore. L’unica cosa da fare è mettersi sotto e dare il massimo in ciò in cui si crede pienamente. Capiterà spesso di cadere e, con il passare del tempo, la volontà di rialzarsi si affievolirà, ma non inseguire i propri sogni ad ogni costo è il peggior rimpianto che ognuno di noi possa avere. L’importante è non mollare mai, soprattutto quando è difficile, perché le delusioni sono molte e fanno male, ma una volta arrivati in fondo tutto il resto non conta più niente.

Grazie per essere stato con noi! Un grande in bocca al lupo.




Giulia Mastrantoni
Da quattro anni collaboro all’inserto Scuola del Messaggero Veneto, scrivo per il mash up online SugarPulp e per la rivista dell’Università di Trieste Sconfinare.
Dopo aver trascorso un periodo in Inghilterra, ho iniziato un periodo di studi in Canada, ma, dovunque sia, scrivo.
Misteri di una notte d’estate, ed. Montag.
One Little Girl – From Italy to Canada, eBook selfpublished.
Veronica è mia, Pensi Edizioni.

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[People] A street musician in Berlin, Giulia Mastrantoni intervista Andrew Lewis

[People] A street musician in Berlin, Giulia Mastrantoni intervista Andrew Lewis

È un piacere incontrarti, Andrew. Ho avuto la fortuna di ascoltarti suonare ad Alexanderplatz e ne sono rimasta molto colpita. Da quanto tempo sei innamorato della musica? Quali strumenti suoni?
Grazie di cuore per il complimento. È bello sentirsi apprezzati. Ho iniziato a cantare da bambino, cosa che immagino facciano moltissimi musicisti. Ho iniziato a suonare il piano a 11 anni e poi, a 17, sono passato alla chitarra. Ora ho 22 anni, quindi si può dire che sono 20 anni che sono innamorato della musica.

It’s a pleasure to meet you, Andrew. I got the chance to listen to your outstanding music in Alexanderplatz and got stuck. How long have you been in love with music? What instruments do you play?
First of all, thank you very much for the lovely compliment. It's nice to be appreciated once in a while. I've been singing since I was a child, which I think is something that most musicians have in common. I started playing piano when I was 11 and I moved on to guitar when I was 17. I'm 22 now so I suppose I've been in love with music for about 20 years, or for as long as I can remember anyway.

Suonare in strada significa dover suonare hit. La gente si ferma ad ascoltarti se suoni una buona cover di una qualche canzone conosciuta. Come personalizzi questi pezzi? Cosa ti porta a scegliere una canzone specifica?
Non credo sia necessario suonare cover. Negli anni, ho cambiato idea circa la street music. Sono 5 anni che suono in strada e quando ho iniziato suonavo pezzi acustici, senza amplificazione, quindi dovevo suonare cose più “rumorose” o “aggressive”. Sceglievo canzoni che mi veniva spontaneo urlare, ovvero cose che per me avevano un significato emotivo. Per me era più importante quello, anziché scegliere una hit conosciuta.
A un certo punto, ho imparato a suonare le hit, perché... è quello che gli artisti di strada fanno. Ma era difficile, o meglio, non mi divertivo. Non avevo un legame con quella canzone e il pubblico si accorgeva che suonavo mal volentieri.
Alla fine, sono arrivato dove sono oggi, in uno stadio in cui sono felice della mia musica e metto passione nelle cose che canto e scrivo. Suonare le mie canzoni mi fa sentire bene e, se suono una cover, è sempre una canzone che amo, non necessariamente “famosa”.

Playing in the streets means playing hits. People stop to listen to you if you’re singing a good cover of some song they know. How do you “personalize” other artists’songs? Why do you choose a particular song?
I don't think it's necessary to play covers. My attitude towards street music has changed over the years. I've been doing it for 5 years, and when I started I would play acoustically, no amplification, so I had to play songs which were a bit louder, a bit more aggressive, and I chose songs which felt good to shout about, things which were personal to me that I could get angry, or sad, or just passionate about, that was more important to me than choosing a “hit” that people were familiar with.
At a certain point I learned all the hits because, well, most street musicians do, it's just one of those things, but I found that it was so much more difficult to enjoy myself If I didn't have a personal connection to the song, and that was counterintuative because people could tell that I really wasn't feeling it.
Eventually I progressed to a point where I'm proud of my own music, and I feel strongly about the things I write about, I'm confident enough to play my own music on the street and If I do choose to play a cover, it's always a song that I love, not necessarily a popular song.

Componi e hai anche registrato un CD. Di cosa parlano le tue canzoni?
Praticamente tutto quello che scrivo parla di amore. Non so darne una motivazione, ma per me è spontaneo. A volte mi sento un po’ egocentrico, perché ci sarebbero altre cose di cui cantare, ma non credo che la mia opinione farebbe la differenza in quei campi. In più, vengo da una cultura in cui è sempre meglio tenere le proprie opinioni per se stessi. Magari un giorno scriverò di politica, o di violenza, o di religione, o di uguaglianza. Ma fino a che non sarà un cambiamento spontaneo, continuerò a cantare di amore.

You’re a songwriter as well and you even recorded your own CD. What are the songs about? 
Almost every song I write is about love. I'm not exactly sure why but it's something that's easy for me to write about. Sometimes I feel a little bit shallow or narcissistic because there are other things I care about, but I just don't really think my opinion matters on many of these things, and I come from a culture where it was always better to keep your opinion to yourself. Maybe one day I'll get over that and write some political songs, or songs about abuse, or religion, or equality, but until I feel comfortable with my own voice on those subjects, I'll just stick to love.

Quanto tempo hai impiegato per scriverle?
È una cosa che cambia molto da canzone a canzone, il tempo che impiego. A volte scrivo la musica, o le parole, e non riesco a finire. Altre volte impiego un quarto d’ora.
Non so come descrivere il procedimento creativo, ma dipende dal mio umore, credo. Il mio CD, Homesick, è stato scritto in una settimana dopo una storia finita male e un weekend di alcol.

How long did it take you to write them?
It varies greatly from song to song as well, I have music for songs, or lyrics from songs which aren't finished, which I've been trying to write since I was 15, and sometimes I can write a song in 5 minutes, practically writing as I play it.
I'm not sure how to describe my creative process but it definitely depends on my mood.
My current CD for example, was written in a week in my bedroom after a bad breakup and a heavy weekend of drinking so maybe that's the key?

Sei scozzese. Perché hai scelto di trasferirti a Berlino? Da quanto tempo sei in Germania?
Per capire perché ho scelto Berlino, bisogna capire da dove vengo. È una città minuscola vicino Glasgow ed è complicato rendere l’idea di com’è – una mentalità ristretta. Non mi sono mai sentito a mio agio e non ho mai voluto conformarmi all’idea di lavoro-matrimonio-bambini-muori.
Era quella l’idea di “vita normale”, nel posto in cui vivevo. Quindi, non appena ho potuto, ho iniziato a viaggiare. Sono stato in Europa: Belgio, Francia, Spagna, Danimarca, e poi sono arrivato qui. È l’opposto del posto da cui vengo.
Le persone sono incredibili e nessuno si aspetta nulla da te. È pieno di artisti che vivono come vogliono e tutto ha il sapore di novità. È bellissimo e in 2 o 3 giorni mi sono innamorato. È successo 4 anni fa. Dovevo tornare a casa, ma dopo due anni sono ritornato qui. E intendo restare.

You’re from Scotland. Why did you move to Berlin? How long have you been living in Germany?
I think, to understand why I chose Berlin, you have to understand a little bit about the place where I come from. It's a small town, just outside of Glasgow, and it's hard to describe exactly how it is to someone who hasn't been somewhere similar but I think the best expression would be “closed minded”. I never felt comfortable where I grew up and I never felt like subscribing to societies definition of a normal life (get a job, get married, buy a house; car; dog; have kids etc, save money, go on holiday, spend all the money, finally pay your mortgage, save more money, grow old having worked your whole life and die).
At least, that's what normal is, where I'm from, so when I finally got the chance to travel, I took it immediately.
I travelled to a few places in Europe, Belgium, France, Spain, Denmark, and when I came to Berlin it was almost like arriving in a place that was the complete opposite of where I'm from.
The people here are amazing, they don't have these expectations of you. This place is full of artists, doing whatever the hell they want, whenever they want, and that was completely new for me. It was refreshing, so I fell in love within 2 or 3 days and never wanted to leave - that was 4 years ago, and I did leave, but I came back to stay permenantly about 2 years ago.

Credi che viaggiare sia importante? Cos’è importante per te, nella vita?
Penso che viaggiare sia una delle cose più importanti della vita e, se posso dare un consiglio a tutti, è smettetela di fare quello che state facendo!, prendete un aereo e andare a esplorare il mondo.
Non so spiegarti quanto sia importante, ma so che insegna a capire le altre persone, a capire se stessi e il proprio posto nel mondo. Insegna come crescere in quanto essere umano e ad avere rispetto per gli altri.
Credo sia anche importante non concentrarsi sulel cose materiali, in modo da dare valore alle piccole cose, quelle che mi fanno stare bene davvero.
Per me ha un valore immenso l’avere un tetto sopra la testa, avere una famiglia che mi ama, degli amici, il mio tempo libero e la musica, perché mi fa vivere la vita come voglio.

Do you think travelling is an important part of life? What things do you value in your life?
I think travelling is one of the most important things anyone can do in their whole life, and if there's one piece of advice I can give to anyone, it's to stop what you're doing right now, take some time off, and see the world.
I can't explain the value of it properly but it teaches you so much about other people, and most importantly about yourself and your place in the world. It helps you learn how to grow as a person, and how to treat other people properly.
I also think it's important not to concentrate on material things, so I value the simple things, and the things that I enjoy.
I value having a roof over my head, having a family who loves me and friends who are loyal, I value my free time a lot, because I enjoy wasting it, and I value music obviously since it's given me the opportunity to live my life the way that I want it.

Hai un sogno?
Non sono ambizioso, ma sì, ho dei sogni. Vorrei suonare le mie canzoni davanti a migliaia di persone che le apprezzino e sentirli cantare con me. Vorrei supportare le persone con la mia musica, essere “terapeutico” e aiutare tutti coloro che attraversano un momento no, perché è questo il senso della musica. Vorrei ripagare la musica restituendole quello che lei dà a me. E vorrei farlo su un palco vero.

Do you have a dream?
I have very few ambitions, but I would be lying if I said I didn't have dreams.
I'd like to play my music in front of thousands of people, feel appreciated and have them sing the words back at me. I'd like to be a voice of support for people, who could use my music as a kind of therapy to help them through hard times, because that's what music is for me. I'd like to be able to give it back, and not just on the street you know? On a stage, a big one.

Cosa vorresti dire al mondo?
Sorridete ogni giorno, vogliatevi bene, siate sempre gentili, chiamate la vostra famiglia e dite loro che li amate, non dimenticate i loro compleanni e date qualche soldo agli artisti di strada, soprattutto se vi sembra che si stiano divertendo.

What would you like to tell to the whole world?
Smile every day, Love each other, Be kind to everyone, Call your family every so often to tell them you love them, and don't forget their birthdays, and most importantly give money to street musicians, especially if they look like they're having fun.

Grazie mille per le belle risposte. Un grande in bocca al lupo!

Thank you so much for answering to my questions. I really wish you all the best!




Giulia Mastrantoni
Da quattro anni collaboro all’inserto Scuola del Messaggero Veneto, scrivo per il mash up online SugarPulp e per la rivista dell’Università di Trieste Sconfinare.
Dopo aver trascorso un periodo in Inghilterra, ho iniziato un periodo di studi in Canada, ma, dovunque sia, scrivo.
Misteri di una notte d’estate, ed. Montag.
One Little Girl – From Italy to Canada, eBook selfpublished.
Veronica è mia, Pensi Edizioni.

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