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Il segreto del Mandylion, di Marcello Ciccarelli e Bruno Di Marco: un thriller medievale tra fede, potere e mistero

Il segreto del Mandylion, di Marcello Ciccarelli e Bruno Di Marco: un thriller medievale tra fede, potere e mistero

Il segreto del Mandylion, di Marcello Ciccarelli e Bruno Di Marco: un thriller medievale tra fede, potere e mistero

Libri Comunicato Stampa. Il segreto del Mandylion di Marcello Ciccarelli e Bruno Di Marco (Newton Compton Editor). Un thriller medievale tra fede, potere e il mistero della Sacra Effigie, che si inserisce nel solco della tradizione dei grandi thriller storici come Il nome della rosa di Umberto Eco, Il segreto del mercante di libri di Marcello Simoni e Il cimitero di Venezia di Matteo Strukul.

Newton Compton Editori presenta Il segreto del Mandylion, un avvincente thriller storico firmato da Marcello Ciccarelli, ex professore di matematica già presidente della sezione di Latina di Mathesis, e Bruno Di Marco, docente di Storia dell'arte e suo ex allievo.
Gli autori, già noti per La confraternita degli assassini e Il mistero del codice Fibonacci, tornano con una storia dal ritmo incalzante che unisce rigore storico e suspense narrativa.
Il segreto del Mandylion si inserisce nel solco della tradizione dei grandi thriller storici come Il nome della rosa di Umberto Eco, Il segreto del mercante di libri di Marcello Simoni e Il cimitero di Venezia di Matteo Strukul.
Ciò che inizia come una missione di recupero si trasformerà in una ricerca della verità che potrebbe scuotere le fondamenta stesse della cristianità. Marcello Ciccarelli e Bruno Di Marco, Il segreto del Mandylion

Roma, 1210: una missione pericolosa. Sullo sfondo di una città ancora scossa dal sacco di Costantinopoli, prende vita un'intrigante caccia al tesoro che intreccia storia, matematica e mistero.

Il giovane converso Ventura si trova coinvolto in un'audace missione: recuperare il leggendario Mandylion, il sacro velo con l'effigie di Cristo, dalle mani del potente cardinale Pelagio Galvani.
Accompagnato dalla misteriosa Nera, una giudea ladra di manoscritti, e dal geniale matematico Leonardo Fibonacci, Ventura intraprenderà un pericoloso viaggio verso Costantinopoli. Ciò che inizia come una missione di recupero si trasformerà in una ricerca della verità che potrebbe scuotere le fondamenta stesse della cristianità.


Il segreto del Mandylion

di Marcello Ciccarelli e Bruno Di Marco Newton Compton Editor
Giallo storico
ISBN 978-8822787712
Cartaceo 9,40€
Ebook 6,99€

Quarta  

Un'avventura tra storia e mistero.
Roma, 1210. Ancora sconvolto per gli orrori a cui ha assistito durante il sacco di Costantinopoli, il giovane converso Ventura viene inviato a Roma, per aiutare nella ristrutturazione dell'abbazia delle Tre Fontane. Presso la bottega del campanaro Flogisto, che deve realizzare le campane dell'abbazia, Ventura conosce una misteriosa giudea di nome Nera, di cui si innamora. Nera e Flogisto, però, hanno un segreto: sono dei ladri di manoscritti. E proprio la loro abilità nei furti finisce per coinvolgere tutti e tre in un complotto volto ad arginare lo strapotere del cardinale Pelagio Galvani, legato pontificio a Costantinopoli che traffica in reliquie e che potrebbe avere avuto un ruolo oscuro nell'assedio della città. La missione? Rubargli il misterioso Mandylion, il velo leggendario su cui è impressa l'effigie di Gesù. Accompagnati dal geniale matematico Leonardo Fibonacci, che si unisce a loro nella speranza di mettere le mani su un prezioso e introvabile trattato di geometria di Euclide, Ventura, Nera e Flogisto partono per Costantinopoli, pronti a rischiare la vita per impossessarsi del cimelio…

Bruno di Marco

Bruno Di Marco insegna storia dell’arte a Latina ed è stato allievo proprio di Marcello Ciccarelli. Assieme, hanno pubblicato La confraternita degli assassini.
Autore di romanzi di successo domestico, disegna e tenta di dilettare con le avventure scolastiche del PROFS, suo alter ego su Facebook.

Marcello Ciccarelli

Marcello Ciccarelli è un ex professore di matematica, ha collaborato con l’Università di Roma La Sapienza ed è stato presidente della sezione di Latina di Mathesis.

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Recensione: Una coppia davvero perfetta o una perfetta bugia?, di Jeckie Kabler

Recensione: Una coppia davvero perfetta o una perfetta bugia?, di Jeckie Kabler

Recensione: Una coppia davvero perfetta o una perfetta bugia?, di Jeckie Kabler

Libri Recensione di Stefania Bergo. Una coppia davvero perfetta o una perfetta bugia? un thriller di Jeckie Kabler (Newton Compton Editori). Un caso editoriale inglese che non mantiene le promesse: lo stile di scrittura cattura l’attenzione e mantiene alto il climax di suspense, ma la trama originale in alcuni punti scricchiola.

Una coppia davvero perfetta o una perfetta bugia?, di Jeckie Kabler, è stato appena pubblicato in Italia da Newton Compton, caso editoriale inglese da un milione di copie vendute in due anni.
Con una premessa del genere le aspettative non possono che essere alte.

La trama è intrigante, al di là di qualche forzatura. Ma la narrazione è talmente incalzante che il lettore non si ferma a farsi domande.

Danny, esperto informatico, e Gemma, giornalista freelance, sono novelli sposi, dopo un fidanzamento lampo di appena tre mesi, da poco trasferitasi da Londra a Bristol.
Gemma rientra a casa dopo due giorni della sua prima trasferta di lavoro e non trova suo marito ad aspettarla come da lui comunicato via mail la sera precedente. La casa odora di candeggina, tutto è pulito, le lenzuola profumano di bucato, il frigorifero ha lo stesso contenuto di quando è partita – tutto questo non le instilla subito qualche plausibile dubbio, no, propende più per lo zelo del marito con cui, di comune accordo, si dividono le pulizie di casa. Non riesce a rintracciarlo, perché lui non ha un cellulare – la motivazione per cui non ce l’ha (ai giorni nostri, non negli anni ’90) scricchiola ma ce la facciamo bastare, se la fa bastare pure lei: Danny è in attesa del cellulare aziendale del nuovo lavoro, nel frattempo comunica solo via mail con la moglie... E con nessun altro.
Dopo 48 ore capisce che forse qualcosa non va e decide di rivolgersi alla polizia per denunciare la scomparsa.

Alla polizia cercano di tranquillizzarla minimizzando la cosa, ma allo stesso tempo sono propensi a collegare la sparizione di Danny agli omicidi di un serial killer.

Un serial killer che uccide non solo con lo stesso modus operandi ma anche uomini con la stessa fisionomia di Danny – in questo sta l'originalità e la quota intrigante del romanzo. Suo marito potrebbe quindi essere la terza vittima?
Parallelamente, sergente e ispettrice capo iniziano a sospettare di Gemma, imputandole addirittura tutti i casi di omicidio – che nel frattempo sono diventati quattro, riesumando due casi irrisolti a Londra – e quello presunto di Danny, dal momento che lei non riesce a produrre alcuna prova oggettiva, se non la sua parola, della sua esistenza nelle ultime tre settimane, da quando si sono trasferiti a Bristol. Pare che nessuno lo abbia visto. Nemmeno al lavoro. Non solo, tutte le mail scambiate con la moglie e le foto fatte nella casa nuova, sono sparite da cellulare e pc.

Lo stile di scrittura cattura l’attenzione e mantiene alto il climax di suspense.

I capitoli alternano i due narratori. Gemma racconta la sua angoscia, in una sorta di diario, inseguendo le sue congetture, scoprendo da sola o con l'aiuto della sua migliore amica Eva, giornalista d'assalto, alcuni lati oscuri della vicenda. Parallelamente, un narratore super partes narra le indagini della polizia e l’accanimento dell’ispettrice capo nei confronti di Gemma nel ritenerla capace di essere una serial killer.
Il tutto, però, è prevedibile, troppi sono gli elementi che il lettore ha a disposizione fin da subito e che può unire da sé per arrivare alla conclusione, anche se non nei minimi dettagli – manca solo la motivazione, l'ultimo tassello, che arriverà solo nei capitoli conclusivi. Tuttavia la curiosità di arrivare a una spiegazione che possa sconvolgere tale conclusione è tale per cui si divora comunque il libro con avidità.

Comunque non lo definirei thriller "psicologico".

Manca pathos, la sensazione di asfissia del protagonista, il dubitare di se stesso, della propria percezione della realtà. Gemma è sicura, non vacilla, in alcuni momenti alza la voce ma non si mette mai in dubbio.
Resta comunque un buon libro, sebbene personalmente sia rimasta delusa dall’epilogo, per la modalità con cui il mistero viene svelato e per il mistero stesso.
Il finale da romanzo rosa è poi stato decisivo per farmi propendere per la valutazione finale.
Forse sto diventando troppo esigente?


Una coppia davvero perfetta o una perfetta bugia?

di Jeckie Kabler
Newton Compton Editori
Thriller
ISBN 978-8822772657
Cartaceo 9,40€
Ebook 0,99€

Quarta

Una coppia davvero perfetta... o una perfetta bugia?
Un grande thriller.
Dopo un viaggio di lavoro, Gemma non desidera altro che riabbracciare l’adorato marito Danny e godersi un po’ di riposo. Ma quando torna a casa, a Bristol, l’aspetta una brutta sorpresa: di Danny non c’è traccia. Nessun biglietto, nessuna chiamata, nessun messaggio. È come se si fosse volatilizzato. Spaventata, Gemma si rivolge alla polizia. Tuttavia, l’incubo è appena iniziato: alla centrale scopre infatti non solo che c’è un serial killer a piede libero in città, ma anche che le vittime somigliano tutte in modo inquietante a Danny. Si tratta di una coincidenza oppure suo marito potrebbe essere caduto nella rete dell’assassino? Mentre le indagini prendono il via, la polizia comincia a dubitare di Gemma: perché nelle ultime settimane nessun altro, a parte lei, ha visto suo marito? Perché nel loro appartamento ci sono pochissime tracce della presenza dell’uomo? Mentre cerca disperatamente di rintracciare Danny, Gemma è anche costretta a difendersi da terribili sospetti…

Il caso editoriale inglese. Oltre due anni nella classifica dei bestseller. Un’autrice da 1 milione di copie.
«Un thriller psicologico intrigante e avvincente, che ti tiene sulle spine fino all’ultima pagina.»
«Intrighi, misteri e colpi di scena a non finire. Geniale!»
«Quando pensi di aver capito dove la storia va a parare, ecco che ti sorprende e ti sconvolge di nuovo.»




Stefania Bergo
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Il mistero del codice Fibonacci, un thriller storico di Bruno di Marco e Marcello Ciccarelli

Il mistero del codice Fibonacci, un thriller storico di Bruno di Marco e Marcello Ciccarelli

Il mistero del codice Fibonacci, un thriller storico di Bruno di Marco e Marcello Ciccarelli

Libri Comunicato stampa. Il mistero del codice Fibonacci il nuovo romanzo scritto a quattro mani da Bruno di Marco e Marcello Ciccarelli (Newton Compton Editori). In uscita il 14 aprile, un grande thriller storico di straordinaria potenza narrativa: quali segreti nasconde la mitica successione numerica?

Fossanova, anno del Signore 1274
Inquadrato dalla finestra di fronte al mio letto, il cerchio rosso del sole mi annuncia che il quarto giorno del mese di marzo dell'anno del Signore milleduecentosettantaquattro sta per terminare.
Richiudo il disegno dell'abbazia, iniziato il giorno del mio ritorno, e lo ripongo tra gli altri che conservo arrotolati in una custodia di cuoio. Prendo il bastone ed esco dal dormitorio dei conversi. Scendo le scale di legno con cautela, non sono più il giovane entusiasta che, settanta anni or sono, faceva gli scalini tre alla volta per correre a imparare i segreti dell'arte muratoria cistercense.
Spingo l'anta della porta dei conversi e mi inoltro nella penombra intensa della navata laterale della chiesa. Mi bastano pochi passi lungo la sequenza delle campate che la compongono, per giungere davanti alla transenna che separa lo spazio destinato ai conversi da quello riservato ai monaci. Oltrepasso un arco ogivale, impostato su grandi pilastri, e mi ritrovo nella navata centrale, più ampia, più alta e più luminosa grazie alle finestre del cleristorio e, soprattutto, al rosone: dalla grande finestra circolare della facciata principale, in questo momento sta entrando la luce del tramonto, che imporpora l'armonia geometrica delle sette grandi campate dello spazio interno fino al transetto. La nitida corrispondenza delle singole parti è esaltata dall'assoluta mancanza di decorazione.
Non posso trattenere un sorriso di beatitudine contemplando questa severa meraviglia. Dopo tanti anni, ancora non mi capacito di come ordine e sobrietà riescano a evocare il mistero divino. La lezione di Bernardo di Chiaravalle è stata seguita in modo perfetto.
Quando arrivai in questa abbazia avevo solo diciotto anni, ma già avevo avvertito il bisogno di fuggire dal mondo secolare e soprattutto da Pisa, la mia città natale. Credevo di aver già visto e vissuto troppo. Non immaginavo cosa avrei visto e vissuto in seguito. Bruno di Marco e Marcello Ciccarelli, Il mistero del codice Fibonacci

Il mistero del codice Fibonacci

di Bruno di Marco e Marcello Ciccarelli
Newton Compton Editori – Collana NNN1326
Thriller storico
ISBN 9788822774170
cartaceo 9,90€
ebook 5,99€

Quarta

Chi c’è dietro il mistero dei magici numeri di Fibonacci? Il primo codice matematico della storia nasconde segreti pericolosi...
La caccia a un misterioso libro di matematica conduce due religiosi in un viaggio irto di pericoli.

Anno 1274.
Il vecchio Ventura è al capezzale di Tommaso d’Aquino. Per distogliersi dalle sue sofferenze, il moribondo gli chiede di narrargli una storia.
Anno 1204.
Ventura, giovane converso, riceve l’incarico di scortare il monaco Giuliano dall’abbazia di Fossanova a Pisa. I motivi del viaggio saranno svelati solo una volta giunti a destinazione: il monaco è alla ricerca del misterioso Liber Abaci, un codice in grado di rivelare i più reconditi segreti della matematica. Una volta giunti in città, i due religiosi si mettono sulle tracce del libro, ma la loro missione si rivela da subito più ardua del previsto. Non solo pare che quasi nessuno sia a conoscenza dell’esistenza del codice, ma i pochi che ne hanno sentito parlare sembrano fare di tutto per non rivelare dove si trovi. La ricerca condurrà Giuliano e Ventura in un lungo viaggio per mare e per terra sulle tracce del libro misterioso e del suo autore, il geniale matematico Leonardo Fibonacci. Ma alle loro spalle, qualcuno segue i loro passi. Qualcuno disposto anche a uccidere pur di non vedere rivelati i segreti di quel codice...

«Un libro con un ritmo incalzante, coinvolgente, pieno di improvvisi colpi di scena.»
«Un bel percorso storico con tanti personaggi dell’arte e storici che accompagnano la lettura e la rendono affascinante.»
«Personaggi storici e grandi artisti del passato si aggiungono a creare intrecci. Un cocktail ben riuscito.»
«Gli studiosi di matematica e gli appassionati di arte o di storia troveranno di che dilettarsi, ma anche i lettori di thriller saranno soddisfatti.»

Bruno di Marco

Bruno Di Marco insegna storia dell’arte a Latina ed è stato allievo proprio di Marcello Ciccarelli. Assieme, hanno pubblicato La confraternita degli assassini.
Autore di romanzi di successo domestico, disegna e tenta di dilettare con le avventure scolastiche del PROFS, suo alter ego su Facebook.

Marcello Ciccarelli

Marcello Ciccarelli è un ex professore di matematica, ha collaborato con l’Università di Roma La Sapienza ed è stato presidente della sezione di Latina di Mathesis.


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Recensione: 101 motivi per credere in Dio e non alla Chiesa, di Paolo Pedote

Recensione: 101 motivi per credere in Dio e non alla Chiesa, di Paolo Pedote

Recensione: 101 motivi per credere in Dio e non alla Chiesa, di Paolo Pedote

Libri Recensione di Andrea Pistoia. 101 motivi per credere in Dio e non alla Chiesa di Paolo Pedote (Newton Compton). Un libro che dimostra una volta di più come Chiesa e spiritualità siano due realtà spesso agli antipodi.

Come si evince dal titolo, è un libro diviso in tanti brevi capitoli (per l’appunto, centouno) dove si vanno a trattare i temi più disparati sulla Chiesa e sul perché è meglio prendere le distanze da essa e da quella parola di Dio alterata ad hoc da presunti uomini di fede che l’hanno chiamata in causa per alimentare l’odio, per arricchirsi e per sottomettere le popolazioni.
Ma di cosa tratta, nello specifico?

Delle centoun controversie che orbitano intorno alla religione cristiana.

Dalle incongruenze storiche ai fatti di cronaca, dalle ipocrite “Fate quello che dico non fate quello che faccio” a tutto ciò che rende la Chiesa più uno stato fondato sul Dio Denaro che non sulla spiritualità. E ancora, si passa attraverso i temi più disparati, dalle crociate “minori” contro gli eretici europei che contestavano la ricchezza della Chiesa ai personaggi scomodi come Giordano Bruno, da Papa Giovanni Paolo I al rapporto discutibile tra Vaticano e Hitler durante la seconda guerra mondiale, dall’inquisizione al perché certe decisioni della Santa Sede hanno ragioni più politiche ed economiche che religiose e divine, dalle antenne di Radio Maria, che possiedono i ripetitori più potenti, e pericolosi, del mondo alla crociata dei sacerdoti contro Harry Potter e Halloween.

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Senza contare che Paolo Pedote va a toccare anche delicati argomenti attuali, quali l’utero in affitto, i preti pedofili impuniti o le innumerevoli proprietà della Chiesa concesse a peso d’oro.

E con il proseguo della lettura, si scoprono persino delle informazioni (documentate e pubblicate) di cui i telegiornali nazionali non hanno mai neppure accennato (per ragioni evidenti).
Paolo Pedote sfrutta questi motivi per poter indurre il lettore a compiere delle riflessioni profonde, porsi delle domande esistenziali e giungere a delle considerazioni sconvolgenti. Lo fa non tanto con l’intento di convertire il credente all’ateismo quanto per mettere i puntini sulle i, sui panni sporchi che la Chiesa ha cercato, e cerca tuttora, di nascondere o di far passare per farneticazioni di un pazzo.
In definitiva, una lettura interessante e a tratti sconvolgente, scritta, a seconda del contesto, in modo drammatico, acuto, ironico, provocatorio, dissacrante e polemico.
Un libro che, con le sue numerose prove incontestabili e facilmente documentabili, dimostra una volta di più come Chiesa e spiritualità siano due realtà spesso agli antipodi. È quindi adatto a tutti coloro che si pongono domande scomode e desiderano ricevere verità concrete e realistiche, a costo di rivalutare ciò in cui hanno sempre creduto fino a ora.


101 motivi per credere in Dio e non alla Chiesa

di Paolo Pedote
Newton Compton
Saggio | Inchiesta
ISBN 978-8854116696
Cartaceo 11,00 €
Ebook 5,99€

Sinossi 

Milioni di italiani si dicono "credenti" (per la precisione l'89% della popolazione) mentre non moltissimi italiani credono così fervidamente alla Chiesa (i praticanti sono circa il 22% del totale). Questo libro indaga questa frattura con ironia e disincanto, regalandoci riflessioni e risate, aneddoti, storie misteriose e una sana dose di indignazione. D'altronde se la nostra penisola pullula di madonne lacrimanti sangue, di apparizioni misteriche, di profeti visionari, di santi e beati, e l'accusa di essere "laicisti" è considerata il massimo dell'offesa per i nostri politici, allora da qualche parte bisognerà pur cominciare per mettere le cose a posto.
Andrea-Pistoia

Andrea Pistoia
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Recensione: La confraternita degli assassini, di Bruno Di Marco e Marcello Ciccarelli

Recensione: La confraternita degli assassini, di Bruno Di Marco e Marcello Ciccarelli

Recensione: La confraternita degli assassini, di Bruno Di Marco e Marcello Ciccarelli

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. La confraternita degli assassini di Bruno Di Marco e Marcello Ciccarelli (Newton Compton Editori). L’ultimo segreto della Chiesa sta per essere svelato, in un giallo storico di straordinaria potenza narrativa.

Siamo nel Quattrocento. Un maestro, Isidoro, un uomo di cultura venuto dall'Oriente, approda a Roma con appresso la figlia Nour. È vedovo, vive da solo con la sua bambina e quest'ultima non parla. O meglio, è in grado di parlare, il suo è un mutismo selettivo: Nour si rivolge soltanto a quelli a cui dà fiducia. Inoltre Nour è una bambina prodigio, in grado di risolvere problemi di matematica e geometria che in pochi riescono a decifrare. Isidoro e Nour approdano nel convento di Padre Agostino, figura ambigua ed enigmatica, e da quel momento inizia la loro storia complicata e piena di avventure.
Il convento di Padre Agostino è popolato di figure inquietanti, l'atmosfera è cupa e ben poco rilassata, e qui il lettore avrà un primo assaggio della tensione che permeerà i capitoli anche in seguito.

Quando un ex insegnante di matematica, Marcello Ciccarelli, e un docente di storia dell'arte, Bruno Di Marco, uniscono le loro forze, il risultato non può essere che grandioso.

Ed è giocando con le loro nozioni di matematica e di storia dell'arte e architettura che gli autori di La confraternita degli assassini creano spunti per la trama e inventano particolari che conferiscono credibilità alla storia.
Il gran pregio di questo libro è di essere così storicamente accurato e magistralmente ambientato da fondere realtà e fantasia tanto da renderle indistinguibili all'occhio di un profano.
Ne esce un romanzo ad ampio respiro, che si sviluppa da quando Nour ha sette anni fino alla sua maturità. In un lasso di tempo così lungo, di fatti ne accadono parecchi, sia all'Italia, sia a Isidoro e Nour. A volte i fatti storici si staccano dalla scenografia e procedono sullo stesso livello della fiction. Eppure non mancano le sorprese e i picchi di tensione perché comunque tutto quel che succede è legato da un filo, da una sottotrama che influenza la vicenda e presenta il conto anche a distanza di tempo.

Isidoro e Nour condivideranno un pezzo della loro vita con Filippo Brunelleschi, Masaccio e Leon Battista Alberti.

Si troveranno in mezzo ai conflitti dei Papi, ai giochi di potere degli ecclesiastici.
Assisteranno a morti sospette, sia tra civili che tra religiosi, e solo alla fine sveleranno cosa c'è dietro. Chi uccide e perché lo fa. E quale idea distorta può giustificare degli omicidi.
Non voglio dirvi di più, perché questo romanzo va gustato pagina per pagina.
Ma una riflessione, che esula dal thriller, la voglio aggiungere.

La colonna portante della vicenda è Nour. È attorno a lei che si snodano tutti gli intrighi. Nour incarna la donna sapiente, quella che rimane invisibile nella bottega dell'artista, dell'architetto, del matematico.

Quella che gioca un ruolo chiave nella risoluzione dei problemi tecnici e artistici. È lei che ispira, che suggerisce, che fornisce indicazioni, ma che rimane trasparente dietro a un uomo che diventa grande agli occhi della storia.
Non sappiamo se i geni del passato, come Brunelleschi e Masaccio, avessero davvero una Nour alle loro spalle. Ma in una società in cui le carriere tecniche delle donne ancora stentano a decollare, la figura di Nour pare ancora molto attuale.


La confraternita degli assassini

di Bruno Di Marco, Marcello Ciccarelli
Newton Compton Editori
Thriller storico
ISBN 978-8822745200
ebook 4,99€
cartaceo 9,40€

Sinossi

Un grande thriller storico L’ultimo segreto della Chiesa sta per essere svelato

Roma, 1408.
Il matematico Isidoro e la sua enigmatica figlia, Nour, arrivano nella Città Eterna dopo aver lasciato Damasco. La speranza di Isidoro è quella di prendere servizio in una delle facoltose corti italiane, mettendo a frutto la propria sapienza e, soprattutto, quella di Nour: la bambina è infatti dotata di un’intelligenza fuori dal comune e di una memoria straordinaria. Ma in una Roma preda delle tensioni politiche e religiose, conoscenze come le loro attirano molte attenzioni. E così, una notte, Nour viene rapita. Isidoro si mette allora al servizio del papa nella speranza di ritrovare la figlia e, dopo anni di ricerche, i due possono finalmente ricongiungersi a Firenze, grazie anche all’aiuto di Filippo Brunelleschi che, notando le capacità della ragazza, decide di coinvolgerla nella costruzione della grande cupola di Santa Maria del Fiore. Le tensioni che percorrono l’Italia non accennano a placarsi, e lentamente, attorno a Isidoro e ai suoi compagni cominciano a delinearsi i contorni di una sinistra congiura, volta a ostacolare la riunificazione delle Chiese d’Oriente e d’Occidente e a impedire che il segreto “dei quattro punti armonici”, custodito da Nour, possa essere rivelato.

Entusiasmante come Dan Brown
Geniale come Marcello Simoni
Un giallo storico di straordinaria potenza narrativa
Le rivoluzionarie conoscenze matematiche di Isidoro e Nour si scontrano con l’oscurantismo religioso dell’Italia del ’400
Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro

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 La Repubblica delle stragi impunite, di Ferdinando Imposimato: un estratto

La Repubblica delle stragi impunite, di Ferdinando Imposimato: un estratto

 La Repubblica delle stragi impunite, di Ferdinando Imposimato: estratto

Libri Estratto. Da La Repubblica delle stragi impunite, un saggio di Ferdinando Imposimato, un estratto del cap. 6, dedicato alla Strage di Bologna del 2 agosto 1980. In ricordo delle vittime dell'attentato. In ricordo di un grande magistrato e di un grande Uomo.

La strage di Bologna

Alle ore 10:25 di sabato 2 agosto 1980 un violentissimo scoppio nella sala d'aspetto di seconda classe della Stazione ferroviaria di Bologna provocava il crollo delle strutture sovrastanti, adibite a uffici del bar ristorante Cigar, della sala d'aspetto di prima classe e della pensilina per circa trenta metri di lunghezza. L'esplosione investì anche due vetture del treno straordinario Ancona-Chiasso che, nella circostanza, si trovava in sosta sul primo binario.
L'ordigno era stato collocato nella sala d'aspetto di seconda classe, nell'angolo destro, sul tavolinetto portabagagli, a circa cinquanta centimetri dal suolo. Era probabilmente all'interno di una borsa-valigia, del tipo con cerniera e piedini metallici.
Le conseguenze dell'esplosione furono di terrificante gravità per l'affollamento della stazione, in un giorno prefestivo d'inizio agosto. C'erano lavoratori diretti verso il Sud, turisti e persone del luogo ad affollare la stazione, importante centro di smistamento ferroviario. Si conteranno ottantacinque morti e duecento feriti circa.
 I periti nominati dal giudice di bologna accertarono che la carica era realizzata con venti-venticinque chilogrammi di esplosivo gelatinato, i cui componenti principali erano nitroglicerina, nitroglicol, nitrato ammonico, solfato di bario, tritolo e T4 e nitrato sodico, mentre l'innesco era probabilmente un temporizzatore artigianale di natura chimica. Gli esperti del tribunale esclusero l'accidentalità dello scoppio per la natura dell'ordigno e del luogo in cui era deflagrato.
 La strage di Bologna fu il più vasto eccidio della storia della nostra Repubblica. Al pari della maggior parte degli altri, anche questo massacro non venne mai rivendicato, ma è il solo per il quale la giustizia italiana inflisse due condanne all'ergastolo a due terroristi conclamati, Valerio "Giusva" Fioravanti e Francesca Mambro, mentre il minore Luigi Ciavardini fu condannato a trent'anni. Tutti e tre hanno sempre ribadito la propria innocenza.
Quell'eccidio non rivendicato pose gli inquirenti di fronte a una carenza di elementi probatori specifici, di prove dirette, come confessioni, testimonianze, ricognizioni, possesso delle armi o degli esplosivi. Tuttavia, l'analisi politica  e il metodo deduttivo consentono certamente di risalire alla matrice di quella carneficina orrenda, esaminando i fatti certi e quelli probabili e cercando di capire prima la matrice, e poi i colpevoli.
Per fare questo dobbiamo cominciare a prendere in esame le caratteristiche fondamentali comuni a tutte le stragi commesse in Italia dal 1969 a quella di bologna. La tecnica operativa è stata, per tutte, quella di mettere gli ordigni nei luoghi frequentati dalla gente normale- treni, piazze, banche, musei - e di colpire soggetti vulnerabili più degli altri, come lavoratori, donne e bambini.
La Repubblica delle stragi impunite

La Repubblica delle stragi impunite
I documenti inediti dei fatti di sangue che hanno sconvolto il nostro paese

di Ferdinando Imposimato
Newton Compton Editori
Saggio
ISBN 978-8822734211
cartaceo 8,00€
ebook 3,99€

Sinossi

La storia recente dell’Italia è attraversata da una lunga linea rossa, che va dalla bomba di Piazza Fontana alle morti di Falcone e Borsellino.
Terribili eccidi di persone innocenti, sacrificate a trame segrete e oscure ragioni di Stato. Stragi ancora impunite, che hanno avvelenato il clima politico e sociale del nostro Paese e aumentato la sfiducia del popolo italiano verso le istituzioni. Ferdinando Imposimato – giudice da sempre in prima linea, che durante la sua carriera ha indagato su alcune delle pagine più drammatiche della parabola repubblicana – ricostruisce, con documenti inediti e una originale visione d’insieme, i fatti di sangue orditi da terroristi di destra e di sinistra, servizi segreti deviati, bande armate. Un’analisi lucida ed efficace, che non può non sollevare degli angoscianti interrogativi: quale ruolo ha avuto la politica nella stagione delle stragi di Stato? Perché alcuni uomini delle istituzioni hanno favorito quelle menti criminali? Quale collegamento esisteva tra la strategia della tensione e Gladio, tra gli americani e gli attentati che hanno drammaticamente caratterizzato gli anni di piombo e quelli a seguire?

L'autore

Ferdinando Imposimato, morto a Roma nel 2018, è stato avvocato penalista, magistrato e presidente onorario di Corte di Cassazione.
Nel 1959 si laureò in Giurisprudenza, nel 1962 entrò nella Polizia di Stato come Commissario e nel 1964 diventò magistrato. Si occupò di importanti processi della storia d'Italia, alcuni legati al terrorismo, altri connessi alla mafia e alla camorra, tra i quali l'attentato al Papa Giovanni Paolo II, l'omicidio di Aldo Moro e di Vittorio Bachelet, della strage di piazza Nicosia a Roma nel 1979 dove furono uccise due guardie di PS da un commando delle Brigate Rosse. Si occupò del processo a Sindona e della Banda della Magliana.
Purtroppo la camorra uccise in un agguato suo fratello Franco nel 1983.
Nel 1986 divenne consulente legale per le Nazioni Unite nella lotta al traffico di stupefacenti occupandosi anche di programmi destinati a giudici dell'America Latina. Negli anni novanta venne eletto al Senato e diventò membro della Commissione Antimafia dove si occupò di sequestri, terrorismo, pentiti e servizi segreti.
Fu docente di diritto penale al corso di Laurea in Scienze dell'Investigazione presso l'Università de L'Aquila e di procedura penale presso l'Università La Sapienza di Roma nel corso di Scienze Forensi diretto dal prof. Francesco Bruno.
Scrisse numerosi libri, tra i quali: Corruzione ad alta velocità. Viaggio nel governo invisibile, Vaticano. Un affare di Stato. Le infiltrazioni, l'attentato. Emanuela Orlandi, Terrorismo internazionale. La verità nascosta, La grande menzogna. Il ruolo del Mossad, l'enigma del Niger-gate, la minaccia atomica dell'Iran, L'errore giudiziario. Aspetti giuridici e casi pratici, Doveva morire. Chi ha ucciso Aldo Moro. Il giudice dell'inchiesta racconta, Attentato al Papa, I 55 giorni che hanno cambiato l'Italia. Perché Aldo Moro doveva morire? La storia vera, L'Italia segreta dei sequestri. Le inchieste shock dal caso Moro a Emanuela Orlandi, La Repubblica delle stragi impunite.

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Recensione: La donna del lago, di Valerio Marra

Recensione: La donna del lago, di Valerio Marra

Recensione: La donna del lago, di Valerio Marra

Libri Recensione di Loriana Lucciarini. La donna del lago di Valerio Marra (Newton Compton). Un'indagine sulla misteriosa morte di una donna, nella quale fin troppe sono le persone sospettate per un solo terribile omicidio.

C'è una donna innamorata che si è lasciata alle spalle una lunga relazione.
C'è un pittore, la cui follia creativa dà vita a mostri.
C'è l'amico enigmatico, fatto più di ombra che di luce.
C'è il personaggio pubblico dalle mille maschere che nascondono verità.
E poi c'è lei, donna vincente, in grado di aprire all'ambizioso Lorenzo Festa le porte del successo.
Lui, giovane e attraente sostituto commissario in forza ad Albano, sa bene che quella è l'occasione che aspettava da anni. Le indagini sul caso che i media hanno da subito ribattezzano come l'omicidio della donna del lago gli permetteranno di distinguersi proprio nel momento in cui il commissario capo è in ferie e ha campo libero, ciò sarà utile a dimostrare la sua competenza e capacità.
Lorenzo Festa dovrà giocare le sue carte migliori, muoversi con cautela e soprattutto in fretta per chiudere il caso il prima possibile.
Le indagini si focalizzeranno negli ambienti in cui si muoveva la vittima, rivolti alle persone a lei legate, nello sforzo di eliminare false piste e a incastrare il colpevole.

Valerio Marra costruisce una storia solida, non priva di mistero e grazie a una narrazione incalzante porta il lettore al climax finale, sbaragliando le teorie investigative per sovvertire la realtà. 

Un colpo di scena inaspettato, da manuale, lascia un po' d'amaro in bocca.
La donna del lago è un romanzo articolato in capitoli dal ritmo serrato, con situazioni plausibili, sorrette dalla giusta tensione emotiva. A mio avviso i personaggi principali risultano un po' stereotipati, non nego che avrei preferito un approfondimento maggiore, tuttavia Valerio Marra sa calibrare bene le ombre e le luci di ogni singolo protagonista di questa storia, riuscendo a costruire personalità realistiche, capaci di destare interesse in un quadro d'insieme fatto di ombre, segreti, ambizioni e tradimenti, pulsioni e regressioni, simboli esoterici e mistero; gli ingredienti perfetti per un libro interessante e godibile, che vi regalerà ore di buona lettura.



La donna del lago

di Valerio Marra
Newton Compton
Giallo
ISBN 978-8822727398
Cartaceo  8,50€
Ebook 0,99€

Sinossi 

In un'afosa mattina di fine estate, il cadavere di una donna riemerge improvvisamente dal lago, sconvolgendo gli abitanti della tranquilla cittadina di Castel Gandolfo. Il caso viene assegnato a Lorenzo Festa, un sostituto commissario giovane e ambizioso, che dovrà confrontarsi con gli aspetti più torbidi e imprevedibili della follia umana. Il geniale mondo di un artista, l'ovattata realtà della televisione, il nebbioso ambiente della politica e il mistero di un'antica setta: sembra fare tutto parte dello stesso disegno, ma il commissario sa bene che in un caso simile nulla può essere dato per scontato. La sua indagine, infatti, si rivela ben presto una discesa, progressiva e implacabile, nel cuore dell'oscurità. Festa dovrà scandagliare gli antri più bui del vivere quotidiano, per scoprire quanto labile e a volte ingannevole possa essere il confine tra normalità e pazzia.

Loriana Lucciarini
Impiegata di professione, scrittrice per passione. Spazia tra poesia e narrativa. Molte pubblicazioni self e un romanzo Il Cielo d'Inghilterra con Arpeggio Libero. È l'ideatrice e curatrice delle due antologie solidali per Arpeggio Libero, la prima di favole per Emergency Di favole e di gioia nonché autrice con la fiaba Si può volare senza ali e la seconda di 4 Petali Rossi – frammenti di storie spezzate, racconti contro il femminicidio per BeFree. È fondatrice e admin di “Magla-l'isola del libro”.
Una felicità leggera leggera, Le Mezzelane.
Ritrovarsi, Le Mezzelane.
Racconti di stelle al bar Zodiack, Le Mezzelane.
I legami dell'anima, PubMe Gli scrittori della porta accanto.
Doppio carico, Viaggio Maori Edizioni.
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Jane Eyre, di Charlotte Brontë: pagina 69

Jane Eyre, di Charlotte Brontë: pagina 69

Jane Eyre, di Charlotte Brontë: pagina 69

Pagina 69 #146 Jane Eyre, di Charlotte Brontë, Newton Compton 2015. L’affresco vivissimo di un’epoca e di una società, la storia di una proposta d’amore inaccettabile per la morale del tempo, il tormento della passione. Una potente figura femminile.

Camminai  un gran pezzo su e giù per la camera, coll'idea di esser lì solo a rimpiangere la mia perdita, e pensare al modo di ripararla. Ma, terminate le mie riflessioni, mi accorsi che il pomeriggio era passato, e la sera era già molto avanzata, e feci un'altra scoperta nei miei riguardi, ossia che nel frattempo ero stata soggetta a un processo di trasformazione; che il mio spirito si era liberato da tutto quello che aveva avuto in prestito dalla signorina Temple, o meglio, che essa si era portata via con sé l'atmosfera serena che aveva creato intorno, e ora ero rimasta nel mio elemento naturale, e provavo lo stimolo delle mie vecchie emozioni. Era sparito un appoggio, o meglio era partito un movente. Non era la possibilità di essere tranquilla che mi mancava, ma non esisteva più la ragione per la tranquillità. Il mio mondo in quegli anni era stato Lowood. La mia esperienza non era uscita dai suoi regolamenti e dalle sue abitudini. In quel momento mi rendevo conto che il mondo era vasto, e che un campo pieno di speranze e di paure, di sensazioni e di esaltazioni aspettava chi aveva il coraggio di affrontarlo, e di cercare la vera conoscenza della vita fra i suoi pericoli.
Andai alla finestra, l'aprii e guardai fuori. Si vedevano le due ali del fabbricato, il giardino, le mura di Lowood; poi, all'orizzonte, le colline. Il mio sguardo scivolò su tutti gli oggetti vicini, e si fermò su quelli più lontani, le cime azzurre. Erano quelle che desideravo valicare. Tutto entro i loro confini di rocce e di erica pareva una prigione, un esilio. Riconobbi la strada bianca che serpeggiava su per la montagna e scompariva in una gola. Come avrei voluto seguirla! Rammentai il tempo che avevo percorso quella strada in carrozza; ricordai che avevo disceso quella collina al crepuscolo. Sembrava un secolo dal giorno che ero venuta per la prima volta a Lowood! Da allora non l'avevo mai lasciato. Avevo passato tutte le mie vacanze nella scuola. La signora Reed non mi aveva chiamata a Gateshead; né lei né alcuno della sua famiglia era mai venuto a trovarmi. Non avevo mai avuto comunicazione per lettera o a voce col mondo esterno. I regolamenti della scuola, i doveri della scuola, le abitudini della scuola, e le opinioni, le voci, i volti, le frasi, i costumi, le preferenze e le antipatie della scuola: questo era quello che conoscevo dell'esistenza. Sentivo ormai che non bastava. In un solo pomeriggio avevo avvertito la stanchezza del tran tran di otto anni. Aspiravo alla libertà, anelavo la libertà, e pronunciai una preghiera per ottenere la libertà; mi sembrò che fosse dispersa dal debole soffio del vento. La lasciai perdere e concepii una supplica più umile. Anche questa supplica mi parve si dissolvesse nello spazio. "Almeno", gridai quasi disperata, "mi sia concessa una nuova servitù!"
La campana suonò l'ora della cena. Discesi. 



Quarta di copertina
Jane Eyre, di Charlotte Brontë

Jane Eyre è il capolavoro di Charlotte Brontë, l’affresco vivissimo di un’epoca e di una società, la storia di una proposta d’amore inaccettabile dal punto di vista della morale corrente ma che innesca il tormento della passione e la conseguente repressione. Potente figura femminile, l’eroina del romanzo ha ispirato numerose versioni cinematografiche. Cenerentola priva del candore della fiaba, Jane è la piccola governante che affascina e poi sposa il suo padrone, né bella né attraente secondo i canoni ottocenteschi della femminilità, forse ignara delle arti sottili della seduzione, ma animata da una volontà incrollabile che travolge ogni ostacolo e la preserva immune dalle tentazioni disseminate sull’aspro cammino che conduce alla realizzazione di sé come donna.

«Impossibile far la passeggiata quel giorno. La mattina, invece, avevamo errato un’ora per le macchie spoglie, ma dopo pranzo (la signora Reed, quando non aveva compagnia, pranzava presto) il freddo vento invernale aveva ammassato delle nuvole così cupe, e cadeva una pioggia così insistente, che di andar fuori non si parlò neppure.»
Charlotte Brontë


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La Repubblica delle stragi impunite, di Ferdinando Imposimato: pagina 69

La Repubblica delle stragi impunite, di Ferdinando Imposimato: pagina 69

La Repubblica delle stragi impunite, di Ferdinando Imposimato: pagina 69

Pagina 69 #130 La Repubblica delle stragi impunite, di Ferdinando Imposimato, Newton Compton Editori, 2013. Premio Roma per la saggistica, una rivoluzionaria indagine sulle pagine più oscure della storia italiana, un nobile tributo alla memoria.

LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

Milano. Venerdì 12 Dicembre 1969, ore 16.30.
Nella Banca Nazionale dell'Agricoltura in Piazza Fontana, sotto il tavolo ottagonale del salone, esplode un ordigno di elevata potenza. L'edificio in quel momento è pieno di gente perché il venerdì, oltre l'orario di apertura, si svolge qui una sorta di mercato informale tra agricoltori. Quattordici morti, poi divenuti diciassette, settantotto i feriti all'interno, sette sul marciapiede esterno e due nel ristorante "L'angelo" dentro la banca.

Quel 12 Dicembre ero appena sceso dal tram alla fermata di via Larga, quando sentii un fragore cupo e prolungato venire dalla direzione del Duomo. Dovevo entrare al Palazzo di Giustizia dove lavoravo da quattro anni. Ero diretto, come quasi ogni pomeriggio, all'ufficio istruzione del Tribunale, all'ammezzato del primo piano, in una stanzetta senza finestre e con poca luce. Ero uno degli ultimi arrivati in quell'ufficio, dopo due anni di Pretura milanese. A quel tempo non mi occupavo di terrorismo rosso o nero. Il mio settore erano le bancarotte, rapine, omicidi volontari e colposi, suicidi e reati minori. Stavo volentieri lontano dai processi per terrorismo, che procuravano sempre antipatie e accuse di faziosità ai magistrati inquirenti. Già allora, infatti, la Procura e l'ufficio istruzione di Milano trattavano le più importanti inchieste giudiziarie d'Italia. In quel tribunale lavoravano con dedizione totale colleghi come il napoletano Gerardo D'Ambrosio, originario del quartiere dei Colli Aminei, il milanese Giuliano Turone, e altri giudici di punta. Il consigliere istruttore era Antonio Amati, napoletano tenace e orgoglioso del lavoro del suo ufficio, inflessibile difensore della legge e dell'ordine pubblico. Irascibile e focoso, Amati era generoso e disponibile verso tutti i colleghi, anche i più giovani, come me. Non interferiva mai nelle decisioni dei giudici istruttori, cui dava consigli solo dietro richiesta. Non aveva rapporti con i giornalisti, se non per dar loro notizie stringate su inchieste già concluse, ma senza mai entrare nel merito delle istruttorie. Quell'ufficio era spesso al centro di tensioni e di proteste per i processi contro gli anarchici o contro i fascisti. Era stato Amati a istruire quello per alcuni attentati che si erano verificati sempre nel 1969, ma nei mesi precedenti a quello di Piazza Fontana: dall'ordigno alla Fiera di Milano e alla Stazione di Porta Garibaldi (aprile), alle bombe sui treni di Milano, Roma Venezia e altre città italiane (agosto). Azioni che, secondo gli inquirenti, erano da attribuire agli anarchici; tra i sospettati c'era anche un ballerino di avanspettacolo, Pietro Valpreda, membro del circolo XXII Marzo e frequentatore anche del Bakunin di Roma, che ritroveremo ben presto nell'indagine sulla bomba alla Banca dell'Agricoltura.



Quarta di copertina
"La Repubblica delle stragi impunite" di Ferdinando Imposimato, Newton Compton Editori.


La storia recente dell’Italia è attraversata da una lunga linea rossa, che va dalla bomba di Piazza Fontana alle morti di Falcone e Borsellino.
Terribili eccidi di persone innocenti, sacrificate a trame segrete e oscure ragioni di Stato. Stragi ancora impunite, che hanno avvelenato il clima politico e sociale del nostro Paese e aumentato la sfiducia del popolo italiano verso le istituzioni. Ferdinando Imposimato – giudice da sempre in prima linea, che durante la sua carriera ha indagato su alcune delle pagine più drammatiche della parabola repubblicana – ricostruisce, con documenti inediti e una originale visione d’insieme, i fatti di sangue orditi da terroristi di destra e di sinistra, servizi segreti deviati, bande armate. Un’analisi lucida ed efficace, che non può non sollevare degli angoscianti interrogativi: quale ruolo ha avuto la politica nella stagione delle stragi di Stato? Perché alcuni uomini delle istituzioni hanno favorito quelle menti criminali? Quale collegamento esisteva tra la strategia della tensione e Gladio, tra gli americani e gli attentati che hanno drammaticamente caratterizzato gli anni di piombo e quelli a seguire?


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I sotterranei di Notre Dame, di Frale, e Il marchio ribelle, di Lilin

I sotterranei di Notre Dame, di Frale, e Il marchio ribelle, di Lilin

I sotterranei di Notre Dame, di Frale, e Il marchio ribelle, di Lilin

Libri | Mini recensioni di Beatrice Rurini. I sotterranei di Notre Dame, di Barbara Frale, e Il marchio ribelle, di Nicolai Lilin: dalla Francia del 1301, sconvolta da un'epidemia di peste, alla Russia post leninista in preda a scontri tra bande criminali.


I sotterranei di Notre Dame, di Barbara Frale, Newton Compton, 2018. Nel 1301, il papa si affida a Dante Alighieri per porre riparo a una terribile minaccia nascosta nei sotterranei della cattedrale di Notre-Dame.

Definirlo thriller è un po' prendere per i fondelli il lettore che, già dalle prime righe, si attende chissà quali avventure o ammazzamenti, magari qualche tragica morte avvenuta per tortura o qualche altra azione barbara. Invece il libro è un saggio molto romanzato di una vicenda che dovrebbe avere un ampio riscontro storico. La storia si svolge nel 1301 e parecchi sono i personaggi che sfilano tra le pagine: alcuni, pochi, decisamente necessari e delineati in modo impeccabile. Altri, forse tanti, decisamente superflui.
E le segrete? Solo poche parole... Un tema poco sfruttato che avrebbe potuto sviluppare un vero e proprio romanzo, con una storia comunque plausibile. Non che il libro sia pessimo, anzi! È che le aspettative ad ogni fine capitolo sono tante, le parole per creare la suspense sono poste ad arte, poi con l'avanzare della lettura le azioni si perdono nel nulla e la delusione e il rammarico un po' avanzano.

di Barbara Frale
Newton Compton
Romanzo storico
ISBN 978-8822714312
ebook 2,99€
cartaceo 5,50€

La Francia vive l'incubo di una mortale epidemia di peste. Il sospetto è che sia stata scatenata con dolo da alcuni congiurati, per eccitare il popolo in rivolta contro Filippo IV il Bello. L'unico in grado di impedire la catastrofe sembra essere il celebre Arnaldo da Villanova, noto come il Catalano, geniale e discusso medico del papa, da molti accusato di praticare le arti magiche. Il re di Francia incarica allora il cardinale Matteo d'Acquasparta di portare Arnaldo a Parigi. Una volta giunto a Roma, il cardinale comprende però che Filippo nasconde altre intenzioni: forse vuole il Catalano non tanto per il suo talento medico, quanto per la sua abilità nella magia. Anche il pontefice ha dei sospetti sulla richiesta del re e affida al nipote Crescenzio Caetani, giovane baccelliere in medicina, e al suo amico Dante Alighieri, delegato della Repubblica di Firenze presso la Santa Sede, il compito di indagare. Fra le pagine dei trattati medici e la tradizione magica dell'Oriente islamico, i due tenteranno di scoprire cos'è che davvero tormenta il monarca più potente della cristianità. Un segreto che il Catalano non sembra disposto a rivelare....


Il marchio ribelle, di Nicolai Lilin, Einaudi, 2018. Nella periferia degradata dell'ex Urss, storia di un quattordicenne russo nel periodo post leninista.

Biografia di un quattordicenne russo del periodo post leninista, di quando l'ex Unione Sovietica era un campo minato lasciato in balia di se stessa: ladri, corruttori e criminalità in genere era presente sia da una parte che dall'altra della barricata e l'unico modo per farsi riconoscere erano i tatuaggi. Complessi e raffinati, erano l'unico linguaggio che decideva se potevi essere accettato dalla "società" e dai ranghi dei combattenti sin dalla più tenera età, per entrare in un mondo dal quale ne potevi uscire più morto che vivo, tabù per i non addetti ai lavori.
Un linguaggio schietto e diretto, non banale e non comune, mette a diretto contatto con una realtà che non ti aspetti, poiché ogni fuorilegge porta scritta la sua storia direttamente sulla pelle.

di Nicolai Lilin
Einaudi
Narrativa contemporanea
ISBN 978-8806235062
ebook 9,99€
cartaceo 15,72€

Nella periferia degradata dell'ex Urss tutto sta cambiando. È in atto una guerra interna fra vecchie e giovani leve, che ha frammentato la criminalità organizzata. E in questa spaccatura si fanno strada con ferocia le nuove bande. I Ladruncoli, la sezione giovanile della casta Seme nero, i Fratellini, appassionati di sport da combattimento, i Punk, anarcoidi e spesso ubriachi o drogati, i Metallari, i più temprati già ai tempi dell'Urss, le Teste d'Acciaio, di chiara impronta nazifascista. Ciascuna banda ha un modo differente di tatuarsi. Il tatuaggio è un collante sociale, segna l'appartenenza, ma è anche uno strumento di comunicazione, in certi casi addirittura un linguaggio. A patto di non infrangere il tabu: mai chiedere a un criminale cosa significa il disegno che ha addosso. I tatuaggi riprodotti in questo libro sono una chiave per entrare in un mondo. Perché ogni fuorilegge sulla pelle porta una firma, che è l'espressione dei suoi sogni e della sua storia, e insieme un'ammissione di paura. L'unica confessione che farà mai dei suoi peccati. Forse persino l'ultimo disperato tentativo di strappare la propria anima dalle zanne del demonio.

Beatrice-rurini

Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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Marianna Sirca, di Grazia Deledda: pagina 69

Marianna Sirca, di Grazia Deledda: pagina 69

Marianna Sirca, di Grazia Deledda: pagina 69

Pagina 69 #124 | Marianna Sirca, di Grazia Deledda, Newton Compton, edizione 2016. L'universo arcaico e immobile della Serra nuorese, la contrastata passione fra tra l'eroina deleddiana Marianna e il giovane bandito Simone.

«Una donna che ama un uomo come me non deve piangere»

Per alcuni giorni Simone e Costantino non si mossero dal rifugio; il primo perché, senza dirlo, aspettava che i tre malfattori tornassero, l’altro perché senza il compagno non sapeva dove andare. Costantino però sentiva Simone sfuggirgli; pure coricandoglisi a fianco gli pareva di essere solo e abbandonato, e la gelosia lo rodeva. Non capiva la necessità di associarsiad altri banditi: stavano così bene, loro due soli. Una volta Simone s’era procurato un cane, uno di quei famosi cani della Barbagia, vigili e feroci; e se lo tirava sempre appresso e la notte lo faceva dormire fra lui e il compagno. Costantino ne aveva sofferto molto; aveva odiato il cane come si odia un uomo: tanto che, essendo poi la bestia morta di malattia, Simone accusava il compagno di averla uccisa.
Dopo erano vissuti completamente soli, anche perché tenuti in poca stima dagli altri banditi. Vivevano con poco, senza grandi ambizioni, attenti solo a sfuggire gli agguati dei carabinieri: del resto non venivano neppure ricercati, perché non c’era taglia su di loro. Di questo, Simone si doleva, fra sé, come di un torto o di una ingiustizia, e costantino che lo conosceva bene a fondo, se voleva umiliarlo, a volte, faceva il calcolo delle taglie offerte per la cattura di altri banditi.
«Per Corraine duemila scudi, per Pittanu, che pure è un’immondezza, mille scudi; per Battista Mossa, (peuh!) mille lire; persino per Bantine Fera cento scudi. Ma egli dice che arriverà a duemila come Corraine a costo di fare qualche sciocchezza.»
Simone sputava con disprezzo, ma si sentiva umiliato.
Loro due vivevano di piccole razzie, e una sola volta, in principio della loro vita di banditi, avevano assalito un negoziante di capretti, togliendogli i denari; si vergognavano però di questa impresa da ladruncoli di strada, o ne parlavano come di una birichinata.
Imitavano i grandi banditi solo nel cercare la stima e l’aiuto dei pastori e dei proprietari di bestiame, ai quali in cambio offrivano più o meno tacitamente la loro protezione contro i malfattori e i ladri comuni. Quando a Simone occorreva qualche centinaio di lire andava da un proprietario e gliele chiedeva in prestito. E il proprietario gliele dava senza contare sulla restituzione. O chiedeva un cavallo, o una giovenca, o un montone, sempre in vendita, ma con la condizione di pagare più in là, quando avesse i denari; e i denari non li aveva mai.
I pastori del resto, non avevano paura di loro. Sono più forti dei banditi, i pastori: sono quasi i loro padroni, poiché ne conoscono i passi, le vicende, sono spesso loro ospiti e protettori; possono, dal loro posto fermo d’osservazione, coglierli al passaggio e vendicarsi facilmente se ricevono da loro qualche torto.
Costantino, per conto suo, riceveva denari da sua madre; e le rendite dei suoi pascoli erano triplicate dopo ch’egli faceva quella vita perché i pastori ambivano essere suoi fittavoli. Né lui né Simone amavano versare sangue cristiano, pronti però a difendere la propria libertà, a qualunque costo.
In quei giorni vissero come eremiti, cibandosi di caccia e di erbe. Parlavano poco, ma una sorda ostilità era fra loro. Costantino era soprattutto geloso del pensiero che il compagno rivolgeva di continuo a Marianna, e il suo sorriso beffardo si cambiava quasi in sogghigno quando si parlava di lei. In fondo gli pareva impossibile che una donna così come la descriveva Simone potesse commettere la follia di amare e di aspettare un bandito: fosse stata una ragazza di quindici anni, pazienza, a quest’età tutte le donne sono leggere; ma una donna di trent’anni, allevata così, con tanti pretendenti attorno! E si confortava sperando che tutto fosse una illusione della vanità del compagno.
I tre malfattori intanto non tornavano: Simone cominciò ad irritarsene, e spesso diventava cupo, con gli occhi pieni d’ombra. Dentro, la bestia gli si moveva; poi un giorno ritornò calmo, col viso duro irrigidito dalla fermezza della decisione presa.


Quarta di copertina
"Marianna Sirca" di Grazia Deledda, Newton Compton.

L'universo arcaico e immobile della Serra nuorese, la durezza e l'inospitalità del clima barbaricino e un ambiente rurale e montano inconciliallilmente diviso fra padroni, servi e banditi costituiscono il paesaggio geografico e sociale in cui si svolge la storia della contrastata passione fra due personaggi - la possidente Marianna e il giovane bandito Simone - che tentano di violare l'incomunicabilità fra i ruoli imposti loro dal destino. L'eroina deleddiana, pur di rifiutare le immutabili leggi e consuetudini della propria terra, è disposta a legarsi a Simone "più per la morte che per la vita". Alla fine il protagonista più debole, votato alla promessa e all'impegno di un impossibile matrimonio, dovrà soccombere.


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In libreria a dicembre: 5 libri da non perdere

In libreria a dicembre: 5 libri da non perdere

In libreria a novembre: 5 libri da non perdere - Professione lettore, Gli scrittori della porta accanto

Professione lettore | Di Ornella Nalon. Le novità editoriali di dicembre: da un nuovo caso per i bastardi di Pizzofalcone, alla Firenze segreta di Dario Pisano, un percorso suggestivo ancorato ai versi danteschi.

Chi crede che leggere sia una fuga è all’opposto della verità: leggere è trovarsi di fronte il reale nella sua massima concentrazione, il che, stranamente, è meno spaventoso che avere a che fare con le sue eterne diluizioni. (Amélie Nothomb)


L'uomo del labirinto

L'uomo del labirinto

di Donato Carrisi | Longanesi | 16,15 € edizione cartacea
 USCITO IL 4 DICEMBRE

L'ondata di caldo anomala travolge ogni cosa, costringendo tutti a invertire i ritmi di vita: soltanto durante le ore di buio è possibile lavorare, muoversi, sopravvivere. Ed è proprio nel cuore della notte che Samantha riemerge dalle tenebre che l'avevano inghiottita. Tredicenne rapita e a lungo tenuta prigioniera, Sam ora è improvvisamente libera e, traumatizzata e ferita, è ricoverata in una stanza d'ospedale. Accanto a lei, il dottor Green, un profiler fuori dal comune. Green infatti non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bensì nella mente delle vittime. Perché è dentro i ricordi di Sam che si celano gli indizi in grado di condurre alla cattura del suo carceriere: l'Uomo del Labirinto. Ma il dottor Green non è l'unico a inseguire il mostro. Là fuori c'è anche Bruno Genko, un investigatore privato con un insospettabile talento. Quello di Samantha potrebbe essere l'ultimo caso di cui Bruno si occupa, perché non gli resta molto da vivere. Anzi: il suo tempo è già scaduto, e ogni giorno che passa Bruno si domanda quale sia il senso di quella sua vita regalata, o forse soltanto presa a prestito. Ma uno scopo c'è: risolvere un ultimo mistero. La scomparsa di Samantha Andretti è un suo vecchio caso, un incarico che Bruno non ha mai portato a termine... E questa è l'occasione di rimediare. Nonostante sia trascorso tanto tempo. Perché quello che Samantha non sa è che il suo rapimento non è avvenuto pochi mesi prima, come lei crede. L'Uomo del Labirinto l'ha tenuta prigioniera per quindici lunghi anni. E ora è scomparso.




segnalazione Souvenir

Souvenir

di Maurizio De Giovanni | Einaudi | 16,15€ edizione cartacea
USCITO IL 5 DICEMBRE

A ottobre il tempo è ancora indeciso. Un giorno fa caldo, quello dopo il freddo e l'umidità ridestano la gente dall'illusione di una vacanza perenne e la riportano alla realtà. Anche il crimine, però, si risveglia. Un uomo viene trovato in un cantiere della metropolitana privo di documenti e di cellulare; qualcuno lo ha aggredito e percosso con violenza. Trasportato in ospedale, entra in coma senza che nessuno sia riuscito a parlargli. Di far luce sull'episodio sono incaricati i Bastardi, che identificano la vittima: è un americano in villeggiatura a Sorrento con la sorella e la madre, un'ex diva di Hollywood ora affetta da Alzheimer. Recandosi a piú riprese nella cittadina del golfo, vestita fuori stagione di un fascino malinconico, i poliziotti si convincono che la chiave del caso sia da ricercare in fatti accaduti là molti anni prima. Incrociando il presente con un passato che hanno conosciuto solo al cinema, i poliziotti di Pizzofalcone, ciascuno sempre alle prese con le proprie vicende personali, porteranno alla luce un segreto custodito con cura per cinquant'anni, una storia d'amore e di sacrificio indimenticabile come un vecchio film.





Bastardi in salsa rossa

Bastardi in salsa rossa

di Joe R. Lansdale | Einaudi | 15,73€ edizione cartacea
USCITO IL 5 DICEMBRE

Alle soglie di una carriera trentennale, Hap e Leonard sembrano ormai aver rinunciato a cambiare il mondo. Il primo si è appena ripreso da una brutta ferita da coltello; il secondo sembra più interessato a esplorare l'universo degli incontri online che a gettarsi a capofitto in una nuova indagine. Ma quando Louise Elton, bellicosa donna di colore, chiede loro di fare chiarezza sull'omicidio del figlio, capiscono che è arrivato il momento di rientrare nella mischia. Studente brillante destinato a un futuro diverso, Jamar aveva cominciato a investigare sul poliziotto che insidiava la sorella minore, per poi restare coinvolto in una vicenda di sbirri corrotti e combattimenti tra cani, a un passo da una verità che minaccia di lacerare la cittadina texana dove si è consumato il delitto. Tra dialoghi al vetriolo e inesorabili colpi di scena, Lansdale tratteggia in queste pagine l'ennesimo scorcio dell'America profonda, quella dove la violenza è una moneta di scambio pericolosamente diffusa.





L'albero della speranza

L'albero della speranza

di Arai Man | Edizioni e/o  |  9,27€ edizione cartacea 
USCITO IL 6 DICEMBRE

L’albero della speranza è la storia dell’ultimo albero rimasto in piedi sulla costa di Fukushima in seguito al catastrofico tsunami del 2011. Sulla costa investita dal maremoto, circa quattrocento anni fa era stato piantato un bosco di pini marittimi comprendente circa settantamila piante. In seguito al terribile cataclisma la pineta è stata quasi completamente spazzata via, tranne l’albero protagonista di questa breve storia in versi. Una metafora della vita umana che si confronta con la sciagura e che trasmette un grande messaggio di speranza. Una storia giapponese che, raccontata dall’albero stesso, diventa un messaggio universale. Il testo è accompagnato dalle straordinarie foto dell’albero e della pineta prima e dopo lo tsunami. Un libro originalissimo, un oggetto emozionante.







La Firenze segreta di Dante

La Firenze segreta di Dante


di Dario Pisano | Newton Compton   | 9,80€ edizione cartacea
USCITO IL 6 DICEMBRE

Nelle prime terzine del XXV canto del Paradiso, Dante rivela il suo doloroso sogno: ritornare a Firenze ed essere incoronato poeta, nel luogo stesso (il Battistero fiorentino) dove era stato battezzato. Questo libro è un’esplorazione narrativa dei luoghi che custodiscono la memoria dell’avventura umana e poetica di Dante Alighieri, segnata dall’esilio. Attraverso un itinerario percorribile in un giorno, La Firenze segreta di Dante ci guida in un percorso suggestivo, fortemente ancorato ai versi danteschi. Il primo biografo del sommo poeta, Giovanni Boccaccio, ha infatti più volte posto l’accento sul rapporto fra «Firenze madre e matrigna» e il suo più illustre figlio, amato e respinto. In questo libro si intende recuperare i momenti più intensi e concitati della riflessione boccacciana (e di altri biografi) per dare maggior profondità e prospettiva storica alle memorie dantesche di Firenze, invitando il lettore a soffermarsi su ognuna delle tappe proposte con il giusto riferimento poetico.

Ornella Nalon - Gli scrittori della porta accanto

Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
“Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
“Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
“Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
“Non tutto è come sembra”, 0111 Edizioni.
Una luce sul futuro, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto.
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[Libri] “Il giallo di ponte vecchio” di Letizia Triches, recensione di Franco Mieli

[Libri] “Il giallo di ponte vecchio” di Letizia Triches, recensione di Franco Mieli

Il giallo di ponte vecchio, di Letizia Triches, Newton Compton, 2015. Una serie di misteriosi delitti turba Firenze: un caso indecifrabile, un enigma da svelare legato a una celebre opera d'arte.

Un giovane allievo dell’Opificio delle Pietre Dure, prestigiosa accademia del restauro e della manutenzione delle opere d’arte fiorentina, viene trovato barbaramente assassinato nel garage dello studio di Giuliano Neri, famoso esperto d’arte e restauratore che aveva posto sotto la sua ala protettrice la vittima e il suo amico, Fabio Bechi. 
Giuliano, dapprima impegnato a scagionarsi dai primi inevitabili sospetti che ricadono su di lui, successivamente inizia a indagare per assicurare il colpevole alla giustizia, sospinto dal giudice Lapo Treschi, suo amico ed estimatore sia professionale che delle sue indubbie capacità di analisi e nello scoprire anche i minimi dettagli che si annidano dietro al caso. 
Per Lapo, che contemporaneamente deve fronteggiare una grave crisi nei rapporti con la moglie e la figlia, tutto sembra ruotare intorno a un quadro che lui stesso sta restaurando, forse dipinto dal Rosso Fiorentino, un esponente del manierismo vissuto a Firenze nel XVI secolo e che nasconderebbe un misterioso enigma. 
Giuliano Neri e il giudice Lapo Treschi addentrandosi sempre più nell’indagine, mentre si susseguono nuovi delitti, si troveranno di fronte a una verità dalla quale difficilmente usciranno senza conseguenze.
Ambientato a Firenze, come si intuisce dal titolo, il giallo si inoltra nello strano e contorto mondo dell’antiquariato e del commercio di opere d’arte. Mondo che Letizia Triches, da storica dell’arte conosce molto bene e nel quale fa muovere senza sbavature i vari personaggi che si alternano nella storia. 
La trama, ricca di colpi di scena e di rivelazioni che si susseguono così come i delitti, conduce il lettore, non senza rimpianti per la fine del libro, alla svolta finale. 
I personaggi, dai principali ai secondari, sono tutti ben caratterizzati, tanto che riusciamo tranquillamente a immaginarne le fattezze e i comportamenti e questo è un pregio che non si riscontra molto spesso.

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Il giallo di ponte vecchio

Il giudice Lapo Treschi è nei guai. 
Firenze, infatti, è turbata da una serie di misteriosi delitti e trovare il colpevole e rassicurare la gente non è certo un compito semplice. Soprattutto perché tra gli omicidi non ci sono legami precisi e l'assassino non lascia tracce.
Un caso indecifrabile, all'apparenza.
Eppure ci deve essere un particolare che sfugge, qualcosa che è sotto gli occhi di tutti e che nessuno riesce ancora a vedere.
È per questo che Lapo si rivolge all'esperto d'arte Giuliano Neri, suo amico di vecchia data. Uomo estremamente curioso e meticoloso, Neri è un restauratore, famoso per la sua abilità nel ritrovare nelle tele indizi anche minuscoli e per la capacità di scandagliare ogni dettaglio fino a scoprire il mistero che si cela dietro un'opera.
E proprio davanti al restauro di un quadro attribuito a Rosso Fiorentino, che nasconde un enigma da svelare, i due si troveranno intrappolati in un labirinto da cui sarà difficile uscire...

di Letizia Triches | Newton Compton | Giallo
ISBN 978-8854174825 | cartaceo 4,43€ | ebook 4,99€


Franco Mieli
Da ragazzo scrivevo nel giornalino della scuola. Poi per decenni le varie fasi della vita mi hanno fatto abbandonare questa mia passione. Da circa 10 anni, con i figli ormai grandi, ho deciso di riprendere la scrittura. Coltivo la passione per l’archeologia e il trekking di cui ho trasferito le esperienze nei miei racconti.
Ombre pagane, Montecovello.
Lupi nella nebbia-Zanne, Montecovello.
La conquista dell'Etiopia del 1935-1936, Monetti Editore.
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12 anni schiavo: un film tratto dal diario di Solomon Northup, un documento sulla schiavitù

12 anni schiavo: un film tratto dal diario di Solomon Northup, un documento sulla schiavitù

Solomon-Northup

12 anni schiavo, un film da vedere e un libro da leggere. Il diario di  Solomon Northup diventa un documento importante sulla storia della schiavitù in America.

Un uomo nato libero, reso schiavo per 12 lunghi anni della sua vita. La storia straziante, vera, di Solomon Northup è stata trasmessa recentemente in televisione, un film che nel 2014 ha vinto tre Oscar per miglior film, sceneggiatura e attrice non protagonista.
Il film, del regista Steve McQueen, è tratto da un libro che racconta una storia vera.
Solomon (l'attore Chiwetel Ejiofor) è un uomo di colore che nell'America del 1841, vent'anni prima della Guerra di Secessione, a Saratoga (Stato di New York) si guadagna da vivere con il suo talento da musicista. Ha una moglie, Anne e due figli, Alonzo e Margaret.
Mentre la famiglia non c'è Solomon viene avvicinato da due uomini che si spacciano per artisti girovaghi, con la scusa di ingaggiarlo per alcune settimane per degli spettacoli. Solomon accetta e cade nella trappola dei due uomini, che lo derubano dei documenti e lo vendono come schiavo.
Insieme a lui si trovano altri neri, già schiavi in precedenza. Solo Solomon è un uomo libero ma non ha nulla per poterlo provare, inoltre viene minacciato di morte se proverà a rivelarlo e a dire il suo vero nome.
Inizia così un'odissea di ben 12 anni, durante la quale Solomon dovrà lottare per sopravvivere.
Venduto inizialmente in Louisiana a un padrone caritatevole, trova negli uomini che lavorano per lui dei crudeli aguzzini, tanto che alla fine, quando uno di questi minaccia di ucciderlo, per Solomon l'unica soluzione è quella di essere venduto di nuovo.
Stavolta la vita in una piantagione di cotone è scandita dalle frustate del padrone, un pazzo ubriaco che si crede al di sopra di tutti, perfino di Dio, e che suo malgrado prova un'attrazione perversa per la schiava Patsey (Lupita Nyong'o, Oscar come attrice non protagonista). A spalleggiare le ire del padrone anche la moglie, gelosa della schiava di colore e sadica quanto il marito.

Nel corso di 12 anni Solomon si deve confrontare con violenze fisiche e psicologiche di ogni tipo, fino a quando nella piantagione giunge un uomo bianco contrario alla schiavitù, Samuel Bass (Brad Pitt) che sarà il suo salvatore. 

Scrive per Solomon una lettera ad un commerciante di Saratoga e questi giunge alla piantagione, dimostrando così che l'uomo è un cittadino libero.
Dopo 12 anni Solomon torna dalla sua famiglia e scrive le sue memorie, diventate un libro dal titolo “12 anni schiavo”.

12-anni-schiavo

12 anni schiavo

di Solomon Northup
Newton Compton Editori
cartaceo € 9,90
ebook 2,90€

Tornato libero Solomon non volle dimenticare e grazie al suo libro la gente di allora poté iniziare a capire come venivano trattati i neri resi schiavi e coloro, come Solomon, rapiti da uomini liberi. Soprattutto, il libro, scritto nel 1853, resta un documento importante sulla storia della schiavitù in America. Oltre al libro, Solomon divenne un attivista e s'impegnò per far conoscere la sua storia, parlando dove gli veniva richiesto e aiutando gli schiavi che provavano a fuggire, verso un futuro migliore, con la cosiddetta “ferrovia sotterranea”, ovvero una rete di aiuto attiva nelle città americane, ma anche nei piccoli paesi, fra tutti coloro, neri e non, che si schieravano contro la schiavitù e che concretamente aiutavano, con cibo, abiti, indicazioni utili, gli schiavi che scappavano.
Un film da vedere e un libro da leggere per conoscere la storia di un uomo che racconta grazie alla sua drammatica vicenda la schiavitù in America e la terribile condizione in cui vivevano i neri.





Lara Zavatteri
Classe 1980, vive e lavora nel paese di Mezzana in val di Sole (Trentino). Iscritta all'Ordine nell'elenco dei pubblicisti dal 2000, scrive articoli di cultura, ambiente e attualità locale. È anche blogger e autrice di libri.
Guardando le stelle, Un cane di nome Giuliano, Risparmia Subito!, Amici per sempre, Cuor di Corteccia, Sopravvissuti, Agata, Youcanprint.
Reset, Photocity.it.
La strada di casa, Edizioni del Faro.
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