Gli scrittori della porta accanto
Selfpublished
Selfpublished
Recensione: Pax Vobiscum, di Iana Pannizzo

Recensione: Pax Vobiscum, di Iana Pannizzo

Recensione: Pax Vobiscum, di Iana Pannizzo

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. Pax Vobiscum. La pace sia con voi, un thriller di Iana Pannizzo. La complessità e l'oscurità dell'animo umano, un noir breve ricco di colpi di scena.

Pax Vobiscum è come un quadro di Hieronymus Bosch, basti pensare a La nave dei folli, popolato da una girandola di individui inquietanti e cattivi. Ma se nel quadro di Bosch la bruttezza emerge attraverso il fattore estetico, tramite tratti esagerati ed espressioni stravolte, nel libro di Iana Pannizzo la bruttezza è prevalentemente interiore. Alcuni personaggi sono persino avvenenti, altri risentono degli acciacchi dell'età. Ma quasi tutti sono la cima di un iceberg che nasconde un mondo interiore contorto e una marea di segreti.

Pax Vobiscum è ambientato in epoca moderna, ma poiché gli eventi si svolgono in un paese sperduto di montagna escluso dalla tecnologia, la storia diventa senza tempo e assume i contorni di una fiaba (nera).

Ipotizzo che questa sia una scelta specifica dell'autrice.
Il romanzo inizia con «A Valle dei Pionieri gli abitanti si conoscevano tutti».
Dunque, in questo paese di poche anime e di tradizioni antiche iniziano a morire delle donne anziane, donne che si conoscono tra loro da una vita, ma che sotto un velo sottile di amicizia e cordialità sono tormentate da rivalità, odio reciproco e delitti inconfessabili.

Adele, Olivia, Ottavia, Nausica, Frida.

Tra le pagine, inoltre, il lettore incontrerà l'affascinante Valerio e la sorella Amelia, il conciliante Padre Eugenio, costretto su una sedia rotelle e Angelina, la perpetua, una creatura disgraziata. Ognuno di loro è un vaso di Pandora. Ognuno è più di ciò che sembra. E poi Nina, che è giunta alla Valle dei Pionieri per cercare la sorella e non è insensibile al fascino di Valerio.
Ma chi è il responsabile degli ultimi omicidi? E perché lo fa?

Se vi piace il genere gotico non potete perdere questa fiaba nera, il primo romanzo di Iana Pannizzo, blogger e già autrice di una raccolta di racconti, Storie dell'altra favola.

È un romanzo breve, da bere in poche ore, ricco di colpi di scena e risvolti spiazzanti. Il titolo, Pax Vobiscum, contiene una sottile ironia. La complessità e l'oscurità dell'animo umano vengono sviscerate e cesellate dall'autrice con maestria. Non aggiungo altri dettagli perché non voglio fare spoiler, ma vi assicuro che l'assassino si svelerà solo alla fine, come nella più genuina tradizione.
Complimenti a Iana Pannizzo per questo esordio.


Pax Vobiscum
La pace sia con voi

di Iana Pannizzo
Selfpublishing
Thriller | Noir
ISBN 979-8819939376
cartaceo 8,32€
ebook

Sinossi

Nina e Maurizio giungono a Valle dei Pionieri, un arretrato paesino di alta montagna ubicato a nord ovest dell’Italia, per cercare Virginia, sorella di Nina e fidanzata di Maurizio. Purtroppo della giovane non si hanno notizie e sembra che nessuno degli abitanti l’abbia vista. Nel frattempo in paese, la vita dei valligiani è scossa dalla morte accidentale di Adele e le sue amiche si stringono nel dolore. Nessuna sospetta che dietro ci possa essere una mano assassina, una figura oscura con la ferma intenzione di vendicarsi di un torto subìto. Cosa possono aver mai fatto delle anziane signore di paese? Altre morti sconvolgono la quieta vita di montagna. Il male ricevuto genera altro male mentre si percepisce il senso di moralità mal riposta di esseri umani che per pareggiare un torto veniale compiono atti ben peggiori e assai più gravi di quelli di cui vogliono vendicarsi.



Elena Genero Santoro
Leggi >
Recensione: Non so se mi spiego, di Andrea Cabassi

Recensione: Non so se mi spiego, di Andrea Cabassi

Recensione: Non so se mi spiego, di Andrea Cabassi

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Non so se mi spiego di Andrea Cabassi. Da manager a Dubai a viaggiatore in Sudamerica.

Avendo letto e apprezzato il libro d’esordio di Andrea Cabassi, non potevo esimermi dal mettere le mani sulla sua nuova opera letteraria.


Questo perché Permettimi di insistere si concludeva con l’autore che, scontento della sua vita da “italiano medio”, decideva di mollare tutto per rivestire il ruolo di manager a Dubai. Ma come ogni buon libro, mi è rimasta la curiosità di sapere cos’è accaduto dopo. Ed eccola soddisfatta in Non so se mi spiego, incentrato sui suoi anni in questa megalopoli, ma soprattutto sulla sua decisione (e realizzazione) di prendersi un anno sabbatico per visitare gran parte dell’America Latina.

È così che, biglietto aereo solo andata alla mano, Andrea Cabassi parte alla volta di Montevideo.

Da qui è un continuo spostarsi con mezzi di fortuna tra Uruguay, Argentina, Cile, Bolivia, Perù, Ecuador e Colombia.
Ogni nazione gli riserva avventure sempre nuove e inaspettate, paesaggi da sogno, città accoglienti e persone cordiali ma soprattutto momenti di pura e genuina felicità. In tutto questo, Andrea Cabassi preferisce i luoghi naturalistici alle grandi metropoli, mete poco battute dal turismo di massa ai classici tour e ristoranti di periferia a quelli più “spenna-turisti” del centro città. Ha così anche modo di conoscere persone che, pur condividendo con lui anche solo una giornata, gli lasciano un ricordo indelebile nel cuore, da viaggiatori solitari ad abitanti del posto, da famiglie in viaggio perenne a ragazzi che, pur di realizzare un sogno, non si sono lasciati intimidire dai loro deficit fisici (in primis Janis Mc David, un ragazzo nato senza braccia e gambe).

 

Ciò che più stupisce è che Andrea Cabassi trova sempre persone generose, altruiste e ben disposte a dare una mano ai viaggiatori in difficoltà e ad accogliere sconosciuti in casa propria.

Dal canto suo, l’autore affronta ogni esperienza con mente aperta e senza pregiudizi, accantonando paure e timori (per lo più inculcati dalla nostra società retrograda, razzista e ignorante).
Una della particolarità che apprezzo di più di Non so se mi spiego (e del precedente romanzo) è che Andrea Cabassi non si dilunga mai nei dialoghi (in realtà se ne trovano veramente pochi) o sulla descrizione di ambienti e luoghi, preferendo puntare tutto sulle proprie azioni, pensieri ed emozioni. Condivide quindi a cuore aperto dubbi, speranze ma anche delusioni e ostacoli che l’hanno accompagnato per tutto il viaggio.

Ciò che mi ha colpito di più è che Andrea Cabassi si pone continuamente delle domande scomode su quale sia la libertà, su come uscire dalla propria deleteria e insoddisfacente zona di comfort lavorativa e su come liberarsi dalle invisibili catene appioppate dalla società o da se stesso.

Per fortuna durante il viaggio trova risposte che calzano a pennello con la sua nuova vita (ma che potrebbero tranquillamente essere adattate anche alla nostra). Così durante la lettura è inevitabile rispecchiarsi nell’autore e considerarlo uno di noi, in quanto è una persona piena di incertezze e perplessità sul presente e sul futuro ma al tempo stesso sempre alla ricerca della libertà e della felicità. Ecco quindi che oscilla tra la nostalgia di tornare a casa e il desiderio di scoprire cosa il mondo gli riserva, tra ciò che implica l’aver abbandonato i capisaldi della sua vita precedente (lavoro, amici e vita agiata) e godersi avventure sempre diverse e fuori dall’ordinario in terra straniera, tra il non farsi condizionare dalle critiche di chi lo vuole ingranaggio di una società dedita al consumismo fine a se stesso e il difendere a spada tratta la sua nuova realtà esistenziale, fatta più di essere che di possedere.
Senza contare che il suo confidarci ogni pensiero più intimo dimostra quanto l’autore non abbia deciso di mollare un lavoro sicuro e remunerativo a causa di un momento di pazzia o della classica crisi di mezza età, ma ha analizzato il tutto attentamente e senza tralasciare le problematiche annesse a questo cambio di rotta drastico. Si evince così dalle sue valutazioni come non sia affatto uno sprovveduto ma anzi un uomo che prima di affrontare certi cambiamenti pondera ogni cosa nel dettaglio, valutando rischi e soluzioni pratiche atte a evitare certi spiacevoli episodi dovuti a superficialità o negligenza. E lo fa anche per dimostrare al lettore che tutti potrebbero seguire il suo esempio se solo superassero la paura dell’ignoto e dell’uscire dalla propria zona di comfort.

In tutto questo prevenire possibili problemi, lui deve affrontarne uno in più rispetto a noi, ovvero la sua sempre presente compagna di viaggio da una vita: la rettocolite ulcerosa.

È una malattia da non sottovalutare; infatti si mostra all’autore nei momenti più inaspettati e inappropriati, stravolgendo i suoi programmi di viaggio più volte. Ecco perché lui deve sempre tenerla d’occhio, affrontando al tempo stesso le mille difficoltà che ne conseguono, soprattutto viaggiando in paesi e nazioni non sempre con lo standard qualitativo sanitario italiano.
Andando oltre il racconto in sé, l’autore ha inserito nel libro alcune cicche che io personalmente ho apprezzato molto: da una playlist attinente alla storia e accessibile via QR all’idea di dividere i capitoli in “portate” (con tanto di piatti tipici, in modo da dare al lettore l’impressione di essere a una cena amichevole con Andrea Cabassi), da un regalo a fine libro alle citazioni di persone famose (e non) che dimostrano quanto rincorrere la libertà è l’unica soluzione per essere felici.
Infine, pur essendo autoprodotto, il romanzo ha un’impaginazione e un editing ottimo e accattivante, studiato nei minimi particolari per presentare un prodotto professionale e di alto livello.

Che dire, per concludere?

Se adorate i libri di persone che hanno mollato tutto per inseguire un sogno, Non so se mi spiego di Andrea Cabassi fa al caso vostro. Se cercate un romanzo in cui vi potrete rispecchiare pienamente nell’autore (ma soprattutto nelle sue paure esistenziali), compratelo subito. Se volete perdervi nelle descrizioni di luoghi esotici, nell’incontro con persone variopinte e di buon cuore, nelle avventure adrenaliniche, nei racconti di viaggiatori incalliti e di emigrati italiani, vi piacerà immensamente. Ma soprattutto, se volete leggere semplicemente un buon romanzo, correte subito su Amazon e ordinate una copia.
Vivamente consigliato.


Non so se mi spiego

di Andrea Cabassi
Self publishing
Narrativa di viaggio | Memoir
ISBN 979-1220044332
Cartaceo 17,90€
Ebook 8,99€

Sinossi 

Ti piacerebbe essere padrone del tuo tempo?
L’autore ha scelto di diventarlo, a 42 anni, stanco della stressante vita da manager.
Viveva a Dubai facendo quella che in Italia consideriamo “la bella vita”, era nel pieno della carriera, con ottime prospettive professionali e un biglietto da visita in inglese e arabo a gonfiargli l’ego. Ma anche alle prese con budget, riunioni, conti economici, teleconferenze, fogli di calcolo, scadenze, report, cantieri e clienti pressanti.
Risvegliato da un gravissimo incidente a un famigliare, che si trovava la libertà limitata da lunghe riabilitazioni, ha trovato paradossale, potendo scegliere, perseverare a trascorrere ore e ore in quel contesto lavorativo.
Trovato il coraggio di licenziarsi, si è preso un periodo sabbatico per partire con un biglietto di sola andata e lasciarsi lentamente trasportare da eventi, incontri, curiosità e istinto. Il risultato è stato un viaggio insieme alla sua malattia – rettocolite ulcerosa – una sporta di farmaci e al resto del mondo, via terra, in Sudamerica, che ha interamente attraversato da sud a nord in 299 giorni, a piedi, in autostop e coi mezzi pubblici.
Ce lo racconta con grande intimità in un libro a cavallo tra la letteratura di viaggio e il coaching, rivelando anche gli stratagemmi che hanno reso la sua scelta fattibile.
Ad avventura conclusa si è trovato davanti a un bivio: scegliere se tornare al sicuro mondo aziendale o generare una diversa fonte di reddito a sostegno del nuovo stile di vita.

Andrea Pistoia
Leggi >
Scrittori: intervista a Marco Dolcinelli

Scrittori: intervista a Marco Dolcinelli

Scrittori: intervista a Marco Dolcinelli

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Marco Dolcinelli, in tutti gli store online con Yugo (Independently Published): «I libri sono la realtà virtuale migliore che ci sia».

Diamo il benvenuto a Marco Dolcinelli. Grazie per avere scelto il nostro web magazine culturale Gli Scrittori della Porta Accanto. Com'è nata l'esigenza di scrivere Yugo?

Ho sempre voluto raccontare la storia di un viaggio, perché mi intrigava quello che questo rappresenta: esplorazione, cambiamento, crescita. Volevo però ambientarla in un posto insolito e che conoscessi abbastanza bene. I casi della vita hanno fatto in modo che finissi a vivere prima in Macedonia del Nord, poi in Serbia e alla fine in Ungheria e tutte e tre queste nazioni mi hanno colpito in modo diverso. Mi sono reso conto che i Balcani erano perfetti per quello che avevo in mente. Da lì in poi è venuto tutto in modo naturale.

Ci ricordi i titoli delle tue precedenti pubblicazioni?

Il primo libro, Una sola sciagurata mossa, è del 2015. Inizialmente era uscito solo come ebook con un editore, ma in seguito ho autoprodotto una seconda versione riveduta e corretta che si può leggere gratuitamente su dolcinelli.wordpress.com. Da qualche settimana è anche disponibile in cartaceo su Amazon. Il secondo libro, La vita è un tiro da tre punti, è uscito nel 2017 per Nativi Digitali Edizioni ed è disponibile in entrambi i formati.

Yugo: Perché hai scelto proprio questo titolo?

Innanzitutto perché è un titolo breve e volevo qualcosa che fosse il più immediato possibile. Poi ha diverse letture. Fa ovviamente riferimento ai luoghi dove si svolge la vicenda, ma è anche il nome di una macchina che compare nel libro, ricollegandosi così al concetto di viaggio.

Ci riveli qualche indiscrezione sulla trama, così da farci addentrare meglio nel tuo contesto?

Il libro è una storia di viaggio e di crescita. Due amici vanno in vacanza a Budapest, ma una notizia inaspettata stravolge i piani di uno dei due e di conseguenza anche dell’altro. Si ritroveranno in posti sconosciuti e incontreranno diverse persone che, in un modo o nell’altro, li aiuteranno a capire cose molto importanti su loro stessi. Crescita e amicizia sono sempre stati i due temi a cui sono più legato e che adoro raccontare. Questo libro non fa eccezione.
Yugo

Yugo

di Marco Dolcinelli
Independently published
Narrativa
ISBN 979-8678432087
ebook 2,99€
cartaceo 9,99€

Perché consiglieresti Yugo?

Perché è un libro che cerca di raccontare una storia in cui tutti si possono immedesimare, ma allo stesso tempo prova anche ad aprire una finestra su diversi luoghi non molto conosciuti, pur essendo vicini a noi, ma che vale sicuramente la pena scoprire.

Quanto ti ha coinvolto emotivamente la stesura di questo romanzo?

Mi ha coinvolto molto. Volevo rendere giustizia e tributare il giusto onore a dei paesi che amo molto, ma non volevo banalizzarli o rendere il tutto una “cartolina”. Non è stato semplicissimo, ma penso di esserci riuscito. In più, in modi diversi mi ritrovo in alcuni aspetti dei due protagonisti. Scrivere mi ha fatto ripensare ad alcune cose che sono successe a me e la cosa ha reso la scrittura molto sentita.

Se potessi esprimere con un'immagine ciò che rappresenta veramente per Marco Dolcinelli la scrittura, quale sarebbe?

Sarebbe qualcosa che mi piace sempre immaginare: un lettore che sorride dopo aver finito uno dei miei libri.

Scrivere, a volte, diventa terapeutico. Ma non credo sia solo questo lo scopo del tuo libro. C'è qualche altra motivazione?

Ho scritto questo libro per cercare di far sentire a chi legge le emozioni dei Balcani e per mostrare loro una storia in cui si possano identificare. In generale, ogni cosa che scrivo nasce dalla mia volontà di offrire un’esperienza piacevole e delle ore di intrattenimento che possano anche dare degli spunti di riflessione.

Ringraziamo tantissimo Marco Dolcinelli per essere stato ospite di questo Caffè Letterario, lo spazio degli Scrittori della porta accanto dedicato agli autori, e, anche a nome dei nostri lettori, gli auguriamo in bocca al lupo per suoi progetti futuri.

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Leggi >
Recensione: Vasco Rossi e Friedrich Nietzsche, di Antonio Malerba

Recensione: Vasco Rossi e Friedrich Nietzsche, di Antonio Malerba

Recensione: Vasco Rossi e Friedrich Nietzsche, di Antonio Malerba

Libri Recensione di Davide e Federica Dotto. Vasco Rossi e Friedrich Nietzsche, di Antonio Malerba (CreateSpace Independent Publishing Platform). Dal rock del disincanto a un nichilismo imperfetto.

In una celebre canzone di Vasco Rossi, Sally (Nessun pericolo per te, 1996), dopo una serie di periodi semplici, giunge una rivelazione inaspettata, buttata là, quasi con ostentata noncuranza: «[la vita] è tutto un equilibrio sopra la follia».
La follia è la porta del caos, il nulla informe e privo di senso eternamente presente nella letteratura del Novecento. Fin qui niente di nuovo.
Il verso «è tutto un equilibrio sopra la follia»  esprime un’idea poetica, commovente e dolorosa insieme. Si crede di costruire, dominare, governare la strada che indica la direzione, almeno finché essa  non svolta o si biforca.
Cosa c'è sotto, su cosa poggia, quali abissi racchiude? Non è importante saperlo. Se ne prende atto. Ne hanno già parlato in tanti, talvolta a sproposito. Persino gli equilibri internazionali hanno un che di provvisorio, di precario e mostrano, qua e là, ben più di una crepa.

Accostare Vasco Rossi al pensiero di Friedrich Nietzsche può sembrare azzardato. 

Nietzsche ha dato un’impronta rilevante al Novecento, peregrinando tra Romanticismo, Decadentismo, le derive ideologiche che avrebbero condotto al nazifascismo, dottrina di cui non può comunque essere incolpato.
Fino a che punto i testi del cantautore rispecchiano il filosofo tedesco? I temi sfiorati sono importanti, ma appartengono al numero di quelli che da lungo tempo agitano l’uomo moderno: il continuo divenire che disgrega la realtà, l’io che scivola nell’angoscia più profonda.
Anche il tema della dissoluzione del soggetto è troppo caro a tanta letteratura per riferirla solo a Nietzsche. La realtà è inconoscibile, in costante mutamento, sfuggente a ogni tentativo di classificazione. Non consente di trovare un nido, un rifugio nemmeno in se stessi, l'io si è disgregato in infiniti frammenti.
Potremmo immaginare un bimbo che stringe una bella quantità di biglie nel pugno chiuso. Questa unità apparente (folle e capricciosa, perché no?), è rotta solo che egli decida di aprire la mano e disperderle tutte.
Talune finiranno lontanissime, altre ai suoi piedi. Eppure ciascuna di esse porta in sé il ricordo di quella mano, del calore di quel pugno chiuso.

L'uso che Vasco Rossi fa del linguaggio è diverso da quello filosofico.

Quello poetico colma i vuoti lasciati da un altro genere di speculazioni. Per un tratto procedono accompagnandosi. Al disvelamento del non senso, dell'inutilità dell'esistenza si sommano l'ironia, il gioco, il disincanto.
Ce ne rendiamo conto ascoltando la pungente Cosa succede in città. Il testo, nella sua apparente fragilità, è trascinante. Spuntano qua e là versi notevoli, quasi per caso o per dispetto: «Quando c'ho il mal di stomaco, con chi potrei condividerlo».
Tra le righe di questo canto entusiastico e bambinesco («guarda lì, guarda là, che confusione») non c'è molto altro. Ma già alle pietre - più eterne di noi - non è consentito fare niente di simile: essere testimoni di ciò che accade.

Nessuna verità sul piatto se non la legge del puro accadere. Nulla da spiegare, semmai da vedere e raccontare. 

Il libro di Antonio Malerba, colto e raffinato, conduce a queste e altre riflessioni. Lo si può contestare, possiamo storcere il naso, non lascia però indifferenti.
Si può tutt’al più considerare che il cantautore ha scoperto in Nietzsche cose che già sapeva – l’ha letto dopo. Si tratta di problematiche di lungo corso entrate nel comune sentire, magari inconsapevolmente e non in forme sempre elaborate.
Tutti i poeti, cantautori, filosofi e registi sono figli di Nietzsche per il solo fatto di essere vissuti nel Novecento. Da decenni si parla di morte dell’anima, di Dio, del buio della ragione, quindi di relativismo e di decostruttivismo, o di “scienza su palafitte” (per citare un saggio di Marcello Pera), di cose che hanno tutto l'aspetto di un "nichilismo imperfetto". Nel caso di Vasco Rossi potrebbe persino avere una natura "terapeutica" in quanto liberatoria: archivia infatti paure irrisolte, superandole in altro modo. Per esempio ponendo l'accento sulle impalcature fragili costruite ogni giorno sopra il caos.
Sono proprio questi equilibri sopra la follia a dare lo scacco al nulla, nel senso di accettarlo come parte di noi stessi.


Vasco Rossi e Friedrich Nietzsche

Vasco Rossi e Friedrich Nietzsche

di Antonio Malerba
CreateSpace Independent Publishing Platform
Saggio
ISBN 978-1497539938
Cartaceo 9,90 €

Sinossi 

Ascoltando le canzoni di Vasco, ma anche leggendone le interviste e gli scritti, si ha la sensazione di una grande coerenza e profondità di significati. Tra i temi più sentiti: il sentimento del finito, la crisi delle verità, la vita come caos, il male di vivere, il valore consolatorio della musica. Il libro si sofferma su questi e altri temi, in un dialogo serrato e stringato con le parole di Vasco, e suggerisce anche un parallelo con le riflessioni di Nietzsche, uno degli scrittori più letti e apprezzati da Vasco.
ATTENZIONE: 1) questo libro è un saggio di filosofia. 2) Non acquistatelo se avete già "La Poesia di Vasco Rossi. Una interpretazione" essendo il presente libro una sua riedizione.

Davide-Dotto

Davide Dotto

© Federica Dotto
Leggi >
Scrittori: intervista a Leonardo Gaglio

Scrittori: intervista a Leonardo Gaglio

Scrittori: intervista a Leonardo Gaglio

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Leonardo Gaglio, al suo esordio con il romanzo Quarantena: 14 storie ai tempi del Coronavirus: «Un libro per ricordare coloro che hanno combattuto la malattia».

Leonardo Gaglio, medico e scrittore., nasce nel 1990 a Palermo e passa i suoi primi 30 anni in un paesino della provincia: Montelepre. Dedica gran parte del suo tempo ad iniziative di volontariato costituendo un’associazione denominata ARCA con la quale organizza numerose iniziative. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia, ottenuta con il massimo dei voti a Palermo, decide di fare della propria professione una missione svolgendo attività con Croce Rossa Italiana ed Emergency. Nel 2019 vince il concorso per Ufficiali Medici a Nomina Diretta della Marina Militare e presto concluderà l’iter formativo previsto.
Un libro ti dà la possibilità di visitare nuovi mondi, vivere nuove emozioni, conoscere nuove verità, il tutto stando comodamente su una sedia e spendendo solo qualche euro.
Leonardo Gaglio

Diamo il benvenuto a Leonardo Gaglio. Grazie per avere scelto il nostro web magazine culturale Gli Scrittori della Porta Accanto – Non solo libri.  Qual è stato il percorso che ti ha fatto approdare al mondo della scrittura? Quando hai iniziato a scrivere e cosa?

Scrivo racconti, storie da quando ne ho memoria. Seppur con alcune pause, mi sono sempre rifugiato nella scrittura nei momenti più bui e nei momenti più belli. Quando non riesco ad esprimere a pieno le emozioni che vivo, l’unico modo che ho di dargli pieno sfogo è metterle su carta. La poesia è stato il mio primo amore, poi sono passato alla narrativa. Poche parole non mi sono più bastate per comunicare e quindi il passaggio è stato obbligatorio.

Quarantena: 14 storie ai tempi del Coronavirus è la tua prima opera pubblicata. Quanto tempo hai impiegato a scriverlo?

Il mio libro ha seguito il flusso della pandemia. Più il virus entrava nelle nostre case più la mia penna scorreva nel libro. Fino al momento in cui fatta la valigia sono partito nel pieno della pandemia, come medico volontario verso Bergamo, ho dovuto quindi interrompere il progetto letterario. Toccare, come medico, il COVID19 è stata un’esperienza forte, le storie dei pazienti mi sono entrate dentro e non riuscendo a metabolizzare io stesso la realtà “sono stato costretto” a continuare a scrivere quello che avevo iniziato prima di partire. Nei pochi momenti liberi dal lavoro all’ospedale Papa Giovanni XXIII ho così continuato a raccontare e a raccontarmi in questo piccolo volume. Il libro per me è stato come un fiume in piena, realtà, pensieri ed emozioni si sono intrecciate per dare vita a Quarantena: 14 storie ai tempi del Coronavirus.


Prima di procedere, a nome degli Scrittori della Porta Accanto e dei nostri lettori, lascia che ti ringrazi, personalmente e per la categoria che rappresenti,  per tutto quello che hai fatto in questi mesi.
Tornando al Leonardo Gaglio scrittore: il titolo del tuo libro è molto chiaro, non lascia ombra di dubbi, l’argomento di cui si parla è purtroppo molto attuale e ancora sulla bocca di tutti. Perché hai voluto dare ampio spazio all’argomento?

In realtà c’è ancora molto da dire sull’argomento. Le televisioni, i giornali spesso si soffermano sul dato oggettivo, sui numeri, sulle tragedie. Raramente ci si concentra sulle storie, su quello che si è vissuto tra le mura degli ospedali. Il mio intento è quello di donare un libro che sia chiave per capire, rivolto a coloro che fortunatamente non hanno vissuto il COVID19. Un libro per ricordare coloro che hanno combattuto la malattia. Ma soprattutto un libro per rinascere. Il virus ha portato nelle nostre case miseria della psiche, tragedia, ha lasciato ferite indelebili. Questo libro si propone come “cura” per l’animo umano.
Quarantena: 14 storie ai tempi del Coronavirus di Leonardo Gaglio

Quarantena
14 storie ai tempi del Coronavirus

di Leonardo Gaglio
Independently Published
Narrativa
ISBN  979-8641626932
cartaceo 6,99€
ebook 2,99€

Chi sono i protagonisti delle 14 storie? Quanto c’è di autobiografico e quanto di romanzato?

I protagonisti del libro siamo noi. È un nostro parente che vive lontano, un amico che ha incontrato il COVID19. Ma una cosa è chiara, non è un libro di tragedie. Uno sfondo di tenerezza terrà per mano il lettore proteggendolo dalla sofferenza, commuovendo ma non spiazzando il lettore. Inizialmente volevo distaccarmi dal libro, ma la mia esperienza di medico in prima linea mi ha portato tra le pagine. È stato inevitabile lasciare tracce sparse tra le righe. Sicuramente però il libro non è incentrato sulla mia figura, sono rimasto sullo sfondo per dare voce alle donne e agli uomini che hanno riscoperto di essere umani di fronte alla malattia.

I luoghi del libro: dove si svolge la vicenda?

Ogni luogo della terra dove il virus ha affondato le sue unghie. Una stanza dove ha echeggiato la notizia, una corsia di ospedale dove si è combattuto.

Leggendo Quarantena si intuisce che hai vissuto l’esperienza in prima persona, ma l’argomento può scorrere su due binari paralleli. Se da un lato si vuole lasciare traccia di vita vissuta ai posteri, c’è anche chi demonizza l’accaduto e molti preferiscono dimenticare il dolore e la tragedia che li ha colpiti. A che target di pubblico ti rivolgi?

Ottima osservazione. Ci ho pensato molto prima di pubblicare. L’animo umano spesso tende a dimenticare per andare avanti ma la psicologia ci insegna altro. Bisogna elaborare il tutto per non essere più schiavi dei nostri demoni. Io mi rivolgo a tutti. Non ho un target specifico. Nonostante l’argomento pressante, chi accetterà la sfida di questo libro scoprirà che gli spunti per imparare una lezione di vita sono tanti. Il coronavirus è solo il simbolo della svolta per cambiare.

Un proverbio svedese cita così: «in un buon libro la cosa migliore è fra le righe». Tra le righe di Quarantena è celato qualche messaggio particolare che il lettore dovrà scoprire?

Sono tanti i messaggi che è possibile carpire da questo libro. Sono tanti i piani di lettura che è possibile osservare. La profondità del lettore riuscirà ad arrivare al vero senso che comunque si cela dentro ognuno di noi.

Ci lasci un piccolo assaggio tratto dal libro? 

“Andre dimmi cosa pensi” gli dissi sottovoce. “Non voglio appesantirti, ti vedo già provata” mi rispose. “Dimmi, insieme sarà più facile” lo incitai.
“Mi domando il perché di tutto questo, se esiste un Dio, come può permettere tutto ciò. Tutti quei numeri che salgono in TV, che la gente vede appassionata… sono morti, veri, non numeri. Sono famiglie. E come le più grandi malattie, finché non ti colpiscono sembrano entità astratte, tutti ci sentiamo di dare la lezione. Ma quando ti toccherà tutto questo, non ci andrà di fare gli stupidi su Facebook, non ci andrà di applaudire, di dire che si ingrassa in quarantena. Prima o poi toccherà tutti, ci raggiungerà. Un Dio questo non lo vorrebbe.”
Leonardo Gaglio, Quarantena

Se mi permetti, faccio una domanda al Leonardo Gaglio medico: secondo la tua esperienza in prima linea, riusciremo a uscire definitivamente da questa pandemia, e se sì, quando e come?

Se avessi la risposta a questa domanda sicuramente il mio volto sarebbe già su tutti i giornali. Durante la mia permanenza a Bergamo ho lavorato molto a progetti di ricerca, ho studiato l’esperienza di Wuan ma ti posso dire soltanto che “non si sa”. Nessun scienziato, medico, virologo o infettivologo potrà mai a risponderti. Sulle base delle competenze scientifiche potrei dirti che un vaccino sicuro, una campagna vaccinazioni potrebbe mettere fine a tutto questo. Ma una data alla fine nessuno ad oggi può darla. Lascio quindi alla comunità scientifica, sicuramente più competente in materia di me, la risposta a questa domanda. In attesa della fine della pandemia dovremmo però imparare a conviverci con le adeguate attenzioni.

Una risposta che racchiude tutta la tua professionalità e sensibilità. Grazie.
Tornando al Leonardo Gaglio scrittore, hai nuovi progetti letterari per il futuro?

Ho scritto tante cose, ad oggi non ho mai pubblicato perché pensavo erano soltanto frutto di una mia esigenza e non avrebbero comunicato niente agli altri. Nel momento in cui avrò nuovamente qualcosa da dire agli altri, ritornerò a pubblicare e avrò sicuramente il piacere di poterti rilasciare una nuova intervista.

Ringraziamo tantissimo Leonardo Gaglio per essere stato ospite degli Scrittori della porta accanto e, anche a nome dei nostri lettori, gli auguriamo in bocca al lupo per il suo lavoro di medico e per suoi progetti futuri di scrittore.

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Madre di tre figli, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.
Leggi >
I racconti incantati, di Gloria Donati: incipit

I racconti incantati, di Gloria Donati: incipit

I racconti incantati, di Gloria Donati: incipit

Incipit #183 I racconti incantati di Gloria Donati (Europa Edizioni), narrativa per l'infanzia: dietro ogni storia si celano insegnamenti e ogni racconto è un’occasione per riflettere sulla vita.



I racconti incantati

di Gloria Donati
Europa Edizioni
Fiabe
ISBN 9788893848831
ebook 6,64€
cartaceo 9,50€



Questa è la storia di un giovane spavaldo che per ritrovare il padre e la sorella decise di intraprendere un lungo viaggio. Questa è la storia di Kim.
L’avventura di Kim, Elisabeth e Roland.
Kim era un bambino di dodici anni che viveva in una tranquilla città governata da suo padre, il re Anther. La pace nel suo reame regnava padrona, sino al giorno in cui un re malvagio invase i possedimenti del sovrano, il quale affidò i suoi due figli ad un gruppo di soldati, affinché li portassero in salvo. Durante la fuga il battaglione venne diviso in due, e i due giovani separati. Kim con una decina di uomini riuscì a scappare e a raggiungere il luogo d’incontro. Da quel giorno attese suo padre e sua sorella nel bosco, ma dopo qualche tempo capì che non sarebbero più tornati. Riuscito a liberarsi dalla sorveglianza delle guardie e presi con sé dei viveri ed una spada, decise di andarli a cercare, ma per fare ciò si sarebbe dovuto imbarcare come pirata, solo così avrebbe avuto la possibilità di solcare tutti i mari e ritrovare un giorno suo padre e sua sorella.
Si incamminò verso Eldorest. Durante il percorso venne però aggredito da una banda di predoni, il giovane si difese come meglio poteva, ma solo con l’intervento di due giovani riuscì infine a metterli in fuga. Uno di loro era un giovane mago di nome Roland, l’altra una ragazza di nome Elisabeth, entrambi, come lui, erano diretti a Eldorest. Decisero quindi di percorrere quel che rimaneva del tragitto insieme.
Giunti a Kelcheros comprarono dei cavalli ed Elisabeth insistette per prendere con loro un simpatico cucciolino di lupo di appena tre mesi che aveva trovato girando nei sobborghi della città

Quarta di copertina
I racconti incantati di Gloria Donati.

Un mondo magico è quello dove a volte ognuno di noi vorrebbe rifugiarsi. Un luogo senza tempo, dove a narrare le vicende è la voce della fantasia. Così basta lasciarsi trasportare dalle parole di questo libro per entrare in un mondo popolato di piccole fate colorate, folletti dai buffi cappelli appuntiti, elfi , alberi centenari parlanti, unicorni, ma anche streghe malefi che e crudeli. Vagheremo in luoghi fantastici, tra le terre del Sud e Ovesfalda, nel regno meraviglioso di Feirivord, dove il tempo scorre in modo diverso che sulla nostra Terra, oppure ci perderemo nella bellezza di boschi, castelli e vallate, dove le paure a volte corrono sul filo di antiche leggende. Dietro a ogni storia si celano insegnamenti e ogni racconto è un’occasione per riflettere sulla vita. “Ogni cosa è importante a suo modo piccola o grande, bella o brutta che sia, nel ciclo della vita ha un ruolo preciso e importante, non bisogna essere degli eroi per mostrare coraggio o essere importanti, basta essere se stessi...” e ognuno è speciale per quello che è...
Nel libro troverete delle immagini in bianco e nero tutte da colorare!

★★★★★

Il buon giorno si vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

Tutti i nostri incipit:


Leggi >
Recensione: Tutta colpa dell'innocenza, di Fulvio Fiori

Recensione: Tutta colpa dell'innocenza, di Fulvio Fiori

Recensione: Tutta colpa dell'innocenza, di Fulvio Fiori

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Tutta colpa dell'innocenza di Fulvio Fiori. Storie di cuore che aprono la mente, l'amore declinato nei diversi generi letterari.

Fulvio Fiori è per me oramai un marchio di qualità. Di conseguenza, quando mi appresto a leggere un suo nuovo libro, so già che non solo entrerà di diritto tra i miei libri preferiti ma anche e soprattutto mi fornirà nuove chiavi di lettura sulla vita.
Questo libro senza ombra di dubbio non fa eccezione.
Ma andiamo con ordine.
Il romanzo in realtà è una raccolta di racconti, i quali spaziano tra diversi generi e stili narrativi, il cui filo conduttore è l’amore e le sue mille sfaccettature. Ne sono esempi lampanti Il cacciatore di tramonti, Morbida Giada e Rom e Karma. Ma in queste moderne novelle c’è anche spazio per la reincarnazione, per le cure alternative, per il paranormale, per le fantasie oniriche e persino per Dio.
Ma come detto poc’anzi, ciò che le accomuna tutte è l’amore, il quale si tinge dei colori dell’horror e del thriller, della fantascienza e del dramma, della commedia e del fantasy, con tanto di colpi di scena che tengono vivo l’interesse del lettore, di drammi spiazzanti che fanno riflettere sulla caducità delle umani passioni e di un finale inaspettato che spiazza e scalda il cuore.
Che dire invece dello stile di Fulvio Fiori? Potrei limitarmi a un semplice copia/incolla delle vecchie recensioni che avevo realizzato sui suoi precedenti libri, in quanto l’opinione che ho di lui non è cambiata di una virgola nel tempo.


Anche con questa raccolta, Fulvio Fiori dimostra quanto la sua creatività e sensibilità non abbiano confini. 

Riesce sempre a stupirmi e a spiazzarmi (vedi il racconto in cui i vari organi di un uomo prendono la parola per dimostrare quanto uomini e donne non siano poi così diversi). Ha infatti questa innata capacità di giocare con le parole e i concetti in modo abile, sopraffino e mai scontato. Merito anche della sua predisposizione a imbastire una trama arricchita di trovate originali e di spunti riflessivi sempre nuovi. Non di meno, si premunisce d’impreziosire ogni protagonista e comprimario con sottili ma al tempo stesso spiccati dettagli caratteriali che lo rendono ancora più realistico e psicologicamente complesso.
Ma ciò che m’incanta e conquista di più in ogni sua opera è la sua abilità a rappresentare ogni concetto e personaggio con parole intrise di poesia e ogni episodio e azione attraverso immagini e metafore oniriche e trascendentali.
Valore aggiunto ed essenziale, ogni elemento, situazione e colpo di scena sono stati inseriti non per fare volume ma hanno una coerente ragione di essere e sono perfettamente funzionali alla storia.
In più, alcuni episodi, per come sono scritti e per ciò che trasmettono a livello emotivo e, perché no, spirituale, li ho trovati degni di ricevere persino un applauso.
Tutto ciò dimostra palesemente quanto Tutta colpa dell'innocenza di Fulvio Fiori mi sia piaciuto, con picchi di ammirazione verso l’autore in più racconti.
Di conseguenza, non posso che consigliare questo libro, sia per la poesia e la saggezza che trapela da ogni racconto sia per il modo e l’originalità con cui viene narrato.



Tutta colpa dell'innocenza

di Fulvio Fiori
Racconti
ISBN 978-1089334156
Cartaceo 12,99€
Ebook 2,99€

Sinossi 

“Fulvio Fiori affronta il sentimento più difficile da raccontare in quattordici storie di amori imperfetti; e lo fa mostrandoci come si possa sempre correggere la rotta, purché ce ne si accorga e lo si voglia fare. Un messaggio di speranza senza l’ipocrisia del tutto è bene quel che finisce bene. Brillante, arguto, garbato; a tratti, persino parabolistico. E sempre gustoso”. Heiko H. Kaimi INKROCI - “Storie adorabili come un bacio sulla bocca della donna amata, senza dimenticare che a volte vogliamo bruciare e bruciare con lei. È vero che l'amore fa male, ha le spine più acuminate, che possono essere sepolte nella nostra carne, ma l'amore senza spine non esiste e se esistesse, non si chiamerebbe amore. Il libro è piacevole come un bicchiere di vino al tramonto, mentre aspettiamo che arrivi, e nel frattempo ricordiamo le nostre paure e ansie, condite dalle gelosie irrazionali che ci danno, ma che non ci impediscono di continuare ad amare. Complimenti, una lettura piacevole.” Rogelio Iriarte Martinez.

Andrea Pistoia
Leggi >
Recensione: Io sono l'Usignolo, di Emanuela Navone

Recensione: Io sono l'Usignolo, di Emanuela Navone

Recensione: Io sono l'Usignolo, di Emanuela Navone

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. Io sono l’usignolo di Emanuela Navone. Una trama intrigante, un giallo narrato con toni che vanno dall'ironia della commedia al dramma.

Io sono l’usignolo di Emanuela Navone è stato il mio libro di Natale, anche se non è certo un libro natalizio. So solo che nei giorni precedenti avevo letto le prime cinquanta pagine mentre il 25 dicembre, dopo pranzo, l’ho terminato in poche ore.
Sarà per la trama intrigante, che diventa sempre più coinvolgente pagina dopo pagina. Sarà per lo stile maturo, accurato e impeccabile dell’autrice, che non lascia alcuna parola al caso e dosa sapientemente lo spazio lasciato ai dialoghi, alle descrizioni, ai pensieri del protagonista. Questo senza rinunciare a una bella dose di ironia, laddove è possibile. La verve di Emanuela Navone conferisce al testo un tono talvolta da commedia, anche se la narrazione in alcuni punti assume pieghe drammatiche.

Tutto è raccontato dal punto di vista del personaggio principale: Rubino Traverso.

Un giornalista quarantenne che per salvare il matrimonio e cambiare vita si trasferisce con la moglie Rossana e la figlia Stella in un paesino sperduto in montagna, dove tutti conoscono tutto di tutti. Per lui che proviene dal grande respiro della città la dimensione del paesino potrebbe essere soffocante. Eppure anche il paesino può fornirgli degli spunti. Infatti, nella redazione in cui lavora, il suo capo sta minacciando di tagliare la sua rubrica, ma questo non succederà se Rubino scriverà un articolo interessante per i lettori. E lui ha saputo che in quel paesino, venti anni prima, il sindaco, la moglie e il figlio ventenne sono periti in un incendio dai contorni oscuri.
Ben presto Rubino intuisce che i nativi sono reticenti, non sembrano disposti a parlare, quindi si convince che ci sia qualcosa sotto ed è ancora più motivato ad andare fino in fondo. Intanto riceve dei messaggi, delle velate minacce, proprio dal presunto colpevole dell’incendio, un uomo che si fa chiamare l’Usignolo. O almeno così pare, perché l’Usignolo non si fa mai vedere, nessuno sa se sia ancora vivo o se si tratti di un’impostura.
Sul lato privato a Rubino le cose non vanno molto meglio, il rapporto con Rossana è sempre zoppicante, al punto che lui cerca distrazione con la giovane Rachele.

Eppure l’Usignolo, o chi per lui, non lo lascia in pace, arriverà a privarlo di qualcosa a cui tiene molto e da quel momento Rubino deciderà di andare fino in fondo, in un vero e proprio thriller, con un crescendo di tensione e colpi scena, fino all’ultima pagina.

La scrittura di Emanuela Navone, dicevo, non lascia nulla al caso e infatti ogni personaggio si rivelerà funzionale alla spiegazione del mistero. Notevole la caratterizzazione dei personaggi, nei loro movimenti, nella loro ambiguità, nella loro follia. Anche le dinamiche familiari, quelle del matrimonio in crisi, quelle della famiglia di origine di Rossana, sono rese in modo credibile. Amerete Rubino, che non è certo un eroe senza macchia e senza paura, anzi, è uno sfigato dalle prime righe, dall’arrivo nella nuova casa in un orribile giorno di pioggia. Rubino sbaglia, Rubino commette stupidaggini e proprio per questo è così umano.
Consiglio la lettura di questo libro a tutti gli amanti del thriller e dei gialli: trascorrerete piacevoli ore di tensione e non riuscirete a smettere di leggere.

Io sono l'Usignolo di Emanuela Navone

Io sono l'Usignolo

di Emanuela Navone
Giallo
ISBN 978-1549774379
Cartaceo 14,45€

Sinossi
Chi è Florian Chevalier e perché ha bruciato la casa del sindaco di Val Salice? Questo si domanda il giornalista Rubino Traverso, intenzionato a scoprirne di più e sorpreso che nessuno voglia raccontare nulla. Quando, proseguendo le ricerche, inizia a ricevere disegni bizzarri e strani messaggi intimidatori, capisce che la verità non deve venire a galla. Che cosa nascondono gli abitanti di Val Salice? In un agosto spazzato dal vento, Rubino scoprirà a poco a poco che perfino un piccolo paese sperduto fra i monti liguri ha i suoi scheletri nell’armadio. E dovrà a tutti i costi scoprire quali. Cosa sei disposto a perdere pur di conoscere la verità?

Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Il tesoro dentro, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.
Ovunque per te, PubMe.
Claire nella tempesta, Leucotea.
Leggi >
La Terra canta in Do, di Maurizio Agostini: incipit

La Terra canta in Do, di Maurizio Agostini: incipit

La Terra canta in Do, di Maurizio Agostini: incipit

Incipit #182 Luglio 1859. Covent Garden, Londra.



La Terra canta in Do
L'arma segreta
di Guglielmo Marconi

di Maurizio Agostini
Thriller storico scientifico

ebook 2,99€
cartaceo 15,00€


Annie Jameson e la sua amica Roisin sorseggiavano il loro tè a un tavolino di ‘Punch and Judy’ e, ogni tanto, gettavano uno sguardo sulla piazzetta sottostante, piena di artisti di strada che si esibivano in numeri estemporanei.
Annie aveva gli occhi tristi e poca voglia di parlare. La sua migliore amica cercava inutilmente di consolarla: «Annie, non te la prendere. Devi capire tuo padre e la tua famiglia. In fondo non hanno tutti i torti. Fare la cantante alla Royal House non è cosa che fa per te».
Fece un gesto ampio con la mano per abbracciare la piazzetta sottostante. «Tu non sei una di loro, per fortuna. Tu sei una Jameson. Non ti puoi confondere con i ladri e le prostitute».
«Roisin, non dire stupidaggini. Le cantanti d’opera non sono prostitute».
«Ma i tuoi genitori pensano che attrici e cantanti siano solo donne di malaffare» e poi aggiunse, come tra sé e sé: «E non hanno poi tutti i torti».
Annie non rispose ma Roisin non si diede per vinta: «Sì, lo so, la tua voce è splendida, sei una grande soprano. Ma puoi sempre cantare in privato, per noi, per gli amici. Non sei mica costretta a lavorare per vivere».
«Il canto e la musica sono la mia vita, Roisin».
«Allora dovresti essere contenta che i tuoi genitori ti abbiano regalato un viaggio in Italia. Avrai la possibilità di vedere il Bel Paese, di conoscere tutti i musicisti italiani, di cantare con loro. Tornerai ancora più brava».
«Tornerò?».
Roisin si rabbuiò: «Ma che dici? Certo che tornerai. E canterai per noi e solo per noi».
«Cantare all’Opera era un’altra cosa. Mi avevano già scelta, mi avevano già proposto un contratto, anche piuttosto buono».
Roisin scosse la testa: «Ma Annie! Di che contratto parli? Con i proventi delle vostre distillerie tuo padre la Covent Garden Royal Opera House se la può comprare. Pensa piuttosto al tuo viaggio. Quando parti?».
Annie rispose senza mutare l’espressione triste dei suoi occhi: «Mio padre ha contattato un suo amico banchiere di Bologna. Mi pare si chiami Renoli, de Renoli o qualcosa del genere. Mi ospiteranno per tutto il tempo che studierò al Conservatorio di Bologna».
Roisin la interruppe con gli occhi sognanti: «Io sarei entusiasta nei tuoi panni».

Annie Jameson, nipote del fondatore delle distillerie di whiskey Jameson & Sons, si trasferì a Bologna per studiare il ‘bel canto’, conobbe e sposò Giuseppe Marconi e divenne la madre di Guglielmo Marconi.

Quella sera erano in tre da Zanarini all’ora dell’aperitivo.

Francesca si era portata dietro Eleonora, una ragazza che Marcello non aveva mai visto prima.
«Ciao, Marcello» lo salutò Francesca, baciandolo sulla guancia: «Lei è Eleonora». Poi, rivolta alla ragazza: «E lui è il Marcello di cui ti ho parlato tante volte».­
Marcello le diede la mano piacevolmente colpito. Davvero carina.
«So tutto di te Marcello. Francesca non parla d’altro che di te» lo apostrofò Eleonora, con una certa aria di sfida.
«Non darle retta. Non c’è nulla di vero in quello che Francesca dice di me» la rassicurò lui.
«Peccato, lei parla di te molto bene» ribatté lei.
Marcello aveva un fare gentile ma non poteva nascondere una certa irritazione. Chi era costei che si materializzava improvvisamente tra lui e la sua Francesca?
Francesca intervenne prontamente: «Eleonora è la mia fidanzata».
«Ah…» riuscì solo a rabberciare Marcello. Poi, dopo qualche secondo di imbarazzo: «Scusa lo stupore, Eleonora. È la prima volta che Francesca mi presenta una delle sue fidanzate».
Francesca scoppiò a ridere: «Te lo avevo detto, Eleonora, Marcello è un gaffista principesco».
Poi rivolta a lui: «Marcellino, non ti ho mai presentato una mia fidanzata perché Eleonora è la mia ‘prima’ fidanzata» sottolineando molto la parola ‘prima’.
«No, cioè, scusa, non volevo dire… Oh, beh, insomma, due contro uno non vale. Ordiniamo piuttosto?». Magicamente si materializzò Angelo, il mitico cameriere di Zanarini.
«Angelo, per me il solito Negroni ma stasera fallo forte che ne ho bisogno» disse Marcello.
«Negroni anche per noi, Ely?».
«Ok, Francesca, ma con molti stuzzichini».
Un po’ a disagio, Marcello tentò una captatio benevolentiae forse un po’ fuori luogo: «Allora, Francesca... ti sei fidanzata finalmente. Era ora. E hai scelto una ragazza davvero di grande bellezza».
«Che ti dicevo Ely? È fatto così. Ma non è cattivo» interloquì Francesca diretta a Eleonora, ma accarezzando una mano a Marcello. Anche Eleonora rise: «Sì, Marcello io ti conosco già. Sei proprio uguale a come ti ha descritto Francesca».
«Io invece non so nulla di te. Cosa fai di bello nella vita?».
«Mah, giro, faccio cose, vedo gente, sai com’è».
Marcello guardò Francesca con uno sguardo perplesso e pensò: ‘Ma perché non l’hai lasciata a casa? Come tutte le altre tue fidanzate?’.
Francesca, pur essendo a vedersi del tutto simile a una donna, in realtà non lo era. Aveva successo sia con gli uomini che con le donne per questa sua particolarità, ma Marcello non aveva alcuna notizia di suoi ‘fidanzati’ maschi mentre ne aveva diverse di sue ‘fidanzate’ femmine. Marcello sapeva che a lei, sessualmente uomo ma esteticamente donna, piacevano più le donne che gli uomini, pur essendo ugualmente seduttiva con entrambi.
Forse era proprio il fatto che a lei piacessero le donne che rendeva la loro amicizia così speciale.
Francesca gli accarezzò di nuovo la mano e disse: «Eleonora sta finendo il dottorato di ricerca in fisica. Sta scrivendo una tesi su Marconi».
Marcello guardò Eleonora: «Beh, ti vergognavi a dirlo? Non c’è nulla di male a fare ancora l’università alla tua età».
Eleonora rispose piccata: «Non sono così vecchia come ti sembro, Marcello. Sono perfettamente in età da specialità».
Francesca intervenne: «Marcello dai, non fare il geloso e non essere ridicolo. E tu, Eleonora, non farci caso, ti avevo avvertita».

Quarta di copertina
La Terra canta in Do. L'arma segreta di Guglielmo Marconi di Maurizio Agostini (Amazon), 2019.

Guglielmo Marconi, l’inventore che più di tutti ha forgiato il mondo in cui viviamo, creò in vecchiaia un’arma elettromagnetica potentissima: il Raggio della Morte.
Quasi nulla è trapelato di tale invenzione ma è noto che Mussolini rimase convinto fino alla fine che, se Marconi non fosse morto all’improvviso prima di rivelargliene il segreto, le sorti della guerra mondiale sarebbero cambiate.
Marcello e Francesca, gli ‘investigatori per caso’ protagonisti dei romanzi di Maurizio Agostini, incontrano Eleonora, una lontana discendente del grande inventore, determinata a svelarne il mistero. La ragazza ritrova, in un rudere sulla costa ligure, dei documenti inquietanti che rivelano particolari inediti sia dell’attività scientifica che della vita privata di Marconi.
Ne nasce una spy story che coinvolge governi, politici, scienziati e agenti segreti che continua fino ai nostri giorni. E ne nasce anche un conturbante menage a trois, parallelo a quelli cui sembrava indulgere il grande Guglielmo.
In un romanzo in cui niente è uguale a quello che sembra, i tre protagonisti si imbattono nei due Majorana, Ettore e Quirino, che sembrano svolgere un ruolo determinante nello sviluppo dell’arma segreta, in giovani millantatori che sostenevano di chiamarsi anch’essi Marconi e di possedere il Raggio della Morte, in bizzarri personaggi, in contatto con il governo italiano e con quello americano, che chiedevano milioni di dollari per svelarne il segreto.
E tutto sulla base di documenti storici incontrovertibili (la cui realtà è verificabile ed è esplicitata in un’apposita appendice bibliografica).
Pizzini dei servizi segreti del fascismo, articoli dei più importanti giornali dell’epoca, sconvolgenti testimonianze di Rachele Mussolini e infine l’ultima, drammatica, confessione del Duce stesso non lasciano dubbi: il Raggio della Morte resta uno dei più grandi misteri del secolo scorso ma continua a esplicare i suoi enigmatici effetti ancora oggi.
Aiutati da un gesuita in punto di morte e da informazioni provenienti dai più alti livelli, i tre protagonisti riescono infine a svelare il principio scientifico dell’arma marconiana, derivante da una stupefacente intuizione musicale che conduce a una rivoluzione nella fisica post-einsteiniana.
E giungono a una conclusione sconvolgente e di impressionante attualità.

★★★★★

Il buon giorno si vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

Tutti i nostri incipit:


Leggi >
Gemini, un fantasy di Omar Costenaro

Gemini, un fantasy di Omar Costenaro

Gemini, un fantasy di Omar Costenaro

Libri Comunicato stampa. Gemini, un fantasy di Omar Costenaro. Un viaggio nel tempo, tra due mondi legati dalla magia, per riportare l’ordine degli eventi e ogni cosa al proprio posto.


Gemini

di Omar Costenaro
Independently published
Fantasy
ISBN 1075978424
Ebook 4,99€
Cartaceo 15,22€

Sinossi

Presente.
Che cosa accadrebbe se all’improvviso ogni mago in ogni angolo dell’universo si ritrovasse privato di ogni potere?
La responsabilità di risolvere l’anomalia spetta a Syter e Ologold, potente stregone e giovane apprendista.
Passato.
Che cosa accadrebbe se all’improvviso tre bambini venissero a conoscenza di questo potere arcano e pericoloso allo stesso tempo?
Un fardello che ricade sulle spalle di Jake, Luke e Andy, tre gemelli che lottano per sopravvivere in un mondo primordiale.
La Magia, il filo conduttore che collega questi due mondi lontani, sarà la chiave per cambiare il passato, salvare il presente e scrivere un nuovo futuro. Un viaggio nel tempo, la soluzione per riportare l’ordine degli eventi e ogni cosa al proprio posto.



Un estratto in anteprima

In una landa desolata e ghiacciata, dove regnavano soltanto la solitudine e la tristezza, due anime impavide correvano senza meta.
Si trattava di un uomo e un bambino, fianco a fianco sfidavano il gelo e il freddo senza lamentarsi, lo facevano ogni giorno, ogni mattina. Partivano all’alba e si fermavano in prossimità di un lago ghiacciato circondato da immensi cristalli violacei. Il Pianeta SFX era famoso proprio per quello: innumerevoli cristalli colorati crescevano dal terreno come se fossero alberi. Per questa particolare caratteristica veniva anche chiamato “il pianeta dei cristalli”.
L’uomo si girò sorridendo al ragazzino, rimasto indietro di un paio di metri, i suoi capelli lunghi e neri si muovevano al ritmo del vento. Il bambino si fermò posando le braccia ai fianchi, indossava dei pantaloni corti, il torso era nudo, un armacollo reggeva una spada e dal suo viso ovale traspariva una tremenda stanchezza, i suoi occhi verdi erano tutt’altro che amichevoli mentre fissava il suo maestro. Quest’ultimo era vestito al suo stesso modo, ma non portava con sé nessun’arma. I suoi occhi smeraldo risposero allo sguardo dell’allievo con la stessa intensità, sul suo volto compariva però un sorriso compiaciuto.
L’uomo continuò a fissarlo e poi ad un tratto scoppiò a ridere, spaventando il ragazzino.
“Cominci a diventare ripetitivo, Ologold!” disse l’uomo. “Anche ieri ti sei fermato proprio in questo punto.”
L’allievo cominciò a sbuffare e a rimuginare a bassa voce.
“Non ci vedo nulla di divertente, e poi come fai a sapere che anche ieri ci siamo fermati qui?” chiese Ologold. “Questo pianeta è tutto uguale, sempre ghiaccio e cristalli.”
“Un tempo le cose non erano così…”
I due ricominciarono a correre e il ragazzino rimase deluso non avendo ricevuto una chiara risposta, cosa che accadeva molto spesso, purtroppo. Tutto ciò non faceva altro che aumentare ancor più la sua sete di curiosità. Dunque il pianeta in passato era abitabile, ma cosa poteva aver causato una tale desolazione? Il cielo era incolore e a malapena lo si distingueva dall’orizzonte ghiacciato, non esistevano né fauna né flora, il pianeta dei cristalli era privo di vita.

Omar Costenaro

Omar Costenaro è nato e cresciuto a Marostica: una piccola città del Veneto.
Ha scoperto il mondo della lettura fin da giovanissimo con i grandi classici del fantasy. Gli intriganti personaggi dei libri che leggeva lo hanno ispirato nella stesura di brevi racconti, ma il suo viaggio era solo all’inizio. Con il tempo, i protagonisti delle sue avventure hanno infatti assunto sempre più spessore, le ambientazioni si sono evolute e la trama si è intrecciata al punto da dare vita a un vero è proprio romanzo.
All’età di sedici anni ha così ideato Gemini, la sua prima opera fantasy che apre una saga composta dai sequel: The invisible eye e Origins.
Si è cimentato anche in altri generi letterari, una nuova sfida con se stesso: scrivere un libro diverso da tutto ciò che, fino a quel giorno, aveva letto o scritto. Il frutto di questa esplorazione è un romanzo giallo: A night in Alldale.
Leggi >
Recensione: Bosco Bianco, di Diego Galdino

Recensione: Bosco Bianco, di Diego Galdino

Recensione: Bosco Bianco, di Diego Galdino

Libri Recensione di Silvia Pattarini. Bosco Bianco di Diego Galdino (Independently Pulished). Una storia d'amore dal sapore antico, tra segreti e bugie, nella splendida cornice della costiera amalfitana.

Una romantica storia d’amore nella splendida cornice della costiera amalfitana. Una sontuosa villa nascosta in un bosco, che a seconda dell’intensità della luce solare sembra bianco.
Giorgio, agente immobiliare, si vede costretto a rinunciare alle vacanze con le proprie figlie per assecondare il datore di lavoro, che all’ultimo minuto lo richiama ai suoi servigi, per concludere al più presto un grosso affare. Si vocifera che nella tenuta di Bosco Bianco, nella costiera amalfitana, sia celato il diario di Albert Grant, un famoso scrittore americano, e il signor Razzi, cinico uomo d’affari è disposto a tutto pur di impossessarsene. Quel diario è un piccolo tesoro, da solo vale una fortuna. Giorgio è il suo migliore agente, sarà sicuramente all’altezza della situazione, in caso contrario verrà miseramente licenziato.


Giorgio non ha scelta, deve cedere al ricatto di Razzi e dietro suo suggerimento si presenta alla tenuta di Bosco Bianco nei panni di Samuele Milleri, comproprietario della villa insieme a Maia Antonini.

Con uno scopo ben preciso: convincere Maia a vendere la sua parte di eredità. In una cornice così romantica è inevitabile che tra i due s’accenda la scintilla dell’amore.
Aspettò l'alba sorseggiando il suo primo caffè del mattino in un bar del porto.
Fu allora che capì che quando ami una donna, la passione che provi per lei ti fa sentire capace di qualsiasi cosa.
Diego Galdino, Bosco Bianco
Se non fosse per tutte le bugie che prima o poi sono destinate a venire a galla e a rovinare tutto.
Riuscirà Giorgio a convincere Maia a vendere la sua parte, e di conseguenza a mantenere il posto di lavoro, o vincerà l’amore che ribalterà completamente le carte in tavola? E il diario di Albert Grant esiste davvero o è solo una leggenda?

Diego Galdino con estrema abilità traccia questa bellissima storia d’amore, con uno stile semplice, raffinato e piacevole, incantando letteralmente il lettore.

Quanta poesia! Scorrendo le parole e le righe una alla volta e voltando le pagine, una dopo l’altra, ho provato la sensazione di trovarmi all’interno di un’intera poesia d’amore.
Bosco Bianco, il titolo crea un bel contrasto cromatico nella sua copertina rossa: rosso il colore dell’amore e della passione che fa esplodere i sensi e il bianco, il colore della purezza, la purezza del vero amore.
Il finale poi, è di quelli che non ti aspetti, decisamente una sorpresa.
Ogni capitolo si apre con una famosa citazione tratta o da un libro, o da un film o da una canzone.  Questo è un particolare che ho apprezzato molto, al di là della trama.
Una lettura che mi sento di consigliare a tutti gli amanti delle belle storie d’amore, con un pizzico di mistero. Il misterioso diario di Albert Grant  gioca un ruolo da protagonista in tutta la vicenda e offre quella giusta dose di suspense che non guasta e che rende la trama più accattivante.
Complimenti a Diego Galdino che attraverso Bosco Bianco, per la prima volta auto-pubblicato – dopo vari romanzi editi da Sperling & Kupfer –, ha voluto lanciare un segnale importante a tutti gli autori emergenti. Grazie Diego, a nome di tutti noi.


Bosco bianco

di Diego Galdino
Independently published
Romance
ISBN 978-1092690782
Cartaceo 12,48€
Ebook 5,99€

Sinossi

Nel suo testamento, la signora Chiara Pizzi lascia in eredità Bosco Bianco, una bellissima e storica tenuta affacciata sulla costiera amalfitana, a suo nipote Samuele Milleri, figlio di sua sorella e alla signorina Maia Antonini, figlia della sua più cara amica d'infanzia. Si racconta che a Bosco Bianco sia nascosto il diario segreto del leggendario scrittore americano Albert Grant. Proprio per questo motivo Andrea Razzi, ricco uomo d’affari, con velleità politiche, vuole entrarne in possesso a qualsiasi costo, tanto da acquistare da Samuele Milleri la sua metà di Bosco Bianco appena ereditata, approfittando dei suoi gravi problemi finanziari, per poi obbligare Giorgio Betti, il suo migliore e fascinoso agente immobiliare, a fingersi il nipote della vecchia proprietaria per cercare di convincere Maia Antonini a vendergli la sua parte della tenuta, anche a costo di farla innamorare di lui. Ma vivere a Bosco Bianco, seppur per pochissimo tempo, può cambiare il destino delle persone. Lo sapeva bene lo scrittore americano Albert Grant, che aveva fatto dell'amore la sua ragione di vita perchè come scritto alla fine del suo libro più famoso... "Per perdersi non serve un posto, basta una persona"

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Madre di tre figli, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.
Leggi >
Scrittori, intervista a Michele Milia

Scrittori, intervista a Michele Milia

Scrittori, intervista a Michele Milia

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Michele Milia, autore di In giro per la storia: «Scrivendo riesco ad aprirmi con gli altri ».

Buongiorno Michele Milia, benvenuto e grazie per avere scelto il nostro web magazine culturale Gli Scrittori della Porta Accanto. Per scrivere un libro è necessario avere una storia da raccontare: raccontaci qual è stata quell’alchimia, quella scintilla interiore che ti ha spinto a scrivere In giro per la storia.

Diciamo che nemmeno io sono un grande amante della storia, in Freud ho passato tutto il mio carattere e le mie passioni. Un giorno pensai che se avessi la possibilità di viaggiare nel tempo, forse, riuscirei ad appassionarmi di più a questa materia.

Ci ricordi i titoli delle tue precedenti pubblicazioni?

Ho già scritto altri due libri che sono: Il Cielo che ci unisce e Cos’è Meglio?

In Giro per la storia: ci riveli qualche curiosità sulla trama?

Lo scoprirete solo leggendo...

Telegrafico! Il tuo romanzo si fa portavoce di qualche messaggio particolare, o si propone esclusivamente di intrattenere piacevolmente il lettore?

Potrei dirvi che è stato scritto solamente per intrattenere il lettore, ma analizzandolo meglio potrebbe anche lasciare qualche messaggio. Starà a voi coglierlo.

Michele Milia preferisce scrivere con carta e penna o meglio la tastiera?

La bozza la scrivo su carta, ma oramai scrivo quasi sempre al computer è più veloce e comodo.

Ti è mai capitato di doverti confrontare col famigerato “blocco dello scrittore”? Come l’hai superato?

Per ora la mia fantasia non mi ha mai tradito, spero veramente di non imbattermici mai.

Michele Milia ti ringrazio per essere stato con noi e ti auguro che, sebbene telegrafiche, le tue risposte possano suscitare la curiosità dei nostri lettori. In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!




In giro per la storia di Michele Milia

In giro per la storia

di Michele Milia
Independently Published
Narrativa
ISBN 978-8864023359
Cartaceo 5,20€

Sinossi

Freud è un giovane ragazzo che frequenta l'ultimo anno di liceo. La sua media è una fra le più alte, tranne che di storia. La storia non riesce proprio a prenderlo. Un giorno, di ritorno dal super mercato, Freud incontra un barbone che si rivelerà essere un'ex scienziato cacciato dal suo vecchio laboratorio perché ritenuto pazzo. Il barbone gli farà dono di uno strano braccialetto promettendogli che grazie ad esso potrà viaggiare nel tempo in modo tale da riuscire ad apprezzare meglio la storia. Il braccialetto funzionerà?



Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Madre di tre figli, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.
Leggi >
Recensione: Il giorno che sono nato c'era lo sciopero delle cicogne, di Fulvio Fiori

Recensione: Il giorno che sono nato c'era lo sciopero delle cicogne, di Fulvio Fiori

Recensione: Il giorno che sono nato c'era lo sciopero delle cicogne, di Fulvio Fiori

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Il giorno che sono nato c'era lo sciopero delle cicogne, di Fulvio Fiori. Vincitore del Premio Troisi 2003, un romanzo di formazione su un ragazzo come tanti, che cerca di sopravvivere a una famiglia di terroristi emotivi.

Il nuovo libro di Fulvio Fiori, Il giorno che sono nato c'era lo sciopero delle cicogne, segue le vicende di un ragazzo come tanti altri, da quando è ancora un feto (intento a percepire il battito del cuore della madre o ad ascoltare infastidito le canzoni cantate dal padre) fino a quando è un adulto fatto e finito. Nel mezzo è un susseguirsi di episodi di lui nelle varie fasi della crescita e del suo tentativo di sopravvivere a una famiglia fuori dagli schemi (dato che i suoi genitori, da bravi terroristi emotivi, lo riempiono di sensi di colpa e cercano di sabotare la fiducia in se stesso).
Oltre a questo, seguiamo le sue imprese durante le temutissime vacanze estive, il rocambolesco viaggio in nave che li avrebbe condotti in Sardegna, il tragico tentativo di mangiare il Casu marzu, ovvero il formaggio con i vermi all’interno, gli imbarazzanti approcci con le bambine e le prime, goffe e inconcludenti esperienze di sesso.

Ci sono anche episodi che provocano tenerezza, meraviglia e nostalgia, che ci portano a immedesimarci ancora di più col protagonista.

Lui al circo, il triciclo reso dalla sua fervida immaginazione una Ferrari, il rapporto che aveva col nonno e quello conflittuale con i propri genitori o del commovente capitolo sul Dottor Jekyll. Infine, non mancano neppure quelli che colpiscono per l’originalità e la profondità con cui sono narrati (menzione d’onore al suo passato come atleta di karate, sfociato nella consapevolezza di chi sia veramente il proprio nemico, o al sogno onirico, con tanto di successiva interpretazione da provetto psicologo). Ma c’è anche spazio per l’inventiva più sfrenata e la capacità di osservare una situazione da una prospettiva diversa (ne è esempio lampante il rapporto tra il protagonista e la sua chitarra, descritto come se i due fossero una coppia di innamorati).
Di capitolo in capitolo si giunge all’ultimo, il quale chiude in modo magistrale il libro, con un finale profondo e coinvolgente.

Come avete capito, Il giorno che sono nato c'era lo sciopero delle cicogne di Fulvio Fiori racchiude storie di vita quotidiana in un susseguirsi di esperienze fuori e dentro casa, incantevoli e divertenti, introspettive e drammatiche, commoventi e poetiche. 

Di conseguenza, questo porta il lettore a essere travolto da un turbinio di emozioni diverse. Merito soprattutto dell’innata bravura di Fulvio Fiori di coinvolgerlo, in quanto, a livello di scrittura, ha una marcia in più rispetto a tanti altri suoi colleghi. Infatti ci vuole una grande elasticità mentale e fantasia per concepire alcuni capitoli, un’intensa vitalità e spensieratezza per descrivere certi episodi senza cadere nel melodrammatico e nella banale retorica, e un ottimo rapporto col proprio bambino interiore per interpretare la realtà in modo così ingenuo e puro, a misura di infante.
Fulvio Fiori ha una grande capacità di giocare con le parole e i concetti, di elaborare frasi fantasiose, di estrapolare trovate stilistiche accattivanti e d’imbastire intorno a un episodio mille sfaccettature originali, dimostrando quanto sia un autore che si spinge oltre gli schemi consueti e tratta anche i temi più delicati con ironia, quelli più pepati senza mai cadere nella volgarità e quelli più banali in una nuova chiave di lettura.

Valore aggiunto, Fulvio Fiori ha un vocabolario di tutto rispetto e lo sa usare con una maestria innata, al punto da non risultare mai noioso o ripetitivo.

In definitiva, ci sono scrittori che hanno uno stile fuori dall’ordinario e che imbastiscono trame con un brio e un’effervescenza linguistica senza eguali. Fulvio Fiori è uno di quelli.
Di conseguenza, consiglio vivamente Il giorno che sono nato c'era lo sciopero delle cicogne (che, tra l’altro, ha vinto il Premio Troisi per la scrittura comica… E scusate se è poco!), acquistabile solo su Amazon. E, tanto che ci siete, recuperate anche tutti quelli che Fulvio Fiori ha scritto in precedenza. Sicuramente non ve ne pentirete.


Il giorno che sono nato c'era lo sciopero delle cicogne

di Fulvio Fiori
Narrativa
ISBN 978-1730873393
Cartaceo 9,99€
Ebook 3,99€

Sinossi
Ho avuto una vita molto dura da subito: ancora nella pancia di mia madre, il suo battito del cuore era così rassicurante che mi teneva sveglio!" "Mia madre aveva le mani come badili, mio padre come mattoni: lui mi puniva per dovere, lei per piacere."
"Sono troppo intelligente per credermi un genio!"
Il giorno che sono nato c'era lo sciopero delle cicogne è un romanzo di formazione, Premio Massimo Troisi 2003 per la Scrittura Comica, pubblicato da Guida nel 2004 e oggi ripubblicato in edizione riveduta e migliorata dall'autore. In questo romanzo, papà e mamma faticano a riconoscere il figlio come individuo indipendente e fanno di tutto per impedirgli di lasciare il nido. Perché la famiglia si nutre di ruoli scambiati e morbose dipendenze: la madre non fa la madre ma cerca di tenerlo a sé come una piovra, la nonna gli fa da madre a patto che lui la ami con tutto il cuore, il padre vorrebbe aiutarlo a volar via ma ha molto bisogno di lui, il nonno puttaniere condivide con il piccolo molte esperienze interessanti...La storia è raccontata in prima persona, come un monologo teatrale, dal sapore autobiografico. Il tono è surreale ed estremo, specchio dello sguardo di ogni bimbo, che dalla sua minuscola postazione di vita, vede gli adulti a dimensione immensa, detentori di potentissime magie. Il nostro piccolo protagonista si difende con il sorriso, perché ai suoi occhi, papà e mamma appaiono orchi. Tuttavia crescendo, troverà il coraggio di affrontare i suoi mostri e vincerli. Ma si accorgerà che non muoiono, semplicemente mutano aspetto. E forti del loro significato letterale - monstrum/mostrare - gli rivelano qualcosa di grande che la sua (di tutti?) stoltezza giovanile, sempre egocentrica e vittimistica, mai avrebbe potuto immaginare."Come un novello Tristram Shandy, il protagonista ricorda perfettamente la propria nascita. Da lì, di ricordo in ricordo,si snocciola un perfetto ritratto di vita familiare, comico, paradossale, ma anche in qualche modo sapienziale,se è vero che la grande sfida di chi cerca di sopravvivere è emanciparsene e guadagnarsi una qualche maturità." La Feltrinelli
Fulvio Fiori è autore di commedie, romanzi, racconti, saggi e “aFIORIsmi” pubblicati in USA, sui diari Comix e sul web. Nel 2003 vince il Premio Massimo Troisi per la Scrittura Comica, nel 1999 il Premio Teatro Totale per la Drammaturgia e molti altri. Insegna Tai Chi Chuan, Training Autogeno e Meditazione. Ha ideato il fortunato metodo di autoterapia Bioscrittura®,la scrittura che cura.
www.fulviofiori.com


Andrea-Pistoia
Andrea Pistoia
Nasco in una solare giornata di luglio a Vigevano. A dodici anni scoppia l’amore per la letteratura. Affronto la scuola come un condannato a morte. In compenso la mia cultura extra-scolastica cresce esponenzialmente. Dopo due anni vissuti a Londra, torno in Italia come blogger, giornalista, recensore di fumetti e sceneggiatore di un fumetto online per una nota casa editrice. Chitarrista dei ‘Panama Road’, direttore editoriale di una fanzine online.Ancora e mai più (nelle mutande), Youcanprint.Di donne, di amori e di altre catastrofi, Youcanprint.
Leggi >
ARTICOLO PRECEDENTE >>
Post più vecchi
Home page

i più letti della settimana