Gli scrittori della porta accanto
Linkin Park: Unshatter, tra memoria e futuro

Linkin Park: Unshatter, tra memoria e futuro

Linkin Park: Unshatter, tra memoria e futuro

Cinema | Musica Di Rosanna Costantino. Linkin Park: Unshatter, un docu-film, tra momenti profondi e commoventi e picchi di energia, sulla band californiana tornata a esibirsi con la cantante Emily Armstrong dopo la tragica morte del compianto frontman Chester Bennington. Perché ciò che è stato non viene cancellato: la fine si unisce al nuovo inizio.

Cosa si prova quando devi ricostruire tutto, dopo che il tuo mondo è crollato? Qual è il modo migliore per ricominciare e da cosa ripartire quando ciò che ti resta in mano sono solo ricordi e rimpianti?

La ripartenza: è questo il tema principale del film Linkin Park: Unshatter, proiettato nei cinema di tutto il mondo dal 30 settembre al 3 ottobre 2026.

Diretto dal DJ del gruppo californiano, Joe Hahn, entra nel loro studio di registrazione e ci mostra le prime timide conversazioni tra lo stesso Joe, il bassista Dave Farrell e il cantante/rapper Mike Shinoda dopo ben cinque anni dalla tragica e prematura scomparsa del frontman Chester Bennington, avvenuta il 20 luglio del 2017.


In questo lasso di tempo in cui hanno messo in stop le loro attività lavorative, hanno ricucito in silenzio pezzi della loro vita che viaggiava in parallelo con la vita della band, di cui facevano parte anche il chitarrista Brad Delson e il batterista Rob Bourdon. Con le sessioni in studio di scrittura degli album, le tournée con le rispettive famiglie al seguito, le giornate off sempre tutti insieme, per questi ragazzi non si è mai trattato solo di lavoro, ma prima di tutto di un intenso rapporto di amicizia.

Per anni i fan hanno potuto solo immaginare quali sentimenti contrastanti li stessero attraversando e quale futuro stessero figurandosi.

Ritornare oppure chiudere quel lungo e glorioso capitolo iniziato il 24 ottobre 2000 con la pubblicazione di Hybrid Theory, l'album d’esordio da record.
Grazie a questo film abbiamo la possibilità di sederci accanto a loro nei momenti cruciali della loro decisione di ritornare a fare musica insieme, inizialmente solo per il gusto di creare di nuovo qualcosa, a partire dalla loro amicizia. D’altronde, i Linkin Park avevano parlato di perdita e nuovi inizi – «La parte più difficile della fine è ricominciare» –, e in questo caso bisognava trovare il coraggio di aprirsi a nuove persone.


Un nuovo inizio.

La scintilla è scoppiata con il cantautore e musicista Colin Brittain, che ha preso il posto di Rob Bourdon alla batteria – evidentemente non interessato a continuare con il gruppo –, ma soprattutto con la cantante Emily Armstrong, già frontwoman dei Dead Sara.
Da quel momento le cose sono venute fuori in modo naturale e i brani nascevano con l’imprinting dello stile dei Linkin Park.
Da ciò la scelta di mantenere lo stesso nome.


Unshatter è anche il titolo di un brano di From Zero, l'album uscito nel 2024 e nato da questa nuova formazione a cui si è aggiunto anche Brad Delson.

Linkin Park: Unshatter alterna momenti creativi in studio a passaggi salienti dello spettacolare live all'Allianz Parque di San Paolo, in Brasile. Una narrazione perfettamente costruita, con i protagonisti che raccontano i loro sentimenti e le loro sensazioni mentre lavoravano duramente ai nuovi brani e mentre tutto stava accadendo.
Forse per i fan hardcore sono informazioni già recepite in altre interviste, ma la visione di questo film ti fa vivere un’esperienza più completa, tra momenti profondi e commoventi e picchi di energia che ti fanno venire voglia di ballare sulla poltrona. La perfetta sintesi della natura di questa band: mai scontata, mai frivola, ma comunque incline a regalare anche spensieratezza ed evasione dai problemi della vita.



Il docu-film è stato accolto in modo favorevole dai fan di tutto il mondo, che possono anche godere della colonna sonora uscita qualche giorno prima il lancio nei cinema.

«Il mondo è un posto migliore con i Linkin Park» dice Colin. E infatti i Linkin Park sono già al lavoro su un nuovo album, dopo due anni strepitosi in tour.
Continueranno ad accompagnare le persone nei momenti difficili della vita, ma anche nei momenti che ciascuno porta sempre con sé, per ricordarci chi siamo, da dove veniamo e quali sono i nostri sogni e pensieri più profondi.
E con le ultime immagini del documentario, il cerchio si chiude, si torna agli inizi, con un giovanissimo Chester che prova la prima volta con quei ragazzi appena conosciuti. Perché ciò che è stato non viene cancellato: la fine si unisce al nuovo inizio e, come il simbolo dell’infinito, non indica l'oblio, ma celebra, ricorda e continua a parlare a generazioni di fan.




Rosanna Costantino
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Libri Comunicato stampa. Smoccolario toscano – Affrontare la sfiga con ironia (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto), un manuale umoristico targato Lo smoccolatore, con le illustrazioni di AstroAmy. Contro la sfiga non servono frasi motivazionali, ma un bel rosario di espressioni colorite. Perché se qualcosa va storto e smoccoli... Se non migliora, almeno ti sfoghi!

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Il negazionismo dell'autismo

Il negazionismo dell'autismo

Il negazionismo dell'autismo

Di Elena Genero Santoro. L’autismo non accettato o non riconosciuto, è un ostacolo comunicativo. Conoscerne la presenza è un modo per decodificare certi comportamenti e certe reazioni e dare loro un significato. Ma se “tutti fossero un po’ autistici”, come dice Uta Frith, non ricadremmo a piè pari nell’abilismo?

Per me la diagnosi di autismo è stata una diagnosi di liberazione, perché mi sono sempre sentita fuori dal mondo, mi sono sempre sentita estremamente strana, ed era semplicemente il fatto di non avere dei mezzi per una visione del mondo mia. Sono in terapia con una psicologa da più di un anno. Per me il mio mondo è bellissimo. Sto notando, nonostante le difficoltà che ho avuto per tutta la vita, perché l’autismo mi è stato diagnosticato da grande, che il mio mondo comincia ad apparirmi bello. Non vedo più i miei gesti, le mie scelte, il mio agire come stranezze, bensì mi sembra molto più strano che gli altri non si sforzino di capire. Forse bisognerebbe smetterla di cadere nell’abilismo. Non siamo “tutti un po’ autistici”. È che siamo tutti esseri umani. Aurora Sossella
Si tratta di una riflessione estemporanea su un reel, di questa persona che seguo sempre volentieri su Instagram.

La prendo da lontano. 2020. Arriva il Covid.

Prima ancora della questione dei vaccini (di cui non voglio parlare), Conte ci chiude tutti in casa. Seguono i movimenti di protesta: Conte brutto e cattivo che limita la nostra libertà. Possiamo discutere all’infinito che le cose si potessero fare meglio/peggio/diversamente, ma il fatto è uno: il problema non era Conte, era il Covid che all’inizio ha mietuto dei morti. Eppure c’è sempre una fetta di popolazione che pur di non ammettere un problema troppo doloroso da accettare, sposta la colpa e il focus su qualcos’altro. È il meccanismo del capro espiatorio. È una fuga dalla realtà. È più semplice dire che il Covid non esiste, che è un’invenzione dei "poteri forti per controllarci", piuttosto che dire: il Covid (prima maniera) esiste, è brutto, fa paura, bisogna prima ammetterlo e poi affrontarlo.

Nel mondo celiaco, di cui faccio parte da qualche anno, è successa una cosa analoga.

Dopo 30 anni di duro lavoro da parte della storica associazione nazionale grazie alla quale in Italia il celiaco sta meglio che da altre parti, ora è nata un’associazione nuova, alternativa, che punta il dito contro la vecchia associazione, la quale, a sua detta, pone criteri troppo restrittivi, che limitano la vita del celiaco. Spoiler: non è l’associazione preesistente che impone limiti e cautele: è la celiachia che è uno schifo. Si affronta, certo, ma è una rogna, non ti consente di entrare nel primo ristorante che ti ispira per strada, ti obbliga sempre a una certa organizzazione e a una certa selettività. È la celiachia la vera grana. Ammettiamolo. E invece no. È più semplice e liberatorio pensare che i criteri finora adottati fossero troppo stringenti che riconoscere che sia la celiachia a essere stringente nelle nostre vite. La nuova associazione vende un sogno e a molti piace crederci. Il rischio però è che le conquiste faticosamente raggiunte in ambito di ristorazione si perdano, che l’asticella qualitativa si abbassi, perché tanto è solo celiachia, mica allergia, che vuoi che sia? Non si muore.


E adesso arriviamo all’autismo.

Sto notando anche questo. Le diagnosi di autismo sono aumentate – Percentuale autismo nel mondo: i dati più recenti e le tendenze attuail – Upbility Publications –, ci sono persone che alla soglia dei 50 anni trovano finalmente la chiave di lettura risolutiva di tutta la loro vita problematica. Anni trascorsi tra diagnosi parziali di depressione, di bipolarismo, di paturnie, tra psicofarmaci e terapie cognitive comportamentali, senza nessuno che dicesse loro come funzionava il loro cervello.
Altri autistici invece detestano l’etichetta, rifiutano la diagnosi, non ne vogliono sapere.

La studiosa Uta Frith dice che le diagnosi di autismo iniziano a essere troppe.

Che lo spettro è troppo largo, che alla fine siamo tutti un po’ autistici, e che “autistici” dovrebbero essere definiti solo quelli con compromissioni cognitive. Con una frase spazza via tutto il valore degli studi sulle neurodivergenze.
La parte problematica non è tanto che lei lo creda: è che molti le diano ragione. Et voilà, quelli che non accettano le “etichette”. I negazionisti dell’autismo, magari del loro stesso autismo.
Ora, per me va pure bene. Se l’ex-asperger non è più una categoria degna di classificazione, facciamo tana libera tutti. Cosa succede però?
Succede questo.

Se non sei autistico, e mi stressi perché ci sono due briciole per terra, io anziché avere comprensione del tuo bisogno di ordine e cercare di venirti incontro, ti mando amabilmente a quel paese.

Se non sei autistico, ti sparo le luci a palla in faccia perché mi piace la stanza illuminata, e se ti danno fastidio è un problema tuo.
Se non sei autistico, se hai l’ansia della strada che devi percorrere e vai in palla a ogni rotonda, io, anziché accompagnarti e farti da navigatore, ti do un calcio nel sedere perché per me le tue sono paturnie.
E fin qui saremmo ancora nelle stranezze eccentriche alla Sheldon. A volte quasi simpatiche.
Se non sei autistico con alimentazione selettiva e a pranzo e a cena mangi solo gorgonzola, posso dirti che sei viziato?
Se non sei autistico con alimentazione selettiva e sono tre mesi che ti dico che voglio provare il ristorante indiano, e una volta che arriviamo davanti tu mi dici che hai cambiato idea, posso pensare che non te ne importa niente dei miei desideri?
Se non sei autistico, se quando torni a casa, anziché fare i tuoi doveri ti butti sul divano e dormi per due ore, io non penso: poveretto, lasciamolo riprendere perché è in sovraccarico sensoriale dopo una giornata in giro. Io ti sbatto giù e ti metto all’opera perché, come in famiglia ho dei doveri io, li hai anche tu; sono stanca io come te, e tu sei solo pigro e ti stai approfittando della mia pazienza.
Se con me non parli e non mi saluti, devo pensare che sei un maleducato, che ti sto sul c*lo, o che soffri di ansia sociale e mutismo selettivo? Qui già sconfiniamo nel rispetto percepito: poco.

Ho passato anni a ritenere che persone intorno a me, con cui dovevo avere a che fare per forza, avessero una prugna secca al posto del cuore e fossero anaffettive.

Il che non è un equivoco probabilmente solo mio (i bimbi autistici in passato non nascevano dalle "madri frigorifero"? Probabilmente erano donne autistiche a loro volta).
Con una persona non ho parlato per anni, stufa di ricevere un muro dopo ogni mio tentativo di sciogliere il ghiaccio. Poi, compreso che dietro ai comportamenti che leggevo come freddi, disinteressati, c’era un’incapacità comunicativa, ho ripreso i rapporti. A chi ha giovato questa distanza di anni? A nessuno.

L’autismo non accettato o non riconosciuto, è un ostacolo comunicativo.

Conoscerne la presenza è un modo per decodificare certi comportamenti e certe reazioni e dare loro un significato.
E adesso parliamo di rischi seri.
Faccio un esempio illustre, perché quelli citati finora sono minuzie in confronto: Alberto Stasi. Di cui non ho diagnosi, per carità, ma si è parlato molto della sua “freddezza”. Di recente, persone che ne capiscono, hanno ipotizzato che la “freddezza”, il suo modo “razionale” e poco espansivo di manifestarsi fosse in realtà autismo. Posto che personalmente credo nell’innocenza di Alberto Stasi, ma pensate se questa lettura fosse emersa diciotto anni fa. Forse, invece che il “mostro”, l’assassino della fidanzata, il femminicida spietato, qualcuno avrebbe compreso che i suoi occhi azzurri rimpiccioliti dagli occhiali da miope non nascondevano i pensieri perversi che gli erano attribuiti a una lettura superficiale e neurotipica, ma solo un modo di esprimersi e reagire differente dalla media. Sembrava uno psicopatico pervertito, invece, magari, era solo autistico.

Se alla fine “tutti fossero un po’ autistici”, come dice Frith, non ricadremmo a piè pari nell’abilismo?

Non sarebbe meglio conoscere come si è fatti (autistici e non), comprendere il proprio funzionamento, che magari si discosta da quello della maggioranza, e avere più mezzi per fare valere la propria voce? Più che nella psicanalisi, sto imparando a credere nelle neuroscienze.
E se il modo per arrivare a questo è, almeno in questo momento storico, una diagnosi di autismo, perché rifiutarla? Se poi in un futuro (molto anteriore) ogni individualità/singolarità sarà riconosciuta e tenuta in conto in modo inclusivo ed esclusivo senza bisogno di diagnosi, etichette e micro-raggruppamenti, perché si scoprirà che siamo tutti diversi, meglio ancora. Ma al momento la chiave di lettura dell’autismo, che accomuna una varietà di caratteristiche presenti, pare, nell’1,5% della popolazione, è il modo più pratico.


Elena Genero Santoro
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Voglia di fresco? 5 libri ambientati in inverno

Voglia di fresco? 5 libri ambientati in inverno

Voglia di fresco? 5 libri ambientati d'inverno

Professione lettore Di Stefania Bergo. Voglia di fresco in questa estate torrida? Ecco cinque romanzi ambientati in inverno, dove il freddo è specchio di solitudine e malinconia e la neve, legata a momenti tragici, diventa catarsi, purificazione, ma anche confine tra realtà e fantasia.

In questa estate torrida vittima di un cambiamento climatico sempre più evidente, un modo per trovare refrigerio, senza aumentare ulteriormente il calore del nostro pianeta, potrebbe essere quello di affidarci al potere evocativo di una buona lettura.
Il freddo, la neve e i paesaggi invernali non sono soltanto uno sfondo scenografico, in questi cinque romanzi: diventano veri e propri co-protagonisti in grado di trasformare la trama, amplificare la tensione emotiva e fermare il tempo. Che si tratti di un gelido inverno che stringe nella sua morsa antichi borghi, di tempeste sferzanti o di atmosfere sospese tra ghiaccio e mistero, il gelo ha la straordinaria capacità di isolare i personaggi, costringendoli a fare i conti con i propri segreti più nascosti.

Cinque libri ambientati d'inverno o in cui il freddo e la neve sono specchio di solitudine e malinconia, simboli di purificazione e rinascita o confine tra mondi.

  1. La Madre del Vento, un romanzo breve di Emma Fenu: il freddo e il vento come specchio della condizione interiore dei personaggi e della durezza della realtà in cui vivono.
  2. La Putina dele Strasse, un romanzo fantasy di Maurizio Spano: l'inverno e la neve non solo come cornice temporale, ma confine tra realtà e fantasia
  3. Il sogno dell'isola, un dramatic romance di Tamara Marcelli: inverno e neve, una "colonna sonora silenziosa" che accompagna la protagonista verso la sua catarsi finale
  4. Tutto in un minuto di Nicolò Maniscalco e Diego Piccardo: neve e freddo per sottolineare e dare intensità ai momenti di sofferenza o tensione della trama
  5. Il tesoro dentro di Elena Genero Santoro: un mistery romance ambientato nel cuore dell'inverno piemontese, a sottolineare l'atmosfera di solitudine e freddo interiore dei protagonisti

1) La Madre del Vento, un romanzo breve di Emma Fenu: il freddo e il vento come specchio della condizione interiore dei personaggi e della durezza della realtà in cui vivono

La Madre del Vento

La Madre del Vento

di Emma Fenu
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
Formato tascabile | 142 pagine
ISBN 979-1254587218
Cartaceo 13,00€
Ebook 2,99€
Un romanzo ambientato in Sardegna che esplora i temi del trauma, della follia e della condizione femminile nel dopoguerra. La narrazione segue Dalida, accusata di stregoneria e internata in un manicomio, convinta di possedere un legame maledetto con una divinità mitica che governa le tempeste. Attraverso l'incontro con la giovane infermiera Lucia, emerge un intreccio di segreti familiari e sofferenze legate a una società patriarcale oppressiva. Il romanzo fonde elementi psicologici junghiani con la cruda realtà dei manicomi prima della legge Basaglia, utilizzando la memoria come strumento di ricerca della verità. Le vicende personali delle protagoniste si fondono con la storia collettiva, rendendo omaggio a tutte le donne le cui voci sono state soffocate dal pregiudizio. Un viaggio verso l'individuazione e il perdono, cercando di sanare le ferite profonde lasciate dal tempo e dall'abbandono.
Il libro è ambientato prevalentemente in inverno. Il maestrale domina l'atmosfera: Dalida nasce in una notte di vento fortissimo e la sua vita è legata a una maledizione che le permette di prevedere le tempeste. Il freddo e il vento non sono solo una cornice meteorologica, ma riflettono la condizione interiore dei personaggi e la durezza della realtà in cui vivono.


2) La Putina dele Strasse, un romanzo fantasy di Maurizio Spano: l'inverno e la neve non solo come cornice temporale, ma confine tra realtà e fantasia

La Putina dele Strasse

La Putina dele Strasse (VOL. 1)
Il gioco del Fare e Disfar

di Maurizio Spano
PubMe - collana Gli scrittori della porta accanto
Narrativa Fantastica
Copertina flessibile | 564 pagine
ISBN 979-1257260835
ebook 3,99€
cartaceo 22,00€
Una storia fantastica che intreccia realtà e leggenda nel suggestivo scenario del Polesine. Franco, dopo un inaspettato incontro su un treno, si ritrova coinvolto in una ricerca spirituale e archeologica, legata a gioielli antichi e maledetti. Attraverso sogni condivisi e coincidenze inspiegabili, il protagonista scopre il tragico destino di Sara, una giovane in stato catatonico, la cui anima sembra prigioniera di un'altra dimensione. Un romanzo sul peso della memoria e sul confine sottile tra il mondo dei vivi e quello delle ombre, con una narrazione intrisa di tradizione orale e folklore, che trasforma il paesaggio del delta del Po in un teatro di misteri millenari.
Ambientato in gran parte durante la stagione invernale, la neve e la nebbia giocano un ruolo atmosferico e simbolico importante: non sono solo una cornice temporale, ma contribuiscono a creare quell'atmosfera di confine tra realtà e fantasia.


3) Il sogno dell'isola, un dramatic romance di Tamara Marcelli: inverno e neve, una "colonna sonora silenziosa" che accompagna la protagonista verso la sua catarsi finale

Il sogno dell'isola

Il sogno dell'isola

di Tamara Marcelli
PubMe – Collana Gli scrittori della porta accanto
Romance | Narrativa
Copertina flessibile | 240 pagine
ISBN 978-8833667584
Ebook 2,99€
Cartaceo 13,00€
Un romanzo che esplora la complessa evoluzione di un legame interpersonale. Una profonda analisi psicologica che si concentra sull'incontro tra la protagonista e un uomo carismatico ed enigmatico, una connessione emotiva travolgente e spaventosa che funge da catalizzatore per una radicale trasformazione personale. L'opera intreccia temi di introspezione e destino, evidenziando come l'amore possa scardinare le difese più ostinate dell'animo umano.
La neve e l'inverno ricoprono un ruolo fondamentale e altamente simbolico all'interno dell'opera. La neve non è solo un elemento meteorologico, ma una vera e propria metafora di rinascita e pulizia interiore, per la sua "capacità purificatrice" e il suo silenzio catartico.


4) Tutto in un minuto di Nicolò Maniscalco e Diego Piccardo: neve e freddo per sottolineare e dare intensità ai momenti di sofferenza o tensione della trama

Tutto in un minuto

Tutto in un minuto

di Nicolò Maniscalco e Diego Piccardo
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
ISBN 979-1254581681
cartaceo 16,00€
ebook 2,99€
Un romanzo, adatto anche a giovani lettori, che intreccia le vite di Catherine e Tom con la loro profonda passione per i cani e l'agility dog. La narrazione esplora il legame speciale tra la protagonista e il suo Border Collie, Billy, un cucciolo trovato casualmente in una grotta durante una fuga adolescenziale, in un continuo alternarsi di presente e passato. Emerge la figura carismatica di Hank, un anziano allevatore che diventa mentore di Catherine, introducendola al mondo delle competizioni. Il libro approfondisce temi di riscatto personale e resilienza, evidenziando come il rapporto con gli animali possa colmare vuoti affettivi e sanare ferite familiari.
La neve e il freddo giocano un ruolo fondamentale nei capitoli più drammatici e significativi della trama, spesso associati a momenti di sofferenza o tensione. L'inverno rappresenta la radice del dolore e di sfide emotive.


5) Il tesoro dentro di Elena Genero Santoro: un mistery romance ambientato nel cuore dell'inverno piemontese, a sottolineare l'atmosfera di solitudine e freddo interiore dei protagonisti

Il tesoro dentro, Elena Genero Santoro - Gli scrittori della porta accanto

Il tesoro dentro

di Elena Genero Santoro
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Mistery romance
ISBN 978-8833663265
cartaceo 12,50€
ebook 2,99€
Un romanzo che intreccia il tema della salute mentale con una narrazione carica di mistero e introspezione. Racconta di Anna, una giovane vedova che gestisce con difficoltà una libreria storica a Torino, e il suo incontro con Emil, un ricercatore danese in cerca di una nuova vita in Italia. Attraverso prospettive multiple, il testo esplora il senso di solitudine dei protagonisti e introduce figure ambigue come la contabile Amanda, le cui ossessioni suggeriscono una realtà distorta. Le riflessioni iniziali su Franco Basaglia sottolineano l'importanza della dignità umana, tema che fa da sfondo alle vicende personali dei personaggi.
La narrazione si svolge nel cuore dell'inverno piemontese. Il freddo non è solo una cornice climatica, ma un elemento psicologico fondamentale che riflette il senso di solitudine e il vuoto interiore della protagonista, un catalizzatore che la spinge a cercare quel "calore" umano e relazionale necessario per uscire dal proprio isolamento.


Stefania Bergo
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The Lady of colors, by Maurizio Spano

The Lady of colors, by Maurizio Spano

The Lady of colors, by Maurizio Spano

Books Press release. The Lady of colors (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto), a thriller by Maurizio Spano. A gripping, fast-paced thriller: a ruthless assassin, a mysterious organization obsessed with art and female beauty, and two ancient families bound by a centuries-old oath. It’s a race against time spanning Padua, Paris, Naples, Florence, and Venice.

Only the low hum of the refrigerator broke the unnatural silence. Like a persistent alarm, it followed me as I wandered through the quiet rooms, searching for someone who wasn’t there. The house was deserted, abandoned, as empty as my mind. I couldn’t think. I couldn’t come up with a plausible explanation, an answer to the endless questions crowding the rational corner of my brain. There was no trace of Anna. Nothing. She seemed to have vanished into a maze of impossible theories. The clock in the nearby bell tower struck six just as I noticed the window swaying in an unseen breeze, almost as if it could feel the tolling of the bell. It had probably been open all night. Fog was still drifting into the kitchen and had already coated the furniture with a damp film. Tiny drops of water kept falling from the edges of the table onto the floor. “Are you sure your mom didn’t tell you anything?” I asked Stefano. He was the one who had called me half an hour earlier to say that his mother hadn’t been seen or heard from in two days. Maurizio Spano, The Lady of colors


The Lady of colors

by Maurizio Spano
PubMe – Collana Gli scrittori della porta accanto
Thriller
Paperback | 442 pages
ISBN 979-1257262204

Plot

Alessandro Sebastiani leads a quiet life as a historian and university lecturer. Then, without warning, Anna – his closest friend – vanishes without a trace. The investigation falls to Police Inspector Attilio Assani, a longtime friend of them both. Within weeks, Anna is rescued, but what initially appears to be a straightforward kidnapping proves to be far more complex – and far from over.
Who is Lorenzo, her mysterious abductor? Is it mere coincidence that Anna is the exact image of Parmigianino’s Antea? And who is the enigmatic Lady of Colors? Why do the women she paints bear such an uncanny resemblance to the models in Renaissance masterpieces?
To unravel the mystery, an unlikely team must piece together a trail of elusive clues. Their search leads them through museums, castles, and the workshops of master armourers and tailors, from Padua to Paris, Naples, Florence, and Venice, as they pursue a ruthless killer and a shadowy organization obsessed with art and feminine beauty.
Slowly, a tragic and mesmerizing world emerges from the mists of time, poised between legend and reality, populated by characters forever balanced between passion and cruelty. Two ancient families bound by an oath that has endured for centuries, haunting secrets, a relentless race against time, and a gripping thriller that builds to a breathtaking finale.

PRESS


ITALIAN EDITIONMORE BOOKS BY MAURIZIO SPANO

Maurizio Spano


Maurizio Spano was born in 1960 in Adria, Italy. A painter, photographer, and novelist, he has held major solo exhibitions in cities across Italy. These artistic pursuits, combined with his professional experience, have given him a deep understanding of visual storytelling through the written word, allowing him to fulfill a lifelong ambition: to tell the story of humanity’s dreams. Published by PubMe in the Gli Scrittori della Porta Accanto series, his novels include La ricamatrice, Nato di domenica, Francesca, The Lady of Colors (originally published in Italian as La Signora dei colori), and La Putina dele Strasse.

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Recensione: Non  chiamatelo amore, di Carolina Bertolaso

Recensione: Non chiamatelo amore, di Carolina Bertolaso

Recensione: Non  chiamatelo amore, di Carolina Bertolaso

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. Non chiamatelo amore di Carolina Bertolaso (HarperCollins). Un saggio prezioso che scardina l’idea che in una relazione abusante quella problematica sia la vittima e fornisce strumenti per riconoscere l'abuso narcisistico e le tecniche di manipolazione.

Confesso che quando è uscito il libro di Carolina Bertolaso, Non chiamatelo amore, mi sono domandata se valesse la pena leggere un altro trattato sul narcisismo e relazioni abusanti. Vanto, infatti, già una nutrita serie di letture in tema e una pregressa relazione con un narcisista patologico diagnosticato. Siccome seguo la psicologa e criminologa Carolina Bertolaso su Instagram e ho imparato a stimarla, ho deciso di dare al libro almeno un'occhiata.
Ebbene, nonostante la parola "narcisismo" sia usata e abusata sia sui social sia nella letteratura, la pubblicazione questo nuovo saggio, con una visione più moderna e attuale, era assolutamente necessaria.

Non chiamatelo amore, di Carolina Bertolaso, è un libro di facile lettura e comprensione.

Adatto a tutti, scorre in fretta. Eppure, è il libro di cui avevamo bisogno, per scardinare definitivamente l’idea infondata che in una relazione abusante quella problematica sia la vittima: personalità fragile, dipendente, in cerca di conferme. Un inciso: le relazioni abusanti possono essere di varia natura, Non chiamatelo amore si focalizza solamente su quelle di coppia.

La dottoressa Carolina Bertolaso smonta la narrazione obsoleta e colpevolizzante per la vittima, eppure ancora applicata.

Quando mille anni fa, a cavallo della mia relazione abusante, avevo letto Donne che amano troppo di Robin Norwood (che Bertolaso mai menziona nel suo trattato) ero uscita depressa e con la netta percezione di essere io quella in difetto, incapace di trovare un partner adatto a me. Robin Norwood, adesso posso dirlo a voce alta, ha fatto un mare di danni.
Carolina Bertolaso, con dati aggiornati e trattati di neuroscienze alla mano, spiega che nessuno è immune dalla possibilità di imbattersi in un individuo narcisista/psicopatico.

La persona abusante, che può avere un disturbo di personalità del cluster B, ha una carenza costituzionale di empatia e di senso morale.

Pertanto mette in atto, una dietro l’altra, una serie di manipolazioni in cui si premura di distruggere l’autostima della vittima in modo da averla sempre a disposizione per trarre nutrimento per il proprio ego.
Il saggio di Carolina Bertolaso, pur fruibile al pubblico in generale, è molto tecnico, con capitoli che illustrano le fasi di una relazione abusante, dal love bombing – quel corteggiamento martellante troppo bello e troppo veloce per essere vero – all’inizio della svalutazione che mette in crisi la vittima che, da quel momento, non riesce più a ottenere la considerazione di cui godeva durante il love bombing. Ed ecco lo scarto, in cui la vittima viene allontanata in malo modo, magari le viene sbattuta in faccia una nuova relazione, una nuova vita fantastica da cui lei è esclusa. Infine la "ricattura", con tutte le promesse in cui l’abusante si prodiga pur di riportare la vittima nella propria orbita. Per poi ricominciare il ciclo da capo.

Si potrebbe andare avanti all’infinito se la catena non venisse spezzata.

Ma questo girotondo di fasi altalenanti si traduce in alterazioni neurochimiche nel cervello della vittima. E qui Bertolaso spiega nel dettaglio i ruoli di dopamina, serotonina, ossitocina che si attivano nelle differenti fasi della relazione abusante.
C’è poi il capitolo in cui le tecniche di manipolazione vengono presentate in ordine quasi alfabetico. Le più famose sono il love bombing già menzionato, la triangolazione, il gaslighting, ovvero l’intento di minare le certezze e la sanità mentale della vittima stessa, di farla dubitare della propria intelligenza, del proprio istinto. La lista è lunga e nutrita e passa per il silenzio punitivo e per i discorsi senza senso volti a confondere.
Leggendo l’elenco, mi sono seriamente domandata se nell’aldilà, dove fabbricano i bambini prima di mandarli sulla Terra, i futuri psicopatici non vengano settati e con lo stesso chip, perché sembrano tutti identici, tutti i fratelli gemelli. Fanno tutti le stesse cose. Sembra che le studino sui libri. Ripensando al mio ex abusante, per ogni tecnica di manipolazione descritta nel saggio, potrei citare almeno un esempio di qualcosa che lui ha fatto uguale a me.

E poi c’è l’elenco speculare, quello delle caratteristiche della "vittima ideale".

Ebbene la vittima ideale non è debole, non è instabile, anzi, è forte, è determinata; è una persona leale ed empatica, che, ragionando con un criterio di moralità, non concepisce che ci siano persone che agiscono senza alcuna coscienza.
Infine, la guarigione, processo possibile ma lungo e doloroso. Ma la guarigione da cosa, esattamente? Dalla dipendenza affettiva? No, dall'abuso narcisistico, che non è ancora entrato nel DSM-5 (c'è il disturbo narcisistico di personalità nel DSM-5 ma non l'abuso), ma l'Ordine degli Psicologi inizia a riconoscerlo.
Il Consiglio Nazionale dell'ordine degli psicologi, nell'estate del 2022 ha pubblicato un articolo specificamente dedicato all'abuso narcisistico. È stata la prima volta che un organo ufficiale della professione psicologica in Italia ha riconosciuto pubblicamente e formalmente questo concetto, affrontandolo come un tema clinico. Un svolta importante, che testimonia quanto la consapevolezza stia maturando non solo nel dibattito culturale, ma anche all'interno delle istituzioni professionali.

L'abuso narcisistico «si manifesta con modalità diverse, che spesso si sovrappongono, si intrecciano e si rafforzano tra loro all'interno di una relazione patologica».

«E possono essere suddivise oin cinque categorie principali: violenza emotiva, violenza psicologica, violenza fisica, violenza economica e isolamento coercitivo».
Bertolaso si scaglia con particolare vigore su una categoria di terapeuti che, non essendo in grado di riconoscere una relazione abusante, fanno diagnosi sbagliate: personalità borderline, disturbo bipolare, dipendenza affettiva. E attaccano a scavare nel passato della vittima, nei traumi subiti in precedenza, dove per trauma psicologico si intende, nel DSM-5: «L’esposizione a morte reale o minaccia di morte, grave lesione o violenza sessuale». Provano a invitare la vittima a trovare una mediazione col partner, a comunicare in modo efficace. Di fatto mettono vittima e carnefice sullo stesso livello come pari, confondendo una relazione patologica con una relazione problematica. I danni per la vittima sono enormi.
Questa è una mentalità vecchia che ci auguriamo tutti che prima o poi venga cancellata. Anzi, che i terapeuti siano formati a riconoscere un abuso e a capire che la persona che hanno di fronte non è bipolare, ma soffre di una forma di disturbo postraumatico da stress. Questa è una nota molto dolente (spoiler: molti terapeuti non riconoscono l’autismo, figuriamoci l’abuso).

Se nemmeno i terapeuti capiscono che cosa hanno di fronte diventa davvero difficile che una potenziale vittima si renda conto di essere caduta nella tela di una personalità abusante.

Non lo capiscono i terapeuti, talvolta non lo capiscono gli assistenti sociali quando, in caso di separazione, si dà colpa all’altro genitore se un bambino rifiuta di vedere il padre o la madre. Ancora si parla di alienazione parentale, come se i genitori fossero sullo stesso piano, mentre magari uno dei due sta mettendo in atto una forma di abuso che in alcuni casi è anche sfociato in omicidio. Eppure i bambini non vengono ascoltati. Questo è il risvolto nero e perverso della bigenitorialità a tutti i costi, che è un principio meraviglioso quando i genitori sono persone sane e di buon senso.
Il discorso è molto serio perché, se è vero che la colpa non è della vittima, è comunque molto importante che queste dinamiche, che si intrecciano più alle neuroscienze che al cattivo rapporto con la propria madre durante l'infanzia, vengano divulgate affinché chiunque diventi in grado di riconoscere una relazione patologica sul nascere.

È un vero peccato che in Italia il Governo si sia orientato verso una limitazione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole.

Siamo stati cresciuti a fiabe e propaganda, col mito dell’amore eterno che vince su qualunque difficoltà. Ci hanno insegnato che in nome del matrimonio bisognava mandare giù bocconi amari, che il sacramento o il contratto sociale valesse più della felicità individuale. Ma non ci hanno mai spiegato come distinguere uno psicopatico da una persona con dei valori e non ci hanno mai detto che se ci imbattiamo in un individuo con carenza cronica di empatia e senso morale, l’amore è solo un’illusione e non riuscirà a far funzionare il rapporto. Quindi, non chiamatelo amore.


Non chiamatelo amore

di Carolina Bertolaso
Saggio
HarperCollins Italia
ISBN 978-8830596665
Cartaceo 18,52€
Ebook 4,99€

Quarta

Sui giornali leggiamo di episodi eclatanti che per la loro gravità diventano immediatamente riconoscibili. Ma esistono dinamiche di abuso meno appariscenti, che non fanno notizia e non si impongono come violenza: si insinuano nella quotidianità, si strutturano nel tempo e minano progressivamente l’identità.
È quello che accade nelle relazioni patologiche, veri e propri eventi traumatici che Carolina Bertolaso, “psicologa, criminologa e sopravvissuta”, come si definisce lei stessa, ha sperimentato in prima persona e poi studiato per anni, così da poter dare ai suoi pazienti quell’aiuto che allora non ha trovato.
Ma come si finisce in una relazione di questo tipo? E soprattutto, perché non la si interrompe? Perché è così difficile uscirne? Partendo dall’analisi dei fattori di personalità patologici che formano la triade oscura - narcisismo, machiavellismo e psicopatia – Non chiamatelo amore esplora il funzionamento delle relazioni patologiche e dei legami traumatici che si instaurano con le persone che presentano queste caratteristiche. Attraverso una combinazione chiara e lucida di esperienza diretta e competenza professionale, Bertolaso offre al lettore degli strumenti fondamentali per comprendere e decodificare le zone d’ombra delle relazioni patologiche, aiutandolo a riconoscerle e ad acquisire consapevolezza.


Elena Genero Santoro
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Divina mania, di Giovanna Pandolfelli: un estratto

Divina mania, di Giovanna Pandolfelli: un estratto

Divina mania, di Giovanna Pandolfelli: un estratto

#booktok Un estratto di Divina mania, un romanzo di Giovanna Pandolfelli (PubMe - Collana Gli Scrittori della Porta Accanto): «Per una bambina tranquilla come me, la controra era una risorsa, uno spazio senza tempo in cui ero sicura che nessuno mi avrebbe giudicata».

Amavo gironzolare in quella zona, un po’ fuori dalla confusione dell’ospedale. Passando davanti all’antro, scrutavo nella penombra per vedere se Mimì fosse dentro. Le scodelle vuote erano la traccia del suo passaggio. Inoltrandosi nel sentiero dietro la chiesetta, si giungeva al cancello del vivaio.
La prima volta che vi arrivai, per caso, inseguendo il gatto, il cancello era chiuso. Era un pomeriggio di mezza estate, il sole scottava sulla pelle, io indossavo un cappellino di paglia che mi prudeva in testa e minacciava di cadere a ogni mio movimento. Mi faceva però ombra sul viso e mi permetteva di guardare sull’asfalto senza il riverbero del sole, alla ricerca della povera bestiola impaurita.

Era la controra.

Quando tutto taceva, tutto rallentava, tutto era immerso in una bolla di calore e di luce accecante. Quel momento della giornata non mi dispiaceva, mi incuteva un senso misto di solitudine e di pace, di timore e di libertà. A volte mi annoiavo a non sentire neppure una voce in giro, eppure mi divertivo ad aggirarmi in anfratti che immaginavo segreti e che potevano essere scoperti solo in quel momento magico e sospeso del giorno. Per una bambina tranquilla come me, la controra era una risorsa, uno spazio senza tempo in cui ero sicura che nessuno mi avrebbe giudicata. Potevo aggirarmi tra i viali dell’ospedale indisturbata. Solo saltuariamente si sentivano lamenti, cantilene o urla che squarciavano la controra senza remore.
Mi avvicinai al cancello e afferrai due sbarre con le mani quasi a volerle scuotere perché si aprissero. Erano tiepide, anche loro pregne di controra. D’un tratto comparve Vito all’interno e mi sorprese con il naso tra le sbarre. Mi sentii colta in fallo e tentai di giustificarmi: «Cercavo Mimì».
Nel frattempo sbirciavo attratta dalle piante, rigogliose, colorate. Vito si mostrò particolarmente gentile in quell’occasione e fu così che scoprii che quell’angolo di giardino gli ridonava la parola. Giovanna Pandolfelli, Divina mania

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Divina Mania

Divina Mania

di Giovanna Pandolfelli
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
Copertina flessibile | 226 pag
ISBN 9791254587027
cartaceo 14,00€
ebook 2,99€

Quarta

Normalità e follia si fondono e si confondono, trovando spazio nella memoria di una bambina cresciuta all’ombra di una nonna speciale, a contatto con la sofferenza. Nel giardino di un ospedale psichiatrico di Palermo, La Real Casa de’ Matti, una bambina, nipote della direttrice, gioca tra le aiuole e condivide un legame silenzioso e profondo con gli ospiti della struttura. Con l’innocenza e la curiosità della sua età, si muove tra evocazioni e storie non dette. Da qui si dipana una trama di memorie e scoperte: dal vivaio dove Vito coltiva piante e frammenti del suo passato, fino ai corridoi della clinica, dove ogni volto racconta una storia di solitudine e speranza, come quella di Teresa, Germano, Ada e Carmela. La bambina impara a leggere le emozioni degli altri e a trovare un senso di appartenenza a un mondo che spesso non comprende, dove Donna Rosaria, la nonna, cerca di portare innovazione e cura attraverso l’arte e il lavoro manuale. Un mondo dove anche i muri possono parlare, se solo si sa ascoltare. Liberamente ispirato a una vicenda reale, il romanzo conduce nei meandri di una storia individuale e collettiva, ripercorrendo alcuni tratti della vita e della società degli anni Sessanta, alle soglie della promulgazione della legge Basaglia. Divina Mania è un viaggio delicato e potente nel cuore di un’umanità fragile, un inno alla capacità di guarire e unire, un omaggio alle voci che, seppur perdute, non smettono mai di raccontare la loro storia di emarginazione e isolamento che rendono l'ospedale psichiatrico un non-luogo, specchio di una realtà altra, una prospettiva rovesciata da cui guardare quel mondo considerato "normale".

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