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Recensione: I legami sottili dell'anima, di Loriana Lucciarini

Recensione: I legami sottili dell'anima, di Loriana Lucciarini

Recensione: I legami sottili dell'anima, di Loriana Lucciarini

Libri Recensione di Samantha Terrasi. I legami sottili dell'anima di Loriana Lucciarini (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Una delicata e profonda trama di emozioni, per ricordarci che siamo tutti connessi e permeabili alle diverse sfumature della vita.

I fili creano relazioni. La loro durata dipende dalla qualità con cui si cuciono i sentimenti. Alcune volte si spezza. Altre rimane sospeso o si annoda. Siamo tutti così intimamente connessi? O come un’ostrica permeabili? E se non ci fossero solo due visioni delle cose?
Loriana Lucciarini vorrebbe arrivare al velo che c’è intorno alla sua anima. Annusa il ricordo del dolore nelle sue prime poesie, gli strappi che la vita ci dona come esperienza. Tramuta il ricordo in gocce, corpi estranei che l’ostrica leviga per proteggersi.
Diventeranno perle che l’autrice trasforma in parole ricoperte di madreperla. Loriana Lucciarini è diretta nella sua poesia, ma allo stesso tempo concentra dentro il suo velo, che va dipanato, tutto il dolore.

Sempre più convinta
che gli unici legami che non si spezzano
siano i legami d'anima.
Loriana Lucciarini, I legami sottili dell'anima
La morte è l’evento traumatico che ognuno di noi ha provato. Ogni assenza è uno strappo che Loriana Lucciarini non nasconde nella sua poesia e cerca di tessere comunque una trama. Una trama che ci appare sofferta e illuminante allo stesso tempo. Il ricordo, l’amore tendono a diluire questo immerso dolore.
Eppure il pensiero ti riconduce a me
al mio sorriso, alle mie mani, al mio amore...
Loriana Lucciarini, I legami sottili dell'anima

La mancanza è un frutto dell’età adulta quando vorresti tornare il bambino che, spensierato, giocava.

La mancanza può creare una trincea dove la poesia di Loriana Lucciarini tende a sprofondare per avvicinarsi al velo che protegge l’anima. Elemento imprescindibile per la poetessa perché lo difende dai rimpianti e dai rimorsi. Ma la mancanza è una morsa che quando prende il cuore lo stringe e i fili si annodano.
La forza che proviene dal sapere di poterci riuscire,
dall'aver vinto le proprie paure,
dal superare il momento più brutto
ed esserne uscito non solo nuovo,
ma rinato.
Loriana Lucciarini, I legami sottili dell'anima

La poesia come l’animo si fa carico anche delle emozioni altrui.

Quelle belle la illuminano. È come vedere il sorriso dell’autrice che si apre guardando un paesaggio infinito che si immerge lentamente nella bellezza di cui gli occhi sono una tenera testimonianza del rallegrarsi dell’anima.
Nel respiro della notte
il tuo odore mi accompagna
tra il cielo e i sogni.
Loriana Lucciarini, I legami sottili dell'anima

E la notte conserva i suoi sogni.

Stelle. Forse banale l’assonanza ormai comune che porta i sogni dentro la notte e in braccio alle stelle. Ma l’anima può percepirne la banalità? No, lei si nutre di bellezza. Respira la beltà di ogni luogo o condizione che però, ed è questo l’accento più forte nelle liriche di Loriana, si scontra con la sofferenza.
E su questa eterna lotta l’autrice ha creato i suoi fili di versi. Parole che si cuciono anche all’anima. Il legame di Loriana Lucciarini con suo padre che va oltre gli occhi, il sentire con mano. Una straziante assenza che la poetessa non accetta, ma coltiva nel suo personalissimo, intimo legame. Siamo tutti anime connesse perché l’amore ha generato fili che le tengono unite. È il suo credo, la sua poesia.
E immaginiamola adesso l’anima che sale su un’altalena.
Ondeggia tra una dilaniante mancanza e il tesoro più grande: l’aver trovato l’anima gemella. Un’oasi di colori pervade ora l’orizzonte, facendoci sognare. È il temporale d’estate che fa brillare il terreno dopo la pioggia. È l’incontro inaspettato con il destino che squarcia un piccolo velo. È un “approdo sicuro”. Loriana Lucciarini l’ha trovata e non la nasconde.

Ci si immerge nell’amore ed è delicato ed intenso al tempo spesso.

Un tempo che è uno spazio fisico.
È un filo tessuto e tramato con imprecisione, ma saldo verso il futuro. Un’invisibile sarta cuce dentro il cuore dell'autrice che non teme più il male. O se lo teme riesce a domare il dolore, non è più sola. E le liriche diventano parole che leniscono anche dove non arrivano. Tempo che converge in poche immagini verso la fine della sua raccolta, “fili dimenticati”, anime rattrappite, ma c’è una speranza: l’acchiappasogni.
L'acchiappasogni di giorno riposa
nel suo letto morbido posto agli angoli del buio,
mentre la notte rimbalza tra le nuvole
con il suo cestino intessuto di stelle.
Loriana Lucciarini, I legami sottili dell'anima

Tutti ne dovrebbero avere uno. Tutti dovrebbero avere tanti sogni fuori dal cassetto.
Egli tende la mano verso i tetti delle città
e, silenziosamente, cattura i sogni dei bambini
– che son i più colorati e belli –
per farne coriandoli.
Loriana Lucciarini, I legami sottili dell'anima

Al sogno non c’è destino, solo destinazione.

Sono i coriandoli di speranza
che l'acchiappasogni soffia sulle cupe teste degli uomini
per dar un po' di luce al loro riposo.
Loriana Lucciarini, I legami sottili dell'anima
Mutevole e leggero, corre. Inseguilo, io l’ho fatto, sembra dirci l’autrice. Amalo, curalo e cuci ogni sogno all’anima. Grazie Loriana Lucciarini per questa delicata e profonda trama di emozioni. Sì, siamo tutti connessi e permeabili a tutte le sfumature della vita. E continueremo ad esserlo anche se questi fili non riusciamo a vederli tutti come si presentano, ma continueremo a crederci.


I legami sottili dell'anima

di Loriana Lucciarini PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Poesia
ISBN 978-8891047014
Cartaceo 9,50€
Ebook 2,99€

Sinossi 

«Mi piace immaginare i rapporti tra le anime come un grande albero con migliaia di foglie. Le foglie che si trovano sul tuo ramoscello ti sono intimamente vicine.» (Brian Weiss) Cosa accade quando due anime affini vengono separate? Cosa si prova quando ci si mette in collegamento con qualcun altro a noi caro, anche se lontano? Che emozioni scaturiscono quando si riesce a percepire l’energia dell’universo? Cosa avviene nel cuore di chi ritrova la propria anima gemella? Le poesie colgono proprio questi momenti, brevi attimi elevati d’illuminazione. Ecco ciò che provo a fare, un tentativo per arrivare al cuore di ogni piccola foglia, dentro a ogni anima in essa racchiusa, con il filo sottile che lega ognuno di noi all’altro.
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Samantha Terrasi
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Recensione: Memorie di una lettrice notturna, di Elisabetta Rasy

Recensione: Memorie di una lettrice notturna, di Elisabetta Rasy

Recensione: Memorie di una lettrice notturna, di Elisabetta Rasy

Libri Recensione di Samantha Terrasi. Memorie di una lettrice notturna di Elisabetta Rasy, Rizzoli. Un viaggio personale tra le scrittrici del XX secolo, quello «del talento delle donne».

Girando per mercatini ci si imbatte in tanti libri. Alcuni si nascondono. Questo era in una cesta sotto parecchi romanzi gialli. Aveva sbagliato cesta? Può darsi. Il bordo rosso di stoffa mi ha fatto scattare la mano per prenderlo. L’ho tenuto in libreria per un anno. Quando ho traslocato a Dresda l’ho portato con me. È stata quasi una rivelazione. E la migliore recensione a queste pagine è l’averlo letto per ben due volte quasi di fila.
Elisabetta Rasy ci trasmette subito la passione per la lettura, la passione di chi, come tanti di noi ha divorato libri nell’infanzia e adolescenza. E di questi libri, ma soprattutto delle sue scrittrici, ci mostra il volto forse un po’ segreto.
Seguendo il fiume della loro vita ripercorre i loro romanzi o poesie. Non è sempre semplice ripercorre questo fiume, vado forse contro corrente riproponendo le sue pagine, ma vorrei che chi si trovasse come me un libro di tali ricchezze ne sappia attingere come a una fonte per rimanere giovani per sempre, ammaliata di come tante scrittrici, conosciute o meno, abbiano percorso un anello di storia. E come ci abbiano lasciato un’eredità profonda da non dimenticare. Donne, quelle dell’Ottocento, che erano un’eccezione, ricercavano cioè l’eccezionale. Nel Novecento cambiano, non sono più eccezione e non sono neanche regola. In posizione precaria, rappresentano però un punto fermo e fecondo. Alla fine del XX secolo il talento però si esaurisce. Elisabetta Rasy ci riporta donne che scrivono, ma senza sentire la "bestia che parla". Cambiano le condizioni economiche e sociali e tutto si trasforma di nuovo. 

La recensione di Memorie di una lettrice notturna, di Elisabetta Rasy, parte da qui, dalla voce delle donne che cambiano. Ma cosa ci aspettiamo di leggere da queste donne? Verità o singole storie?

Elisabeth Bishop, ispiratrice del personaggio Lakey a Mary McCarthy, veste l’eleganza e la raffinatezza. Miracolo a colazione è una vasta raccolta dei suoi poemi dove il fuori diventa il dentro, dove c’è la trasformazione di un essere che non trova una chiara collocazione neanche sessuale dopo la morte del padre. Scrive che la sua casa, semmai ce ne dovesse essere una, è: elsewhere, sempre altrove.
Anna Achmatova, poetessa,  nel 1961 riconobbe nella poesia Noi quattro un vincolo di parentela con i poeti Boris Pasternak, Osip Mandel’stam e Marina Cvataeva. La sua è stata una vita ricca, appassionata, scandalosa quanto disgraziata dopo l’incarcerazione del figlio. Segnata da periodi di forti silenzi il suo io interiore continuava a scavare rocce di poesie. Ricordi, spettri e specchi si rincorrono nei suoi versi.
Marina Cvataeva poetessa e anch’essa senza casa, si infrange quasi nelle stesse strofe. La rivoluzione russa le ha portato via marito e un figlio. La sua vita una fiaba dal finale tragico. «C’è troppo nella vita di questa donna più di quanto una sola vita può contenere», scrivono di lei. Su Marina si abbatte l’incubo della Storia, il primo conflitto mondiale. La rivoluzione russa e il colpo di stato dei bolscevichi. Lei, come Anna, rimane tradita dalla storia. «Nella mia vita ho amato tutto con l’addio», scrive.
Nina Berberova, per lei la disperazione sarà il motore della poesia.
Sopravvivere non alla fame o al freddo, significa non andare a picco, ma cercare chi ce l’ha fatta. 
È una sopravvissuta alla storia, al contrario delle altre due potesse che la Storia le ingloba e le mastica. È un caso letterario.
L’emigrè, il profugo, il senza patria, una creatura attaccata alla sua singolarità some al suo unico bene, che non cerca il nuovo e non contesta il vecchio perché porta entrambi con sé.

Memorie di una lettrice notturna di Elisabetta Rasy è un viaggio personale tra le scrittrici del XX secolo, «il secolo del talento delle donne».

Barbara Pym.  Il suo ambito letterario spazia tra il terrificante e il confortevole, il piacere e il dispiacere nella solitudine, dove la femminilità si esprime condensandosi. L’eroe è la donna sola, la donna in rapporto con la solitudine. Ma non si compiange nei suoi romanzi di questa condizione. La donna non è sola perché abbandonata o sola perché ricopre eroismi maschili accarezza la solitudine come essenza femminile. Lavora a maglia, cucina, si prende cura della famiglia. C’è un piacere nella solitudine dove l’amore si rivela al centro.
Etty (Esther) Hillesum. I centri cambiano diametro quando si dilatano. Il 30 novembre ad Auschwitz muore una giovane donna ebrea. Scrive il suo Diario perché in quel pezzo di mondo in cui vive c’era bisogno di poesia. È un Diario diverso da quello di Anna Frank, lei non cede all’orrore, all’oscurità.
E sii pure triste, semplicemente e sinceramente triste, ma non costruirci sopra drammi. Una persona dev’essere semplice anche nella sua tristezza…


Margherite Duras, autrice di L’amante, libro letto subito dopo queste pagine. Una storia che viene raccontata insieme alla sua assenza di essere un diario. Esiste un tempo privato che coincide con il tempo che scorre. Non la storia di una perdita ma di un’occasione persa. 
Carson McCullers ritaglia cuori che rappresenta come un cacciatore solitario. Cerca la diversità in ogni relazione umana, siano esse donne o uomini, dice: «Ama spiazzare il lettore».
Magda Szabò. Vive nella seconda metà del Novecento. L’evocazione materna è potere e potenza. Potere della figlia e potenza della madre. La ballata di Iza: due donne a confronto, una madre e una figlia nell’Ungheria degli anni ’60, spuntano dalla sua penna. Due drammi diversi che si scontrano.
Muriel Spark, autrice di Atteggiamento sospetto:  un seducente ritratto dello scrittore da giovane. Lo scrittore è una ragazza che occupa un ruolo importante nella seconda metà del Novecento, ma di fama minore. Comunica l’idea di libertà e di meraviglia. Anche lei approda ai sogni come termine invalicabile.
Sono i Sogni, e non parlo soltanto di quelli notturni, che danno vita alla realtà e ispirano le nostre azioni. Ancora più dei desideri, perché i sogni sono anche immagini, responsabili del bene e del male del mondo.

Memorie di una lettrice notturna di Elisabetta Rasy, «donne che con le loro parole hanno plasmato il Novecento e cambiato la nostra coscienza».

Zhang Ailing paragona i sogni alla desolazione.
Desolato era questo quello che sentivo, una sconcertante minaccia. 
Esistenza precaria in una Cina che prima la porta al successo e poi la cancella, dove le donne sono costantemente in lotta per la sopravvivenza. La storia del giogo d’oro è stata definita il più bel racconto della letteratura cinese anche se si tratta di un romanzo breve. Da un lato il benessere materiale, da un altro lo sprezzante destino di speranze calpestate. Dopo la sua morte, la Cina ne riconosce la fama e la venera.
Wislawa Szymborska. Nel 1966 le fu assegnato il Nobel, ma nessuno la conosceva. In Polonia era una poetessa importante ma scrivere in una lingua marginale le dava una difficile collocazione. Discorso all’ufficio degli oggetti smarriti offre un autoritratto di una poetessa nel tempo. Scritto a partire dal 1945, descrive il cerchio Amore-dubbio-Morte. Per lei tutto è impoetico finché non diventa poesia. Osserva il tempo e il suo prezioso insegnamento.
Il poeta non riesce a stare al pari con il tempo, rimane indietro e osserva.


Flannery O’Connor. La saggezza nel sangue e Il cielo è dei Violenti, sono i suoi gioielli. Malata di lupus dall’età di 39 anni (siamo nel 1964) scrive lettere a editor, conoscenti, amici che diventano un documento prezioso. Apprendiamo così il suo dono: prendere le distanze così da non perdere il centro dell’Essere. Anche la malattia viene analizzata. Capisce che non si comprende fino in fondo se si rimane in superficie. Successo e malattia rappresentano un connubio che salvifica. Nei suoi racconti è molto legata alla fede. Crede che la grazia abiti nel terreno del diavolo. La disgustava la stupidità umana dei tanti soddisfatti e persuasi. La fede non come ancora ma come strada dove i nostri limiti sono le nostre consapevolezze.
Ingeborg Bachmann. Malina, il suo grande romanzo. Di lei si ricorda forse più la sua tragica fine che la sua vita. Morì dopo venti giorni di agonia a causa di un incendio divampato nella sua ultima abitazione romana. Era una persona sempre in fuga. Laica, insisteva sull’amore estatico, l’amore che si riceve dalla sorte. Non esisteva barriera tra l’accadere interno e il divenire esterno, diceva. In questo divario cade l’umanità. Scrive radiodrammi dando al corpo dei suoni. Tutto è un’avventura spirituale dove abitano due ossessioni: la prima è il ritirarsi, la seconda è la verità delle parole. Lo spazio del suo narrare è un’alternanza tra dentro e fuori, vero e falso, notte e giorno. Il sogno è un dentro infinito per eccellenza, evoluzione del sogno che diventa un incubo. Il dolore ci rende sensibili all’esperienza.

Memorie di una lettrice notturna di Elisabetta Rasy, «una insolita e utile guida alle autrici di questo tempo lontano e vicino».

Alice Munro. Scrive storie di donne oppresse costrette con figure maschili opprimenti. Ma la realtà femminile non è il focus, lo è più l’interazione con l’ambiente in un’accezione negativa. Prima che tutto cambi, le donne che hanno appena partorito, esibiscono i loro figli come fossero ferite imposte. Tutto si assembla così insieme al paesaggio umano e si compara in maniera negativa a quello geografico. Scrive in prima persona onnicomprensiva e ha il dono degli incipit. Racconta le storie entrando dritta, regalando alle donne qualcosa di eroico anche nella disgrazia. Io è il luogo che trasforma l’ordinario in straordinario.
Silvia Path. Conosciuta e amata, da me compresa. La rinascita per un giovane che a 20 anni porta il segno della morte. Tenta il suicidio ma non muore. Lady Lazarus, la sua poesia più famosa. Il suo carattere l’ha fatta passare dalla letteratura alla leggenda e per impossessarsi di questa “nomea”, sottolinea che il corpo si deve fondere con il corpus. C’era per lei un mondo che divora tutto anche lei. Conosce la poesia come consolazione. Non conosce felicità tutto è frastornato. La campana di vetro, è il suo romanzo che finalmente tiene conto del pesante fardello che ha tenuto nella sua infanzia. Il sogno si trasforma così in mito, futuro incantato. Per Silvia la poesia è rinascita, non crede però alla risurrezione carnale e si uccide, lasciando due figli piccoli.


Agota Kristof. Trilogia della città, la sua opera più imponente, dove non è la ricerca della verità, ma il lento sconfiggere la menzogna.
Accade a certi scrittori, che l’urgenza della verità, sia piuttosto che l’asserzione di un orine positivo, il frutto disperato delle tenebre, l’estrema difesa dalla disarmonia e dall'abbandono.
- Elisabetta Rasy
Ungherese scappa in Austria dopo l’invasione sovietica. Si stabilisce in Svizzera e scriverà in francese, lingua dell’esilio, una sua Verità che denuda, sveste gli spazi di narrazione già ristretti e parlerà di fuga che è o la chiave per uscire o l’ultima verità della vittima. Le donne non sono vere eroine anzi sono solo figure che esternano il loro male.
Jamaica Kincaid, autrice di Autobiografia di mia madre. Non c’è il folclore nella sua scrittura, l’origine è solo una perdita. Un’orfana che ripercorre sua madre attraverso un sogno dove le appare come intensa la figura materna. Madre come impronta. Mr Potter è uno scritto che come un’onda si abbatte e si fa tagliente. L’uomo che l’ha generata è un’ombra una riga nera sui certificati. La ricerca di un’identità si confonde nelle sue pagine a cui è difficile sottrarsi.


E tu a che donne vorresti assomigliare?

Memorie di una lettrice notturna

Memorie di una lettrice notturna

di Elisabetta Rasy
Rizzoli
Narrativa | Saggio
ISBN 978-8817033701
Cartaceo 9,30€

Sinossi
Segnata fin dall'infanzia da un amore per la lettura che aveva tutti i tratti di una passione fatale, Elisabetta Rasy ha dedicato il suo nuovo libro ad alcune donne che con le loro parole hanno plasmato il Novecento e cambiato la nostra coscienza. "Memorie di una lettrice notturna" è un viaggio personale tra le scrittrici predilette, con soggettive e imprevedibili inclusioni ed esclusioni. Insomma quanto di più simile a un album di famiglia, con tanto di fotografie. Ma è anche una insolita e utile guida alle autrici di questo tempo lontano e vicino, suggerita dalla convinzione che il XX secolo è stato il secolo del talento delle donne, l'epoca in cui la loro voce, ribellandosi a un lungo silenzio, ha illuminato con una luce nuova il mondo delle emozioni e dei corpi. Per questo c'è anche una pittrice, Frida Kahlo, che lavorando sul suo corpo ha proposto un'immagine sconosciuta e sorprendente della femminilità.

Immagine di copertina © Daniele Molajoli
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Samantha Terrasi
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In Sassonia a maggio per il Karl May Fest

In Sassonia a maggio per il Karl May Fest

In Sassonia a maggio per il Karl May Fest - Viaggi, Festival

Viaggi Di Samantha Terrasi. Karl May Fest, a maggio in Sassonia: un festival itinerante, tre giorni tra cowboy e indiani per rivivere i romanzi di Karl May, il Salgari tedesco.

Ogni anno a maggio a Radebeul, Sassonia, si svolge il festival itinerante Karl May Fest. Tre giorni intensi dove rituffarsi nel fantastico mondo di cowboy e indiani. Chi da piccolo non ha giocato con pistole e cinturone? La stella dello sceriffo attaccata su qualche maglione come ricordo di qualche carnevale passato? Io ricordo che c’erano i primi Playmobil ispirati ai cowboy, confederati e indiani. Il Saloon dove si svolgevano risse e bevute, la banca teatro di sparatorie. E poi c’erano gli Indiani. Nei loro accampamenti lontani, nella prateria. Immersi nella loro cultura. Insomma un bel po’ di ricordi.

Ma chi è Karl Friedrich May?

Karl May è stato uno degli autori più prolifici e importanti di romanzi d'avventura in Germania. Egli si fece conoscere soprattutto attraverso le sue storie di viaggio, che appuntava su diari. Storie ambientate in Oriente, Stati Uniti e Messico nel 19° secolo. Le storie sull’indiano Winnetou, riassunte in tre volumi, divennero particolarmente famose. 
Successivamente alla sua morte, molti dei suoi lavori sono stati adattati per il palcoscenico e le sale cinematografiche e trasformati in opere radiofoniche o convertiti in fumetti. Insomma ci ritroviamo con un Salgari tedesco tra le mani.
Il 1899 segna un punto importante nella sua carriera di scrittore. Il primo viaggio in oriente fino al 1900, lo costringe ad inoltrarsi in una realtà che non immaginava. La sua importanza risiede nelle domande esistenziali che si pone che si riflettono in parte dei suoi romanzi. Non è ancora uno scrittore famoso, ma domande come “da dove veniamo, dove andiamo”, rivolte a un ego ancora da esplorare, rendono la sua narrativa d’avventura più ricca. 
Karl May è soprattutto un pacifista e il bene vince sempre sul male. Ad esempio alcuni eroi dei suoi libri rimangono senza nomi di guerra e sono chiamati Charley da amici e compagni (mantiene la lingua inglese). Alcune figure, svalutate come il meticcio o il cinese, in Karl May prendono connotati diversi. Diventano personaggi positivi. Ma la vera rivoluzione è la dicotomia tra io-narratore e l’eroe-narratore.

Qual è il personaggio più famoso?

La figura più famosa di Karl May, Winnetou, capo dell'Apache di Mescalero, incarna il coraggioso e nobile indiano che combatte per la giustizia e la pace con il suo "bosso d'argento" e il suo cavallo Iltschi. Di solito è accompagnato dal suo amico bianco e fratello di sangue Old Shatterhand (dal cui punto di vista sono spesso scritte le storie di Winnetou). 
Il libro più famoso e di maggior successo di Karl May si intitola Der Schatz im Silbersee  (Il tesoro nel lago d’argento). Di questo libro ne sono state girate due pellicole. Questo è uno dei tantissimi titoli legati a Karl May, ne potrei elencarne veramente tanti. Purtroppo solo elencare perché Karl May è stata una scoperta recente.


Ma ritorniamo alla nostra festa che è solo un assaggio, penso, di quello che troveremo nei libri di May. 

Si respira un’aria zeppa delle migliori leccornie della Germania. Il Bratwurst che apre lo stomaco, si affianca al chili rigorosamente con i fagioli rossi. Le ricreazioni degli ambienti famigliari di quel tempo ci permettono anche di dare una sbirciata al passato, di vedere come si vestivano.
È un Lucca Comics che trae spunto da libri di avventura. La parata è un insieme di elementi. E il Santa-Fe che fuma alla stazione ci trasporta su binari piccoli, in mezzo ad alberi fino al torrente dove i cercatori d’oro, sono immersi nell’acqua gelida per un po’ di ricchezza. In questo caso i cercatori erano bambini che depositavano le piccole pepite d’oro alla banca e ricevevano caramelle come compenso.
Il villaggio indiano con i nativi del Nord America e le loro storie e i loro balli. Penne, cinturoni, pistole, tende. Sedili ricoperti di pelli. Latte, legni incrociati e pentole appese. Mutandoni stesi a un sole di Radebeul che faceva girare la testa. Un mondo che andava esplorato come i primi pionieri. Da rivedere assolutamente, perché l’assalto alla banca con tanto di sparatoria è stato da cardiopalma. Per non parlare del becchino strambo che prendeva le misure alle persone che camminavano. Solo quelle anziane, però! 
Ora non mi rimane che leggere le avventure scritte da Karl May e visitare il museo a lui dedicato.


Samantha Terrasi
Vivo tra Torino e Roma, dove sono nata. Mia nonna avrebbe voluto che mi chiamassi Maria Concetta, ma per fortuna mio padre di ritorno da un viaggio negli States mi ha chiamato Samantha, rigorosamente con la h. Formazione scientifica, una laurea in biologia molecolare per poi scegliere di tramandare il mio sapere agli studenti. Sono una professoressa di matematica e scienze senza occhiali e quando non mi trovo tra equazioni e studenti, scrivo.
Parole nel vento, Aletti Editore, 2012.
Ti aspetto, Lupo Editore.
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Recensione: Non volare via, di Sara Rattaro

Recensione: Non volare via, di Sara Rattaro

Non volare via, di Sara Rattaro - Recensione

Libri Recensione di Samantha Terrasi. Non volare via, di Sara Rattaro, Garzanti. Una storia di famiglia, di tradimenti, di sogni e di un amore che cambia significato. E di rinascita, quando si ha la voglia e la forza per accoglierla.

L’amore può davvero tutto? È una domanda a cui non è facile rispondere. Eppure ne leggiamo di storie che sollevano l’amore a prima cosa davanti a tutto il resto. Ma è davvero possibile? Cancellare tutto il passato o annientare il futuro per un unico solo grande amore?
Non è la morte che ci fa paura. È la vita. Quando ci stupiamo di quanto sia difficile affrontarla o quanto sia complicata spiegarla, dobbiamo ricordare che in una frazione di secondo tutto può cambiare.
Lo scopriamo tra le pagine di Non volare via di Sara Rattaro, una di quelle storie, non sdolcinate o edulcorate, che ci insegnano qualcosa. Lontana da giudizi o da prese di posizione, racconta come lo farebbe una qualsiasi storia della vita a chi sa ascoltare.


Quattro persone. Un marito, una moglie e due figli. 

Alice e Matteo. Matteo è un bambino con un handicap. È sordo dalla nascita. Una menomazione che fa stringere la famiglia intorno al suo ruolo. Una grande rete dove la caduta è attutita perché tutti rimangono ben saldi. Ma quando le mani si allontanano? Cosa può succedere? Se non curi la tua rete, il filo si sfilaccia.
È sempre una questione di aspettative, perché quello che desideriamo ci mette in attesa, ma quello che non immagineremmo mai, invece, ci cambia la vita.
Il romanzo è anche una grande partita a scacchi dove chi insegna è l’elemento fragile della famiglia. Alberto, il marito, si ritrova a ribaltare la propria vita per scoprire qualcosa che andava oltre quello che credeva di avere. 

Non volare via, di Sara Rattaro, è la storia di un amore che travolge nel momento della vita in cui non ti aspetti che lo faccia. 

Perché c’è un amore grande quello che ti spinge a sognare e quello che lascia una ferita dalla cicatrice formatasi troppo in superficie. Un amore irrisolto. Tu volevi qualcosa ma l’amore ti ha deluso portandoti via i sogni e quel futuro che era solo nella tua testa. E quando si riaffaccia nell’età matura, non riesci a dire di no, riallinei il tempo, perché quell’interruzione va colmata. 
Alberto fa proprio questo all’ombra della moglie Sandra, riallinea il passato al presente, mentre i figli crescono.
La sola cosa di cui sono certo è che mi ci sono voluti cinquant’anni per scoprire che gli eroi sono le persone che fanno le cose quando devono essere fatte, incuranti delle conseguenze. Ma anche che gli eroi sono persone piene di guai.
Ma l’amore può ferire? Anche quando pensavi che appartenesse a quel mondo solo dipinto di rosa e possibilità? Sì, ferisce chi abbiamo intorno. Quando tradire mette a repentaglio la stabilità con cui una famiglia viene costruita. 
Non volare via si basa sulla solidità ma anche sull’estrema fragilità di chi ha scoperto che la ferita deve rimanere all’aria per potersi cicatrizzare del tutto. E così l’amore, quello che resta nonostante tutto, è solo un ventre che si arrotonda cercando di portare alla luce qualcosa che si è spezzato. Una famiglia che trova una nuova forza. Una nuova nascita. Un marito e una moglie. Una partita a scacchi. E proprio quando distogli gli occhi dalla scacchiera, riesci a vedere la mossa giusta. 
Non volare via è una storia di famiglia. È una storia di tradimenti, di sogni e di un amore che cambia significato. E di rinascita, quando hai la voglia e la forza per accoglierla.


Non volare via

di Sara Rattaro
Garzanti
Narrativa
ISBN 978-8811687702
Cartaceo 7,43€
Ebook 6,99€

Sinossi
Matteo ama la pioggia. Gli piace sentirne il tocco leggero sulla pelle. Perché quello è l'unico momento in cui è uguale a tutti gli altri. Perché Matteo è nato sordo. Oggi è giorno di esercizi. La logopedista gli mostra un disegno con tre uccellini. Uno vola via. Quanti ne restano? La domanda è continua, insistita. Ma Matteo non risponde, la voce non esce, e nei suoi occhi profondi c'è un mondo fatto soltanto di silenzio. All'improvviso la voce, gutturale, esce: "Pecché vola via?". Un uccellino è volato via e Matteo l'ha capito prima di tutti. Prima della mamma, Sandra. Prima della sorella, Alice. È il padre a essere volato via, perché ha deciso di fuggire dalle sue responsabilità. All'inizio non era stato facile crescere il piccolo Matteo. Eppure tutti si erano fatti forza in nome di un comandamento inespresso: "Restare uniti grazie all'amore". Ma è stato proprio l'amore a travolgere Alberto, un amore perduto e sempre rimpianto. Uno di quei segreti del passato che ti sconvolge la vita quando meno te l'aspetti. E lo fa quando credi di essere al sicuro, perché sei adulto e sai che non ti può succedere. E che poi ti trascina nell'impeto di inseguire i tuoi sogni. Ma adesso Alberto ha una famiglia che ha bisogno di lui. Sandra, la donna che ha sacrificato tutto per il figlio. Alice, la figlia adolescente che sta diventando grande troppo in fretta. Ma soprattutto ha bisogno di lui Matteo, che vorrebbe gridare "Papà, non volare via.".

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Samantha Terrasi
Vivo tra Torino e Roma, dove sono nata. Mia nonna avrebbe voluto che mi chiamassi Maria Concetta, ma per fortuna mio padre di ritorno da un viaggio negli States mi ha chiamato Samantha, rigorosamente con la h. Formazione scientifica, una laurea in biologia molecolare per poi scegliere di tramandare il mio sapere agli studenti. Sono una professoressa di matematica e scienze senza occhiali e quando non mi trovo tra equazioni e studenti, scrivo.
Parole nel vento, Aletti Editore, 2012.
Ti aspetto, Lupo Editore.
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Un salto nel passato, di Franco Calzolari

Un salto nel passato, di Franco Calzolari

Un salto nel passato, di Franco Calzolari

Libri | Recensione di Samantha Terrasi. Un salto nel passato di Franco Calzolari, Montecovello, 2016. Un susseguirsi di descrizioni e fatti nella vita di una modesta famiglia di borgo.

Il romanzo breve di Franco Calzolari Un salto nel passato (Editore Montecovello, 2016) si accoccola sui contrafforti dell’Appenino Emiliano Romagnolo. È qui che le vicende hanno inizio. Un susseguirsi di descrizioni e fatti che ci conducono nella vita di una modesta famiglia di borgo.
Giuseppe e Leda sono persone integerrime, oneste, serie. Sono i pilastri della famiglia. Giuseppe è una quercia, stabile e forte. Vittorio è un bambino curioso a cui piace correre tra le mille avventure fra i boschi. Un giorno si trova ad assistere a una scena che segnerà la sua vita. Il pestaggio di una persona che all’inizio non riconosce. Si tiene tutto dentro e non racconta niente al padre Giuseppe e alla madre.
E poi, quello che sembrava un incubo solo notturno, si rivela anche nella realtà. Vittorio viene rapito.
Perché? Giuseppe e la sua famiglia non hanno pestato i piedi a nessuno.
Aspettano il ritorno di Alberto, fratello di Giuseppe. Ma proprio a questo punto comincia la grande prova da affrontare sia per il padre che per il figlio.
Giuseppe aveva ascoltato in silenzio quelle parole ma in tutta quella storia, c’era qualcosa di non chiaro che lo lasciava perplesso.
Vittorio e suo padre si troveranno a schivare più volte la morte, a sorvolare sulla paura.
Una narrazione che ci spinge all’interno del bosco intorno al borgo per farsi anche esso personaggio. Il bosco nasconde ma non è maligno. Anzi, come una madre protegge il piccolo Vittorio nel suo terribile incubo. A un certo punto ci si trova a respirare la stessa aria di ansia che prova Giuseppe cercando Vittorio rapito.


Nessuno capisce il motivo del suo rapimento e la storia si fa più intricata. 

Un giallo che tiene sospesi fino all’ultimo dialogo sul perché Vittorio sia finito nelle mani di due brutti ceffi. Una storia che scava nel piccolo Vittorio e nel grande Giuseppe la determinazione di potercela fare, ma allo stesso tempo ci mette di fronte alla disperazione. Se entrambi non ce l’avessero fatta? Il mondo li avrebbe di certo inghiottiti.
La determinazione, la forza. La caparbietà di essere come suo padre, di non arrendersi rende Vittorio un piccolo eroe. Il messaggio è testardo così come la volontà di Giuseppe.
Nessuno si arrende e il lettore esce dai boschi e ammira il borgo con un sospiro di gratitudine. Perché volere è potere anche quando abbiamo perso la speranza.
Ricordati che non ci si deve mai arrendere di fronte alle difficoltà, se vuoi raggiungere uno scopo è necessario lottare con determinazione, in caso contrario, avrai sempre dei problemi e non combinerai niente di buono nella vita.


Un salto nel passato

di Franco Calzolari
Editrice Montecovello
Narrativa
ISBN 9788867338757
Cartaceo: 14,90

Sinossi
Tra le colline più alte dell’Appennino Emiliano Romagnolo, alla fine dell’ultimo conflitto bellico, succedono alcuni avvenimenti che colpiranno profondamente, le popolazioni del luogo, già provate dagli orrori della guerra. Prima la scomparsa inspiegabile di un fratello, poi il rapimento di un figlio, costringeranno un semplice montanaro a trasformarsi in una sorta di detective, alla ricerca disperata del nascondiglio dove è tenuto prigioniero il figlio e nello stesso tempo della scomparsa del fratello. Dopo mille peripezie e colpi di scena, quest’uomo caparbio, riuscirà in parte a raggiungere il suo scopo, ma un ennesimo colpo di scena gli lascerà l’amaro in bocca.

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Samantha Terrasi
Vivo tra Torino e Roma, dove sono nata. Mia nonna avrebbe voluto che mi chiamassi Maria Concetta, ma per fortuna mio padre di ritorno da un viaggio negli States mi ha chiamato Samantha, rigorosamente con la h. Formazione scientifica, una laurea in biologia molecolare per poi scegliere di tramandare il mio sapere agli studenti. Sono una professoressa di matematica e scienze senza occhiali e quando non mi trovo tra equazioni e studenti, scrivo.
Parole nel vento, Aletti Editore, 2012.
Ti aspetto, Lupo Editore.
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L'espressionista tedesco Carl Lohse in mostra a Dresda

L'espressionista tedesco Carl Lohse in mostra a Dresda

L'espressionista tedesco Carl Lohse in mostra a Dresda

Arte | Di Samantha Terrasi. Carl Lohse, espressionista tedesco in mostra al museo Albertinum nel cuore di Dresda: un'esplosione di colore in tutte le sue forme.

überlebengroße Köpfe in aufschreckenden Farbkontrasten.
Se fossi una pubblicitaria, la userei per la mia campagna nel presentarvi le opere di questo pittore: Carl Lohse. Ora farò finta di prelevarvi ad uno a uno e vi immergerò nella stupenda cornice dell’Albertinum a Dresda. 
Cosa ci faccio a Dresda? Questa è una lunga storia ma non così lunga come la nascita del museo nel cuore della capitale della Sassonia. Oltre ad ospitare uno spaccato di pittura fino ai giorni nostri, ha il piacere di presentare la personale dell’espressionista tedesco Carl Lohse.
Le sue immagini sono una testimonianza impressionante dell'umore di un artista molto sensibile nel periodo del primo dopoguerra dominato soprattutto dalla crisi. Crisi che abbiamo imparato a conoscere a cicli continui nella storia e dove c’è dramma, c’è storia. E in questo caso studio e pittura.
Teste più grandi del normale in sorprendenti contrasti di colore. 
Eccovi svelata la frase con cui ho cominciato a scrivere.
Quello che più ci colpisce è proprio questo essere trasportati in un universo di colori e contrasti. Non ci sono sfumature della stessa tinta, bensì schiaffi imponenti di colori freddi e caldi che delimitano le superfici, danno ombra, delineano paesaggi che gli occhi rubano con avidità scegliendo tinte del rosa o dell’arancio. O ombreggiature verdi.
È come ripercorrere l’espressionismo e avvicinarci al futurismo e al cubismo in una sola mostra. Ci si rende conto di quanto la vita di un artista sia ricca dai suoi paesaggi che vanno in tutte le direzioni fino all’astrattismo.

È come ripercorrere l’espressionismo e avvicinarci al futurismo e al cubismo in una sola mostra. Ci si rende conto di quanto la vita di un artista sia ricca dai suoi paesaggi che vanno in tutte le direzioni fino all’astrattismo.

Quando le forme incrociano le linee e il colore attrae invece di delimitare, un autore può concedersi qualsiasi lusso. È come uno scrittore che dopo lunghe e minuziose descrizioni comincia a far parlare i propri personaggi attraverso le azioni. I propri pensieri. Ogni cosa si muove secondo un preciso motivo.


Cosa mi ha colpito? La disposizione ampia e spaziale dei quadri in sale dalle pareti bianche. Quadri provenienti per lo più da collezioni private, si alternano come deliziosi cioccolatini in una scatola confezionata all’occorrenza per contenere tutti i possibili gusti. E Dresda sa confezionare cioccolatini in scatole dorate. La luce diffusa e leggera ha risaltato ogni singolo incontro con l’artista. Un libro di racconti a cui non si può dare un inizio e una fine. Esplosione di colore in tutte le sue forme. Energia a cui non ho potuto sottrarmi. 
Per chi non può venire a Dresda, un vero peccato, consiglio di visitare il link dell’Albertinum, per chi invece volesse farsi un giro, la mostra finisce il 15 aprile.
Tornerò ancora a parlarvi dell’Albertinum e delle sue mostre, ma anche di chi abita, pittori e scultori intendo, le altre grandi sale. La vostra Inviata speciale a Dresda, per ora vi saluta, ma vi porterò ancora con me nelle tante vie di questa città. Vi parlerò della sua arte, della musica agli angoli delle strade. Della neve che non arriva copiosa e dell’alba che quando non ci sono le nuvole, appare prepotente all’orizzonte macchiando il cielo di rosa.


Samantha Terrasi
Vivo tra Torino e Roma, dove sono nata. Mia nonna avrebbe voluto che mi chiamassi Maria Concetta, ma per fortuna mio padre di ritorno da un viaggio negli States mi ha chiamato Samantha, rigorosamente con la h. Formazione scientifica, una laurea in biologia molecolare per poi scegliere di tramandare il mio sapere agli studenti. Sono una professoressa di matematica e scienze senza occhiali e quando non mi trovo tra equazioni e studenti, scrivo.
Parole nel vento, Aletti Editore, 2012.
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Il treno dell’ultima notte, di Dacia Maraini

Il treno dell’ultima notte, di Dacia Maraini

Il treno dell’ultima notte, di Dacia Maraini

Libri | Recensione di Samantha Terrasi. Il treno dell'ultima notte, di Dacia Maraini, Rizzoli, 2009. Pagine afflitte di un romanzo intimo e solitario, il girone infernale di Auschwitz- Birkenau, il senso della catastrofe e dell'abisso del Novecento, la speranza incoercibile di un mondo diverso.

Si può morire senza morire? Si può perdere se stessi senza perdere il proprio corpo?
Una giornata della memoria non basta. Da quando la mia vita ha intrecciato quella della storia tedesca, mi sono sempre chiesta cosa si provasse a parlare di storia, proprio qui, dove il nazismo ha preso piede. Qui dove la storia l’hanno costruita e subita.
Nel ricordare i milioni di ebrei e non solo caduti sotto l’ascia del nazismo, entro anche in punta di piedi in un libro di Dacia Maraini, Il treno dell'ultima notte, che è ben oltre una testimonianza. È la confluenza di due storie, quella personale di Amara ed Emanuele, due bambini divisi dalla guerra e quella della Storia che si fa prepotente, assurda, tragica, presente in tutta la sua forza.
Il ricordo struggente della seconda guerra mondiale e dell’olocausto si scontra dieci anni dopo con la ribellione dell’Ungheria. Il tutto viene condensato su un treno, metafora di un viaggio, il primo che Amara compie per Auschwitz, luogo dove cerca informazioni sullo scomparso Emanuele.
Amara la guarda incuriosita. Dopo i primi momenti di ostilità le pare di vederla un poco più distesa. Forse non le dispiace che si parli di lei, che le si facciano domande. Sta sempre sola. Le viene in mente che potrebbe cominciare un nuovo articolo per il suo giornale con questa constatazione di Frau Morgan: gli uomini sono tutti morti. Come fanno le vedove, le figlie, le sorelle dei soldati uccisi in guerra?
Vuole ritrovarlo, lui gli è apparso in sogno e le ha detto di cercarlo, e così comincia un lungo passaggio all’interno delle vite che l’hanno segnata e di quelle nuove che incontra nel suo percorso. La Storia grande e la storia piccola della sua vita si intrecciano. Le rotaie non sono che un tragitto da percorrere. Vienna, città a nudo e depredata, fa da fulcro. Budapest che le farà vivere la storia della rivoluzione ungherese. La guerra fredda che domina dopo l’eccidio nazista l’altra faccia della Storia che non conosciamo mai così a fondo.

Amara dal cuore così dolce si troverà trasportata dove non avrebbe mai immaginato. 

Emanuele un ricordo, un bambino, un amore troppo immaturo che è rimasto incollato alle parole di lettere ormai troppo consumate dalla lettura. Eppure nella sua ricerca, Amara conoscerà la verità non solo sulla sua scomparsa ma anche sulla sua vita.
Intorno a lei i personaggi di un Europa ricucita e rifatta poi a brandelli che si ostinano a cercare la libertà, si sposteranno cercando di prendere posizione. La fame che incombe su tutti come una dannazione cuce i giorni di scoperta e di verità.
L’olocausto che non è ancora un lontano ricordo, segna le pagine afflitte di un romanzo intimo e solitario. Alla lettura dei campi di concentramento si può solo pregare. La sensazione è però quella di non scendere mai da quel treno. In un’ultima lunga notte che porterà alla verità. Al giorno dopo.
Non c’è una stazione di arrivo e non c’è stazione di partenza. Solo un perverso correre verso un ignoto giocoso e irreale.


Il treno dell’ultima notte

di Dacia Maraini
BUR Rizzoli
Narrativa storica
ISBN 978-8817061247
ebook 6,99€
cartaceo 8,92€

Sinossi
Emanuele è un bambino ribelle e pieno di vita che vuole costruirsi un paio di ali per volare come gli uccelli, si arrampica sui ciliegi e si lancia in bicicletta giù per le strade sterrate. Ma tutto ciò che resta di lui è un pugno di lettere e un quaderno nascosto in un muro nel ghetto di Lodz. Per ritrovare le sue tracce, Amara, l'inseparabile amica d'infanzia, attraversa l'Europa del 1956 su un treno che si ferma a ogni stazione, ha i sedili decorati con centrini e puzza di capra bollita e sapone al permanganato. Visita sgomenta i resti del girone infernale di Auschwitz- Birkenau, percorre le strade di Vienna alla ricerca di sopravvissuti, giunge a Budapest mentre scoppia la rivolta, e trema quando i colpi dei carri armati russi sventrano i palazzi. Nella sua avventura, e nei destini degli uomini e delle donne con cui si intreccia la sua vita, si rivela il senso della catastrofe e dell'abisso in cui è precipitato il Novecento, e insieme la speranza incoercibile di un mondo diverso.

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Samantha Terrasi
Vivo tra Torino e Roma, dove sono nata. Mia nonna avrebbe voluto che mi chiamassi Maria Concetta, ma per fortuna mio padre di ritorno da un viaggio negli States mi ha chiamato Samantha, rigorosamente con la h. Formazione scientifica, una laurea in biologia molecolare per poi scegliere di tramandare il mio sapere agli studenti. Sono una professoressa di matematica e scienze senza occhiali e quando non mi trovo tra equazioni e studenti, scrivo.
Parole nel vento, Aletti Editore, 2012.
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Intervista a Renato Magistro, editore di Leima

Intervista a Renato Magistro, editore di Leima

Intervista a Renato Magristro, editore di Leima

People | A cura di Samantha Terrasi. Renato Magistro, editore di Leima: «Tutti i libri che pubblico sono il risultato di una mia scelta personale».

Edizioni Leima è… una lunga storia
Poche parole che aprono il sito della casa editrice Edizioni Leima, che fonda le sue radici sulla storica legatoria di famiglia. Oggi abbiamo il piacere di ospitare Renato Magistro, uomo ed editore della Leima. 

Buongiorno Renato e benvenuto. Se ti dovessi “presentare” quale libro sceglieresti?
Non saprei scegliere. Tutti i libri che pubblico sono il risultato di una mia personale valutazione. Io pubblico solo quello che mi piace e mi appassiona.

Noi ci siamo incontrati virtualmente il 19 ottobre 2016, attraverso il BRA Day (giornata della ricostruzione mammaria dopo un tumore al seno), organizzato dall’ospedale Gemelli. In quell’occasione, io avevo scritto un racconto che poi è stato pubblicato nella raccolta Quelle BRAve Ragazze, un’antologia che nasce da una consapevolezza importante: diffondere parole e coraggio attraverso la lettura. Cosa ti ha colpito di più di quell’iniziativa? A distanza di più di un anno è ancora un punto di riferimento?
Quello che mi ha colpito di più è leggere il coraggio di donne che non hanno paura di dare un nome alla loro malattia, di non considerarla tabù e di condividere la loro esperienza a beneficio delle altre. Per queste ragioni, penso che il libro sia sempre un punto di riferimento, in quanto attuale. È importante parlarne e diffondere una cultura della prevenzione.

Edizioni Leima nasce da un’idea, un sogno o è un progetto che ha radici profonde?

Edizioni Leima nasce da un sogno nel cassetto che è maturato nel tempo e mi ha consentito di trasformare una passione in un lavoro che amo.

Mio padre è di Altofonte. Le mie estati erano lì, tra le zie che cucinavano e parenti dai nomi tutti uguali. Palermo l’ho scoperta da grande, città di cultura antica e nuove riscoperte. Quale messaggio vorrebbe “lasciare in eredità” o trasmettere Edizioni Leima alla città? Se ce ne è uno, naturalmente.
Il messaggio è quello di non lasciarsi sopraffare, di smantellare l’idea che dalle nostre parti vige la regola del “calati juncu ca passa la china”. Bisogna reagire, sbracciarsi, prendere coscienza della nostra ricchezza e delle nostre capacità e agire.

Cosa rappresenta Palermo per te?
Il luogo da cui partire e il luogo a cui tornare.

Quali i libri che avete pubblicato sono legati alla città?
Tanti, in particolare “Palermitando” e “Anima di polvere” di Fabio Ceraulo; “Acquasanta” di Valentina Gebbia; “Il vurricatore” del poliziotto della catturandi IMD. Più in generale alla Sicilia “Il siciliano. Dizionario etimologico” di Rosario Sciangola e, di prossima uscita in libreria, “Ricette di una famiglia siciliana. Storie di grandi abbuffate e solenni arrabbiature”.

Leima edizioni - titoli, Libri

Un angolo di Palermo che narra una storia o un aneddoto che vorresti raccontare ai lettori.
Piazza tredici vittime. A Palermo in pochissimi sanno perché questa piazza abbia questo nome. In “Anima di polvere” si racconta la storia di una delle tredici vittime che prese parte alla rivolta della Gancia e alle attività che segnarono il Risorgimento palermitano.

Un autore che in questi anni ti ha lasciato qualcosa di importante attraverso le sue parole.
Posso dirne due?
[Certo!]
Il professore Francesco Alberoni e il professore Franco Cordero. Due grandi autori, con due stili diversi che però hanno avuto il coraggio di sposare il mio progetto e sono prodighi di buoni consigli. Ancora oggi sono lusingato e molto orgoglioso di potermi rapportare a loro.

Se tornassi indietro quale percorsi cambieresti?

Nessuno. Anche gli errori ci hanno fatto crescere. Se dovessimo guardare indietro avremmo gli occhi nella nuca.

Un proverbio che ti ripeteva sempre tuo nonno.
Non un proverbio, ma una citazione: “Volli, sempre volli, fortissimamente volli”.

I dialetti, lingue che si tramandano come le ricette. Il Siciliano con le sue mille sfumature, secondo te, andrebbe insegnato nelle scuole?
Assolutamente sì. Anche perché il nostro Siciliano avrebbe tutti i requisiti per essere lingua. La Sicilia è l’unica regione a statuto speciale cui non è riconosciuta la propria lingua che ha una sua grammatica e una sua morfologia. Il dizionario etimologico di Rosario Sciangola illustra tutte le regole del nostro dialetto e attraverso l’etimo dei termini è possibile apprezzare quanta influenza abbiano avuto le dominazioni che si sono susseguite nella nostra terra.

La “nostra terra” è un immenso patrimonio, ma torniamo alla casa editrice. Piccola e media editoria, un bilancio di questo 2017, secondo Leima. Le statistiche parlano sempre di sempre meno lettori, qualche anno fa si parlava di troppi scrittori e pochi lettori, cosa è cambiato? Se è cambiato qualcosa. 
Purtroppo è cambiato poco. Suggerirei a chi vuole fare lo scrittore di diventare prima di tutto lettore. Il problema è che sono troppe anche le case editrici a pagamento che non sono selettive e pertanto non aiutano chi coltiva il sogno di diventare scrittore. 

Siete stati presenti alla fiera di Roma? E andrete anche al Salone di Torino?
A Roma quest’anno sono andato da turista e da lettore. Saremo al Salone di Torino come abbiamo già fatto in passato e al Book Pride di Milano.

Un sogno che hai tatuato dentro e a cui non rinunceresti mai.
Vedere i libri della mia casa editrice tradotti all’estero. Gli altri, quelli personali, li tengo per me!

E su questo meraviglioso spaccato della Edizioni Leima e al suo “uomo” Renato, auguriamo tanta passione e tanta voglia ancora di stupire il mondo dell’editoria. Perché la passione muove mari e monti. Grazie Renato.


Samantha Terrasi
Vivo tra Torino e Roma, dove sono nata. Mia nonna avrebbe voluto che mi chiamassi Maria Concetta, ma per fortuna mio padre di ritorno da un viaggio negli States mi ha chiamato Samantha, rigorosamente con la h. Formazione scientifica, una laurea in biologia molecolare per poi scegliere di tramandare il mio sapere agli studenti. Sono una professoressa di matematica e scienze senza occhiali e quando non mi trovo tra equazioni e studenti, scrivo.
Parole nel vento, Aletti Editore, 2012.
Ti aspetto, Lupo Editore.
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[Libri] Gli eroi imperfetti, di Stefano Sgambati, recensione di Samantha Terrasi

[Libri] Gli eroi imperfetti, di Stefano Sgambati, recensione di Samantha Terrasi

[Libri] Gli eroi imperfetti, di Stefano Sgambati - recensione, libri, scrittori

Gli eroi imperfetti, di Stefano Sgambati, Minimun Fax, 2014. Una storia oscura e sensuale, che mescola giallo, eros e romanzo di formazione, una luce sulle paure, i desideri e le speranze che pulsano sotto l’apparente normalità di tutti noi.

Gli eroi. Una classe di uomini e donne dai super poteri. Ma chi li definisce eroi? Tutti quelli che rimangono in attesa di un cambiamento così drastico e repentino che rimane solo una volontà nella loro testa? Per Stefano Sgambati gli eroi sono altro. O altri. Si fanno peso dei desideri e le aspettative di tutti e si lanciano giù nelle vite degli altri dai palazzi insormontabili delle coscienze per dirigersi proprio lì dove serve. Gli eroi salvano, ma gli eroi sono davvero perfetti?

Non abbiamo mai avuto amici non sposati. Che si sappia i nostri amici sposati non hanno amici che non siano sposati. È una setta.

Loro sono una piccola setta che non accoglie il diverso. Non hanno figli i protagonisti, non li hanno voluti e quando fanno entrare un uomo non sposato nella loro casa, tutto diventa fragile. Gaspare, lo specchio dove si riflettono marito e moglie, si incrina fino a frantumarsi.

Non mi piacciono le complicazioni. Gestiamo questa attività e proviamo a non farci troppo male.


L’equilibrio è la prima regola di questo libro. Un equilibrio che non vuole spostarsi, rimane immutato anche nel suo essere un equilibrio grigio, non diventa mai né bianco né nero. Vuole essere neutrale come la coppia che si nasconde nelle proprie pieghe di solitudine. Sa essere ben ancorata finché l’equilibrio non è più una parola o una ricetta e diventa una discesa. Si cade giù. Si precipita. Ma il mantello del super eroe quando viene dato, e da chi? È un volo libero. Ogni accelerazione dello schema cambia il tempo di percezione.

Mia moglie ha ricominciato a dipingere dopo dieci anni.

Questo stirare con le mani una tovaglia a lungo tenuta stropicciata è il mancorrente di tutto il libro. 

Mantenere le proprie curve che tendono a diventare linee rette. È un lento esondare fuori dai confini tra le righe del non detto.

La scrittura è una delle cose più forti che rimangono di una persona morta; una fotografia è solo una rappresentazione, una mediazione; un vestito, un oggetto niente ha la potenza di una calligrafia.

Quel contatto fisico è l’approssimazione più vicina per Irene al corpo di sua madre. È la contrapposizione di una giovane ragazza con il ricordo di sua madre a stabilire la misura in cui i due protagonisti si muovono nella loro vita. È l’utero delle cose, e Irene cosa fa? Beve nei suoi ricordi. Un figlio è nato figlio e lo dice alla finestra che si apre sempre sulla stessa strada.
Gli eroi però si preparano a stabilire chi sono. Gaspare che si insinua dentro la vita di tutti. Irene, sua figlia e Matteo, l’uomo di passaggio, che combattono una guerra davanti a un altro specchio. L’ennesimo. Non si può confondere il problema con la soluzione. È quello che fanno i drogati. Se tutti fossimo in grado di sederci negli occhi degli altri vedremmo qualcosa che solo gli eroi sanno.
Ma i veri eroi non si lanciano dal palazzo con il mantello e salvano l’umanità dalla distruzione. Gli eroi tornano a casa, nella stessa casa da dove vorrebbero fuggire. Ed ecco che i personaggi vengono risucchiati dal fiume che scorre sotto le loro finestre e che ormai gonfio, dopo le grandi piogge, li rivomita. Li risistema all’interno delle loro righe e li fa interagire con le loro paure.

Io ho bisogno tutti i giorni di un inibitore selettivo della ricaptazione della seratonina. Ecco di cosa ho bisogno, non di altro. Lo sai che significa? Significa che non potrai amare nemmeno se ti amassi. Significa che non lo riconoscerei, l’amore. È più chiaro adesso?


Gli eroi imperfetti

Un uomo anziano dai modi fini e studiati, di nome Gaspare, durante un classico «gioco della verità» al termine di una cena tra amici racconta un segreto che riguarda sua moglie, il cui cadavere fu trovato nel Tevere anni prima. La verità è talmente sconvolgente che la routine di due commensali (un vinaio e sua moglie) va in crisi per il semplice fatto di averla ascoltata. Chi non è al corrente di come sono andati i fatti è invece Irene, la figlia di Gaspare, una ragazza affascinante e problematica, il cui unico modo per sfuggire al malessere che la attanaglia da quando è piccola sembra quello di condurre una vita sessuale senza regole né gerarchie. Peccato che di Irene si innamori Matteo, un libraio che lavora a pochi metri da casa di lei, deciso a tutto pur di portarla verso una relazione stabile, persino a scoperchiare la terribile verità che circonda la morte di sua madre. 
Gli eroi imperfetti è una storia oscura e sensuale, che mescola giallo, eros e romanzo di formazione, popolata da personaggi le cui vite si intrecciano illuminando in modo indimenticabile le paure, i desideri e le speranze che pulsano sotto l’apparente normalità di tutti noi.

di Sgambati Stefano | Minimum Fax | Narrativa
ISBN 978-8875215682 | ebook 3,99€ | cartaceo 12,75€


Samantha Terrasi - Gli scrittori della porta accanto

Samantha Terrasi
Vivo tra Torino e Roma, dove sono nata. Mia nonna avrebbe voluto che mi chiamassi Maria Concetta, ma per fortuna mio padre di ritorno da un viaggio negli States mi ha chiamato Samantha, rigorosamente con la h. Formazione scientifica, una laurea in biologia molecolare per poi scegliere di tramandare il mio sapere agli studenti. Sono una professoressa di matematica e scienze senza occhiali e quando non mi trovo tra equazioni e studenti, scrivo.
Parole nel vento, Aletti Editore, 2012.
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[FotografiA] Cristian Palmieri, il fotografo che ritrae la donna moderna "Fuori dall'ombra", di Samantha Terrasi

[FotografiA] Cristian Palmieri, il fotografo che ritrae la donna moderna "Fuori dall'ombra", di Samantha Terrasi



Cristian Palmieri, fotografo, e il suo nuovo progetto Fuori dall'ombra: «Non è un progetto che vuole trattare di violenza ma rappresentare la donna per ciò che è, il suo essere, un modo per dire “io esisto e sono capace”».

Come si legge sul suo sito web, Cristian Palmieri è un fotografo figlio d’arte.
Inizia ad assistere il papà fotografo fin dall’età di 8 anni. Studente di terza media, in occasione della gita scolastica riceve in prestito la Rolleiflex del padre e se ne innamora.

Buongiorno Cristian e grazie di essere qui tra noi. Di solito si chiede sempre a un artista di parlare di sé, io invece vorrei cominciare partendo dalle tue opere. Le tue fotografie. Cosa raccontano? Quale storia ci vuoi mostrare?
Noi fotografi non dobbiamo apparire, non è importante chi sono ma è giusto porre l'attenzione su ciò che faccio nel caso specifico parlo di donna, la donna moderna, quella che incontro in strada o che per qualsiasi motivo ha incrociato la mia esistenza.
Sebbene negli ultimi anni abbia preso a cuore la vita delle donne io nasco paesaggista e amo i reportage e a dire il vero fino ad alcuni anni fa non ho mai fotografato persone e tendevo ad escluderle dalle mie inquadrature tanto ero sfiduciato dal prossimo. Oggi la mia crescita personale e le mie esperienze mi hanno portato a rivedere molti pregiudizi e la mia attenzione si è spostata sul genere umano in tutte le sue varie sfaccettature. Che sia forma del corpo, o forma dell'anima la persona è diventata il punctum della mia fotografia.

Il tuo progetto Fuori dall’Ombra cosa rappresenta? Come è nato? E’ una tua idea o il frutto di una collaborazione?
Come spesso accade per i miei progetti, Fuori dall'ombra è nato per caso. Lavoravo ad una storia che raccontava la falsa e presunta emancipazione della donna, una storia ironica realizzata con quattro diverse donne legate in qualche modo dal mondo dell'arte e della cultura (Una porta, una finestra, due mura).
La storia di una di queste donne mi aveva colpito in modo particolare. Era una donna davvero forte di carattere, madre separata con una figlia dolcissima ed intelligente. La sua vita era una lotta continua con il mondo e l'ho ammirata da subito. Per rappresentare una donna così non mi era sufficiente un solo scatto, ce ne sarebbero voluti decine e così l'ho ripresa mediante un trittico che la rappresentasse da capo a piedi. Sviluppando l'idea ho cercato di mettere in risalto le tre parti del nostro corpo dove risiedono i nostri tre cervelli principali (ebbene sì, abbiamo tre cervelli autonomi e indipendenti): testa, busto, pancia; cervello, cuore, stomaco; ragione, passione, istinto.
Per finire le mani presenti in ogni scatto che, dopo lo sguardo, completano con il loro dire il ritratto della modella di turno.
Sia ben chiaro che non è un progetto che vuole trattare di violenza ma vuole rappresentare la donna per ciò che è, il suo essere, un modo per dire “io esisto e sono capace”. Non ho fatto altro che dare voce attraverso la fotografia alla donna moderna.

Cristina Palmieri, fotografie dal suo progetto Fuori dall'ombra

Dove vuole arrivare? Può davvero “la fotografia” arrivare così lontano, secondo te?
Il mio desiderio è sensibilizzare più persone possibili e la fotografia è un mezzo immediato e d’impatto. Non è possibile rimanere impassibili di fronte alle mie opere che sono di dimensioni 100 x 150 cm e sovrastano l’utente che si immerge nella dimensione delle 50 donne ritratte e che probabilmente non vedrà allo stesso modo la donna della porta accanto o la compagna di una vita.

Tu come fotografo cosa hai cercato nelle donne? Perché hai scelto il bianco e nero? Quanto tempo è durata la tua ricerca?
Al di là della ricerca tecnica e sociologica, la bellezza del lavoro è che io non mi aspettavo e non cercavo nulla dalle ritrattate. Sono stati momenti di una emozione unica e mi sono lasciato trasportare dai loro racconti e dalle loro storie. Ogni immagine una storia da raccontare, una ragnatela di vite che ho avuto la fortuna di ascoltare senza giudizi e pregiudizi. In questi 7 anni di studio ho solo ricevuto e quando ho potuto ho anche donato ma di gran lunga è la mia persona che ci ha guadagnato.
La tecnica di un bianco e nero fortemente contrastato è dovuta ad una scelta legata al binomio luce-ombra oltre a voler mettere in risalto l'essenza dell'immagine, inoltre il colore avrebbe certamente distolto l'attenzione dal minimalismo da me ricercato e condizionato gli scatti al momento della ripresa, condizionamento dovuto alla scelta degli abiti da parte della volontaria di turno.

L’esigenza di dare voce alle donne. È ormai un’esigenza sempre più marcata. Le donne sono dappertutto, ma c’è qualcosa che ci sfugge o che non prendiamo in considerazione, perché la violenza le schiaffeggia giornalmente. Cosa manca davvero in questa società? Se manca qualcosa, naturalmente.
Tante cose sono state fatte se pensiamo alla situazione femminile di qualche secolo fa o addirittura qualche decennio fa. Differenze tra uomo e donna ci sono ed è giusto che ci siano ma ciò che ancora si fatica a capire è che la dignità ed il rispetto non hanno genere. Vedo poca partecipazione degli uomini nelle varie manifestazioni pro donna ed in questo l'uomo merita più di una tirata d' orecchie. Anche se nelle migliori intenzioni e con l'animo giusto l'uomo non vuole lottare, è pigro quando si tratta questo tema.
Bisogna urgentemente partire dalle nuove generazioni, sono loro la nostra speranza e non dobbiamo buttarle nella società allo sbaraglio. Penso sia urgente agire dentro le scuole e direttamente nelle famiglie.
La repressione è un cerotto piccolo su una ferita molto grande ma necessaria in questo periodo storico.

Cosa ti ha emozionato di più in questo progetto? C’è qualcosa che ti ha fatto piangere? Una storia che ti è rimasta impressa?

Un’emozione che credo di non aver mai provato in vita mia è stata il giorno dell'inaugurazione della prima uscita del progetto con la mostra realizzata a Montepagano lo scorso anno. Duecento persone che hanno ascoltato quello che avevo da dire, le performance dei poeti e delle danzatrici che hanno accompagnato quell'evento mi hanno fatto scappare qualche lacrima di gioia. Io non piango oramai da alcuni decenni e ancora oggi ho il cuore a mille per quello che ho provato quel giorno.
Per quel che riguarda le storie delle donne da me ritrattate, sarebbe davvero riduttivo soffermarmi su una sola di esse. Sono stato fortunato nell'aver conosciuto persone splendide e solo per il fatto di avermi fatto entrare in casa senza neanche conoscermi è stato motivo di orgoglio per me.
Una curiosità che mi sento di raccontare è quella relativa a due turiste tedesche che hanno visitato la mia mostra e che dopo mi hanno chiesto di poter essere ritratte ed entrare nel progetto. Non parlavano italiano e poco inglese ma hanno recepito il messaggio immediatamente guardando solo le opere al muro. Bello, no?

Cristina Palmieri, fotografie dal suo progetto Fuori dall'ombra - Intervista al fotografo

La foto che porteresti sempre con te.
Non una ma una serie di foto sono tra le mie preferite, ”Io non ho mani che mi accarezzino il volto” di Mario Giacomelli. Poesia in immagini utilizzando esclusivamente due colori: bianco e nero.

Un libro che rileggeresti mille volte.
Il piccolo principe e Le avventure di Tom Sawyer.

Un film che ti ha dato la possibilità di riflettere.
Million dollar baby, ancora oggi ci rifletto e ammetto che non ho il coraggio di rivederlo.

Cosa volevi fare da bambino e ora guardandoti allo specchio, quel bambino che eri, è felice?
Da bambino volevo solo crescere, non avevo tante speranze o sogni da realizzare, volevo diventare adulto. Fin da piccolo ho vissuto alla giornata e devo dire che questo mi ha aiutato a superare tante delusioni ma allo stesso tempo accontentarmi di tante piccole cose quotidiane. Attualmente sono felice di me e di quello che ho. Forse perché la sindrome di Peter Pan non mi abbandona mai.

Se dovessi scegliere una favola cosa racconteresti?
Forse Peter Pan? Sì, Peter Pan.

Un sogno, perché senza sogni non riusciamo a costruirci un futuro.
Quando non ci sarò più spero che le mie immagini mi sopravvivano. Spesso mi soffermo a pensare sul fatto che quello che realizzo ora potrà essere di stimolo per altri in futuro.

Un monito per chi legge.
Non prendetemi troppo sul serio, ma prendetevi sul serio. Quello che dico io poco importa se non lo si sente di persona.

Una frase che ti tatueresti.
Non amo i tatuaggi su di me anche se mi piacciono sul corpo degli altri ma se dovessi fare una pazzia scriverei “Grazie di esistere” dedicato a mia moglie ed ai miei figli.

I tuoi prossimi progetti.
Ho in corso un paio di progetti, il primo vedrà la luce ad aprile del 2018 e sarà una vera e propria installazione fotografica dedicata alla memoria ed ai ricordi. Il secondo progetto invece sarà molto più impegnativo e forse impiegherà anni prima che si realizzi del tutto poiché si tratta di una ricerca mediante ritratti relativi ad un luogo a me caro che si sta spopolando sempre più.
Inoltre non dimentico Fuori dall'ombra che non abbandonerò mai finché le forze me lo permetteranno.

Grazie mille, per averci raccontato qualcosa di te e del tuo lavoro.

Fotografie di Cristan Palmieri - Donne, ritratti



Samantha Terrasi
Vivo tra Torino e Roma, dove sono nata. Mia nonna avrebbe voluto che mi chiamassi Maria Concetta, ma per fortuna mio padre di ritorno da un viaggio negli States mi ha chiamato Samantha, rigorosamente con la h. Formazione scientifica, una laurea in biologia molecolare per poi scegliere di tramandare il mio sapere agli studenti. Sono una professoressa di matematica e scienze senza occhiali e quando non mi trovo tra equazioni e studenti, scrivo.
Parole nel vento, Aletti Editore, 2012.
Ti aspetto, Lupo Editore.
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