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Giornata mondiale della salute mentale: 5 libri raccontano le zone d'ombra della psiche

Giornata mondiale della salute mentale: 5 libri raccontano le zone d'ombra della psiche

Giornata mondiale della salute mentale: 4 libri raccontano le zone d'ombra della psiche

Professione lettore Di Stefania Bergo. Il 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale. I libri possono essere d'aiuto quando sono rifugi, specchi o chiavi per comprendere meglio noi stessi e gli altri. Ma rimane fondamentale prenderci cura delle ombre della nostra psiche rivolgendoci agli specialisti, ricordando che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma di forza.

Il 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale, un’occasione per riflettere su un tema ancora troppo spesso avvolto da tabù e pregiudizi: il diritto di ogni persona a stare bene, non solo nel corpo, ma anche nella mente.
Parlare di salute mentale significa parlare di fragilità, ma anche di resilienza, empatia e consapevolezza. Significa riconoscere che il dolore psicologico non è una colpa, ma una parte dell’esperienza umana, che merita ascolto e comprensione.
La letteratura, con la sua capacità di dare forma alle emozioni e di scavare nell’intimità delle persone, è sicuramente uno degli strumenti più potenti per richiamare l'attenzione sulle zone d'ombra della psiche. Perché i libri possono essere rifugi, specchi o chiavi per comprendere meglio noi stessi e gli altri.
Di seguito, cinque titoli con un comune fil rouge: la rappresentazione autentica della mente umana nei suoi chiaroscuri, la lotta contro il dolore e il tentativo di ricomporre ciò che si è spezzato. Con un solido invito a prenderci cura delle nostre ombre rivolgendoci a specialisti che sappiano metterle in luce, ricordando che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma di forza.
  1. Divina Mania di Giovanna Pandolfelli: un romanzo che trasforma il tema della salute mentale in una riflessione poetica e profonda sulla normalità, la diversità e il significato stesso della parola “cura”.
  2. La Madre del Vento di Emma Fenu: un viaggio nella mente ferita e nella memoria ancestrale, un libro che accompagna il lettore dentro le zone d’ombra della psiche.
  3. Il tesoro dentro di Elena Genero Santoro: un romanzo che parla di fragilità, rinascita e della complessità della mente umana.
  4. In the end di Rosanna Costantino: Chester Bennington e la battaglia invisibile per la salute mentale.
  5. Un tempo straniero di Maria Lidia Petrulli: un thriller malinconico che scava nei meandri di una mente frammentata.


Divina Mania di Giovanna Pandolfelli: un romanzo che trasforma il tema della salute mentale in una riflessione poetica e profonda sulla normalità, la diversità e il significato stesso della parola “cura”.

Divina Mania

Divina Mania

di Giovanna Pandolfelli
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
Copertina flessibile | 226 pag
ISBN 9791254587027
cartaceo 14,00€
ebook 2,99€

“Oggi, col senno di poi, avrei voluto che mia nonna mi insegnasse a non dire mai ‘normale’...” scrive la narratrice, riassumendo in una frase l’essenza del libro: la necessità di ripensare il concetto di normalità, di accettare che ogni mente ha il suo modo unico di sentire, ricordare, vivere.
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, questo romanzo risuona come un atto d’amore verso la diversità della mente. È una storia che ricorda come la normalità sia spesso solo una convenzione, e come dietro le mura della sofferenza si nascondano spesso più verità, sensibilità e creatività che nel mondo esterno.
Ci sono libri che raccontano la follia con pietà, altri con paura o distanza. Divina Mania di Giovanna Pandolfelli la guarda con tenerezza, la tocca, la ascolta, la lascia parlare. Ambientato nella Palermo degli anni Sessanta, tra i viali assolati e le mura imponenti della Real Casa de’ Matti, l’antico ospedale psichiatrico della città, questo romanzo trasforma il tema della salute mentale in una riflessione poetica e profonda sulla normalità, la diversità e il significato stesso della parola “cura”.
Attraverso gli occhi di una bambina, nipote della direttrice della struttura, il lettore entra in un mondo sospeso, dove i confini tra “normale” e “folle” si dissolvono. La piccola protagonista gioca nel giardino dell’ospedale, ascolta le storie degli ospiti e impara presto che la differenza tra dentro e fuori è solo un’invenzione fragile. Le persone che incontra non sono “malati” ma anime che cercano un linguaggio nuovo per raccontarsi. Ognuno porta una ferita, una storia di esclusione, ma anche una scintilla di umanità che illumina il mondo della bambina.
La figura di Donna Rosaria, la nonna e direttrice, rappresenta la tensione verso una nuova idea di psichiatria: quella che, qualche anno dopo, avrebbe trovato voce nella legge Basaglia e nel superamento dei manicomi. Attraverso la sua azione concreta e compassionevole – fatta di lavoro manuale, arte e relazioni – il romanzo racconta il momento di passaggio da un sistema di reclusione a uno di cura umana e condivisa.
Divina Mania è una celebrazione dell’empatia come forma di resistenza. Nelle sue pagine non c’è solo la memoria di un tempo in cui la follia veniva nascosta, ma anche un invito a guardare oltre le etichette, a capire che la salute mentale è un equilibrio dinamico, fragile e comune a tutti. Giovanna Pandolfelli restituisce voce e dignità a chi, per troppo tempo, ne è stato privato, facendo emergere una verità disarmante: la follia è parte integrante dell’esperienza umana, non un’anomalia da temere.


La Madre del Vento di Emma Fenu: un viaggio nella mente ferita e nella memoria ancestrale, un libro che accompagna il lettore dentro le zone d’ombra della psiche.

La Madre del Vento

La Madre del Vento

di Emma Fenu
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa | Romanzo breve
ISBN 979-1254587218
Ebook 2,99€
Cartaceo 13,00€
Con una scrittura intensa e poetica, La Madre del Vento di Emma Fenu accompagna il lettore dentro le zone d’ombra della psiche, mostrando come la cura possa arrivare solo attraverso l’ascolto, la memoria e l’accettazione della propria diversità. "La verità è semplice e terribile" scrive Dalida, e in quelle parole si riflette l’essenza stessa del romanzo: la verità della mente umana, fragile e potente, in bilico tra la luce e l’abisso.
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, La Madre del vento diventa una lettura preziosa perché affronta il tema della malattia psichica non come una condanna, ma come un linguaggio profondo attraverso cui la mente cerca di dare voce al dolore. Il manicomio, in questo romanzo, non è solo un luogo fisico, ma anche un simbolo delle gabbie invisibili costruite dalla società, che spesso preferisce rinchiudere ciò che non capisce.
In questo romanzo breve, la linea sottile che separa follia e sensibilità, realtà e mito, viene continuamente attraversata, sfumata, messa in discussione. Ambientato nel piccolo borgo marino di Guelar, sulla costa sarda, il libro esplora con rara profondità il tema della salute mentale intrecciandolo con le radici culturali e le antiche leggende di una terra che conserva nel vento le voci del passato. La protagonista Dalida, una donna fragile e tormentata, vive prigioniera di un dono misterioso e inquietante: un potere che la isola, la spaventa e, infine, la conduce fino alle mura di un manicomio. Il suo sguardo sul mondo è insieme lucido e allucinato.
A farle da contrappunto c’è Lucia, una giovane alla ricerca della verità e delle proprie origini, che indaga il passato familiare per ricomporre le fratture tra generazioni. Attraverso la sua voce si riscoprono le ferite ereditarie, come maledizioni invisibili: la solitudine, il silenzio, la vergogna, la paura di essere "diversi".
La figura enigmatica della Madre del Vento – metà creatura mitica, metà simbolo psicologico – incarna il potere misterioso della mente, capace di generare tempeste ma anche di portare quiete. La Madre del vento è, in definitiva, una metafora della rinascita attraverso la consapevolezza. In un tempo in cui la salute mentale è ancora spesso circondata da stigma e pregiudizio, Emma Fenu ci invita a guardare oltre la follia, riconoscendo in essa una forma estrema di sensibilità, per comprendere più a fondo noi stessi e gli altri.


Il tesoro dentro di Elena Genero Santoro: un romanzo che parla di fragilità, rinascita e della complessità della mente umana.

Il tesoro dentro, Elena Genero Santoro - Gli scrittori della porta accanto

Il tesoro dentro

di Elena Genero Santoro
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Mistery romance
ISBN 978-8833663265
cartaceo 12,50€
ebook 2,99€
Il tesoro dentro di Elena Genero Santoro è una storia di resilienza e consapevolezza, che ricorda come la mente, pur attraversando tempeste, sappia ritrovare la strada verso la luce. In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, questo libro rappresenta un invito alla comprensione e all’empatia. Racconta come la guarigione possa arrivare non solo dalla medicina o dalla razionalità, ma anche dall’ascolto, dalla gentilezza e dalla capacità di dare un nuovo significato alle proprie ferite.
Nel delicato intreccio narrativo de Il tesoro dentro, la salute mentale non è solo un tema di contorno, ma il cuore pulsante dell’intera vicenda. Anna, la protagonista, vive sospesa tra il dolore per la perdita del marito e il peso di una depressione che la immobilizza, rendendo ogni gesto quotidiano una conquista. La sua libreria antiquaria, ereditata ma ormai in declino, diventa una metafora del suo stato d’animo: uno spazio pieno di storie e possibilità, ma invaso dalla polvere dell’abbandono.
Accanto a lei, la presenza ingombrante ma autentica di Amanda – la contabile eccentrica, dal comportamento bizzarro e dalle intuizioni geniali – introduce un altro volto della fragilità mentale. Tra le sue apparenti stravaganze si nascondono intuizioni profonde e un’umanità disarmante, che finiranno per rivelarsi decisive in una trama che unisce mistero, introspezione e riscatto.
Il tesoro dentro di Elena Genero Santoro è un romanzo che si muove con equilibrio tra le tinte del giallo e quelle del rosa, ma soprattutto scava nella dimensione più intima e invisibile della mente. La depressione, il senso di colpa, il bisogno di essere amati e riconosciuti trovano spazio in una narrazione che invita a non giudicare ciò che non si vede ma a cercare, anche nel dolore, un punto di luce.


In the end di Rosanna Costantino: Chester Bennington e la battaglia invisibile per la salute mentale.

In the end

In the end

di Rosanna Costantino
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Biografia
L'unica biografia italiana su Chester Bennington
ISBN 9788833667843
cartaceo 17,00€
ebook 2,99€
audiolibro "il meglio di" su storytel.com
“Ho fatto un bellissimo viaggio nella vita di Chester Bennington… Mi sono sentita persa e ho ritrovato un’altra me stessa.” Una frase che riassume il potere di questo libro: guardare dentro il dolore altrui per imparare a guarire un po’ anche il proprio.
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, In the End di Rosanna Costantino è una lettura necessaria: un tributo a chi ha trovato nella musica una forma di terapia, a chi ha amato senza riuscire a salvarsi, e a chi ancora oggi cerca di comprendere quanto la mente e il cuore siano territori da proteggere con la stessa cura che riserviamo al corpo.
In un mondo che troppo spesso confonde il successo con la felicità, In the End ci accompagna in un viaggio profondo e struggente dentro l’anima di Chester Bennington, la voce dei Linkin Park che ha dato suono e parole al dolore di un’intera generazione.
Più che una biografia, questo libro è un atto d’amore e di consapevolezza, un percorso che attraversa la luce e l’ombra della vita di un artista che ha trasformato la sofferenza in arte, e la musica in un linguaggio universale di empatia. Rosanna Costantino racconta Chester non come un’icona, ma come un uomo: fragile, complesso, autentico. Un essere umano che, pur tra mille contraddizioni, ha scelto ogni giorno di parlare apertamente del proprio dolore – un gesto di coraggio e lucidità ancora raro nel mondo dello spettacolo.
Rosanna Costantino non si limita a ripercorrere i successi dei Linkin Park o le tappe della carriera di Bennington. Va oltre: entra nei meccanismi psicologici della depressione, della dipendenza e del trauma infantile, restituendo una narrazione sincera e rispettosa che illumina la dimensione umana dietro il mito. Un intero capitolo è dedicato alla salute mentale, affrontata con delicatezza e rigore, come invito a rompere il silenzio e a prendersi cura di sé senza vergogna né paura.
In the End diventa così un manifesto di empatia, un libro che parla a chi lotta ogni giorno contro i propri demoni interiori, ricordando che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma di forza: Chester, con la sua voce inconfondibile, ha gridato il dolore del mondo e, al tempo stesso, la sua speranza.


Un tempo straniero di Maria Lidia Petrulli: un thriller malinconico che scava nei meandri di una mente frammentata.

Un tempo straniero

Un tempo straniero

di Maria Lidia Petrulli
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Thriller psicologico
ISBN 979-1257262433
ebook 4,99€
cartaceo 18,00€
"Nessuno sfugge alle proprie colpe, qualunque esse siano e qualunque sia il modo che si sceglie per allontanarle."

In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, Un tempo straniero di Maria Lidia Petrulli si offre come una lettura intensa e rivelatrice, capace di trasformare la struttura del thriller in uno scavo anatomico e profondo dentro le zone d'ombra della psiche umana.
Sullo sfondo di una Milano irreale e deserta durante il lockdown del marzo 2020, l'isolamento forzato, la paura del contagio e la rottura della quotidianità possano agire da potenti detonatori per sofferenze latenti, la depressione e la disgregazione dell'identità.
Maria Lidia Petrulli, medico psichiatra e psicoterapeuta con una lunga esperienza clinica, riversa nel romanzo un rigore scientifico e una profonda sensibilità umana. La rappresentazione del trauma, del lutto non elaborato e della convivenza tra diverse personalità non viene mai usata come mero artificio narrativo, ma trattata come un linguaggio doloroso attraverso cui la mente cerca di difendersi da ferite intollerabili. Un tempo straniero diventa così una riflessione necessaria sul confine ambiguo tra ragione e follia, ricordandoci che comprendere le fragilità della psiche e prendersene cura è l'unico modo per illuminare le ombre che albergano dentro di noi.
Un tempo straniero di Maria Lidia Petrullin è un thriller psicologico che esplora le fragilità della mente, il trauma dell'isolamento e la frammentazione dell'identità durante il lockdown.




Stefania Bergo
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Consigliati dai lettori: 6 libri con protagonista la musica

Consigliati dai lettori: 6 libri con protagonista la musica

Consigliati dai lettori: 6 libri con protagonista la musica

Professione lettore Di Stefania Bergo. Consigliati dai lettori, sei libri con protagonista la musica: dall'unica biografia italiana su Chester Bennington, alla raccolta di aneddoti e interviste sul grunge, dai romanzi con musicisti tra i personaggi, alle poesie ritmate come canzoni.

Quelli che seguono sono libri che hanno la musica tra le pagine. Biografie e romanzi, sempre con musicisti tra i protagonisti, reali o inventati. Ma anche una silloge poetica sintonizzata sui battiti del cuore, come fosse la frequenza di una radio emozionale.


In the end. Una biografia non ufficiale di Chester Bennington, di Rosanna Costantino


PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Biografia
L'unica biografia italiana su Chester Bennington
ISBN 9788833667843
cartaceo 17,00€
ebook 2,99€
audiolibro "il meglio di" su storytel.com

«Ho fatto un bellissimo viaggio nella vita di Chester Bennington. Ho attraversato paesaggi meravigliosi e posti incantevoli, radure smisurate e boschi maestosi. Ma mi sono imbattuta anche in aride alture e spaventosi e bui anfratti. Ho pianto e riso a perdifiato. E ho avuto paura, ansia, mi sono sentita persa e ho ritrovato un’altra me stessa.»
Rosanna Costantino

Chester Bennington, frontman dei Linkin Park, è stato inserito tra i 100 migliori cantanti metal di tutti i tempi secondo Hit Parader. Ha avuto un’infanzia difficile e per tutta la vita ha lottato contro i demoni della depressione e della dipendenza. La musica è stata la sua salvezza, lo strumento attraverso cui ha raccontato i suoi tormenti interiori, aiutando così milioni di persone ad affrontare le stesse inquietudini.
Nonostante il successo e tutti gli sforzi per non arrendersi, la depressione ha avuto la meglio e il 20 luglio 2017, a soli 41 anni, è stato trovato senza vita nella sua casa di Los Angeles, lasciando sgomenti i fans e il mondo della musica.
Ancora oggi, la sua arte catartica continua a infondere un essenziale e inesauribile conforto.
 Chester, elogio della bellezza e della fragilità
Massimo Cotto per Virgin Radio

 Il male e il dolore di Chester diventano monito ed esempio
L’autrice realizza una biografia di Chester Bennington, ma anche dei Linkin Park, e riesce a trasformare il male e il dolore vissuto da Chester in un monito e in un esempio per quanti si dovessero trovare in quelle stesse difficili situazioni, riuscendo quindi a trasmettere un messaggio positivo.
Dal punto di vista stilistico è interessante la scelta della Costantino di inserire i testi delle canzoni, facendogli assumere un senso e facendoli diventare parte organica della narrazione.
Se continuate ad amare i Linkin Park senza dubbio questo libro dovrebbe essere nella vostra personale biblioteca e se non li conoscete abbastanza per amarli, questa libro rappresenta per voi un’occasione.
Roberto Greco

 Un lavoro di traduzione e riorganizzazione fatto con cura e attenzione
La Costantino ha svolto con molto impegno il lavoro preparatorio di collazione delle fonti, ed è stata anche corretta e puntigliosa nel citarle. E il lavoro di traduzione e riorganizzazione è stato fatto con cura e con attenzione.
Il risultato finale è un buon libro, anche fin troppo dettagliato, e per questo ovviamente destinato a chi condivida l’interesse per Bennington dell’autrice.
Franco Zanetti per Rockol.it


Gli anni del Grunge: Italia 1989-1996, a cura di Giacomo Graziano


PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Racconti non-fiction
ISBN 979-1254582909
cartaceo 15,00€
ebook 2,99€

Italia, 1989-1996. Il grunge è l’ultimo terremoto musicale, il pop si è fatto da parte per dare spazio al fenomeno underground uscito dal suo guscio alternativo, esploso in una supernova che non risparmia niente e nessuno.
Non risparmia gli ultimi eroi del rock prima del crepuscolo: Kurt Cobain, Layne Staley, Andrew Wood, Chris Cornell e tanti altri artisti sensibili e talentuosi, ciascuno capace di comunicare un disagio personale cui era possibile immedesimarsi.
Negli scritti qui raccolti di giornalisti, critici musicali, organizzatori, musicisti, strumentisti, DJ, promoter si attinge dal cassetto dei ricordi a rievocare le emozioni del passaggio del grunge, della «musica sporca e rumorosa del Northwest», dei piccoli e grandi concerti in Italia, o la trepidazione nel tenere in mano una copia fresca e scintillante di Ten o di Nevermind.
Il grunge è stato “il manto protettivo” di un’intera generazione, forse in ritardo rispetto al resto del mondo, dove le innovazioni giungono come polvere trasportata dal vento.
 Un insieme corale di più voci per raccontare il grunge
Uno di quei libri che non possono mancare sugli scaffali di chi ama la musica, anche se non propriamente grunge. I racconti sono come delle polaroid da conservare sempre e riguardare ascoltando le nostre canzoni preferite. Bello davvero.
Giovy Malfiori per Emotion Recollected in Tranquillity

 Italia in flanella
Giacomo Graziano come un Virgilio in camicia a quadri ci guida tra le amabili pagine de Gli Anni del Grunge, mettendoci in contatto con le esperienze di alcuni di quei protagonisti sommersi di quegli anni, abili ed illuminati nel prodigarsi per organizzare sin dal 1989 concerti ed eventi di quelle band americane allora sconosciute.
[...] Alle tante parole, anche un corposo set fotografico che non fa che aumentare il valore storico de Gli Anni del Grunge, senza che la nostalgia vada ad offuscare o sminuire quei ricordi e quelle sensazioni. Per chi c’era, per chi ha visto, per chi avrebbe voluto esserci, per chi di lì a poco avrebbe abbracciato fatalmente la musica di Seattle nella propria vita. Non c’è spazio per il rimpianto, [...] c’è vitalità, energia, esuberanza nel rammentare come una rivoluzione partita da lontano, da Seattle, abbia fatto capolino anche nel nostro Paese ed abbia contribuito (nel bene o nel male) a plasmarci, facendoci diventare quello che oggi siano.
Charles Poisonheart per In-Retrospettiva


Eva, di Claudia Bresolin


PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto KIDS
Narrativa | Romance
ISBN 979-1254581766
cartaceo 15,00€
ebook 2,99€

«Invece quella sera non ero ancora una leggenda metropolitana, ma solo un fantasma, non abbastanza appariscente per essere notata, non abbastanza bella o promiscua da spingere qualcuno a provarci con me. Mi bastava andare in giro struccata, senza i capelli colorati, senza i tatuaggi, senza occhiali o maschera. Bastava poco per nascondermi nell’anonimato.»

Adele, misteriosa e carismatica produttrice musicale, vive divisa tra Roma e Bruxelles. Un’esistenza da straniera, nel tentativo di cancellare le ombre del suo passato: un difficile rapporto con il padre, noto musicista belga, la presenza ambigua di un fratellastro, una vecchia accusa di omicidio.
Quando Adele incontra Tommaso e s’innamora di lui, i frammenti della sua anima tornano dolorosamente a toccarsi, e il fragile equilibrio fra i due mondi inizia a vacillare, messo a dura prova dai sospetti di Tommaso, ossessionato dal passato che la donna si è lasciata alle spalle e dal videodiario di Eva, un’eccentrica e misteriosa artista belga.
Un vortice di domande travolge Tommaso e il lettore: chi è Eva? Cosa nasconde Adele?

 La scrittrice non delude
Libro veramente avvincente! Da leggere tutto d’un fiato! Descrizioni poetiche, musica e pittura si intrecciano in una splendida narrazione di sentimenti profondi e suspence! Lo consiglio vivamente!
Cliente Amazon

 Identità
È un romanzo narrato da punti di vista differenti, che si incentra completamente su due misteriose figure femminili, Adéle ed Eva. Eva è una storia singolare, che gioca sulle ambiguità, sul non detto e sui misteri di gioventù. Il tema del romanzo è l'identità, la difficoltà di una persona di essere un tutt'uno con il proprio corpo, il proprio nome e la propria psicologia. Ma dalla narrazione emerge anche la scissione tra essere e apparire, il riconoscersi o meno nel riflesso degli occhi della gente che ci circonda, la paura di abbassare le difese.
Antonella Spanò per Cultura al Femminile


Ballata triste a due voci, di Dina Ravaglia


PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto KIDS
Narrativa | Romance
ISBN 979-1254581223
cartaceo 18,00€
ebook 2,99€

È un racconto a due voci, sommesso come una poesia intimista e duro come un assolo heavy metal.
È la storia dell’incontro inatteso di due mondi deserti, quello del diciannovenne Theo, chitarrista rock, e di Giada, la ventisettenne maestra elementare di suo fratello. Un incontro che produce scintille e mostra come l’incendio che divampa, anziché distruggere, finisce per creare. Perché le cose insolite non necessariamente sono destinate a fallire, e a volte le strade tortuose ci portano a destinazione.
Narrato in prima persona, in un duetto di voci e punti di vista, il romanzo esplora le parti buie e intime dei due protagonisti, affrontando anche il tema della depressione conseguente le drammatiche vicissitudini della vita di Theo, quali la morte della madre e un’accusa infondata ma infamante che gli costerà molto cara, in termini di violenza e separazione.
Ma il romanzo affronta anche la zona luminosissima dell’amore: quello innato per la musica, quello incondizionato per un fratello e quello dolce e passionale tra i due protagonisti. In un finale avvolgente come un abbraccio, liberatorio come le lacrime.

 Esistono storie capaci di toccare le corde più profonde dell’anima.
Si tratta d’una storia d’amore che è vicenda umana e sociale, comunione insolita tra due ambienti che non hanno in apparenza molto da condividere. È una storia tragica, difficile da digerire. [...] Resta un retrogusto dolceamaro, più amaro che dolce a ben dire, ben reso dalla sapiente penna di Dina Ravaglia nel suo essere equilibrata, precisa e chirurgica nel saper mettere in scena una tragica rappresentazione umana. L’amore è tormento, dannazione, vissuto con rabbia, gioia, frustrazione e intensità. Il vasto spettro di pulsioni e vitalità emotive fattesi manifeste in Ballata Triste A Due Voci, unite dalla passione per la musica, trovano in queste pagine il proprio amarore in una sorta di liberazione catartica alla quale il lettore può attingere.
Assolutamente da non perdere!
La Comntesse Noir et Mrshades

 Meraviglioso
La cosa più bella di questa storia d’amore è l’autenticità, la narrazione coraggiosa e senza filtri del dolore, della debolezza umana, della forza necessaria affinché ogni crepa possa piano piano risanarsi.
L’importanza di saper dire «Da soli, io e te, non ne verremmo mai fuori.», perché spesso è così che stanno le cose, e la cosa più giusta da fare è ammetterlo , senza l’egoistica pretesa di poter sempre salvare gli altri.
Oltre la semplicità linguistica, l’efficienza comunicativa e la trama ricca di particolari e colpi di scena , ho amato di questo romanzo il velo psicologico e introspettivo, che va oltre ogni banale e sterile rappresentazione di un sentimento a senso unico che invece è infinito e ricco di strade alternative.
Nunzia


Una luce sul futuro, di Ornella Nalon

PubMe - collana Gli scrittori della porta accanto
Narrativa | Paranormal
ISBN 9788833663173
Ebook 2,99€
Cartaceo 12,50€

Cosa possono avere in comune un cantante rock e una ragazza vissuta nel 1800? Potrebbe sembrare nulla, ma la storia di Richard e Lidya vi dimostrerà che un collegamento può esserci. Dopo una breve gavetta, Richard Harvey riesce ad affermarsi nel panorama musicale londinese ed europeo. Ha rincorso la celebrità, sacrificando le amicizie, gli affetti familiari e i propri valori. Alla soglia della vecchiaia, si accorge che quanto ha ottenuto non lo ripaga di ciò che ha perduto. Un forte senso d’inutilità, il rimorso e la solitudine lo stanno conducendo verso un grave stato depressivo. Decide di affittare un piccolo castello a Filey, nel North Yorkshire e di rimanervi rinchiuso finché avrà scritto la sua biografia. Svelerà tutti i suoi segreti come atto di riscatto per una intera vita di bugie. In quello stesso castello, più di duecento anni prima, aveva vissuto Lidya, la figlia dei custodi. Una ragazza semplice, dolce e intelligente che, fin da piccola, coltivava il suo profondo amore per il figlio dei castellani. Un sentimento maturato con il trascorrere degli anni, ma destinato a incontrare molti ostacoli. Due storie totalmente diverse e separate dal tempo, ma che conosceranno un punto di connessione. Sarà quella fugace interconnessione che costituirà la salvezza per entrambi.

 Due storie che corrono parallele
Ornella Nalon ci regala un romanzo molto ben scritto, con descrizioni dettagliate, fermi immagine che impreziosiscono la trama e bilanciano i dialoghi, sempre ben contestualizzati, destreggiandosi tra un linguaggio moderno, trasgressivo ma mai sguaiato, e uno sapientemente anticato, ma pur sempre fresco, come devono essere le parole uscenti dalle labbra della giovane Lydia.
Stefania Bergo

 L'enigma di un incontro impossibile
Affascinanti le descrizioni della contea del North Yorkshire che, con l’improvvisa quanto misteriosa apparizione della ragazza, mi ricordano vagamente i racconti gotici di Karen Blixen, le sue ambientazioni selvagge nel nord Europa e nel mare del nord, così come i suoi personaggi sovrannaturali avvolti da un alone di mistero.
La scrittura di Ornella Nalon è molto scorrevole e si legge piacevolmente, lascia spazio al lettore per immaginarsi i luoghi e i personaggi, i dialoghi s’intrecciano perfettamente nella trama.
Silvia Pattarini


Battiti. Radio 100bpm, di Matteo Carecci

PubMe - collana Gli scrittori della porta accanto
Poesia
ISBN 978-8833669274
cartaceo 12,00€
ebook 2,99€

Vi immaginate quanto sarebbe bello se esistesse una radio sintonizzata direttamente sui battiti del nostro cuore? E se ci fosse anche uno speaker pronto a dirci proprio quello che avremmo bisogno di sentire? Aggiungeteci un po’ di musica, qualche pensiero, della poesia e boom! Sarebbe perfetto.
Ecco, ora tutto questo esiste.
Questa è Radio 100 bpm, non importa con chi siate, dove, cosa stiate facendo o l’umore che abbiate, l’importante è che il vostro cuore abbia sempre un motivo valido per continuare a battere forte, all’infinito, 100 bpm di emozioni: va tutto ok, stendetevi, mettete la vostra canzone preferita e via così, verso quel mondo che desiderate.
Questa è Radio 100 bpm, ogni giorno alla ricerca di qualcosa che sappia farci battere forte il cuore.

 Sentirsi vivi, accettando le emozioni
Il libro presenta un'insolita prefazione, un vero e proprio "foglio illustrativo", in cui scopriamo che 'Battiti' è una panacea per tutti i mali, ma che funziona solo se chi la assume desidera ardentemente guarire dalle proprie sofferenze. Per intraprendere questo viaggio, non bisogna avere paura di affrontare se stessi, come ci viene indicato, ed è indispensabile non aver perso la capacità di sognare.
Questo radio-libro aiuta a stare meglio insieme alle proprie debolezze, ad accettarle come inevitabili, in una tranquillità che ad alcuni può sembrare banale, ma che è vita, vita vera, per chi ne fa esperienza diretta. Le parti poetiche evocano molto il ritmo e i testi della musica contemporanea; in certi momenti, assistiamo a un flusso di emozioni in grado di suggerire atmosfere visive forti.
Andrea Pighin



Stefania Bergo
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Canzoni come poesie: «One more light», dei Linkin Park, dall'ultimo album con Chester Benington

Canzoni come poesie: «One more light», dei Linkin Park, dall'ultimo album con Chester Benington

Canzoni come poesie: «One more light», dei Linkin Park, dall'ultimo album con Chester Benington

Musica Di Rosanna Costantino. Dai versi alle note, quando le canzoni sono poesie: One more light, dei Linkin Park. Il valore di ogni singola vita che si spegne.

L’infortunio alla gamba nel 2015, durante la promozione del nuovo album, fu la cosa peggiore che potesse capitare a Chester Bennington. Le cose stavano andando alla grande, era giunto il momento di raccogliere i frutti dopo mesi di lavoro. Dovette invece sottostare allo stop impostogli dai medici. Confessò di nutrire enormi sensi di colpa nei confronti della band, e di avere la sensazione di aver buttato un intero anno di lavoro.
I successivi due anni cercò di rimettere insieme i pezzi di una vita sempre in balia degli eventi. Non fu certo facile per una persona fragile e sensibile come lui. La depressione tornò più prepotente di prima e più di una volta fu sul punto di gettare la spugna. Ricadde ancora una volta in vecchie abitudini e buttò giù dei pensieri cui diede anche un titolo: “Odio il mondo”.
Prima di rimettersi al lavoro per il successivo album dei Linkin Park, fu necessario risolvere dei problemi annosi. Nel 2016 entrò di nuovo in un programma di disintossicazione da droghe e alcol, da cui uscì motivato e pronto ad affrontare una nuova avventura professionale con la sua band. Anche i ragazzi ebbero problemi da risolvere. Quando si rividero in studio, cominciarono a chiedersi a quale punto della carriera fossero in quel preciso istante della vita. Furono chiacchierate intense e molto personali.

Sapevano che le loro sofferenze avrebbero dato un valore aggiunto ai futuri testi.

Che avrebbero usato l’empatia per connettersi ai fan con una marcia in più. Passarono molto tempo a parlare di quello che avevano dovuto affrontare e di cosa si aspettassero dall’avvenire: quale sarebbe stata la musica che avrebbero voluto fare e quali parole usare?
Al contrario del processo che aveva caratterizzato gli album precedenti, iniziarono dalla scrittura dei testi per poi costruirci intorno la musica. Non importava quale genere avrebbero seguito, ciò che contava era essere onesti con se stessi e raccontare ciò che sentivano in quel momento. Sapevano che avrebbero dovuto affrontare le critiche dei fan, ma la direzione era stabilita. Presero nota di tutte le conversazioni e da lì vennero fuori i testi per il nuovo disco.
D’altro canto, cominciarono a valutare la possibilità di aprirsi a dei collaboratori esterni che potessero apportare un valore aggiunto al loro successivo lavoro. Una cosa mai avvenuta prima. Incominciarono a lavorare a una demo con Eg White (che aveva collaborato con Adele e Florence The Machine), rivelatasi poi essere One More Light. Primo brano della band ad assegnare il nome a un album.
Erano partiti da una discussione intorno a un lutto interno allo staff. Amy Zaret, alla Warner Bros. Records da venticinque anni, era morta per un cancro nell’ottobre del 2015. Da quell’evento scaturirono confronti riguardo a come si sentissero, al bisogno di elaborare il dolore attraverso la loro arte e di far sapere al mondo quanto fosse importante celebrare ogni singola vita che cessava di esistere. Nonostante le milioni di vite che ogni giorno si spengono, ognuna era importante.

L’album One More Light fu pubblicato il 19 maggio 2017.

Nonostante le critiche, il disco debuttò in vetta alla classifica statunitense Billboard 200 e nelle top ten di quelle di tutto il mondo, Italia compresa. Secondo Chester: «Quando ti senti di poter essere te stesso in studio, lo consideri un posto sicuro, è la cosa più importante. Preparare ogni canzone in questo modo e affrontare i nostri problemi, per me è come esaminare il processo per migliorare la mia vita. Dove mi trovo adesso, nel 2017, è alla parte opposta di dove mi trovavo nel 2015».
[...] Per questo motivo, l’ultimo album dei Linkin Park con Chester Bennington è da considerarsi un vero e proprio diario intimo di ciò che i ragazzi provavano nelle pieghe più nascoste del loro animo. Si spogliavano di ogni reticenza, traducendola in musica.
Musicalmente l’album One More Light poteva suonare “leggero”, ma le parole non lo erano. Aperte e dure, arrivavano dritte alla cruda verità. Rosanna Costantino, In the end – Biografia non ufficiale di Chester Bennington

One More Light, il settimo album dei Linkin Park, l'ultimo con Chester Bennington.

  1. Nobody Can Save Me
  2. Good Goodbye (feat. Pusha T and Stormzy)
  3. Talking to Myself
  4. Battle Symphony
  5. Invisible
  6. Heavy (feat. Kiiara)
  7. Sorry for Now
  8. Halfway Right
  9. One More Light
  10. Sharp Edges



One More Light dei Linkin Park

Compositori: Brad Delson | Chester Charles Bennington | Dave Farrell | Francis White | Joseph Hahn | Mike Shinoda | Robert G. Bourdon

Avrei dovuto restare, c'erano segnali che ho ignorato?
Posso aiutarti, a non ferire più?
Abbiamo visto la brillantezza, quando il mondo dormiva
Ci sono cose che possiamo avere, ma non possiamo tenere

Se dicono
A chi importa se un'altra luce si spegne?
In un cielo di un milione di stelle
Lampeggia, lampeggia
A chi importa quando il tempo di qualcuno si esaurisce?
Se un momento è tutto ciò che siamo
Siamo più veloci, più veloci
A chi importa se un'altra luce si spegne?
A me sì!

I ricordi ti fanno mancare la terra sotto i piedi
In cucina, una sedia in più di quante tu ne abbia bisogno
E sei arrabbiato, dovresti esserlo, non è giusto
Solo perché non lo puoi vedere non significa che non sia lì

Se dicono
A chi importa se un'altra luce si spegne?
In un cielo di un milione di stelle
Lampeggia, lampeggia
A chi importa quando il tempo di qualcuno si esaurisce?
Se un momento è tutto ciò che siamo
Siamo più veloci, più veloci
A chi importa se un'altra luce si spegne?
A me sì!

Se dicono
A chi importa se un'altra luce si spegne?
In un cielo di un milione di stelle
Lampeggia, lampeggia
A chi importa quando il tempo di qualcuno si esaurisce?
Se un momento è tutto ciò che siamo
Siamo più veloci, più veloci
A chi importa se un'altra luce si spegne?
A me sì!

A me sì!

Should've stayed, were there signs, I ignored?
Can I help you, not to hurt, anymore?
We saw brilliance, when the world, was asleep
There are things that we can have, but can't keep

If they say
Who cares if one more light goes out?
In a sky of a million stars
It flickers, flickers
Who cares when someone's time runs out?
If a moment is all we are
We're quicker, quicker
Who cares if one more light goes out?
Well I do

The reminders pull the floor from your feet
In the kitchen, one more chair than you need oh
And you're angry, and you should be, it's not fair
Just 'cause you can't see it, doesn't mean it, isn't there

If they say
Who cares if one more light goes out?
In a sky of a million stars
It flickers, flickers
Who cares when someone's time runs out?
If a moment is all we are
We're quicker, quicker
Who cares if one more light goes out?
Well I do

Who cares if one more light goes out?
In a sky of a million stars
It flickers, flickers
Who cares when someone's time runs out?
If a moment is all we are
We're quicker, quicker
Who cares if one more light goes out?
Well I do

Well I do
Linkin Park, One More Light


Rosanna Costantino

Rosanna Costantino
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Canzoni come poesie: «In the end», il singolo più rappresentativo dei Linkin Park

Canzoni come poesie: «In the end», il singolo più rappresentativo dei Linkin Park

Canzoni come poesie: «In the end», il singolo più rappresentativo dei Linkin Park

Musica Di Stefania Bergo. Dai versi alle note, quando le canzoni sono poesie: In the end, dei Linkin Park. I versi indelebili di Chester Bennington, il cavallo di battaglia del gruppo, la più suonata nei live e la più ascoltata dai soldier.

Probabilmente è la canzone più rappresentativa dei Linkin Park. Quella che non finiremmo mai di ascoltare, quella che ci "coccola" quando abbiamo bisogno di arrivare fino in fondo al nostro dolore per poi poter riemergere, dite la verità.
In the end è anche il titolo dell'unica biografia italiana di Chester Bennington, scritta da Rosanna Costantino, pubblicata in Italia nella Collana editoriale Gli Scrittori della Porta Accanto per PubMe, già tradotta in inglese e portoghese – in lavorazione le traduzioni in francese, tedesco e spagnolo. Lascio all'autrice, al suo libro, raccontare la canzone, la sua genesi e il suo significato.
Il singolo che li consacrò fu però In The End, la loro canzone più rappresentativa. Inoltre, era la canzone più lunga di Hybrid Theory.
In origine fu scritta come poesia da Chester con Christian Petersen. Piacque così tanto che venne ritenuta sufficiente per divenire una canzone dell’album.
La versione originale di In the End si chiamava Untitled, con notevoli differenze nel testo rappato e un bridge più lungo. Nacque dall’esigenza di creare un brano che li avrebbe portati su un livello superiore, una canzone melodica universale che fosse senza tempo, più grande di qualsiasi cosa fatta fino a quel momento. Shinoda si rinchiuse nello studio di prove posto – allora – in un quartiere malfamato di Hollywood, frequentato da spacciatori e prostitute. Vi passò la notte a scrivere la musica con tutta l’attrezzatura che possedeva, in uno stanzino senza finestre o sedie e in uno stato di totale e strano stordimento. La mattina successiva la strumentale era pronta. I compagni di band ne furono estasiati. Li colpì l’atmosfera malinconica e poetica. Lo stesso Mike Shinoda trovò incredibile come riuscisse a scrivere delle note così struggenti, pur essendo solare e positivo.
All’inizio Chester fu riluttante a lanciare In The End come singolo, a causa delle sonorità poco metal. Ma sarebbe stata una scelta sbagliata, perché divenne il loro cavallo di battaglia, tanto da essere la canzone più suonata nei live e la più ascoltata del 2000 su Youtube, con più di un miliardo di visualizzazioni.
Il videoclip, diretto da Nathan “Karma” Cox e dal DJ Joseph Hahn, traeva ispirazione dall’Art Nouveau francese. Rappresentava un ciclo di vita in un ambiente desolato. Mostrava la band su una statua di donna, circondata da un ambiente surreale, con Mike Shinoda che rappava in un deserto. Si notava, però, un’evoluzione del paesaggio con delle piante che crescevano e avvolgevano i protagonisti. Fu premiato come miglior video rock agli MTV Video Music Awards del 2002, grazie anche al sapiente uso della computer grafica. Rosanna Costantino, In the end – Biografia non ufficiale di Chester Bennington

Hybrid Theory, l'album dei Linkin Park del 2000.

  1. Papercut
  2. One Step Closer
  3. With You
  4. Points of Authority
  5. Crawling
  6. Runaway
  7. By Myself
  8. In the End
  9. A Place for My Head
  10. Forgotten
  11. Cure for the Itch
  12. Pushing Me Away
Tracce bonus nell'edizione digitale:
  1. My December
  2. High Voltage
  3. Papercut (Live at Yalding House, London, England, 1/12/2001 - BBC One)



In the end dei Linkin Park

Testo: Chester Bannington | Linkin Park
Musica: Mike Shinoda | Linkin Park

Inizia con
Una cosa
Non so perché
Non importa nemmeno quanto duramente ci abbia provato
Ho composto questi versi
Per spiegare a tempo debito
Tutto quello che so
Il tempo è una cosa preziosa
Guardalo volare mentre il pendolo oscilla
Guardalo scorrere fino alla fine del giorno
L'orologio porta via la vita
È così irreale
Non ho guardato giù
Guarda il tempo andare via dalla finestra
Tentando di resistere, ma non sapevo nemmeno
Di averlo sprecato tutto solo per
Vederti andare via

Ho tenuto tutto dentro e benché ci abbia provato, è tutto crollato
Quel che è significato per me
sarà alla fine un ricordo di un tempo in cui

Ci ho provato duramente
E sono arrivato così lontano
Ma alla fine
Non importa nemmeno
Dovevo cadere
E perdere tutto
Ma alla fine
Non importa nemmeno

Una cosa, non so perché
Non importa nemmeno quanto tu ci provi,
tienilo a mente
Ho disegnato questa rima, per ricordare a me stesso come
ci ho provato con tutte le mie forze
Nonostante il modo in cui mi stavi prendendo in giro
Agire come se fossi parte della tua proprietà
Ricordando tutte le volte che hai combattuto con me
Sono sorpreso che sia arrivato così (lontano)
Le cose non sono come prima
Non mi riconosceresti più
Non che tu mi conoscessi allora
Ma tutto torna a me
(alla fine)
Hai tenuto tutto dentro
e anche se ci provassi, tutto andò in pezzi
Alla fine ciò che significherà per me sarà
un ricordo di un tempo in cui io

Ci ho provato duramente
E sono arrivato così lontano
Ma alla fine
Non importa nemmeno
Dovevo cadere
E perdere tutto
Ma alla fine
Non importa nemmeno

Ho messo la mia fiducia in te
Spinto il più lontano possibile
E per tutto questo
C'è solo una cosa che dovresti sapere

Ci ho provato duramente
E sono arrivato così lontano
Ma alla fine
Non importa nemmeno
Dovevo cadere
E perdere tutto
Ma alla fine
Non importa nemmeno

It starts with
one thing
I don't know why
It doesn't even matter how hard you try
Keep that in mind, I designed this rhyme
To explain in due time
all I know
Time is a valuable thing
Watch it fly by as the pendulum swings
Watch it count down to the end of the day
The clock ticks life away,
it's so unreal (It's so unreal)
Didn't look out below
Watch the time go right out the window
Tryin' to hold on, didn't even know
I wasted it all just to
watch you go

I kept everything inside
And even though I tried, it all fell apart
What it meant to me will eventually be
A memory of a time when I tried so hard

I tried so hard
and got so far
But in the end
it doesn't even matter
I had to fall
to lose it all
But in the end
it doesn't even matter

One thing, I don't know why
It doesn’t even matter how hard you try,
keep that in mind
I designed this rhyme, to remind myself how
I tried so hard
In spite of the way you were mocking me
Acting like I was part of your property
Remembering all the times you fought with me
I’m surprised it got so (far)
Things aren't the way they were before
You wouldn't even recognize me anymore
Not that you knew me back then
But it all comes back to me
(in the end)
You kept everything inside
and even though I tried, it all fell apart
What it meant to me will eventually be
a memory of a time when I

I tried so hard
and got so far
But in the end
it doesn't even matter
I had to fall
to lose it all
But in the end
it doesn't even matter

I've put my trust in you
Pushed as far as I can go
For all this
There's only one thing you should know

I tried so hard
and got so far
But in the end
it doesn't even matter
I had to fall
to lose it all
But in the end
it doesn't even matter
Linkin Park, In the end




Stefania Bergo
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In the end. Una biografia non ufficiale di Chester Bennington, di Rosanna Costantino: un estratto

In the end. Una biografia non ufficiale di Chester Bennington, di Rosanna Costantino: un estratto

In the end. Una biografia non ufficiale di Chester Bennington, di Rosanna Costantino: un estratto

Pagine in anteprima Un estratto di In the end. Una biografia non ufficiale di Chester Bennington, il bestseller di Rosanna Costantino (PubMe - Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). La vita del frontman dei Linkin Park: un viaggio emozionale tra i demoni della depressione e il potere catartico della musica.

Chester Charles Bennington è nato il 20 marzo 1976 a Phoenix, in Arizona, terra di imponenti rocce rosse dalle forme più strane, infinite distese desertiche e maestosi cactus. Quei paesaggi, per certi versi poetici ed evocativi di malinconici sentimenti, devono averlo ispirato sin dagli inizi della sua carriera, già in età adolescenziale.
La vocazione per la musica era iniziata da bambino, quando diceva a tutti che sarebbe diventato una rockstar o un grande attore di Broadway. Professioni molto lontane da quelle dei suoi genitori: la madre, Susan Elaine Johnson, faceva l’infermiera; il padre, Lee Russell, era poliziotto.
[...] Due intensi occhi scuri brillavano di vivacità e intelligenza. Potevano divorarti l’anima con quell’entusiasmo acerbo da fanciullino, incantarti con un sorriso disarmante nel rivelare il suo stato d’animo. E annientarti con una perforante schiettezza che non temeva di mostrarsi com’era.
Quando scoppiava in quello scroscio di risata ritmica, travolgente e contagiosa, percepivi un’esplosione di gioia autentica. Venivi letteralmente travolto da un flusso intenso di parole e di gesti rapidi. Non c’era possibilità di intravedere altro che un universo di fervore ed euforia positiva. Quella passione impetuosa e raggiante era la sua essenza, la sua natura più profonda.
C’era qualcosa di ben più viscerale in lui che poteva investirti come una tempesta e lasciarti senza fiato. Erano i suoi demoni che scavavano nel profondo, fino a emergere prepotenti attraverso la sua arte, poiché la vita non gli concesse un’infanzia felice.
[...] Quel bambino che, come tutti, era nato urlando, trovò che poteva continuare a farlo per il resto dei suoi giorni, incanalando frustrazione, solitudine, rabbia e disperazione in una passione un tempo lieta.
Non sapeva ancora che mostrando la sua anima ferita e arrabbiata, nel tentativo di placarla e riappacificarla con il mondo, avrebbe cambiato la vita di milioni di persone.

Fra quelle persone c’ero anch’io, che all’improvviso, dopo tre anni dalla sua scomparsa, decisi di mettere nero su bianco la mia esperienza attraverso le pagine della sua esistenza, con una serenità e una gratitudine mai provate prima.
Ci sono momenti in cui guardando indietro riesci a percepire con nettezza quei fili invisibili che collegano diversi aspetti della tua vita. Fili così intersecati tra loro da riuscire a sfiorare altre vite, altri mondi; talmente delicati da accarezzare con premura l'anima delle persone. A volte diventano funi graffianti e irti, tali da lasciare segni dolorosi e indelebili. In ogni caso, il corso dell'esistenza segue scie impercettibili, subdole, adattandosi a nuove e diverse direzioni.
Il capo di questo filo è legato al primo punto di svolta della vita di Chester.
All'età di circa sette anni, un terribile mostro si impossessò della sua fanciullezza divorandola a poco a poco con cieca voracità. Un mostro chiamato violenza sessuale. Un ragazzo poco più grande di lui fece di quel bambino acerbo e gioioso il suo passatempo preferito, l'oggetto torbido da maneggiare a proprio piacimento. Per sei lunghi anni lo costrinse a fare cose di cui provava un enorme senso di repulsione e vergogna. Si addossò inconsciamente colpe pesanti e ingiuste, come spesso accade alle vittime di molestie e violenze. «Avevo troppa paura di dire qualcosa. Non volevo che la gente pensasse che fossi gay o che stessi mentendo. È stata un'esperienza orribile» disse più tardi in un’intervista.
Il piccolo Chester, che un giorno sarebbe diventato una delle più grandi rockstar dei tempi moderni, non poteva contare sull'aiuto dei familiari perché all'età di undici anni i genitori si separarono, lasciandolo in balia di un se stesso con un’autostima distrutta.
Crescere con quella solitudine fu molto spaventoso. Con il resto della famiglia che aveva percorso strade differenti dalle sue, era stato affidato alla custodia del padre poliziotto che, ironia della sorte, si occupava di molestie sessuali sui minori.
Impegnato in turni di lavoro massacranti e infiniti, non poté seguire il figlio come avrebbe dovuto e non si accorse delle violenze. Una giovane mente nel fiore degli anni, così fragile e bisognosa di sostegno, e con un angosciante segreto nel cuore, viveva con intensità il senso di abbandono, arrivando a odiare persino i fratelli e le sorelle: «L'unica cosa che volevo fare era uccidere tutti e scappare».
Per fortuna non lo fece. Prese un quaderno e cominciò a buttare giù pensieri, frustrazioni e sue paure. Confessò a un foglio di carta quello che nessuno dei suoi familiari voleva sentire. Raccontò di quando il cielo collassava sulla sua testa, delle sue urla di paura tragicamente inascoltate. Immagini, poesie, fogli e fogli di canzoni, con tanto di strofe e ritornelli. Tutte con l'intento di dare un senso al suo dolore. In uno scritto, che da lì a qualche anno diventò poi un brano dal titolo Sometimes, scrisse:

Qualche volta
Le cose sembrano cadere a pezzi
Quando meno te lo aspetti
Qualche volta
Vuoi fare le valigie e lasciarti alle spalle
Tutti loro e tutti i loro sorrisi
Io...
Non so più cosa pensare
Forse le cose andranno meglio
Forse le cose sembreranno più luminose
Può essere
Può essere
Può essere
Qualche volta
Le persone ti sorprendono
E la gente mi sorprende
Beh, immagino che sia il prezzo che paghiamo
Per volere così tanto
Io...
Non so più cosa pensare…
In the end

In the end
Una biografia non ufficiale di Chester Bennington

di Rosanna Costantino
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Biografia
cartaceo 17,00€
ebook 2,99€

Sinossi

«Ho fatto un bellissimo viaggio nella vita di Chester Bennington. Ho attraversato paesaggi meravigliosi e posti incantevoli, radure smisurate e boschi maestosi. Ma mi sono imbattuta anche in aride alture e spaventosi e bui anfratti. Ho pianto e riso a perdifiato. E ho avuto paura, ansia, mi sono sentita persa e ho ritrovato un’altra me stessa.»
Rosanna Costantino

Chester Bennington, frontman dei Linkin Park, è stato inserito tra i 100 migliori cantanti metal di tutti i tempi secondo Hit Parader. Ha avuto un’infanzia difficile e per tutta la vita ha lottato contro i demoni della depressione e della dipendenza. La musica è stata la sua salvezza, lo strumento attraverso cui ha raccontato i suoi tormenti interiori, aiutando così milioni di persone ad affrontare le stesse inquietudini.
Nonostante il successo e tutti gli sforzi per non arrendersi, la depressione ha avuto la meglio e il 20 luglio 2017, a soli 41 anni, è stato trovato senza vita nella sua casa di Los Angeles, lasciando sgomenti i fans e il mondo della musica.
Ancora oggi, la sua arte catartica continua a infondere un essenziale e inesauribile conforto.

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Rosanna Costantino presenta: In the end

Rosanna Costantino presenta: In the end

Rosanna Costantino presenta: In the end

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Rosanna Costantino presenta In the end: una biografia non ufficiale di Chester Bennington (Pubme - Collana Gli Scrittori della porta accanto): «Una biografia che si legge come un romanzo».

Rosanna Costantino è nata in Basilicata nel 1981. È sposata e ha due bambini.
È laureata in Lettere Moderne, è giornalista pubblicista e ha lavorato a Il Quotidiano del Sud-Basilicata come correttrice di bozze.
Crede con fermezza che si debba fare della propria vita come si fa un’opera d’arte. Per questo vive intensamente di molteplici passioni: adora perdersi nei colori e nelle forme dei quadri pittorici, nelle parole danzanti di un buon libro o lasciarsi trasportare dalla magia dei fotogrammi di una pellicola cinematografica. Ma la sua passione più grande è la musica, la cui forza propulsiva ha dato vita alla biografia non ufficiale ma appassionata di uno dei suoi idoli più amati, Chester Bennington.



In the end
Una biografia non ufficiale di Chester Bennington

di Rosanna Costantino
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Biografia
ISBN 9788833667843
Cartaceo 17,00€
Ebook 2,99€
Prevendita edizione portoghese R$83,90

Sinossi

«Ho fatto un bellissimo viaggio nella vita di Chester Bennington. Ho attraversato paesaggi meravigliosi e posti incantevoli, radure smisurate e boschi maestosi. Ma mi sono imbattuta anche in aride alture e spaventosi e bui anfratti. Ho pianto e riso a perdifiato. E ho avuto paura, ansia, mi sono sentita persa e ho ritrovato un’altra me stessa.»
Rosanna Costantino

Chester Bennington, frontman dei Linkin Park, è stato inserito tra i 100 migliori cantanti metal di tutti i tempi secondo Hit Parader. Ha avuto un’infanzia difficile e per tutta la vita ha lottato contro i demoni della depressione e della dipendenza. La musica è stata la sua salvezza, lo strumento attraverso cui ha raccontato i suoi tormenti interiori, aiutando così milioni di persone ad affrontare le stesse inquietudini.
Nonostante il successo e tutti gli sforzi per non arrendersi, la depressione ha avuto la meglio e il 20 luglio 2017, a soli 41 anni, è stato trovato senza vita nella sua casa di Los Angeles, lasciando sgomenti i fans e il mondo della musica.
Ancora oggi, la sua arte catartica continua a infondere un essenziale e inesauribile conforto.


L'autrice racconta



Rosanna Costantino, benvenuta sul blog Gli scrittori della porta accanto. Ti va di raccontarci  quando e come hai maturato l’idea di creare In the end?

La decisione di provare a scrivere tutto ciò che riguardava Chester Bennington è venuta fuori una mattina, all’improvviso. Mi sono svegliata e ho deciso di mettere nero su bianco quello che era maturato dentro di me molto tempo prima.
Tutto era cominciato anni fa da una grandissima passione personale e io le passioni le vivo fino in fondo, le interiorizzo, quasi le consumo. Amavo in maniera viscerale la musica dei Linkin Park e volevo sapere tutto di loro. Dopo la scomparsa di Chester ho cominciato anche a parlare con altri fan, con i quali ho condiviso emozioni, ricordi, video di live o dei backstage ed è così che è nato il libro nella mia testa, passo dopo passo si formava da solo dentro di me. Poi è stato facile prendere quei pensieri, quei sentimenti e metterli per iscritto. Dico che è stato facile materialmente, ma emotivamente è stato come andare sulle montagne russe, con continui alti e bassi attraverso episodi della sua vita esaltanti e altri estremamente tristi e drammatici.
Non volevo, inoltre, che il tempo cancellasse quelle informazioni dalla mia memoria e non trovavo giusto non ci fosse ancora un libro che le raccogliesse tutte per i fan là fuori. Era una cosa a cui pensavo da tempo, ma non credevo di essere in grado di realizzarla.

Il tuo libro è un tributo alla vita del cantante Chester Bennington, un artista enorme che si è rivelato talentuoso ed esuberante. Non deve essere stato facile scrivere di una persona di così grande talento, eppure lo hai fatto con straordinaria sensibilità. Ti va di raccontarci qualcosa di più?

Come ho detto, emotivamente non è stato facile poiché Chester non ha mai nascosto le sue debolezze e i suoi sbagli. Ha sempre raccontato se stesso con grande disinvoltura e onestà, e guardare in faccia i suoi demoni è stata un’ardua sfida. Allo stesso tempo, la sua era una sincerità innocente in cui riconoscevo le mie stesse paure e paranoie. Nella sua musica c’è sempre stato un moto di compassione e redenzione da tutti i mali. Inoltre bilanciava questo lato buio con la sua personalità gioiosa, esplosiva e travolgente, con la sua energia e il suo enorme talento. E questo mi ha dato la forza di non lasciarmi deprimere nuovamente, dopo il tracollo seguito alla sua morte. Aveva un carisma innato e quando saliva sul palco o semplicemente entrava in una stanza tutti pendevano dalle sue labbra. Raccontare un personaggio così limpido e autentico non è difficile perché lui mi ha fornito tutte le chiavi per interpretare la sua personalità. Difficile è non continuare a soffrire per le violenze subite da piccolo e per il perdono che non è mai riuscito a concedersi. Quello stesso perdono che invece ha concesso al suo stupratore e ai familiari che l’hanno lasciato crescere da solo.
Per me è un grande esempio di vita, mi ha arricchito e mi ha insegnato a cercare la forza dentro me stessa per rialzarmi dopo le difficoltà.

La copertina è davvero suggestiva, è stata una tua scelta?

In realtà io avevo in mente una copertina molto diversa. Durante la stesura del libro avevo trovato una sua foto in bianco e nero di spalle. Era molto malinconica e poetica e inoltre mi ha ispirata in un modo che non avrei mai pensato. Gli Scrittori della Porta Accanto hanno fatto delle bozze con questa immagine, ma poi abbiamo convenuto insieme che avrebbe evidenziato solo un aspetto buio e doloroso della sua vita. La seconda proposta, quella definitiva, si è rivelata più calzante e di grande impatto. Quel suo sguardo intenso e concentrato racconta già la sua storia dai mille colori e dalle tante sfumature. Ne sono molto orgogliosa, è anche la prova di quanto questa CE sia entrata con il cuore in questo libro con lungimiranza e preparazione.
Tuttavia, la prima foto scartata non poteva non far parte del libro dato che mi aveva parlato per tutto quel tempo, così è stata inserita fra le prime pagine.

Bozze per la copertina di In the end

Qualcuno lo ha definito «una biografia che si legge come un romanzo». Sei d’accordo con questa affermazione?

Questa affermazione mi lusinga e inorgoglisce. Ringrazio chi l’ha definito tale. Credo che la mia idea fosse proprio quella di raccontare una storia con quel particolare sguardo. D’altronde ho sempre pensato fosse interessante come un romanzo. Ci sono molti nodi cruciali, punti di svolta, momenti tragici, cambiamenti di vita che sembrano usciti da un film. Insomma, cose che non succedono a tutti e tutti i giorni. Il protagonista si perde più volte, riesce sempre a riemerge dalla sua oscurità e intanto diventa anche un’icona rock mondiale molto amata. In questo suo viaggio tortuoso rimane sempre umano, con tutte le sue fragilità, tanto da pensare di non avere più armi a disposizione per combattere contro i suoi mostri. Infine, cede alle lusinghe della morte.
Per chi lo ama egli resta un eroe positivo che ha sempre cercato di non farsi sopraffare da una pesante depressione e dal male che altri gli avevano inflitto.

Un libro dedicato a tutti gli amanti dei Linkin Park. Ha richiesto un lavoro di ricerca e documentazione o da fan possedevi già innumerevoli notizie sul suo conto?

Sono una fan molto attiva e meticolosa, ho sempre letto qualsiasi informazione sulla band, ogni tweet o dichiarazione, visto filmati su filmati, più e più volte, il materiale è salvato sui miei dispositivi elettronici, oppure fra la mia collezione di riviste cartacee. Cosa più importante, avevo bene in testa tutte le notizie. Avendo anche una buona memoria fotografica, non è stato difficile andare a recuperare quella particolare intervista o un determinato articolo che sapevo già dove inserire nel libro.
Ho consultato e studiato approfonditamente alcuni siti che sono un vero punto di riferimento per tutti i fan dei Linkin Park, come Linkin Park Live, Linkinpedia, Linkin Park Italia e tanti altri. Ho perfino cercato riscontri nei link di rimando a documenti originali. Insomma, è stato un bel lavoro stimolante con tanti cassetti della mente che si aprivano come scatole cinesi.
Prima di darlo alle stampe ho chiesto il supporto di un altro soldier (è così che si chiamano i fan hardcore dei Linkin Park) che, come si può dedurre dal nome con il quale tutti lo conoscono nella community, Peppe Park, è molto addentro a questo mondo, ne conosce ogni aspetto e ogni particolare. Ha fatto della sua passione un’attività a tempo pieno diventando un editor di Linkinpedia e Linkin Park Live, capisce il linguaggio musicale e i suoi meccanismi. Ha fatto una revisione accurata e meticolosa del libro ed è la mia garanzia di veridicità.

Quanto tempo ti ha impegnato la stesura di In the end?

Ho impiegato circa sette mesi pieni a buttare giù tutte le idee che avevo ben chiare nella mia mente. Per la prima volta nella mia vita avevo delle certezze, perfino i nomi dei capitoli e la struttura del racconto. Dopo aver scritto la prima parola dell’incipit sono andata dritta come un treno in uno stato quasi di trance, scrivendo tutto il giorno e fermandomi solo per mangiare e dormire. È stato un periodo bellissimo che mi ha distratto dall’ansia della pandemia, ma anche molto impegnativo. Mi sembrava di camminare sulle nuvole, finalmente parlavo di ciò che amo di più al mondo, nonostante il dolore che si portava dietro.
Ho forse trascurato tutta la famiglia che, per la cronaca, era all’oscuro dell’intero progetto. Non ho detto nulla perché non volevo essere eventualmente scoraggiata, essendo un ambizioso salto nel vuoto. Un anno fa non avevo la certezza che qualcuno l’avrebbe mai pubblicato, quindi sarebbe potuto rimanere nel cassetto per tutta la vita. Invece grazie a Gli Scrittori della Porta Accanto e PubMe ho avuto questa magnifica occasione e per questo hanno la mia infinita gratitudine.

C’è un episodio della vita di Chester Bennington a cui sei particolarmente legata?

Sono tanti. Mi sento molto connessa con la sua infanzia, lo immagino spesso alle prese con una situazione orribile per un bambino di sei /sette anni. Dev’essere stato terribile finire nel mirino delle attenzioni morbose di un ragazzo più grande e non aver nessuno a cui confidarlo o i mezzi per fermare quell’abominio.
Un altro momento della sua vita a cui sono molto legata è quello successivo al divorzio dalla prima moglie, periodo in cui ha toccato il fondo e i giorni seguenti la morte del suo amico Chris Cornell, lì il dolore era palpabile.
Ma mi piace anche ripensare a quando si è unito ai Linkin Park con un gesto totalmente istintivo: ha lasciato da un giorno all’altro la vecchia ma stabile vita per inseguire un sogno tutto da costruire.

Questo libro sta funzionando molto bene, non solo tra i soldier. Chiunque può approcciarsi a In the end, anche chi non è fan dei Linkin Park, proprio perché è avvincente come un romanzo. Ci spieghi come hai strutturato questa biografia?

Ho cercato di scandire il suo percorso esistenziale intrecciandolo con la sua carriera di frontman e autore di testi, dal momento che per Chester cantare significava vivere. Se non fosse stato per la musica sarebbe morto molto prima, era la sua ragione di vita, la sua forza e catarsi. Ha dato tutto se stesso per le sue canzoni e per i suoi fan e ha ricevuto anche tanto indietro. Era uno scambio abbastanza equo. Dico abbastanza perché credo abbia dato più di quanto noi fan fossimo in grado di dimostrare.
Ci ha mostrato la sua anima, ha avuto coraggio e umiltà e, aprendo la porta ai suoi demoni nell’intento di stabilire una lotta alla luce del sole, ha finito per prenderli a braccetto e loro non l’hanno più lasciato.
Credo non abbia mai avuto idea della reale portata dell’amore del suo pubblico. Se potesse leggere ciò che ogni giorno gli viene dedicato, dei messaggi di gratitudine immensa e di dolore per la sua assenza, sono sicura che sorriderebbe incredulo e imbarazzato.
Questa è una biografia che tutti possono leggere, anche i non fan e ne ho avuto la riprova fra i lettori che si sono approcciati a questo libro senza conoscerne il protagonista. Per queste persone Chester è stato una bella scoperta, con una storia coinvolgente, di sofferenza, di riscatto, successi e lotte, raccontata attraverso la sua voce e di chi ha fatto parte della sua vita. Quindi troverete molte sue interviste e dichiarazioni affiancate ai testi delle sue canzoni che sono una sorta di seduta psicoanalitica.

So che ci sono importanti novità che riguardano In the end, ce ne vuoi parlare?

Ho due importanti novità e colgo l’occasione per anticipare che In the end uscirà presto tradotto in inglese, sempre per Gli Scrittori della Porta Accanto e PubMe, e in lingua portoghese per una casa editrice brasiliana che si chiama Estética Torta, specializzata in biografie rock.
Inutile dire quanto sia emozionata e ansiosa, spero che il mio tributo piaccia anche ai numerosi e appassionati fan stranieri, che mi hanno contattata dal primo giorno chiedendo edizioni anche nelle loro lingue.

Davvero fantastico, una bellissima notizia, è sorprendente quanto velocemente questo libro si sia diffuso e abbia trovato riscontro positivo! Mi sembri una ragazza sempre attiva e molto determinata, non posso esimermi dal domandarti: Rosanna Costantino ha ulteriori progetti per il futuro, nuovi libri in arrivo?

Non avevo mai pensato all’attività di scrittrice prima di In the end. Tutto è venuto da sé senza velleità o aspettative alte. Sono sempre stata in questo “campo”, ma dietro le quinte, scovavo errori e li correggevo. Tuttavia, non mi dispiacerebbe buttarmi in un’altra avventura letteraria, anche solo per il gusto di raccontare con trasporto una storia che mi appassiona. Ho molti interessi, sto guardando dentro di me e se troverò qualcosa per cui valga la pena passare le notti insonni a scrivere, a volte anche in preda all’ansia da prestazione, lo farò. Ma deve essere una storia potente, come quella di Chester. Chissà se la troverò.

Siamo sicuri che la troverai, è solo questione di tempo! Ringraziamo Rosanna Costantino per essere stata con noi. In bocca al lupo per In the end e per i progetti futuri!

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
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In the end, di Rosanna Costantino: un estratto

In the end, di Rosanna Costantino: un estratto

In the end, di Rosanna Costantino: un estratto

#booktok Un estratto di In the end. Una biografia non ufficiale di Chester Bennington, l'esordio letterario di Rosanna Costantino (PubMe - Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). La vita del frontman dei Linkin Park, un viaggio emozionale tra i demoni della depressione e il potere catartico della musica.

Fra un pezzo dei Nirvana e uno dei Red Hot Chili Peppers, amavo ascoltare questo nuovo brano rap-rock elettrizzante ed energico. Con quell’urlo che esplodeva con una frase rabbiosa: “Shut up when I’m talking to you”.
Una voce graffiante e roca che, molto più contemporanea e fresca, mi ricordava i miei amati cantanti grunge. Con il passare del tempo, canzone dopo canzone scoprii tutte le gamme dei colori di cui era fatta. Un arcobaleno di emozioni che mi abbagliava e quasi intimoriva per la struggente intensità. Perché il cantato di Chester poteva cullarti o farti a brandelli.
Capitava che non avessi il coraggio di andare fino in fondo a quel dolore così candidamente esibito. Un po’ per l’imbarazzo di violare la sua intima emotività e un po’ per paura di inciampare nelle miserie della mia anima. Un canto delle sirene in chiave rock che creava dipendenza in chi lo ascoltava, stordendo con la sua dolcezza e il suo calore, ammaliante per la sua forza distruttrice.
Non sapevo nulla della vita privata di Chester. Ignoravo i tasselli che avrebbero chiarito i mille interrogativi dietro la sua tragica morte. Non lo conoscevo, non era un mio amico o un familiare, lui non aveva nemmeno saputo che io esistessi. Eppure mi sentivo connessa alla sofferenza che lo aveva portato al drammatico epilogo, così come lo ero stata negli anni attraverso i suoi album. Ognuno con un percorso melodico diverso, capace di conciliare le mie eterogenee anime musicali. Ero sì devastata dalla decisione dolorosa che aveva preso, ma non tanto quanto lo sarei stata nei mesi successivi. Da quel giorno in me cambiò tutto.

Era il 20 luglio 2017.

[...] Era un giovedì come tanti altri. L’estate era esplosa e aveva portato la spensieratezza e la leggerezza dei giorni vissuti in vacanza in riva al mare. Qualche giorno prima, anche Chester si era concesso una pausa dalla promozione di One More Light, andando con tutta la famiglia a Sedona, in Arizona. Appariva allegro e sorridente come sempre. Ma solo un mese prima, all’amico Ryan Shuck, scriveva: “Affronto le mie giornate un’ora alla volta” .
Per quel 20 luglio era stato programmato un servizio fotografico a Los Angeles. Niente lasciava presagire ciò che sarebbe successo da lì a poche ore. Aveva fatto ritorno nella sua villa, incastonata fra le ridenti colline di Palos Verdes Estates, a sud di Los Angeles, qualche ora prima, proprio per prendere parte all’appuntamento di lavoro. Alle nove del mattino l’autista era già pronto per portarlo sul luogo stabilito, ma non accennava a uscire di casa.
La domestica si avvicinò alla porta della camera da letto, notando uno strano silenzio. Iniziò a bussare, ma non ottenne risposta; bussò una seconda e forse anche una terza volta. Di nuovo niente.
A quel punto, preoccupata, aprì la porta e si trovò davanti la scena più dolorosa e drammatica della sua vita.
Capì come mai non udisse quella risata musicale e contagiosa. Perché non ci fossero quei brillanti occhi scuri ad accoglierla, quel sorriso aperto e sincero a rallegrarla.
Chester non c’era più, se n’era andato in un maledetto istante. Un solo, piccolo e fugace momento, che si rifletteva già nella proiezione di un eterno addio. Un soffio disperso per sempre fra i frammenti di un tempo e di un luogo indefiniti.
La sua anima, dolce e malinconica, aveva lasciato per sempre quel corpo, di cui ne aveva fatto un’opera d’arte di ornamenti indelebili sulla pelle. Ora giaceva lì inerme, ferito dalle sue stesse mani, a testimoniare l’estremo gesto, compiuto con le medesime modalità del perduto amico Chris Cornell, nel giorno del suo cinquantatreesimo compleanno.

A quarantun anni aveva deciso di averne abbastanza.

Di deporre le armi contro i suoi demoni e di dargliela vinta. Le ingannevoli lusinghe della morte avevano avuto la meglio. L’agognato sollievo da quelle pesanti sofferenze era arrivato. Niente a che vedere con gli eroi romantici, in lotta con la banalità della vita, che cercavano l’immortalità e la ribellione attraverso il suicidio. Non c’era nulla di poetico in quella scena, solo una triste conseguenza della depressione che lo tormentava da anni. Una scelta dolorosa, presa a causa di una malattia che infligge costanti e ricorrenti pensieri di morte. Associati a una pesante svalutazione del proprio io, scarso controllo sulle proprie azioni, agitazione e affaticamento, diminuzione di interesse verso qualsiasi cosa e svilimento, perdita del senso del reale, fra le altre cose.

In the end

In the end
Una biografia non ufficiale di Chester Bennington

di Rosanna Costantino
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Biografia
cartaceo 17,00€
ebook 2,99€

Sinossi

«Ho fatto un bellissimo viaggio nella vita di Chester Bennington. Ho attraversato paesaggi meravigliosi e posti incantevoli, radure smisurate e boschi maestosi. Ma mi sono imbattuta anche in aride alture e spaventosi e bui anfratti. Ho pianto e riso a perdifiato. E ho avuto paura, ansia, mi sono sentita persa e ho ritrovato un’altra me stessa.»
Rosanna Costantino

Chester Bennington, frontman dei Linkin Park, è stato inserito tra i 100 migliori cantanti metal di tutti i tempi secondo Hit Parader. Ha avuto un’infanzia difficile e per tutta la vita ha lottato contro i demoni della depressione e della dipendenza. La musica è stata la sua salvezza, lo strumento attraverso cui ha raccontato i suoi tormenti interiori, aiutando così milioni di persone ad affrontare le stesse inquietudini.
Nonostante il successo e tutti gli sforzi per non arrendersi, la depressione ha avuto la meglio e il 20 luglio 2017, a soli 41 anni, è stato trovato senza vita nella sua casa di Los Angeles, lasciando sgomenti i fans e il mondo della musica.
Ancora oggi, la sua arte catartica continua a infondere un essenziale e inesauribile conforto.
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