Gli scrittori della porta accanto
Maternità
Maternità
Quando la maternità è difficile: 3 libri a confronto

Quando la maternità è difficile: 3 libri a confronto

Quando la maternità è difficile: 3 libri a confronto

Professione lettore Di Stefania Bergo. Non sempre la maternità è uno stato di grazia. A volte è una scelta difficile o impossibile, altre un lungo percorso di procreazione medicalmente assistita con esito incerto. Tre libri raccontano le storie di queste donne: vite difficili narrate con materna comprensione.

La maternità può essere uno stato di grazia, la realizzazione di un sogno, la soddisfazione di un bisogno, il naturale completamento di un amore. Ma ci sono volte in cui la maternità è difficile. È difficile arrivare al concepimento o è complicato mettere al mondo.



I libri che seguono parlano di maternità negata, del lungo percorso della procreazione medicalmente assistita (PMA) o di aborto.

Apparentemente di argomenti contrapposti, in realtà tutti e tre questi libri rappresentano una maternità complessa, lastricata di desideri e necessità, di malattie invalidanti, come l'endometriosi, la depressione, le cardiopatie, di aspettative, dipendenza economica e solitudine. Situazioni in cui scegliere di mettere al mondo un figlio non è affatto la naturale e scontata conseguenza del concepimento.
Non si tratta, però, di pagine gratuitamente tristi. Se la tristezza si avverte è solo funzionale al messaggio: quello di condividere esperienze ed emozioni, un modo per empatizzare, accorgersi di non essere sole. C'è anche tanta resilienza, in queste pagine, che a volte vira verso la rassegnazione, altre verso l'evoluzione del proprio sogno, spostando limiti temporali o razionalizzando aspettative. C'è gioia. C'è materna comprensione.
Buona lettura.


In cerca di te di Emma Fenu

I mesi diventano solo cicli mestruali, ma sono ancora serena. Nemmeno ricordo l’endometriosi, anzi, forse ne ho fin troppa memoria ed evito accuratamente di pronunciarne il nome. Quelle sillabe, ruvide sul palato, mi stringono le viscere in una morsa di paura.
Da settembre decido di sottopormi ad alcune analisi e di monitorare l’ovulazione con ecografie, termometri basali e stick per sapere quali sono i miei giorni più fertili.
[...] All’inizio sono diligente come un’alunna in attesa della lode, poiché mi piace avere il controllo della situazione e del mio corpo e poiché tutto risulta funzionare nella norma.
Ma a dicembre, prima di Natale, ho un crollo. Sono sdraiata sul letto in pieno giorno, con le coperte tirate fin sopra la testa, e piango per ore. Dico, con convinzione: «Se non avrò un figlio, io morirò di dolore». Non so a chi mi rivolgo, forse a Dio, forse a me stessa. So solo che non è una domanda, è un’affermazione.
Di dolore non si muore, Bambino. Sono passati più di dieci anni e sono viva, pur senza di te. E sono anche felice, innamorata della vita, bramosa di futuro, pronta a rinascere infinite volte. Ti aspetto ancora, Bambino. Non con disperazione, ma con gioia.
Certo, di tanto in tanto piango, mi manchi e ti penso con malinconia. Eppure so che, comunque vada, mi rialzerò, farò delle lacrime una collana, della delusione un diadema e le cellule di te, che ho cullato nell’utero per pochi giorni, mi canteranno nenie. Per questo, ogni notte, ti lascio spazio sul mio cuscino. Non so dove tu sia ma, se vorrai, troverai in me l’abbraccio caldo della mamma.

In cerca di te

di Emma Fenu
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa non-fiction | Memoir
ISBN 979-1254583982
Cartaceo 9,00€
Ebook 2,99€

Emma, la protagonista di questa storia, affronta con coraggio e sincerità le sfide di un viaggio fatto di attese, esami medici e trattamenti dolorosi. Non si risparmia le lotte emotive legate alla fertilità e all’endometriosi, la pressione sociale sulle donne per generare nuova vita, né i demoni che si frappongono tra lei e il suo sogno di diventare madre.
Tra queste prove, non mancano le dinamiche familiari fatte di momenti commoventi, teneri e drammatici.
In cerca di te è intima esplorazione di sé, racconto di un percorso nella sua interezza e nelle sue sfaccettature più profonde.

«Questa non è la storia della mia vita, ma solo di una parte di essa. Ci sono molti aspetti che in tale percorso di aspirante mamma, possono essere messi in luce: alcuni sono commoventi, altri teneri, altri drammatici, altri ancora decisamente ironici. E io li ho attraversati tutti, nel corso di dieci anni. Ora voglio liberare la mia parte in ombra, quella più fragile, quella che cede al dolore, quella che subito viene messa a tacere dalle altre, per far spazio al sorriso e alla determinazione. Non è la parte più vera di me: è solo la più nascosta.»


Il sogno dell'isola di Tamara Marcelli

La decisione di trovare il mio bambino ad ogni costo non fu facile.
Dopo essermi documentata e guardata intorno per quattro lunghi anni, decisi che se volevo davvero “un altro noi” dovevo andare oltre.
Dovevo davvero mettere alla prova la mia forza di volontà, i miei nervi, il mio corpo e la mia storia d'amore. Sì perché in queste situazioni, in un percorso estenuante e tortuoso, l'amore o è forte davvero o si sgretola come creta al sole. Troppo intenso da sopportare...
[...] Gli ostacoli erano molti, ma bisognava essere costanti e, soprattutto, non mollare.
[...] La paura, anzi il terrore, del fallimento era sempre dietro l’angolo. A volte la notte mi svegliavo in preda alla convinzione che non ce l’avrei mai fatta. Non sarei mai stata mamma.
Scrissi una lunga lettera al mio bambino dei sogni: non ti aspetterò più.
Fu la reazione al mio primo fallimento. Un colpo incredibile. Anche se le probabilità di riuscita al primo tentativo super mirato non erano elevatissime, io, in cuor mio, ci avevo creduto con tutta me stessa. Fu dura. Un esame del sangue mi fece quasi illudere, ma solo per poco. Non lo dimenticherò mai. Valore 38.73 Beta HCG...

Il sogno dell'isola

di Tamara Marcelli
PubMe – Collana Gli scrittori della porta accanto
Romance | Narrativa
ISBN 9788827519424
Ebook 2,99€
Cartaceo 13,00 €

«Cercarsi, trovarsi, riconoscersi. Accettarsi o combattersi. Da dentro. Perché non hai scelta, devi prendere una strada e seguirla.»

Questo romanzo non è semplicemente il racconto di una storia d'amore, in tutte le sue accezioni, ma piuttosto quello di una vita che si interseca con molte altre. Un viaggio nel tempo che rappresenta un viaggio dentro se stessa. Fino alla consapevolezza dei propri incubi più segreti. Fino alla liberazione. Per questo, lo stile fluido e i continui flashback, trasportano il lettore in dimensioni diverse, costringendolo anche a immedesimarsi, attraverso l’uso del tempo presente, alla situazione che in quel momento vive la protagonista. Come in Teatro.
È la storia di Tara, instabile e romantica, perennemente inquieta, innamorata della Vita, dell'Amore e dell'Arte. La maternità difficile, i disturbi del comportamento alimentare, il Sogno, sono alcuni dei temi presenti. Il suo incontro con un Poeta, con un Musicista e con Laurence, l'uomo che diventerà il suo alter ego e la salverà dall'autodistruzione.
Una vita vissuta sempre intensamente, tra luce e ombra. È la storia di un sogno che, una volta raggiunto, chiude il cerchio e rivive, trasfigurandosi, in nuovi occhi verdi. Nei sogni e nella vita, in un continuo scambio di dimensione e di senso, i segni diventano indizi, vanno colti e compresi. Ciò che sembra squilibrio e irrazionalità, è emozione e istinto; le sue maschere, quelle che spesso si è costretti a indossare nel mondo esterno per apparire "in linea" e sopravvivere. Ma l’anima va altrove.

«La mia vita è tutta qua. La mia follia sempre accanto per non soccombere al tempo, per non ingrigire, risucchiata dalla desolazione del mondo. Spesso serve bloccarsi, respirare e guardare indietro, per poter guardare avanti. Per guardare ad un sogno. E stare tra le stelle.»


La stanza numero cinque di Stefania Bergo

Si erano così trovati ad affrontare la nuova nascita e la malattia di Daniela con un solo stipendio. Le tasche della famiglia avevano preso le sembianze di uno scolapasta, mentre il loro guscio si era serrato ed era diventato impermeabile. L’amore tra tutti loro non era mai venuto meno e, in qualche modo, erano riusciti a sopravvivere.
Ma ora era tutto più complicato. Daniela era notevolmente peggiorata e faticava a lavorare, di tanto in tanto, gestendo piccole commissioni come freelance. Affrontare una nuova vita non sarebbe stato possibile.
«Dove mangiate in sei mangerete anche in sette» le aveva detto sua madre quando aveva saputo dell’inaspettata gravidanza. «Mamma, lo sai che non si tratta solo di mangiare. Io ho quarantotto anni, ci sono giorni in cui non riesco nemmeno a star seduta, figuriamoci se sarei in grado di occuparmi di un neonato adesso. E non posso certo mettere al mondo un figlio per condannarlo a una vita di privazioni. Magari si trattasse solo di mangiare
Daniela e Giovanni ne avevano discusso a lungo. Avevano trascorso notti insonni, vagliato ogni possibilità, fatto ogni genere di conti, consultato tutti i cardiologi che conoscevano. Le loro scelte erano state pesate ricorsivamente. E la conclusione era stata penosa ma ineluttabile: non potevano avere altri figli.

La stanza numero cinque

di Stefania Bergo
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Romanzo breve
ISBN 9788833663463
Dal libro la fiction sonora per PubMe
Ebook 2,99€
Cartaceo 6,00€

«Non si vendono verità e non si regalano giudizi, in questo romanzo colmo di materna delicatezza. Lo stile di Stefania Bergo è fluido, emozionale, coinvolgente. Le parole scorrono come acqua, come olio e come sangue. Non si arrestano e raggiungono l’anima.»
Emma Fenu

«Stefania Bergo, ha una penna delicata e sensibile e ha trattato questo argomento in punta di penna, dando realismo e tridimensionalità ai suoi personaggi. E, soprattutto, li ha resi veri. La stanza numero 5 è un caleidoscopio di anime tutte al femminile dove l’Autrice ha tratteggiato ottimamente il bagaglio di vita di ogni singola protagonista; i pensieri, i retroscena, le angosce, le scelte. Un romanzo bello, intenso, senza sbavature.»
Loriana Lucciarini

Sei donne si ritrovano a raccontare la loro storia in una stanza d’ospedale in attesa dell’intervento programmato per la mattina seguente. Si tratta di Liliana e della giovane figlia Chiara, di Miriana, futuro amministratore delegato di una multinazionale, Daniela, architetto e madre di quattro figli, Valeria, editor in una casa editrice, ed Eva. Cinque di loro sono in lista per un aborto e condividere le loro storie crea un cerchio di confronto ed empatia.
Un romanzo breve che invita a indossare le scarpe delle donne, per non giudicare ma comprendere, soprattutto che hanno il diritto di scegliere.




Stefania Bergo
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La maternità nei libri: 7 mamme a confronto

La maternità nei libri: 7 mamme a confronto

La maternità nei libri: 7 mamme a confronto

Professione lettore Di Stefania Bergo. Di maternità si parla in molti libri a tema. Ma più in generale, molte sono le mamme presenti in letteratura. Ispirate alla vita o semplici mamme inventate, perché nemmeno nelle pagine dei libri possiamo farne a meno.

Oggi è la festa della mamma. E a noi scrittrici della porta accanto piace festeggiarla anche attraverso le parole scritte nei nostri libri. Mamme di carta e inchiostro nate dalla nostra fantasia, più facilmente ispirate alla nostra vita, a noi o alle madri che conosciamo. Le nostre storie parlano di maternità appaganti e dirompenti come un parto improvviso su una spiaggia caraibica o in un ospedale missionario africano, di maternità difficili, come quelle al termine di un percorso di procreazione medica assistita, di maternità negate dagli eventi o da scelte dolorose. Di mamme di paesi o tempi lontani, mamme appena nate, mamme che, malgrado siano imperfette o impacciate, ci hanno insegnato ad essere quello che siamo oggi.
Mamme che narrano di mamme, perché nemmeno nei libri possiamo farne a meno.
Buona lettura!


MWENDE
RICORDI DI DUE ANNI IN AFRICA

di Stefania Bergo
StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione)
Narrativa di viaggio
ebook 2,99€
cartaceo 12,00€

Due parenti si presentano non appena ci accomodiamo per cenare, accompagnati da uno dei watchman, per segnalare una donna con le contrazioni a Kamaranthi. « Not far», come di cono sempre qui. [...] Corro in sala parto per cercare Valeria. Lei si cambia e prende il set per le urgenze [...], perché quando si presenta un maternity case bisogna essere pronti anche ad un parto nel bush, sotto ad un albero, magari.
[...] Finalmente, dopo quasi mezz’ora, troviamo la donna. È seduta a terra, con la madre e un altro parente. La aiutano a salire sull’ambulanza [...] Durante il viaggio, scossoni, scossoni e ancora scossoni. La donna non emette un solo lamento, non fa un singolo verso con gli occhi o una smorfia con la bocca. Sembra dormire su quella barella, non essere in travaglio.
Arrivati al l’ospedale, la accompagniamo in sala parto. Lo scenario è apocalittico! Almeno un centinaio d’insetti, formiche bianche vermiformi con due paia di ali brunite e lunghissime, stanno svolazzando tra i letti e gli infermieri, come elicotteri che sorvolano un campo di battaglia in una grande guerra: i tamait! Mi aspetto di sentire da un momento all’altro anche dei bombardamenti e la Cavalcata delle Walkirie di Wagner. Le loro ali rumorose sono sparse su tutto il pavimento, come un viale cittadino in autunno. Sembra tutto così surreale: insetti enormi si posano sulle mamme mentre stanno per partorire su lettini arrugginiti, infermieri che si muovono quasi al rallentatore. Ma poi, pensando che ognuna di loro avrebbe in realtà potuto dare alla luce il suo bambino nel bush, la sala parto mi sembra perfetta. E sorrido.



ESPRIMI UN DESIDERIO

di Valentina Gerini
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Romance
ASIN B0B1868W7V
Kindle Unlimited
ebook 2,99€

«Spingi, spingi! Come se tu dovessi fare la cacca!», l'improvvisata ostetrica mi esorta ormai da un po' di tempo. Io spingo, ma non accade niente. Solo tanto dolore.
[...] Sono di fronte a mia sorella che per l'occasione si è improvvisata ostetrica [...], il veterinario del paese che è stato convocato in quanto unico medico disponibile in zona, mio cognato che sta rallegrando gli animi e sdrammatizzando la situazione e José. Non so se al momento ci siano anche altri spettatori in disparte. La scena, degna di un film, sono sicura abbia richiamato l'attenzione di molti ma per fortuna nessuno ha avuto il coraggio di avvicinarsi. Io poi non sarei stata per niente contenta di mostrare le mie grazie a gente sconosciuta. Per fortuna mio nipote Andrea, figlio di mia sorella, ha portato la nostra primogenita Sophie a passeggio questa sera in cerca di un gelato alla fragola e in seguito, appresa l’insolita situazione, si è trattenuto in casa a giocare con lei, che ha solo quattro anni ma non vuole mai dormire prima della mezzanotte.
Il termine della gravidanza è scaduto nove giorni fa e proprio domani sarei dovuta andare in ospedale per essere ricoverata e indurre il parto.
Ma la mia bambina è un po' impaziente e pare voglia nascere proprio stasera. Il dieci agosto, la sera di San Lorenzo.
[...] E quindi eccomi qui, dopo nemmeno mezz'ora dalla prima contrazione, a spingere per dare alla luce la mia bambina, sulla spiaggia di Bayahibe, ai Caraibi, a cinque metri dal mare, sotto un cielo stellato senza l'aiuto di un ginecologo. Non era proprio così che avevo immaginato il parto.


TELMA

di Claudia Gerini
PubMe - Collana Gli scrittori della porta accanto
Narrativa
ebook 2,99€
cartaceo 10,00€

Mia mamma, Maria, si accorse subito che anche questa volta non avrebbe fatto in tempo ad arrivare all'ospedale pubblico dell'isola di Tinharé. Distava troppi chilometri e, considerando il fatto che per uscire dal paese avrebbe dovuto usare Alfonso, il nostro vecchio asinello, pensò che sarebbe stato meglio chiamare la levatrice del paese e sperare che tutto andasse per il meglio.
Ormai, dopo quattro figli, sapeva riconoscere subito i dolori del parto, e avrebbe potuto calcolare meglio di un orologio quanto tempo ci avrebbe messo prima di "sfornare" un altro figlio.
Così, quella sera, la vicina di casa andò a chiamare mio padre, Miguel, che era uscito come al solito per farsi qualche birra, dopo una dura giornata di lavoro in mare.
Io, evidentemente presa dalla fretta di venire al mondo, non aspettai nemmeno il suo arrivo, e dopo un paio di spinte vigorose, accompagnate dalle urla di mia mamma, venni alla luce.
La mamma scelse per me un nome che aveva sentito alla televisione. Mi raccontava sempre che aveva visto un film americano, dove due amiche scappavano lontano per sfuggire alla monotonia della vita quotidiana. Diceva sempre che anche a lei sarebbe piaciuto andare via e partire per un viaggio, durante il quale non avrebbe voluto pensare a niente se non a divertirsi. Fu così che decise di chiamarmi Telma. Mai nome si rivelò più azzeccato!


IL SOGNO DELL'ISOLA

di Tamara Marcelli
PubMe – Collana Gli scrittori della porta accanto
Romance | Narrativa
ISBN 9788827519424
Ebook 2,99€
Cartaceo 13,00 €

La decisione di trovare il mio bambino ad ogni costo non fu facile.
Dopo essermi documentata e guardata intorno per quattro lunghi anni, decisi che se volevo davvero “un altro noi” dovevo andare oltre.
Dovevo davvero mettere alla prova la mia forza di volontà, i miei nervi, il mio corpo e la mia storia d'amore. Sì perché in queste situazioni, in un percorso estenuante e tortuoso, l'amore o è forte davvero o si sgretola come creta al sole. Troppo intenso da sopportare...
[...] Gli ostacoli erano molti, ma bisognava essere costanti e, soprattutto, non mollare.
[...] La paura, anzi il terrore, del fallimento era sempre dietro l’angolo. A volte la notte mi svegliavo in preda alla convinzione che non ce l’avrei mai fatta. Non sarei mai stata mamma.
Scrissi una lunga lettera al mio bambino dei sogni: non ti aspetterò più.
Fu la reazione al mio primo fallimento. Un colpo incredibile. Anche se le probabilità di riuscita al primo tentativo super mirato non erano elevatissime, io, in cuor mio, ci avevo creduto con tutta me stessa. Fu dura. Un esame del sangue mi fece quasi illudere, ma solo per poco. Non lo dimenticherò mai. Valore 38.73 Beta HCG...


UNA LUCE SUL FUTURO

di Ornella Nalon
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa | Paranormal
ISBN 9788833663173
Ebook 2,99€
Cartaceo 12,50€

«Mamma, perché la signora sta sempre male?», chiese la piccola Lydia, sgranando i suoi occhioni azzurri. «Sei troppo piccola per capire», rispose la donna, mentre versava l’acqua calda nella teiera, posta sopra al vassoio da letto.
«Non sono tanto piccola! Se mi spieghi, posso capire.»
«Allora ti dirò che certe donne non sono abbastanza forti per sopportare tante gravidanze. Sai cos’è una gravidanza, vero?»
«Certo che lo so. È quando una donna aspetta un bambino.»
«Esatto. La nostra povera Lady Harrington ne ha portate a compimento tre. Forse, per lei, sono state troppe e la sua salute ne ha risentito.»
«Allora era meglio se non avesse avuto Steven?»
«Oh, no! Questo non si deve dire! Il signorino è un dono del cielo !»
«Meno male, perché sono felice che lui ci sia, è il mio migliore amico! Non vedo l’ora che arrivi l’estate, così lui torna al castello e possiamo giocare!»
“Beata innocenza! Giocherà con te ancora per un paio di anni e dopo sarà come se non ti avesse mai conosciuta” pensò Margaret, provando un moto di compassione per la sua bambina. 


GLI ANGELI DEL BAR DI FRONTE

di Elena Genero Santoro
PubMe - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione)
Narrativa
ebook 2,99€
cartaceo 12,00€

Carla si mise le mani sulla pancia.
«Te lo racconto, tanto a breve non sarà più un segreto per nessuno. Questo bambino non doveva nascere. Sono rimasta incinta per errore, e avrei dovuto abortire. Solo che… non l’ho fatto, non ne ho avuto il coraggio. Non chiedermi perché, l’interruzione di gravidanza sarebbe stata la scelta più logica e sensata. Ma non ci sono riuscita. Però non ho mai pensato che questo piccolino potesse crescere con me. Quasi non lavoro, non ho un reddito se non la pensione di invalidità di mio padre e un genitore anziano e malridotto di cui occuparmi. Per cui questo mio figlio nascerà con il parto cesareo. Io sarò in anestesia totale, così non lo vedrò nemmeno. Una volta che lui sarà venuto al mondo, lo darò in adozione. Quindi no, non ho comprato il corredino, non ho i soldi e nemmeno l’intenzione di farlo. Una famiglia amorevole si prenderà cura di lui. Io mi limiterò a dargli la vita».


IL TEMPO DI UN CAFFÈ

di Silvia Pattarini
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Poesie
ISBN 978-8833666501
ebook 2,99€
cartaceo 7,00€

Cuore di mamma

E son schiamazzi
allegri
e sono giorni
lieti,
negli occhi
meraviglia,
la mente
fantasia.

- Leonardo - è
immensa gioia,
di giorni
senza noia.

Volteggi di bambino
s’allargano in sorriso,
energia di un temporale
lui sembra già volare.

Tutt’uno con il cielo
Tutt’uno con il vento
Tutt’uno con la sabbia
Tutt’uno dentro l’acqua
Tutt’uno col mio
Cuore, di mamma
dolce amore.


Stefania Bergo
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Le nostre madri

Le nostre madri

Le nostre madri

Di Stefania Bergo. Le nostre madri. Ci hanno nutrito fin da subito col loro corpo, protetto, insegnato a vivere nel mondo. Madri imperfette. Madri che ci amano. E che aspettano anche solo un nostro sorriso.

Le mamme. Alcune sono degli esseri eterei, il terzo genere umano. Uomini, donne, mamme. Altre avrebbero invece dovuto essere sterilizzate da piccole. Ma mi piace pensare che queste ultime siano davvero poche.
Quando diventi madre, oltre ad essere stata a lungo figlia, ti rendi davvero conto di che significhi. Realizzi quanto ha fatto per te quella donna che ti ha messo al mondo e quasi ti vergogni della tua ingratitudine. Perché quasi mai si dimostra la doverosa riconoscenza verso la propria mamma. Ma va bene così, perché lei non ha agito aspettandosi qualcosa in cambio se non la nostra trasformazione nella migliore persona possibile con i mezzi inizialmente messi a disposizione dal destino. E poi, sarebbe impossibile ricambiare altrettanta devozione e soprattutto il dono più importante da lei ricevuto: la vita.


Fin da quando eravamo celati nel suo grembo, la nostra mamma ci ha amati, accarezzati. 

E se qualcuna ha dovuto fare delle scelte difficili (assolutamente insindacabili e personali), lo ha fatto con il dramma nel cuore, allontanando dalle proprie labbra il sorriso che spontaneamente appare quando si realizza di avere dentro di sé una nuova vita, sebbene inaspettata, al di là dei programmi.
Siamo tutti figli di madri che ci hanno fortemente desiderato ancor prima che di noi esistesse l’aura o che ci hanno scelto malgrado tutto, incapaci di considerarci un regalo sbagliato.
Ci hanno protetto con il loro involucro per quasi nove mesi, in alcuni casi con rabbia e determinazione per difendere la loro creatura che iniziava a farsi sentire, più spesso con la serenità e il sorriso enigmatico ed invidiabile di Gioconde in attesa. Ci hanno nutrito con il loro stesso sangue, con l’amore che giorno dopo giorno assumeva sempre più i connotati del più potente sentimento provabile dal genere umano.
Hanno visto il loro corpo cambiare, appesantirsi, rispondere al mutamento in modo imbarazzante o dolente. Ma nessuna di loro ha mai smesso di accarezzarsi la pancia e di stare in ascolto per avvertire ogni preziosa vibrazione vitale.

E poi ci hanno accolto. Trasformando le smorfie e le imprecazioni di dolore in lacrime di felicità e dolci ninna nanne fin da subito. 

E hanno continuato a nutrirci, ancora con il loro corpo e col loro amore, incuranti di tutto ciò che accadeva oltre le loro braccia.
Le nostre madri hanno cambiato milioni di pannolini, pulito ogni genere di fluido organico. Hanno finto di non provare stanchezza quando noi chiedevamo la loro attenzione, il loro sorriso, ancora e ancora, senza stancarci mai, senza mai accorgerci che invece lei era sfinita. Hanno steso centinaia di cerotti su altrettante ginocchia sbucciate, umettando ferite a volte invisibili ma vivide. Ci hanno insegnato a camminare, a mangiare, a parlare, ad infilarci i calzini, ad allacciarci le scarpe, a disegnare una casetta, il verso degli animali, i colori del mondo, i segnali stradali, le regole sociali, l’educazione, il rispetto, l’essenza e l’importanza delle cose, a seguire le nostre passioni, hanno valorizzato i nostri talenti.


Madri imperfette, certo, e forse in alcuni casi il messaggio è stato fuorviato o non abbastanza efficace. Ma ognuna di loro ha sempre cercato di fare del suo meglio. 

Sono dietro ad ogni nostro successo, talmente nell'ombra da non desiderare nemmeno di apparire nei titoli di coda. Sempre devote, incondizionatamente, per proteggere un tenero germoglio dagli agenti atmosferici, dalla crudeltà del mondo, aiutandolo a dirigersi verso il sole, verso il bello del mondo. Un’intera esistenza dedicata al dono ritenuto più prezioso, al di là di aspettative o altri sogni rimasti a vagare nell'aria in conseguente attesa.
Il modo migliore per ringraziare le nostre mamme è essere il “noi stessi” migliore possibile. Anche se siamo consapevoli che difficilmente riusciremo a deluderle, perché il loro amore non ha condizioni.

Ricordiamoci di abbracciarle più spesso, rammentando quante volte loro ci hanno portato in braccio per chilometri pur di non farci stancare o sentire soli. 

Ascoltiamole, pensando a tutte le volte che loro hanno prestato orecchio alle nostre motivazioni o ai racconti dei primi amori, quando magari gli occhi pesavano loro e il cuore dormiva già o quando avevano altre mille incombenze in attesa perché comunque nulla è mai stato più importante di noi. Continuiamo a farle sentire preziose, perché per noi lo sono sempre state. Raccontiamo loro di noi, qualche volta, delle nostre vite, senza chiuderle fuori, pensando che a lungo hanno saputo, rispettato e difeso tutto di noi. Anche quando non abbiamo tempo o denaro per fare loro dei regali, ricordiamoci che il nostro sorriso è sempre stato per loro ragione di vita.


Perdoniamole se a volte riteniamo abbiano sbagliato, non irritiamoci se dobbiamo ripetere ancora un vecchio discorso perché l’hanno scordato o non capito, quante volte abbiamo sbagliato noi? 

Quanta pazienza hanno dimostrato quando ci hanno insegnato a vivere nel mondo?
Non soffochiamo in gola un “mamma, ti voglio bene”, se ci risale dal cuore lungo l’esofago, pensando di essere ridicoli o di poterlo fare il giorno dopo. Non sappiamo per quanto tempo ci è dato di gioire del dono di una mamma. E poi, di troppi “mamma, ti voglio bene” non è mai morto nessuno!


Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
La stanza numero cinque, PubMe Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
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Bodies of mothers: le donne vere di Jade Beall

Bodies of mothers: le donne vere di Jade Beall

Bodies of mothers: le donne vere di Jade Beall

FotografiA Di Stefania Bergo. Bodies of mothers, il bellissimo progetto fotografico di Jade Beall per mostrare il corpo delle mamme. Imperfetto. Reale. Meraviglioso.

Il corpo di una madre cambia. Lo fa da subito, per accogliere, e forse palesare, la nuova vita. Il ventre si gonfia, il seno diventa più prosperoso e l'iride più cristallina, acquista una luce inusuale e inconfondibile.
Di trasformazioni, poi, nel corso dei nove mesi, ne subisce a tal punto che quasi sembra impossibile possa tornare quello di un tempo. E infatti, nella maggior parte dei casi, per quelle reali di noi, cioè, il miracolo non avviene e finiamo per portarci dietro un indistinguibile segno di vita generata. E quando palestra e trattamenti rassodanti falliscono miseramente, non resta che nascondere qualche smagliatura di troppo o le nuove morbide rotondità. Beh dai, magari non proprio nascondere, perché in fin dei conti siamo orgogliose delle tracce lasciate dai nostri figli, ma non ci viene certo in mente di mostrare ventri flaccidi, seni ormai cadenti per l'allattamento prolungato o cuscinetti adiposi accoccolati sul giro vita e le cosce, giusto?

Sono tante le donne che, nonostante la felicità di essere diventate madri, passano anni a combattere contro un'immagine di sé che non accettano più perché lontana dagli standard usuali di bellezza e perfezione. 

Anche perché spesso ciò che viene restituito, da surrogati di Wonderwoman sotto i riflettori, è l'idea di una donna che in soli due, tre mesi ritrova la sua smagliante forma fisica. Certo, partendo già da una base – quella di nove mesi prima – surreale, ovvio!
Jade Beall ha invece deciso di non combattere contro smagliature e cellulite post-partum. Ha fatto esattamente il contrario.

Bodies of mothers – (c) PH Jade Beall

Jade Beall è una mamma e fotografa dell'Arizona che ha pensato bene di celebrare il corpo femminile dopo la gravidanza, a dispetto di tutto. 

Una bellezza senza trucchi, quella delle donne reali, contro gli stereotipi che ci vogliono tutte alte, magre e senza cellulite.
Il suo progetto Bodies of mothers – oggi suddiviso in Motherhood e Breastfeeding –  è nato per caso dall'insoddisfazione, dal rifiuto per il suo corpo di neo-mamma. Stanca di non sentirsi bene nella sua pelle, si è fotografata nuda per mostrare agli altri quello che non le piaceva, come fosse una terapia d'urto. La risposta di altre donne che chiedevano di essere parimenti fotografate e mostrate, è stata inaspettata, all'unisono col messaggio di Jade Beall: voglio amarmi così come sono!
Le testimonianze raccolte in questo progetto fanno anche parte di un libro pubblicato nel 2004, The Bodies of Mothers: A Beautiful Body Project: 170 pagine di ritratti di settanta donne da tutto il mondo, storie potenti scritte sui loro corpi. Un incredibile viaggio  attraverso la fotografia per sentirsi meravigliosamente imperfette. Umane.

Il progetto Bodies of mothers si è nel tempo ampliato, diventando You are beautiful.

Sul sito ufficiale di Jade Beall è possibile trovare fotografie e racconti di donne – ma anche di qualche uomo –, testimonianze per immagini di vita vissuta e subita: dagli abusi sessuali, ai disturbi alimentari, alla disabilità, allo scempio del cancro al seno, dalla vecchiaia ai rifugiati nei campi profughi in Siria e Afghanistan.
You are beautiful. 
Donne vere, orgogliose e coraggiose.
Perché è questo il vero canone di bellezza cui assurgere.
Lasciamo la plastica alle bambole.

You are beautiful – (c) PH Jade Beall



Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
La stanza numero cinque, PubMe Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
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Essere mamma ai tempi di Instagram e TikTok

Essere mamma ai tempi di Instagram e TikTok

Essere mamma ai tempi di Instagram e TikTok

Lifestyle Di Valentina Gerini. Essere mamma nel 2020, al tempo di Instagram, Facebook e TikTok.

Sono una mamma e il mio ruolo oggi è molto diverso da quello di mia madre. Innanzi tutto oggi siamo mamme social, pubblichiamo (quasi tutte) la nascita del nostro pargolo e documentiamo la sua crescita fino all'età adolescenziale. Primo ruttino, foto della mano, un piedino, la bilancia che sale di peso, poi la prima pappa, i primi passi, e la prima volta seduto sul carrello della spesa, al mare Guarda come gioca con l'acqua, non ha paura, è tutto sua madre!, e poi il primo giorno di materna, le elementari, i compiti, la gita, le vacanze in famiglia, le medie... arrivati alle medie, periodo in cui, volenti o nolenti, i figli iniziano a chiedere (se non lo abbiamo concesso prima) uno smartphone, iniziano anche i primi battibecchi. Questa foto no, mamma, che ci sono preso male, non mi taggare per favore, non rispondere ai commenti dei miei amici... Insomma oggi, ai tempi di Facebook e, soprattutto, di Instagram, noi mamme siamo quelle che prima creano un album della vita dei figli in rete (in barba a tutte le violazioni di privacy possibili e immaginabili) e successivamente diventiamo spettatrici mute della loro crescita ed evoluzione virtuale.
Tutta questa esibizione, la mancanza di privacy, il fatto che tutti sanno dove stai o cosa fai, non spaventa i ragazzi. Perché loro sono nati e cresciuti nell'era dei social network. E sanno anche come escluderti dalle loro vite virtuali: ti tolgono la possibilità di vedere le storie, oppure ti oscurano un post, così tutti lo possono vedere tranne te. E ci dobbiamo arrabbiare? Alla fine è come quando noi escludevamo le nostre madri dai diari segreti, chiudendo lucchetti o scrivendo messaggi in codice...

Ma ora gli album di foto in Facebook e le storie su Instagram pare siano superate. È arrivato TikTok, cari genitori. 

Quando l'ho sentito nominare per la prima volta pensavo fosse una bevanda, tipo la Coca-Cola. Un TikTok, per favore, con ghiaccio, grazie. E invece no, si tratta dell'ennesimo social, dove anziché lunghi post o status (Facebook) o foto (Instagram) o brevissimi tweet (Twitter) o mini-video con orecchie da coniglio (Snapchat), si condividono brevissimi video. Non ci ho ancora capito nulla, lo ammetto, e questa mia mancanza mi priva della possibilità di comprendere i millennials che lo utilizzano.
Insomma non è facile essere mamma nell'era dei social network, ammettiamolo. Conciliare la propria vita social di donna con quella social di madre e stare al passo coi tempi richiede un grande sforzo... Ragazzi, è un lavorone! Che i figli, poi, possono trovare le nostre vecchie foto, immagini che ci ritraggono quando loro erano nelle palle di un destino ancora non scritto, e dire: Oh, mamma, però dici sempre che non si fuma e guardati qui con una bella sigaretta in bocca... ma è solo una sigaretta?! oppure Ah però! Che bella forma che avevi qui... quanto avevi bevuto? E i nostri insegnamenti, i nostri No!, i nostri Questo non si fa, sembreranno tutto fumo e niente arrosto ai loro occhi.

Credits: Your Best Digs
Valentina Gerini

Valentina Gerini
Amo viaggiare e dal 2008 sono assistente turistica, concierge e tour leader. Ho vissuto e lavorato all’estero, dove ho aperto la mente e il cuore. Ho una figlia e la porto in viaggio ogni volta che posso. Leggere e scrivere sono due mie grandi passioni. E siccome una ne penso e cento ne faccio, mi impegno a portare avanti il progetto Gli scrittori della porta accanto.
Volevo un marito nero, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione)
La notte delle stelle cadenti, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Ponsacco-Los Angeles. Sulle tracce di Bruce Springsteen, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto.
Storie di una assistente turistica, PubMe - Collana Gli scrittori della porta accanto.
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Ah, le mamme di una volta!

Ah, le mamme di una volta!

Ah, le mamme di una volta!

Di Valentina Gerini. La mamma. Ci mette al mondo, ci cresce, e quando siamo grandi a volte rompe un po'. Ma la amiamo e per noi è perfetta così com'è, con le sue mille domande e le sue minacce: «Guarda che come t’ho fatto... io ti sfaccio, ca​pi​to?»

La mamma. Anche se è passata la festa a lei dedicata, voglio spendere due parole per quelle donne che svolgono il mestiere di madre con tutto rispetto. Le mele marce ci sono, in tutti gli alberi, ma noi parliamo delle mele buone, quelle succose.
La mamma è una persona meravigliosa. Colei che ci mette al mondo (e con che sforzo!), che ci allatta (anche artificialmente), che ci sceglie (madri non si è solo per natura, ma anche per scelta!), ci abbraccia, ci protegge, ci osserva, non giudica, ci supporta, ci fa crescere, ci insegna a diventare grandi. Che sia vicina o lontana, la mamma è sempre presente. Premurosa all'ennesima potenza, ci chiama, ci assilla, ci tartassa di telefonate o di messaggi, controlla in sordina che tutto fili liscio nella nostra vita.
«Hai mangiato?» ti chiede, quando sa che non salteresti un pasto nemmeno se ti pagassero.
«Ma non hai ancora stirato?» ti chiede, quando passando da casa tua vede che hai una pila di panni alta come la Torre Eiffel.
«Hai chiuso la porta a chiave?» ti chiede, quando sei stato l'ultimo a uscire di casa.
«Com'è andato l'esame?» ti chiede, ancora prima che tu sia entrato in aula, perché lei ti pensa sempre, anche troppo.
«Questa casa non è un albergo! Svegliati e riordina la tua stanza» ti grida, quando in età adolescenziale preferisci mantenere la forma della tua sagoma sul letto anziché alzare un dito per aiutarla.

«Ma dormi bene?» ti chiede la mamma se ti vede con un principio di occhiaie.

«Mi raccomando, non fare tardi, e non bere troppo, che poi se guidi ti tolgono la patente e poi a lavorare non ci puoi andare e poi ti licenziano e poi diventi disoccupato e poi trovare un lavoro oggi è impossibile e poi ti tocca tornare a casa con noi e poi vai in depressione e poi devi andare dallo psicologo e poi devi prendere gli psicofarmaci e poi chissà che pensieri ti passano per la testa...» ti sbrodola, quando alle 19 le dici che stai andando a fare un aperitivo con dei tuoi amici, metà dei quali l'indomani si alzerà alle sei per andare a lavoro e l'altra metà non regge più l'alcol come una volta, dunque il coprifuoco è fissato alle 24 e al massimo berrete un bicchiere di prosecco a testa. Ma tu lo sai che lei è un po' ansiosa, che vede sempre il mondo un po' negativo, ma la verità è che ti vuole bene e che si preoccupa per te, soltanto per quel motivo.
La mamma è la mamma. Magari a volte ci verrebbe da desiderare quella degli altri, perché la nostra rompe un po' troppo, ma poi il pensiero svanisce, perché ognuno ha la sua mamma ed è perfetta, così com'è. Come quelle descritte nei ritagli dei miei romanzi, che ne presentano le diverse sfaccettature.

La mamma a distanza.

“Caro Babbo Natale, abbiamo trascorso una splendida vacanza ma siamo altrettanto contenti di tornare a casa per trascorrere il 25 dicem​bre coi no​stri cari”
Improvvisamente, leggere quest’ultimo biglietto le aveva tolto il sorriso. Pensò ai suoi cari ed ebbe desiderio di vederli. Si apprestò a cambiare direzione, tornando in ufficio. Accese il computer e si connetté a Skype. In Italia era notte fonda, ma non le importava. Avrebbe svegliato sua madre per salutarla, anche solo un secondo. La mamma restava connessa giorno e notte, con la speranza di sentire in qualsiasi momento della giornata quella sua figlia pazza e giramondo. Bastarono quattro squilli e sua madre rispose. Che bello vederla, assonnata, con gli occhi mezzi chiusi e i capelli scarruffati. E nemmeno le chiese perché l’avesse chiamata a quell’ora. Non si meravigliava più di ricevere chiamate a orari strambi, tanto era abituata. Parlarono poco e si guardarono tanto. Voleva guardarla bene quella donna che l’aveva messa al mondo per poi vederla sparire, in partenza per un’avventura che si era rivelata poi essere uno stile di vita, una vocazione. Osservando bene la madre, l’assistente notò il pigiama di pile, la vestaglia e la sciarpa. Di not​te il pa​dre era so​li​to te​ne​re il riscalda​men​to spen​to per ri​spar​mia​re e così la casa ge​la​va. Fece caso al suo naso ros​so pao​naz​zo, al faz​zo​let​to stropicciato che teneva stretto in mano. E allora, vedendola starnutire, pensò al vento gelido, alla brina, alla neve, alle mani ghiacciate, alla pun​ta del naso con​ge​la​ta... e la no​stal​gia su​bi​to pas​sò. Me​glio pas​sa​re il Natale ai Caraibi, non vi era alcun dubbio.
Valentina Gerini, Storie di una assistente turistica

La mamma lanciatrice di ciabatte.

«Di​sgra​zia​ta! Dove sei sta​ta fin ora? Ma ti sem​bra l'o​ra di rien​tra’?».
«Mam​ma, dai, la​scia​mi dor​mi', se ne ri​par​la do​ma​ni».
«Nessun domani, sciagurata! Ora te le do così forti che ti metti a piange’ come una bimbetta. Guarda che come t’ho fatto... io ti sfaccio, ca​pi​to?».
Questa frase racchiude il vero potere di una madre: come ti ho messa al mondo, io dal mondo ti ci posso anche togliere. Non fa una piega. In quel momento di confusione, non avevo nemmeno fatto in tempo a sentire la fine del discorso che una ciabatta era volata in direzione della mia testa e io, seppur ubriaca fradicia, ero riuscita magicamente a scansarla. Mia mamma, resasi conto di aver fatto cilecca, si era avvicinata bella agguerrita e determinata per darmi uno schiaffone epico. La luce filtrava dalla finestra, ma l'ombra la faceva ancora da padrona e non era facile distinguere le figure. Adesso era proprio lì davanti a me, come un cowboy pronto alla grande sfida sul terreno arido di un vecchio cen​tro abi​ta​to del Far West. Con la mano aveva preso la rincorsa e l’aveva scagliata verso di me. Io mi ero spostata come fossi Jean Claude Van Damme nella sua migliore delle interpretazioni e mi ero catapultata sul letto. Così la sua sberla era finita nel vuoto e lei per un attimo sembrava aver perso l'equilibrio, dondolava per essersi sporta in avanti e non aver trovato materia su cui sbattere.
Si era resa conto del fallimento e senza nemmeno voltarsi aveva detto: «Dormi adesso, vai. Do​ma​ni ti fac​cio una bel​la ri​pas​sa​ta».
Valentina Gerini, Ponsacco-Los Angeles: sulle tracce di Bruce Springsteen

La mamma dalle regole militari.

Dopo il caffè, poi, la mamma prepara lo zaino per il secondo round in spiaggia, compresa la merenda per me e mio fratello. Come se fossimo ancora bambini e avessimo necessità di mangiare alle quattro in punto. E se poi accettiamo l’invito a fare merenda, mia mamma ci vieta ancora di fare il bagno in mare per un’ora e mezza, per quella storia della digestione. Pensa veramente che siamo ancora i suoi piccoli! Dopo il pomeriggio in spiaggia non si può poi non cenare tutti insieme, sempre seduti attorno al tavolo rotondo. Mai un bicchiere di vino in tavola, mai una birra. Dopo cena non si esce se non si fa una partita a carte con papà e se non si aiuta la nonna a lavare i piatti. Obbligo di rientrare a casa prima delle undici e trenta per andare a dor​mi​re pre​sto, al​tri​men​ti al mat​ti​no poi non ci si sve​glia per an​da​re in spiaggia.
Valentina Gerini, Ponsacco-Los Angeles: sulle tracce di Bruce Springsteen

La mamma silenziosamente premurosa.

Lo zaino è pronto da giorni, come se partissi domani, e accanto ad esso giace la mia chitarra. Stamani, come ogni mattina da quando l’ho preparato, l’ho aperto e ho controllato che ogni cosa fosse al suo posto. Mia madre non si vergognerebbe a infilarci dentro un asciugamano, un prosciutto e cinque o sei mutande di riserva, ben nascoste sotto al resto della roba. Cose di cui io ignorerei l’esistenza fino al giorno in cui, nella stanza di un motel di San Francisco, con il sole che attraversa le finestre coi suoi raggi caldi e luminosi, disfacendo lo zaino, salterebbero fuori.
Valentina Gerini, Ponsacco-Los Angeles: sulle tracce di Bruce Springsteen
Valentina Gerini

Valentina Gerini
Amo viaggiare e dal 2008 sono assistente turistica, concierge e tour leader. Ho vissuto e lavorato all’estero, dove ho aperto la mente e il cuore. Ho una figlia e la porto in viaggio ogni volta che posso. Leggere e scrivere sono due mie grandi passioni. E siccome una ne penso e cento ne faccio, mi impegno a portare avanti il progetto Gli scrittori della porta accanto.
Volevo un marito nero, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione)
La notte delle stelle cadenti, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Ponsacco-Los Angeles. Sulle tracce di Bruce Springsteen, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto.
Storie di una assistente turistica, PubMe - Collana Gli scrittori della porta accanto.
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Due libri sulla maternità: depressione post-partum e disforia di genere

Due libri sulla maternità: depressione post-partum e disforia di genere

Due libri sulla maternità, per parlare di depressione post-partum e disforia di genere

Professione lettore Di Elena Genero Santoro. Cattiva di Rossella Milone e La madre di Eva di Silvia Ferrari, due libri sulla maternità e sul rapporto madre-figlia, per parlare di depressione post-partum e disforia di genere.

Oggi voglio parlarvi di due libri incentrati sulla maternità, ognuno a modo suo. Hanno in comune il fatto che le voci narranti di entrambi siano due madri di figlie femmine (per lo meno, alla nascita).

Il primo libro è Cattiva di Rossella Milone, edito da Einaudi. È la storia di una madre in piena depressione post parto (che se questa espressione non viene mai menzionata, e la presa di coscienza è vaga).

Il libro si snoda su due piani narrativi: il presente e il giorno del parto, con alcuni flashback brevi, qua e là, che raccontano il tipo di relazione tra marito e moglie e qualcosa in più della vita di lei.
La scrittura non è lineare, anzi, esagera con le espressioni evocative, crea caos (il caos in cui è piombata la protagonista), il che potrebbe anche essere una scelta ponderata dell’autrice, ma che secondo me distoglie un po’ dal senso stesso del romanzo, rendendo meno evidenti i nodi essenziali. Si intuisce che l’obiettivo del libro è mettere in risalto l’ambivalenza del rapporto tra madre e figlia, figlia che non ha un nome se non nell’ultimo capitolo, quando la madre la riconosce come creatura separata da sé e ritrova un po’ di lucidità senza però arrivare a una piena risoluzione del suo stato d’animo né a una vera e propria conclusione. La trama in realtà è un alternarsi di piccoli fatti ed eventi vissuti attraverso lo stato d’animo della madre narratrice.
L’ambivalenza del rapporto madre-figlia ricorda un po’ le storie di Elena Ferrante, in questo senso aiuta anche l’ambientazione napoletana del romanzo.

Questa madre, che non è cattiva affatto, sente la dipendenza totale della neonata come una costrizione, come un giogo pesante. 

È entrata in un circolo vizioso di inadeguatezza, stanchezza, impossibilità ad avere spazi propri e momenti per sé (non da sola, non nell’intimità col marito) che la stanno logorando. Non riesce a vivere i primi mesi della figlia come il momento magico che le era stato prospettato.
Le istituzioni non l’aiutano, e persino la pediatra a cui si è rivolta si rifiuta di rispondere a tutte le sue domande perché sono troppe. Quest’ultimo episodio mi è parso un po’ una forzatura, un pediatra non può certo esimersi dal dare risposte, e se anche lo facesse perché il sistema sanitario notoriamente fa acqua, o perché il medico stesso non è adeguato, una madre potrebbe anche rivolgersi a qualcun altro, nel peggiore dei casi a un privato.
Comunque la madre, lasciata sola anche dal marito che deve lavorare, arriva al punto di sognare di annegare la bambina in mare, o per lo meno di domandarsi cosa succederebbe se lo facesse per davvero. Perché in fondo la ama troppo, la ama di un amore possessivo, viscerale, la ama di un amore che è sofferenza, che è difficoltà e travaglio, e a cui forse sola la morte potrebbe porre fine. 
Morte che, in altri passaggi, è l’incubo peggiore della madre stessa. Questo aspetto diventa evidente nel momento culmine del parto (un parto normale, senza particolari traumi né problemi, alleggerito persino dall’epidurale), quando la madre confessa: non sono pronta a lasciarti andare, non sono pronta a separarmi da te. E la nascita, comunque, è la morte della simbiosi tra madre e neonato.


Cattiva

di Rossella Milone
Einaudi
Narrativa
ISBN 978-8806238438
ebook 8,99€
cartaceo 14,02€

«Passiamo ore così, a fissarci e a non sapere che fare. Mi viene da dirle, Ma che vuoi da me. Io non ti merito. E lei mi guarda. Perché sa che in qualche modo la merito, anche se non sa come dirmelo». Alle tre di notte, mentre la città riposa, la madre e la figlia sono sul divano. Una ha due mesi e urla come un'ossessa, l'altra ha trent'anni e fissa la parete, coi piedi scalzi, cercando di ricordarsi com'era vivere quando di notte si dormiva. La scrittura materica e sensuale di Rossella Milone ritrae con esattezza la battaglia di emozioni che accompagna la nascita del primo figlio. Questo romanzo riesce in un'impresa impossibile: raccontare l'accidentato e recalcitrante processo che trasforma una coppia in una coppia di genitori. «Le madri e i padri posseggono millenni di esperienza alle spalle, ma nessuno in tutta l'evoluzione umana è mai diventato un genitore perfetto». Perché un figlio è prima di ogni altra cosa una rivoluzione cognitiva, e quando è troppo presto per parlare d'amore forse è proprio il momento giusto per farlo.

E cosa accade invece quando una figlia cresce? Questo ce lo racconta Silvia Ferrari nel secondo libro, La madre di Eva, edito da NEO, in una narrazione con continui flashback tra passato e presente.

Questo è uno dei libri che ho gradito maggiormente nell’ultimo periodo.
Eva è stata una bambina buonissima, che sua madre ha accettato con gioia dopo il primo momento di smarrimento. I primi mesi sono stati una favola, lei e la madre vivevano in quella simbiosi gioiosa che alla madre di Cattiva sono mancati del tutto. Nulla poteva fare presagire che dall’asilo in poi il resto sarebbe stato tremendo. Eva, infatti, presenta fin da subito una disforia di genere decisamente marcata, che non regredisce nel tempo, anzi, si radica sempre di più e infatti il presente della storia è ambientato sulla soglia di una sala operatoria, dove Eva sta subendo un pesante intervento di adeguamento del sesso e la madre ripercorre a tappe la storia della sua vita: i primi giochi, l’identificazione precoce nel genere maschile e addirittura la scelta di un nome, Alessandro, che rappresentasse il suo vero io.
In questa storia, che comunque è ben documentata nei risvolti medici e psicologici, ed è in generale realistica e credibile, l’aspetto innovativo è proprio il punto di vista dei genitori. La ragazzina pare sempre aver avuto idee chiarissime. Chi soffre di più sono mamma e papà.
Durante la narrazione il loro processo di accettazione sarà graduale e non povero di alti e bassi. Il momento più traumatico sarà proprio l’intervento, questo processo di “sventramento”, “disossatura”, come viene chiamato, in cui un corpo sano, il corpo perfetto e funzionante a cui la madre aveva dato la luce, viene mutilato di alcuni suoi organi per diventare qualcos’altro. Così il lettore, come la madre, si abitua piano piano a considerare Eva non come una bambina zuccherosa tutta principesse, ma come una bambina particolare, coi capelli corti e i vestitini da maschietto. Poi ci sarà la fase dell’adolescenza, la più delicata, dove gli sfottò a scuola si alterneranno a decisioni da prendere (la cura ormonale per rallentare lo sviluppo: sì o no?).

Il libro mette in luce un aspetto molto vero: la libertà individuale è sacrosanta, e i genitori devono supportare i figli nelle loro inclinazioni, ma questo non è sempre un processo indolore. 

I genitori soffrono, e molto. I genitori si struggono nel cercare il meglio per i propri figli e invecchiano precocemente a causa di questo. La madre e il padre di Eva patiscono lo scempio di quel corpo. Sarebbe stato più facile per loro se Eva fosse stata tranquillamente lesbica, diversa dalla maggioranza, diversa da come se la sognavano, ma sempre la Eva che avevano messo al mondo.
La madre di Eva, con fatica, accetta tutto ciò per amore. E quando finalmente Eva esce dalla sala operatoria che l’ha messa al mondo una seconda volta, senza più seno, utero e vagina, con i capezzoli innestati e con un pene posticcio che è un compromesso, lei ci prova. Dopo averla chiamata Eva per tutto il romanzo, finalmente lo saluta come Alessandro.


La madre di Eva

di Silvia Ferreri
NEO
Narrativa
ISBN 978-8896176511
ebook 6,99€
cartaceo 12,75€

Una madre parla alla figlia tra le mura di una clinica serba. Al di là di una porta stanno preparando la sala operatoria. Eva ha appena compiuto diciotto anni e da quando è nata aspetta questo momento. Vuole cambiare sesso sottoponendosi all'intervento che la renderà come si è sempre sentita: uomo. Sua madre le parla col corpo, perché è il corpo ad essere sbagliato, ingannevole, traditore, un corpo come il suo che la natura stessa vuole negare. In un dialogo senza risposte, sospeso tra l'immaginato e il reale, la madre racconta la loro vita fino a quel momento, ne ripercorre i sentieri come muovendosi in una terra straniera. La sua voce è concreta, toccante, vivida e parla di una lotta che non ha vincitori né vinti, per cui non esiste resa, in cui la forma più pura dell'amore diventa bifronte e feroce.

Elena Genero Santoro
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