Gli scrittori della porta accanto
Umoristico
Umoristico
Recensione: L’orribile karma della formica, di David Safier

Recensione: L’orribile karma della formica, di David Safier



Libri Recensione di Elena Genero Santoro. L’orribile karma della formica di David Safier ( Sperling & Kupfer). Un romanzo umoristico da oltre un milione di copie con un buon ritmo, godibile, anche se ricade in alcuni stereotipi sulle donne.

L’orribile karma della formica di David Safier pare aver venduto oltre un milione di copie con il passa parola, stando all'indicazione riportata sulla cover. Anche negli store online è recensito molto bene e sulla quarta di copertina è definito un romanzo divertentissimo.

L’orribile karma della formica di David Safier ha degli indubbi pregi: mantiene sempre un buon ritmo, è ironico, le situazioni sono arricchite da trovate esilaranti.

La storia, ambientata in Germania, è quella di Kim Lange, famoso volto televisivo della TV tedesca che subito dopo aver vinto un prestigioso riconoscimento per la sua carriera, muore colpita da un detrito spaziale mentre si trovava sul tetto di un palazzo. Quando Kim, avvolta da una luce e dalla promessa di eterna pace pace, suppone di essere pronta per arrivare al Nirvana, si ritrova reincarnata in una formica. Buddha in persona, sotto le sembianze di una formica particolarmente grassa, le spiega che si è reincarnata in un punto molto basso della catena evolutiva e che per meritare il Nirvana a cui aspira dovrà compiere azioni positive.
Kim infatti non è stata una buona moglie: poco prima di morire ha tradito il marito Alex, che già trascurava, con il collega Daniel Kohn. Per la figlia di cinque anni Lilly non è stata una madre esemplare in quanto alla maternità ha sempre preferito la carriera.
In tutta sincerità, questo è stato l’aspetto del libro che più mi ha infastidita.

Il romanzo è scritto da un uomo che ha scelto una madre lavoratrice come espediente per rappresentare una donna che non merita il paradiso o quello che è.

Ed è pur vero che fin da subito Kim pare essere molto coinvolta dal suo lavoro e dalle sue ambizioni personali più che dalla cura domestica, tuttavia per rappresentare una pessima madre avrei preferito una mantenuta che si laccava le unghie tutto il giorno. Lo stereotipo della donna-che-non-è-una-buona-madre in quanto in carriera per me è stato particolarmente indigesto. L'angelo del focolare mancato mi ha dato fastidio. Avere ambizioni non dovrebbe essere un peccato per una donna. Anzi, conciliare entrambe le cose è qualcosa di talvolta sovrumano, ma alle donne si richiede di lavorare come se non si avessero figli e di essere madri come se non si lavorasse.

Ciò non di meno, come dicevo, il libro ha un buon ritmo, è coinvolgente e si beve in poche ore.

Kim, ora formica, inizia una serie di avventure rocambolesche. Conosce una formica che si scopre essere Casanova, quel Giacomo Girolamo vissuto nel Settecento e famoso per le sue numerose avventure sentimentali. Dal giorno della sua morte, il 4 giugno 1798, è sempre rimasto una formica reincarnata, non ha avuto nessuna evoluzione spirituale, non ha mai avanzato nella catena meritocratica dell'Aldilà. Kim e Casanova diventano amici e vivranno delle storie tragicomiche. Moriranno e si reincarneranno più volte; in una di queste saranno porcellini d’India ed entreranno in contatto proprio con Lilly.
Un inciso da amante viscerale dei piccoli roditori: il libro ritrae i porcellini d’India come bestiaole dolci e ingenue quali effettivamente sono. Chi mi conosce immaginerà quanto io sia stata in ansia mentre Kime era diventata una di loro. Sono felice che i porcellini d’India co-protagonisti della sottotrama abbiano avuto tutti un lieto fine.

Nei vari step karmici, Kim subirà una trasformazione interiore e morale, avanzerà come mammifero, arretrerà come dorifora delle patate, ma anche Casanova subirà le sue trasformazioni, e senza fare troppo spoiler posso dire che per entrambi ci sarà un lieto fine.

Tuttavia Kim pagherà un prezzo: perderà la sua avvenenza originale, perché una donna amabile non può essere anche una donna affascinante. E qui torniamo agli stereotipi indigesti che mi sono andati per traverso.
Pocanzi ho definito queste avventure "tragicomiche" perché, benché il romanzo abbia parti esilaranti e in alcuni punti faccia ridere per davvero, ci sono comunque delle venature di tristezza da cui non si può prescindere. In fondo si parla di morte, non tanto con l'ansia di ciò che ci sarà dopo, ma con il dramma della separazione. Si parla anche di incomunicabilità. Kim reincarnata vedrà suo marito risposarsi con Nina, sua ex amica di gioventù, che a suo tempo era già invaghita di Alex. Qualche anno prima Alex aveva dovuto scegliere tra Kim e Nina e aveva scelto Kim. Ma ora Kim non c'è più...

L’orribile karma della formica in alcuni tratti mi ha ricordato persino Amabili resti di Alice Sebold.

Il contesto è completamente diverso, qui abbiamo morti grottesche, al limite dell’assurdo; in Amabili resti c’era uno stupratore killer di ragazzine, niente a che vedere. Eppure in Amabili resti quando la protagonista si reincarna per un certo lasso di tempo, non riesce a comunicare con la sua famiglia. Il contatto tra vivi e morti rimane parziale e sospeso. Allo stesso modo quando Kim reincarnata si avvicina alla sua famiglia non riesce e non può avere un vero dialogo con loro. È lì, a pochi passi, o tra le loro braccia, ma non può manifestarsi in quanto Kim, non è nelle condizioni di spiegare chi è. La sua presenza è solo intuita, percepita dagli altri personaggi ma rimane quasi una suggestione. Questo senso di incompiutezza e di sospensione si porta avanti per molte pagine ed è anche ciò che tiene incollato il lettore. Kim avrà la sua rinascita, soprattutto spirituale. Capirà che nulla al mondo vale più dell’amore, come era facilmente intuibile.
Un libro godibile, carino assolutamente consigliato.


L’orribile karma della formica

di David Safier
Sperling & Kupfer
Narrativa | Umoristico
EAN 9788868360344
Cartaceo 9,85€
Usato 6,60€
Ebook 4,99€

Quarta

Kim Lange sa benissimo di essere un'arrivista disposta, per la carriera, a sacrificare tutto, marito e figlia compresi. D'altra parte, così facendo, è arrivata a condurre il più noto talk-show televisivo di Berlino ed è all'apice del successo. Ma il destino è sempre in agguato, ed ecco che un assurdo incidente pone fine alla sua vita. O no? Kim non si sta divertendo per niente: ha preso una gran botta in testa e le sembra di sprofondare in un immenso buco nero. Quando riemerge dal blackout, si sente strana, il suo corpo non è quello di sempre, ha una testa gigantesca... un addome assurdo... sei gambe... Orrore! È diventata una formica! La sua vita mal spesa deve essere espiata, e questa è la punizione. Per di più, con i suoi nuovi occhietti da insetto, finisce nel giardino della sua ex casa, dove assiste impotente alle manovre della ex migliore amica che gira attorno, smorfiosa, al suo ex marito. Ora, per la ex Kim, c'è un solo modo per correre ai ripari: rimontare al più presto nella scala delle reincarnazioni per tentare la difficile risalita da insetto a essere umano. Ma la strada purtroppo è lunga, e non c'è più molto tempo. Attraverso quante altre orribili forme animali dovrà passare? Molte: da porcellino d'India a verme, da scoiattolo a vitello, fino a rinascere in una docile cagnetta, e in ciascuna di queste reincarnazioni verrà messa alla prova per dimostrare che il suo sciagurato cattivo carattere è cambiato.



Elena Genero Santoro
Leggi >
Recensione: Tea. Storia (quasi) vera della prima Messia, di Daniela Delle Foglie, Laura Grimaldi, Michela Giraud e Serena Tateo

Recensione: Tea. Storia (quasi) vera della prima Messia, di Daniela Delle Foglie, Laura Grimaldi, Michela Giraud e Serena Tateo

Recensione: Tea. Storia (quasi) vera della prima Messia, di Daniela Delle Foglie, Laura Grimaldi, Michela Giraud e Serena Tateo

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Tea. Storia (quasi) vera della prima Messia di Daniela Delle Foglie, Laura Grimaldi, Michela Giraud e Serena Tateo (HarperCollins Italia). Un libro dissacrante che mescola ironia e femminismo. Quattro racconti coraggiosi che esplorano il ruolo della donna nella società con ironia e intelligenza.

In primis, tra gli aspetti che più mi avevano incuriosito di questo libro c'era il fatto che fosse scritto a otto mani, quindi mi chiedevo come fosse stato possibile. Presto detto: il romanzo è composto da quattro racconti distinti, ognuno di un’autrice diversa. Non solo, ma ogni racconto ha una sua protagonista, la quale interagisce con questa fantomatica Messia, Tea, filo conduttore di tutti i racconti.
Detto questo, passiamo alla trama.

Di cosa parlano i quattro racocnti e chi sono le protagoniste?

Il primo racconto è scritto da Daniela Delle Foglie e parla di Caterina, un’influencer paladina della body positivity, ovvero, dell'accettazione del proprio corpo (specialmente quando questo possiede qualche chilo di troppo) ma anche dell'essere indipendente, libera e "libertina". Un giorno le appare Tea, una Messia decisamente alternativa e con poteri divini, la quale le chiede di aiutarla a convincere le sue follower a tornare servili, devote, casalinghe e dedite solo alla famiglia in cambio di un miracolo.
Il secondo racconto è scritto da Serena Tateo e la protagonista è Nora, una ragazza che rinuncia al suo lavoro da copywriter in quanto sfruttata e sottopagata, si ritrova disoccupata e sotto sfratto. Anche qui appare Tea che le proporrà un accordo: esaudirà un suo desiderio in cambio del suo aiuto nel ristabilire il patriarcato.
La terza storia è scritta da Michela Giraud e racconta di Flaminia, una borghese snob, arrogante e piena di sé in procinto di sposarsi. L’arrivo di Tea le sconvolgerà non solo la vita ma anche la sua zona di comfort altolocata.
Infine, l'ultimo racconto è scritto da Laura Grimaldi e narra di Lisa, la quale si ritrova in obitorio in quanto appena tornata in vita dopo giorni di morte clinica. Dopo lo shock iniziale, Lisa riprende la sua routine di sempre con il fidanzato, i suoi genitori ma soprattutto con la sorella con cui ha un rapporto travagliato. Ma cosa c'entra Tea in tutto questo? Non ci vuole molto a capirlo, no?

Una Messia ironica e fuori dagli schemi che sovverte le aspettative.

L'opera presenta numerosi elementi stimolanti e originali. Innanzitutto il fatto che Tea sia una Messia divertente, ingenua, pura, solare, ironica e alternativa ma anche testarda, infantile, folle e sprovveduta. Senza contare che è in grado di scatenare fulmini, prevedere il futuro, leggere la mente e, più in generale, fare miracoli. D'altro canto, non potrebbe essere altrimenti, dato che è nata e cresciuta sulla Terra e successivamente… non dico altro perché non voglio spoilerare nulla.
Ma ciò che mi ha spiazzato e stupito di più è che questo romanzo non si focalizza tanto su Tea, in quanto non è lei la protagonista principale ma solo una comprimaria che interviene a volte giusto per una toccata e fuga. Questo perché l'opera è incentrata sulle quattro ragazze e sulle loro difficoltà nel gestire l’amore, il lavoro, la famiglia e, più in generale, la vita di tutti i giorni.
Da ciò si evince che all'apparenza sembra una lettura leggera ma in realtà possiede molti momenti drammatici e tristi, dato che sono vissuti da donne fragili e alla deriva.
E ancora, mi sono piaciuti molto alcuni sviluppi narrativi sorprendenti che mi hanno disorientato. Soprattutto l'ultimo capitolo, il quale è un susseguirsi di rivelazioni impreviste che spronano a proseguire la lettura per scoprire in che modo si chiuderanno tutte le trame e sottotrame.

Un romanzo che intreccia elementi surreali e riflessioni profonde sulla vita e le relazioni familiari.

Tra l'altro, quest'ultima parte l'ho trovata avvincente anche perché si focalizza su alcune dinamiche familiari davvero singolari e sorprendenti (ma anche sulle implicazioni e domande esistenziali annesse alla resurrezione di Lisa).
Ho apprezzato gli espedienti narrativi che permettono alle protagoniste di incrociare le loro strade (anche solo per un istante e trasversalmente) e ho gradito anche certe trovate ingegnose, originali e inattese (in particolare quando la Messia sperimenta una certa cosa che la manda fuori di testa…).

Un racconto coraggioso e dissacrante che esplora il ruolo della donna nella società con ironia e intelligenza.

Ma soprattutto mi ha affascinato fin dall'inizio il modo in cui avrebbero sviluppato una storia incentrata su una Messia donna (con tutte le implicazioni religiose del caso) in un contesto femminile con ragazze alle prese con problemi reali e quotidiani da affrontare e superare.
Ammetto di essere stato colto di sorpresa dal fatto che ogni narrazione ha un suo finale (quindi fino all'ultimo mi sono chiesto se sarebbero stati racconti fini a se stessi o se ci sarebbe stata qualche convergenza di tutte le trame nel gran finale) ma anche da come si sarebbe concluso il libro. Per fortuna tutti i miei dubbi e perplessità hanno avuto una risposta negli ultimi capitoli, i quali sono un susseguirsi di svolte narrative imprevedibili che mi hanno spinto a divorare le ultime pagine.
Di conseguenza, vivamente consigliato!



Tea
Storia (quasi) vera della prima Messia

di Daniela Delle Foglie, Laura Grimaldi, Michela Giraud e Serena Tateo
HarperCollins Italia
Narrativa umoristica
ISBN: 978-8869055607
Cartaceo 14,00€
Ebook 6,99€
Ascolta l'audiolibro

Quarta  

Ci sono quattro ragazze. C’è Caterina che, senza nemmeno sapere bene come, è diventata una “influencer body positive”. Posta le sue foto sui social, e grazie a lei molte ragazze e donne hanno iniziato ad accettare il proprio corpo. Finché un giorno, a un evento a cui sta partecipando, si presenta una follower un po’ particolare, Tea…
C’è Nora, copywriter pubblicitaria, che lotta nella selva oscura del precariato, tra capi inaffidabili, diritti mancanti e bong. Finché un giorno non risponde a uno strano annuncio e incontra la sua potenziale nuova datrice di lavoro: Tea…
C’è Flaminia, sangue al cento per cento pariolino, bionda, bella, laureata in storia dell’arte e pronta a sposare Alberto, sangue al cento per cento pariolino, rugbista, buono, ricco, bello. Finché un giorno non conosce la prima fidanzatina del suo promesso sposo, una ragazza stralunata e bislacca di nome Tea…
E infine c’è Lisa, che un giorno si risveglia in obitorio, dopo essere morta senza ricordare né come né quando. Ed è così che, dopo tanti anni, incontra la sua sorellastra, creatura egoista e indisponente che non riesce a sopportare: Tea…
Ma chi è Tea, che sembra venire da un altro pianeta e, nonostante la sua irritante vaghezza, le sue idee assurde (come organizzare una campagna marketing per ricordare alle donne che il loro posto è in cucina e al tavolo da stiro, sempre un passo indietro ai loro mariti), è così irresistibile?
Quattro giovani autrici comiche si sono unite per scrivere un romanzo ironico, surreale e divertentissimo che parla di tante cose serie, dal ruolo della donna nel XXI secolo al precariato giovanile, dalle aspettative sociali alla depressione. E sono partite da una domanda fondamentale: che cosa succederebbe al mondo se all’improvviso arrivasse la prima messia donna?



Andrea Pistoia
Leggi >
Recensione: Lavorate voi, di Frank Gramuglia

Recensione: Lavorate voi, di Frank Gramuglia

Recensione: Lavorate voi, di Frank Gramuglia

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Lavorate voi di Frank Gramuglia (Mondadori). Il ritratto contemporaneo di un trentenne in balia del proprio vuoto esistenziale.

Alzi la mano chi non conosce Frank Gramuglia, uno dei più divertenti influencer che ci siano oggi sul web. E se non doveste conoscerlo, vi consiglio di cercarlo sui social e guardare i suoi video, incentrati per lo più sulla sua inesistente voglia di lavorare, sulla sua filosofia dello “scroccare” e sui pessimi rapporti con i propri colleghi e clienti insopportabili.
Ma, a prescindere dal fatto che voi lo conosciate o meno, sappiate che lui, prima di essere un influencer si considera uno scrittore. Infatti ha scritto Il taccuino della vergogna e successivamente Lavorate voi, edito da Mondadori.

Ma di che cosa parla quest’ultimo libro?

Presto detto.
Dopo aver dato le dimissioni dal suo ruolo di receptionist in un albergo, il protagonista torna nella sua cittadina con l'obiettivo di passare le giornate tra la sua ragazza (con cui ha un rapporto molto aperto) e sesso occasionale con sconosciute, tra serate a fumarsi canne e a ubriacarsi, tra arrabattarsi in lavori precari e oziare.
Questo è ciò che troverete nelle duecento pagine del romanzo.
Ma veniamo alla recensione vera e propria.

Dalle prime pagine si ha il sospetto che sia autobiografico, dato che, come l'autore, il protagonista lavora in un albergo.

Ma con il susseguirsi delle pagine si intuisce (e si spera) che la storia sia inventata, in quanto ci sono situazioni veramente discutibili, altre di cattivo gusto, rivoltanti e disgustose (vedi la scena della sua ragazza con dei topolini…) e altre ancora così trasudanti volgarità gratuita da lasciarmi quantomeno perplesso sulla scelta narrativa dell’autore.
Specialmente in certi discorsi ed episodi maschilisti, i quali di certo non sono un buon lasciapassare per conquistare il pubblico femminile. Anzi, certe scene faranno certamente infuriare più di una ragazza perché il protagonista è il classico bad boy, di quelli da evitare come la peste, dato che tratta le donne come oggetti su cui scaricare le proprie fantasie sessuali.

Onestamente sono molto in difficoltà a dare il mio giudizio sull’opera.

Da una parte mi ha fatto piacere trovare all’interno alcuni elementi che ricordano i video dissacranti (specialmente quelli legati al lavoro e alla filosofia di passare la vita oziare), mentre dall'altra ha un linguaggio troppo crudo, cinico, volgare, sessista ed eccessivo.
Ma è anche vero che si percepisce nel protagonista un fondo di tristezza, di disincanto e di decadenza emotiva. In pratica, di un ragazzo alla deriva e alla continua ricerca di un senso della vita attraverso la soddisfazione dei propri bisogni effimeri e superficiali, sia nel lavoro che nei suoi rapporti interpersonali.

Ecco perché questo ritratto contemporaneo di un trentenne in balia del proprio vuoto esistenziale mi ha lasciato un grande amaro in bocca.

Senza contare che in certi episodi mi ha dato fastidio l'estrema volgarità (anche se, per fortuna, in altri mi ha strappato un sorriso).
Tirando le somme, per chi volesse leggerlo, consiglio di farlo con la giusta apertura mentale e aspettandosi un politicamente scorretto che potrebbe non piacere o addirittura infastidire e irritare.
Ergo, se cercate un libro del genere avete trovato quello giusto. Ma per tutti gli altri, ovvero quelli che pensano di trovare un libro in linea con i video leggeri e canzonatori realizzati dall’autore, ne resteranno delusi.

Lavorate voi

di Frank Gramuglia
Mondadori
Narrativa
ISBN: 978-8804750178
Cartaceo 17,10€
Ebook 9,99€

Quarta

Federico ha una vita di m***, un lavoro che odia, pochi soldi, sesso occasionale più o meno scadente e una storia d'amore complicata. Come molti altri trentenni. Frank Gramuglia racconta la sua storia in questo romanzo cinico, oltraggioso e politicamente scorretto, in cui si ride, ci si emoziona e, a volte, capita di ripensare a ogni scelta sbagliata che abbiamo fatto solo per noia o per abitudine.

"Pensavo che vorrei scappare in Thailandia, farmi una skinny teen di quelle che si vedono su YouPorn, portarla a Las Vegas, videochiamare mia madre e dirle: 'Ciao, mamma, questa è mia moglie', solo per vedere la faccia che fa. Pensavo che trovare un pretesto per litigare prima di partire per un lungo viaggio può aiutarti a sentire meno la mancanza della persona da cui ti separi. Pensavo che, comunque, non avrei mai il coraggio di andarmene da qui. Pensavo a quanti pochi uomini rifiuterebbero le donne che chiamano 'amiche' se queste ultime gliela sbattessero esplicitamente in faccia. Pensavo che, quando ho poco tempo, mi piacerebbe entrare in camera e trovare Camille con i preliminari già fatti. Pensavo che se dovessimo fare la conta degli orgasmi ricevuti e procurati, Camille me ne dovrebbe un bel po'. Pensavo che disporre di molto denaro può facilitare i tradimenti. Pensavo che quando le persone ti piazzano lì una battuta, in realtà, spesso, stanno manifestando il loro vero pensiero. Pensavo che molte persone lavorano più tempo di quanto ne passino a dormire. Pensavo che 'birra media' è un'espressione che uso spesso. Pensavo al mio timore che Camille possa lasciarmi per andare con uno più ricco. Pensavo che quando bevi e ti droghi per parcheggiare fuori la realtà, lei si fa sempre più famelica e più affamata. Pensavo che i soldi forniscono libertà; ma per avere i soldi bisogna lavorare, e il lavoro toglie la libertà."



Andrea Pistoia
Leggi >
Recensione: Cosa è mai una firmetta, di Andrea Vitali

Recensione: Cosa è mai una firmetta, di Andrea Vitali

Recensione: Cosa è mai una firmetta, di Andrea Vitali

Libri Recensione di Silvia Pattarini. Cosa è mai una firmetta di Andrea Vitali (Garzanti). Capace di strappare un sorriso a ogni piega del racconto con le sue fulminanti invenzioni, non risparmia lo scavo tra gli istinti primordiali dei suoi personaggi, fino a metterne a nudo il cinismo che li divora.

Ha tutta l’aria di assomigliare a una commedia di Egidio Carella, commediografo e poeta dialettale piacentino, Cosa è mai una firmetta, l’ultimo libro di Andrea Vitali. Grande senso di ironia che caratterizza tutto il romanzo, ambientato nell’anno 1956 e come spesso accade nei libri di Andrea Vitali, nella zona del lago di Lecco; da lì la trama si dipana ai paesi limitrofi. Il lago, però, non fa né da sfondo né da cornice, è una semplice macchia azzurra su una carta geografica e delimita il territorio.
Da cornice fa piuttosto la stazione, tratta Lecco-Bellano, Bellano-Lecco luogo di tribolati andirivieni per il protagonista, il perito industriale Augusto Prinivelli.

Dissacrando ogni libro di grammatica che si rispetti, Andrea Vitali, da buon lombardo sdogana l'articolo determinativo e lo antepone ai nomi propri, sia al maschile che al femminile.

È un gioco simpatico, quindi penso: “Se lo fa lui, posso azzardare anch’io?” nel mio caso sarei tacciata d’ignoranza, ma a lui, il maestro Dott. Vitali, come prima di lui Camilleri e Guareschi, ogni deroga alla grammatica e alla sintassi è concessa.

I personaggi sono tutti stereotipati e ben caratterizzati.

Tripolina, l’ottantenne zia materna, incarna alla perfezione il ruolo di vecchietta un po’ ingenua, poco avvezza alle novità e alle nuove tecnologie, come il telefono, oggetto d’avanguardia che guarda con sospetto. É il mio personaggio preferito e mi ha ricordato certe vecchine in abito nero che ho conosciuto anni fa.
La moglie dell’Augusto, Bazzi Birce, due canne bucate al posto del naso, ha le idee molto chiare, sa ciò che vuole e come ottenerlo. Con un marito che è un eterno indeciso, tocca a lei decidere come fare e quando fare, visto che c'è di mezzo l'interesse.
Al contrario del marito, sa il fatto suo il padre della Bazzi Birce, tale Bazzi Vinicio, imprenditore che non ama perdere tempo. Un affare o si conclude subito, o si passa a un altro affare.
Nella rosa dei protagonisti anche la madre di Bazzi Birce, nonché suocera del Prinivelli e moglie del Bazzi Vinicio: la Sapienza Domestica, dispensa consigli alla figlia, anche non richiesti.
E poi la fantastica Gemma giunta da Colico, vedova, 38 anni ben portati, astuta e portatrice sana di equivoci, fa perdere la testa a molti uomini, e col protagonista... be’ non posso anticipare di più.
Tanti i protagonisti secondari che si avvicendano in divertenti siparietti, rivelando sentimenti, cinismo e istinti primordiali. Degni di nota i loro nomi che l'autore pare aver cucito su misura in base al ruolo: il Cassa da Morto, è il titolare delle pompe funebri, per esempio.

La trama scorre via che è un piacere, capitoli brevi, alcuni brevissimi, che permettono al lettore di concedersi qualche pausa caffè, tra una pagina e l'altra.

Quando si inizia a leggere, è un’onda in piena che ti travolge e non vorresti più staccare gli occhi dal libro, risate comprese tra vocaboli in dialetto lombardo e modi di dire piuttosto coloriti.
«La prima cosa che colpisce Bazzi Birce e l’Augusto ancora sulla soglia di casa, mentre la Tripolina già piange, è un odore di brucio.
C’è qualcosa che brucia.
È la Birce a dirlo.
Il caffè, risponde l’Augusto e scatta a spegnere il gas e a scottarsi le dita con la moka ormai da buttare via. Andrea Vitali, Cosa è mai una firmetta
Perché crocifiggere il discorso diretto tra pompose virgolette o appuntite caporali come vorrebbe l’ortografia?, meglio liberare le parole e lasciarle scorrere, fluire, così il lettore un po’ distratto potrà tornare indietro, sforzarsi e rileggere la frase che non ha capito bene, partecipare attivamente al gioco creato dall'autore per il lettore.
Un libro divertente che consiglio a chi è in cerca di leggerezza e ha voglia di passare qualche ora piacevole in un contesto d’altri tempi.


Cosa è mai una firmetta

di Andrea Vitali
Garzanti
Narrativa
ISBN 978-8811003083
Cartaceo 17,67€
Ebook 9,90€

Quarta

Di stare a Bellano il venticinquenne Augusto Prinivelli, perito industriale, non ne può più. Sogna un’altra vita, sogna la città. Così ha cercato e trovato lavoro a Lecco presso la Bazzi Vinicio-minuterie metalliche. E non è finita. Quando l’anziana zia Tripolina, con cui vive da che è rimasto orfano, dovesse morire, venderà il putrido caseggiato di quattro piani di cui lei è proprietaria, manderà al diavolo quei morti di fame che sono in affitto e tanti saluti. Ma l’Augusto non ha fatto i conti col destino. La mattina di mercoledì 8 febbraio 1956, infatti, irrompe sulla scena Bazzi Birce. È la figlia di Bazzi Vinicio, il titolare dell’azienda, ed è colpo di fulmine. Corteggiamento, brevissimo; fidanzamento, un amen; nozze. E per il futuro? No, niente figli, piuttosto, il caseggiato… Venderlo? Alt! Un momento. Lo sa l’Augusto cosa ne verrebbe fuori rimettendolo a posto? No? Lo sa lei, la Birce, imbeccata dal padre, che per certe cose ha il fiuto giusto. E poi non si può stare ad aspettare che la zietta muoia, perché a dispetto di tutto e di tutti pare un tipo coriaceo. Non si potrebbe invece farle mettere una firmetta su un atto di cessione? Cosa sarà mai! Andrebbe tutto a posto in un niente. Oltretutto bisognerebbe arginarla la zietta, perché morta la vicina ha già trovato una nuova affittuaria. È una giovane vedova trasferita da Colico che la notte sembra lamentarsi spesso, forse avrebbe bisogno di un dottore. Sì, ma di che tipo? In questo Cosa è mai una firmetta, l’estro narrativo di Andrea Vitali sperimenta nuovi percorsi. L’osservazione del paesaggio umano che abita il suo mondo letterario si fa ancora più tagliente e impietosa. Capace di strappare un sorriso a ogni piega del racconto con le sue fulminanti invenzioni, non risparmia lo scavo tra gli istinti primordiali dei suoi personaggi, fino a metterne a nudo il cinismo che li divora.


Silvia Pattarini

Leggi >
Recensione: Confessioni di una #badmum, di Elena Genero Santoro

Recensione: Confessioni di una #badmum, di Elena Genero Santoro

Recensione: Confessioni di una #badmum, di Elena Genero Santoro

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Confessioni di una #badmum di Elena Genero Santoro (PubMe). Una lettura ironica ma ricca di spunti riflessivi.

Non ho figli ma ciò non toglie che non c’è bisogno di averli per poter apprezzare gli episodi di vita quotidiana di una tipica (o atipica, a voi giudicarlo) famiglia italiana. Se poi considerate che avevo già letto un libro di Elena Genero Santoro, apprezzandone molto l’ilarità e lo stile, potete ben capire che mi sono approcciato a questo romanzo con molta curiosità, certo che mi sarei divertito, a prescindere dall’argomento trattato. E così è stato.
Ma come sempre, andiamo con ordine.

Confessioni di una #badmum racchiude tanti brevi capitoli che abbracciano un lasso di tempo decennale, ovvero dal concepimento della prima figlia fino ai giorni nostri (post-secondo lockdown).

Da ciò si evince che Elena Genero Santoro non parla solo di se stessa ma anche e soprattutto della sua famiglia (di cui fanno parte la baddaughter, il badsonMarito e i tre porcellini d’India).
Si vanno così a toccare i temi più disparati. A esempio, dalle manie della badmum al nome da dare ai figli, dalla loro educazione sessuale alla scelta delle scuole e dalle vacanze estive al rapporto con i soldi. Per l’autrice è stato anche inevitabile riportare il periodo più difficile di questi ultimi anni, quello che ha incasinato ancora di più la vita di una mamma: la pandemia (con tutto ciò che ne è conseguito, DAD in primis).

Da tutto ciò si ha un quadro di come Elena, adorabile nella sua imperfezione, sia meno “bad” di quanto il titolo faccia supporre e più Mamma con la “M” maiuscola.

Anche nelle risposte “politicamente scorrette” date ai figli o negli atteggiamenti provocatori traspare un amore verso di loro senza eguali.
Perché Elena Genero Santoro in fondo è una goodmum che tenta con tutte le forze di apparire come una badmum (fallendo il più delle volte). Ma in fondo ciò dimostra come sia proprio questo vestire nei momenti più disparati i panni dell’una o dell’altra figura l’unica soluzione per sopravvivere al difficile compito di educare i propri figli nel migliore dei modi.

Che dire, oltre alla storia in sé? È una lettura leggera ma non per questo povera di spunti riflessivi.

Ci si pone continue domande sul ruolo della donna, della moglie ma soprattutto della madre e sulle mille difficoltà (ma anche gioie) che questi ruoli comportano. Senza contare che i singoli capitoli sono scritti in modo tale da condensare in poche righe un concetto, un atteggiamento, una mania, un botta e risposta o una dinamica famigliare. Alterna così inevitabilmente commenti acidi a bonari, frecciatine a (in)volontarie perle di saggezza e “creativi” espedienti educativi a improvvisi slanci affettuosi.
Ho trovato poi azzeccatissima l’idea d’intervallare il racconto con i messaggi che l’autrice ha postato su facebook negli anni passati amalgamando sapientemente questi ultimi al testo in modo tale da rendere la loro fusione un valore aggiunto.

Quindi non posso che consigliare Confessioni di una #badmum in quanto, pur essendo veloce da leggere (120 pagine), nasconde tante piccole verità domestiche e fornisce quel pizzico di comicità spiccia che strappa un sorriso o una risata.

È un libro che certamente verrà apprezzato in primis da tutte quelle che mamme lo sono da un pezzo ma anche da tutti coloro che vogliono farsi quattro risate seguendo le tragicomiche avventure di una (bad)mum e della sua adorabile famiglia.


Confessioni di una #badmum

di Elena Genero Santoro
PubMe
Umoristico
ISBN 978-8833668123
Cartaceo 8,50 €
Ebook 2,99€

Sinossi 

Cosa deve fare una madre per essere considerata una #goodmum con tutti i sacri crismi? Allattare fino allo svenimento e fino a perdere i capelli. Abituare il proprio Neonato all'indipendenza facendolo dormire sempre nella sua culla. Usare con i Signori Figli un tono fermo ma gentile e non alzare mai la voce. Al mattino svegliarli con estrema dolcezza per accompagnarli puntuali a scuola. Scegliere gli istituti scolastici con i programmi formativi migliori. E tante altre cose che i manuali di pedagogia elencano e che io mi guardo bene dal mettere in pratica. Perché io sono una #badmum e queste sono le mie #confessioni. Che restino tra noi e tra quelli che seguono la mia rubrica su Facebook.


Andrea Pistoia
Leggi >
Recensione: Ho sposato un deficiente, di Carla Signoris

Recensione: Ho sposato un deficiente, di Carla Signoris

Recensione: Ho sposato un deficiente, di Carla Signoris

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Ho sposato un deficiente: dietro ogni uomo c'è sempre una donna che alza gli occhi al cielo! di Carla Signoris (Rizzoli). Un libro dissacrante che mette a nudo i maschi alfa con la fede al dito.

Cos’accade quando una donna, nonché moglie, racconta le esperienze di vita del proprio marito, dimostrando quanto questo sia un deficiente (inteso come colui che deficia)? Inevitabilmente ne esce un quadro ben poco lusinghiero di un uomo con una moltitudine di difetti e mancanze ma proprio per questo amabile e, perché no, meritevole di rispetto (anche solo perché rende la vita di Carla ricca di comicità ed episodi surreali).

Carla Signoris non imbastisce un racconto lungo, un romanzo di narrativa, ma più che altro un insieme di episodi, di brevi capitoli, in cui mostra il proprio marito in situazioni sempre diverse e dove, puntualmente, spicca la sua adorabile deficienza.

È in fondo una serie di scene di vita vissuta che abbraccia le mille sfaccettature della vita di coppia, veloci da leggere ma non per questo povere di frecciatine e comicità. Ciò nonostante, è vero che Carla Signoris punzecchia il proprio marito fino a vere e proprie accese discussioni, litigate e divertenti botta e risposta degne di un cabaret, ma si percepisce tra le righe quanto quel deficiente sia in fondo un punto fermo nella sua vita e "la metà mancante" di cui ha bisogno.

Il marito è anche un pretesto per sparare a zero sugli uomini, senza filtro né considerazioni politicamente corrette.

In modo irriverente, a volte sfrontato (tradotto: quando c’è da insultare, anche con affermazioni poco lusinghiere e parole "da scaricatore di porto" lo fa senza mezzi termini), verso il "sesso forte", il quale più volte dimostra quanto in realtà sia quello debole, certamente quello meno intelligente.

Lo stile di Carla Signoris mi piace: non si prende mai troppo sul serio anche quando elargisce insulti e commenti velenosi contro il marito perché lo fa sempre con quel non so che di ironico.

Il suo stile è leggero, scanzonatore, intelligente e provocatorio (non potrebbe essere diversamente, dato che gli episodi, senza alcuna volontà di dare lezioni di vita di coppia o falsi moralismi, sono fini a se stessi e hanno l’unico obiettivo di far divertire).
Certo, a volte Ho sposato un deficiente risulta un po’ troppo surreale, paradossale, al punto che ci si domanda quanto di ciò che racconta sia farina del proprio vissuto o frutto della sua fervida immaginazione. Questo per qualcuno potrebbe penalizzare il libro in quanto, se fosse stato più realistico ma soprattutto pienamente autobiografico, avrebbe guadagnato più punti (soprattutto considerato chi è suo marito… Lo scoprirete solo a fine recensione perché oggi mi sento dispettoso).

Il definitiva, Ho sposato un deficiente è un libro leggero e piacevole, ricco di episodi, comportamenti e modi di pensare riscontrabili in molti uomini.

Ecco perché ci si vergogna un po’ nello scoprire come certi atteggiamenti da noi ritenuti da "uomo alpha" in realtà siano visti dalle donne in tutt’altro modo. Ci si riconosce nel marito e questo è, se preso dalla giusta prospettiva, fonte d’ilarità. Certo è che i più permalosi si potrebbero offendere da certe riflessioni della protagonista. Ma, andiamo, è un libro comico e così deve essere considerato e apprezzato! Ed è soprattutto un libro che ogni donna (specialmente se moglie) dovrebbe leggere per scoprire che non è l’unica ad aver sposato un deficiente e che con ‘sti uomini bisogna solo avere una gran pazienza!

P.S.
Pensando non fosse un’informazione importante, solo a fine libro ho deciso di scoprire chi fosse la scrittrice e il suo fantomatico marito (pensando fosse un Signor Nessuno qualsiasi). Invece con mio enorme stupore ho scoperto che è Maurizio Crozza! Peccato non averlo saputo prima perché sovrapporre il viso (e soprattutto il personaggio pubblico) al marito "deficiente" avrebbe dato tutto un altro gusto ed effetto alla lettura.


Ho sposato un deficiente

di Carla Signoris
BUR Rizzoli
Umoristico
ISBN 978-8817061575
Cartaceo 9,40€
Ebook 5,99€

Sinossi 

Quante volte vi sarà scappato di dire: "Premetto che amo mio marito, ma..."? Spesso avete lasciato il discorso in sospeso, limitandovi a sbuffare. Niente di più sbagliato! Dietro quel "ma" si nasconde un pericoloso concentrato di quotidianità che, col passare del tempo, farà esplodere le vene pulsanti che vi decorano le tempie. Per disinnescare questo potenziale esplosivo, Carla Signoris consiglia una terapia semplice quanto efficace: non fermatevi al "ma"! Immobilizzate il corpaccione della vostra metà e procedete con la dissezione. Rinfacciategli le sue mille richieste in cucina, gli sfinenti paragoni con vostra suocera, gli infiniti "perché lo fai così?", gli insopportabili "ti stai lasciando andare...", la sua presunta maturità, il girovita fuori controllo. Un solo obiettivo: metterlo di fronte alla sua ineluttabile condizione di maschio deficitario. Non fa differenza che sia alto o basso, biondo o moro, malinconico o mattacchione. Accettate la dolorosa realtà: avete sposato un deficiente. Niente paura, le sue deficienze non impediranno una sana vita di coppia, anzi... l'importante è fargliele ammettere. Ma non infierite. Ricordatevi sempre che non ha colpa: non ha scelto lui di nascere maschio.

Photo courtesy of Gratisography

Andrea Pistoia
Leggi >
Recensione: Un figlio e ho detto tutto, The Pozzolis Family

Recensione: Un figlio e ho detto tutto, The Pozzolis Family

Recensione: Un figlio e ho detto tutto, The Pozzolis Family

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Un figlio e ho detto tutto, The Pozzolis Family (Mondadori). Cos’accadrebbe se due comici  decidessero di raccontare in un romanzo la loro esperienza di genitori?

Cos’accadrebbe se due comici professionisti decidessero di raccontare in un romanzo la loro esperienza di genitori? Ne uscirebbe un concentrato di episodi tragicomici ed esilaranti.
Ma andiamo con ordine.

Un figlio e ho detto tutto, della Pozzolis Family, si può riassumere in poche righe.

È l'autobiografia, in chiave divertente, della vita di coppia di Giamma (Gianmarco Pozzoli) e Alice (Alice Mangione), dal loro primo incontro “ufficiale” a quando sono diventati genitori, passando attraverso l’innamoramento, la convivenza, i tentativi di avere un primo figlio e la gravidanza.
In questo libro condividono momenti non solo spensierati e comici ma anche delicati e drammatici (basti pensare alle difficoltà per avere un figlio o all’affrontare un momento triste che prima o poi toccherà a ognuno di noi…).
Al di là degli episodi toccanti e commoventi, è palese sin dalle prime pagine come il romanzo sia stato scritto da due adulti che mantengono vivo il bambino che è in loro e che cercano di manifestarlo ogni volta che possono per rendere il loro rapporto ancora più speciale e spumeggiante.
Di conseguenza, ogni episodio della loro vita, anche il più stressante, diventa divertente, originale e ricco d’imprevisti.
Al tempo stesso, la conversazione più irriverente, la battuta più sconcia e le situazioni più paradossali e surreali (vedi la “ninna nanna dei viados”, la ceretta fatta da una giovane cinese o l’incontro di gruppo tra coppie in crisi con soluzioni decisamente poco ortodosse) acquistano, attraverso il comportamento spensierato degli autori, sfumature spassose e mai fuori luogo.

Nell'opera spiccano la genuinità e la voglia di mettersi a nudo di fronte al lettore, senza usare alcun filtro o paletto per tentare di apparire più “politicamente corretti”.

Infatti narrano episodi privati e intimi senza curarsi di ciò che potrebbe pensare il lettore, puritano o meno. Ad esempio ai due autori capita di tirare in ballo argomenti “vietati ai minori” (quali le palline anali, la masturbazione e i rapporti orali) non per dare scandalo ma per raccontare la realtà di una coppia a 360°, fatta non solo di batticuori e di piccoli e grandi problemi quotidiani ma anche di momenti maliziosi ed erotici (come dovrebbe essere, appunto, la vita di due adulti affiatati sia in pubblico che in privato).
Fanno da corollario amici, conoscenti e parenti, a volte così singolari e diametralmente opposti all’indole degli autori da fornir loro ulteriori spunti comici (vedi la coppia seriosa soprannominata “Merdonis”).

Come già detto in precedenza, non pensate che sia un libro solo umoristico. C’è molto di più.

Perché dietro i comici ci sono comunque due persone con speranze, paure, insicurezze e sogni da realizzare. Ecco quindi che, tra una battuta pepata e un episodio tragicomico, c’è spazio per riflessioni profonde, serie e a volte spiazzanti legate al difficile compito di essere adulti e genitori, soprattutto quando certi episodi drammatici stravolgono l’equilibrio della coppia e minano la serenità conquistata con così tanta fatica…
Ma eccoci giunti alla fatidica domanda: mi è piaciuto questo romanzo?
Ovviamente sì. E per tanti motivi.
Innanzitutto per come hanno raccontato l’evoluzione del loro rapporto, dall’essere quasi estranei al metter su famiglia.

Ho trovato finalmente un libro che parla di amore senza censure ma soprattutto senza quel fastidioso, scontato e spesso ipocrita, “politicamente corretto” usato solo per accaparrarsi l’approvazione del lettore.

Il fatto che Un figlio e ho detto tutto  sia incentrato sulla loro vita di coppia è filtrato attraverso i loro occhi da comici offre la certezza che ci si divertirà dalla prima all’ultima pagina. Senza contare che la schiettezza dei protagonisti fa guadagnare al libro punti su punti.
Chiariamo: non c’è nessuna scena scabrosa, volgare o disgustosa ma solo un mix di romanticismo e di “dialoghi da bar” che io personalmente ho oltremodo apprezzato, proprio perché palese dimostrazione di un mettersi a nudo di fronte al lettore senza remore o timori.

Standing ovation specialmente ad Alice Mangione, la quale passa da episodi decisamente imbarazzanti a commenti da "ragazza con gli ormoni a mille" e da momenti di fragilità a reazioni da guerriera pronta alla rissa.

Eppure, a dispetto dei suoi comportamenti da ragazza senza peli sulla lingua è evidente come sia la classica “ragazza della porta accanto” che tutti noi vorremmo: spassosa e alla buona, genuina ed empatica, propensa ad adattarsi al contesto, anche il più inospitale, ma al tempo stesso combattiva quando vuole far valere le proprie ragioni. In pratica, una donna libera di essere se stessa e di farsi scivolare via quella pressione sociale che vuole la donna moderna sempre “da copertina”, ovvero perfetta ed equilibrata in ogni momento per ottenere il “like” dei propri follower.
Concludo confermando che questo libro è accessibile a tutti: da chi genitore lo è già a chi lo sarà a breve ma anche a chi non ha nessuna intenzione di diventarlo eppure vuole passare qualche serata piacevole a leggere un romanzo spassoso, leggero e al tempo stesso realistico.
Un libro che diverte, commuove e fa riflettere. Quindi cos’aspettate ad acquistarlo?


Un figlio e ho detto tutto

di The Pozzolis Family
Mondadori

ISBN: 978-8804703051
Cartaceo 10,92 €
Ebook 9,99€

Sinossi 

"Con tutta questa gioia e questo ottimismo, se non dessimo alla luce un bambino sarebbe un crimine contro l'umanità." Alice e Gianmarco si innamorano, di quell'amore puro, irrazionale e folle che provano gli adolescenti alla prima cotta estiva. Invece loro sono ultramaggiorenni e si baciano contro una saracinesca a Milano. A gennaio. Nel giro di una settimana si fidanzano, si presentano ad amici e parenti e infine vanno a vivere sotto lo stesso tetto. E in un giorno qualunque di questo travolgente bazar di allegria, mangiate di gusto, colpi di testa, ottimo sesso, risate incontrollabili e alcol, tanto alcol, decidono di voler mettere al mondo un figlio. "E ho detto tutto". Per la coppia si aprono inattesi orizzonti, non sempre tersi come gli avevano raccontato. Ed è ancora niente rispetto a quello che li attende quando il dolce dittatore col ciuccio si insedierà al vertice della loro esistenza. Alice Mangione e Gianmarco Pozzoli, in arte The Pozzolis Family, si raccontano in questo testo che è sia uno spassoso romanzo sia un toccante diario personale. Un ritratto senza filtri dei dubbi e delle scoperte di una generazione che affronta oggi la sfida di passare da due a tre. Sottoposti all'ambiziosa pretesa di voler vivere al massimo la dimensione di coppia e quella di bravi genitori, i Pozzolis ci consegnano una delirante cronaca della loro vita, offrendo al lettore un'iniezione di positività.
Andrea-Pistoia

Andrea Pistoia
Leggi >
Recensione: Alla fiera dell’ex, di Jessica Calì

Recensione: Alla fiera dell’ex, di Jessica Calì

Recensione: Alla fiera dell’ex, di Jessica Calì

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. Alla fiera dell’ex di Jessica Calì (Mondadori). Una raccolta di perle, racconti di poche righe che descrivono, non senza ironia, storie terminate (male) per i motivi più assurdi.

Alla fiera dell’ex è il titolo geniale (e musicale) di una raccolta di perle che descrivono, non senza una certa ironia, storie terminate (male) per i motivi più assurdi.
Ogni storia occupa poche righe, solo alcune arrivano a una pagina, ma sono rare, e le avventure dei sempre diversi protagonisti si bevono una dietro l’altra senza un filo tematico. Sono perle, appunto. Quasi freddure. Per una come me che fin da piccola leggeva e rileggeva Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano, tutti i libri della saga finché le formiche non sono diventate Cicale, questo volume è l’ideale. Solo che mentre le Formiche erano raccolte di battute di noti comici, molti dei quali di casa a Zelig, gli autori di Alla fiera dell’ex sono anonimi Pinco Pallini che hanno condiviso la loro traumatizzante esperienza con gli amministratori della pagina Facebook #Edèsubitoex. E a fronte delle nostre risate, non riceveranno neppure i diritti d’autore.

Voglio fare subito una premessa. Io ci credo.

Credo a tutte le testimonianze riportate, comprese, anzi, a partire da quelle più surreali e improbabili. Credo quia absurdum. Ci credo proprio perché la mente più perversa non avrebbe saputo concepire fiction tanto paradossali.
È vero che questo libro non lascia spazio al contraddittorio e che non ci è possibile sentire l'"altra campana". Ma a volte più che una risata sulla faccia del lettore affiora lo sbalordimento.
E ci sono alcuni leitmotiv che meritano una menzione.
Il mio istinto ingegneristico mi aveva suggerito addirittura di contare tutte le storie e di fare la Gaussiana dei contorni più ricorrenti. Il mio lato letterario mi ha fatto desistere, ma traccerò comunque le linee generali, conscia che uno studio sociologico basato su un libro umoristico lascia il tempo che trova.

Dico subito che i maschietti non ci fanno una gran bella figura.

Non so se perché sono di più le donne invogliate a condividere la loro squallida testimonianza (quindi il campione statistico sarebbe completamente polarizzato) o se perché, in effetti, nelle relazioni gli uomini si comportano peggio.
Una cosa che viene omessa in genere è l’età dei protagonisti: spero che ci siano tanti adolescenti, acerbi e immaturi, ma temo di no. Quando si parla di patente, di matrimonio, di lavoro siamo già in fascia adulta.
Dunque arriviamo ai motivi ricorrenti. Se nella recensione di La zoccola etica affermavo che l’essere umano non è portato per una poligamia alla luce del sole (troppo faticosa), ciò non significa che, al contrario la monogamia sia un istinto naturale.

Le storie di corna si sprecano, forse sono le più comuni.

C’è gente che ha scoperto il tradimento dai social, ma anche altra che, preoccupata per un fidanzato irreperibile da giorni, ha saputo che quello, nel frattempo, si era sposato ed era partito per la luna di miele. Donne che, impegnate con un tizio da mesi, se non da anni, hanno realizzato a un certo punto di esserne le amanti. E poi figli tenuti nascosti, doppie vite degne di uno 007... Insomma, non c’è da stupirsi di nulla.
L’altro filone narrativo è quello della tirchieria. Maschi che arrivano vestiti firmati e col macchinone, che si vantano di essere ricchi e poi chiedono alla fidanzata di pagare la loro parte al ristorante già dal primo appuntamento o che si fanno ridare indietro pure i cinquanta centesimi di differenza. I migliori sono quelli che davanti al cameriere fanno gli splendidi e offrono e poi, fuori dal ristorante, pretendono la loro quota. La carogna mi è salita quando il galantuomo di turno si è lamentato che la pizza per la sua ragazza celiaca costava ben quattro euro in più, che lui non sarebbe stato disposto a spendere.

E poi l’ignoranza somma.

Maschi in piena età riproduttiva che sono convinti che le mestruazioni possano venire a comando e che si offendono se la fidanzata non è sessualmente disponibile il giorno del loro compleanno perché le è iniziato il ciclo. O quello che è convinto che le mestruazioni alle donne vengano una volta all'anno.
(Sesso sicuro, contraccezione, educazione sessuale... questi sconosciuti).

Insomma, il panorama del fidanzato italiano è deprimente.

Se in alcuni episodi le donne si distinguono per gelosia, e in un paio di occasioni anche per stronzaggine, il ritratto dell’uomo è davvero misero. Il Lui più comune risulta poco serio, attratto dalle relazioni extraconiugali o parallele e, più che altro, meschino e autocentrato.
Insomma, benché la lettura risulti spassosa e surreale, alla fine rimane un grande amaro in bocca. Si parla di relazioni, ma in questo libro l’amore non traspare da nessuna parte. L’attrazione lascia subito il posto all’egoismo e al narcisismo più becero. C’è ancora tanta strada da fare in materia di educazione sentimentale.


Alla fiera dell’ex

di Jessica Calì
Mondadori
Umoristico
ISBN 978-8804738305
Ebook
Cartaceo 17,10€

Sinossi

"Il mio ex, dopo avermi cornificata con una delle mie migliori amiche, è venuto sotto casa mia ad appendere uno striscione con scritto 'Perdonami amore mio'. E niente, è caduto dall'albero lui con tutto lo striscione e io ho visto tutta la scena. Bellissimo."
Ognuno di noi è l'ex di qualcun altro. Ma c'è modo e modo per diventarlo. Alcuni sono ordinari, altri decisamente originali. Questo libro ha raccolto tutti i modi che fanno più ridere e, in seconda battuta, anche riflettere sull'incredibile creatività espressa dal genere umano quando tratta la materia infuocata e delicatissima dei sentimenti. C'è quello che è diventato ex perché, pur presentandosi tutto griffato al primo appuntamento, a fine serata ha poi elemosinato alla sua lei cinque euro per rientrare della benzina. Oppure quello che ha chiesto, dopo anni di fidanzamento, una settimana di pausa e proprio in quella settimana sua moglie, della cui esistenza mai aveva fatto cenno, ha dato alla luce il loro secondo figlio. Poi c'è anche quella (perché ci sono anche le ex femmine) che si è rifiutata di uscire con lui perché doveva seguire la nonna alla Via Crucis, o quello che ha accompagnato una fellatio di lei con una radiocronaca in stile calcistico. Infine c'è l'ex che di mestiere fa il controllore e l'ha multata sul tram perché lei la notte prima aveva dimenticato l'abbonamento, insieme alla borsetta, a casa di lui. Tutte le storie selezionate e raccolte in "Alla fiera dell'ex" sono esilaranti, leggendarie, incredibili, da tramandare ai posteri, consolatorie. E soprattutto vere. Dalla lettura di queste straordinarie disavventure amorose emerge un'umanità che, quando si tratta di relazioni, sa diventare involontariamente molto divertente, a volte ridicola, sempre fantasiosa. Regalandoci non solo irresistibili risate, ma anche rinfrescando le ragioni che ci spingono a liberarci di certe persone, che diventano, giustamente, subito ex e tali devono rimanere per sempre. Jessica Calì, assieme a Enrico Mauro (fondatore) e Giada Gidari, gestisce la pagina Facebook e Instagram "Ed è subito Ex".
Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro

Leggi >
Recensione: Da zero a 69, di Andrea Pistoia

Recensione: Da zero a 69, di Andrea Pistoia

Recensione: Da zero a 69, di Andrea Pistoia

Libri Recensione di Nicolò Maniscalco. Da zero a 69 di Andrea Pistoia (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Quattro amici trentenni in continua ricerca del divertimento, del sesso e dell’amore.

Da zero a sessantanove di Andrea Pistoia si legge tutto d’un fiato.
È un romanzo breve, una lettura piacevole raccontata in prima persona.
È la storia di quattro amici trentenni in continua ricerca del divertimento, del sesso e dell’amore secondo le caratteristiche di ognuno. Odino, il personaggio narrante, ricerca nelle ragazze l’avventura puramente sessuale, ma c’è anche chi mostra una certa serietà come Hermes, il suo miglior amico e fidanzatissimo di Chiara che non compare mai, ma è sempre presente nei discorsi del ragazzo. Certo in quel contesto il termine serio è un po’ azzardato, il ragazzo in passato aveva come animale domestico una pantegana...

Sono proprio questi paradossi il filo conduttore del romanzo di Andrea Pistoia.

Tra gli amici c’è Jeremiah che predilige le ragazze brutte, forse più facili da conquistare o, forse, perché è semplicemente «un estimatore delle ragazze diversamente belle» – come dice l’autore. Fatto sta che questa scelta è dettata da un trauma infantile con una ragazzina. Un po’ come l’amore di Charlie Brown per Heater, la ragazza dai capelli rossi.
Il quarto è Anacleto che ha deciso di evitare le faticose conquiste ripiegando sulle donnine allegre, con le quali ha un rapporto così stretto che spesso sono loro a sfogarsi con lui.

L’ironia è presente fin dal primo capitolo intitolato: All’origine fu il caos.

Poi fu peggio. Prosegue poi nei capitoli seguenti con: Se gli amici sono tutto… siamo fottuti! Per finire con la definizione di sé e degli amici come: Guerrieri, dei, supereroi. Praticamente buffoni.
La combriccola passa i fine settimana nel solito bar per bere birra e programmare conquiste femminili e fare chiacchiere di autocompiacimento per essere dei maschi Alpha. La caccia continuerà in discoteca, dove ognuno avrà la sua avventura.
Il finale è una fantasia che lascio scoprire al lettore.
Consiglio questa lettura per trascorrere un po’ di tempo senza pensieri stando immersi nel sarcasmo di Andrea Pistoia.


Da zero a 69

di Andrea Pistoia
PubMe
Narrativa
ISBN: 978-8833663241
Cartaceo 9,00 €
Ebook 2,99€

Sinossi 

Esistono ancora ragazzi volgari e maschilisti o sono solo personaggi di film politicamente scorretti? Esistono. Anzi, proliferano, specialmente nei locali notturni durante i week end, quando uomini seri ed equilibrati si trasformano in dei Mister Hyde con un unico chiodo fisso in testa. Ne è dimostrazione lampante Odino che, dopo un incontro amoroso concluso nel peggiore dei modi, senza un appagante e glorioso happy ending, si libera dei pochi freni inibitori rimasti per seguire la propria megalomania. Gli danno man forte i suoi bislacchi amici: un estimatore delle “diversamente sexy”, un assiduo frequentatore di prostitute e un “cuore puro” tanto monogamo quanto sottomesso alla propria bella. Contro una società che li vorrebbe adulti e responsabili, loro non possono che reagire da eterni Peter Pan perennemente sovreccitati. Goliardiche nottate tra bar di periferia e discoteche, alcool a fiumi e sesso usa e getta sono il miraggio che indica loro la strada verso quella che ritengono essere la Felicità... mostrando una volta di più la loro natura di odiosi antieroi, cinici maschilisti, ridicoli playboy.
Nicolò Maniscalco Gli scrittori della porta accanto

Nicolò Maniscalco
Leggi >
[Libri] "Funziona nella città di … (giorno due)" di Gilberto Cavallina, recensione di Andrea Pistoia

[Libri] "Funziona nella città di … (giorno due)" di Gilberto Cavallina, recensione di Andrea Pistoia

funziona-nella-citta-di

"Funziona nella città di … (giorno due)" di Gilberto Cavallina, CreateSpace, 2015.

Già il primo libro (recensione) di questo esordiente mi aveva conquistato per la scrittura fantasiosa dell’autore, la trama originale, la mente brillante e curiosa di Funziona, il protagonista, e le sue gesta nella città di … (si legge Trepunti). Quindi potete immaginare quanto fossi ansioso di leggere il seguito.
Finalmente vi ho messo mano e l’ho divorato tutto d’un fiato perché… Beh, è bello tanto quanto se non più del primo.
Ma di che cosa tratta questa seconda fatica letteraria di Gilberto Cavallina?
Presto detto: il nostro giovane ‘Indiana Jones cittadino’, in perenne scoperta di questa bizzarra cittadina, si ritrova coinvolto in nuove, divertenti, inusuali, sicuramente fuori dai canoni, situazioni (tra cui salire su una torre a cui è legata la vita di tre persone e a pranzare in un ristorante con un cuoco zen fuori dall’ordinario).
L’incontro con pittoreschi personaggi, tanto strampalati quanto surreali, è un escamotage escogitato dall’autore per approfondire la personalità di Funziona, il quale dimostra di essere tanto arguto quanto imbranato, perspicace quanto ingenuo, geniale quanto visionario, ma soprattutto adorabile nel suo vivere con leggerezza.
Gilberto Cavallina in tutto questo non smentisce la sua capacità di vedere oltre l’ordinario, di giocare sia con le parole (coniandone anche di nuove, quali ‘pentorrenza’ per definire una torre pendente) che con le leggi della logica comune (se esiste l’unità di misura ‘miglia nautiche’ perché non dovrebbe esistere quella di ‘binari ferroviari’? E ancora, se la banconota ha più valore della moneta perché dovrebbe pesare di meno?).
Senza contare i continui colpi di scena della trama, che hanno il loro culmine in un mistero svelato (sempre arguto e sopra le righe) riguardante l’albergo dov’è alloggiato il protagonista.
L’autore si dimostra una volta di più di essere un ottimo scrittore ed un esordiente da tenere d’occhio.
In definitiva, un degno seguito del primo romanzo che piacerà sicuramente e che inevitabilmente spingerà il lettore a voler leggere anche il terzo romanzo (da poco in vendita su Amazon).

funziona-nella-citta-di


Continua l'avventura di Funziona nella città di ... (si legge sempre Trepunti), e questa volta i misteri avranno la forma di una stanza a tema western, di due torri (di cui una molto storta) e di un ristorante con la vetrina ricoperta da bollini qualità. 
Grazie anche all'incontro con personaggi come la barista distratta, l'artista insicuro e il cuoco zen, Funziona continuerà nella sua personale scoperta della città e dell'hotel che, un po' alla volta, comincerà a svelare tutti i suoi segreti.




di Gilberto Cavallina | Fantastico, Umoristico  
ISBN 978-1522912712
cartaceo 9,99€  Acquista | ebook 2,99€  Acquista




Andrea-Pistoia

Andrea Pistoia
Nasco in una solare giornata di luglio a Vigevano. A dodici anni scoppia l’amore per la letteratura. Affronto la scuola come un condannato a morte. In compenso la mia cultura extra-scolastica cresce esponenzialmente. Dopo due anni vissuti a Londra, torno in Italia come blogger, giornalista, recensore di fumetti e sceneggiatore di un fumetto online per una nota casa editrice. Chitarrista dei ‘Panama Road’, direttore editoriale di una fanzine online.
Ancora e mai più (nelle mutande).

Leggi >
"Call center" di Benoît Duteurtre, recensione di Andrea Pistoia

"Call center" di Benoît Duteurtre, recensione di Andrea Pistoia


"Call center" di Benoît Duteurtre, Garzanti, 2005, un saggio comico di critica al capitalismo moderno.

Mi è capitato per caso tra le mani questo libro e mi ha incuriosito la sua sinossi, ovvero il racconto di un uomo qualunque malauguratamente precipitato tra gli ingranaggi della vita moderna, fatta di cellulari dalle mille funzioni misteriose, connessioni internet che fanno le bizze, compagnie telefoniche succhia-soldi, addetti al call center indisponenti, messaggi automatici incomprensibili e direttori devoti al Dio Denaro.
Da una piccola richiesta, infatti, scoppia una reazione a catena in cui il protagonista non può che essere una pedina alla mercé di forze più grandi di lui, la tipica storia tanto comica quanto realistica che va a narrare situazioni in cui, sfortunatamente, ognuno di noi è incappato almeno una volta nella vita.
Il libro si legge molto velocemente, sia perché è un concentrato di episodi in rapida successione sia perché sono centosei pagine di pura leggerezza intellettuale.
Questo però non significa che sia scritto con un linguaggio povero. Anzi, lo scrittore Benoît Duteurtre ha un lessico forbito e raffinato, ma non al punto da rallentarne la lettura, permettendole così di scorrere via liscia e senza rallentamenti, né di gergo né di trama.
Un libro che non ha bisogno di ulteriore pagine e narrazione per dipingere quanto la modernità, a volte, sia complessa e preclusa ai più. Senza contare che dà più importanza ai fatti in sé che non ai dialoghi dei personaggi (eccetto un botta e risposta sul senso di una società fondata ormai sulla tecnologia a basso costo e sul profitto ad ogni costo).
L’autore costruisce una storia che, pur scorrendo lineare, nasconde qualche mistero e qualche colpo di scena inaspettato che mantiene vigile l’interesse del lettore.
Forse c’è chi storcerà il naso pensando di sborsare dieci euro (solo 4,50€ per l'acquisto su Amazon) per cento pagine. Ma ricordiamo che la qualità non la fa certo il numero di pagine ma le emozioni e le riflessioni che trasmette al lettore.
In conclusione, un libro leggero, senza troppe pretese, veloce tanto da leggere quanto d’apprezzare, consigliato a tutti coloro che vogliono passare qualche ora di piacevole e disimpegnata lettura ma con un messaggio di fondo diretto, potente e ironicamente realistico.
Probabilmente non entrerà nella vostra top ten di libri preferiti ma resterà comunque una lettura ideale da portarsi in spiaggia quest’estate.



«Un viaggio attraverso la nostra civiltà occidentale, ossessionata dal tempo, dal profitto e dalla velocità. In meno di 100 pagine, c'è dentro tutto.»
(«Le Figaro»)

«Una satira graffiante e divertente contro la dittatura della comunicazione e dei mercati finanziari.»
(«Le Monde»)

La vita moderna può essere terrificante, come sanno benissimo i grandi scrittori. Al protagonista di Call Center, quarantenne giornalista free-lance, basta perdere il suo telefono cellulare – dono degli anziani genitori a un figlio in carriera – per sprofondare in un incubo.
Pieno di fiducia nella modernità e nelle sue regole, il nostro eroe inizia la trafila necessaria a superare l'inconveniente. Ma si perde subito in un labirinto di risponditori automatici, lavoratori precari e sottopagati con qualche rudimento nelle pubbliche relazioni, di offerte speciali irrevocabili, di tariffe ridotte... Insomma, tutte le procedure che una efficiente organizzazione del lavoro e dei rapporti con la clientela mette al servizio dei consumatori. O meglio, tutte le strategie che la burocrazia aziendale riesce a inventare per intrappolare i clienti.
Fulminante e lucido come un fumetto, vero come gli incubi che affrontiamo nella vita quotidiana, illuminante come un romanzo di Voltaire, arrabbiato come un corteo no-global, Call Center è un saggio comico di critica al capitalismo moderno di straordinaria efficacia. Raccontandoci il mondo in cui siamo immersi, riesce a mostrarci la sua vera realtà facendoci ridere fino alle lacrime.

di Benoît Duteurtre | Garzanti   | Umoristico
ISBN 881166574-4  | cartaceo 4,50  Acquista

Andrea Pistoia
Nasco in una solare giornata di luglio a Vigevano. A dodici anni scoppia l’amore per la letteratura. Affronto la scuola come un condannato a morte. In compenso la mia cultura extra-scolastica cresce esponenzialmente. Dopo due anni vissuti a Londra, torno in Italia come blogger, giornalista, recensore di fumetti e sceneggiatore di un fumetto online per una nota casa editrice. Chitarrista dei ‘Panama Road’, direttore editoriale di una fanzine online.
Ancora e mai più (nelle mutande),

Leggi >
[Libri] "Funziona nella città di …" di Gilberto Cavallina, recensione di Andrea Pistoia

[Libri] "Funziona nella città di …" di Gilberto Cavallina, recensione di Andrea Pistoia

"Funziona nella città di …". Già dal titolo s’intuisce che si è di fronte ad un libro fantasioso ed imprevedibile.
‘Cosa c’è di così fantasioso nel titolo?’, mi chiederete voi.
In primis, "Funziona" è il nome del protagonista. Senza contare che la città dov’è ambientata la storia si chiama "…" (già, proprio così: "Trepunti").
La trama è alquanto lineare: il protagonista raggiunge questo luogo pronto a risolvere problemi inusuali di persone stravaganti.
L’evoluzione della vicenda si dipana attraverso brevi capitoli tanto veloci da leggere quanto ricchi di situazioni e dialoghi tra l’esilarante e l’ingegnoso.
Per quanto il romanzo sia sostanzialmente il preambolo ad una storia più ampia ed articolata, ciò non toglie che racchiuda già in sé una storia ricca di trovate e di episodi degni di nota.
Il lettore fa così la conoscenza di personaggi atipici, sopra le righe, i quali interagiscono tra loro attraverso continui botta e risposta filosofici al limite del paradossale e deduzioni talmente folli da risultare perfettamente logiche nel loro paradosso.
Non è tanto la trama in sé che colpisce, quanto la caratterizzazione dei personaggi e le atmosfere oniriche.
Ho trovato lo stile dell’autore affine a quello di Baricco (non per niente è tra i suoi scrittori preferiti), specialmente quello delle sue prime opere:"Oceanomare" e "Castelli di rabbia".
Eppure, rispetto a questi, ho trovato il romanzo di Gilberto più accessibile, diretto e spontaneo, limpido nel suo esporre riflessioni astratte e concetti profondi (che spaziano da quelli con una loro poesia intrinseca, quali "Il buio è il silenzio degli occhi", a considerazioni che strappano un sorriso, come "Se prendo una camera doppia avrò doppia colazione?", a sottili deduzioni, tipo "Max è l’allungativo di Ma?").
In conclusione: un libro veloce da leggere (solo 120 pagine) ma ricco di spunti riflessivi e di episodi tanto originali quanto fantasiosi ad un prezzo veramente irrisorio. Quindi… Cos’aspettate ad acquistarlo?


Funziona-nella-città-di
Qui cominciano le avventure di Funziona, inconsapevole specialista in soluzioni. Arrivato nella città di ... (si legge Trepunti) farà la conoscenza di personaggi come il cuoco zen, l'architetto che progetta ombre e lo spadaccino non vedente. 
Ma i personaggi non sono la cosa più strana della città, dato che l'hotel in cui alloggia è estremamente meritocratico: ogni stanza nasconde un enigma, e ciascun piano è un premio che va meritato. 
Funziona avrà cinque giorni per arrivare in cima all'hotel, scoprire la città di ... e, magari, trovare qualcuno che lo capisca davvero. A cominciare da se stesso. 

"Sorprendente. Ironico, leggero, sottile, demenziale il giusto. Si legge bene, si sorride, si sta meglio."





di Gilberto Cavallina | Fantastico, Umoristico  
ASIN B015KYJWJA
cartaceo 6,99€  Acquista | ebook 0,99€  Acquista


Andrea-Pistoia

Andrea Pistoia
Nasco in una solare giornata di luglio a Vigevano. A dodici anni scoppia l’amore per la letteratura. Affronto la scuola come un condannato a morte. In compenso la mia cultura extra-scolastica cresce esponenzialmente. Dopo due anni vissuti a Londra, torno in Italia come blogger, giornalista, recensore di fumetti e sceneggiatore di un fumetto online per una nota casa editrice. Chitarrista dei ‘Panama Road’, direttore editoriale di una fanzine online.
Ancora e mai più (nelle mutande),

Leggi >
ARTICOLO PRECEDENTE >>
Post più vecchi
Home page