Gli scrittori della porta accanto
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Recensione: L'affare Modigliani, di Dania Mondini e Claudio Loiodice

Recensione: L'affare Modigliani, di Dania Mondini e Claudio Loiodice

Recensione: L'affare Modigliani, di Dania Mondini e Claudio Loiodice

Libri Recensione di Beatrice Rurini. L'affare Modigliani di Dania Mondini, Claudio Loiodice (Chiarelettere). Trame, crimini, misteri all’ombra del pittore italiano più amato e pagato di sempre.

Più bello di un noir, più accattivante di un saggio, questo libro-inchiesta racconta come l'artista Modigliani abbia prodotto più da morto che da vivo. Squattrinato, drogato, attaccabrighe, malato e donnaiolo, si lega all'artista Jeanne Hébuterne, con la quale ha una figlia (il secondogenito morirà con la madre, ancora in grembo). Costei cerca di raccogliere le poche cose, lettere, informazioni, stralci di giornale che riesce a reperire. Non c'è molto materiale poiché alla morte di Dedo lo studio viene saccheggiato.
Già da qui si intuisce come la storia continua: una sequela di personaggi affiancano la figlia, sperando di accedere a quel poco che è rimasto a disposizione. Le opere hanno preso la via dell'America meridionale con la fuga del luogotenente di Hitler, incaricato di stilare l'elenco dei pittori, ebrei e non, presenti in Europa all'alba della seconda guerra mondiale.

In Europa l'arte semplice, ma non troppo, di Modigliani apre le porte ai falsari, al riciclo di denaro e alle facili expertise.

Ne fa le spese la figura dell'artista, quando iniziano a uscire copie anastatiche e falsi a comando.
Ciò è visibile nei vari cataloghi delle mostre, che a partire dagli anni 70/80 portano in giro per il mondo la figura di Modigliani. Ultima è stata la chiusura anticipata dalla mostra di Genova giusto nel 2016, dove su quaranta opere, ben ventuno erano falsi di pessima qualità. Ovvio che ne paghino le conseguenze anche critici d'arte, tra i quali Giulio Carlo Argan, all'indomani del ritrovamento di tre teste in pietra serena, false più di Giuda. Lo studioso si espose mostrandosi fiducioso della loro originalità.
Con un linguaggio pulito e una esposizione chiara, Dania Mondini e Claudio Loiodice propongono il loro lavoro di delazione ed inchiesta, le difficoltà a parlarne con l'Istituto nazionale delle Belle Arti e con gli inquirenti. La storia non finisce qui, sicuramente.



L'affare Modigliani
Trame, crimini, misteri all’ombra del pittore italiano più amato e pagato di sempre

di Dania Mondini, Claudio Loiodice
Chiarelettere
Saggio
ISBN 978-8832961706
Cartaceo 16,15€
Ebook 9,99€

Sinossi 

Truffe, esposizioni con quadri falsi, prolifici falsari, fondazioni nate dal nulla. Guerre intestine che ruotano attorno a critici d'arte o presunti tali e malfattori che negli ultimi decenni hanno fatto la loro fortuna legando il proprio nome a quello di Amedeo Modigliani. Mercanti disposti a tutto, il cui unico interesse è il profitto. Opere che in poco tempo acquisiscono un valore immenso, decuplicando le stime. Un business pari ad almeno 11 miliardi di euro, che probabilmente non sarà sfuggito alla criminalità organizzata e ai riciclatori internazionali. A fronte di 337 opere censite nel catalogo più accreditato, sul mercato oggi ne circolano oltre 1200 a firma dell'artista. Nemmeno un'opera su quattro è originale. Intorno alla figura e ai dipinti di Modigliani continuano da esattamente un secolo a intrecciarsi segreti, crimini e misteri. In questo libro incontreremo personaggi che hanno lasciato un segno perpetuo nella storia dell'arte, come Pablo Picasso. Solcheremo le strade e i vicoli della Parigi dei primi del Novecento e ci rimarremo per settant'anni, poi arriveremo in Italia, seguendo il destino funesto e criminale di tutti i grandi protagonisti di una storia che ci ha affascinato e che siamo certi conquisterà anche molti lettori. Otto capitoli che ci hanno portato a visitare molte città italiane (Livorno, Roma, Genova, Palermo...), ma anche Londra, Ginevra, per raccogliere testimonianze preziose e documenti, molti dei quali inediti e rivelatori, qui per la prima volta resi pubblici. Questo e molto altro, in un'inchiesta che svela trame e interessi illeciti all'ombra del grande Modì, a cento anni dalla morte.

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Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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Recensioni: Le disobbedienti, di Rasy, e Elisabetta II, di Calvetti

Recensioni: Le disobbedienti, di Rasy, e Elisabetta II, di Calvetti

Recensioni: Le disobbedienti, di Rasy, e Elisabetta II, di Calvetti

Libri Minirecensioni di Beatrice Rurini. Le disobbedienti. Storie di sei donne che hanno cambiato l'arte di Elisabetta Rasy e Elisabetta II: Ritratto di Regina di Paola Calvetti, due nuovi libri Mondadori: ritratti di donne che hanno segnato l'arte e la Storia.



Le disobbedienti. Storie di sei donne che hanno cambiato l'arte: Elisabetta Rasy racconta, con instancabile attenzione ai dettagli dell'intimità che disegnano un destino, la vita delle sei pittrici nella loro irriducibile singolarità, oltre i divieti, gli obblighi, le incomprensioni e i pregiudizi.

Sei bellissimi profili psicologicamente ben descritti, senza cadere nel banale o nello scontato, di donne artiste che, con la loro arte a tutti i costi e con i loro atteggiamenti di sfida verso società e istituzioni, hanno saputo e potuto cambiare la loro condizione, non subendola ma facendosi protagoniste vittoriose e indiscusse del loro status.
Queste storie, la loro narrazione poeticamente romanzata, rendono questo libro accattivante e indispensabile per coloro che vogliono capire per sommi capi quali erano le condizioni e le problematiche femminili e l'evoluzione che ha portato queste straordinarie donne a lottare strenuamente per una sostanziale emancipazione.
Ottima lettura, da centellinare nel tempo per assimilarne i concetti.

Le disobbedienti
Storie di sei donne che hanno cambiato l'arte

di Elisabetta Rasy
Mondadori
Biografia | Romanzo storico
ISBN 978-8804712558
Ebook 10,99€
Cartaceo 17,00€

Sinossi
Che cosa unisce Artemisia Gentileschi, stuprata a diciotto anni da un amico del padre e in seguito protagonista della pittura del Seicento, a un'icona della bellezza e del fascino novecentesco come Frida Kahlo? Qual è il nesso tra Élisabeth Vigée Le Brun, costretta all'esilio dalla Rivoluzione francese, e Charlotte Salomon, perseguitata dai nazisti? C'è qualcosa che lega l'elegante Berthe Morisot, cui Édouard Manet dedica appassionati ritratti, alla trasgressiva Suzanne Valadon, l'amante di Toulouse-Lautrec e di tanti altri nella Parigi della Belle Époque? Malgrado la diversità di epoca storica, di ambiente e di carattere, un tratto essenziale accomuna queste sei pittrici: il talento prima di tutto, ma anche la forza del desiderio e il coraggio di ribellarsi alle regole del gioco imposte dalla società. Ognuna di loro ha saputo armarsi di una speciale qualità dell'anima per contrastare la propria fragilità e le aggressioni della vita: antiche risorse femminili, come coraggio, tenacia, resistenza, oppure vizi trasformati in virtù, come irrequietezza, ribellione e passione. Tutte loro, negli autoritratti che aprono le intense pagine di Elisabetta Rasy, guardano negli occhi chi legge e invitano a scoprire l'audacia con cui hanno combattuto e vinto la dura battaglia per affermarsi - oltre i divieti, gli obblighi, le incomprensioni e i pregiudizi -, cambiando per sempre, con la propria opera, l'immagine e il posto della donna nel mondo dell'arte.


Elisabetta II: Ritratto di Regina di Paola Calvetti: aneddoti e retroscena di una donna sempre in attesa di vivere, di essere compresa e amata dentro il nostro sguardo, in un ritratto rigoroso e incalzante che per la prima volta riavvicina donna e simbolo.

Leggere la biografia della regina Elisabetta può essere un controsenso in una società moderna, dove tutto praticamente si trova spiattellato nei social media. Invece non è così. La regina ha sempre e indiscutibilmente posto un vero sulle notizie riguardanti la sua vita privata ed ha selezionato coloro che avevano l'opportunità di avvicinarla anche solo per porre una domanda, figuratevi chi poi aveva il privilegio di fotografarla.
Allora si trovano i nomi di fotografi che hanno fatto la storia, ognuno con una visione personale della primadonna, ognuno con un ritratto indiscutibilmente naturale e rilassato. Questo libro riassume senza essere pesante o irrispettoso chi ha avuto la possibilità di affiancarla, dai maggiordomi e camerieri alle dame di compagnia, dalla responsabile d'immagine alla maison dei suoi cappellini, descrivendola nei vari passaggi della vita personale e sociale.
Una lettura leggera ma edificante.

Elisabetta II
Ritratto di Regina

di Paola Calvetti
Mondadori
Biografia
ISBN 978-8804711100
Cartaceo 17,00€
Ebook 10,99€

Sinossi
Il lunghissimo regno di Elisabetta II è la storia enigmatica di una donna timida e inavvicinabile che dell'accettazione del proprio destino, dell'appassionata difesa della corona, ha fatto la suprema ragione di vita e uno schermo impenetrabile. Con un'eccezione: la fotografia, che l'ha accompagnata nel suo lungo viaggio di sovrana e nell'iconografia del secolo. L'unico palcoscenico in cui The Queen, cedendo anche solo per pochi minuti alle leggi universali della luce e alle esigenze pratiche di un ritrattista, si è davvero rivelata. Delegando così ai grandi autori che con il loro obbiettivo l'hanno seguita nei decenni - da Cecil Beaton a Yousuf Karsh, da Lord Snowdon a Brian Aris, da Annie Leibovitz a Harry Benson - non solo il racconto della propria immagine nel tempo e la memoria dei favolosi e talvolta drammatici giorni dei Windsor, ma anche la testimonianza del ruolo della monarchia in una società in costante evoluzione. Bambina giudiziosa, acerba erede al trono, regina in ogni grammo del proprio corpo, madre distante, sovrana impopolare (e poi amatissima), più forte di ogni scandalo o dolore, espressione massima del senso del dovere e di equilibrio nella discordia e nel disordine: c'è materia sufficiente per il mito. Ma Paola Calvetti, in queste pagine, delinea anche un profilo personale, quasi intimo, di Elisabetta: l'amore per Filippo (solo formalmente due passi dietro la moglie) e le «affettuose amicizie» vere o presunte di entrambi; il legame profondo con il padre Giorgio VI e l'indomabile sorella Margaret; i complessi rapporti con i membri della numerosa e impegnativa famiglia, troppo spesso fonte di pettegolezzi e imbarazzanti rivelazioni.

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Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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Recensione: Piccola città. Una storia comune di eroina, di Vanessa Roghi

Recensione: Piccola città. Una storia comune di eroina, di Vanessa Roghi

Recensione: Piccola città. Una storia comune di eroina, di Vanessa Roghi

Libri Recensione di Beatrice Rurini. Piccola città. Una storia comune di eroina di Vanessa Roghi (Laterza). Un saggio di storia, un memoir per parlare di tossicodipendenza, partendo dal punto di vista più difficile e doloroso: quello personale.

Quando ero bambina, su un muro in casa di mio padre c’era un disegno. Raffigurava degli struzzi di profilo, al tramonto. Le loro sagome emergevano da una scritta che io imparavo a memoria pur non comprendendola: «La piccola città non aveva mai scherzato con i suoi abitanti, così come non scherzerà mai. E le ore racchiudevano il magico contenuto della noia, della incapacità».
La piccola città era Grosseto e gli struzzi i suoi abitanti.
Così pensavo allora. O forse no. Forse gli struzzi erano mio padre e i suoi amici che avevano scritto e disegnato su quel muro. L’incapacità era la loro. E la sabbia era l’eroina.
Usando come filo logico la propria biografia, Vanessa Roghi ci racconta a tutto tondo quelle che erano le storie degli anni '70 del Novecento quando, dopo i movimenti del Sessantotto, la voglia e la necessità di liberarsi dai legami e dagli schemi familiari dilaga nel mondo.
Oltre alla musica pop e allo stato di capelloni, iniziano a dilagare anche le sostanze psicotrope e allucinogene di cui ancora non si conoscevano i potenziali distruttivi. Vanessa Roghi raccoglie testimonianze (per quel poco che è stato scritto) e ne combina un saggio che è anche un manuale d'uso e di ricordo.
Chi sapeva poi che le droghe, in particolare l'eroina e l'LSD, avessero la prerogativa di dare assuefazione fino al punto di non pensare ad altro, neppure di mangiare? I pochi testi di medicina non parlavano più di tanto della sintomatologia post assunzione, non spiegavano quali fossero gli effetti indesiderati. Si sapeva solo per sentito dire. Fioriscono così i gruppi abbastanza eterogenei di assuntori costanti, si hanno i primi casi di Aids, i primi morti per overdose. Si hanno le prime discriminazioni di famiglie di assuntori.
Vanessa Roghi si trova in mezzo a questa valanga di fatti sconvolgenti, suo malgrado. A questo punto anche gli assuntori più incalliti, prima di arrivare alla morte, cercano un modo per sfuggire a questa tenaglia, a questo mondo visionario che comunque non regala la pace interiore che ci si attende.
Piccola città. Una storia comune di eroina è un testo abbastanza impegnativo sul piano della tematica, ma molto sciolto, diretto e giornalistico come linguaggio.
Così, riassumendo, negli anni Settanta, per me bambina, le Cose che Esistono sono il Femminismo, la Politica, il Mondo e la Città. «Linus», in bagno, da leggere. Mentre ancora non ci sono i cartoni animati giapponesi e soprattutto ancora non c’è l’Eroina che cambierà di lì a poco il Mondo, il Femminismo e la Politica. Ma soprattutto la Città…

Piccola città
Una storia comune di eroina

di Vanessa Roghi
Laterza
Saggio storico | Memoir | Biografia
ISBN 978-8858133347
ebook 10,99€
cartaceo 16,15€

Sinossi:
«Guardate questa bambina. Questa bambina sono io. Ho un buffo cappello di lana colorato, lo so perché c'è un'altra foto a colori che me lo dice. Sto con M. Deve essere il 1977. Sono felice. La città per me è ancora una soltanto. Nessun muro la divide in due. Per ora. Dopo non sarà mai più così.»
Decine di migliaia di tossicodipendenti, una 'generazione scomparsa' su cui si è steso un velo di oblio. Un libro di storia, un memoir che squarcia un muro di silenzio e lo fa partendo dal punto di vista più difficile e doloroso: quello personale.

Beatrice-rurini

Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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Recensione: Matrigna, di Teresa Ciabatti

Recensione: Matrigna, di Teresa Ciabatti

Recensione: Matrigna, di Teresa Ciabatti

Libri Recensione di Beatrice Rurini. Matrigna di Teresa Ciabatti (Solferino). Un romanzo che non lascia molto al lettore, con un finale poco probabile.

Un inizio fuori dagli schemi che in sé potrebbe portare ad uno sviluppo di trama pazzesco ma che invece, col progredire del romanzo, ha ben poco da lasciare nella memoria del lettore.
La punteggiatura è un optional, non so se fa parte delle licenze poetiche ma forse, scritto nel flusso dei pensieri, distrae il lettore dalla trama e ne complica l'assimilazione. Probabilmente sbaglio.
Certo si legge con poco sforzo, se lo consideriamo lettura meccanica, ma nel complesso risulta inconsistente.
Provo a raccontarlo: una bambina di nove anni perde il fratellino più piccolo in un giorno di ressa, mentre la madre cammina qualche passo avanti. Poi il bambino sparisce.
Questo fratellino è il più amato, vezzeggiato, adorato e fotografato. Mentre la bambina rimane spettatrice e colpevole anche di fronte agli inquirenti che cercano di capire di che famiglia si tratti. La madre sembra succube di questo fanciullo tanto che, col passare del tempo, si piega su se stessa e cessa ogni briciolo di amore anche verso la figlia.
Il tempo passa (non si capisce il salto temporale) la ragazza cresce e un bel giorno trova in casa, dopo che i genitori si sono separati, un ragazzo bello e biondo che ha rivitalizzato la madre. Non si capisce però il suo ruolo: amante?, amico e confidente? Certo è simile, molto simile ai loro lineamenti e potrebbe nascondere un passato ambiguo.
Il finale è strapazzato e sinceramente è poco probabile.
Se ne poteva fare a meno.

Matrigna

di Teresa Ciabatti
Solferino
Narrativa
ISBN 978-8828200338
Cartaceo 12,38€
Ebook 9,99€

Sinossi
Andrea è un bambino speciale: capelli biondi, occhi azzurri, tutta la dolcezza del mondo. Noemi è una bambina ordinaria: capelli castani, occhi marroni, un fisico sgraziato. Ma cosa succede quando il bambino speciale sparisce, durante la festa di Carnevale? Uno sconosciuto, una ladra di figli altrui, un trafficante, un parente, stretto, strettissimo? E la sorella, non avrebbe dovuto tenerlo per mano? Domande che a nove anni puoi solo rimuovere, ma che ti restano dentro nonostante la fuga in città, l'università, gli amici, il fidanzato, il lavoro. Nonostante una vita normale. E quel passato troppo prossimo può tornare tutto insieme, all'improvviso, basta una telefonata. Noemi da Roma è richiamata al paese, là dove tutto è cominciato e dove tutto è finito. Ma al posto della madre sconfitta e ingrigita che si aspetta, trova una donna frivola e bionda che insieme a un giovane amico esce la sera, frequenta locali, pianifica viaggi e cambi di casa. Chi è Luca e cosa lo lega a un'indagine archiviata, a un bambino mai ritrovato? Teresa Ciabatti ci immerge nel racconto di un mistero, con un romanzo sui ruoli che non si finisce mai di attribuire: padre, madre, fratello, sorella. Dove la famiglia dispiega tutte le sue ossessioni, manifestandosi prima come rifugio, poi come condanna.

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Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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Recensioni: Con in bocca il sapore del mondo, di Stassi, e Il re di Denari, di Dazieri

Recensioni: Con in bocca il sapore del mondo, di Stassi, e Il re di Denari, di Dazieri

Recensioni: Con in bocca il sapore del mondo, di Stassi, e Il re di Denari, di Dazieri

Libri Minirecensioni di Beatrice Rurini. Con in bocca il sapore del mondo di Fabio Stassi (Minimum Fax) e Il re di Denari di Sandrone Dazieri (Mondadori).


Con in bocca il sapore del mondo: Fabio Stassi rende omaggio al Novecento e alla grande dimenticata del panorama letterario nazionale, la poesia, con una coraggiosa avventura mimetica e fantastica.

Dieci scrittori del novecento che hanno fatto grande la poetica e la parola, cercano di ritornare in vita e spiegare cos'è stata per loro la scrittura, cosa è stata la vita e come li ha lasciati. Una serie di piccoli saggi che, come perle che formano una collana preziosa, decorano la nostra formazione culturale. Presentati come fossero loro stessi in prima persona a dichiarare il loro amore alla parola, si espongono fino a farci intendere cosa amavano e quali erano i loro timori, inframezzando i discorsi con brani della loro produzione.
Fabio Stassi ci dedica un piccolo regalo come fruitori della loro presenza, ma lo dedica anche a questi personaggi, come ringraziamento del loro passaggio sulla terra e del loro testamento culturale.
Lettura piacevole, non scontata e mai banale, lo consiglio per la brevità dei capitoletti e per la bellezza con cui vengono esposti.

Con in bocca il sapore del mondo

di Fabio Stassi
Minimum Fax
Narrativa
ISBN 978-8875219734
Cartaceo 11,90€
Ebook 7,90€

Sinossi
L'ultima spiaggia di via Veneto e un uomo con il cappotto in ogni stagione (Vincenzo Cardarelli). Un concerto di passerotti sul davanzale e un baritono mancato (Eugenio Montale). Lo scalo di un treno alla foce di un fiume e un accordatore di parole (Salvatore Quasimodo). Il salotto borghese di una casa in collina e un collezionista di farfalle (Guido Gozzano). Un mercoledì delle ceneri e un vecchio capitano in esilio (Gabriele D'Annunzio). Il baraccone di un tiro a segno e l'uomo dei boschi (Dino Campana). Il retrobottega di una libreria antiquaria e un figlio del vento (Umberto Saba). Una raccolta di francobolli e un funambolo solitario e malinconico (Aldo Palazzeschi). Un concerto di bossa nova e un bambino di ottant'anni che aveva la voce di Omero (Giuseppe Ungaretti). L'invettiva contro la luna e una donna che pagava i caffè con dei versi (Alda Merini). Dieci monologhi appassionati e coinvolgenti, una dichiarazione d'amore.

Il re di Denari, il nuovo thriller di Sandrone Dazieri.

Continuano le inchieste di Dante e Colomba, finalmente ritrovati dopo l'ultima avventura veneziana che li ha lasciati più morti che vivi. Ora serve recuperare tempo, poiché il cerchio si sta stringendo intorno alle setta che ha torturato e levato anni di vita a giovani ragazzi riducendoli a pure macchine prive di sentimenti e di amore.
Come sempre Sandrone Dazieri ci propone una trama intricata ma ben costruita, senza cadute di stile e senza nessuno stiracchiamento. Non ci sono parti che non collimino tra loro: ogni azione è frutto di una attenta concatenazione di momenti e il ritmo si fa sempre più incalzante. Il discorsivo, a volte ironico e cinico, è ben distribuito tra i capitoli. Linguaggio appropriato e buono fanno di questo romanzo un'ottima lettura.

Il re di Denari

di Sandrone Dazieri
Mondadori
Thriller
ISBN 978-8804680802
Cartaceo 16,57€
Ebook 9,99€

Sinossi
All'indomani di una terribile tempesta di neve che ha gelato le Marche, l'ex vicequestore Colomba Caselli trova nel suo capanno degli attrezzi un ragazzo autistico infreddolito e sotto shock. E imbrattato di sangue. Colomba, però, da ormai un anno e mezzo non è più una poliziotta, e trascorre il tempo a tentare di riprendersi dal giorno in cui un uomo senza nome l'ha quasi uccisa e ha rapito Dante Torre, il geniale e bizzarro cacciatore di scomparsi, uno dei suoi pochi amici. Tormentata dall'insonnia e dagli attacchi di panico, Colomba scopre che Tommy - così si chiama il ragazzo - è l'unico sopravvissuto di una strage famigliare e, soprattutto, nel suo modo di fare Colomba legge il marchio del Padre, il rapitore e assassino seriale che ha ucciso anni prima. C'è qualcuno che ne sta seguendo le orme o Tommy è il primo tassello di un mistero che affonda nel passato e può aiutarla a scoprire dove Dante è tenuto prigioniero? E proprio Dante, intanto, si è risvegliato in un luogo che non può esistere e adesso deve lottare per sopravvivere...

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Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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Recensioni: Persone che devi conoscere e L'inferno è una buona memoria (Michela Murgia)

Recensioni: Persone che devi conoscere e L'inferno è una buona memoria (Michela Murgia)



Libri Minirecensioni di Beatrice Rurini. Persone che devi conoscere (Edizioni Messaggero Padova) e L'inferno è una buona memoria (Marsilio), due libri di Michela Murgia.


Persone che devi conoscere, di Michela Murgia. Storie così, semplici al punto che brillano solo se qualcuno se ne accorge e le racconta.

Difficile catalogare questo libro, poiché parla di persone ma non è una biografia, parla di know how ma non è un manuale. E non è neppure un elenco del telefono. Sono tante piccole storie di persone piuttosto normali che, nella loro inventiva e nelle loro azioni, hanno saputo mettere a disposizione della comunità ciò che di meglio il loro ingegno poteva concepire. Il tutto raccontato in modo straordinario da una scrittrice non comune. Perché così? Perché Murgia evidentemente sa vedere al di là del visibile, ha una sensibilità strabiliante nel raccontare le vite più ordinarie e renderci partecipi di ogni piccola conquista.

Persone che devi conoscere

di Michela Murgia
Edizioni Messaggero Padova
Narrativa
ISBN 978-8825039597
Cartaceo 17,00€
Ebook 14,00€

Sinossi
Questo libro non è un catalogo di storie esemplari. È invece una sequenza di vicende che più normali di così non potrebbero essere. Dentro queste pagine ci sono persone che dovreste e potreste conoscere perché camminano per le stesse strade dove camminiamo tutti e tutte, fanno le stesse cose che facciamo noi e a qualunque sguardo superficiale apparirebbero del tutto prive di quella misteriosa luce di predestinazione che dovrebbe distinguere una persona speciale dalla massa di chi speciale non è. Sono tutte storie così, semplici al punto che brillano solo se qualcuno se ne accorge e le racconta, e hanno protagonisti con nomi comuni.

L'inferno è una buona memoria di Michela Murgia.  Cosa c'è di più esaltante che partecipare alla felicità di riscoprire un romanzo che si è amato da giovani?

Se poi questo nasconde risvolti femminili di emancipazione è ancora meglio. Questo pamphlet, con verve e schiettezza, espone ciò di cui l'autrice si è nutrita sin da giovanissima, con una forma discorsiva e non banale evidenziando i punti di forza di un romanzo che potrebbe passare per uno dei soliti Harmony femminili. Perché dietro ad ogni uomo che si professa eroe c'è una donna (eroina pure lei) che gli permette di esserlo.
Da leggere, come il libro della Zimmer Bradley, Le nebbie di Avalon.

L'inferno è una buona memoria

di Michela Murgia
Marsilio
Narrativa
ISBN 978-8831729901
Cartaceo 10,20€
Ebook 7,99€

Sinossi
Quanto somiglia Cabras, Sardegna, paese natale di Michela Murgia, ad Avalon, Britannia, luogo mitico di Re Artù e della spada nella roccia? Se Morgana, Igraine e Viviana, le "Signore del Lago", hanno il potere di sollevare le nebbie con le parole e influenzare le vite dei cavalieri della Tavola Rotonda, Michela Murgia, nata in mezzo alle acque di Cabras, ha il potere di sollevare le nebbie intorno alle storie e alle idee che ci circondano, raccontandoci la versione delle donne, nel solco ideale di Ave Mary. In un viaggio che comincia in mezzo al mare e in mezzo al mare ritorna, una delle maggiori scrittrici italiane racconta come e perché è diventata femminista, come e perché ha cominciato a temere le gerarchie religiose, come e perché non ha mai smesso di giocare di ruolo nel mondo magico di Lot, come e perché certi libri che ci hanno fatto crescere, in effetti, li abbiamo mangiati più che letti, e soprattutto come e perché creare ogni giorno il mondo che ci circonda è un gesto politico.

Beatrice-rurini

Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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Recensione: Vincoli. Alle origini di Holt, di Kent Haruf

Recensione: Vincoli. Alle origini di Holt, di Kent Haruf

Recensione: Vincoli. Alle origini di Holt, di Kent Haruf

Libri Recensione di Beatrice Rurini. Vincoli. Alle origini di Holt di Kent Haruf (NN Editore). Torna in libreria il caso editoriale degli ultimi anni, con il prologo della trilogia di Holt.

Ken Haruf ritorna con il prologo della trilogia di Holt.
Questa volta ci racconta quanto possano essere impegnativi i legami famigliari. Ne fa le spese la parte femminile di un gruppo domestico della cittadina di Holt, strappata dalle terre conosciute dell'Est di fine Ottocento, sotto il sole cocente e in mezzo alla polvere della sterminata vastità delle pianure americane. Dei suoi abitanti ormai conosciamo vita, morte e miracoli. 
Complice i regali di terreno incolto (e per la maggior parte incoltivabile) di Abramo Lincoln, le donne della famiglia Goodnought, dicevo, sono la parte debole della catena familiare. 
La madre, sempre remissiva e il cui valore non è riconosciuto, muore giovane lasciando due bambini al padre padrone, ottuso, poco perspicace e crudele, che riversa su di loro tutto il suo astio: la ragazza vede così sfumare la possibilità di amare, sposarsi e avere figli, mentre il ragazzo, complice la guerra a Pearl Arbor, riesce a sfuggire alle sue grinfie viaggiando in lungo e in largo per l'America del secondo dopoguerra. Al ritorno, però, involontariamente prende il posto del padre poiché la demenza senile lo rende tale e quale a lui. 


Tutto intorno Holt cresce, si allarga, i vicini si sposano e ci si diverte. Tutto questo ci viene raccontato come un puzzle da costruire, dove il pezzo finale regge tutta la struttura a chiarimento dell'incipit.
Kent Haruf racconta tutto questo con estrema razionalità, lasciando in disparte il pietismo che potrebbe derivare, con parole semplici e piane, senza troppe frivolezze. Ogni personaggio ha una sua caratterizzazione e una sua collocazione perfetta nella struttura del romanzo. Come nei precedenti, il paesaggio è la base delle descrizioni e viene reso con efficacia in pochi tratti.



Vincoli
Alle origini di Holt

di Kent Haruf
ISBN 978-8894938036
NN Editore
Cartaceo 15,30€
Ebook 9,99€

Sinossi
Con Vincoli si torna a Holt, anzi si va alle origini di Holt, a cavallo tra Ottocento e Novecento nel primo romanzo che ha imposto Haruf all’attenzione del pubblico americano. Un viaggio nella storia di una famiglia delle pianure americane, narrata dalla voce della loro vicina, Sanders Roscoe. Un romanzo corale e travolgente, intenso e poetico, con cui Haruf inizia il suo viaggio nell’America rurale, teatro delle sofferenze e metafora della tenacia dello spirito umano, anticipando tutti gli elementi che rendono unica la sua poetica.

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Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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Recensioni: L'unica storia, di Barns, e Crooner, di Ishiguro

Recensioni: L'unica storia, di Barns, e Crooner, di Ishiguro

Recensioni: L'unica storia, di Barns, e Crooner, di Ishiguro

Libri Mini recensioni di Beatrice Rurini. L'unica storia di Julian Barns e Crooner di Kazuo Ishiguro. Due nuove storie d'amore Einaudi.


L'unica storia di Julian Barns, dopo 50 anni, il ricordo di una travolgente storia d'amore, l'euforia dell'anticonformismo, l'ebbrezza del sesso, la fuga, il nuovo inizio, tra il diciannovenne Paul e la quarantottenne Susan, madre di famiglia.

Una storia d'amore non è semplice da spiegare, ha sempre qualche vissuto ed ha sempre un suo motivo di andare avanti. Se lo chiede, e ce lo propone, Barnes con questo romanzo del tutto plausibile e non scontato, con una storia tra due persone di ceto sociale abbastanza differente e di età piuttosto distante.
Lui un giovane "da costruirsi", studente e figlio di benestanti che accede ad un club solo per noia. Lei madre di famiglia, ormai arrivata al termine del suo matrimonio, con due figlie che guardano male la relazione extraconiugale abbastanza palese. Il romanzo si presenta su tre piani: il primo, una parafrasi lunga che presenta i personaggi e l'antefatto, così da avere un profilo ben delineato e costruito di tutti i coinvolti. Presentato dall'io narrante, non si addentra sotto le lenzuola e non si attarda in descrizioni di amorosi sensi.
Il secondo propone una prosecuzione della storia con una deviazione plausibile di uno dei due. Si svolge in gran parte con un tu quasi accusatorio, ma è lo stesso protagonista ad accusarsi e a cercare motivazioni per defilarsi.
La terza parte è una reminiscenza in terza persona che racconta com'è terminata, con frasi ad effetto su cosa può essere amore e quanto incide nell'uomo.
Forse quest'ultima parte risulta prolissa, ma rende l'idea di come anche l'uomo possa infilarsi in digressioni sul tema. Ogni lettore potrà trarre vantaggio dalla lettura di questo romanzo che, oltre che facile e scorrevole, offre spunti di riflessione ad ampio spettro.

L'unica storia

di Julian Barns
Einaudi
Narrativa
ISBN 978-8806237509
Ebook 9,99€
Cartaceo 16,15€

Sinossi
Un'estate dei primi anni Sessanta, rientrato per le vacanze nei sobborghi londinesi dove vive con i genitori e afflitto dalla noia placida e solitaria dei suoi diciannove anni, Paul Roberts accoglie il suggerimento materno di iscriversi al circolo del tennis. Ma al suo primo torneo di doppio, anziché con uno dei vari indistinguibili Hugo, con una delle brune coetanee Caroline che avrebbero fatto la felicità della signora Roberts, il sorteggio lo accoppia con Susan Macleod. Alta e scanzonata, sicura in campo e affascinante, Susan ha un marito, due figlie e grossomodo l'età di sua madre. Con lei Paul inizia una relazione scandalosa che lo traghetta nella vita adulta e lo cambia per sempre.


Crooner di Kazuo Ishiguro è ambientato a Venezia: esiste scenario più romantico e crudele per una serenata all'amore che fu?

Un breve, brevissimo racconto, una perla sul rapporto di coppia e cosa può diventare quando le parti hanno più interesse che amore a disposizione.
Estrapolato da un blocco di 5 romanzi brevi, si rivolge al pubblico con una scrittura morbida e scorrevole, impastata e suadente come la voce di un cantante jazz.
La vicenda si svolge a Venezia, dove un cantante americano vuole salutare sua moglie lasciandole il ricordo più bello che abbia mai caratterizzato la loro vita sentimentale. Complici la laguna, un chitarrista e una serata magica.
Illustrato magistralmente, sembra voglia precedere un eventuale produzione cinematografica.
Peccato finisca presto.

Crooner

di Kazuo Ishiguro
Einaudi
Romanzo breve
ISBN 978-8806239381
Ebook 7,99€
Cartaceo 12,75€

Sinossi
Venezia, una gondola al chiaro di luna, la voce calda del vecchio crooner Tony Gardner, che un tempo ammaliava le folle. Esiste scenario più romantico per una serenata all'amore che fu? Esiste scenario più crudele? Illustrato da Bianca Bagnarelli.


Beatrice-rurini

Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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Recensioni: The Game e Dai tuoi occhi solamente

Recensioni: The Game e Dai tuoi occhi solamente

Recensioni: The Game e Dai tuoi occhi solamente

Libri Mini recensioni di Beatrice Rurini. The Game di Alessandro Baricco (Einaudi) e Dai tuoi occhi solamente di Francesca Diotallevi (Neri Pozza). Storie di vite attraverso il web o imprigionate in uno scatto.


The Game di Alessandro Baricco è un'analisi filosofica che di pesante non ha proprio niente, ma ha parecchio da portare a galla. Una narrazione coinvolgente che spiega anche ai più ottusi e ostinati la modernità che abbiamo tra le mani.

Il tema è il cambiamento che ha portato internet ed il web alla nostra quotidianità, facendo sì che l'accesso alle informazioni sempre e comunque prenda la posizione dominante: più che un bisogno, un desiderio.
Con il paragone semplice di una mappa scheletrica, apre le porte a quelle informazioni basilari per navigare nel Mare Magnum informatico quotidiano e a problematiche che, a ben pensare, necessitano di un minimo di umanità. Perché è sì semplice digitare, entrare in contatto con gli altri, ma ogni azione rimane asettica e priva di personalità. Fattore importante, questo, per una vita da vivere in concomitanza con altre persone, di famiglia, di lavoro o semplicemente di amicizie. La filosofia del digitale è in fondo questo: aumentare la potenza del sé e mettere in prima linea un uomo che difficilmente aspirerebbe a tanto. E questa situazione snatura l'uomo, lo porta all'ego aumentato.
Lettura strabiliante e veloce, prova di parole inaffrontabili (per lo meno vengono chiaramente spiegate) risulta un saggio per tutti.

The Game

di Alessandro Baricco
Einaudi
Saggio
ISBN 978-8806235550
Ebook 9,99€
Cartaceo 15,30€

Sinossi
Quella che stiamo vivendo non è solo una rivoluzione tecnologica fatta di nuovi oggetti, ma il risultato di un'insurrezione mentale. Chi l'ha innescata - dai pionieri di Internet all'inventore dell'iPhone - non aveva in mente un progetto preciso se non questo, affascinante e selvaggio: rendere impossibile la ripetizione di una tragedia come quella del Novecento. Niente più confini, niente più élite, niente più caste sacerdotali, politiche, intellettuali. Uno dei concetti più cari all'uomo analogico, la verità, diventa improvvisamente sfocato, mobile, instabile. I problemi sono tradotti in partite da vincere in un gioco per adulti-bambini. Perché questo è The Game.


Sulla base di poche e frammentarie notizie, Francesca Diotallevi ha creato Dai tuoi occhi solamente, un romanzo quasi biografico. Sicuramente ha faticato, ma ha saputo sbobinare e sviluppare una storia coerente.

Certo basterebbe una sola parola per parlarvi di questo romanzo, ma è riduttivo e sciocco. La Diotallevi ha adoperato tutta la grazia e la delicatezza di cui poteva essere capace per rendere straordinaria questa vicenda.
È la storia di Vivian Maier, bambinaia con il pallino della fotografia, che ha scelto di rimanere nell’ombra, di non presentarsi mai come fotografa ed artista, che ha subito un'infanzia triste e piena di angherie da parte della madre.
La narrazione si svolge con piccoli flashback che provano a ricostruire (probabilmente azzeccandoci) i primi anni della sua vita, ripercorrendo le tappe attraverso i suoi scatti, e concepire una storia che mescola fantasia a elementi biografici, in maniera raffinata e senza sbavature o eccessi. La capacità narrativa è sorprendente, cattura il lettore con poche battute, riesce a descrivere sentimenti e situazioni usando delicatezza nella scelta dei vocaboli ed efficacia nell’evocazione delle immagini.

Dai tuoi occhi solamente

di Francesca Diotallevi
Neri Pozza
Romanzo biografico
ISBN 978-8854518063
Ebook 9,99€
Cartaceo 14,04€

Sinossi
New York, 1954. Capelli corti, abito dal colletto tondo, prime rughe attorno agli occhi, ventotto anni, Vivian ha risposto a un'inserzione sul New York Herald Tribune. Cercavano una tata. Un lavoro giusto per lei. Le famiglie l'hanno sempre incuriosita. La giovane madre che l'accoglie ha labbra perfettamente disegnate con il rossetto, capelli acconciati in onde rigide, golfini impeccabili. Dietro il suo perfetto abbigliamento, però, Vivian sa scorgere la crepa, il muto appello di una donna che sembra chiedere aiuto in silenzio. Sola nella camera che le è stata assegnata, Vivian scosta le tende dalla finestra, lancia un'occhiata al cortiletto ombroso e spoglio nel sole morente di fine giornata, estrae dalla borsa la sua Rolleiflex e cerca la giusta inquadratura per catturare il proprio riflesso che appare contro l'oscurità del vetro. È il solo gesto con cui Vivian Maier trova il suo vero posto nel mondo: stringere al ventre la sua macchina fotografica e rubare gli istanti, i luoghi e le storie che le persone non sanno di vivere.


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Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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Recensione: 1938: storia, racconto, memoria, a cura di Levis Sullam Simon

Recensione: 1938: storia, racconto, memoria, a cura di Levis Sullam Simon

Recensione: 1938: storia, racconto, memoria, a cura di Levis Sullam Simon

Libri Recensione di Beatrice Rurini. 1938: storia, racconto, memoria a cura di Levis Sullam Simon (Giuntina). Un'antologia di racconti, un monito contro il risorgere dell’intolleranza e contro ogni futura forma di discriminazione delle minoranze e dei più deboli.

Come si può affrontare una tematica che sembra stia cadendo nell'oblio della memoria? Il risultato è una sfida, una raccolta ricca per stili e contenuti, non banale e assai variegata: 1938: storia, racconto, memoria, a cura di Levis Sullam Simon.
Niente di nuovo all’apparenza: la letteratura della Shoah esisteva già. La particolarità si trova nelle riflessioni che racchiudono la raccolta, anche nella scelta di affidare i testi brevi non solo a scrittori ma a studiosi e storici, che normalmente non impiegano la forma narrativa per raccontare i fatti.
Storie d’amore e storie di bambini, atti di fraternità, ma anche atti d’infamia. Prorompente mi torna alla memoria il romanzo di Bassani, Il Giardino dei Finzi-Contini, come parallelismo tra gli ebrei di allora e i migranti di oggi: la fragilità è la stessa, la discriminazione no.
Un dubbio comunque è da sfatare a priori, ma che talvolta ricorre: la persecuzione degli ebrei non fu di carattere religioso, ma puramente razzista.
Infine il meno racconto di tutti, ma quello più interessante, che inizia con una scorsa ai giornali del tempo, disgustosamente entusiasti nel preparare il terreno del consenso alle leggi razziali e che regala una sconcertante lezione di storia.
Le leggi razziali sono state completamente abolite nel 1978, quarant’anni dopo, perché si inserirono nella tradizione della burocrazia arabica che ci contraddistingue, generando la solita proliferazione di commi e circolari che resero complessa la loro eliminazione, mantenendo ripugnante l'inerzia nell'attuazione delle abrogazioni stesse. Probabilmente la vergogna ha impedito per anni di ammettere la persecuzione razzista, stemperandola in una generica persecuzione politica o religiosa. Ma non fu persecuzione né religiosa né politica. Se si dovesse estrapolare una sola idea da questo libro dovrebbe essere questa: le leggi razziali furono proprio leggi razziste.
Le razze non esistono ma si possono inventare all’occorrenza quando si vuole perseguitare.
1938: storia, racconto, memoria, a cura di Levis Sullam Simon, è da leggere, assolutamente.

1938: storia, racconto, memoria

Autori Vari
a cura di Levis Sullam Simon
Giuntina
ISBN 978-8880577638
Cartaceo 12,75€
Ebook 7,99€

Sinossi
A 80 anni dalla promulgazione delle “leggi razziali”, scrittori e storici si incontrano in questo volume che raccoglie, con lo spirito di un esperimento, tredici racconti ispirati da documenti ed eventi reali legati alla persecuzione dei diritti da parte del regime fascista. Pensando a un futuro prossimo in cui la memoria non sarà più trasmessa dai testimoni diretti ed esplorando quella linea di confine lungo la quale storia, racconto e ricordo possono interagire, questi testi, che coinvolgono e commuovono il lettore, aspirano nel loro insieme ad essere un laboratorio che stimoli riflessioni inedite sul futuro della Memoria stessa. I racconti di questa antologia costituiscono anche un monito contro il risorgere dell’intolleranza nella nostra società e contro ogni futura forma di discriminazione delle minoranze e dei più deboli.

Beatrice-rurini

Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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Recensione: Istruzioni per diventare fascisti, di Michela Murgia

Recensione: Istruzioni per diventare fascisti, di Michela Murgia

Recensione: Istruzioni per diventare fascisti, di Michela Murgia

Libri Recensione di Beatrice Rurini. Istruzioni per diventare fascisti di Michela Murgia (Einaudi). Siamo tutti più fascisti di quanto pensiamo?

Un pamphlet originale, irriverente ed ironico, scritto con il cinismo che contraddistingue la vena critica di Michela Murgia. Senza peli sulla lingua, spiattella in faccia la nuda verità: siamo quasi tutti difensori dei più deboli fino a che non ci toccano le nostre proprietà, fino a che non invadono i nostri spazi, allora cambiano i punti di vista e i metri di giudizio.
Un pamphlet perché è piuttosto breve, si leggerebbe in poco tempo se non che apre una serie di riflessioni serie per le quali la maggioranza delega la tastiera e si lascia prendere dall'onda della massa malpensante.
Probabilmente l'inizio risulta spiazzante per la cattiveria che utilizza già dal primo capitolo, ma la Murgia ha il suo bel carattere battagliero e ci riporta nella giusta strada per capire i suoi discorsi.
Con un linguaggio semplice ma non scontato, raccoglie nel test finale tutta una serie di luoghi comuni che sono usciti dalle interviste e dai ragionamenti dei nostri politici, e che leggerli a uno a uno pone il lettore davanti ad un muro di ignoranza che spaventa.
Lettura da affrontare concedendosi un buon lasso di tempo per riflettere.




Istruzioni per diventare fascisti

di Michela Murgia
Einaudi
Saggio breve
ISBN 978-8806240608
Cartaceo 10,20€
Ebook 7,99€

Quarta

«Essere democratici è una fatica immane. Significa fare i conti con la complessità, fornire al maggior numero di persone possibile gli strumenti per decodificare e interpretare il presente, garantire spazi e modalità di partecipazione a chiunque voglia servirsene per migliorare lo stare insieme. Inoltre non a tutti interessa essere democratici. A dire il vero, se guardiamo all'Italia di oggi, sembra che non interessi più a nessuno, tanto meno alla politica. Allora perché continuiamo a perdere tempo con la democrazia quando possiamo prendere una scorciatoia più rapida e sicura? Il fascismo non è un sistema collaudato che garantisce una migliore gestione dello Stato, meno costosa, più veloce ed efficiente?».
Michela Murgia usa sapientemente la provocazione, il paradosso e l'ironia per invitarci ad alzare la guardia contro i pesanti relitti del passato che inquinano il presente. E ci mette davanti a uno specchio, costringendoci a guardare negli occhi la parte più nera che alberga in ciascuno di noi.

Beatrice Rurini

Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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Recensioni: Momenti fatali e La congiura

Recensioni: Momenti fatali e La congiura

Recensioni: Momenti fatali e La congiura

Libri Mini recensioni di Beatrice Rurini. Momenti fatali di Stefan Zweig (Adelphi) e La congiura. Potere e vendetta nella Firenze dei Medici di Franco Cardini e Barbare Frale (Laterza), due romanzi storici.


Momenti rari, «ore stellari» in cui maturano decisioni che trascendono la contingenza e che «risplendono sopra la notte dell’umana caducità».

14 piccole miniature di eroi ed antieroi, che potevano avere il loro momento di gloria ma ci è mancato veramente poco. È andata veramente così o l'autore ci ha ricamato sopra? Non si sa, un dato è certo però, che Stefan Zweig, con una narrazione non comune, riesce a penetrare i personaggi, ne descrive la tensione proprio come se ci avesse convissuto. E ti porta a saltare nel tempo come un Quantum Leap, spostando l'attenzione da Cicerone a Napoleone, spaziando tra i generi poetici a quelli musicali, con una padronanza di linguaggio che lascia veramente interdetti per la bellezza e la proprietà (complice anche la perfetta traduzione) ed accalappia l'attenzione fino a cercare lo straordinario nel capitolo successivo.
Un autore da rileggere ogni tanto, sia per la storia che per la padronanza della terminologia e la psicologia dei momenti.

Momenti fatali

di Stefan Zweig
Adelphi
Romanzo storico
ISBN 978-8845925948
Ebook 8,99€
Cartaceo 11,05€

Sinossi
In quattordici "miniature" Stefan Zweig attinge alla storia per raccontare alcuni passaggi decisivi nella vicenda dell'uomo: dalla caduta di Bisanzio, fra urla di turchi e di cristiani, al vagone piombato in cui Lenin attraversa la Germania con destinazione Pietrogrado e la rivoluzione bolscevica; da quell'unico uomo che a Waterloo provoca la disfatta napoleonica (e non è l'Imperatore) alla scoperta del Pacifico sui vascelli spagnoli. Dopo una prima edizione nel 1927, contenente cinque delle quattordici "miniature" presenti in questo volume, "Momenti fatali" uscì postumo nel 1943.


Aprile 1478: Lorenzo il Magnifico è al culmine della sua fortuna. Signore di Firenze, grande mecenate, stratega della pax italica. Contro di lui tramano uomini mossi da gelosia, invidia e ambizione. L'esito è un bagno di sangue.

Un tema sfruttato e di cui si sono scritti parecchi saggi, ma questo, scevro da commenti personali, mi pare quello più obiettivo: scritto a quattro mani, riporta in maniera ineccepibile la concatenazione dei fatti storici, politici ripuliti dai commenti degli addetti ai lavori, le organizzazioni degli incontri, le tresche e il modus operandi degli eversivi.
A partire dai matrimoni, utilizzati per suggellare alleanze, allargare possedimenti e determinare poteri politici, il Magnifico arriva a interferire con gli interessi del Papa, fino a infastidirlo e attirarsi la sua ira. Ne scaturisce così tutta una serie di complotti e di sotterfugi fino ad arrivare alla ben nota congiura della famiglia Pazzi per portare il Magnifico Lorenzo alla morte. Le descrizioni delle azioni sono impeccabili e ben formulate, corredate dai riferimenti storici e da un nutrito numero di scritti cui fare riferimento, la lettura risulta scorrevole e non pesante, difficilmente riscontrabile in un saggio storico.

La congiura
Potere e vendetta nella Firenze dei Medici

di Franco Cardini e Barbare Frale
Laterza
Romanzo storico
ISBN 978-8858129814
Ebook 0,99€
Cartaceo 17,00€

Sinossi
La storia dei Medici, famiglia-icona del Rinascimento italiano, è anche la storia di una successione quasi ininterrotta di congiure e complotti volti a eliminare i suoi esponenti più prestigiosi. Esiste però un momento cruciale, la 'congiura per eccellenza': quella che, nell'aprile 1478, doveva mettere fine al dominio della famiglia su Firenze e sopprimerne la guida, Lorenzo il Magnifico. Lorenzo è all'apogeo della sua fortuna. Incontrastato signore di Firenze, anche se la città ama definirsi una repubblica, ben accolto in tutte le corti italiane, ha in attivo un matrimonio prolifico e prestigioso con Clarice Orsini, erede di una delle più antiche e illustri famiglie di Roma. Alcuni errori, però, minacciano la sua stabilità: l'ostilità del nuovo papa Sisto IV, che toglie ai Medici il lucroso incarico di banchieri pontifici. L'odio di Volterra, tiranneggiata per impadronirsi delle sue risorse naturali. La vendetta della famiglia Pazzi, cresciuta in potenza e ormai temibile concorrente. L'invidia verso un uomo che sembra costantemente baciato dalla fortuna cementa il legame dei nemici e li determina all'azione. L'epilogo fu tragico.


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Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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Recensioni: Due secondi di troppo e Greatest Poems

Recensioni: Due secondi di troppo e Greatest Poems

Recensioni: Due secondi di troppo e Greatest Poems

Libri Mini recensioni di Beatrice Rurini. Due secondi di troppo di Andrea Mauri, Il Seme Bianco, e Greatest Poems di Lawrence Ferlinghetti, il grande interprete della beat generation.


Una vecchia veggente malata di Alzheimer, un figlio che l'accudisce e cela un doloroso segreto.

Malattia e amore caratterizzano questo romanzo, molto intimo e pieno di spunti di riflessione.
Cosa non si farebbe per una madre che l'Alzheimer se la sta portando via, ogni giorno una sfida nuova per evitare di cadere in un limbo da cui non c'è ritorno. Solo un profumo ed un mazzo di carte sembrano avere la meglio sulla memoria che se ne va.
E cosa non farebbe una madre che sa che il proprio unico figlio ha un segreto che da solo è riuscito ad interiorizzare e a superare: lo stupro subito da adolescente.
Ora, attraverso l'immaginazione e il racconto per immagini, prova a riportare indietro nel tempo la madre, a farle recuperare la memoria e a tenere vivo il ricorso dei sentimenti che sembrano sfuggirle. E ad ogni nuovo giorno un incrocio di sguardi madre-figlio e figlio-medico fanno la differenza.
Situazioni plausibili, tematica non banale e più che contemporanea, linguaggio fluido rendono scorrevole la lettura.

Due secondi di troppo

di Andrea Mauri
Il Seme Bianco
Narrativa
ISBN 978-8833610047
Cartaceo 11,81€

Sinossi
Beatrice è una veggente. Antonello, suo figlio, l'accudisce da anni in clinica. Lui trascorre le giornate aiutandola a ricordare. Lo fa a modo suo. Si improvvisa attore, organizza scenette, le rammenta le riunioni con le amiche a leggere i tarocchi, gli spettacoli alla tv in bianco e nero, le vacanze insieme, gli amori, le delusioni.


La più recente e aggiornata antologia di un autore che è una vera e propria icona mondiale della poesia dal secondo Novecento a oggi.

Figlio dell'America dei grandi orizzonti, degli eccessi e della contestazione, non ha timore del foglio bianco che riempie di getto e prendendosi tutto lo spazio disponibile. Appare sin da subito questa sua prerogativa che spazia da destra a sinistra catapultando i suoi pensieri nell'ampiezza data dalla pagina.
Scorrono fluide le parole, con ritmi ed immediatezza, informali e libertine, ricche di umana spiritualità.

Greatest Poems

di Lawrence Ferlinghetti
Mondadori
Poesia
ISBN 978-8804687504
Ebook 7,99€
Cartaceo 18,70€

Sinossi
Questo suo libro (tradotto da Leopoldo Carra) costituisce la più alta sintesi di un lavoro che parla dalla metà del secolo scorso (con «Pictures of the Gone World», 1955) per arrivare a tempi recentissimi (con «Blasts Cries Laughter», 2014) a testimonianza di una vitalità creativa rivoluzionaria. Ferlinghetti è ed è stato poeta civile e politico, capace di porsi i rapporto diretto con il pubblico come quando ha scritto per la recitazione con accompagnamento musicale, poeta sperimentale e visionario, attento a possibili ulteriori dimensioni spirituali; autore, insomma, di una genialità centrifuga e dai molti volti, grande interprete della beat generation.


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Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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Recensione: M. Il figlio del secolo, di Antonio Scurati

Recensione: M. Il figlio del secolo, di Antonio Scurati

Recensione: M. Il figlio del secolo, di Antonio Scurati

Libri Recensione di Beatrice Rurini. M. Il figlio del secolo, di Antonio Scurati, Bompiani. Il fascismo raccontato dai fascisti, affinché la condanna sia più efficace.

Avvio folgorante e trascinante, colma una enorme e gigantesca lacuna nella conoscenza e consapevolezza civica degli italiani. Continuo la lettura con l'idea che sarebbe bello che in molti leggessero e commentassero questo romanzo non scontato ed eccezionale.
Antonio Scurati ci intima che bisogna comunque raccontare il fascismo attraverso i fascisti affinché la condanna sia più efficace.
Lui è Benito Mussolini, ex leader socialista cacciato dal partito, agitatore politico indefesso, direttore di un piccolo giornale di opposizione. Sarebbe un personaggio da romanzo se non fosse l’uomo che più d’ogni altro ha marchiato a sangue il corpo dell’Italia. 
Ma non per questo non si può romanzare la sua storia.
Non è inventato nulla del dramma di cui si compie il primo atto fatale, tra il 1919 e il 1925: nulla di ciò che Mussolini dice o pensa, nulla dei protagonisti – D’Annunzio, Margherita Sarfatti, un Matteotti stupefacente per il coraggio come per le ossessioni che lo divorano – né della pletora di squadristi, Arditi, socialisti, anarchici che sembrerebbero partoriti da uno sceneggiatore in stato di sovreccitazione creativa.
Coeso, brillante nella scrittura, epico nell'ispirazione poetica, assai espressivo nella sua invasiva descrizione psicologica di tutti i personaggi che hanno partecipato alla storica evoluzione del soggetto.
Il risultato è un romanzo documentario impressionante non soltanto per la sterminata quantità di fonti cui l’autore attinge (e di cui ci fa partecipi a ogni termine di capitolo) ma soprattutto per l’effetto che produce. 


M. Il figlio del secolo

di Antonio Scurati
Bompiani
ISBN 978-8845298134
Cartaceo 20,40€
Ebook 14,99€

Sinossi
Lui è come una bestia: sente il tempo che viene. Lo fiuta. E quel che fiuta è un'Italia sfinita, stanca della casta politica, della democrazia in agonia, dei moderati inetti e complici. Allora lui si mette a capo degli irregolari, dei delinquenti, degli incendiari e anche dei "puri", i più fessi e i più feroci. Lui, invece, in un rapporto di Pubblica Sicurezza del 1919 è descritto come "intelligente, di forte costituzione, benché sifilitico, sensuale, emotivo, audace, facile alle pronte simpatie e antipatie, ambiziosissimo, al fondo sentimentale". Lui è Benito Mussolini, ex leader socialista cacciato dal partito, agitatore politico indefesso, direttore di un piccolo giornale di opposizione. La saggistica ha dissezionato ogni aspetto della sua vita. Nessuno però aveva mai trattato la parabola di Mussolini e del fascismo come se si trattasse di un romanzo. Un romanzo - e questo è il punto cruciale - in cui d'inventato non c'è nulla. Il risultato è un romanzo documentario impressionante non soltanto per la sterminata quantità di fonti a cui l'autore attinge, ma soprattutto per l'effetto che produce. Fatti dei quali credevamo di sapere tutto, una volta illuminati dal talento del romanziere, producono una storia che suona inaudita e un'opera senza precedenti nella letteratura italiana. Raccontando il fascismo come un romanzo, per la prima volta dall'interno e senza nessun filtro politico o ideologico, Scurati svela una realtà rimossa da decenni e di fatto rifonda il nostro antifascismo.

Beatrice-rurini

Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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Recensioni: Nina sente e  La bambina ovunque

Recensioni: Nina sente e La bambina ovunque

Recensioni: Nina sente e  La bambina ovunque

Libri Mini recensioni di Beatrice Rurini. Nina sente, di Claudia De Lillo, e La bambina ovunque, di Stefano Sgambati, due nuovi libri Mondadori.


Nina Forte, intrepida taxista, porta su di sé i segni delle proprie illusioni e ossessioni. E si affaccia dalla pagina, complice come una sorella, come una ambasciatrice delle nostre inquietudini.

Un po' fiction, un po' commedia e un po' crime, Nina sente spazia brillantemente nell'Italia indaffarata dei nostri giorni. Claudia De Lillo, nota conduttrice radiofonica ma anche giornalista di borsa e blogger, riesce perfettamente a inglobare in una trama scorrevole e dei toni garbatamente moderni.
È la storia di una madre solitaria con un figlio adolescente in preda ai suoi deliri di giovane uomo, una famiglia con un padre affetto da Alzheimer che c'è a momenti, un ex con la sindrome di Peter Pan, un non-luogo di lavoro (infatti è tassista nel bel mezzo dei deliri da Uber), i suoi sogni nel cassetto, ovvero diventare traduttrice e doppiatrice, una serie di amicizie di varia religione e colore, e parecchi personaggi a corolla che entrano ed escono a seconda della trama. Nel frattempo una banca sta per essere comprata dai cinesi, qui entra in gioco la conoscenza finanziaria di Claudia De Lillo che, con sapienza, riesce a costruire giochi di potere non banali e senza sbavature.
La De Lillo, complice la professione e un lavoro insolitamente entusiasmante (tranne quando si deve alzare alle quattro in pieno inverno, per recarsi negli studi radiofonici) riesce a rendere pienamente l'effetto discorsivo sciolto e la loquacità dei personaggi, sia gli adulti che quelli adolescenti.
Una lettura simpatica e frizzante, come lei, da mettere sul comodino.

Nina sente

di Claudia De Lillo
Mondadori
Fiction | Narrativa
ISBN 978-8804706007
Ebook 9,99€
Cartaceo 15,30€

Sinossi
Nina Forte fa la taxista. Una taxista sui generis: figlia di taxista, colta, arrabbiata, madre di un adolescente inquieto ed ex moglie di un marito irresponsabile. Ha ereditato dal padre un contratto esclusivo con una banca sulla quale stanno mettendo le mani i cinesi con un'offerta molto competitiva. È ossessionata da un olfatto eccezionale, dalla dizione perfetta, dalla giustizia. Fra una rivelazione e uno scandalo, capisce che l'alta dirigenza della banca si sta difendendo dai cinesi con mosse oscure, destinate a lasciare intatti gli equilibri interni di potere. Nel labirinto degli eventi che segnano le torbide trattative dell'istituto bancario, finisce l'indebitato Guido, amico storico di Nina, che viene trovato morto. Nina sente un odore che la perseguita e da quell'odore risale verso i responsabili di quello che passa per suicidio.


Un'indagine autobiografica e romanzesca che incanta, fa ridere, commuove e abbatte ogni tabù sulla paternità. «In un padre non c'è posto. Né sente la vita che arriva: se la ritrova.»

Com'è essere padre, dopo che la madre si è presa tutte le attenzioni, dal concepimento alla nascita? Ce lo spiega Stefano Sgambati in La bambina ovunque, un breve ma intenso romanzo autobiografico di sole 144 pagine.
A partire dall'esperienza forse un po' tragica dell'inseminazione artificiale, perché niente può essere perfetto e nessuno si aspetta di riuscirci al "primo colpo"; non tralasciando la fase preparatoria: ansia, aspettative, timori e pensieri vari si affollano nella mente di un padre-che-ancora-non-lo-è, che vorrebbe sdrammatizzare i momenti per evitare liti inutili.
Diviso in tre parti, La bambina ovunque esprime tutto lo scibile umano in fatto di domande: dalle più banali e magari insignificanti ma che per un neo-genitore non sono poi così scontate, alle più specifiche dei momenti importanti della vita di coppia; prima, durante e dopo l'arrivo del tanto atteso figlio. Un figlio che ti riempie la giornata anche quando sembra che tu stia pensando ad altro, da qui il titolo, secondo me azzeccatissimo.
Poi, quando è cresciuto, ce lo si ritrova davanti in un momento qualsiasi e la gioia è sempre immensa...
Una lettera d'amore dedicata alle madri e ai figli di tutti i padri che vorrebbero essere protagonisti di questo miracolo.

La bambina ovunque

di Stefano Sgambati
Mondadori
Non-fiction | Romanzo autobiografico
ISBN 978-8804702993
Ebook 9,99€
Cartaceo 15,30€

Sinossi
Con una prima persona originalissima, ironica e divertita, ma anche così sincera da risultare spudorata, Sgambati racconta il titubante viaggio di un uomo verso la paternità, in tutte le sue tappe: la prima sussurrata idea e le mille discussioni che porta con sé, il primo tentativo razionale di mettere al mondo un figlio, la frustrazione di fronte a quell'embrione che non si decide a formarsi, gli esitanti "Che vuoi che sia", i terribili "Arriverà", l'enormità di una madre che non riesce a essere madre ("Di quanto amore si deve essere capaci per soffrire a tal punto la non esistenza di un altro essere umano?"), le prime, inevitabili, indagini sul corpo di lui e poi di lei, gli avanti e indietro dal reparto Sterilità dell'ospedale, il girotondo di paura, rabbia e speranza della fecondazione in vitro. E infine l'attesa: il lentissimo avvicinamento all'idea di diventare genitore.


Beatrice-rurini

Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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