Gli scrittori della porta accanto
Post di Tiziana Viganò
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 Recensione: Il vestito a fiori cremisi, di Stefano Pietro Santambrogio

Recensione: Il vestito a fiori cremisi, di Stefano Pietro Santambrogio

 Recensione: Il vestito a fiori cremisi, di Stefano Pietro Santambrogio

Libri Recensione di Tiziana Viganò. Il vestito a fiori cremisi di Stefano Pietro Santambrogio, Lettere Animate 2016. L'angoscia e l'incubo della scomparsa di una ragazzina di tredici anni, in un giorno d'estate in Brianza. 

Un paese della Brianza, lo sfondo delle montagne, la Grigna, la Grignetta e il Resegone, una cascina nella campagna, un ambiente idillico. Lo scrittore ci regala acute descrizioni del paese e soprattutto degli abitanti: i personaggi sono ben caratterizzati e si concretizzano davanti al lettore nei luoghi di aggregazione del paese, la chiesa, il mercato e il cimitero, dove chiacchiere e pettegolezzi volano come il vento di bocca in bocca.


Una ragazza di tredici anni con i capelli rossi e un vestito a fiori sgargianti, Giovanna Tagliabue, sparisce nel nulla un giorno d’estate. Una ragazza come tante, una famiglia molto simile a quella del Mulino Bianco, almeno nelle apparenze. L’angoscia è generale, inizia un incubo.
Le ricerche di Giovanna appaiono complicate, il brigadiere capo Cosentino non trova il bandolo della matassa: il primo sospettato, Giuseppe, il maniaco esibizionista del paese, che se ne va in giro con un’Apecar arrugginita ribattezzata “la Gina”, è uno schizofrenico ossessionato da Giovanna, ma fa una brutta fine, avvolto dalle fiamme nel suo vecchio trabiccolo. Incidente, suicidio, omicidio?

Il vestito a fiori cremisi, di Stefano Pietro Santambrogio, scorre veloce, fino al colpo di scena finale.

Lo stile di Stefano Pietro Santambrogio è fresco e vivace, sebbene l’argomento sia tragico e attuale, come ci insegnano le cronache quotidiane, e la vicenda per alcuni versi ricordi l’omicidio di una tredicenne lombarda di alcuni anni fa.
Un giorno sì e uno no in Italia si perdono le tracce di un minore, nel 2017 solo 30 su 177 spariti sono stati ritrovati. Solo pochissimi sono ancora vivi e vengono ritrovati: finiscono nei gorghi della criminalità organizzata, della pedofilia, della sottrazione di organi, vittime di sette sataniche o di psicopatici. E i femminicidi? 120 nel 2017, uno ogni due giorni, per fortuna sono in diminuzione (nel 2016 erano stati 145) ma i freddi numeri non diminuiscono l’angoscia della realtà.
Argomenti di tale drammatica complessità avrebbero richiesto un approfondimento maggiore: uno scavo più accurato nelle emozioni dei personaggi e nell’iter delle indagini, troppo veloci e semplici.
L’editing frettoloso avrebbe potuto essere evitato.
Il vestito a fiori cremisi di Stefano Pietro Santambrogio è un libro di occasioni mancate e di potenzialità inespresse...



Il vestito a fiori cremisi

di Stefano Pietro Santambrogio
Lettere Animate
ISBN 978-8868829421
Cartaceo 8,50€
Ebook 2,99€

Sinossi
In un paese della ricca e conformista Brianza in una calda e ventosa giornata di maggio la tredicenne Giovanna Tagliabue scompare nel nulla. Il brigadiere capo Antonio Cosentino si mette sulle sue tracce. Nulla però è come sembra in superficie e il fango nascosto in fondo alle vite dei protagonisti affiora inesorabile.

Tiziana Viganò - Gli scrittori della porta accanto

Tiziana Viganò
Le idee migliori per scrivere, gli incipit e i finali si insinuano nella mia mente in quell’ora del mattino che precede di poco il risveglio, come nella nebbia, mentre sono ben sveglia quando in cucina mi diverto a inventare ai fornelli e sperimentare intrugli con erbe e spezie. Viaggiare è la mia passione e il mondo delle donne sta al centro dei miei interessi di scrittrice.
Milano in 100 parole, Giulio Perrone Editore.
Come le donne, PM Edizioni.
Sinfonia nera in quattro tempi, Youcanprint.
L'onda lunga del Titanic, Macchione.
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La custode di Leonardo, di Carlo A. Martigli

La custode di Leonardo, di Carlo A. Martigli

La custode di Leonardo, di Carlo A. Martigli - Recensione, infanzia

GiroGiroTondo Recensione di Tiziana Viganò. La custode di Leonardo, di Carlo A. Martigli, Mondadori. Un'avventura tinta di giallo nell'Italia di fine Quattrocento, per giovani lettori dai dieci anni in su.

Un libro interessante e di piacevole lettura, edito da Mondadori, scritto per ragazzi e giovani, ma perché non leggerlo anche da grandi?
I due viaggi di andata e di ritorno da Roma a Istambul, via terra e via mare, permettono a Carlo A. Martigli di descrivere ambienti storici e fatti con la sua abituale fluidità e chiarezza di scrittura.
La custode di Leonardo corre tra le avventure dei protagonisti e la Storia della fine del Quattrocento: una miscela sapiente di fantasia e realtà passa molte informazioni al lettore perché lo immerge in un ambiente ricco di dettagli, costumi e abitudini che vanno dalla Roma sotto il ferreo dominio dei Borgia agli splendori dell’Oriente turco.
Intrighi, crimini e sospetti mettono un colore “giallo” alle avventure di Sofia e questo non può che affascinare i lettori, dai più piccoli ai più grandi.
Cosa c’è di più “giallo” della Storia, passata e presente? Carlo A. Martigli, storico e scrittore di consumata esperienza, ama indagare sulle trame oscure della Storia e ne fa argomento nei suoi libri più famosi, best & long seller tradotti in ventitré lingue e pubblicati nei quattro continenti: 999 L’Ultimo Custode, L’Eretico, La Congiura dei Potenti e La Scelta di Sigmund.

La custode di Leonardo di Carlo A. Martigli e la bella storia, piena di avventure, della quindicenne Sofia dei conti Guidi.

Una ragazza speciale, coraggiosa, leale, intraprendente, con i tratti di una moderna eroina, che ricorda un po’ il personaggio di Lady Oscar (la famosa serie di animazione degli anni Ottanta che ha incollato alla tv un’intera generazione).


La protagonista si muove nell’ambiente del Vaticano di Papa Alessandro VI Borgia dove si commettono più crimini che in tutta Roma e nella Istambul del sultano Bayezid II il Giusto.
Sofia è una bambina che invece di giocare con le bambole di pezza, suonare il liuto e cucire si addestra con spade e bastoni, perché i genitori desideravano un maschio: così, diventata una spadaccina di grande valore, viene condotta dai genitori alla corte del papa.


Cesare Borgia, “il Principe”, figlio del papa, aveva presentato Leonardo da Vinci al padre perché interessato a realizzare le favolose macchine da guerra che il geniale inventore aveva progettato: cannoni giganteschi, archibugi a ripetizione, macchine per demolire le mura, sfere di metallo esplosive (bombe!) e anche un carro semovente con uomini al suo interno ricoperto di piastre di acciaio e con bocche di fuoco intorno…
La figura di Leonardo, lo scienziato distratto e un po’ ingenuo, a volte allegro a volte melanconico desta subito simpatia, è sempre con la testa fra le nuvole, ma solo in apparenza, immerso nei suoi pensieri che uniscono tecnica e fantasia dando vita a spettacolari invenzioni: purtroppo, solo dopo aver accettato denari da Cesare Borgia, si rende conto di non volere che le sue macchine da guerra siano usate per sterminare esseri umani e si sente in pericolo perché non vuole più consegnare i progetti ai Borgia. Così, incontrata Sofia, decide che è la persona giusta per difenderlo dai nemici: ne ha uno giusto vicino a lui, un ragazzo, un pittore mezzo delinquente per cui ha un debole e che salva dai guai in cui riesce a cacciarsi, Giangiacomo Caprotti detto il Salai.


Leonardo, scortato da Sofia, si mette in viaggio verso Istambul dove deve progettare un ponte sul Bosforo per il sultano.

Da Ravenna alla Dalmazia, dalla Valacchia di Vlad Drakul all’Ungheria il viaggio è pieno di insidie e di nemici nascosti che i due superano brillantemente.
In mezzo alle avventure, Sofia incontra un ragazzo dalla “forza gentile” Alexis, figlio di Drakul, che porta nuovissime emozioni nella sua vita perché “non c’è forza senza l’amore”.
I giovani lettori si appassioneranno anche alle avventure de L’Apprendista di Michelangelo (2017, Oscar Bestseller): se non l’hanno ancora letto correranno ad acquistarlo!

La custode di Leonardo

di Carlo A. Martigli
Mondadori
ISBN 978-8804686767
Cartaceo 14,45€
Ebook 8,99€
Età di lettura 10 +

Sinossi
La vita della quindicenne Sofia cambia per sempre il giorno in cui, giunta in Vaticano per mostrare al papa le sue abilità di spadaccina, riceve un'offerta incredibile dal grande inventore e artista Leonardo da Vinci: ufficialmente nuova modella del maestro, diventa in realtà la sua guardia del corpo. Il coraggio e l'intraprendenza di Sofia vengono messi alla prova quando Leonardo scopre che qualcuno ha rubato i disegni di alcune nuove e potentissime armi che sta progettando e decide di partire con lei all'inseguimento del ladro. Il pericoloso viaggio li conduce sempre più lontano, navigando alla larga dai porti in cui infuria la peste, fino a Istanbul. Ma anche alla sfarzosa corte del sultano in ogni angolo qualcuno trama contro Sofia, che deve trovare quei disegni a ogni costo, prima che finiscano nelle mani sbagliate... All'interno un inserto a colori con le immagini delle opere di Leonardo che hanno ispirato il romanzo.

Tiziana Viganò - Gli scrittori della porta accanto

Tiziana Viganò
Le idee migliori per scrivere, gli incipit e i finali si insinuano nella mia mente in quell’ora del mattino che precede di poco il risveglio, come nella nebbia, mentre sono ben sveglia quando in cucina mi diverto a inventare ai fornelli e sperimentare intrugli con erbe e spezie. Viaggiare è la mia passione e il mondo delle donne sta al centro dei miei interessi di scrittrice.
Milano in 100 parole, Giulio Perrone Editore.
Come le donne, PM Edizioni.
Sinfonia nera in quattro tempi, Youcanprint.
L'onda lunga del Titanic, Macchione.
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Intervista a Giancarlo Bosini, architetto e scrittore di gialli

Intervista a Giancarlo Bosini, architetto e scrittore di gialli

Intervista a Giancarlo Bosini, architetto e scrittore di gialli

People | A cura di Tiziana Viganò. Intervista a Giancarlo Bosini. Milanese doc, di Porta Vittoria. Laureato in architettura, autore di Orazio & Company, I disperati casi dell’ispettore TombiniGiallo Milano.

Giancarlo Bosini è milanese doc, di Porta Vittoria, come me. Dopo essersi dedicato agli studi tecnici e artistici, si è laureato in architettura, specializzandosi in urbanistica e attualmente contribuisce alla realizzazione di opere civili per una multinazionale. Nel 2011 ha pubblicato Orazio & Company, EdiGiò, nel 2014 I disperati casi dell’ispettore Tombini e nel 2016 Giallo Milano, 0111edizioni. La prima cosa che salta all’occhio leggendo “Giallo Milano” è la tua competenza in materia di arte e di architettura di cui dai ampie spiegazioni, mescolandole, con grande maestria e originalità, alla trama gialla vera e propria.

I libri di Giancarlo Bosini

Intervista a Giancarlo Bosini

Chi è Giancarlo Bosini? Vogliamo conoscerti …
Sicuramente sono una persona come tante, con un lavoro, una casa e una famiglia. Nel poco tempo libero cerco di dedicarmi a quelli che sono i miei interessi e quotidianamente ritaglio un po’ di spazio per la scrittura, che da qualche anno per me è diventata una cosa importante.
Ho sempre avuto fin da ragazzino un grande interesse per l’arte e soprattutto per la pittura, alla quale in passato mi sono dedicato per alcuni anni; un modo per esprimere quello che a parole allora mi risultava difficile. Con gli anni le cose sono cambiate e io pure. Oggi, nonostante per professione mi occupi di attività civili, l’interesse per l’arte non l’ho perso, anzi, probabilmente l’ho anche rafforzato.

Come mai hai scelto di scrivere gialli? Cosa ti attrae in questo genere letterario?

La narrativa ”gialla” è il genere che mi diverte maggiormente leggere e in particolar modo quel filone, il più antico, in cui l’indagine diventa l’asse portante del racconto. C’è un delitto da risolvere e c’è un investigatore, spesso privato o dilettante, che scopre il colpevole analizzando anche i più impensabili indizi.
Mi piace vedere come chi indaga si muove, cercare di carpire qualche indizio prima di lui, intuirne le mosse e pian piano accompagnarlo durante l’evolversi dei fatti. Per me diventa quasi un gioco, una sorta di gara per vedere chi l’azzecca per primo.
Nei miei gialli i protagonisti indagano in modi differenti, ma fondamentalmente tutti si affidano all’osservazione e all’analisi dei fatti. Pochissime le scene d’azione, praticamente assenti gli inseguimenti, come pure le scazzottate e le sparatorie. Potrei dire che sicuramente, anche se inconsciamente, per restare nell’ambito dei “mostri sacri”, l’autore che mi ha maggiormente influenzato è la Christie, ma anche Conan Doyle con le indagini del suo Sherlock. Per quanto riguarda invece autori italiani contemporanei, probabilmente un po’ di influenza l’ho avuta da Loriano Macchiavelli (Ispettore Sarti), Carlo Lucarelli (Ispettore Coliandro) e Andrea Camilleri (Il commissario Montalbano).
A differenza di quanto attiene al giallo classico, posso dire che i casi dei miei personaggi non sono solamente letteratura di intrattenimento. In “Orazio” e “Tombini” palese è la satira indirizzata a tanti aspetti della nostra società, mentre Giallo Milano offre spunti di riflessione che spaziano dall’arte alla storia, dalla storia alla politica.

Dove trovi l’ispirazione per i tuoi libri? Come ti organizzi per scrivere?

Come mi vengono le idee per una nuova trama? Il desiderio di scrivere una cosa piuttosto che un’altra in genere non emerge a tavolino, è qualcosa che si crea nell’inconscio; poi però bisogna dare corpo alle idee e qui devi fare una serie infinita di considerazioni di ogni tipo, perché dalle scelte che si faranno dipenderà molto il taglio del racconto e di conseguenza quello che in futuro sarà l’interesse che susciterai sui lettori. Una serie di scelte che possono risultare difficili.
Ho provato a seguire uno stesso metodo per affrontare ogni nuovo libro, ma mi sono accorto che ogni storia ha una sua peculiarità che richiede approcci differenti. In ogni caso, visto che ho il difetto di buttarmi in mille cose contemporaneamente e il tempo che ho per la scrittura è sempre più scarso, adotto la strategia del buono alla prima. Cosa significa? Significa che preferisco dedicare molto tempo alla pianificazione del romanzo, in modo che poi, quando inizio a scriverlo, tutti gli intoppi e le contraddizioni sono già stati affrontati e risolti e non corro il rischio di impiantarmi successivamente sulla trama. A questo punto la stesura del romanzo diventa il racconto di una storia che già ben si conosce e la scrittura diventa veloce, le parole escono da sole e le pennelli con il tuo stile, qualunque esso sia; raffinato, colto, ricercato e così via. Personalmente io prediligo un linguaggio semplice e popolare, perché la semplicità del linguaggio può far appassionare anche quella grande sacca di lettori che vivono la lettura con una certa riluttanza. Chiaramente non è tutto velluto e qualche rimaneggiamento, come è naturale, mi capita sempre di doverlo fare nelle varie riletture.

Com’è nato il tuo primo libro? 

Leggo “Una catena di avvenimenti vede il maggiordomo Orazio impegnato nella soluzione di intricatissimi casi: dal rapimento di Babbo Natale, alla sparizione di un preziosissimo posacenere. Sullo sfondo, una moltitudine di personaggi partecipa a storie dove intrigo e suspense sono i protagonisti….” Molto divertente questa sinossi. Che cosa ti ha ispirato i racconti di Orazio &Company?
Devo dire che il mio primo libro è nato per caso. Anni fa, frequentando un corso, ho iniziato a scrivere dei racconti ispirati alle infinite stranezze dei miei simpaticissimi compagni. Tempo dopo casualmente mi sono ricapitati tra le mani, non mi sono sembrati male, così li ho inviati a qualche editore. Sono stato fortunato, qualcuno li ha apprezzati ed è nato così “Orazio & Company”, il mio primo libro.

Il tuo secondo libro: I disperati casi dell’ispettore Tombini racconta di un piedipiatti allergico alle regole e alla disciplina, un giallo ironico e surreale per bambini e per adulti, con una particolarità, è adatto ai dislessici: perché?
Mi sono sempre chiesto perché molte persone non leggano. Per molti, fin da bambini, leggere è una fatica. Parole di cui si conosce il significato, ma che una volta organizzate in frasi di senso compiuto diventano un messaggio faticosamente decifrabile.
Mi sono così reso conto che persone con difficoltà di comprensione del testo ce ne sono tante. Persone che a causa di questo problema vivono la lettura come una sofferenza. Forse, mi sono detto, se si trovasse una forma espressiva semplice, immediata, con storie volutamente brevi, tutto potrebbe diventare più facile e far avvicinare ai libri anche i più ostili. Da questa riflessione l’idea di scrivere un libro “facile”, con linguaggio semplice, incalzante, in grado di invogliare alla continuazione della lettura. Ne è uscito un libro adatto a tutti: ragazzi e adulti con la voglia di passare qualche ora divertendosi.

Ma chi è l’ispettore Tombini?

Tombini è un poliziotto dentro. Per lui il lavoro non termina quando la sera se ne torna a casa, ma solo quando l’enigma è risolto. Non più tanto giovane, sicuramente non ha un fisico atletico, è pieno di acciacchi che gli complicano la vita, ma che lui cerca eroicamente di ignorare. Soffre di mal di schiena, di asma, di ulcera e chi più ne ha più ne metta. Non ama lavorare da solo e gli piace condividere le sue indagini con vari personaggi. Apparentemente può sembrare uno sconfitto, ma in realtà, con le sue capacità, la sua determinazione e la sua lealtà è l’unico vero trionfatore. Ha un debole per le ragazze, che inspiegabilmente cascano tutte ai suoi piedi; un rapporto politicamente scorretto, ma qui descritto con molta ironia. Vive in una città non definita, con le caratteristiche della grande metropoli, forse un po’ più americana che europea, proprio perché gli stereotipi a cui si fa cenno nel libro sono spesso stati importati dalle pulp stories e dalla cinematografia hollywoodiana.


Se i primi due libri sono divertenti, il terzo libro è decisamente serio. Giallo Milano edito da 0111. È un giallo molto interessante: io lo chiamerei arte-thriller o archi-thriller, e lo trovo veramente originale, mi è piaciuto moltissimo!
Milano è una città in cui molte testimonianze del passato, sia artistiche che storiche, sono andate perse o, nel migliore dei casi, sono state dimenticate e ora forse risultano sconosciute alla maggior parte dei suoi abitanti.
Ho voluto scrivere un romanzo in cui queste cose, tra cui spaccati della quotidianità del passato, potessero essere ricordate amalgamandosi con la narrazione del racconto. Grande spazio ho voluto darlo ai navigli, in gran parte scomparsi verso la fine degli Anni Venti del secolo scorso.
Con Milano ho un forte legame, dovuto anche al fatto che da generazioni è la città della mia famiglia. Probabilmente sono stati i motivi affettivi quelli che mi hanno spinto a voler approfondire la conoscenza della sua storia.
Giallo Milano è un romanzo in cui c’è un mistero e qualcuno che si muove per svelarlo o meglio che si muove per capire perché un delitto è stato compiuto. Il protagonista, Luigi Bellotti, quello che si mette nei panni dell’investigatore, è un architetto quarantenne molto determinato ad arrivare in fondo alla sua indagine.
Al suo fianco altri personaggi; un amico critico d’arte molto attento al cambiamento sociale, che è stato il pretesto per esprimere alcuni miei punti di vista; Giuseppe, un capomastro che lo fa avvicinare alla protesta nascente; una ex fidanzata che Luigi non è mai riuscito a dimenticare e molti altri che personificano figure della vecchia Milano o del potere deviato.

Milano è una città riservata, non è facile scovare le sue bellezze, anche se negli ultimi anni è stata scoperta dal turismo internazionale e quindi valorizzata. 

Perfino i milanesi non conoscono proprio tutto della città: come ti è venuta l’idea del favoloso ritrovamento dell’affresco di Leonardo a Santa Maria Rossa, una deliziosa chiesetta di Crescenzago, in fondo a via Padova?
Leonardo era un personaggio che sarebbe stato molto funzionale al tipo di storia che volevo scrivere e la riproduzione del Cenacolo che troviamo dipinta a Santa Maria Rossa, chiesa medioevale che incontriamo già nelle prime pagine di Giallo Milano, mi ha dato l’idea del favoloso ritrovamento di una inedita versione dell’Ultima Cena, realizzata dal maestro toscano a fine ‘400, poco prima di quella che tutti conosciamo.
Nel 1923 molte strutture originarie di Santa Maria Rossa sono state misteriosamente fatte sparire. Questo episodio è quello che mi ha fatto pensare all’esistenza di un intrigo, come se qualcuno avesse voluto occultare per sempre qualcosa che non doveva essere visto. Qualcosa forse legato a Leonardo Da Vinci. L’intrigo è stato il collante che mi ha permesso di collegare vari accadimenti anche reali ad un unico filo conduttore.


Milano è protagonista, con i suoi luoghi e con la sua storia, quella del Sessantotto. Chi ha vissuto quegli anni formidabili ci si ritrova, rivive i momenti, gli ideali, le lotte, i luoghi, anche se il romanzo non è su quel tempo, ma è ambientato in quel tempo… E finisce con la bomba di Piazza Fontana, l’inizio della strategia della tensione, i servizi deviati e poi degli anni di piombo. Credo che chi ha vissuto quegli anni ricorderà molto bene l’atmosfera che tu descrivi e chi non c’era imparerà qualcosa. Però di quegli eventi politici cosa c’è di vero e cosa c’è di falso nel libro?
Innanzitutto vorrei spiegare perché ho voluto ambientare Giallo Milano proprio in quegli anni. Come per Milano esiste una serie infinita di cose che sono andate perse o dimenticate, anche per gli anni del ’68 ho la sensazione che dopo cinquant’anni se ne stia dimenticando il grande significato sociale che hanno rappresentato. Ho voluto ricordare questa irripetibile epopea. Oggi le nuove generazioni ne hanno spesso solo una vaga conoscenza, ma il ‘68 è stato molto importante perché ha portato ad un notevole cambiamento dello stile di vita. Uno stile che oggi è praticamente condiviso da tutti.
In Giallo Milano di vero sicuramente c’è il clima di quegli anni. Lo sbalordimento dell’opinione pubblica di fronte ad un fenomeno che, attraversando l’intero pianeta, ha accomunato un’intera generazione giovanile. L’impreparazione della politica di fronte al nascere di una protesta che mette in discussione l’intera organizzazione della società. Il pensare che tutto si sarebbe esaurito in meno di una stagione e senza lasciare tracce. La repressione che, anziché riportare tutto all’ordine, costituirà invece il propellente per una ancor più dura protesta.

Cosa c’è di vero e cosa c’è di falso nel resto della storia che hai raccontato relativa all’affresco di Leonardo, a Santa Maria Rossa? E Santa Maria Nera, un giallo nel giallo…
La trama è sicuramente di fantasia, ma, come spiego nelle note dell’autore, fa propri alcuni episodi storici accaduti tra Medioevo e giorni nostri, che, se le cose si fossero concatenate diversamente, forse avrebbero potuto dare luogo ad una storia simile. E’ così che incontriamo personaggi reali, come i Crociati, Leonardo Da Vinci, il novelliere Matteo Bandello, il vescovo Antonio Arcimboldi, l’architetto Luca Beltrami, fino ad arrivare a quei personaggi senza nome e senza volto che si sono resi strumento del potere deviato e artefici di quel periodo che oggi ricordiamo con il triste nome di “anni di piombo”.
Non ci sono prove che Leonardo sia mai stato dai Canonici a Santa Maria Rossa, mentre degli affreschi del Bergognone, famoso pittore lombardo suo contemporaneo, a Santa Maria Rossa è ancora possibile vedere tracce dei suoi affreschi nella cappella di Santa Caterina, il cui culto è stato importato in Occidente dai Cavalieri Crociati di ritorno dalla Terra Santa. Esistono poi elementi indiretti che dimostrano che le visitazioni di Luca Beltrami a Santa Maria Rossa non sono solo il frutto della mia fantasia.
Santa Maria Bianca e Santa Maria Nera, edificate sempre nei pressi dello stradone che da Milano conduceva a Venezia, sono altre chiese che in qualche modo hanno avuto relazioni con le comunità dei Canonici. Mentre la “Bianca” è ancora esistente, della “Nera” non esiste più alcuna traccia, quasi si fosse voluto farne perdere per sempre il ricordo. Un altro elemento da aggiungere ai misteri di Giallo Milano.

I navigli (erano già coperti), luoghi come le Cucine economiche Montegrappa, le ville sulla Martesana, Santa Maria Nera e Santa Maria Bianca, Palazzo Berra, o i personaggi, Matteo Bandello, Leonardo…

I navigli di Milano sono stati coperti in gran parte a cominciare dal 1929 e all’epoca dei fatti narrati in questo romanzo già non erano più navigabili.
L’architetto Bellotti non avrebbe quindi potuto lasciarsi trasportare dai battellini “verdone triste” che per altro non sono mai esistiti, ma a me è piaciuto pensare che i navigli fossero ancora navigabili come un tempo. Tutti i luoghi descritti nel racconto e la loro storia sono reali. Un’eccezione è stata fatta per le Cucine Economiche Montegrappa che non sono mai state occupate per essere trasformate in un centro sociale e per il colore delle facciate storiche che è stato sostituito con il bianco crema solo a partire dai primi anni 2000.
Ho così utilizzato luoghi reali per ricreare una Milano quasi immaginaria, più poetica, più a misura d’uomo. La città che vorrei!
I personaggi storici sono anch’essi reali, tranne Eugenio, l’ultimo discendente della famiglia Berra, mentre il terremoto del 1494 fortunatamente non è mai avvenuto.
La storia deve quindi essere considerata solo il frutto della mia fantasia, anche se i fatti narrati, per coincidenze temporali, avrebbero potuto legarsi gli uni agli altri nel modo da me descritto.

Il protagonista, il professor Bellotti: che cosa rispecchia di te?
Luigi Bellotti caratterialmente è un personaggio molto diverso da me: dubbioso, spesso insicuro, fatalista e con qualche strana fobia, tipo la paura del buio e quella del vuoto.
In comune con me ha la sua professione e il grande interesse per i navigli. Scegliere un protagonista che facesse il mio lavoro mi ha sicuramente avvantaggiato nel creare il personaggio e mi ha permesso di fargli esprimere una serie di mie opinioni sull’architettura e sull’arte; cose che dette nel mondo reale avrebbero potuto creare delle perplessità, ma che, se sostenute dal personaggio di un libro, acquistano una loro credibilità.

Che significato hanno per Giancarlo Bosini i suoi libri? C’è uno dei tuoi romanzi a cui sei affezionato in modo speciale?

Quando inizi a scrivere, il motivo è sicuramente legato al fatto che ti piace farlo. Se poi hai anche il desiderio di condividere quello che hai prodotto con qualcuno, allora devi cominciare a pensare di dover pubblicare. Inutile però farsi troppe illusioni, il mercato dell’editoria è un mercato dalle dinamiche molto complesse e diventare ricchi e famosi, oggi come oggi, è praticamente un’utopia, anche nel caso si dovessero possedere grandi qualità. “Uno su mille ce la fa!”
Le soddisfazioni non le devi cercare nella sfera materiale, bensì in quella intima. Innanzitutto l’aver scoperto un’attività che ti piace molto e che ti gratifica è già un grande risultato. Mai avrei pensato di scrivere un libro, il primo è uscito per caso, gli altri perché quando inizi a scrivere non riesci più a fermarti. Il fatto poi di aver trovato degli editori che mi hanno apprezzato, senza richiedere contributi, è stata sicuramente un’altra grande soddisfazione, come pure il sapere che la tua opera adesso sarà letta da altre persone.
Penso di avere parecchie idee per la testa e quando dico così non mi riferisco alle trame, ma ad una serie infinita di cose, che riguardano l’attualità, l’arte, la politica, la storia. I miei libri sono diventati lo strumento per metterle nero su bianco e vedo che la cosa mi dà piacere e soddisfazione. Con i libri poi ci si può permettere di esprimersi anche per mezzo di contenuti che nelle realtà potrebbero non essere condivisibili, ma nei libri sono i personaggi che parlano e allora, come ho già spiegato, tutto cambia.
A quale dei miei romanzi sono particolarmente affezionato? Su questo non ho dubbi: “l’ispettore Tombini”, secondo me una divertente satira del mondo reale.

Cosa pensi che la lettura dei tuoi romanzi lasci al lettore?
Un testo, qualunque sia l’argomento affrontato, è il frutto delle esperienze vissute fino a quel momento dall’autore. Credo che, anche se inconsciamente, in un libro si trasferisca sempre una parte della sua personalità e del suo modo di rapportarsi con il mondo. Spero che quanto io trasferisco di me nei miei libri possa trasformarsi in qualche interessante spunto di riflessione, ma tutto dipende anche dello stato d’animo in cui si trova il lettore. Quello che oggi per lui può avere un significato, domani potrebbe non averlo più.

Milano mon amour…C’è una nuova opera nel tuo cantiere di architetto-scrittore? Parlaci un po’ dei tuoi progetti per il futuro: ci sono nuovi lavori in corso, nuove pubblicazioni o ambizioni particolari?

Attualmente ho appena terminato il mio quarto romanzo. Una storia che si sviluppa sempre a Milano, ma questa volta ai giorni nostri. Un giallo in cui le grottesche e ironiche vicende della vita di un commissario e di un architetto si intrecciano con una catena di delitti legati ad un appartamento disabitato da tempo.
Da qualche tempo sto poi pensando ad una nuova trama, ma sto andando molto a rilento per via del poco tempo libero. La storia si ispira alle vicende del mulino Stucky di Venezia, oggi trasformato in albergo di lusso e centro congressi.
Ci saranno ancora misteri, complotti e agitazioni operaie e ritroveremo l’architetto Luigi Bellotti ed il suo amico, il critico d’arte Matteo De Cristoforis, i due protagonisti di Giallo Milano.
Ambizioni particolari non ne ho, ma vorrei poter dedicare alla scrittura molto più spazio di quello che le sto dedicando e non doverlo ritagliare solo nei pochi momenti di tempo libero che ho a disposizione.

Hai ancora qualche sogno nel cassetto da realizzare?
Personalmente in questo momento non ho grandi sogni nel cassetto per quanto riguarda la scrittura. Mi piacerebbe però che le mie opere potessero essere lette da sempre più persone, perché un romanzo, pur di fantasia, contiene sempre i tuoi pensieri e condividerli, come ho già spiegato, lo trovo bello.

Dove possiamo trovare i tuoi libri? E come seguirti?

I miei libri sono stati pubblicati da piccole case editrici, per cui la distribuzione nelle librerie è un punto debole. Come sappiamo, le librerie, sia grandi che piccole, vendono prevalentemente case editrici famose e autori noti, perché devono fare fatturato. Editori minori e autori emergenti vengono spesso snobbati e quindi risulta difficile trovare i loro libri sugli scaffali. Però è quasi sempre possibile farseli procurare.
Per quanto riguarda i miei libri, nelle mie pagine Facebook è reperibile l’elenco delle librerie di Milano e provincia che li vendono. Sono comunque tutti acquistabili in rete presso i più grandi rivenditori online, come Amazon e IBS.
Giallo Milano è pubblicato anche in versione e-book. Chi volesse seguirmi, trova news nelle mie pagine Facebook, facilmente rintracciabili perché hanno il nome dei miei libri: Giallo MilanoI disperati casi dell'ispettore Tombini.


Tiziana Viganò - Gli scrittori della porta accanto

Tiziana Viganò
Le idee migliori per scrivere, gli incipit e i finali si insinuano nella mia mente in quell’ora del mattino che precede di poco il risveglio, come nella nebbia, mentre sono ben sveglia quando in cucina mi diverto a inventare ai fornelli e sperimentare intrugli con erbe e spezie. Viaggiare è la mia passione e il mondo delle donne sta al centro dei miei interessi di scrittrice.
Milano in 100 parole, Giulio Perrone Editore.
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Oltre e un cielo in più, di Luca Sciortino

Oltre e un cielo in più, di Luca Sciortino



Libri | Recensione di Tiziana Viganò. Oltre e un cielo in più, di Luca Sciortino, Sperling & Kupfer, 2018. Un libro ricco di foto per raccontare l'essenza di Paesi sfuggenti, alla scoperta della natura più vera, di se stessi del senso profondo del viaggio.

Luca Sciortino ha quarantasette anni, è un filosofo, giornalista e scrittore di successo, ma sente l’inquietudine del vivere in una società che gli va stretta: una vita sedentaria, oppressa dalla routine, da mille regole e costrizioni, i rimpianti per le possibilità irrealizzate lo soffocano. Davanti però ha le opportunità che si offrono a chi si mette in cammino, un viaggio che lo apre alla scoperta di un mondo che desidera conoscere nelle sue facce multiformi e nello straordinario che si manifesta ovunque.
L’inizio del viaggio è essere infedeli a quello che eravamo.
Perché se da un viaggio di ricerca si torna sicuramente diversi da come si è partiti, si comincia a cambiare fin dal momento in cui si è già proiettati verso una partenza guidata dal caso e dalle stelle.


Così, il 15 luglio 2016 parte dall’isola scozzese di Skye, pensando a un itinerario che lo condurrà fino a Tokyo, la sua Itaca.
Pensando, non progettando, perché decide di cogliere i momenti man mano che si presentano, viaggiando lentamente per assaporare ogni particolare, senza prendere aerei che non permettono di conoscere la realtà che esiste tra un punto e l’altro del globo, acquisendo informazioni giorno dopo giorno.
La strada la fai andando.

Il viaggiatore, l’uomo in cammino, cerca un Altrove e cerca l’Altro per nutrire la sua mente, per stimolare la sua curiosità per ciò che è diverso, per sentire l’anima del mondo, e attraverso queste esperienze scopre non solo le proprie risorse, ma anche la propria interiorità.

Scoprire se stessi è il grande traguardo. Rinunciare alle proprie sicurezze e andare oltre i confini del conosciuto. Rifiutare la continua corsa che la società impone verso cose che hanno poco valore intrinseco: questo è un insegnamento grandioso che si apprende attraverso la conoscenza di altre culture diverse dalla nostra, attraverso un approccio empatico verso altri essere umani. Imparare ad ascoltare e capire anche lingue diverse dalla nostra, riconoscere la diversità come un valore prezioso, che arricchisce, accettarla con rispetto e umiltà senza volerla piegare al nostro punto di vista o ingabbiarla in schemi, oppure cercare di conciliare l’inconciliabile.
L’Uomo in cammino che veniva da terre lontane, nomade in fuga dalla quotidianità, viandante perduto nel mondo, cosmopolita in cerca di terre vergini…
…trova durante il suo andare una solidarietà disinteressata, da noi sconosciuta, acquisisce una nuova fiducia perché in tanti l’hanno aiutato; ha condiviso cibo e avventure, pensieri e abitudini, gioie e difficoltà del vivere, grandezza e miseria umana. Ha scambiato tante parole in diverse lingue incomprensibili… eppure ha potuto capire ugualmente, in una continua condivisione; ha potuto studiare come cambiano l’uomo e il suo modo di pensare, la cultura, i valori, la religione cambiando le condizioni storiche, geografiche e perfino climatiche.
Viaggiando ritrovavo parti di me stesso in altre culture.

Anche in questo il viaggio è metafora della vita. Acquisisce la convinzione di dover difendere la diversità in tutte le sue forme.

Dopo quell’abbraccio, solo, in quella landa sconosciuta, sotto un cielo pienissimo di stelle, mi sentii parte di un’unica razza, la razza umana, una schiatta perduta nell’universo.
Tanti paesaggi naturali e tanti paesaggi umani scorrono davanti a chi sa guardare il mondo con gli occhi di chi scopre il meraviglioso, di chi sa godersi il viaggio senza preoccuparsi troppo della meta, perché la vera felicità sta nel viaggiare stesso, conoscendo se stessi, godendo di ogni minuto per imparare a gioire della vita. Lentamente, seguendo la corrente ininterrotta dei propri pensieri.
La nostra civiltà è indebolita, dopo secoli turbolenti ma anche particolarmente creativi, ora avanzano popoli di altri continenti che hanno forza nuova, una migrazione pacifica e necessaria per infondere nuovo sangue e linfa a popoli antichi che ora cercano invano di difendersi, pieni di paura, da qualcosa che non può essere arrestato. L’uomo è nato migrante, fin da quando una scimmia evoluta si è alzata in piedi e ha cominciato a camminare partendo dalle gole della Rift Valley ed evolvendosi ancora ha colonizzato tutto il pianeta: siamo tutti migranti e nomadi… Ma se la cultura di un popolo è scritta nel suo patrimonio genetico, la sete di conoscenza guida ognuno verso l’infinito.
Per andare oltre.
Nel guardare fuori rivedevo esattamente ciò che avevo letto… sensazioni dimenticate che riaffioravano nella mia memoria man mano che il treno procedeva. Mentre viaggiavo, non solo scoprivo, ma anche riscoprivo ciò che era sepolto dentro di me. Ogni sguardo fuori da un treno o da un autobus illuminava parti in ombra della mia memoria e faceva rivivere i libri che avevo letto. Collegava idee, autori, paesaggi e storia. Il piacere di capire le ragioni delle cose e di unificare in un tutt’uno immagini lontane nel tempo e nello spazio.


Luca Sciortino si mette in viaggio dalla Scozia, e il suo cammino dura per diciottomila chilometri. 

Via Londra, si ferma alla Calais jungle, il campo profughi dove migranti sradicati dai loro paesi in guerra e miseria inseguono una speranza; da Parigi a Milano a Budapest, porta d’Oriente; attraversa l’Ucraina ferita da anni di guerra; la Russia che sembra non finire mai; il Kazakistan, con le sue steppe percorse da un numero infinito di cavalli, con i pastori e i cacciatori con le aquile; i monti del Tien Shan ammirati anche da Marco Polo; la Siberia gelida e sterminata, il lago Bajkal e l’incanto isola di Olkhon; la Mongolia, deserto d’erba immensamente vuoto e spazzato dai venti, abitato da mandrie di cavalli e pastori nelle yurte, da cani che difendono le greggi dai lupi; il Deserto dei Gobi, ponte tra Mongolia e Cina; Pechino, metropoli di disumana uniformità, dove nuova Cina abbatte i supersiti vicoli brulicanti della città vecchia; la Cina rurale del Guizhou; Shanghai, piena di ricchezze dopo tanta miseria.
«Per questo viaggi? Ti piace guardare il mondo da molte finestre?»
«Forse. Il fatto è che se non ti metti nel punto di vista degli altri non stai viaggiando, stai solo portando te stesso in giro per il mondo»
«Non deve essere facile mettersi nel punto di vista di tutti»
«Infatti non lo è; è una specie di processo senza fine che richiede conoscenza della storia e un grande sforzo di immaginazione»


Una nave dal Fiume Azzurro lo porta verso la sua Itaca, il Giappone. Un mondo così diverso dai precedenti, dove le buone maniere, il garbo dei suoi abitanti e l’attenzione ai particolari si riflettono nelle linee gentili dell’architettura, ma che nasconde i tanti problemi di una società eccessivamente tecnocratica e competitiva.
Arrivato alla meta del lunghissimo viaggio trova finalmente:
Un’Itaca interiore, il culmine della trasgressione dall’ordine naturale della propria esistenza, la sacralizzazione del proprio impeto alla libertà, il termine di un percorso umano.
che gli lascia una sensazione di armonia, di ordine nella sua vita, di realizzato e compiuto, di accrescimento interiore.


Oltre, e un cielo in più di Luca Sciortino è un libro che si assapora lentamente, acquisendo il suo ritmo di viaggio, seguendo i suoi pensieri che si alternano alle descrizioni dei paesaggi e dell’umanità incontrata.

Molto di più di un reportage di viaggio giornalistico. Un libro che fa riflettere e meditare mentre, al suo fianco, camminiamo lungo le infinite strade che attraversano il mondo, scambiando con lui e con i personaggi incontrati le mille e mille parole che ci rendono tutti uniti in una sola umanità.


Oltre e un cielo in più
Da una parta all'altra del mondo senza aereo

di Luca Sciortino
Sperling & Kupfer
Narrativa di viaggio
ISBN 978-8820063375
cartaceo 14,36€
ebook 9,99 €


Sinossi
Quarantasette anni, un bel lavoro, tanti interessi, eppure qualcosa non va. Di fronte a una quotidianità svuotata, si fa strada il desiderio di lasciare tutto e andare, senza tappe predefinite, per il puro gusto di viaggiare. Partire è un attimo per il giornalista Luca Sciortino, con solo un bagaglio leggero e la sua macchina fotografica, in un lungo itinerario da Occidente a Oriente . Quattro mesi e oltre diecimila chilometri, seguendo un'unica regola: niente aerei, per vedere come cambiano i paesaggi, le culture e i popoli dalla Scozia al Giappone. I tetti dorati di Budapest lasciano posto a un'Ucraina ferita dalla guerra; la sconfinata pianura russa si apre sulle montagne del Tien Shan, dove i cacciatori si affidano ancora alle aquile. «This is Asia», gli dicono, e ogni posto, così radicalmente diverso, sembra ripeterlo: il tempo si ferma nei giorni dorati della Siberia, nel sogno accarezzato di una vita altra; nella steppa mongola, fra pastori nomadi, prendono corpo le sue paure ataviche; la Cina, sotto la superficie scintillante, si rivela un mondo contadino e brutale. In questo libro - corredato da bellissime foto - Luca Sciortino racconta l'essenza di Paesi sfuggenti, nei quali si è immerso con sincera curiosità per scoprirne la natura più vera, tagliata fuori da ogni guida turistica. E lungo la strada ritrova il senso profondo del viaggio: nell'incontro con realtà sconosciute, la sua stessa identità si sgretola e si ricostruisce, fino a restituirgli un altro sé e una nuova direzione.

Tiziana Viganò - Gli scrittori della porta accanto

Tiziana Viganò
Le idee migliori per scrivere, gli incipit e i finali si insinuano nella mia mente in quell’ora del mattino che precede di poco il risveglio, come nella nebbia, mentre sono ben sveglia quando in cucina mi diverto a inventare ai fornelli e sperimentare intrugli con erbe e spezie. Viaggiare è la mia passione e il mondo delle donne sta al centro dei miei interessi di scrittrice.
Milano in 100 parole, Giulio Perrone Editore.
Come le donne, PM Edizioni.
Sinfonia nera in quattro tempi, Youcanprint.
L'onda lunga del Titanic, Macchione.
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[Libri] I volti dell’apocalisse, di Giovanni Magistrelli, recensione di Tiziana Viganò

[Libri] I volti dell’apocalisse, di Giovanni Magistrelli, recensione di Tiziana Viganò

I volti dell’apocalisse, di Giovanni Magistrelli, GDS edizioni, 2017. Un doppio enigma da districare, un thriller coinvolgente dal ritmo che toglie il respiro, fino al finale esplosivo.

Esplodono passioni violente e le loro conseguenze ricadono sui personaggi del nuovo libro di Giovanni Magistrelli I volti dell’Apocalisse.
Nemesi, dea della vendetta, della collera, dell’indignazione, colei che distribuisce una giustizia che compensa i torti subiti, vola sulle pagine di questo thriller appassionante dove un feroce assassino porta a compimento la sua serie infernale ispirandosi ai gesti dei sette Angeli dell’Apocalisse.
La protagonista, ex ispettore di polizia espulsa dopo un omicidio, è Rigoberta “Ribe” Daverio, una donna anticonformista e libera, che non viene a patti con i suoi principi di giustizia, anche se questi la mettono fuori dalle regole. Le sue intuizioni condurranno verso la giusta via il commissario Stefano Sanna che dirige l’azione.
L’assassino si racconta nelle pagine del diario: rivela i particolari dei suoi raccapriccianti delitti, la lucida follia che lo spinge all’azione più cruenta, piange il suo inestinguibile dolore. Amore e odio portati agli estremi: difficile condannarlo, nonostante i suoi crimini, difficile districare il Bene dal Male giudicando le sue colpe.
Un feroce progetto, più vasto, coinvolge i due poliziotti in una storia che procede in parallelo all’indagine sul killer dell’Apocalisse, una doppia indagine, una corsa contro il tempo per fermare una seconda Apocalisse: Ribe e Stefano, che all’inizio devono fermarsi davanti all’incomprensibile, si divideranno poi il compito di trovare la soluzione ai due enigmi fino alla catarsi finale che avrà il compito etico di pulire la città, e simbolicamente il mondo, da ciò che inquina la società attuale, dalla politica corrotta all’economia dominante, dalle religioni che ottenebrano le menti alle ingiustizie.
Sullo sfondo una Milano descritta nei dettagli da chi la conosce bene: l’azione si svolge rapidissima e incalzante percorrendo le vie della città.
I volti dell’Apocalisse, un libro coinvolgente, che dispiace lasciare per dedicarsi ad altre occupazioni, che si legge senza scollare gli occhi dalle pagine dove una prosa scorrevole e veloce, dal ritmo che toglie il respiro conduce fino all’esplosivo finale: meglio prendersi alcune ore di relax in poltrona, senza essere disturbati per districare il doppio enigma.
Non ci sarà un sequel dopo questo finale, il cerchio si chiude senza sospesi, la Nemesi ha lavato il mondo e apre alla nuova vita che nascerà.
Dopo il thriller Il tempo degli dei, altrettanto appassionante, Giovanni Magistrelli ci regala di nuovo un libro di valore: siamo in attesa del prossimo, che è già in cantiere!


I volti dell’apocalisse Libri

I volti dell’apocalisse

L'ex-ispettore di Polizia Rigoberta "Ribe" Daverio ha un passato tragico alle sue spalle, un evento che ha avuto molte conseguenze: l'uccisione di sua madre Anna durante un tentativo di furto andato male. Da allora tutto è cambiato nell'esistenza di Ribe, anche se sono passati solo tre anni. La donna non fa più parte della Polizia e si guadagna da vivere come investigatore privato. La sua vita tranquilla viene interrotta dal commissario Sanna, una volta suo superiore ed ora suo saltuario amante, che le chiede di indagare ufficiosamente su un efferato omicidio avvenuto appena fuori di Milano. Uno psicologo di grido, dopo essere stato torturato ed ucciso, è stato ritrovato con un messaggio sul suo corpo. Un passaggio tratto dal Libro dell'Apocalisse dell'apostolo Giovanni. Partendo da questo indizio, Ribe entra in una realtà fatta di scambi di favori e di legami di potere, dove il male è una presenza palpabile e fatta di molte sfumature. Ribe si trova a fronteggiare una situazione fuori controllo, con i volti dei colpevoli e degli innocenti che si sovrappongono in un gioco malvagio, dove una parola accompagnerà i protagonisti per tutto il tempo fino al loro destino: Apocalisse.


di Giovanni Magistrelli | ed. GDS | Thriller
ISBN 978-8867826339 | cartaceo 17,90€ | ebook 3,49€

Tiziana Viganò - Gli scrittori della porta accanto

Tiziana Viganò
Le idee migliori per scrivere, gli incipit e i finali si insinuano nella mia mente in quell’ora del mattino che precede di poco il risveglio, come nella nebbia, mentre sono ben sveglia quando in cucina mi diverto a inventare ai fornelli e sperimentare intrugli con erbe e spezie. Viaggiare è la mia passione e il mondo delle donne sta al centro dei miei interessi di scrittrice.
Milano in 100 parole, Giulio Perrone Editore.
Come le donne, PM Edizioni.
Sinfonia nera in quattro tempi, Youcanprint.
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[Libri] Rondini d’inverno, di Maurizio de Giovanni, recensione di Tiziana Viganò

[Libri] Rondini d’inverno, di Maurizio de Giovanni, recensione di Tiziana Viganò

Rondini d’inverno: sipario per il commissario Ricciardi, di Maurizio de Giovanni, Einaudi, 2017. Un romanzo teatrale, borderline tra realtà e fantasia, che permette all’immaginazione, dell’autore e dei lettori, di spaziare.

I sogni sono protagonisti immateriali dello splendido ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni, “Rondini d’inverno: sipario per il commissario Ricciardi”, sogni sognati, sogni infranti, illusori e ingannatori, perseguiti e traditi, propri e altrui che s’incontrano e scontrano: 
«La colpa, secondo me, è dei sogni. I sogni sono infami, brigadie’. Sono subdoli e traditori, i sogni. Ti convincono che la realtà, in fondo, non è del tutto vera, che si può cambiare, che si può migliorare. I sogni ti creano qualcosa nella testa e ti fregano, perché poi senza i sogni non riesci a campare più»

Un profondo amore per Napoli trasuda da ogni pagina: ma nella città si sente un’atmosfera che sa di dolore, di amara rassegnazione di fronte alla fatica di vivere, perché sembra che niente cambi mai. Napoli è melodramma, sentimenti portati all’estremo, è, del tutto, un ambiente noir. 
La nebbia, così rara nella città del sole, confonde, aumenta la difficoltà di vedere chiaramente tra le ombre delle anime dei protagonisti della storia, anzi, delle tre storie parallele che percorrono il libro - quella di Fedora e Michelangelo, i cantanti, quella del dottor Modo, il medico legale che cerca di salvare un’amica prostituta picchiata selvaggiamente, quella del Maestro di mandolino e dell’allievo.
Il gusto del teatro percorre la narrativa di Maurizio De Giovanni, dal linguaggio, al gusto della scenografia, del colpo di scena e dei crescendo narrativi e musicali – perché anche la musica ha il ruolo fondamentale di sottolineare l’intensità delle passioni.
L’ambientazione teatrale del romanzo conferisce alle pagine quello stato borderline tra realtà e fantasia che permette all’immaginazione, dell’autore e dei lettori, di spaziare: quella facoltà preziosa senza la quale neppure saremmo umani.
È un grande narratore, De Giovanni, sa ammaliare il lettore, lo avvolge in un’atmosfera che gli impedisce di pensare ad altro, come in un incantesimo, perché la sua scrittura, come una voce musicale impostata, come un tessuto, un ricamo d’oro di note di mandolino gli risuona dentro, avviluppandolo di frasi ricche, ampie, complesse, eppure facili da capire, perché ciò che descrive si materializza davanti agli occhi del lettore che prova e sente dentro di sé, al di là del leggere.

Viene spontaneo il paragone con Il senso del dolore: inverno per il commissario Ricciardi (Fandango, 2007).

Anche questo è ambientato nel 1931 in una Napoli fredda, all’interno di un teatro, il San Carlo, dove i cantanti-attori delle opere “Cavalleria Rusticana” e “I pagliacci” vengono coinvolti in una tragedia passionale che da teatrale si trasforma in reale. È il libro introduttivo della serie del commissario Ricciardi, in cui l’autore presenta i personaggi principali e ne delinea caratteri e caratteristiche. E racconta “il fatto”, il commissario continua a vedere i morti che gli parlano subito dopo la loro morte cruenta, una dote che lo aiuta per le sue indagini, ma lo condanna a un dolore inaudito e senza fine che lo isola dal mondo.
Il tono dei due libri è molto diverso: “Rondini d’inverno” è un’opera di grande maturità letteraria per contenuto e stile, davvero entusiasmante: il primo libro, nato dal racconto “I vivi e i morti”, del 2005, con cui De Giovanni ha vinto un concorso, è una prova d’autore, come un diamante ancora grezzo, che ha avuto il pregio di dare inizio alla serie che cresce in bellezza e in profondità, di libro in libro.
L’atmosfera di cupo dolore e di oscurità senza via d’uscita che pervade Ricciardi nel primo libro si è col tempo trasformato in uno sguardo sempre pessimista sulla vita, però vede il concretizzarsi di un sogno d’amore coltivato a lungo nel silenzio perché, nonostante esitazioni e angosce, ha superato il suo senso di inadeguatezza di fronte ai sentimenti ed è riuscito a decidere di aprire squarci di luce nella sua vita dolente.

Rondini d’inverno: sipario per il commissario Ricciardi è ambientato nel 1932 in pieno fascismo trionfante, quando delitti non dovevano esistere, la società doveva sembrare perfetta come il duce ordinava.

Ma la fame e l’amore, molle senza tempo, fanno scattare passioni e ossessioni che sembrano potersi lavare solo col sangue. Mancano pochi giorni a Capodanno, la fine e l’inizio dell’anno e di qualunque cosa: le rondini sono tornate a Napoli in questo inverno stranamente caldo, ecco il teatro Splendor, una coppia di cantanti famosi di varietà, la Canzone Sceneggiata napoletana, una pistola che uccide invece di sparare a salve, la canzone “Rundinella”, i sentimenti travolgenti che portano a una conclusione tragica, perfino a sparare allo stesso Ricciardi… 
Niente paura, il commissario è ancora vivo e ci saranno ancora due libri che lo vedranno protagonista, promette Maurizio De Giovanni, poi la serie finirà e suoi personaggi torneranno ad avere la libertà di vivere come vogliono, anche se proprio l’autore dice che mentre scrive gli prendono la mano, hanno una loro autonomia, si creano durante la scrittura...sono vivi.
Vivi come una bellezza che vuole arrestare il tempo
«Simile a una rosa, rossa fiera e meravigliosa, che, deposta sulle assi di legno, perde petali e foglie, morendo… La rondine, vedi, può restare dietro il sipario. Può morire. Che accadrà agli altri sogni, quando lei non volerà più e la rosa avrà perso i suoi petali? Che fine faranno?»
Il sipario rosso sangue scende piano, tornando a separare il sogno dalla realtà: lo spettacolo è terminato e la rondine, seguendo il suo sogno, è tornata, alla fine di un anno per vedere appena per un attimo un nuovo inizio..


Rondini d'inverno - copertina

Rondini d'inverno

Il Natale è appena trascorso e la città si prepara al Capodanno quando, sul palcoscenico di un teatro di varietà, il grande attore Michelangelo Gelmi esplode un colpo "di pistola contro la giovane moglie, Fedora Marra. Non ci sarebbe nulla di strano, la cosa si ripete tutte le sere, ogni volta che i due recitano nella canzone sceneggiata: solo che dentro il caricatore, quel 28 dicembre, tra i proiettili a salve ce n'è uno vero. Gelmi giura la propria innocenza, ma in pochi gli credono. La carriera dell'uomo, già in là con gli anni, è in declino e dipende ormai dal sodalizio con Fedora, stella al culmine del suo splendore. Lei, però, così dice chi la conosceva, si era innamorata di un altro e forse stava per lasciarlo. Da come si sono svolti i fatti, il caso sembrerebbe già risolto, eppure Ricciardi è perplesso. Mentre il fedele Maione aiuta il dottor Modo in una questione privata, il commissario, la cui vita sentimentale pare arrivata a una svolta decisiva, riuscirà con pazienza a riannodare i fili della vicenda. Un mistero che la nebbia improvvisa calata sulla città rende ancora più oscuro, e che riserverà un ultimo, drammatico colpo di coda.

di Maurizio De Giovanni | Einaudi | Giallo
ISBN 978-8806225544 | cartaceo 16,15€ | ebook 9,99€


Dello stesso autore:

Tiziana Viganò

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Come le donne, PM Edizioni.
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Recensione: Biglietto di terza classe, il romanzo storico di Silvia Pattarini

Recensione: Biglietto di terza classe, il romanzo storico di Silvia Pattarini

Recensione: Biglietto di terza classe, il romanzo storico di Silvia Pattarini

Libri Recensione di Tiziana Viganò. Biglietto di terza classe di Silvia Pattarini (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta accanto). La migrazione di milioni e milioni di italiani dalla seconda metà dell’Ottocento alla prima guerra mondiale, la storia di Lina, che attraversa l'oceano in terza classe per raggiungere La Merica.

Un bel romanzo storico che parla di un argomento attualissimo, la migrazione: non quella di cui sentiamo parlare tutti i giorni, dall’Africa e dal Vicino Oriente, ma quella di cent’anni fa, quando i protagonisti erano italiani ed europei. Fuggivano dalla miseria, dalla fame e dalla mancanza di speranze nel futuro: con la loro valigia piena di sogni affrontavano un viaggio difficilissimo e pieno d’incognite. Un movimento migratorio che coinvolse milioni e milioni di italiani dalla seconda metà dell’Ottocento alla prima guerra mondiale. E quanti i morti durante le traversate in Atlantico, a volte su carrette del mare che affondavano col loro carico umano senza che si venisse a sapere più nulla dei passeggeri, o per incidenti, o per malattie a bordo, dove venivano trasportati come animali, in condizioni igieniche disastrose.

La storia si ripete, da sempre, da quando l’uomo primitivo ha cominciato a colonizzare il mondo, migrando.

E gli uomini non ricordano mai il passato, troppi italiani hanno dimenticato che i loro nonni e bisnonni erano migranti…
Silvia Pattarini descrive le miserie e i molti ostacoli che gli italiani incontrarono in un mondo così diverso, che rifiutava e disprezzava gli stranieri poveri; racconta la forza e la determinazione nel migliorare il proprio stato con il duro lavoro per poter raggranellare, nonostante lo sfruttamento oggi impensabile, i soldi per tornare in Italia e comprare magari una casa e un pezzo di terra da coltivare.
Perché si migra sempre per poter tornare.

Lina è la protagonista delle vicende.

La bisnonna della scrittrice, che molti anni dopo il ritorno in patria, nel 1919, ritrova con la nipote il biglietto di terza classe della nave che la riportò a Rivergaro, il paese della Val Trebbia da dove era partita nel 1904.
La narrazione corre rapida e fluida, segue la cronologia degli avvenimenti, ricorda il lungo viaggio per imbarcarsi, le procedure per entrare negli Usa con la sosta a Ellis Island, le meraviglie di New York e le sue miserie, i gangster, gli scioperi del 1908 e l’incendio della fabbrica di “camicette bianche”, le shirtwaist, nel 1911 (che portò a istituire la festa della donna). Ma racconta anche ciò che di moderno e mai visto in Italia poteva mostrare l’America, dall’ice cream al telefono al jazz, ascensori, ponti di ferro, grattacieli e tante altre meraviglie.

Biglietto di terza classe è un libro che fa riflettere, oggi più che mai.

La Grande Storia e la storia personale della bisnonna della scrittrice sono ampliate dalla sua fantasia, arricchite di vicende e personaggi, ma la documentazione e i precisi riferimenti storici lo rendono una piacevole e appassionante lettura che insegna molte cose a tutti e potrebbe essere un utile strumento anche per le scuole.

Biglietto di terza classe

di Silvia Pattarini
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Romanzo storico
ISBN 978-8833669502
Ebook 2,99€
Cartaceo 18,00€

Sinossi

Lina ha poco più di vent’anni. Per sfuggire alla miseria lascia la sua Valtrebbia, si imbarca sulla Prinzess Irene per New York, inseguendo il sogno di una vita migliore.
Il viaggio in mare aperto non è confortevole ma pieno di insidie e di pericoli.
Il 25 febbraio 1904 sbarca a Ellis Island – L’isola delle lacrime. Dopo umilianti controlli l’attende la estenuante ricerca di un lavoro, la non facile esistenza da cittadina americana. Non sa ancora cosa il destino ha in serbo per lei e per chi le sarà a fianco: affronta le contraddizioni di un grande paese, la lotta per i diritti della donna, lo sfruttamento del lavoro minorile. Troverà l’amore della sua vita, ma dovrà pagarlo a caro prezzo.



Tiziana Viganò
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