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Ricette dai libri: Samosa di verdure, da Con la mia valigia gialla

Ricette dai libri: Samosa di verdure, da Con la mia valigia gialla

Ricette dai libri: Samosa di verdure, da Con la mia valigia gialla

Lifestyle Ricette dai libri. Samosa di verdure: fagottini fritti ripieni di verdure da Con la mia valigia gialla di Stefania Bergo.

Il cibo entra molto spesso a far parte della trama di un libro. A volte solo come dettaglio, altre diviene protagonista al pari dei personaggi. Basti pensare agli scones di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, a Gli arancini di Montalbano di Andrea Camilleri, o ai Pomodori verdi fritti di Fannie Flagg.

La ricetta di oggi esce dalle pagine di Con la mia valigia gialla di Stefania Bergo: samosa di verdure.

Riso scotto e carote lesse non mancano mai, così come il sukumawiki − letteralmente spingiavantilasettimana, era inizialmente il cibo dei più poveri, consumato durante la settimana per riuscire ad arrivare al week end, quando tra i pasti era previsto anche il companatico − una verdura a foglia larga simile agli spinaci, che viene tagliata in sottilissime striscioline e poi stufata con cipolla e mangiata con una specie di polenta bianca, insapore, l’ugali. Tra le minestre ci sono il githeri, con fagioli neri − quasi sempre troppo al dente – patate, mais e qualche pomodoro, e i green grams, una minestrina di piccoli piselli schiacciati simili alle lenticchie. Per accompagnare la carne c’è il kachumbali, un’insalata di pomodori a pezzetti con aggiunta di cipolla fresca e peperoncino. I miei preferiti sono i samosa, degli involtini triangolari fritti ripieni di carne di maiale o pollo, cipolla e cavolo − un po’ come gli involtini primavera − speziati con peperoncino piccante o curry. C’è anche la variante con le patate, che non ho ancora capito se sia tipica di qui o un’idea di Dorkas per accontentare i volontari vegetariani.
[...] Il profumo della capra stufata è davvero delizioso, anche se il contenuto della pentola è totalmente incognito, avvolto dall’ombra. Ognuno di noi immerge la mano alla cieca e si serve. Con un cucchiaio cerco di accaparrarmi anche un po’ di sugo in cui inzuppare l’ugali, la polenta, che è asciutta come una fetta di pane vecchio. Mentre prendo anche un po’ di sukumawiki, la mia attenzione viene catturata da una nuvola di insetti che si stanno raggruppando attorno alle torce, l’unica fonte di luce che spazza il buio. Sento il frullo delle ali delle falene e dei grossi coleotteri che vanno a sbattere contro i rami dell’ombrellone. E poi cadono chissà dove. Ed è proprio il dove che comincia a preoccuparmi, mi dico, osservando la pentola scoperta con la capra in umido. Stefania Bergo, Con la mia valigia gialla


Ricetta etnica vegan

Samosa di verdure


Ingredienti:

IMPASTO

  • 170 g di farina
  • 4 cucchiai di olio di semi
  • sale
  • 1 dl scarso di acqua

RIPIENO

  • 160 g di piselli
  • 4 patate lessate
  • 1 peperoncino verde fresco piccante
  • 1 cipolla
  • 4 cucchiai di olio
  • 3 cucchiai di prezzemolo
  • 1 cucchiaio di zenzero fresco grattugiato
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaino di coriandolo in polvere
  • 1 cucchiaino di cumino in polvere
  • 1 pizzico di peperoncino rosso in polvere
  • 1 cucchiaino di garam masala
  • 2 cucchiai di succo di limone
  • olio di semi di arachide per friggere


Difficolatà: media. Preparazione + cottura:1 ora e 45 minuti. Dose: 12 pezzi

La samosa è un popolare antipasto e snack pakistano diffuso in tutta l'Asia centro-meridionale, nella penisola arabica, arrivando oltre il mediterraneo fino nel Corno d'Africa, Nordafrica e Grecia. Consiste generalmente in un guscio triangolare di pasta di farina, fritto o al forno, farcito principalmente con patate ma anche con cipolle, piselli, lenticchie, formaggio, carne di manzo o pollo e varie spezie locali come peperoncino o coriandolo. Le dimensioni e la consistenza del ripieno variano a seconda della cultura o del paese dove la samosa viene preparata.

PREPARAZIONE

In una capiente ciotola mischiate farina e un po' di sale, unitevi l'olio e lavorate gli ingredienti in modo da ottenere un composto sbriciolato.
Aggiungete l'acqua poco alla volta e cominciate a lavorare l'impasto – non deve risultare troppo morbido. Mettete il tutto sulla spianatoia ed impastate energicamente per circa 10 minuti. Avvolgete l'impasto in un pezzo di pellicola e riponete in frigorifero per circa un'ora.
Nel frattempo, affettate la cipolla e fatela imbiondire in poco olio. Aggiungete lo zenzero, il peperoncino verde tritato, i piselli, il prezzemolo e circa 5 cucchiai di acqua. Coprite col coperchio e fate cuocere a fuoco medio per 10 minuti.
Unite anche le patate tagliate a pezzetti, le spezie, il succo di limone, salate, mescolate bene e fate cuocere ancora per 5 minuti. Spegnete e lasciate raffreddare.
Riprendete la pasta, lavoratela ancora per un minuto e dividetelo in circa 12 piccole sfere. Ricavate un disco di circa 15 cm di diametro da ogni pezzo di pasta e tagliatelo a metà con un coltello. Ripiegate ogni mezzo disco in modo da formare un cono – sigillate bene i bordi ripiegati inumidendoli con un poco d'acqua.
Farcite i samosa con il ripieno di verdure e chiudeteli ripiegando anche il lembo di pasta superiore – con le dita ben inumidite pizzicate bene il bordo in modo da evitare che fuoriesca il ripieno.
Mentre preparare i samosa fate scaldare abbondante olio. Immergetevi i fagotti in un solo strato e fateli dorare a fuoco medio da entrambi i lati. Serviteli ancora caldi.
Buon appetito!

SE AVETE FRETTA O POCA PAZIENZA

Per chi ha poco tempo o non ha voglia di preparare anche la pasta dei samosa, vi consiglio di acquistare la pasta fillo pronta già stesa. In commercio ce ne sono di varie marche.

Ricette dai libri: Samosa di verdure, da Con la mia valigia gialla di Stefania Bergo


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Sogliola alla crema bianca da Una stanza tutta per sé, di Virginia Woolf

Sogliola alla crema bianca da Una stanza tutta per sé, di Virginia Woolf

Sogliola alla crema bianca: la ricetta

Lifestyle Ricette dai libri. Sogliola alla crema bianca da Una stanza tutta per sé, di Virginia Woolf.

È strano che i romanzieri abbiano l’abitudine di farci credere i pranzi invariabilmente memorabili a causa di qualcosa di molto spiritoso che vi si è detto, o di qualcosa di molto saggio che vi si è fatto. Ma di rado spendono una parola su ciò che vi si è mangiato. Fa parte della convenzione narrativa non menzionare né la minestra, né il salmone, né l’anatra novella, come se la minestra e il salmone e l’anatra non avessero assolutamente importanza, come se nessuno fumasse mai un sigaro né bevesse un bicchiere di vino. Qui tuttavia mi prenderò la libertà di sfidare quella convenzione e di raccontarvi che in quella circostanza la colazione ebbe inizio con le sogliole, distese in un piatto fondo, sul quale il cuoco del college aveva sparso uno strato della più candida crema, per quanto segnata qua e là da macchie brune, come le macchie sui fianchi di un daino. Dopodiché vennero le pernici, ma se questo vi suggerisce un paio di uccelli pelati e scuri su un piatto, vi sbagliate. Le pernici, molte e varie, arrivarono con tutto il loro seguito di salse e insalate, quelle amare e quelle dolci, ciascuna nell’ordine dovuto; con le loro patate, sottili come monete, ma meno dure; i loro cavolini, fogliati come bocci di rose, ma più succulenti. E non era ancora finito l’arrosto col suo seguito, che già il silenzioso cameriere, forse lo stesso bidello in una manifestazione più mite, ci posava davanti, avvolto da tovagliolini, un dolce che si innalzava tutto zucchero dalle onde. Chiamarlo budino e collegarlo col riso e la tapioca sarebbe stato un insulto.

Una stanza tutta per sé
di Virginia Woolf
Feltrinelli
EAN 9788807900600
cartaceo 7,65€.
Tempo totale preparazione + cottura: 1 ora
Difficoltà: media
Porzioni: 4 persone

INGREDIENTI
4 sogliole
100 g di farina
Sale grosso e pepe nero q.b.
2 cucchiai di burro
2 cucchiai di olio vegetale


Per la crema
1 cucchiaio di burro
2 spicchi di aglio
1 scalogno
150 ml dry vermouth
150 ml brodo di pesce (o vegetale)
120 ml panna
2 cucchai di capperi


PREPARAZIONE
Innanzitutto, preparare il pesce. Disporlo con la parte scura verso l’alto e fare un taglio attraverso la pelle, perpendicolare alla colonna vertebrale, appena sopra la coda. Tirare indietro la pelle, lentamente, con la punta del coltello per aiutarvi a iniziare. Una volta che avrete tolto un pezzo di pelle abbastanza grande da afferrare, strofinare un po 'di sale grosso sulle le dita e prendete saldamente la pelle con una mano. Tenete ferma la coda con l’altra mano e tirare indietro la pelle, prestando particolare attenzione una volta che si raggiunge la testa. Capovolgere il pesce e ripetere con la pelle chiara sull'altro lato.
Mettere il pesce da parte per un attimo mentre preparate la salsa.
Tritare finemente l'aglio e lo scalogno. Mettete una casseruola di medie dimensioni sul fuoco medio-basso e sciogliete il burro per la salsa. Aggiungete l'aglio e lo scalogno e cuocete per 2-3 minuti.
Versare il vermouth e lasciate sfumare finché il liquido si riduce della metà. Aggiungere il brodo di pesce e, ancora una volta, fate ridurre il liquido della metà.
Togliere dal fuoco, filtrare la salsa (scartando l'aglio e lo scalogno) e mescolare la panna e i capperi. Riportare la salsa di nuovo nella pentola, pronta per essere scaldata una volta pronto il pesce.
Mettere la farina per il pesce in una ciotola poco profonda e aggiungere una macinata di pepe. Spargere una presa di sale su ogni lato del pesce. Mettere il pesce nella farina e poi capovolgerlo, in modo che entrambe le parti siano leggermente coperte di farina.
Posizionare un tegame largo sul fuoco medio. Scaldare l'olio, quindi aggiungere il burro e, una volta che il burro è sciolto, aggiungere il pesce (n numero variabile a seconda della capienza della padella). Cuocere per circa quattro minuti, fino a doratura, quindi capovolgere con attenzione. Cuocere per altri quattro minuti sul secondo lato. Se non è possibile mettere tutti i pesci in padella nello stesso momento, ripetere la cottura con gli altri e mantenere quelli pronti in forno, a bassa temperatura, per tenerli al caldo.
Posizionare il pesce su piatti individuali e scaldare la salsa. Servite ben caldo.

Puoi trovare tante altre ricette nel nostro libro di ricette L'appetito vien leggendo. Ricette dai libri
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[Libri] L'appetito vien leggendo, ricette dai libri, de Gli Scrittori della Porta Accanto, pag. 69 | #106

[Libri] L'appetito vien leggendo, ricette dai libri, de Gli Scrittori della Porta Accanto, pag. 69 | #106

"L'appetito vien leggendo, ricette dai libri" - Gli Scrittori della Porta Accanto - copertina

L'appetito vien leggendo, ricette dai libri, de Gli Scrittori della Porta Accanto, collana Gli Scrittori della Porta Accanto, 2017. Dall'antipasto al dolce, una cena e un dopo-cena coi fiocchi grazie alle "ricette letterarie" e alle buone letture.

170 pagine  | cartaceo 9,99€ | ebook 0,99€

CREMA FRITTA
Cubetti di crema pasticciera fritta
(dalla tradizione veneta di "Non tutto è come sembra" di Ornella Nalon)

La crema fritta è golosissima e fa ingrassare solo a guardarla! È un tipico dolce del Carnevale e consiste in cubetti di crema pasticcera, impanata e poi fritta. Se la crema è buona già da sola, riuscite a immaginare come potrebbe essere fritta?

Costo: basso
Preparazione + cottura: 15 minuti
Difficoltà: bassa
Porzioni: 4-5

INGREDIENTI

  • 1 lt di latte
  • 200 g di farina
  • 30 g di amido di mais
  • 200 g di zucchero
  • 8 tuorli
  • Scorza di 1 limone grattugiata
  • 2-3 uova per l'impanatura
  • Pane grattugiato q.b.


PREPARAZIONE
Mettete il latte in una pentola a scaldate con la scorza di limone.
Nel frattempo, in una ciotola capiente, versate i tuorli insieme allo zucchero e mescolate bene, fino a ottenere un composto omogeneo. Unite la farina setacciata con l'amido e poco latte, per fare in modo che il composto si amalgami bene, senza grumi. Quindi, unite il resto del latte, dal quale avrete eliminato la scorza di limone, continuando a mescolare. Rimettete sul fuoco fin quando la crema si addenserà.

~ 69 ~

Quarta di copertina
"L'appetito vien leggendo, ricette dai libri" de Gli Scrittori della Porta Accanto.

Ricette facili e originali per aiutarvi a sbizzarrirvi in cucina e stupire con piatti regionali o etnici.
Non si tratta del solito ricettario, bensì di un insieme di ricette provenienti da diverse regioni, paesi ed epoche, ispirate o descritte nei nostri libri. Perché cucinare sempre gli stessi piatti quando si può creare qualcosa di speciale, diverso e gustoso, magari attingendo a ricette regionali italiane, africane, dominicane, greche, medievali?
Sarà un’esperienza fantastica, qualcosa che non solo vi farà venire l’acquolina in bocca ma vi invoglierà a leggere i libri che parlano di queste ricette. Dieta mediterranea, vegana, senza lattosio e senza glutine, tra le 48 ricette tratte dai nostri libri e una nuova appendice di sei ricette tratte da romanzi celebri, come la torta al pistacchio e rose ispirata ad "Assassinio sull’Orient Express" di Agatha Christie o la zuppa di Bridget Jones. Dall'antipasto al dolce, potrete preparare una cena coi fiocchi grazie alle nostre "ricette letterarie".
Mettetevi ai fornelli e seguite i passi delle varie ricette suggerite. Così poi, dopo che tutti i commensali si saranno complimentati con voi per il menù insolito proposto e voi sarete soddisfatti e con la pancia piena, potrete dedicare qualche ora alla lettura di uno di questi libri e ritrovare tra le pagine gli stessi sapori e gli stessi odori che avrai sentito gustando i piatti cucinati.

48 ricette dai libri di:
Valentina Gerini - "Volevo un marito nero" & "La notte delle stelle cadenti"
Stefania Bergo - "Con la mia valigia gialla"
Tamara Marcelli - "Il sogno dell'isola"
Ornella Nalon - "Oltre i confini del mondo" & "Non tutto è come sembra"
Silvia Pattarini - "Biglietto di terza classe"
Elena Genero Santoro - "Perchè ne sono innamorata"
Renata Morbidelli - "Astéris: la Prescelta"
Samantha Terrasi - "Ti aspetto"
Francesca Gnemmi - "Il tempo delle lucciole"
Tiziana Viganò - "Come le donne"


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Horiàtiki salàta da Volevo un marito nero, di Valentina Gerini

Horiàtiki salàta da Volevo un marito nero, di Valentina Gerini

Horiàtiki-salàta-cucina-greca-ricette

Lifestyle Ricette dai libri. L'insalata greca di Volevo un marito nero, di Valentina Gerini. Un'escursione tra i sapori dell'isola.

Avevamo fatto anche un’escursione in caicco per visitare le piccole isole vicine a quella di Kos, isole che durante l'inverno vanno in letargo e sulle quali vivono solo poche centinaia di persone, su alcune addirittura solo cinquanta. Le tipiche case bianche dai tetti squadrati, con le finestre bordate di azzurro e le scale che collegano le strade alle terrazze, caratterizzavano quelle isolette. Antichi paesini dalle strette stradine si ergevano sulle scogliere delle isole e in alcuni si poteva girare solo con gli scooter o con asini.
I minuscoli ristoranti che costeggiavano le coste avevano non più di tre tavolini in legno con semplici tovaglie di plastica ed erano gestiti da famiglie che da generazioni vivevano di pesca e turismo. La cucina era ottima: pesce e formaggi freschi, molto fritto ma anche tanta insalata e verdure. Si beveva molta birra come in Repubblica Dominicana, ma gli alcolici più diffusi erano sicuramente il vino Retzina, un vino bianco tipico greco che viene fatto fermentare in botti ricoperte di resina, la quale conferisce un sapore particolare al vino, veramente unico; e l'Ouzo, una specie di grappa dal sapore di anice, molto forte.

Volevo un marito nero
Tempo totale preparazione + cottura: 10 min
Difficoltà: facile
Porzioni: 4 persone

L'insalata greca è un piatto ricco e fresco, adatto per un clima caldo come quello estivo. Solitamente i greci non mettono foglie dentro questo piatto, ma una serie di ingredienti freschi e croccanti tagliati a fettine.

INGREDIENTI
6 pomodori
1 cetriolo
1 cipolla
2 cucchiai di olive
200 g feta
Origano
1-2 paksimadi (crostini duri, asciutti)
Sale q.b. Olio extravergine d’oliva
1 peperone


PREPARAZIONE
Tagliate i pomodori e i cetrioli a cubetti e poneteli in un’insalatiera.
Affettate la cipolla e il peperone e aggiungeteli alle olive e ai crostini spezzettati.
Aggiungete la feta, precedentemente tagliata a cubetti.
Insaporite il tutto con l’origano, aggiungete sale a piacere e condite generosamente con olio di oliva.

Puoi trovare tante altre ricette nel nostro libro di ricette L'appetito vien leggendo. Ricette dai libri
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Risott pere e mostarda da Come le donne, di Tiziana Viganò

Risott pere e mostarda da Come le donne, di Tiziana Viganò


Lifestyle Ricette dai libri.


C’è un luogo dove la Natura si è soffermata a dipingere la Bellezza.
C’è qualcosa di magico nell’atmosfera di quell’acqua che riflette il colore del cielo, spesso nuvoloso e piovoso, grigio come le vecchie pietre di cui sono fatte le costruzioni, scavate dalle montagne lì vicino. Ma quando si apre all’azzurro e al sole è uno dei posti più belli del mondo.
E’ un borgo molto piccolo, con origini lontane nel tempo, arroccato attorno a un edificio severo e a una chiesa antichissima, fatta di lastre di pietra scolpite dai maestri scalpellini, veri artisti dell’Anno Mille, e decorata con affreschi che nella semplicità dei tratti rivelano anche la rudezza della vita di allora: un luogo consacrato, dove riposano le spoglie di un Santo eremita. Intorno, sulle rive, sobrie case con giardini e darsena, nascoste dalla vegetazione e dalle mura, fanno intuire bellezze interne riservate a pochi e circondano, come una cinta di difesa, il nucleo sacro del villaggio.
C’era una volta, dove ora c’è ordine, serenità e quieta bellezza, un cumulo di rovine coperte dalla vegetazione invasiva. Una multinazionale del turismo aveva proposto di trasformare il borgo in un luogo di vacanze e di centri benessere, snaturandolo completamente e offendendo la sacralità di quelle vecchie pietre. Ma un uomo lungimirante ebbe l’ispirazione di donare quel posto a un gruppo di donne. Queste erano guidate da una persona speciale, con una vitalità e un coraggio non comuni, con l’energia di chi sa muovere il mondo con la forza dell’amore: aveva capito che quel luogo sarebbe diventato un faro per tanti altri che sarebbero stati attratti dalla luce proveniente da quella fonte misteriosa.
 >> scheda del libro.

RISOTT PERE E MOSTARDA

Risotto pere e mostarda

Tempo totale preparazione + cottura: 30 min
Difficoltà: bassa
Porzioni: 1

È decisamente un piatto unico questo ricco e meraviglioso risotto di tradizione lombarda con un pizzico di creatività.
Chi ama i sapori forti usi il gorgonzola, chi è attenta alla linea elimini noci e mostarda ma… che peccato!
Perfetto anche per le feste, diminuendo un pochino la quantità, ben compensata dagli altri piatti molto nutrienti dei pranzi: la decorazione dolce-piccante con la mostarda conferisce un tocco speciale.

INGREDIENTI
70 gr di riso carnaroli
40 gr di taleggio della Valsassina
1 pera abate
15 gr di grana padano grattugiato
15 gr di burro
Brodo vegetale
1 spruzzata di vino bianco secco
2 -3 noci
Pepe nero macinato al momento

Mostarda di Cremona


PREPARAZIONE

Con la metà del burro fai rosolare la pera tagliata a cubetti: toglila dalla pentola e tienila da parte, poi nella stessa pentola a secco tosta il riso, sfumalo col vino, lascialo evaporare, poi aggiungi il brodo a poco a poco, mescolando spesso. Dopo 15 minuti unisci le pere e, quando il riso è ancora ben al dente toglilo dal fuoco, unisci taleggio a cubetti, burro e parmigiano, manteca con energia. Se necessario unisci qualche cucchiaio di brodo caldo perché rimanga molto morbido e cremoso: il formaggio si rapprende molto e in fretta, mentre il vero risotto lombardo deve rimanere all’onda e adagiarsi mollemente sul piatto.
Servi sul piatto individuale con una spolverata di noci sbriciolate grossolanamente, pepe nero macinato al momento e decora con fettine di mostarda di Cremona, pere, pesche o albicocche.




Puoi trovare tante altre ricette nel nostro libro di ricette 
L'appetito vien leggendo. Ricette dai libri.
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Biscottini della nonna da Ti aspetto, di Samantha Terrasi

Biscottini della nonna da Ti aspetto, di Samantha Terrasi


Lifestyle Ricette dai libri.


«Toc Toc, Nina si può?».
«Sì nonna, entra, sto studiando».
«Nina, piccola mia, non puoi continuare a studiare anche d’estate, esci con le tue amiche, bambina mia».
«Nonna, non ti preoccupare. Studio un po’ e poi esco con Arianna, mi deve raccontare un sacco di cose su Matteo».
«Arianna è una cara ragazza».
«Sì nonna, ma lei ora è innamorata e pensa solo a
lui».
«È normale bambina mia, l’amore fa sognare. Vieni,
mettiti sul letto che ti pettino i capelli come quando eri bambina».
«Sì nonna... Ho voglia di tornare bambina».
Nina chiude gli occhi e sente il profumo dell’infanzia. Ripensa a quando le cose da bimbi ti sembrano così difficili e non sai da che parte prenderle e invece quando cresci ti sembrano così piccole e così facili.
«Nonna, mi parli della mamma?».
«Sì, Nina... Cosa vuoi sapere di tua madre?».
«Perché è andata via?».
Nina riapre gli occhi. La nonna si ferma a metà altezza, non porta la spazzola fino in fondo, rimane sospesa in quella domanda.
«Nina perché lo vuoi sapere?».
«Nonna, io non te l’ho mai chiesto. In tutti questi anni ho cercato di pensare, di riflettere e quando ero piccola tutto mi sembrava più grande di me. Ora vorrei capire il perché. Ora ne ho bisogno per capire me stessa»
 >> scheda del libro.
BISCOTTINI DELLA NONNA
Biscottini al latte

Tempo totale preparazione + cottura: 1 ora
Difficoltà: media
Porzioni: 24 biscotti

Semplici come le parole della nonna di Nina che le racconta della madre. I biscotti al latte profumano d’infanzia. Quella di Nina che non ha vissuto. Sono i biscotti della colazione, della tradizione e della famiglia. Profumano per giorni e durano anche d’estate nei barattoli ermetici.

INGREDIENTI
500 gr di farina
2 uova
150 gr di burro
125 ml di latte
Scorza di limone
150 gr di zucchero semolato
1 bustina di lievito


PREPARAZIONE

Amalgama il burro con lo zucchero (non tutto, tieni 3 cucchiai da parte per spolverizzare i biscotti) e la scorza di limone. Aggiungi le uova ed amalgamale al composto, poi la farina setacciata con il lievito, aggiungendo a poco a poco anche il latte. Otterrai un composto simile ad una frolla, ma molto più morbido. A questo punto mettilo a riposare nel freezer per 15 minuti, così da indurirlo leggermente, in modo da stenderlo meglio. Per stenderla aiutati con due fogli di carta trasparente.
Taglia con un tagliapasta in pezzi piuttosto grandi. Vanno bene pezzi anche molto irregolari… la nonna non badava a queste cose! Adagiali su una teglia coperta da carta forno o dell’alluminio e spolverali con lo zucchero semolato. Cuoci a 190 – 200°C per circa 30 minuti, finché non saranno dorati.




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Crostata di nonna Stella da Il tempo delle lucciole, di Francesca Gnemmi

Crostata di nonna Stella da Il tempo delle lucciole, di Francesca Gnemmi


Lifestyle Ricette dai libri.


Quel giorno aveva dato il meglio di sé, stupendo tutti. Si era alzata all’alba per tirare la pasta per gli anolini, il cui ripieno era stato preparato nelle giornate precedenti secondo la tradizione, con stracotto di carne cucinato a fuoco lento, finché la carne quasi si scioglieva. Al ripieno aveva poi aggiunto uova e formaggio grattugiato. Il secondo era un succulento ‘cappello del prete’, anche questo preparato in anticipo seguendo rigorosamente la ricetta tradizionale, secondo la quale i resti del muscolo della coscia del maiale dopo la lavorazione del Culatello, venivano tritati come si usava anche per lo zampone e insaccati nella cotenna del maiale a forma triangolare.
Non si era fermata qui. A nonno Luciano avevano regalato un gigantesco pesce gatto, che era finito in pentola in un ottimo intingolo di pomodoro che, usato per fare la scarpetta, era delizioso.
Il pane fatto in casa lasciava un sapore inconfondibile e l’ingordigia di mangiarne oltre il necessario era facile a venire. Infine erano passati al dolce.
La torta di nonna Lia aveva lasciato tutti senza parole. Il suo profumo si sentiva da lontano, inondava l’aria di un aroma dolce e a tratti asprigno che faceva venire l’acquolina in bocca, nonostante l’innegabile sazietà. Era impossibile non lasciarsi ingolosire da questa specialità di stagione. La crostata di visciole infatti la si poteva gustare solo in quel periodo dell’anno e la marmellata fresca fatta con i frutti appena raccolti non aveva eguali. La pasta sapeva di burro e di uova, e lo zucchero che la rendeva dolce e appetitosa, contrastava con la nota aspra dei frutti. Ne preparò una teglia enorme che bastò a soddisfare tutti loro, compresi un paio di bis, la merenda dei bambini e della maestra che li avevano raggiunti nel pomeriggio e di qualche avanzo per le giornate successive. Un pranzo degno della corte di un re
 >> more info.
CROSTATA DI NONNA STELLA
Crostata con ripieno di strudel

Tempo totale preparazione + cottura: 1 ora e 15 minuti
Difficoltà: media
Porzioni: 8

Questo dolce nasce dal connubio delle tradizioni emiliane e quelle altoatesine. Quando ero piccola, insieme alla mia nonna paterna, alla quale si ispira il romanzo, che termina in un piccolo borgo del Tirolo, preparavo questa torta. La crostata di frolla in Emilia veniva farcita con la marmellata, di visciole o ciliegie in stagionalità, mentre a lei, in ricordo anche della sua giovinezza, piaceva variare questa tradizione utilizzando gli ingredienti dello strudel. Il risultato è ottimo.

INGREDIENTI
Per la frolla
300 gr di farina
150 gr di burro
150 gr di zucchero
2 uova + 1 tuorlo
1 pizzico di sale
Zucchero a velo per guarnire

Per il ripieno
600 gr di mele
2 cucchiai di rum
30 gr di pangrattato
30 gr di zucchero
30 gr di pinoli
30 gr di burro
½ cucchiaino di cannella in polvere
1 punta di coltello di chiodi di garofano in polvere


PREPARAZIONE

Prepara la frolla impastando tutti gli ingredienti fino a formare una palla liscia e omogenea. Avvolgila nella pellicola e lasciala riposare in frigo per mezzora.
Prepara il ripieno: sbuccia e taglia le mele a fettine. In una padella fai sciogliere il burro, versaci il pangrattato e fai tostare. Aggiungi le mele, le spezie, l’uvetta e lo zucchero e lascia sul fuoco un paio di minuti. Lascia freddare.
Stendi poco più di metà della frolla sulla teglia imburrata (cm 26), lasciando i bordi esterni che poi verranno ripiegati su loro stessi.
Distribuisci poi il ripieno sulla pasta lasciando libero un centimetro al bordo. Ricopri con il secondo disco di frolla tirato molto sottile e bucherella la pasta con una forchetta. Risvolta i bordi di frolla in modo da sigillare la torta. Cuoci a 180 °C per mezz'ora circa.
Una volta raffreddata, spolverizza con lo zucchero a velo.




Puoi trovare tante altre ricette nel nostro libro di ricette 
L'appetito vien leggendo. Ricette dai libri.
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Pere sciroppate da Astéris, la Prescelta, di Renata Morbidelli

Pere sciroppate da Astéris, la Prescelta, di Renata Morbidelli

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Lifestyle Ricette dai libri.



Iniziando dal cerchio più esterno, gli invitati lasciarono il Sacro Circolo, seguiti dalle Ancelle e dagli sposi.
Spronando i cavalli, tornarono, a passo di trotto, a palazzo. Al loro arrivo li accolse, invitante, il profumo delle pietanze del banchetto. Man mano che la comitiva si avvicinava alla sala delle feste, si riuscì a distinguere ogni odore. Il cinghiale, cotto in tre modi (arrosto, stufato e salmistrato), quasi con prepotenza sovrastava tutti gli altri odori e solleticava le papille; seguì, stuzzicante, sebbene più delicato, l’invitante profumo del capriolo arrosto; le zuppe di frumento, di ortaggi di stagione e di funghi, confusero e mescolarono i loro aromi; sui contorni, le cipolline in agrodolce trionfavano coprendo ogni altra fragranza.
Entrando nella sala delle feste, gli occhi degli invitati si trovarono di fronte uno spettacolo meraviglioso: piccoli fiori di stoffa, finemente lavorati, avevano trasformato la stanza in un bellissimo giardino; nastri intrecciati di raso di seta colorati con delicate tinte pastello aggiungevano allegria e le orchidee, fiori preferiti della Contessina, messi al centro di ogni tavola, davano un tocco romantico all’atmosfera, già carica d’amore e di gioia.
 >> il libro.

PERE SCIROPPATE

Pere sciroppate al vino

Tempo totale preparazione + cottura: 45 minuti
Difficoltà: bassa
Porzioni: 4-6

A seguito di pranzi o cene particolarmente ricchi, al termine dei quali potremmo essere troppo sazi per torte elaborate, non si possono di certo rifiutare le pere sciroppate al vino rosso. Un dessert economico e gustoso adatto a ogni stagione. La ricetta originale è anche per altri tipi di frutta fresca (ciliegie, prugne…).

INGREDIENTI
1 kg di pere
100 gr di zucchero
Burro (a piacere)
150 ml di vino rosso
Acqua di rose, cannella, farina di mandorle q.b.


PREPARAZIONE

Dopo aver pulito le pere, tagliatele in quattro parti per la lunghezza e togliete il torsolo. Portate ad ebollizione il vino rosso insieme al burro, allo zucchero, all'acqua di rose e alla cannella. Immergetevi le pere e fatele cuocere per 20-30 minuti fino a che non abbiano preso un bel colorito rosato.
Una volta scolate le pere, nel brodo di cottura aggiungete farina di mandorle, zucchero (se necessario), quindi fate bollire sino ad ottenere una crema dalla giusta densità (volendo, potete aggiungere un liquore aromatizzato). Versate questa crema ben calda sulle pere già raffreddate in precedenza e servite.





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Seadas da Il sogno dell'isola, di Tamara Marcelli

Seadas da Il sogno dell'isola, di Tamara Marcelli

Seadas: la ricetta

Lifestyle Ricette dai libri. Seadas da Il sogno dell'isola, di Tamara Marcelli: dolce di semola sardo legato alla tradizione pastorale dell’Isola, da accompagnarsi preferibilmente con un vino bianco.


Destinazione prossima.
L'Isola, la mia isola. La mia isola blu, il mio mare intenso e cristallino.
Trasparenze accecanti.
L'immagine e la sensazione di me che nuotavo in quelle acque in cui sembra di volare, di essere leggerissima, mi vagava in testa.
Lì, nuotando tra quelle acque indescrivibili mi è sempre sembrato che il mio costante disagio legato al peso sparisse.
Di questo avevo bisogno. In quel preciso momento della mia vita mi serviva sentirmi leggera e a mio agio. Indipendente.
L'Isola, come dice Lawrence “che non assomiglia a nessun luogo, essa sta fuori, sta fuori dal cerchio della civiltà… un mondo fuori dal tempo… L’Isola”, è un’altra cosa. Incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa.
È stata la mia fortuna. A quel bivio ho scelto la strada meno ovvia, forse più difficile e ora sono qui con tutto quel che è successo dopo. Quest’isola o la ami o la odi, non ci sono mezze misure. Ma se la ami, se la senti viva dentro di te, se ti accende con paesaggi selvaggi e semplicemente naturali, sa trasportarti lontano con la fantasia, con le mille leggende. Sa colpirti al cuore con i discorsi e la semplicità delle persone del posto, sa rubarti un’emozione di fronte ad un mare stupendo e a montagne che non ti aspetti.
O la ami o la odi, ma se la ami non puoi starne lontana… un po’ come me.
Sì, quest'Isola selvaggia e nervosa sono proprio io.

Il sogno dell'isola
di Tamara Marcelli
Gli Scrittori della Porta Accanto
ISBN 9788827519424
>> il libro
>> cartaceo 9,99€
>> ebook 2,99€


SEADAS

Dolce di semola sardo

Tempo totale preparazione + cottura: 3 o più ore
Difficoltà: media
Porzioni: 4

Dolce originario di alcune zone precise della Sardegna. È chiaramente legato alla tradizione pastorale dell’Isola e rispecchia perfettamente lo spirito di questa terra meravigliosa, ancora selvaggia e naturale. Da accompagnarsi preferibilmente con un vino bianco, non eccessivamente dolce, tipo Vermentino di Gallura DOCG, Moscato di Sardegna, Anghelu Ruju, Perda Pintà o il Sorilis Conca di Olevà. Suggerisco questo piatto per avvicinarsi alla tradizione culinaria sarda che, come dico e scrivo spesso, è un mondo a parte! A fine pasto consigliamo di gustare un buon liquore Mirto.

INGREDIENTI
Per l’impasto
150 gr di farina 00
150 gr di semola di grano duro
30 gr di strutto o burro
un pizzico di sale
acqua tiepida

Ripieno
500 gr di formaggio di pecora fresco (primo sale) o altro tipo dolce
buccia di 2 arance o di limone (a piacere)
Miele a piacere (o zucchero)
Olio per friggere, preferibilmente extravergine d’oliva


PREPARAZIONE

Prima di iniziare con la preparazione, tenere il formaggio fresco (primo sale) fuori dal frigo per qualche ora lasciandolo a temperatura
ambiente. È necessario per renderlo leggermente acido (se riscaldato, fila). Procedi al taglio grossolano del formaggio e uniscilo con la scorza di limone o arancia grattugiata per farlo insaporire adeguatamente. Se preferisci utilizzare un altro tipo di formaggio (dolce), devi tagliarlo a piccole scaglie sottili (a rondelle) e scaldarlo in una piccola padella in cui avrai versato un po’ di latte intero e la scorza di limone o arancia grattugiata. In Gallura si aggiunge una piccola foglia di menta selvatica che contribuisce a dare al dolce un sapore ancora più antico. In Barbagia e Ogliastra si prepara anche utilizzando la ricotta fresca (di qualche giorno) con abbondante arancia grattugiata e si “ricamano”
i bordi delle Seadas quasi fossero gioielli.
Procedi quindi a preparare la sfoglia con acqua, farina di semola sarda, farina 00 e strutto o burro. Stesa la sfoglia in strisce lunghe e larghe, partendo da uno dei bordi metti una discreta quantità di formaggio a distanza di qualche cm. Ripiega quindi il bordo opposto della sfoglia e, facendo aderire bene tutti i lati, ritaglia con la classica rondella i cerchi ripieni. Fai attenzione al margine esterno del cerchio che ecceda di almeno 3-4 mm il composto interno e che sia ben chiuso: la sfoglia deve aderire al formaggio, eliminando l’aria all’interno.
Scalda dell’olio extra vergine d’oliva in un piccolo padellino antiaderente e, quando è pronto, aggiungi il cerchio ripieno (l’olio non deve ricoprirla completamente). Abbi cura a questo punto di versare sopra delicatamente e costantemente olio bollente con un cucchiaio, evitando di girarla sul lato opposto. A quel punto la neonata Seadas si gonfierà leggermente e assumerà il classico colore dorato: segno che la cottura è avvenuta correttamente.
In un pentolino a parte scalda del miele dolce o amaro a fuoco lento e immergi la Seadas per qualche secondo, provvedendo sempre con un cucchiaio ad irrorare la parte superiore. Toglila dal fuoco e impiattala. Va servita rigorosamente calda.
Alcuni preferiscono sostituire lo zucchero al miele, pertanto andrà fatto caramellare leggermente prima di versarlo sopra alla Seadas.





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Flan di porri da Perché ne sono innamorata, di ElenaG. Santoro

Flan di porri da Perché ne sono innamorata, di ElenaG. Santoro

Lifestyle Ricette dai libri.


Immediatamente la fredda cucina si riempì di tutti i cibi colorati, dei sacchetti e dei barattoli che erano stati acquistati per l’occasione. Patrick mise a disposizione le stoviglie, i coltelli e tutta l’attrezzatura per cucinare, poi iniziò a tagliare verdure e sbucciare cipolle dietro le sapienti direttive di Futura, che dimostrò immediatamente di avere molta dimestichezza in cucina.
Ogni tanto lui si distraeva, dimenticava la verdura, guardava Futura con desiderio, le si avvicinava e la abbracciava da dietro, ma lei, dopo avere risposto con qualche bacio, si rimetteva con serietà all’opera, reprimendo le pulsioni che parimenti provava.
Patrick apparecchiò, servì un aperitivo. Futura portò in tavola il flan di verdure, la pasta al ragù, il brasato con carote saltate e il budino al cioccolato. Tutte specialità tipicamente piemontesi, come le preparava sua madre nell’agriturismo. Lui apprezzò moltissimo ogni portata del menù. Scherzò dicendo che avrebbe desiderato anche un po’ di bagna cauda, ma lei gli rispose di non pensarci neanche.
Mangiarono lentamente gustando ogni piatto e pregustando il dopo.
Si imboccarono a vicenda. Si guardarono intensamente negli occhi.
Quando l’ultimo cucchiaino di budino fu leccato a fondo da Futura, Patrick le prese il volto e lo attrasse al suo. Si baciarono a lungo, prima seduti al tavolo da pranzo, poi avvinghiati sul divano. Poi lui la prese per mano e la condusse nella sua stanza. Riprese a baciarla, sul viso, sul collo, nella scollatura. Le sbottonò la camicetta. Futura fu percorsa da un brivido...
 >> il libro.
FLAN DI PORRI
Con crema al Castelmagno

Tempo totale preparazione + cottura: 60 minuti
Difficoltà: facile
Porzioni: 4 persone

Il Castelmagno è un formaggio tipico della regione Piemonte. Deve il suo nome ad un santuario dedicato ad un soldato romano, che si chiamava Magno, il quale venne perseguitato proprie sulle montagne della zona in cui viene prodotto oggi questo formaggio (la provincia di Cuneo ed in particolare tre comuni: Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana). E’ un formaggio a pasta semidura, prodotto con latte vaccino e, in percentuale minore, anche ovino e caprino.

INGREDIENTI
250 gr porri
100 gr formaggio Castelmagno
250 gr besciamella
100 gr panna da cucina
50 gr burro
1 uovo
sale e pepe bianco q.b.


PREPARAZIONE

Il flan
Privare i porri delle parti verdi, lessare per 5 minuti.
Scolare, tritare e porre in padella con burro e rosolare; salare, pepare e cuocere per alcuni minuti.
Levare dal fuoco, aggiungere besciamella, parte del Castelmagno grattugiato e l’uovo. Mescolare uniformemente e porre in stampini da forno, allineare in teglia e cuocere a vapore, per 40 minuti, a 160°.

La crema al Castelmagno
Porre in pentola Castelmagno spezzettato, noce di burro, panna da cucina e cuocere a fuoco lento, mescolando con cucchiaio di legno, sino ad ottenere un composto morbido. Se la crema risultasse densa, stemperare con latte caldo.

Servire i flan, accompagnati da crema al Castelmagno e guarnire con foglioline, di prezzemolo fresco.





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Pisarei e fasò da Biglietto di terza classe, di Silvia Pattarini

Pisarei e fasò da Biglietto di terza classe, di Silvia Pattarini

Lifestyle Ricette dai libri.


Frugando meglio trovò, nascosto tra due canovacci, del pane raffermo, poi in un angolino scoprì due cotiche. Infine le venne in mano una scatola di conserva di pomodoro. Qualcosa si poteva combinare. Ringraziò il Signore di averla ascoltata.
Dopo qualche ora il reverendo rientrò e aprì la porta della canonica chiamandola, ma il suo olfatto fu immediatamente rapito da un invitante profumino di sugo con fagioli e cotiche.
«Lina! Ho buone notizie per te! Ti ho trovato un lavoro!».
«Davvero? Grazie don Luigi, le sarò eternamente grata! Allora dobbiamo festeggiare!».
«Cos’è questo profumino di buono?».
«Ho preparato un pranzetto coi fiocchi! Nella dispensa ho trovato del pane secco, così vi ho preparato pisarei e fasò! Spero siano di vostro gradimento».
«Di mio gradimento? Altroché se mi piacciono» esclamò il parroco accomodandosi al tavolino, e iniziando a divorare quel piatto povero, fatto con pochi avanzi di pane raffermo e ingredienti semplici, ma ricco di sapore.
«Ma il sugo come lo hai preparato? È squisito» mormorò il curato leccandosi i baffi.
«Ho trovato nella dispensa anche la conserva di pomodoro e due cotiche, il resto è un segreto! In realtà è una ricetta delle suore, me l’hanno insegnata loro quando sono stata in convento» spiegò la ragazza mentre gustavano con un certo appetito quei gnocchetti squisiti.
 >> il libro.
PISAREI E FASÒ
Gnocchetti al sugo di fagioli

Tempo totale preparazione + cottura: lungo
Difficoltà: alta
Porzioni: 6

È una ricetta antichissima che si perde nella notte dei tempi. Piatto tipico della tradizione contadina, è costituito da ingredienti “poveri”. La farina veniva mischiata al pane raffermo avanzato, giusto per non buttare via niente, e si recuperavano gli ingredienti derivanti dalla macellazione del maiale, cotiche, salsiccia, lardo, e abbondanti verdure dell’orto, che non mancavano mai sulla tavola contadina.

INGREDIENTI
Per l’impasto
500 gr di farina
150 gr di pane secco (meglio se raffermo) grattugiato
acqua tiepida

Per il sugo
400gr di fagioli secchi (borlotti o cannellini) lasciati ammollare in acqua almeno una notte
una cipolla
una carota
un pezzo di sedano
250gr di salsa di pomodoro
un bel pezzo di salsiccia “luganega”
una cotica di maiale
un cucchiaio di lardo pesto
olio d’oliva
sale q.b.
formaggio grana grattugiato


PREPARAZIONE

Scottare il pane grattugiato o raffermo in una terrina con un po’ di acqua tiepida, amalgamare con la farina fino ad ottenere un impasto abbastanza morbido, di una consistenza tale che possa essere modellato a piacere. Staccare piccole porzioni e formare delle strisce, spolverizzando con la farina se si attaccano al tavolo da lavoro. Tagliare piccoli tocchetti, grandi più o meno quanto un fagiolo e schiacciarli uno ad uno col pollice, fino ad ottenere la classica forma di gnocchetto. Intanto in un tegame a parte, avremo già preparato il sugo, facendo soffriggere le verdure tritate col lardo pesto e l’olio a cui avremo aggiunto la salciccia spezzettata, tagliare la cotica del maiale a pezzetti e terminare coi fagioli scolati. Cuocere il tutto a fuoco lento almeno una buona ora. Quando tutto si è rosolato a puntino, aggiungere la salsa di pomodoro e continuare la cottura fino a quando quest’ultima si sarà ristretta, avendo premura di aggiungere acqua calda salata qualora il sugo si rapprendesse troppo. All’occorrenza aggiustare di sale e pepe.
Fate cuocere i pisarei in una pentola con abbondante acqua salata; quando vengono a galla scolarli, facendo attenzione che rimangano belli umidi, e condirli abbondantemente col sugo di fagioli, in una bella e grande zuppiera. Spolverizzare a piacere con formaggio grana grattugiato e servire accompagnando il piatto con vino dei colli piacentini: barbera, bonarda o gutturnio.



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Che chuoi da Oltre i confini del mondo, di Ornella Nalon

Che chuoi da Oltre i confini del mondo, di Ornella Nalon


Lifestyle Ricette dai libri.


Faceva parte del gioco anche andare a prendere l’acqua dal pozzo, fino a dieci volte al giorno, e comunque ogni volta che la mamma ce lo chiedeva. Non so ancora come facevamo a portare il peso di quel vaso sulla testa; era grande quasi quanto noi! Molte volte aiutavo mia madre a sistemare la nostra casa oppure nei lavori in cucina: sbucciavo le patate o impastavo l’ugali che avrebbero costituito la nostra cena. E quando c’era da battere le spighe del riso o da grattugiare la manioca per ricavarne la tapioca io non mancavo mai. La sera ero talmente stanca che mi addormentavo improvvisamente ovunque mi trovassi, ma il mattino dopo mi svegliavo presto ed ero contenta di cominciare una nuova giornata perché, anche se faticosa, non avrei conosciuto la noia e ogni compito avrebbe finito con il divertirmi. >> il libro.
CHE CHUOI
Banana pudding (senza glutine)

Tempo totale preparazione + cottura: 35 minuti + 2-4 ore per l'ammollo
Difficoltà: bassa
Porzioni: 2

La radice di manioca è la terza più importante fonte di carboidrati (senza glutine) nell'alimentazione nei Paesi tropicali ed è una delle principali fonti di cibo per molte popolazioni africane.
Tuttavia, la ricetta proposta è un dolce della tradizione vietnamita, un dessert al cucchiaio dalla consistenza cremosa e il sapore non eccessivamente dolce.

INGREDIENTI
30g di perle di tapioca
60 ml di latte di cocco
2 cucchiai di zucchero semolato
60 ml di acqua
un baccello di vaniglia
un pizzico di cannella in polvere
1 tuorlo
1/2 banana


PREPARAZIONE

Mettere in ammollo le perle di tapioca in acqua per 2-4 ore. Scolare la tapioca e sciacquarla.
Sbattere con una frusta elettrica il tuorlo fino a quando diventa bello spumoso. Aggiungere la mezza banana schiacciata e continuare a sbattere. Aggiungere la tapioca,il latte di cocco, l’acqua, il baccello di vaniglia tagliato a metà e portare tutto sul fuoco. A fuoco medio cuocere per 10-20 minuti, fino a quando la tapioca non diventa trasparente. Eliminare la vaniglia e aggiungere il composto di tuorli e banana, mescolando cuocere per altri 1-2 minuti.
Versare in bicchierini monoporzione e gustare il budino di tapioca appena fatto. Si può consumare anche freddo.



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Ricette dai libri: Moro de guandules con coco, da Esprimi un desiderio

Ricette dai libri: Moro de guandules con coco, da Esprimi un desiderio

Lifestyle Ricette dai libri: Moro de guandules, una ricetta caraibica da Esprimi un desiderio di Valentina Gerini.

La mia cena consisteva in un invitante piatto di pollo in salsa, chiamato pollo guisado, accompagnato da riso con piselli e salsa di cocco, chiamato moro de guandules con coco, qualche rondella di platano (un tipo di banana) fritto e un fagottino di pasta fritta ripieno, chiamato empanada de lambì, e un bicchierino di carta con una crema di fagioli dolce, chiamato habichuela con dulce. Il lambì è un mollusco tipico dell’aera, me lo aveva spiegato la cameriera poco prima, quando gli avevo chiesto cosa fosse, incuriosita dal nome.
Partii assaggiando il pollo, che risultò essere assolutamente squisito, piccantino al punto giusto. Il riso era l’ideale per accompagnare il piatto, ripuliva la bocca con quel suo sapore dolciastro dovuto alla salsa di cocco e la preparava per un altro boccone. Il platano era come una patata, assomigliava realmente alle nostre patatine fritte. Il primo morso all’empanada mi lasciò in bocca una strana e piacevole sensazione. Il sapore del mollusco era ottimo, ma la consistenza era insolita. Il croccante dell’impasto si contrapponeva alla morbidezza e gommosità del lambì. Terminai con il dolce, scettica che i fagioli potessero risultare un ottimo ingrediente per un dessert. Al primo cucchiaio mi ricredetti immediatamente, era delizioso. Una crema dolce, equilibrata e granulosa mi avvolgeva il palato. Il gusto era fantastico, si sentiva qualcosa che non era zucchero ma che dava un tocco dolce alla ricetta. Chiesi alla cameriera cosa fosse e mi rispose: «Batata dulce señorita». Ah, la patata dolce, quella americana! Non l’avevo mai provata prima di allora e devo dire di aver assolutamente apprezzato. La birra quasi congelata mi rinfrescava lo stomaco e soprattutto le labbra che iniziavano a sentire l’effetto del condimento piccante, ma non mi aiutava a smettere di sudare. La cena era una delle migliori che avessi mai fatto in vita mia... Valentina Gerini, Esprimi un desiderio


Ricetta gluten free

MORO DE GUANDULES CON COCO


Ingredienti:
  • 2 cucchiai di olio di oliva (separati)
  • 1/2 cucchiaino di aglio tritato
  • 1 cucchiaino di coriandolo tritato finemente
  • 1 peperone cubanela (o peperone normale)
  • 1/2 sedano tritato
  • qualche cappero
  • 12 olive denocciolate
  • 1 pizzico di origano
  • 1/2 cucchino di sale
  • 4 tazze di riso
  • 2 tazze di piselli (già bolliti)
  • 1 + 1/2 tazze di acqua
  • 1/2 tazza di salsa di pomodoro o passata di pomodoro
  • 2 tazze di latte di cocco (si trova nei supermercati che hanno una zona per prodotti orientali oppure in negozi di prodotti tipici orientali/africani/sudamericani)
  • 1 dado di brodo di pollo


Difficolatà: facilissima. Preparazione + cottura: 35 minuti. Dose:

Il riso dominicano deve essere cotto al dente, non deve essere scotto, tantomeno deve diventare poltiglia. Per scegliere bene il riso si può optare per un riso basmati che ha una forma un poco più fine e allungata di quello dominicano ma mantiene bene la cottura con un buon risultato simile a quello di un riso dei Caraibi. Altrimenti scegliete un riso che non si scuoce, adatto ad insalate, non risotti.
In una pentola bella grande scalda un cucchiaio di olio. Aggiungi l’aglio, il peperone cubanela, il coriandolo, il sedano, i capperi, le olive, il sale e l’origano. Lascia soffriggere a fuoco basso per un paio di minuti, mescola bene e aggrega i piselli. Soffriggi il tutto per altri due minuti poi aggiungi l’acqua, la salsa di pomodoro, il latte di cocco e porta ad ebollizione.
Quando bolle aggiungi il riso e mescola bene, mantenendo la fiamma al minimo. Mescola il riso con regolarità per evitare che si attacchi al fondo della pentola. Quando tutta l’acqua è evaporata copri con un tappo e lascia cuocere ancora a fuoco bassissimo per 15 minuti. (I Dominicani per creare ancora più calore dentro al caldero coprono il riso con un po’ di pellicola trasparente e poi tappano la pentola con il coperchio)
Togli il tappo e unisci un cucchiaio di olio, mescola il riso affinché quello che stava sul fondo della pentola sia adesso in superficie e copri di nuovo con il tappo. Cuoci ancora per 5 minuti a fuoco bassissimo.
Assaggia il riso per vedere se è cotto, in caso sia ancora un po’ troppo duro cuoci per altri 5 minuti a fuoco molto basso.
Buon appetito!

Moro de guandules con coco


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