Gli scrittori della porta accanto
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Intervista a Claudio Secci, scrittore e fondatore di CSU

Intervista a Claudio Secci, scrittore e fondatore di CSU

Intervista a Claudio Secci, scrittore e fondatore di CSU

People A cura di Elena Genero Santoro. Intervista a Claudio Secci, scrittore e fondatore di CSU: «Ho iniziato a scrivere per sfogare un intenso e spasmodico momento di sofferenza». Ora gestisce «il gruppo di autori emergenti più grande d’Italia».

Oggi è qui con noi Claudio Secci, un autore poliedrico che ho avuto modo di apprezzare in numerose occasioni, e come scrittore di grande sensibilità, e come organizzatore impeccabile. Ma partiamo dall’inizio.
Claudio Secci è un informatico di professione. Nel tempo libero è autore di romanzi. Dal 2009 scrive e pubblica almeno un libro all’anno. Il suo portfolio è composto da dieci libri di genere sempre diverso. Ama viaggiare, e nelle sue opere traspare molto di questa sua passione che ha contribuito ad espandere enormemente il suo bagaglio d’ispirazione. Nel suo percorso artistico, ha organizzato e svolto più di cento presentazioni in tutta Italia, compresi oltre trenta laboratori negli istituti scolastici in occasione dei due libri contro il bullismo e la ludopatia. Amante delle location prestigiose ha sempre riposto massima attenzione ai minimi dettagli in ogni evento personale o comunitario. Numerosi i media che hanno dedicato omaggi alle sue opere e la critica nel tempo ha dato sempre più attenzione ai suoi romanzi. È stato socio SEU dal 2014 al 2018, poi ideatore e fondatore di CSU, il Collettivo Scrittori Uniti.

Sei nel folle mondo dei libri da molti anni. Questa passione per la scrittura come e quando affonda le radici? Quando hai scritto il tuo primo romanzo? So che è accaduto dopo un turbamento emotivo...

Ciao Elena e grazie dell’invito. In realtà il tutto nacque, come raccontato nella mia autobiografia Sto meglio al buio nel ’98, quando a causa di alcune delusioni sentimentali e lavorative ho iniziato a scrivere poesie e saggi decisamente duri, acerbi nello stile e spietati. Ho iniziato a pubblicare quel primo saggio, dal titolo Il profumo del sentimento nel 2008, e da quel momento, almeno un romanzo all’anno. Quindi, come accaduto per i più grandi autori (sebbene io non lo sia minimamente) tutto è nato per sfogare un intenso e spasmodico momento di sofferenza.

A distanza di anni, di crescita personale e tecnica, come percepisci i tuoi primi romanzi? Li guardi con tenerezza o, col senno di poi, li riscriveresti da capo?

Questa è una bella domanda. Sì, li vedo con tenerezza ma anche grande imbarazzo. Per quanto non mi definisca un autore ancora finito nello stile, rileggere quelle righe dense di istinto, immaturità e improvvisazione, senza lo straccio di una programmazione, di uno schema, di una visione generale della storia, mi fa quasi sorridere e di alcuni mi sono anche un po’ vergognato. Ma perché rinnegare il nostro passato? Fa parte di noi, alla fine… e qualsiasi cosa siamo oggi, deriva anche da quegli sbagli, quegli sfoghi, quelle esperienze, quei tentativi di arrivare a qualcuno con gli stessi disagi.

Come autore hai un’esperienza notevole. Come è cambiato per te il panorama editoriale in questi anni? Come lo percepisci adesso?

Quando ho iniziato a pubblicare era modus applicare gli adesivi argentati Siae su ogni copia, cosa che oggi non esiste più. Mi sento vecchio a dire “quando ho iniziato” ma è pur vero che, 15 anni fa or sono, senza la liquefazione editoriale che c’è adesso e senza l’eccessiva liberalizzazione nelle pubblicazioni, ahimè troppo spesso senza la minima selezione sulla qualità dello scritto, scrivere assomigliava ancora a un mestiere. Eravamo molti meno a farlo e il sudore e il privilegio del pubblicare assumeva un sapore decisamente diverso da oggi, dove chi pubblica spesso lo spesso un po’ per “sfizio”, per avere qualcosa la sua storia (la più interessante del mondo che sarà sicuramente un bestseller mondiale) nelle librerie.

Claudio, sei un autore che spazia tra generi diversi. Cito qualcosa di ciò che ho letto di tuo, ma la produzione è molto più ampia. Nella trilogia “A piedi nudi” esplori l’animo di una ragazza orfana e ti immedesimi in una giovane donna che, di primo acchito, si direbbe un personaggio lontanissimo da te. Con Reset: L’alba dopo il lungo freddo e Il supervisore dei suicidi ti sei dato alla fantascienza. Reset è un romanzo post apocalittico per il quale ti sei documentato moltissimo; con Il supervisore dei suicidi, di cui sto aspettando con ansia il sequel, l’umanità si sposta addirittura su un altro pianeta. Infine La stanza dell’acqua grigioverde è un poliziesco ambientato a Torino con tutti i sacri crismi. Sono storie molto diverse per ambientazione e genere, ma tutte accomunate da una grande sensibilità e immedesimazione nei tuoi personaggi. Qual è la scintilla che ti dà l’input per un nuovo romanzo? C’è una storia a cui sei particolarmente legato?

Ognuna di queste richiederebbe pagine per la risposta. Partiamo dalla scintilla: assolutamente e troppo spesso frutto di casualità. Ad esempio, per A piedi nudi, ho sognato per un mese intero una ragazzina scalza in vestaglia che attraversava un corridoio scuro, ed è nato il personaggio di Gisèle. Il libro della mia bibliografia al quale sono particolarmente affezionato è Le rose di Eusebia per la sua costruzione a intreccio di tre storie su binari temporali differenti assolutamente sperimentale. Il libro che ha riscosso più affetto e attaccamento è forse stato proprio Sto meglio al buio, nel quale ho raccontato pagine di intenso dolore e dal quale sono nate, come ben sai, alcune delle canzoni del mio EP Oltre il Battito, pubblicato in ottobre 2023. In quei quattro brani miei sono la musica e il testo delle canzoni, e tutto è iniziato dal fischiettio di alcune melodie da me inventate quanto ero adolescente. Quindi la mia autobiografia è sicuramente una delle pubblicazioni alle quali sono più legato.

La domanda a questo punto è necessaria: vuoi anticiparci i tuoi progetti in uscita nel 2024? I kibiani torneranno sulla Terra?

Certamente sì. Il 2024 vedrà l’uscita del seguito de Il supervisore dei suicidi, e credo che a livello personale sarà il mio traguardo più importante dell’anno. Poi la cura del progetto Space Land, la prima antologia di Fantascienza targata Land Editore, è qualcosa che mi sta senz’altro impegnando molto. Ho scritto anche diversi racconti per diversi progetti e contest, con destinazioni diverse, e quasi tutti di fantascienza. Vi aggiornerò nel corso dell’anno sulle loro destinazioni ovviamente.

E adesso veniamo all’altro Claudio Secci, l’organizzatore impeccabile, che però è intrinsecamente legato al Claudio autore. Ci siamo conosciuti all’interno dell’associazione SEU (Scrittori Emergenti Uniti) sulle cui ceneri hai fondato il Collettivo Scrittori Uniti che oggi è una realtà intorno alla quale ruotano centinaia di scrittori da tutta Italia. Il Collettivo Scrittori Uniti non è un’associazione ma un gruppo di autori, guidato da un direttivo di volontari che, senza fini di lucro coordina la partecipazione a eventi importanti, organizza presentazioni, mette in contatto tra loro le diverse voci dell’editoria: autori, pubblico, editori. Cosa ti spinge a dedicarti a quest’opera di volontariato? Quanto conta per te la cooperazione tra autori? 

Diciamo che sono passato dal lavorare artisticamente solo per me stesso allo spendermi prevalentemente per gli altri, in maniera molto intensiva e sempre più professionale e strutturata. Da una mission nata per continuare a fare il Salone del libro di Torino in modo sostenibile, nel giro di sei anni dalla fondazione siamo diventati il gruppo autori emergenti più grande d’Italia, con quasi 400 autori frequentatori e soltanto sette nel direttivo a far da motore. Il nostro primo obiettivo era organizzare fiere per dare spazio ad autori orfani di case editrici che non potevano partecipare ai grandi eventi o ai self, ma oggi in realtà ci dedichiamo anche a tante altre attività. Da qualche mese, infatti, abbiamo anche fondato un magazine che ha subito avuto grande successo: l’aperiodico Spazio lettura, attraverso il quale promuoviamo gratuitamente operatori culturali di vario tipo, autori e case editrici.



Elena Genero Santoro

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Intervista a Renaud Rouillé Lombard, autore di haiku

Intervista a Renaud Rouillé Lombard, autore di haiku

Intervista a Renaud Rouillé Lombard, autore di haiku

People A cura di Paola Casadei. Intervista a Renaud Rouillé Lombard, autore di haiku: «L’ispirazione? La natura, i rapporti uomo-donna, la politica, la psicanalisi, l’infanzia».

Renaud Rouillé Lombard è un autore francese di haiku e ha appena pubblicato una raccolta, in versione bilingue, in francese e italiano, Il blu glaciale del mistralLe bleu glacial du mistral. Un vero "personaggio". Incontriamolo.

Buongiorno Renaud, e benvenuto. Per rompere il ghiaccio, presentati. Posso offrirti un tè o un caffè?

Buongiorno Paola. Fino alle 15, preferirei un caffè, è il mio lato italiano. Dopo le 15, un tè, è il mio lato giapponese. Due paesi, due letterature che hanno influenzato la mia scrittura. Ecco, direi che questa ambivalenza mi rappresenta abbastanza bene…

Puoi raccontarci qual è la scintilla che ti ha spinto a scrivere? Cosa davvero ti affascina, ti ispira?

Ma è proprio la letteratura che mi affascina! Forse dall’età di sedici, diciassette anni. Prima, verso i sette, otto anni, erano le ragazze ad essere per me una meraviglia! E non è una scintilla che mi ha spinto a scrivere, ma piuttosto alla solitudine.
L’ispirazione? La natura, i rapporti uomo-donna, la politica, la psicanalisi, l’infanzia…

Ti ho incontrato a Montpellier. Perché dunque Arles e la Provenza? I giapponesi, o meglio, le giapponesi? Francia-Italia-Giappone: c’è un legame?

sole di dicembre
olive sugli ulivi
milioni di diamanti
Renaud Rouillé Lombard
Arles perché sono originario della Provenza e abitavo a Arles quando ho scritto questo libro.
E il legame è solo che ci sono molti turisti giapponesi, per Van Gogh. O meglio, vengono soprattutto molte donne giapponesi, mentre gli uomini stanno a lavorare a casa. Dunque il Giappone non è un paese per me! E poi, ci sono anche molti turisti italiani, per i monumenti romani...

Come è nata l’idea di tradurre Le bleu glacial du Mistral in italiano?

Direi… naturalmente. L’Italia è de facto un tema «trasversale» ad Arles e alla Provenza: città romana, molta gente ‒ come mia nonna ‒ di origine italiana e, come ho già detto, i turisti italiani. L’Italia è il mio secondo paese di cuore, due dei miei cinque libri preferiti sono italiani.

Davvero, quali ? 

La luna e i falò di Pavese e Il deserto dei tartari di Buzzati, quasi un’ossessione per me.
Ma anche se i miei haïku, come un po’ tutti gli haïku, hanno un’«identità» giapponese, anche un celebre «poeta-regista» italiano ha influenzato il mio lavoro...

Credo di sapere…

Zitta… Mi piacerebbe molto che i lettori italiani lo trovassero da soli! Lancio una sfida.

Come puoi spiegarci i numerosi haiku che evocano le italiane?

sento venti Italiane
nella hall dell’albergo
sono quattro
Renaud Rouillé Lombard
Spiegare!? Per questo haïku, avevo lavorato alcune settimane come receptionist in un hôtel nel vecchio centro romano di Arles… ma tutta la città è vecchia e romana! È un cliché, in Francia, dire che gli italiani parlano forte e tutti insieme… ma è spesso una realtà!

Italiane dunque, ma anche giapponesi, arabe, senza parlare della Signora di Boston: le donne occupano un posto di grande rilievo in questa raccolta.

quale cosa straordinaria
quella Giapponese tutta nuda
nel mio letto
Renaud Rouillé Lombard
In Francia, trent’anni dopo il modello americano e nord europeo, le relazioni uomo-donna si articolano attorno all’indifferenza. Delle donne di trent’anni vivono con delle tartarughe! Io faccio parte di une generazione che distingue ancora le donne dall’… arredo urbano. E questo offre diverse opportunità. Detto questo, queste evocazioni esotiche rappresentano solo qualche notte dei tre anni di scrittura piuttosto solitari, quasi ascetici. Del resto, non sono un fanfarone, lo preciso: quale cosa straordinaria...
Quanto ai veri sentimenti, mi sono innamorato «troppo» tra i sette e i diciassette anni, ho esaurito la mia quota. Se me ne rimane una sola, probabilmente sarà un’italiana!

E La Signora di Boston?

Ah, questo… è il mio lato «servizi alla persona» [si fa una risata]; il mio lato Calaferte, un autore francese nato a Torino!

E a proposito della presenza di animali, i gatti per esempio, cosa mi dici?

rissa tra gatti in via Bellon
sembrano quasi
leoni
Renaud Rouillé Lombard
Parlare dei piccoli animali vicino alle case fa parte degli haïku tradizionali giapponesi: rondini, grilli, volpi, rane… e gatti dunque!
Ma anche in Europa, i gatti sono l’animale preferito dei poeti ‒ in ogni caso lo sono per me! ‒ anche in Italia, no? Non solo, ci sono veramente molti gatti nelle stradine strette dove abitavo. Ma anche «il cane folle di Francesca», la mia ex-vicina di fronte, «che attacca le bici»!
I cani sono per i cacciatori e i presidenti, no? E per gli operai… per potere comandare "qualcuno"! Mi piace fingere di essere di destra…

Ah, sei di sinistra ?

Neanche per sogno! [altra risata]

Infine, c’è questa tematica politica e sociale, che, come leggo dalla quarta di copertina, rivisita «con gravità ed equivoci» l’haiku «classico».

Queste bellezze arabe
È per loro che tutti
Presto si batteranno
Renaud Rouillé Lombard

Hai scritto questi versi tra il 2008 e il 2011: ci si è davvero «battuti» da allora in Francia?

[mi guarda stupito] Non vi sono forse degli attentati "di massa" che hanno colpito la Francia dal gennaio 2015?

Che rapporto c’è? Sono attentati islamici…

Più o meno… Si tratta soprattutto dei giovani, perlopiù provenienti da un contesto migratorio, preoccupati dall'accesso a una sessualità «di qualità», che un’appartenenza sociale modesta, più che religiosa, ha svantaggiato.
Quanto alle giovani donne complici di questi atti, loro rigettano l’ipersessualizzazione ipocrita del mondo professionale occidentale. Molte donne che vengono dall’immigrazione magrebina riescono professionalmente perché hanno lavorato cinque o dieci volte più dei loro fratelli a scuola ‒ erano costantemente con me in biblioteca ‒ ma sono, ancor più che per le francesi “di origine”, le più carine che vengono sistematicamente scelte...
Quanto agli uomini francesi «di origine», attirati dall’estrema destra, loro non accettano di non avere “accesso” facilmente alle giovani donne di origine araba, spesso più colte di loro.
Che spreco! La Francia è il paese d’Europa o forse del mondo che pratica di più la promiscuità. Questa tendenza in questo momento è messa a dura prova – è un eufemismo – dallo spostamento della lotta di classe verso la lotta alle «razze», operata in maniera opportunista da Mitterrand e da tutta la sinistra francese dalla metà degli anni Ottanta.
Ma non ho inventato niente: Pietro da Cortona e Poussin hanno dipinto il Ratto delle Sabine…

Hai dei progetti letterari, lavori a nuove pubblicazioni?

Vorrei scrivere un saggio che spiega gli avvenimenti che stanno per accadere in Francia, di cui i gilet gialli non sono che un sintomo premonitore. Del resto, penso che questi avvenimenti interpelleranno anche l’Italia…

Le bleu glacial du mistral

di Renaud Rouillé-Lombard
Tapuscrits
Poesie

cartaceo 7,80€

Dove è possibile trovare il tuo libro?

Per ora lo si deve ordinare su internet al seguente indirizzo: www.tapuscrits.net o su Amazon.

Una domanda o un messaggio personale per finire?

Sí. Se una bella signora italiana, aristocratica e colta, tra i 40 e i 60 anni ‒ fino a 70, se molto… «aristocratica» ‒ si annoia nella sua grande casa in Toscana, in Sicilia o nelle Langhe, può contattarmi…

Ah, ah, accogliamo e lanciamo il tuo appello girandolo alle nostre lettrici, forse non tutte «aristocratiche» ma di sicuro molto «colte». Grazie per questo momento condiviso con noi e, a nome de Gli scrittori della porta accanto, ti faccio i complimenti per questa raccolta e in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.





Paola Casadei
In origine farmacista e direttore tecnico di laboratorio omeopatico, ha lasciato Forlì per trasferirsi prima a Roma, poi a Montpellier, quindi per dodici meravigliosi anni in Africa (otto in Sudafrica e quattro in Mozambico), dove ha insegnato musica e italiano. Ora risiede a Montpellier con la famiglia.
L'elefante è già in valigia, Lettere Animate Editore.
Malgré-nous. Contro la nostra volontà, traduzione, Ensemble Edizioni.
Dal buio alla luce. Il bisso marino e Chiara Vigo, traduzione, Cartabianca Editore.
Les fivettes, traduzione, Einaudi.
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Naturalmente poesia, il progetto di Marina Atzori in difesa dell'ambiente

Naturalmente poesia, il progetto di Marina Atzori in difesa dell'ambiente

Naturalmente poesia, il progetto di Marina Atzori in difesa dell'ambiente

People A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Marina Atzori: «scriviamo insieme per l'ambiente», grazie al suo progetto Naturalmente Poesia.

Marina Atzori è blogger, scrittrice e poetessa, diplomata all’istituto Magistrale Edmondo de Amicis di Cuneo; ha frequentato l’università degli Studi di Giurisprudenza di Torino. Poi, con il passare degli anni si è resa conto che la legge non è uguale per tutti. Non a caso, il suo motto è diventato: «Scrivo per legittima difesa».
Appassionata di psicologia e di libri, l’ambientalismo è il filo conduttore di tutti i suoi romanzi. Fiori, animali a rischio sono i “veri” protagonisti dei suoi libri. Le sue pubblicazioni sono: Il mare non serve, ho scelto una margherita (EEE, 2014), Il fiordaliso Spinoso (EEE, 2015) – vincitore del Concorso Romanzo Romantico Contemporaneo EEE –, Dentro un castello di carte (EEE, 2016), Nubi, Spettri e Mulini a vento (EEE, 2016) – seconda classificata al Concorso Sillogi Poetiche EEE –, Ciro il pulcino e il Mistero del Lago pungente (2017), Ladybug. Storia di una ghostwriter (2018), Dirupi e Molecole Nude. Passerà e cambierò. Forse. (2018) – finalista al Premio Letterario Naturalistico Parco Majella 2018 –, Chiuso la domenica. Bastxxdi! (2018), Api Fiori e Lune. La vita tutto è, tranne che una Fiaba (2019).



Oggi sono davvero onorata di ospitare nel nostro webmagazine culturale una grande scrittrice e poetessa italiana, Marina Atzori.
Ciao Marina, grazie per avere accettato questa intervista, sono davvero lusingata di avere l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con te. Ci parli della tua iniziativa Naturalmente poesia: l’arte poetica in difesa dell’ambiente, come ti è venuta questa idea?

Grazie delle belle parole, Silvia. Wow! Il piacere è tutto mio, puoi credermi. Mi piace assai “venire a trovarvi”. Si sta bene qui da voi. Diciamo che mi sento un po’ a casa.
Dunque, dunque… bella domanda. Ci vorrebbe una settimana per rispondere, ma cercherò di essere sintetica. Sono sempre stata attenta alla questione ambientale, anche sui libri che ho scritto e, ovviamente, cosa te lo dico a fare?, adoro gli animali. Ultimamente si leggono notizie che li riguardano e ci riguardano da vicino, davvero poco confortanti. Le specie a rischio aumentano di giorno in giorno in modo esponenziale e preoccupante. Era da un po’ che riflettevo sul “come fare qualcosa” nel mio piccolo, ed ecco che si è accesa la famosa lampadina di Archimede. Allora ho pensato: scrivere insieme può diventare tante soluzioni possibili. Semplificando, il progetto Naturalmente Poesia è nato così. Sì, perché tra pensare e agire ce ne passa. Come potrai immaginare, imbarcarsi in un’iniziativa di questo tipo richiede un impegno e una passione non indifferenti. Comunque, sono felicissima di investire la mia energia creativa in tutto questo.

Tanti scrittori e poeti uniti in difesa dell’ambiente, in particolare cerchi testi che riguardino gli animali in via di estinzione. È una iniziativa bellissima: come scegli i tuoi collaboratori?

Devi sapere che in questi giorni Verba Spinosa (il mio blog), è diventato una sorta di “Arca di Noè”. Sono tanti gli amici che hanno deciso di accettare il mio invito a seguire e supportare Naturalmente Poesia. Non dico che non me lo aspettassi, intendiamoci. È che non mi aspettavo un entusiasmo simile. Anzi, approfitto per ringraziare tutti, nessuno escluso e te per prima Silvia. Siete saliti in parecchi a bordo della mia barchetta (chiamarla arca forse è un po’ troppo). Le vele sono gonfie e soffia un buon vento a favore della condivisione. Chi l’avrebbe mai detto? Tornando a bomba sulla domanda, non cerco testi particolari. Cerco persone che scrivano testi e pensieri che sensibilizzino, che emozionino, e perché no, che facciano anche sorridere, innamorare, ma soprattutto che custodiscano l’intenzione di difendere e tutelare il nostro Pianeta e gli esseri viventi che vi abitano. Gli artisti che partecipano sono tanti e diversi tra loro, questo aspetto contribuirà a rendere l’iniziativa ancora più insolita e interessante.

Dove si può seguire l’iniziativa?

Sulla pagina Facebook Naturalmente Poesia. Non mi piace chiedere i like, ma in questo caso, se vi va passate a “piacciare”. Si dice così? Boh?!

Piacciare o piacizzare... ahahah, passeremo! Ma sono curiosa… preferisci elaborati inediti, editi o non c’è alcuna differenza, purché siano a tema?

No, non è necessario che siano inediti. Lo scopo è, non solo quello di coinvolgere e avvicinare i lettori al tema ambiente, ma anche di dare un messaggio forte e sentito attraverso la scrittura. Si può scrivere una poesia o un pensiero, la scelta è libera. Riassumendo è il contenuto che fa la differenza. D’altronde, scrivere è un’occasione preziosa per esprimere la propria visione della vita e del mondo. Pensa che gli antichi attribuivano alla poesia un potere magico e misterioso che facilitava il rapporto dei poeti stessi con le forze misteriose della natura. La storia insegna, sempre.

Lo scopo finale della tua iniziativa è la realizzazione di un libro. Il ricavato delle vendite sarà devoluto in beneficenza?

Sì, i ricavi andranno in donazione al WWF. Ho pensato a questo ente perché credo sia il più appropriato a rappresentare idea e principi di Naturalmente Poesia, vale a dire, tutelare gli animali e salvaguardare l’ambiente. Per me questa scelta rappresenta non solo la concretezza di un fine utile ma anche l’impronta di serietà che desidero ci sia in questo progetto di cui sono curatrice e organizzatrice. Al di là di quanto venderà il libro, e di quanto sarà il ricavato, la cosa importante è il senso di Naturalmente Poesia: scriviamo insieme in difesa dell’ambiente.

Hai già pensato al titolo del libro?

Non ancora. Ho già qualche idea (strano vero?!). Fermatemi! Scherzi a parte, è presto per anticipare un titolo. Vedrò… magari valuterò in base ai testi che mi arriveranno.

Un’ultima domanda: cosa fa Marina Atzori quando non scrive e quando non si fa venire idee fantastiche?

Hai la domanda di riserva? Faccio un po’ di tutto. Mi occupo di grafica, correzione testi, leggo e sogno. Mi piace avere la testa tra nuvole, fare castelli in aria, sdraiata su un prato, circondata dai miei fiori preferiti, le margherite. Ogni tanto torno sulla terra, però. Annaffio le piante, ascolto musica, cucino, faccio le pulizie (odio lavare i vetri), la lavatrice. Mi piace stendere i panni, un po’ meno ritirarli e ancora di più stirarli. Brutta cosa il ferro da stiro.

Progetti per il futuro?

Allora… ho in mente un progettone… no, dai, ri-scherzo! Per ora sono già bella e impanata come una cotoletta in quanto a impegni. Direi che se ne parla a settembre di cose nuove. Mi prendo un po’ di vacanza dai libri, ma non dal mio blog, non potrei abbandonarlo per troppo tempo. Peeerò, in verità vi dico che un sogno nel cassetto ce l’avrei, anzi ce l’ho, e spero di realizzarlo non presto, di più: diventare green al cento per cento. Non tipo Hulk, eh?! Vorrei comprarmi un Porter cassonato con un grillo stampato sulla portiera, e darmi all’agricoltura, zappare e raccogliere i frutti di una terra cui saprei dare tutta me stessa. Non dirlo a nessuno, ma non escludo di aprire un crowdfunding dal titolo: “Un Porter per Marina”. Seriamente: «Voglio andare a vivere in campagna, voglio la rugiada che mi bagna…». (T. Cutugno). Questo voglio, o meglio, vorrei… sognare è lecito, dicono! Chi lo dice poi?! Mah.

Marina Atzori, grazie per esser stata mia gradita ospite, spero che la tua iniziativa Naturalmente Poesia incontri i favori di un vasto pubblico e in bocca al lupo… ah no, anche lui è in via di estinzione! E se il tuo sogno è andare a vivere in campagna... vada per la rugiada che ti bagna!

Grazie per l’augurio, ne ho bisogno! Il lupo è in buone mani, a ‘sto giro. Ah, dimenticavo, un’ultima cosa: visto il riscontro positivo, in questi giorni saranno inseriti altri tre amici animali alla lista di Naturalmente Poesia. Quindi, ci sarà spazio per altri tre autori. Poi, direi di fermarsi, altrimenti ne esce un’enciclopedia. Alla prossima Silvia, e grazie di cuore per la bella intervista. Un abbraccio e un saluto a tutto il team degli Scrittori della Porta Accanto.


Silvia Pattarini
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Intervista a Rosario Esposito La Rossa, scrittore, editore e attivista a Scampia

Intervista a Rosario Esposito La Rossa, scrittore, editore e attivista a Scampia

Intervista a Rosario Esposito La Rossa, scrittore, editore e attivista a Scampia | Ph Riccardo Siano

People A cura di Elena Genero Santoro. Intervista a Rosario Esposito La Rossa, scrittore ed editore (Marotta&Cafiero editori), Cavaliere al merito della Repubblica per il suo enorme impegno a favore della legalità tra i giovani di Scampia, dove ha aperto "Scugnizzeria", la prima libreria dopo 37 anni.

Oggi abbiamo il piacere e l’onore di intervistare Rosario Esposito La Rossa, classe 1988, scrittore ed editore napoletano che nel 2016 il presidente Sergio Mattarella ha ordinato Cavaliere al merito della Repubblica per il suo enorme impegno a favore della legalità.
Rosario ha scritto il suo primo libro, Al di là della neve, a diciotto anni, dopo l’uccisione di suo cugino Antonio Landieri per mano della camorra con la quale, peraltro, la vittima non aveva alcuna collisione. Da quel momento Rosario Esposito La Rossa non si è più fermato. In poco più di un decennio, in collaborazione con la moglie Maddalena, ha realizzato mille progetti, editoriali e teatrali, tutti rivolti ai giovani e alla promozione della cultura della legalità.

Rosario Esposito La Rossa, benvenuto nel nostro spazio virtuale. Hai pubblicato il tuo primo libro, Al di là della neve, nel 2007 in seguito all’uccisione di tuo cugino Antonio. Che ricordo hai di lui oggi, come ce lo presenteresti?

Antonio era un ragazzo disabile di venticinque anni con metà del corpo paralizzato a causa di una paralisi infantile. Era un ragazzo molto giocherellone, nonostante queste sue difficoltà, e amava molto l'indipendenza. Amava molto la famiglia, amava molto giocare a calcio, ma non potendo muoversi giocava spesso al biliardino. Con gli amici tentava di fare goal con le mani. Era il beniamino della nostra famiglia, un ragazzo solare.

Al di là della neve è una raccolta di racconti su Scampia. Che cosa significa il titolo?

Il titolo Al di là della neve è un riferimento alla neve, ovviamente alla cocaina, all'eroina. Tutti i giornali raccontavano questo: cos'era l'eroina a Scampia. Io in questo libro ho voluto raccontare cosa c'era al di là della neve, cioè oltre la criminalità organizzata. Cosa c'era a Scampia: c'era sicuramente l'umanità che ho voluto raccontare in questo libro.

Nel 2010 tu e tua moglie Maddalena diventate i proprietari della casa editrice Marotta&Cafiero, su proposta del precedente proprietario. Ci racconti come avete trasformato questa opportunità in un modo per promuovere la legalità e, in un certo senso, in un luogo di aggregazione?

Dopo aver pubblicato Al di là della neve, con la Marotta&Cafiero editori avevamo in mente di aprire una casa editrice a Scampia, però è chiaro che non avevamo le forze, eravamo diciannovenni. Quando ci arriva questa telefonata di Tommaso Marotta che, appunto, ci dice che vuole donare a me e a Maddalena la casa editrice. Noi abbiamo preso questa casa editrice, donata da sessantenni a ventenni, e da Posillipo l’abbiamo portata a Scampia. Abbiamo ribaltato questa casa editrice, perché abbiamo iniziato a pubblicare libri di impegno sociale e civile. Abbiamo iniziato a pubblicare libri su carta riciclata certificata, con inchiostri non inquinanti, con colle senza plastificanti, con prezzi calmierati, con licenza creative commons. La casa editrice è diventata un punto di riferimento a Napoli, ma soprattutto una sfida vinta nel quartiere e quindi un esempio.


Rosario Esposito La Rossa non è solo uno scrittore e un editore, è un attivista a tutto tondo che sfrutta la sua vena imprenditoriale per creare progetti innovativi in molti settori, dal campo musicale al teatro. Ha persino aperto una libreria a Scampia dopo trentasette anni. Ci vuoi raccontare qualcosa di questi tuoi progetti? Ci parli della "Scugnizzeria"?

Il nostro grande sogno era aprire una libreria in questo quartiere. In questo quartiere una libreria non c’era mai stata, e quindi abbiamo raccolto migliaia e migliaia di euro attraverso i nostri fondi, vendendo libri e spettacoli teatrali, perché mia moglie si occupa di teatro. Abbiamo comprato uno spazio e abbiamo aperto una libreria a Scampia. È una cosa fighissima perché Scampia è un quartiere molto giovane, ci sono tanti studenti e il fatto che ci sia una libreria credo che sia un sintomo di normalità. E abbiamo aperto questa “Scugnizzeria” che è una piazza di spaccio di libri, un luogo dove si vendono libri, ma si fa anche teatro. Abbiamo scritto fuori “Sognare il sogno impossibile”, perché quando è morto Antonio era impossibile aprire uno spazio del genere per i giovani. Oggi invece è diventato la loro realtà.

La "Scugnizzeria" | Ph Alessandro Comandini, foto inserita nel  Calendario 2019 degli “Spacciatori di Libri”

Cosa sono "I Pizzini della Legalità"?

I “Pizzini della Legalità” sono stati inventati da un editore trapanese, Salvatore Coppola, e sono dei bloc-notes, composti da quaranta pagine: venti raccontano storie antimafia e venti sono pagine bianche. Noi scrivemmo per Salvatore un pizzino dedicato ad Antonio e poi Salvatore purtroppo nel 2013 è venuto a mancare e noi, tre anni dopo, abbiamo deciso, insieme ai famigliari, di prendere in mando questa casa editrice e di pubblicare nuovi “Pizzini della Legalità” che tuttora stiamo producendo alla "Scugnizzeria". Sono strumenti per contrastare la criminalità organizzata attraverso la cultura, ma soprattutto attraverso l’artigianato perché sono tutti fatti a mano.

Il coraggio è la paura trattenuta un secondo in più.

Nella tua attività, molto intensa e concentrata su una realtà difficile, hai mai avuto momenti di sconforto, se non di paura?

Abbiamo avuto tanti momenti di sconforto e ne abbiamo tuttora perché, nonostante quello che stiamo facendo, la situazione è difficile. Di paura ne abbiamo tanta, ma ogni volta che abbiamo paura ci ripetiamo questa frase che dice «il coraggio è la paura trattenuta un secondo in più». Abbiamo avuto momenti di sconforto legati al fatto che c'erano sono pochi fondi, non avevamo spazi. Oggi con la "Scugnizzeria" la strada è fortunatamente in discesa.

Torniamo a Rosario Esposito La Rossa scrittore: prossimamente uscirà, con Einaudi Ragazzi, il tuo ultimo libro, Eterni secondi. Ci vuoi anticipare qualcosa di questo tuo progetto, di cosa parla e che obiettivo si pone?

Eterni secondi, perdere è un’avventura meravigliosa uscirà per Einaudi Ragazzi il 19 marzo. Sono venti storie di sport ed è attraverso lo sport che vogliamo raccontare la sconfitta, perché oggi si parla poco di sconfitta, per imparare a perdere. Si dice poco ai bambini che hanno il diritto di non essere campioni. Abbiamo raccolto venti storie di sport, venti storie dimenticate di gente che non ha vinto, ma che è rimasta lo stesso nella storia perché ha vinto nella vita, di persone che sono diventate campioni nella vita. Per me è una grande occasione perché è la casa editrice per ragazzi più importante d’Italia e mi impegnerò tanto, soprattutto per diffondere questo concetto che perdere non è una colpa.

E su questo, siamo d'accordo anche noi. Grazie Rosario Esposito La Rossa per essere stato con noi! In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!


Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Il tesoro dentro, PubMe Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (terza edizione).
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.
Claire nella tempesta, Leucotea.
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Intervista a Saverio Tommasi, attore, scrittore e giornalista per Fanpage

Intervista a Saverio Tommasi, attore, scrittore e giornalista per Fanpage

Intervista a Saverio Tommasi, attore, scrittore e giornalista per Fanpage

People A cura di Claudia Gerini. Intervista a Saverio Tommasi, attore, blogger e giornalista italiano. Realizza documentari e video inchieste per Fanpage e ha all'attivo anche la pubblicazione di alcuni libri, come il suo primo romanzo Sogniamo più forte della paura.

Lo seguo da sempre sui social, sul media per cui lavora, FAN PAGE, e ho letto il suo libro Siate ribelli, praticate gentilezza (Sperling & Kupfer), in cui si rivolge alle figlie con una lunga lettera, affrontando il mondo con le sue brutture e le sue tante cose belle. Il libro mi era molto piaciuto perciò quando ho saputo che Saverio Tommasi avrebbe presentato il suo nuovo libro Sogniamo più forte della paura (Sperling & Kupfer) a due passi da casa mia non potevo perdermi questo appuntamento. Sono andata e, prima della presentazione, ho scambiato quattro chiacchiere con lui. Ho avuto l’opportunità di conoscere meglio questo personaggio con la sua genuinità tipicamente toscana, la sua simpatia e il suo essere impegnato sempre in prima fila.


Grazie Saverio Tommasi per aver deciso di raccontarti ai nostri lettori. Per chi ancora non ti conosce, chi sei e che cosa fai nella vita?

Sono giornalista per Fanpage, un media in cui si trattano molti argomenti e racconto storie. In base alla storia che voglio raccontare cambia un po’ il mezzo. Talvolta uso il video, altre volte la scrittura. Qualche storia me la invento e devo metterla dentro un libro.

Ci parli di questo tuo ultimo libro, Sogniamo più forte della paura edito da Sperling & Kupfer? Di cosa parla?

Questo mio ultimo libro è in realtà il mio primo romanzo ed è una favola moderna al quale sono molto affezionato. Non è indirizzato ad un pubblico di bambini, è una fiaba per adulti o per ragazzi curiosi in cui ho utilizzato il linguaggio della favola. Ad esempio uno dei personaggi più curiosi del libro è una gatta parlante che si chiama Fabula Tropea Diva Divina, nome di una gatta davvero esistita, quella di una mia amica, la gatta più brutta che abbia mai visto. Mi piaceva il contrasto del nome Diva, che rimanda a qualcosa di bello e speciale, quando in realtà la gatta era brutta. Anche in altri pezzi del libro utilizzo una realtà trasfigurata, cambiandone un po’ il senso, per indicarne altre.

Seguendoti sui social ho visto che hai ricevuto un premio, di che cosa si tratta?

Il CILD, Coalizione Italiana per la Libertà e i Diritti civili, che monitora quello che accade a livello giornalistico e di racconto durante l’anno, mi ha consegnato un premio. Sulla targa hanno usato quell’espressione esagerata che ha accarezzato il mio ego “il giornalista dell’anno”. A me sarebbe bastato anche che ci fosse scritto il giornalista della settimana!

Saverio Tommasi, ti piace più scrivere libri o raccontare storie?

Il linguaggio video e quello dei libri sono totalmente diversi ma a me piacciono entrambi. Mentre, quando scrivo degli articoli, lo faccio perché è il mezzo più funzionale per quell’argomento anche se non è la cosa che preferisco. Prediligo il linguaggio video che a volte risulta essere molto più immediato. Riesco a fare all’incirca due video al mese perché dietro c’è molto lavoro. Per scrivere un libro di lavoro ce ne vuole ancora di più. Anche se libro e video in teoria sono due linguaggi differenti, in realtà si assomigliano molto. Il libro è la parola scritta e il video è l’immagine. Alcune volte però la parola scritta prova ad evocare un’immagine mentre l’immagine cerca di regalarti delle parole.


Tu hai un rapporto speciale con Iacopo Melio, fondatore di #Vorreiprendereiltreno e promotore di innumerevoli iniziative sociali, che già èstato ospite del nostro web magazine. Come è nata la vostra amicizia?

La nostra amicizia è nata da una conoscenza sul web. Avevo seguito quello che lui aveva fatto con la sua Onlus e mi era venuta in mente un’idea di racconto che poi non è andata a buon fine. Su quello non ci trovammo però abbiamo continuato scriverci e ora ci vediamo e ci mandiamo delle chat irripetibili! È divertente provare a scardinare insieme dei pregiudizi, a trovare nuove parole, nuove narrazioni per raccontare storie già raccontate da una prospettiva diversa.

Quanto è difficile fare il tuo lavoro che ti porta ad essere sempre al centro dell’attenzione, a leggere commenti non sempre lusinghieri, anzi, a volte pesanti e offensivi? Che rapporto hai coi social network?

Dipende dai momenti e spesso da come mi sveglio la mattina. Talvolta è molto doloroso. Capita che sulle mie pagine social vengano organizzate delle shit storm. Alcuni si organizzano su gruppi o profili privati decidendo di mandare un messaggio, tutti uguale e di solito con commenti dispregiativi o canzonatori, sulla pagina di un personaggio pubblico. Mi è capitato cosi di ricevere decine di commenti ad un mio post con un simpatico disegnino di una “cacca” oppure la solita parola offensiva ripetuta all’infinito. Altre volte invece interagire sui social è come aprire tante porte e finestre che danno l’opportunità di far entrare aria buona, strie buone e di accrescere e approfondire cose inimmaginabili prima della nascita dei social. Io sono un gran fautore dei social network. Ci hanno cambiato la vita, spesso in meglio e vi si trovano tanti spunti per leggere, per capire che cosa riesce a sfiorare i sentimenti delle persone.

Il tempo delle chiacchiere è finito, adesso tocca a Saverio Tommasi incantarci con le sue storie e i personaggi di Sogniamo più forte della paura



Claudia Gerini
Claudia Gerini nasce a Pontedera negli anni ’70. Completa il liceo linguistico e collabora saltuariamente con un’importante testata giornalistica. Poi abbandona gli studi e le passioni per un impiego fisso. Da più di 15 anni infatti lavora nel reparto gastronomia di un supermercato. Adora la sua famiglia ed è ciò a cui si è ispirata per scrivere questo suo primo romanzo.
Il sogno di Giulia, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
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Intervista a Cristina Brondoni, criminologa e scrittrice

Intervista a Cristina Brondoni, criminologa e scrittrice

Intervista a Cristina Brondoni, criminologa e scrittrice

People A cura di Giulia Mastrantoni. Intervista a Cristina Brondoni, criminologa, lettrice e saggista (di quelle divertenti).

Alla fine della sua biografia, Cristina Brondoni scrive con molta nonchalance «capita di vedermi in tv» e poi aggiunge tra parentesi: «TgCom24, Tg5, Tg4, Studio Aperto». Pizza e fichi, insomma.
Cristina Brondoni è una di quelle donne che vantano fior di titoli di studio (ha una laurea in Lettere, una seconda laurea in Criminologia e poi anche un master), una carriera interessantissima (fa la criminologa, meglio di così!) e diversi riconoscimenti professionali (a questi arriviamo tra poco), ma a parlarci direste che è la vicina della porta accanto.
Sono certa che Cristina Brondoni mi perdonerà se cito una frase che mi ha scritto in occasione del nostro primo scambio di email. Mi scrisse: «Il tuo progetto di studio è fenomenale: mai sentito nessuno scrivere un romanzo per scrivere una tesi. Bellissimo!» Io all’epoca ringraziai, com’è buona educazione, ma tra me e me pensai: cioè, lei che ha scritto il saggio più figo del mondo, che fa la giornalista e la criminologa, e che va in tv un giorno sì e l’altro pure, scrive a me che il mio progetto di dottorato è bellissimo! Ma roba da matti. Però, e-maillandoci allegramente, io e Cristina Brondoni ci siamo scoperte simili: entrambe appassionate di misteri, grandi fan dell’inimitabile Stieg Larsson e sempre alla ricerca di un romanzo giallo da leggere.

Ho conosciuto Cristina Brondoni nel modo in cui ormai incappo nella maggior parte delle mie amicizie: leggendo il suo saggio Dietro la scena del crimine. Morti ammazzati per fiction e per davvero, (Las Vegas Edizioni).

L’ho trovato geniale, ma geniale sul serio, allora l’ho recensito. Non sono stata l’unica, però, a trovarlo un bel saggio. Sul canale YouTube di Prime Dieci Pagine, Cristina viene video-intervistata e risponde alla domanda che tutti gli autori di romanzi gialli (ma anche di serie tv criminali) temono: l’attendibilità scientifica delle descrizioni di un cadavere, dell’autopsia che se ne fa e del modo in cui la persona è stata ammazzata sono veramente così importanti? Accipicchia se lo sono! Come Cristina Brondoni fa notare, a meno che non si voglia rischiare di creare ilarità involontaria, è meglio documentarsi in modo serio prima di ammazzare letterariamente qualcuno. E su questa nota, vorrei iniziare a fare qualche domanda alla nostra criminologa...

Nel tuo saggio Dietro la scena del crimine parli di una serie di cadaveri a dir poco inverosimili che vengono ripetutamente sfruttati nelle serie tv, ad esempio quelli di coloro che sono stati impiccati e che, nella realtà, non assomigliano affatto a ciò che si vede in tv. Citi anche una serie di romanzi, recenti e meno, nei quali la modalità con cui il delitto è stato portato a termine non è delle più verosimili, ché gli effetti del veleno non sono opinabili. Ora, molto onestamente, è più frequente incappare in morti e cadaveri fasulli, o in serie tv e romanzi accurati?

Direi che ogni romanziere si prende la sua licenza poetica. Quelli davvero bravi riescono sempre a trovare un modo per raccontare una storia verosimile: per esempio evitando riferimenti medico legali. Ultimamente ho letto un romanzo in cui il protagonista occultava, nella tasca anteriore dei pantaloni, una pistola semiautomatica Beretta 92FS. Ora, no. Occultarla proprio no. Magari che entri nella tasca dei pantaloni può essere, ma non c’è verso di nasconderla in quel modo. Basta fare caso, in estate, a chi gira con giacche e giacchini stretti in vita. Di solito sono sbirri in borghese. E gli serve un indumento adatto a nascondere l’arma. Nella narrazione era fondamentale l’arma nascosta perché il personaggio la estrae in modo improvviso sorprendendo tutti. Avrei scelto un’arma più contenuta nelle dimensioni e nel peso, e ovviamente nel calibro. Anche perché il personaggio non vuole fare una strage, si vuole suicidare. E, disgraziatamente, si muore anche con proiettili di piccolo calibro.
In Selfie di Jussi Adler-Olsen c’è una meravigliosa descrizione di quanto sia difficile, scomodo e spesso del tutto impraticabile spostare un corpo morto. Nella maggior parte dei romanzi si leggono frasi come: “E spostò il cadavere”. Ma come? Perché se si vuole far credere che una donna di cinquanta chili ha spostato, a peso morto, un uomo di ottanta chili sollevandolo per metterlo nel bagagliaio dell’auto, non solo è inverosimile, ma, senza aiuto, è impossibile.

Da un punto di vista molto pratico, i non addetti ai lavori possono trovare difficile accedere a risorse utili per la propria formazione criminologica che siano serie, sì, ma anche comprensibili. Secondo te quali sono le strade più percorribili per chi volesse informarsi prima di scrivere un romanzo o una sceneggiatura gialla?

Grazie ai social network e a Internet è talmente semplice entrare in contatto con gli altri che, trovare la persona giusta, non è difficile. Chi vuole scrivere per farsi leggere, quindi non per hobby, è necessario che investa qualcosa, se il suo romanzo o scritto lo richiede, su altri professionisti. Se devo riparare la lavastoviglie non rischio di allagare la casa perché non voglio spendere quei settanta o cento euro per un tecnico professionista. Il fai da te umanistico produce oscenità. Se non si conosce qualcosa di cui si vuole scrivere, ci si informa. Se si ha bisogno di informazioni medico legali, giuridiche, entomologiche, forensi, ci si rivolge al professionista. Altrimenti si allaga il romanzo.

Ammetto colpevolmente di aver sempre pensato al criminologo come a una figura che esiste solo nei film o nei migliori romanzi gialli. Il crimine risveglia la curiosità di molti, attrae i media e sembra essere un argomento che piace molto agli spettatori di serie tv, eppure una carriera in criminologia è un’idea che viene contemplata da pochi. Ricordo che al liceo tutti dicevano di voler fare l’ingegnere, il linguista, il medico... nessuno il criminologo. Secondo te c’è una ragione per cui questo percorso di studi è adombrato da promesse di carriere più note?

Credo che il problema risieda nel fatto che il legislatore, nel codice, ha inserito la figura del criminologo nelle indagini, ma nessuno si è preoccupato di regolamentare la professione, per esempio introducendo un albo e un percorso di studi chiaro e univoco. Il criminologo, come professione, in Italia non esiste.

In generale, su quali crimini capita più spesso di lavorare e perché?

Mi occupo di casi di omicidio. E di casi di morte sospetta e di suicidio che, per una serie di motivi, normalmente incongruenze, i parenti della vittima ritengono omicidi. O induzione al suicidio.

Chi è il migliore di amico di un criminologo e chi è la sua nemesi?

La scienza è la migliore amica. L’innamoramento della tesi è la nemesi della scienza. Il criminologo deve basarsi sui fatti, sulla scienza. Non può avanzare un’ipotesi solo perché gli sembra che sia quella giusta. E molte indagini finiscono male proprio perché qualcuno si è innamorato della sua tesi e non vuole sentire ragioni. Nemmeno se è la scienza a suggerirle.

C’è un caso, recente o meno, che ti ha particolarmente appassionata?

Mi sto occupando, ormai da tempo, di un caso archiviato come suicidio. Le prove scientifiche virano verso l’omicidio, ma nonostante le evidenze forensi, per ora il caso continua a restare archiviato. Per ora.

In alcuni romanzi, ad esempio quelli della Christie di cui Poirot è protagonista, i detective fanno deduzioni spaziali che tu, da semplice lettore, non riusciresti mai ad immaginare. Secondo te l’espediente del detective particolarmente sveglio, un po’ alla Sherlock Holmes, è verosimile?

Il detective dovrebbe essere un po’ più sveglio degli altri, ci si augura che sia almeno un filo più sveglio del criminale. Una mente brillante è una mente che non è mai sazia, che studia, che è attenta. Che non si accontenta. Che è aperta e ricettiva. Certo non è la mente dei “non mi compete”, dei “si è sempre fatto così” e dei “io faccio il mio”. Quelli sono destinati a fallire. In qualsiasi campo.

Se dovessi uccidere un personaggio che ti sta veramente, ma veramente antipatico, quale modalità sceglieresti?

Lo farei morire solo. Credo non ci sia niente di più tragico.

Su questa nota assolutamente inquietante, vorrei concludere parlando del tuo lavoro più recente e dei tuoi lavori in corso…

È appena uscito il saggio Sembrava un incidente. Staging sulla scena del crimine pubblicato da Aras Edizioni. Lo staging è la messinscena sulla scena del crimine. Lo staging più accurato, in genere, si nota. I particolari sono troppo evidenti e fanno sorgere dubbi, come se le prove fossero state messe lì a uso e consumo di chi fa indagine. Fa strano che a volte non lo si riconosca nella realtà, perché è il perno su cui sono costruiti romanzi, film e serie tv.
Che altro faccio? Continuo a fare conferenze sul crimine, soprattutto su come stare al riparo dal crimine. E, pare entro giugno, ma più facile a maggio, uscirà un romanzo. Ancora non ci posso credere. Infatti non te l’ho detto. Shhhh.

Un mega grazie a Cristina Brondoni, la criminologa preferita de Gli Scrittori della Porta Ac-canto.



Giulia Mastrantoni
Ho collaborato per quattro anni all’inserto Scuola del Messaggero Veneto. Scrivo per il mash up online SugarPulp e per la rivista dell’Università di Trieste Sconfinare.
Dopo aver trascorso un periodo in Inghilterra, ho iniziato un periodo di studi in Canada e ora vivo in Australia. Ma, dovunque sia, scrivo.
Misteri di una notte d’estate, ed. Montag.
One Little Girl – From Italy to Canada, eBook selfpublished.
Veronica è mia, Pensi Edizioni.
La forma del sole, Gli Scrittori della Porta Accanto.
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Intervista a Ilaria Biondi, poetessa di residenza

Intervista a Ilaria Biondi, poetessa di residenza

Intervista a Ilaria Biondi, poetessa di residenza

People A cura di Mirella Morelli. Intervista a Ilaria Biondi, poetessa di residenza: quando il territorio è ispirazione, appartenenza, chiave di lettura.

In un saggio dal titolo Luoghi del Novecento il critico e poeta Alessandro Moscè prende in esame cinque autori, decisamente diversi tra loro, ma che hanno in comune i luoghi quale elemento centrale della loro poetica. Così è per le langhe di Pavese, l'Appennino di Volponi, la Romagna di Tonino Guerra, la campagna parmigiana di Bevilacqua, e ancora la natura totale e assoluta di stampo classico di Umberto Piersanti.
Lo stesso Moscè si definisce poeta di residenza, annoverandosi tra coloro che fanno dei luoghi in cui vivono il punto di partenza del loro pensiero, dandocene così una chiave di lettura territoriale che tuttavia è solo punto di partenza, sviluppandosi contenutisticamente fino all'universale.

Leggendo le sillogi di Ilaria Biondi – dapprima In canti di versi e subito a seguire L'età dell'erba - ho potuto concludere che l'Autrice può ben annoverarsi tra i poeti residenziali, intendendo che la sua poetica trae ispirazione dal luogo in cui vive.

Così, anche il paesaggio di Ilaria Biondi si anima di personaggi che le stanno intorno: sicché «Stolto è il salice irto nel tempo», laddove ella vede «rughe impietrate di sterpi/ sotto le frange di asfodeli smemorati», mentre «La viola paziente si trastulla/ fra albori e balzi di betulle luccicanti», o ancora la «Luna greve si poggia sui colli», sicché «Si perde il fuggire dei giorni / nell'intreccio ingemmato/ di sentieri mal chiusi».
Un'esistenza che si sceglie a contatto con la Natura, e di Natura la poetessa ci parla, divenendo tutt'uno con essa, sicché il contato si riflette nel suo Io interiore, stimolandone riflessioni.
Una immersione completa in cui il silenzio è condicio sine qua non per raccogliere i pensieri, ma soprattutto perché il verso possa nascere. Silenzio è una parola che ricorre frequentemente, molto frequentemente nella poetica di Ilaria Biondi. A volte è «schiumoso di un ricordo», altre «celeste di pioggia». Ma può essere dolce come «il silenzio luminoso dei tuoi occhi», oppure saranno le palpebre ad essere «ebbre di silenzi e frescure». Può essere il «tormentato silenzio d'un mattino d'inverno». Può essere «assorto», «composto» od «orbato», addirittura «scoperchiato», «appassito». Talvolta si trasforma nell'aggettivo «silente»: e così è silente il novilunio, sono silenti le grotte...

L'età dell'erba

L'età dell'erba

di Ilaria Biondi
FusibiliaLibri
Poesia
ISBN 978-8898649464
cartaceo 12,35€

L'amore che Ilaria Biondi nutre per la terra in cui vive, in completa empatia, è ancor più evidente nella sua opera successiva, L'età dell'erba, una raccolta di haiku.

Come detto nella stessa prefazione di Dona Amati, lo spirito degli haiku si basa sul qui e ora, e dunque sulla osservazione istantanea della Natura. Si consideri però che non si tratta di osservazione fine a se stessa, insomma non fotografica ma intesa come contemplazione spirituale.
La struttura dell' haikuuna terzina di diciassette sillabe fissate in versi da 5-7-5 — è solo apparentemente rigida, e il senso sta piuttosto nella riflessione interiore che deve scaturire da tanta brevità.
Tale impalcatura metrica e semantica sembra vestire perfettamente l'anima di Ilaria Biondi la quale, invece di rimanerne ingabbiata, lascia fluttuare questa veste intorno a lei con morbidezza e armonia, regalandoci terzine di rara bellezza:
Si disfa lenta / la corolla violata/ della pervinca
Danza la spiga/ del lillà rampicante,/ fiori di stella
Cade la luna/ nel cespuglio precoce/ del calicanto
Guizzo di perla. / La magnolia si sveste / d'esile luna.
È straordinario come Ilaria Biondi riesca a rendere deliziosa questa tecnica orientale, regalandoci la stessa musicalità che si credeva essere esclusività della lingua giapponese.
Nebbia turgida/ avvolge di nuvole / prati di spine
Ali di foglie / la falena d'autunno/ sfida la brina
Le sue immagini sono piene di luce, quasi accecanti:
Gardenia schiva / nel candido turgore / di bianco splendi

Nel suo animo La poetessa è riuscita a conciliare i particolari della sua terra – campagna, boschi, fiori, orizzonti – con una Natura che è sua ma di tutti.

Le emozioni che lascia trapelare sono personali eppure se ne coglie l'universalità.
Il tramite con il resto del mondo è il suo Io interiore, che con sguardo di poeta coglie la Bellezza nei particolari, rimandandoli ovunque si stia leggendo.
Eccola, la magia di Ilaria: uno spirito che guarda i suoi lillà, il petulante narciso, gli anemoni sfrontati, il giacinto impudente e comunica quelle stesse emozioni di un poeta giapponese che, lontano, compone haiku contemplando boschi di fiori di ciliegio!
Con ciò non si creda che la sua poesia sia bucolica, serenamente paesaggistica, perché non è solo questo.

In canti di versi

In canti di versi

di Ilaria Biondi
Il Papavero
Poesia
ISBN 978-8898987542
cartaceo 5,95 €

Si è iniziato parlando del silenzio nella silloge In canti di versi e a questa silloge vorrei tornare, sottolineando quanto i suoi versi sappiano migrare da immagini tenui e rasserenanti a stati d'animo e descrizioni incisivi; come sappia far uso di termini insoliti e spesso ossimorici.
Guasta è la mucosa delle nostre speranze.
Esplorano le nocche dilavate
le fragili geometrie del perdono -
sequela sgranata di memorie rancide.
- dalla poesia Stilemi discreti
Rombano le nuvole
nello specchio di sirena
che si sfrangia ammutolito.
[...]Squarcia questa voluttà indifesa
e donami la cenere levigata
di un respiro capovolto.
- dalla poesia La ferita che mi partorì
L'imperio indecoroso della lontananza
sacrifica serti di garofani bianchi
e racemi inquieti di convolvolo
sull'altare pietroso
dell'anima stanca
- dalla poesia Sarò anima di ossidiana

La brevità del verso esalta la poesia di Ilaria Biondi, che ama i componimenti brevi.

Chi la conosce personalmente sa del suo eloquio fluente e continuo, eppure allorché si arriva alla poesia Ilaria Biondi tratteggia camei di minuscoli versi.
I mille volti di Ilaria non terminano qui! Oltre l'immersione soave nella Natura, oltre lo scarto vivace di vocaboli improvvisamente forti e inattesi, eccoci di fronte alla poetessa nuda nel sentimento:
Con dita ombrate di luce

Hai ciglia di vento
- uomo
e labbra odorose d'acacia,
lago di perla placido
ove
nel silenzio di soli spaesati
quietamente
fiorisco.
o passionale nell'innamoramento:
Il rigore del desiderio

Ti offrii quietamente
le mie labbra di donna
nel tormentato silenzio d'un mattino d'inverno
ebbro
del tuo ricordo
mentre con mano tenue di casta beatitudine
e letizia antica
scoprivo il segreto innocente
della tua pelle.

Nel mese di settembre 2018 Ilaria Biondi pubblica una nuova silloge: Corpo di vento per le Edizioni Controluna.

Ad appena un mese dalla sua pubblicazione annovera già una Menzione d'Onore nel Premio Nazionale di Poesia e Narrativa Va Pensiero.
La sinossi recita così:
Si spinge nel blu senza maiuscole il pensiero liquido delle tue mani atollo di doglie insolenti annodate al miele di gelso che mi sbuccia il grembo insazio.

Corpo di vento

Corpo di vento

di Ilaria Biondi
Controluna
Poesia
ISBN 9788885791404
cartaceo 8,41€

Intervista a Ilaria Biondi, poetessa di residenza

Cos'è per te la Poesia?

È così imprendibile e misteriosa, la Poesia, che darne una definizione è un po’ come voler catturare una farfalla che si libra in volo, leggera e impalpabile.
È un caleidoscopio dalle sfumature sfuggenti, di cui si riescono ad afferrare solo piccole, ma preziosissime schegge.
È isola nascosta, giaciglio nel quale rifugiarsi, cullati dal silenzio sacro delle parole.
Stanza azzurra dei pensieri, che galleggia con soffio d’ineffabile mistero sulle rughe del dolore e sull'ebbrezza delle gioie.
Carezza dell’anima, che dispensa conforto e semina consolazione.
Preghiera laica, che scandisce gli istanti lucenti dei giorni.
Cuore intimo e antico, che con piedi scalzi sfiora l’orlo delle nuvole.
Fanciulla pacata e mite, eppur fieramente indocile, «che dietro l’apparenza dell’ordine e della sottomissione nasconde, chissà, inattesi pensieri segreti» (definizione che Isabella Bossi Fedrigotti dà di Emily Dickinson e che trovo particolarmente calzante ed efficace per descrivere l’animo quietamente ribelle della Poesia).
Permettimi, cara Mirella, di concludere con una citazione a me molto cara, tratta da Preghiera alla poesia di Antonia Pozzi:
Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.

Se tu potessi rappresentare la tua vita con un verso tuo, e con un verso di un altro poeta, quali versi sceglieresti?

Premetto che si tratta di una scelta ardua, perché la mia memoria di parole è abitata e attraversata da tanti poeti e poetesse - nuove scoperte o antiche frequentazioni - ai quali mi sento profondamente legata. Volendo qui esprimere una predilezione, vorrei proporre i seguenti versi di Alda Merini, i quali, pur cantando la sofferenza e la disperazione, si innalzano tenaci verso il profumo e la grazia lieve della gioia di vivere:
Ogni mattina il mio stelo vorrebbe levarsi nel vento
soffiato ebrietudine di vita,
ma qualcosa lo tiene a terra,
una lunga pesante catena d’angoscia che non si dissolve.
- Alda Merini, La Terra Santa
Dopo la maestosa bellezza dei versi di Alda Merini, cito con pudore imbarazzato questi miei, tratti dal componimento La corteccia del rovo (facente parte della raccolta In canti di versi):
Saggio è il volo della gazza stupita
che si arresta sull’isterica soglia del tempo
inchiodando sui rovi brinati
la sua chioma leggera di sogni.

Ilaria Biondi, siamo tutti poeti in fieri, oppure poeti si nasce?

La poesia come gioia e piacere, come gioco con la parola – ciò che ne costituisce il nucleo fondante e la straordinaria, misteriosa magia – sono i bambini a viverla e praticarla in modo istintivo, in virtù della loro naturale propensione ad abbandonarsi al potere evocativo del suono.
Lo stupore meravigliato con il quale i bambini guardano al mondo, scovando dietro e sotto la sua patina di normalità la misteriosa bellezza dell’essere, altro non è che lo sguardo estraniato ed estraniante dei poeti, capace di insinuarsi nelle pieghe nascoste della realtà, di deviare dai binari consueti per cogliere il miracolo dell’esistere e raccontarlo attraverso i propri versi.
Mi piace pensare al poeta come a un bambino cresciuto che non vuole né può dimenticare il fanciullino che abita dentro di lui. Se è innegabile che la téchne come riflessione, ricerca e sperimentazione sul linguaggio sia parte costituente e sostanziale del fare poesia, è altrettanto vero che il poeta non può prescindere dallo sguardo limpido e incantato di quel bambino, perché è da esso che sgorga il dono dirompente, la vis creativa che fa lievitare il seme miracoloso della poesia.
Mirella Morelli - Gli scrittori della porta accanto

Mirella Morelli
Mirella Morelli è nata a Venafro, nel Molise, ma da anni vive a Fabriano, nelle Marche. Laureata in Scienze Politiche, è impiegata amministrativa in un’azienda sanitaria, è sposata e madre di due figli. Alcuni suoi racconti e poesie sono inclusi in antologie (Grande come la terra, 2015; Veglia, 2016), ma Il volo del soffione rappresenta il suo esordio letterario individuale. Fa parte dello staff di Cultura al femminile, sito letterario per il quale recensisce libri di poesia e non solo; da qualche anno è giurata per la Sezione Poesia del Premio Nazionale di Narrativa e Poesia “Città di Fabriano”.
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Intervista a Chiara Pesenti, mamma, scrittrice, blogger

Intervista a Chiara Pesenti, mamma, scrittrice, blogger

Intervista a Chiara Pesenti, mamma, scrittrice, blogger - Blogger, scrittrice

People A cura di Mirella Morelli. Chiara Pesenti, lavoratrice, mamma di quattro figli, blogger e scrittrice. Un classico esempio di donna multitasking che ama raccontare storie di vita ordinaria e straordinaria di altre donne.

Chiara Pesenti nata in quel di Busto Arsizio nel (lontano ma non troppo) 1970; fin da piccola manifesta intenzioni affabulatorie, deliziando parenti e amici con principesse in ambasce, draghi e principi azzurri. È dunque a furor di popolo, inclusi il canarino Cleo e con la muta approvazione di Pino e Peppo, i due Carassius auratus (volgarmente pesci rossi) dono di Zio Nini, che si iscrive al Liceo classico prima e alla Facoltà di Lettere moderne poi. 
Mentre di notte si dedica ai suoi futuri bestseller, di giorno lavora prima come insegnante di sostegno nelle scuole medie e poi come segretaria in uno studio legale (in quest’ultimo, col segreto proposito di far razzia di materiale per le sue storie). Ci vorranno un matrimonio, quattro figli, due cani e tre tartarughe e mezza per distoglierla da tal criminoso intento. 


Dal 2012 narra "Le dame, i cavalier, l’arme, gli amori" in chiave moderna di "Il mondo di Cheddonna", fighissima eroina contemporanea amante del taccododici e dei quattrosaltisuifornelli, nel blog Il mondo di Cheddonna.
Questo è il suo secondo romanzo, ma al terzo ci sta già lavorando, e il quarto, beh, il quarto…è un’altra storia!
Sono queste le delicate e ammirate parole che usa l'editore XY.IT del suo secondo libro,  a presentazione dell'Autrice.

Corro a fare un salto sulla home del blog di Chiara Pesenti.

Questo blog, nato nel gennaio del 2012 su Blogger e approdato su WordPress nel 2015, raccoglie racconti che ho cominciato a scrivere nel 2009. Da allora sono trascorsi, quindi, otto anni, durante i quali le vicende della protagonista, Cheddonna, e della sua famiglia, hanno continuato a svolgersi “in tempo reale”, come accade in quella specie di soap-opera che è la vita, e, anche ora, continuano nel tempo. Così Cheddonna, che agli esordi era una quasi quarantenne con un figlio di nove anni, IlPrincipe, ora è una “splendida quarantasettenne”, alle prese con i problemi dell’adolescenza. Sposata con Miomarito, Cheddonna ha una sorella, Cheddolce, due genitori che non vede mai, il dottor Dante e la signora Berenice, e una nonna speciale, NonnaNenna. 
Inizio a incuriosirmi per davvero! Pertanto, mi accingo a navigare. E scopro che si naviga bene e facilmente, in questo blog la cui Home è piena di “bottoncini”, di collegamenti e rimandi ai vari soggetti, sicché si arriva presto a leggere i racconti sui “personaggi” o “archetipi” che ci interessano, o anche agli argomenti che più crediamo intrigarci, per esempio... per esempio, il primo: “Paesaggi interiori”. Ma che bel nome! Mi riporta alla mente un libro del filosofo teologo Vito Mancuso, “La vita autentica” la cui dedica alla moglie recitava così: “...ingegnere edile, pittrice di spazi interiori, mia moglie”. Ricordo che quella dedica mi colpì particolarmente e, in nome della poesia che vi trovai, decido di partire all'esplorazione del blog e degli spazi interiori di Chiara Pesenti da quel bottoncino: e Paesaggi interiori sia! Così bighellonando nel blog, le domande sorgono alfine spontanee.


Il mondo di Cheddonna

Il mondo di Cheddonna

di Chiara Pesenti
Narrativa | Chick-lit
ISBN 978-8899355081
Arpeggio Libero
cartaceo 13,60€

Chiara Pesenti, vorrei partire da questa piccola mia associazione di idee per parlare della Vita, e farti tre domande su di essa. Qual è per te la vita autentica? 

Che bella domanda! Potrei dire che, per me, la vita autentica è tutto ciò che accade quando ci concediamo di essere noi stessi, senza paura di venire giudicati. Al centro, senza dubbio, ci sono le relazioni: famiglia, amici, animali; intorno tutto ciò che aiuta a conoscersi e a conoscere sempre di più la realtà: i libri, innanzitutto, ma anche i film, il teatro, la musica corale e i viaggi.

Con quale aggettivo definiresti la vita di Cheddonna? 

La vita di Cheddonna è una continua gimkana tra i diversi ruoli che ha scelto di ricoprire: moglie, mamma, amica, presidentessa di una Onlus e di un Gruppo di auto-aiuto per madri apprensive come lei, pessima cuoca e scrittrice di successo di libri…di cucina. Una vita piena, la sua, a tratti sovraffollata, come quella della maggior parte delle donne che conosco e che, come lei, e come me, sono tante persone in una.

Cosa vorresti che, in futuro, non mancasse né a te, né a Cheddonna, meno che mai a ogni donna? 

La libertà di non essere d’accordo e di poterlo esprimere, anche attraverso la satira; il rispetto, che non è altro che il riconoscimento da parte degli altri di questa libertà; l’amicizia; la saggezza, quella di NonnaNenna (che è la persona che io vorrei diventare, invecchiando) ; l’umiltà e ultimo, ma imprescindibile, l’amore. 

Proseguo la mia esplorazione del blog, e scelgo (of course!) il bottoncino Pensieri. Al suo interno mi colpisce il titolo La (quasi) avvelenata a modo mio perché, in tutta onestà, di Guccini ho amato poche canzoni, ma chi non ha una Avvelenata da cantare? Le domande che, dopo aver letto, mi sgorgano dal cuore sarebbero tante ma ne pongo solo una: quanto conta - sia a livello personale che professionale - la solidarietà, e quanto danno può arrecare la competitività (leggi pure malevolenza) nel mondo della scrittura? 

Ho cominciato a pubblicare nel 2015, e in questi tre anni ho avuto molte occasioni di interagire e rapportarmi con altri autori e autrici, alcuni alle prime armi come me, altri già molto conosciuti. Ho incontrato, in entrambe queste categorie di scrittori, persone correttissime e spesso prodighe di consigli e suggerimenti utili, altre molto meno. In generale ho constatato, soprattutto sui social, una scarsa propensione a “fare rete”. Sembra un paradosso, trattandosi di Internet, ma è così, soprattutto tra “colleghi”. Io, quando leggo qualcosa che mi piace, ne parlo con piacere, e mi viene naturale farlo conoscere agli altri, perché non riesco a tenerlo solo per me, come mi accade per tutte le cose belle. La maggior parte degli scrittori, però, non lo fa, come se il successo di un altro potesse in qualche modo oscurare il proprio. Ecco, forse questa è la cosa che mi piace di meno del mondo della scrittura. Il danno che può arrecare un atteggiamento di questo tipo a un esordiente è senz’altro considerevole, perché spesso è proprio il passa-parola di chi ha letto il libro che lo fa scoprire a un pubblico più vasto. 

Terzo bottoncino, cosa scelgo? C'è solo l'imbarazzo - ormai il blog mi ha preso! Ma io, oltre che immedesimarmi in Chedonna, voglio arrivare a saperne ancora di più della donna che è in Chiara Pesenti. E poiché il bottoncino scelto è Instanttale, dove leggo gustosissimi racconti sul festival di Sanremo, la domanda sorge spontanea: ma tu, Chiara, se non avessi avuto il dono della Scrittura come forma d'arte per esprimerti, quale altra avresti voluto?

Senza dubbio quello del disegno e della creatività manuale. Ho sempre affettuosamente invidiato coloro che riescono a rappresentare su un foglio o una tela tutto ciò che possono immaginare, o a costruirlo con le loro mani. Da piccola leggevo, scrivevo e disegnavo sempre, ma la mia capacità di rappresentare la realtà su carta si è fermata alle mie competenze di allora, perciò col tempo ho smesso di disegnare. Nei lavori manuali sono una mezza frana, perciò mi limito ad ammirare chi possiede questo dono e a desiderare di averlo anch’io. Con la scrittura e la lettura, invece, l’idillio non si è mai interrotto. Scrivere è la forma che ho scelto di dare alla mia creatività. 

Le farfalle sotto l'arco di Tito

di Chiara Pesenti
Narrativa
ISBN 978-8897160243
XY.IT
cartaceo 15,30€

E gliene siamo grate, a Chiara Pesenti, di aver scelto proprio questa forma alla sua creatività, perché le viene incredibilmente bene! 

Chiudo il libro, leggendo l'ultima ricetta, e sorrido. Non vi dirò che l'ho letto d'un fiato, anzi. La scorrevolezza de Le farfalle sotto l'arco di Tito fa pari con la sua briosità, ma alla fine di ogni giorno-episodio Chiara Pesenti pone un pensiero, una riflessione, una considerazione. E questo ci fa soffermare, chiudere per un po' il libro, e ragionar su noi stesse e sul nostro quotidiano. Ecco, direi che Cheddonna stimola all'autoriflessione, come quando ci poniamo davanti allo specchio e proviamo a scrutarci: talvolta siamo benevoli con una ruga, un altro giorno crudeli con quel capello grigio. Ma ci osserviamo, e ci riconosciamo: nel bene e nel male. 
E sì, allora siamo grate a Chiara Pesenti per i sorrisi empatici che ha saputo strapparci ad ogni episodio, per quegli sguardi di sghembo al tacco 12 che osiamo portare fino a sera, per quei nostri piatti mordi e fuggi dell'ultimo momento, per il tutto in velocità ma tutto alla perfezione, per figli mariti madri sorelle vicini di casa e chi più ne ha più ne metta a chiederci di essere sempre all'altezza, per quel sogno nel cassetto che prima o poi realizzeremo, per... 
Grate a noi stesse, e a questa sfida continua.
Mirella Morelli - Gli scrittori della porta accanto

Mirella Morelli
Mirella Morelli è nata a Venafro, nel Molise, ma da anni vive a Fabriano, nelle Marche. Laureata in Scienze Politiche, è impiegata amministrativa in un’azienda sanitaria, è sposata e madre di due figli. Alcuni suoi racconti e poesie sono inclusi in antologie (Grande come la terra, 2015; Veglia, 2016), ma Il volo del soffione rappresenta il suo esordio letterario individuale. Fa parte dello staff di Cultura al femminile, sito letterario per il quale recensisce libri di poesia e non solo; da qualche anno è giurata per la Sezione Poesia del Premio Nazionale di Narrativa e Poesia “Città di Fabriano”.
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Intervista a Giancarlo Bosini, architetto e scrittore di gialli

Intervista a Giancarlo Bosini, architetto e scrittore di gialli

Intervista a Giancarlo Bosini, architetto e scrittore di gialli

People | A cura di Tiziana Viganò. Intervista a Giancarlo Bosini. Milanese doc, di Porta Vittoria. Laureato in architettura, autore di Orazio & Company, I disperati casi dell’ispettore TombiniGiallo Milano.

Giancarlo Bosini è milanese doc, di Porta Vittoria, come me. Dopo essersi dedicato agli studi tecnici e artistici, si è laureato in architettura, specializzandosi in urbanistica e attualmente contribuisce alla realizzazione di opere civili per una multinazionale. Nel 2011 ha pubblicato Orazio & Company, EdiGiò, nel 2014 I disperati casi dell’ispettore Tombini e nel 2016 Giallo Milano, 0111edizioni. La prima cosa che salta all’occhio leggendo “Giallo Milano” è la tua competenza in materia di arte e di architettura di cui dai ampie spiegazioni, mescolandole, con grande maestria e originalità, alla trama gialla vera e propria.

I libri di Giancarlo Bosini

Intervista a Giancarlo Bosini

Chi è Giancarlo Bosini? Vogliamo conoscerti …
Sicuramente sono una persona come tante, con un lavoro, una casa e una famiglia. Nel poco tempo libero cerco di dedicarmi a quelli che sono i miei interessi e quotidianamente ritaglio un po’ di spazio per la scrittura, che da qualche anno per me è diventata una cosa importante.
Ho sempre avuto fin da ragazzino un grande interesse per l’arte e soprattutto per la pittura, alla quale in passato mi sono dedicato per alcuni anni; un modo per esprimere quello che a parole allora mi risultava difficile. Con gli anni le cose sono cambiate e io pure. Oggi, nonostante per professione mi occupi di attività civili, l’interesse per l’arte non l’ho perso, anzi, probabilmente l’ho anche rafforzato.

Come mai hai scelto di scrivere gialli? Cosa ti attrae in questo genere letterario?

La narrativa ”gialla” è il genere che mi diverte maggiormente leggere e in particolar modo quel filone, il più antico, in cui l’indagine diventa l’asse portante del racconto. C’è un delitto da risolvere e c’è un investigatore, spesso privato o dilettante, che scopre il colpevole analizzando anche i più impensabili indizi.
Mi piace vedere come chi indaga si muove, cercare di carpire qualche indizio prima di lui, intuirne le mosse e pian piano accompagnarlo durante l’evolversi dei fatti. Per me diventa quasi un gioco, una sorta di gara per vedere chi l’azzecca per primo.
Nei miei gialli i protagonisti indagano in modi differenti, ma fondamentalmente tutti si affidano all’osservazione e all’analisi dei fatti. Pochissime le scene d’azione, praticamente assenti gli inseguimenti, come pure le scazzottate e le sparatorie. Potrei dire che sicuramente, anche se inconsciamente, per restare nell’ambito dei “mostri sacri”, l’autore che mi ha maggiormente influenzato è la Christie, ma anche Conan Doyle con le indagini del suo Sherlock. Per quanto riguarda invece autori italiani contemporanei, probabilmente un po’ di influenza l’ho avuta da Loriano Macchiavelli (Ispettore Sarti), Carlo Lucarelli (Ispettore Coliandro) e Andrea Camilleri (Il commissario Montalbano).
A differenza di quanto attiene al giallo classico, posso dire che i casi dei miei personaggi non sono solamente letteratura di intrattenimento. In “Orazio” e “Tombini” palese è la satira indirizzata a tanti aspetti della nostra società, mentre Giallo Milano offre spunti di riflessione che spaziano dall’arte alla storia, dalla storia alla politica.

Dove trovi l’ispirazione per i tuoi libri? Come ti organizzi per scrivere?

Come mi vengono le idee per una nuova trama? Il desiderio di scrivere una cosa piuttosto che un’altra in genere non emerge a tavolino, è qualcosa che si crea nell’inconscio; poi però bisogna dare corpo alle idee e qui devi fare una serie infinita di considerazioni di ogni tipo, perché dalle scelte che si faranno dipenderà molto il taglio del racconto e di conseguenza quello che in futuro sarà l’interesse che susciterai sui lettori. Una serie di scelte che possono risultare difficili.
Ho provato a seguire uno stesso metodo per affrontare ogni nuovo libro, ma mi sono accorto che ogni storia ha una sua peculiarità che richiede approcci differenti. In ogni caso, visto che ho il difetto di buttarmi in mille cose contemporaneamente e il tempo che ho per la scrittura è sempre più scarso, adotto la strategia del buono alla prima. Cosa significa? Significa che preferisco dedicare molto tempo alla pianificazione del romanzo, in modo che poi, quando inizio a scriverlo, tutti gli intoppi e le contraddizioni sono già stati affrontati e risolti e non corro il rischio di impiantarmi successivamente sulla trama. A questo punto la stesura del romanzo diventa il racconto di una storia che già ben si conosce e la scrittura diventa veloce, le parole escono da sole e le pennelli con il tuo stile, qualunque esso sia; raffinato, colto, ricercato e così via. Personalmente io prediligo un linguaggio semplice e popolare, perché la semplicità del linguaggio può far appassionare anche quella grande sacca di lettori che vivono la lettura con una certa riluttanza. Chiaramente non è tutto velluto e qualche rimaneggiamento, come è naturale, mi capita sempre di doverlo fare nelle varie riletture.

Com’è nato il tuo primo libro? 

Leggo “Una catena di avvenimenti vede il maggiordomo Orazio impegnato nella soluzione di intricatissimi casi: dal rapimento di Babbo Natale, alla sparizione di un preziosissimo posacenere. Sullo sfondo, una moltitudine di personaggi partecipa a storie dove intrigo e suspense sono i protagonisti….” Molto divertente questa sinossi. Che cosa ti ha ispirato i racconti di Orazio &Company?
Devo dire che il mio primo libro è nato per caso. Anni fa, frequentando un corso, ho iniziato a scrivere dei racconti ispirati alle infinite stranezze dei miei simpaticissimi compagni. Tempo dopo casualmente mi sono ricapitati tra le mani, non mi sono sembrati male, così li ho inviati a qualche editore. Sono stato fortunato, qualcuno li ha apprezzati ed è nato così “Orazio & Company”, il mio primo libro.

Il tuo secondo libro: I disperati casi dell’ispettore Tombini racconta di un piedipiatti allergico alle regole e alla disciplina, un giallo ironico e surreale per bambini e per adulti, con una particolarità, è adatto ai dislessici: perché?
Mi sono sempre chiesto perché molte persone non leggano. Per molti, fin da bambini, leggere è una fatica. Parole di cui si conosce il significato, ma che una volta organizzate in frasi di senso compiuto diventano un messaggio faticosamente decifrabile.
Mi sono così reso conto che persone con difficoltà di comprensione del testo ce ne sono tante. Persone che a causa di questo problema vivono la lettura come una sofferenza. Forse, mi sono detto, se si trovasse una forma espressiva semplice, immediata, con storie volutamente brevi, tutto potrebbe diventare più facile e far avvicinare ai libri anche i più ostili. Da questa riflessione l’idea di scrivere un libro “facile”, con linguaggio semplice, incalzante, in grado di invogliare alla continuazione della lettura. Ne è uscito un libro adatto a tutti: ragazzi e adulti con la voglia di passare qualche ora divertendosi.

Ma chi è l’ispettore Tombini?

Tombini è un poliziotto dentro. Per lui il lavoro non termina quando la sera se ne torna a casa, ma solo quando l’enigma è risolto. Non più tanto giovane, sicuramente non ha un fisico atletico, è pieno di acciacchi che gli complicano la vita, ma che lui cerca eroicamente di ignorare. Soffre di mal di schiena, di asma, di ulcera e chi più ne ha più ne metta. Non ama lavorare da solo e gli piace condividere le sue indagini con vari personaggi. Apparentemente può sembrare uno sconfitto, ma in realtà, con le sue capacità, la sua determinazione e la sua lealtà è l’unico vero trionfatore. Ha un debole per le ragazze, che inspiegabilmente cascano tutte ai suoi piedi; un rapporto politicamente scorretto, ma qui descritto con molta ironia. Vive in una città non definita, con le caratteristiche della grande metropoli, forse un po’ più americana che europea, proprio perché gli stereotipi a cui si fa cenno nel libro sono spesso stati importati dalle pulp stories e dalla cinematografia hollywoodiana.


Se i primi due libri sono divertenti, il terzo libro è decisamente serio. Giallo Milano edito da 0111. È un giallo molto interessante: io lo chiamerei arte-thriller o archi-thriller, e lo trovo veramente originale, mi è piaciuto moltissimo!
Milano è una città in cui molte testimonianze del passato, sia artistiche che storiche, sono andate perse o, nel migliore dei casi, sono state dimenticate e ora forse risultano sconosciute alla maggior parte dei suoi abitanti.
Ho voluto scrivere un romanzo in cui queste cose, tra cui spaccati della quotidianità del passato, potessero essere ricordate amalgamandosi con la narrazione del racconto. Grande spazio ho voluto darlo ai navigli, in gran parte scomparsi verso la fine degli Anni Venti del secolo scorso.
Con Milano ho un forte legame, dovuto anche al fatto che da generazioni è la città della mia famiglia. Probabilmente sono stati i motivi affettivi quelli che mi hanno spinto a voler approfondire la conoscenza della sua storia.
Giallo Milano è un romanzo in cui c’è un mistero e qualcuno che si muove per svelarlo o meglio che si muove per capire perché un delitto è stato compiuto. Il protagonista, Luigi Bellotti, quello che si mette nei panni dell’investigatore, è un architetto quarantenne molto determinato ad arrivare in fondo alla sua indagine.
Al suo fianco altri personaggi; un amico critico d’arte molto attento al cambiamento sociale, che è stato il pretesto per esprimere alcuni miei punti di vista; Giuseppe, un capomastro che lo fa avvicinare alla protesta nascente; una ex fidanzata che Luigi non è mai riuscito a dimenticare e molti altri che personificano figure della vecchia Milano o del potere deviato.

Milano è una città riservata, non è facile scovare le sue bellezze, anche se negli ultimi anni è stata scoperta dal turismo internazionale e quindi valorizzata. 

Perfino i milanesi non conoscono proprio tutto della città: come ti è venuta l’idea del favoloso ritrovamento dell’affresco di Leonardo a Santa Maria Rossa, una deliziosa chiesetta di Crescenzago, in fondo a via Padova?
Leonardo era un personaggio che sarebbe stato molto funzionale al tipo di storia che volevo scrivere e la riproduzione del Cenacolo che troviamo dipinta a Santa Maria Rossa, chiesa medioevale che incontriamo già nelle prime pagine di Giallo Milano, mi ha dato l’idea del favoloso ritrovamento di una inedita versione dell’Ultima Cena, realizzata dal maestro toscano a fine ‘400, poco prima di quella che tutti conosciamo.
Nel 1923 molte strutture originarie di Santa Maria Rossa sono state misteriosamente fatte sparire. Questo episodio è quello che mi ha fatto pensare all’esistenza di un intrigo, come se qualcuno avesse voluto occultare per sempre qualcosa che non doveva essere visto. Qualcosa forse legato a Leonardo Da Vinci. L’intrigo è stato il collante che mi ha permesso di collegare vari accadimenti anche reali ad un unico filo conduttore.


Milano è protagonista, con i suoi luoghi e con la sua storia, quella del Sessantotto. Chi ha vissuto quegli anni formidabili ci si ritrova, rivive i momenti, gli ideali, le lotte, i luoghi, anche se il romanzo non è su quel tempo, ma è ambientato in quel tempo… E finisce con la bomba di Piazza Fontana, l’inizio della strategia della tensione, i servizi deviati e poi degli anni di piombo. Credo che chi ha vissuto quegli anni ricorderà molto bene l’atmosfera che tu descrivi e chi non c’era imparerà qualcosa. Però di quegli eventi politici cosa c’è di vero e cosa c’è di falso nel libro?
Innanzitutto vorrei spiegare perché ho voluto ambientare Giallo Milano proprio in quegli anni. Come per Milano esiste una serie infinita di cose che sono andate perse o dimenticate, anche per gli anni del ’68 ho la sensazione che dopo cinquant’anni se ne stia dimenticando il grande significato sociale che hanno rappresentato. Ho voluto ricordare questa irripetibile epopea. Oggi le nuove generazioni ne hanno spesso solo una vaga conoscenza, ma il ‘68 è stato molto importante perché ha portato ad un notevole cambiamento dello stile di vita. Uno stile che oggi è praticamente condiviso da tutti.
In Giallo Milano di vero sicuramente c’è il clima di quegli anni. Lo sbalordimento dell’opinione pubblica di fronte ad un fenomeno che, attraversando l’intero pianeta, ha accomunato un’intera generazione giovanile. L’impreparazione della politica di fronte al nascere di una protesta che mette in discussione l’intera organizzazione della società. Il pensare che tutto si sarebbe esaurito in meno di una stagione e senza lasciare tracce. La repressione che, anziché riportare tutto all’ordine, costituirà invece il propellente per una ancor più dura protesta.

Cosa c’è di vero e cosa c’è di falso nel resto della storia che hai raccontato relativa all’affresco di Leonardo, a Santa Maria Rossa? E Santa Maria Nera, un giallo nel giallo…
La trama è sicuramente di fantasia, ma, come spiego nelle note dell’autore, fa propri alcuni episodi storici accaduti tra Medioevo e giorni nostri, che, se le cose si fossero concatenate diversamente, forse avrebbero potuto dare luogo ad una storia simile. E’ così che incontriamo personaggi reali, come i Crociati, Leonardo Da Vinci, il novelliere Matteo Bandello, il vescovo Antonio Arcimboldi, l’architetto Luca Beltrami, fino ad arrivare a quei personaggi senza nome e senza volto che si sono resi strumento del potere deviato e artefici di quel periodo che oggi ricordiamo con il triste nome di “anni di piombo”.
Non ci sono prove che Leonardo sia mai stato dai Canonici a Santa Maria Rossa, mentre degli affreschi del Bergognone, famoso pittore lombardo suo contemporaneo, a Santa Maria Rossa è ancora possibile vedere tracce dei suoi affreschi nella cappella di Santa Caterina, il cui culto è stato importato in Occidente dai Cavalieri Crociati di ritorno dalla Terra Santa. Esistono poi elementi indiretti che dimostrano che le visitazioni di Luca Beltrami a Santa Maria Rossa non sono solo il frutto della mia fantasia.
Santa Maria Bianca e Santa Maria Nera, edificate sempre nei pressi dello stradone che da Milano conduceva a Venezia, sono altre chiese che in qualche modo hanno avuto relazioni con le comunità dei Canonici. Mentre la “Bianca” è ancora esistente, della “Nera” non esiste più alcuna traccia, quasi si fosse voluto farne perdere per sempre il ricordo. Un altro elemento da aggiungere ai misteri di Giallo Milano.

I navigli (erano già coperti), luoghi come le Cucine economiche Montegrappa, le ville sulla Martesana, Santa Maria Nera e Santa Maria Bianca, Palazzo Berra, o i personaggi, Matteo Bandello, Leonardo…

I navigli di Milano sono stati coperti in gran parte a cominciare dal 1929 e all’epoca dei fatti narrati in questo romanzo già non erano più navigabili.
L’architetto Bellotti non avrebbe quindi potuto lasciarsi trasportare dai battellini “verdone triste” che per altro non sono mai esistiti, ma a me è piaciuto pensare che i navigli fossero ancora navigabili come un tempo. Tutti i luoghi descritti nel racconto e la loro storia sono reali. Un’eccezione è stata fatta per le Cucine Economiche Montegrappa che non sono mai state occupate per essere trasformate in un centro sociale e per il colore delle facciate storiche che è stato sostituito con il bianco crema solo a partire dai primi anni 2000.
Ho così utilizzato luoghi reali per ricreare una Milano quasi immaginaria, più poetica, più a misura d’uomo. La città che vorrei!
I personaggi storici sono anch’essi reali, tranne Eugenio, l’ultimo discendente della famiglia Berra, mentre il terremoto del 1494 fortunatamente non è mai avvenuto.
La storia deve quindi essere considerata solo il frutto della mia fantasia, anche se i fatti narrati, per coincidenze temporali, avrebbero potuto legarsi gli uni agli altri nel modo da me descritto.

Il protagonista, il professor Bellotti: che cosa rispecchia di te?
Luigi Bellotti caratterialmente è un personaggio molto diverso da me: dubbioso, spesso insicuro, fatalista e con qualche strana fobia, tipo la paura del buio e quella del vuoto.
In comune con me ha la sua professione e il grande interesse per i navigli. Scegliere un protagonista che facesse il mio lavoro mi ha sicuramente avvantaggiato nel creare il personaggio e mi ha permesso di fargli esprimere una serie di mie opinioni sull’architettura e sull’arte; cose che dette nel mondo reale avrebbero potuto creare delle perplessità, ma che, se sostenute dal personaggio di un libro, acquistano una loro credibilità.

Che significato hanno per Giancarlo Bosini i suoi libri? C’è uno dei tuoi romanzi a cui sei affezionato in modo speciale?

Quando inizi a scrivere, il motivo è sicuramente legato al fatto che ti piace farlo. Se poi hai anche il desiderio di condividere quello che hai prodotto con qualcuno, allora devi cominciare a pensare di dover pubblicare. Inutile però farsi troppe illusioni, il mercato dell’editoria è un mercato dalle dinamiche molto complesse e diventare ricchi e famosi, oggi come oggi, è praticamente un’utopia, anche nel caso si dovessero possedere grandi qualità. “Uno su mille ce la fa!”
Le soddisfazioni non le devi cercare nella sfera materiale, bensì in quella intima. Innanzitutto l’aver scoperto un’attività che ti piace molto e che ti gratifica è già un grande risultato. Mai avrei pensato di scrivere un libro, il primo è uscito per caso, gli altri perché quando inizi a scrivere non riesci più a fermarti. Il fatto poi di aver trovato degli editori che mi hanno apprezzato, senza richiedere contributi, è stata sicuramente un’altra grande soddisfazione, come pure il sapere che la tua opera adesso sarà letta da altre persone.
Penso di avere parecchie idee per la testa e quando dico così non mi riferisco alle trame, ma ad una serie infinita di cose, che riguardano l’attualità, l’arte, la politica, la storia. I miei libri sono diventati lo strumento per metterle nero su bianco e vedo che la cosa mi dà piacere e soddisfazione. Con i libri poi ci si può permettere di esprimersi anche per mezzo di contenuti che nelle realtà potrebbero non essere condivisibili, ma nei libri sono i personaggi che parlano e allora, come ho già spiegato, tutto cambia.
A quale dei miei romanzi sono particolarmente affezionato? Su questo non ho dubbi: “l’ispettore Tombini”, secondo me una divertente satira del mondo reale.

Cosa pensi che la lettura dei tuoi romanzi lasci al lettore?
Un testo, qualunque sia l’argomento affrontato, è il frutto delle esperienze vissute fino a quel momento dall’autore. Credo che, anche se inconsciamente, in un libro si trasferisca sempre una parte della sua personalità e del suo modo di rapportarsi con il mondo. Spero che quanto io trasferisco di me nei miei libri possa trasformarsi in qualche interessante spunto di riflessione, ma tutto dipende anche dello stato d’animo in cui si trova il lettore. Quello che oggi per lui può avere un significato, domani potrebbe non averlo più.

Milano mon amour…C’è una nuova opera nel tuo cantiere di architetto-scrittore? Parlaci un po’ dei tuoi progetti per il futuro: ci sono nuovi lavori in corso, nuove pubblicazioni o ambizioni particolari?

Attualmente ho appena terminato il mio quarto romanzo. Una storia che si sviluppa sempre a Milano, ma questa volta ai giorni nostri. Un giallo in cui le grottesche e ironiche vicende della vita di un commissario e di un architetto si intrecciano con una catena di delitti legati ad un appartamento disabitato da tempo.
Da qualche tempo sto poi pensando ad una nuova trama, ma sto andando molto a rilento per via del poco tempo libero. La storia si ispira alle vicende del mulino Stucky di Venezia, oggi trasformato in albergo di lusso e centro congressi.
Ci saranno ancora misteri, complotti e agitazioni operaie e ritroveremo l’architetto Luigi Bellotti ed il suo amico, il critico d’arte Matteo De Cristoforis, i due protagonisti di Giallo Milano.
Ambizioni particolari non ne ho, ma vorrei poter dedicare alla scrittura molto più spazio di quello che le sto dedicando e non doverlo ritagliare solo nei pochi momenti di tempo libero che ho a disposizione.

Hai ancora qualche sogno nel cassetto da realizzare?
Personalmente in questo momento non ho grandi sogni nel cassetto per quanto riguarda la scrittura. Mi piacerebbe però che le mie opere potessero essere lette da sempre più persone, perché un romanzo, pur di fantasia, contiene sempre i tuoi pensieri e condividerli, come ho già spiegato, lo trovo bello.

Dove possiamo trovare i tuoi libri? E come seguirti?

I miei libri sono stati pubblicati da piccole case editrici, per cui la distribuzione nelle librerie è un punto debole. Come sappiamo, le librerie, sia grandi che piccole, vendono prevalentemente case editrici famose e autori noti, perché devono fare fatturato. Editori minori e autori emergenti vengono spesso snobbati e quindi risulta difficile trovare i loro libri sugli scaffali. Però è quasi sempre possibile farseli procurare.
Per quanto riguarda i miei libri, nelle mie pagine Facebook è reperibile l’elenco delle librerie di Milano e provincia che li vendono. Sono comunque tutti acquistabili in rete presso i più grandi rivenditori online, come Amazon e IBS.
Giallo Milano è pubblicato anche in versione e-book. Chi volesse seguirmi, trova news nelle mie pagine Facebook, facilmente rintracciabili perché hanno il nome dei miei libri: Giallo MilanoI disperati casi dell'ispettore Tombini.


Tiziana Viganò - Gli scrittori della porta accanto

Tiziana Viganò
Le idee migliori per scrivere, gli incipit e i finali si insinuano nella mia mente in quell’ora del mattino che precede di poco il risveglio, come nella nebbia, mentre sono ben sveglia quando in cucina mi diverto a inventare ai fornelli e sperimentare intrugli con erbe e spezie. Viaggiare è la mia passione e il mondo delle donne sta al centro dei miei interessi di scrittrice.
Milano in 100 parole, Giulio Perrone Editore.
Come le donne, PM Edizioni.
Sinfonia nera in quattro tempi, Youcanprint.
L'onda lunga del Titanic, Macchione.
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